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24 November 2017

Prima di criticare la scuola di Gentile sciacquatevi… (i panni nell’Arno)

Prima di criticare la scuola di Gentile sciacquatevi… (i panni nell’Arno)

Si torna tra i banchi in periodo di riforme scolastiche, con Diego Fusaro che ha lanciato da poco una provocazione al governo: “la buona scuola è quella di Giovanni Gentile”. Questo il titolo di un articolo che merita davvero di essere condiviso e sottoscritto. Fusaro ritiene la riforma scolastica del 1922/23 “discutibile finché si vuole, sì, ma pur sempre la migliore di cui questo Paese abbia beneficiato”. Sono trascorse due settimane dalla comparsa sulle colonne virtuali de “Il Fatto Quotidiano” e l’articolo ha avuto un’ampia circolazione senza che qualcuno si sentisse in dovere di prendere carta e penna ed esprimere, come capita spesso in questi casi, la propria opinione discordante. Segno che Fusaro ha saputo individuare un tema importante, e soprattutto che parlare male della scuola di Giovanni Gentile oggi è oltremodo inopportuno alla luce di quel che è stata la scuola dopo e di quel che si prospetta. Anche gli italiani del 2015, d’altronde, sanno bene quanto è difficile mettersi a discutere con chi è uscito dalla scuola pubblica di qualche decennio fa. Bisogna ponderare bene ogni parola se non si vuole correre il rischio di essere rintuzzati brutalmente e incappare in imbarazzanti figuracce.

A dire il vero però, c’è ancora qualcuno che non gradisce che si rivolgano elogi nostalgici al ministro Gentile, ed è così che scienzalive.it è intervenuta nel dibattito sulla scuola pubblica urlando dal salone mentre gli oratori si salutavano all’uscita, nella speranza di riuscire a smentire con un articolo (questo), sia il marxista tascabile di oggi che l’imponente attualista di ieri.

Lo stile utilizzato stavolta non appartiene alla divulgazione scientifica: non è affatto pacato e suadente come quello che ci ha fatto affezionare agli Angela. Si tratta invece di un tono indignato, di quelli che vorrebbero trascinare le folle piuttosto che insegnargli qualcosa, ma nonostante l’autore trasudi disappunto da ogni parola, si rivela egualmente poco portato per la psicagogia. Il promettente scienziato è sconvolto, secondo lui addirittura l’intera società italiana sarebbe “ancora nel pieno della sua terapia di riabilitazione dal trauma della riforma Gentile” e Fusaro tesse le lodi dell’uomo che l’ha ideata senza rendersi conto che così sta dando un bacio al proprio aguzzino, assurgendo a sintomo di un disturbo collettivo della personalità, della “sindrome di Stoccolma” generalizzata che dilaga nel Bel Paese. Non sto esagerando, è una diagnosi che ricorre fin dall’esordio dell’articolo. Potremmo pure darla per buona se non fosse che la lunga serie di guai da cui la nostra cultura sarebbe afflitta a causa di quel sistema scolastico, mi sembra oltremodo pretestuosa. Insomma, forse sono ammalato anch’io, ma proprio non riesco ad individuare in questa disamina né il carnefice né i tormenti.

Giovanni Gentile

Giovanni Gentile

Le colpe della riforma Gentile sarebbero molteplici, innanzi tutto non le si perdona di essere stata “la più fascista delle riforme” e dunque inevitabilmente intaccata dall’ideologia. Tuttavia queste parole sono prese molto più sul serio di quanto non faceva lo stesso Mussolini quando le ha pronunciate. Già nel marzo del 1931, appena otto anni dopo i provvedimenti sulla scuola, li ridefinirà “un errore dovuto ai tempi e alla forma mentis dell’allora ministro”, affidando il compito di una ulteriore riforma al successore di Gentile al ministero, Giuseppe Bottai (che avrebbe smembrato il ginnasio per creare la scuola media). Ma il consenso riscosso durante il ventennio può anche essere messo da parte, resta che finanche dopo la guerra, il sistema scolastico italiano, a parte qualche ritocco, è rimasto articolato sulla struttura plasmata durante il gabinetto Gentile. Se ciò è potuto accadere è stato perché perfino alcuni fra gli oppositori vittoriosi del fascismo, l’hanno considerata fin da subito non solo come qualcosa di non irrimediabilmente compromesso con il regime, ma addirittura come un’eredità di quest’ultimo di cui non c’era affatto da vergognarsi. Ed è indubbio che nessuno in seguito è stato in grado di realizzarne una alternativa.

Su scienzalive.it la riprensione è implacabile, come può venire in mente a qualcuno di apprezzare una riforma del genere che è stata addirittura:

“emanata tramite vari regi decreti legislativi (sic!)”
[La parentesi è originale n.d.r.]

Una fonte normativa senz’altro disgustosa, una tara su cui non si può passare sopra! Che dire allora dello scandalo di altri atti con diciture simili che sono ancora in vigore, come il Codice Civile (Regio Decreto 16 marzo 1942 n. 262) (Orrore!), o per esempio i Regi Decreti numero 1669 e 1736 del 1933 rispettivamente noti come legge cambiaria e legge assegni (Basta per carità!).

I rimproveri sono appena cominciati e sono ancora più buffi e imprecisi. Gentile per scienzalive.it non era altro che un “filosofo di regime” che con la sua riforma mirava alla “subordinazione della cultura scientifica ad una posizione subalterna”. Quest’ultima frase presa da sola non avrebbe significato in lingua italiana, ma non spingiamoci troppo oltre. Insomma l’insegnamento scientifico a scuola sarebbe stato trascurato, addirittura perseguitato, favorendo invece gli insegnamenti cosiddetti “letterari” od “umanistici”. La qual cosa non è vera, anzi è vero il contrario: è stata proprio la riforma Gentile a mettere le materie scientifiche sullo stesso piano di quelle umanistiche nell’insegnamento scolastico. Alle materie scientifiche è stata conferita eguale dignità rispetto alle altre con l’istituzione del liceo scientifico, che prima non esisteva. Sotto il vigore della precedente legge Casati del 1859 l’istruzione scientifica era relegata nella scuola tecnica, che non dava accesso all’università.

Si esagera poi sul “liceo femminile” giacché si sostiene che le donne sarebbero state “escluse dagli altri licei”. Peccato che l’inciso mutuato dalla relativa pagina wikipedia sia del tutto falso, i nostri divulgatori avrebbero dovuto controllare la fonte. Si sarebbero accorti che questa scuola superiore, esistita solo fino al 1928, era stata pensata proprio per offrire una opzione ulteriore alle ragazze che volevano intraprendere degli studi superiori meno impegnativi di quelli degli altri licei – cui avevano liberamente accesso – ma comunque più approfonditi di quelli dell’istituto magistrale. E poi basta recuperare qualche vecchia fotografia di liceo per accorgersi che le classi erano già miste.

foto liceo 1927

Una classe mista in un liceo del 1927.

Si afferma inoltre che “l’introduzione dell’insegnamento obbligatorio della religione cattolica nella scuola elementare” avrebbe realizzato la “cattolicizzazione forzata della popolazione”! Non sarebbero state la bimillenaria predicazione della Chiesa e l’esempio dei santi a strappare la penisola al paganesimo, ma un esercito di maestrine con la gonna nera delle giovani italiane, completando l’opera in soli vent’anni, un’ora alla settimana, a suon di bacchettate!

Il resto è un piagnisteo infarcito di barbarismi, Giovanni Gentile e l’ora di religione ci avrebbero lasciato un considerevole disavanzo “scientifico tecnologico” rispetto alle altre nazioni (e inspiegabilmente si dimenticano scoperte, invenzioni ed industrie italiane, ma proseguiamo); ci avrebbero condannato ad essere “l’ultimo paese occidentale senza una separazione netta tra Stato e Chiesa” (e la Germania? La Spagna? L’Irlanda? E così via, per non parlare della Gran Bretagna con la sua chiesa di stato con a capo la regina); e infine ci avrebbero costretto a sopportare “un’opinione pubblica vulnerabile ad ogni minaccia della pseudoscienza”.

Fusaro scrive nel suo articolo che “il liceo classico ha reso possibile la superiorità culturale di intere generazioni di liceali italiani rispetto ai loro coetanei di tutto il mondo”. E su scienzalive.it lanciano contro Fusaro e contro Gentile un mucchietto di quelle classifiche famose, quelle in cui la moquette viene prima dei programmi e la possibilità di andare scalzi dentro la scuola e più importante di quello che si impara. Graduatorie in cui l’Italia malgrado tutto non si piazza neanche tanto male.

Il lamento poi si fa paradossale, quello che non va bene è la civiltà. Pare che sia un problema che in un paese civile come l’Italia si possa avere l’umanità di evitare le sofferenze inutili degli altri esseri viventi ponendo alcuni limiti alla sperimentazione animale; addirittura si contesta l’obiezione di coscienza, che ci hanno propugnato come grande conquista civile dell’ultimo secolo. Questo sfacelo sarebbe derivato dall’ignoranza generalizzata provocata dalla scuola pubblica, che permette che diventi ginecologo qualcuno che si rifiuta di fare a pezzi o squagliare coll’acido una creaturina nel grembo della madre, perché la considera un bambino e non un grumo di cellule. Eccoli i retaggi di un mondo primitivo e barbarico, come i “crocifissi negli ospedali e nelle scuole”, e Giovanni Gentile ha permesso che sopravvivessero.

La riforma Gentile ha ricevuto, e spesso meritato, diverse critiche già in passato. Mi ha sorpreso molto non ritrovare quella del “nozionismo”, perché abbastanza datata e piuttosto in voga. Peccato perché non avrei avuto nulla da controbattere a questo sempreverde, la scuola dei nostri genitori e dei nostri nonni era nozionista. Non alle elementari però, dove Gramsci invece avrebbe preferito fosse stata dogmatica, ma questa è un’altra storia. Nella scuola che facciamo adesso nozionismo ce ne è troppo poco, te ne accorgi quando tutti i concorrenti di un quiz televisivo dicono che Hitler è diventato cancelliere negli anni settanta, e pochi secondi dopo aver ascoltato la risposta esatta mettono anche a Mussolini i jeans a zampa di elefante. IL nozionismo è quella cosa che serve a non spararle grosse, del tipo “la luna è una stella” o “Biella è in Toscana”. Sentirle sarà pure divertente, ma se a dirle sono i parlamentari alle Iene che li aspettano proprio per registrare le più ridicole, il fenomeno si rivela in tutta la sua dolorosa tragicità. Alla fine basterebbe imparare a memoria da piccoli un elenco di apostoli e di martiri per non dire poi da grandi che l’Italia è stata cattolicizzata forzatamente da Gentile nel ’23.

 

Per poco non mi sfuggiva che nell’articolo si prende a prestito anche un po’ dell’autorevolezza di Antonio Gramsci, alludendo, troppo velocemente, alla sua principale censura alla riforma Gentile: il classismo. Andrebbe fatta però molta più attenzione anche nel citarlo a vanvera Gramsci! Perché in questo caso, egli voleva metterci in guardia proprio dal rischio terribile che comporta porre in secondo piano la cultura che chiamava “disinteressata” (quella cosiddetta umanistica). Cioè quello di sfornare individui privi della “potenza fondamentale di pensare e sapersi dirigere nella vita”. Il pericolo ieri si nascondeva nella scuola tecnica, che in questo modo avrebbe allargato le distanze tra le classi sociali, già inevitabilmente rispecchiate dalle scuole differenziate (in questo sta il classismo della riforma gentile per Gramsci); e che oggi si è esteso fino a minacciare tutto quel che resta dell’istruzione pubblica.

Chiamare in causa Gramsci su questo punto equivale a riconoscere in pieno che Fusaro ha ragione, su scienzalive.it si sono contraddetti da soli, ma non credo che se ne siano accorti. Potete controllare nei Quaderni del Carcere se non mi credete, dopotutto anch’io non ho nessuna qualifica scientifica.

Tornando al tema principale, per concludere, abbiamo potuto renderci conto di come l’affermazione secondo la quale il lavoro di Giovanni Gentile al Ministero della Pubblica Istruzione si sia concretizzato in “decenni di ostracismo scientifico programmato” non possa essere presa sul serio. Ma va respinto espressamente anche l’ultimo degli appunti mossi alla prelodata riforma: “l’apertura della dicotomia tra scienze naturali e discipline umanistiche che ancora lacera e polarizza in fazioni il nostro dibattito culturale”. Per farla breve questo “equivoco intellettuale” non esiste. O meglio mi sembra che esso si possa riscontrare solo in alcuni esponenti del mondo degli studi. Spesso proprio fra quelli che questa frattura la denunciano ogni piè sospinto (parlo in generale). Io credo che la prospettiva di uno specialismo autoreferenziale sia in agguato laddove si avverte una latente frustrazione nel non padroneggiare le conoscenze che si trovano al di fuori del proprio ambito disciplinare, e di conseguenza si teme possano sfuggire anche le intuizioni olistiche a volte necessarie all’interno di quest’ultimo. Di solito però tutto questo non c’entra perché si cerca la polemica di proposito. E d’altronde leggendo qualche dubbio ogni tanto mi è venuto… Mi spiego: ad esempio l’autore fa bene a scrivere “scienze” naturali e “discipline” umanistiche, se allude ad una differenza di metodo, ma ho avuto il sospetto che qui come in altre parti si debba invece intendere un giudizio di merito, celando un certo disprezzo per le seconde. Ma della buona fede non è mai lecito dubitare.

Del resto poi non è che in questo articolo si presti molta attenzione al significato di termini ed espressioni, come quando con tono fastidiosamente saccente lo scienziato rimbecca Fusaro sulla “razionalità calcolatrice” dimostrando di aver confuso il mezzo con il fine, la razionalità strumentale con lo spirito critico, e finendo col dare ancora una volta inavvertitamente ragione all’avversario in questa contesa.

Che il nostro promettente scienziato non fosse anche un maestro di retorica lo avevamo capito, e tutto quello che abbiamo notato fin qui si può e bisogna perdonarlo, ma la presunzione di dare lezioni a Giovanni Gentile concludendo con una citazione sgangherata di Brecht no. Avrebbe dovuto risparmiarsela. Prima di provarci un’altra volta sarebbe meglio fare qualche altra lettura, e “sciacquare i panni in Arno”.

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