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18 November 2017

Je ne suis pas Charlie!

Je ne suis pas Charlie!

Spesso e volentieri, ci sono cose che vanno dette, anche se risultano sgradevoli o scomode. Nessuna solidarietà alla redazione di Charlie Hebdo, colpita da un violento attentato terroristico, che è costato la vita a 12 persone e ha lasciato ferite altre 11. Nel migliore dei casi, saremmo ipocriti, a solidarizzare con chi ha più volte offeso deliberatamente Dio e la fede cattolica. Nel peggiore dei casi, faremmo la figura della vecchia e gloriosa Cattedrale di Notre Dame de Paris, ridottasi a suonare le campane per solidarietà verso coloro che l’avrebbero volentieri ridotta a granaio.

Chiariamo prima un punto: quando Nostro Signore parlava di amare i propri nemici, si riferiva alle persone. E noi non possiamo che deplorare l’assassinio a sangue freddo di dodici esseri umani, che non hanno avuto il tempo di ravvedersi dei propri errori, né di risponderne davanti ad un tribunale terreno. Al tempo stesso, nessuna pietà dobbiamo verso l’istituzione, e nessuna giustificazione verso la loro condotta. Se i terroristi si fossero limitati a distruggere la redazione, rendendone impossibile il lavoro, senza cagionare danno alle persone, allora non avremmo potuto che approvare, anche moralmente, il loro gesto. Lo stesso vale nel caso di altre strutture di peccato, a partire dalle cliniche dove si pratica l’aborto. Tuttavia, non tutti sono tolleranti come i cattolici.

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Intanto si è scatenata la ridda dei complottari vari, che vedono in qualsiasi azione, fosse anche l’opera di un folle isolato, chissà quali oscure trame. È pieno così, del resto, di poteri occulti che vorrebbero favorire il nazionalismo e l’avversione per la società multiculturale in Europa! È piuttosto vero che il fondamentalismo e il terrorismo islamico esistono anche nel nostro continente, come testimoniano centinaia, se non migliaia, di volontari partiti per ingrossare le fila dello Stato Islamico, o anche attentati come l’assassinio di Theo Van Gogh. Né potrebbe essere altrimenti, visto che gli Stati europei chiudono tutti e due gli occhi sui finanziamenti degli sceicchi del Golfo alle moschee e ai predicatori islamisti. Sia mai, del resto, che vengano meno gli affari con questi beduini arricchiti grazie al petrolio!

Esiste anche, d’altra parte, un’islamofobia becera e ignorante che si presta magistralmente alle strumentalizzazioni imperialiste, in particolar luogo sioniste; un’islamofobia la cui matrice è in ampia parte liberale e libertaria, dunque da respingere, anche quando si veste di patriottismo. L’islam dà fastidio principalmente perché insiste nel ribadire la preminenza di Dio rispetto all’uomo. È una lezione che molti cristiani, o presunti tali, paiono aver dimenticato. Tutti, invece, ora, bruciano incenso a idoli come la libertà d’espressione e la laicità, trascurando la schifosa ipocrisia con cui questi “valori” sono applicati e difesi in Francia e nel resto d’Europa.

Un colosso della filosofia politica novecentesca come Schmitt resta ignorato, ovvero si ignorano bellamente quali siano i propri nemici e i propri amici. Questo vale prima di tutto per i “nazionalisti” e per i “cattolici”. Eccoli che esprimono solidarietà non tanto verso le vittime, quanto verso il periodico in sé, e si riempiono la bocca di espressioni quali “libertà di stampa”. Questi utili idioti, dal Front alla Lega, dimenticano che quella stessa stampa li ha sempre attaccati, insultati, offesi e vilipesi, ben oltre la legittima critica e discussione delle idee! Essi dimenticano che nella Francia che si batte il petto per Charlie Hebdo, intere categorie di persone, bollate con nomi d’infamia: “razzisti”, “negazionisti”, “omofobi”, “antisemiti”, sono escluse dal godere di questa libertà!

Questa è la libertà di espressione che i cialtroni della destra populista, baciando le mani che li schiaffeggiano, difendono: se sostieni che il matrimonio è tra un uomo e una donna, sei un pericoloso intollerante da rinchiudere; se bestemmi ripetutamente a mezzo stampa, offendendo Dio e miliardi di credenti, sei un martire del libero pensiero. E naturalmente, per loro, il pericolo è l’islam, non questo totalitarismo del politicamente corretto di stampo individualista-progressista. Eppure non solo non hanno il coraggio per dire la verità, ma non di rado non ne hanno nemmeno gli strumenti, tanto sono culturalmente subordinati.

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La libertà di espressione è sacrosanta per le questioni mondane, dove invece è spesso limitata da leggi, codici espressivi, galatei e altri legacci. Chi di noi si sente libero di esprimere il proprio parere con il proprio datore di lavoro? E che dire delle varie leggi e leggine Scelba, Mancino, Gayssot, del vilipendio alle cariche dello Stato, ecc. ? Viceversa, in ambito religioso, vige la piena licenza di diffondere ogni sorta di oscenità e di blasfemie. Tale è l’inversione satanica dei valori che domina la nostra società. Eppure, la democrazia ateniese, tanto spesso esaltata a radice dell’Occidente, a fianco della parrhesía (libertà di parola) puniva l’empietà con la morte. Anche coloro che in Dio non credono, dovrebbero nondimeno evitare di offendere il Sacro e la Divinità, per rispetto a coloro che vi credono e per i quali costituisce una parte intima e fondamentale della loro vita. Invece, nel caso di Charlie Hebdo, in sé solo la punta di un iceberg, la bestemmia è impugnata come esempio di satira e libertà di pensiero.

Immaginiamo il caso di uno che sia solito dare del “figlio di puttana” ai suoi interlocutori. Noi potremmo anche lasciar passare in cavalleria, ma sicuramente non ci stupiremmo, se un altro rispondesse prendendolo a ceffoni, e tantomeno lo difenderemmo. Ecco, lo stesso, mutatis mutandis, può essere detto di Charlie Hebdo. Il sangue delle vittime ricade piuttosto su chi ha scelleratamente provocato una reazione tanto violenta, e magari ora si batte il petto fingendosi perseguitato. Ebbene, gli sia data ragione, una buona volta! Si torni – come avviene in ogni Paese dabbene, non solo religioso, ma anche laico – a punire la blasfemia, e tanto più quando questa non è semplicemente uno sfogo verbale, ma piuttosto è rivendicata come forma d’espressione culturale e sociale. È semplicemente una questione di civiltà e rispetto.

11 comments

  • Giorgio Losi

    Uno stato che all’insegna del multiculturalismo si presenti come arbitro neutrale rispetto a questioni assiologiche di questa rilevanza sarebbe, oltre che irrealizzabile forse, nemmeno desiderato. Il potere politico riflette per forza l’espressione del sentimento dominante se non tra la popolazione, almeno nella classe dirigente. Non riesco ad immaginare una “trappola liberale” che spinga per sempre i vari agenti politici a muoversi entro certe coordinate, anche quando queste non rispecchiano più la loro ideologia. Personalmente gradirei delle istituzioni che non interferiscano nelle questioni ecclesiastiche delle singole religioni, ma non se ne lascino nemmeno influenzare. Uno stato ateo, fondamentalmente. E che condanni apertamente “razzisti”, “negazionisti”, “omofobi” e “antisemiti”. Detto questo, perchè non lasciare che le persone esprimano come vogliono il proprio pensiero (a parole, per iscritto o con delle vignette)? Chi troverà odiosi ed offensivi i contenuti della rivista laicista Charlie Hebdo, farà a meno di leggerli. Il reato di blasfemia mi sembra altrettanto risibile quanto lo sono le leggi antianarchiche contro i critici e i derisori delle istituzioni politiche.

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  • Andrea Pasquin

    Più che “cattolicissimo” io lo definirei “catto-fascista”. Qui il Virga non si accorge di parlare con lo stesso tono con cui si esprimono i fondamentalisti che hanno pensato l’attacco: loro vivono nel medioevo del “sei un infedele, ti ammazzo”; lui (e i suoi colleghi) vivono nel medioevo del “sei un infedele, ti reprimo”. La vera bestemmia in uno stato laico è trovare gente che, tanto per fare un esempio citato nell’articolo, vuole vietare a persone consenzienti (medici e diretti interessati) di praticare l’aborto, oppure (coppie omosessuali) di vedersi riconosciuti diritti civili che gli spettano. Catto-fascismo no grazie.

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  • in Italia fino a prova contraria il reato di blasfemia esiste ancora. articolo 724 codice penale. Certo, la punizione non é fisica e consiste in una semplice sanzione pecuniaria, ma direi che é sufficiente per un atto che alla fine non arreca danno oggettivo alcuno.

    Il punto é che il diritto é espressione della cultura di un popolo e ormai il popolo occidentale non considera piú la religione come un valore meritevole di tutela penale. Nonostante l’articolo 724, se io ora andassi in una piazza e urlassi tre bestemmie di fila, sarebbe molto improbabile essere denunciato, processato e sanzionato. Salvo casi eccezionali, anche se ci fosse una persona in grado di identificarmi che decide di denunciarmi, sarebbe molto complicato anche solo dimostrare che ho bestemmiato. Nessuno si prenderebbe la briga di deporre testimonianze a mio sfavore, perché nessuno si sentirebbe cosí ferito nel proprio intimo da dover sprecare tempo per una cosa del genere.

    La scomoda veritá alla quale l’esimio dr Virga e gli altri fondamentalisti devono rassegnarsi, é che al di la delle leggi, é lo stesso popolo occidentale ,quasi nella sua totalitá, a non considerare grave il reato di Bestemmia. tantopiú che prima di questi ultimi drammatici eventi, Charlie edbo non lo cagava nessuno in occidente.

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  • Anche da un punto di vista ateo, chi bestemmia offende gravemente i credenti, causando loro un danno morale. Se si puniscono l’ingiuria e la diffamazione, allora a maggior ragione si puniscano i bestemmiatori.

    Tra l’altro, uno Stato veramente laico dovrebbe essere semmai agnostico, ossia sospendere il giudizio sull’esistenza di Dio, non prendere posizione a favore o contro.

    Insomma, studiate un po’ di più. :)

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    • No, non intendevo dire agnostico, ma proprio ateo! Questo non implica che lo stato, pur muovendo da presupposti ideologici di parte, debba essere intollerante verso le organizzazioni religiose che operano al suo interno e reprimerne le legittime attività di proselitismo. Grazie della lezione comunque, studieremo di più :D

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    • Andrea Pasquin

      Piccolo appunto, si puniscono l’ingiuria e la diffamazione di persone fisiche che possono presentare denuncia. Non sono ancora contemplate la diffamazione e l’ingiuria di presunti dei immaginari. O delle fate e degli elfi.
      Lo stato laico è lo stato che non riconosce la preponderanza di alcuna religione rispetto alle altre. In uno stato laico dovrebbero esserci persone che abortiscono come persone che non lo fanno. Dovrebbero esserci i matrimoni religiosi e i matrimoni civili (anche tra persone dello stesso sesso). In uno stato laico non ci sono capi religiosi che vengono citati con regolarità dai media, non ci sono confessioni religiose che impongono l’insegnamento del proprio credo nei programmi scolastici. L’Italia in pratica non è uno stato laico, ahimè.

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      • Eugenio Runco

        Piccolo appunto: la pubblicità dell’azione penale è conquista assodata della legislazione da secoli ormai. L’ordinamento italiano pone una contravvenzione ex art. 724 c.p.che punisce la bestemmia e le pubbliche manifestazioni oltraggiose contro i defunti. Nessuno dei due può presentare denuncia. L’oltraggio al sacro è riprovato e punito per insegnare ai cafoni il rispetto di quanti vi trovano una delle fondamentali modalità di svolgimento della propria esistenza.

        Lo stato laico è lo stato le cui istituzioni secolari non hanno la pretesa di ottenere obbedienza in materia di religione. In uno stato laico le cui leggi siano ispirate dal buon senso della comunità, applicate dal buon senso dei funzionari ed osservate dal buon senso dei cittadini, non ci sarebbero persone che abortiscono legalmente, in quanto l’omicidio sarebbe contrastato in tutte le sue forme, e men che mai lo stato se ne renderebbe complice. In uno stato laico del genere dovrebbero esserci matrimoni religiosi con effetti civili, e laddove non ci fosse un grado di buon senso tanto elevato da rendersi conto della natura preminentemente religiosa dell’istituto matrimoniale, ammettendosi anche un surrogato civile, non si perderebbe comunque di vista la procreazione come destinazione primaria delle unioni. In uno stato laico di buon senso i capi religiosi apparirebbero in continuazione sui media, perché a nessuno verrebbe in mente di ostracizzarli. Nelle scuole sarebbe parte fondamentale dell’insegnamento il credo della confessione religiosa che incarna la cultura, l’identità e la storia del popolo e della nazione. Voglia il cielo che l’Italia diventi uno stato laico di buon senso!

        Detto questo preferirei di gran lunga come Giorgio un stato che “pur muovendo da presupposti ideologici di parte” non sia “intollerante verso le organizzazioni religiose che operano al suo interno reprimendo le legittime attività di proselitismo”. Proprio uno stato confessionale insomma, che ovviamente auspico Cattolico.

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        • Giorgio Losi

          Mi sento un po’ a disagio ad essere citato positivamente in questo commento, di cui non condivido mezza parola :D

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  • Francesco Samarini

    Ho apprezzato due cose dell’articolo: la coerenza e la lucidità nell’affrontare alcune questioni importanti, come la generale ipocrisia riguardo alla libertà d’espressione. Tuttavia, bisogna riconoscere che per chi non parta da una prospettiva religiosa, alcune delle conclusioni non sono accettabili.
    Dal canto mio, mi trovo in seria difficoltà nello stabilire quali debbano essere i limiti della libertà d’espressione: in sostanza, dove inizierebbe la blasfemia? Sinceramente, non mi piace la prospettiva di argomenti tabù, o comunque da trattare con le pinze (e questo vale anche per le questioni secolari, sia chiaro). Il rischio è che si applichi alle tematiche religiose la stessa censura preventiva che molti cattolici, anche giustamente, lamentano a proposito di alcune questioni calde come le unioni tra omosessuali o l’aborto.

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  • un articolo di parte davvero demenziale e scorretto. i catto-bigotti amano trincerarsi dietro la bandiera del “non sono politicamente corretto” ma qui vedo solo contraddizioni e confusione. è molto scorretto associare un atto di barbarie alla pratica dell’aborto, che avviene tra persone consenzienti e l’autore dell’articolo, pur sapendolo, butta là questa considerazione e passa avanti come un bulldozer. la blasfemia è già reato, perseguito per legge nei modi e termini fissati dallo stato. lo stato è laico, non aconfessionale e non ateo. confondere questi due concetti significa intorbidare volontariamente le acque. la libertà di espressione e di satira non sono sindacabili, tanto meno da uno scrittore che fin dalle prime righe dell’articolo si professava orgogliosamente sostenitore del non politicamente corretto. la correlazione tra il desiderio di negare diritti a persone uguali alle altre come gli omosessuali e la libertà di stampa mi sfugge. spero che l’autore smetta di idolatrare un dio di cartoncino e inizi a amare e rispettare gli uomini suoi simili. un assassinio è sempre un assassinio, non esistono vittime di serie a o b. avremmo espresso solidarietà anche se si fosse trattato di un altro tipo di pubblicazione. è bene deprecare quello che ci offende e infastidisce ma sminuire il dolore di dodici famiglie è irrispettoso, disgustoso e disumano. non ho altro da aggiungere, se non quest’ultimo appunto: speravo che la normale sfornasse menti brillanti e aperte, non certo qualcuno che esprimesse queste considerazioni da miserabile.

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  • Chi sventola un mantello rosso davanti ad un toro, sapendo di essere figlio di un torero, lo fa sapendo cosa sta per succedere !, non può dire, “ma io non sono mica un torero, perchè dovrebbe attaccarmi” o dire” pensavo che i tori fossero arrabbiati con mio padre perchè li uccide, non avrei mai pensato che fosse colpa del mantello”. Il gesto che è stato commesso non ha giustificazione, e non può essere accettato, ma l’istigazione a compiere questo atroce gesto è complicità.

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