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29 June 2017

Il “Chirurgo” Da Vinci: la nuova frontiera della chirurgia ”robotica”

Il “Chirurgo” Da Vinci: la nuova frontiera della chirurgia ”robotica”

Il Robot chirurgico progettato e prodotto negli Stati Uniti si sta diffondendo in tutto il mondo. Garantisce maggiore precisione e minore invasività in molte tipologie di operazioni. Un limite? I costi.

Si chiama Robot Da Vinci, in onore dello scienziato ed artista italiano, ma viene prodotto dalla società californiana Intuitive Surgical e da qualche anno è presente in diverse sale operatorie di tutto il mondo, Italia compresa.
Si tratta dell’ultima tappa dell’innovazione tecnologica applicata alla medicina, uno strumento capace di “potenziare” le mani e la vista del chirurgo, permettendo interventi di estrema precisione, ridotta invasività e garantisce notevoli vantaggi terapeutici. I settori della chirurgia in cui il Robot viene utilizzato spaziano dall’urologia alla chirurgia addominale: nelle asportazioni di tumori della prostata o dell’intestino, ad esempio. In futuro si prevede di ampliare sempre di più le indicazioni.

chirurgia medievale

Per quanto l’appellativo robot possa stuzzicare pensieri fantascientifici, in realtà il Da Vinci non si sostituisce all’operatore. Il chirurgo controlla i movimenti e le azioni del complesso strumentario in dotazione attraverso una consolle remota interattiva. Sfruttando la visione 3D del campo operatorio, garantita dal sistema di telecamere a fibre ottiche di cui è dotato il dispositivo, l’operatore è in grado non solo di ingrandire le immagini, ma può controllare in modo più preciso i movimenti, attraverso un sofisticato servomeccanismo che consente una precisione millimetrica, annullando al massimo ogni forma di tremore ed imperfezione nei movimenti.
Ma in cosa consiste il Robot da Vinci? Il dispositivo è composto da 4 bracci meccanici, ognuno di essi equipaggiato con strumenti per tagliare, suturare, cauterizzare di dimensioni estremamente ridotte, capaci di entrare nel corpo del paziente attraverso un forellino, per esempio sfruttando l’ombelico.
Questo genere di approccio non solo potenzia le capacità del chirurgo quanto a precisione ed accuratezza, ma costituisce una tecnica mini-invasiva che può ridurre sanguinamenti, cicatrici e sequele post operatorie.
Attualmente in Italia sono circa settanta i centri che hanno a disposizione questo “prezioso” dispositivo. Prezioso, non a caso, anche per il costo, che si aggira intorno ai 3 milioni di euro. Non è irrilevante, dunque, il problema della sostenibilità economica degli interventi eseguiti in chirurgia robotica. Appare evidente che eseguire un intervento chirurgico con Robot Da Vinci costi di più, e ad oggi il SSN rimborsa solo parzialmente le aziende ospedaliere che utilizzano la tecnologia Da Vinci, che quindi sono costrette a coprire “di tasca propria” la differenza di costi rispetto agli interventi tradizionali o in laparoscopia.
Se solo alcuni decenni fa le tecniche laparoscopiche hanno cominciato ad imporsi a scapito della chirurgia tradizionale “a cielo aperto”, e la chirurgia robotica appare altrettanto promettente con una diffusione a macchia d’olio. Sarà vera gloria? Ai posteri l’ardua sentenza!

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