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25 June 2017

Julio Meinvielle, il “parroco dell’Argentina”

Julio Meinvielle, il “parroco dell’Argentina”

Era un autentico missionario di Cristo, la sua era una fede solida di chi conosceva a fondo il Vangelo ed il suo desiderio era portare la buona novella al quartiere dove l’avevano destinato i suoi superiori.
Tratto da un discorso pronunciato al funerale di P. Julio Meinvielle

Di origini francesi, Julio Ramon Meinvielle nacque il 31 agosto del 1905 nella città di Buenos Aires. Ordinato sacerdote il 20 dicembre del 1930 dopo aver conseguito il dottorato in filosofia e teologia al Seminario Pontificio di Villa Devoto, inizierà due anni dopo la sua attività di scrittore dando alle stampe la prima edizione di Concezione Cattolica della Politica nel 1932, saggio sulla dottrina politica cattolica attinta dal Magistero della Chiesa e dal pensiero di San Tommaso d’Aquino.
Un anno dopo la pubblicazione di tale scritto venne nominato parroco di Santa Maria della Salute (Nuestra Señora de la Salud) nel quartiere periferico di Versalles (Buenos Aires), popolato prevalentemente da lavoratori e artigiani, dove, in qualità di parroco, svolgerà un intensa e indefessa attività pastorale restaurando l’oratorio, fondando il Circolo Cattolico di Operai, le Conferenze Vincenziane in ausilio dei più bisognosi, collaborando come segretario alla creazione dell’Unione degli Scouts Cattolici Argentini e cooperando all’erezione di un campo sportivo, di dei centri ricreativi e di una scuola primaria. E’ a lui che si devono inoltre i natali dell’Ateneo Popolare di Versalles, ancora oggi attivo. Il ricordo che ne ebbero i suoi parrocchiani all’indomani del suo trasferimento risentì inevitabilmente della bontà del suo operato nel quartiere: “La Parrocchia di Versalles conobbe, e conobbe molto, il sacerdote per tutta l’eternità, il sacerdote pio, il sacerdote che amando i poveri, amava i suoi fratelli in Cristo; il sacerdote che non prese mai un soldo per un battesimo o per un matrimonio; il sacerdote che aveva sempre una parola giusta ed un consiglio saggio.”.
Il suo lavoro di ristrutturazione di Santa Maria della Salute gli procurò inoltre l’elogio del Cardinale Santiago Luis Copello (1880-1967), il quale di fronte alla parrocchia di Versalles affermò “Questa non è una semplice Chiesa, è una Cattedrale!”.

Julio Meinvielle

 

Durante la sua esistenza terrena Padre Meinvielle non si dedicò solo alla sua parrocchia, ma fu anche uno scrittore estremamente prolifico (il suo primo saggio uscì quando aveva solo 27 anni), e risulta essere tra i primi pensatori cattolici a denunciare i pericoli intrinseci ad una certe corrente interna alla Chiesa e rappresentata da personaggi come Karl Rahner (1904-1984), Yves Congar (1904-1995) e Edward Schillebeeckx (1914-2009). Celebre inoltre è la sua polemica contro il filosofo francese Jacques Maritain (1882-1973) che culminò nel 1945 con la pubblicazione del suo saggio De Lamennais a Maritain.
Un’attività intellettuale in difesa della Chiesa e del suo Magistero e un impegno pastorale a 360° gradi, questi furono insomma gli aspetti che caratterizzarono maggiormente la vita di Padre Julio, il quale nel corso degli anni dovette subire due ingiuste incarcerazioni, minacce telefoniche, postali e anche un tentativo di assassinio, sopportando cristianamente queste prove e sempre perdonando coloro che gli avevano recato danno, arrivando addirittura ad aiutare uno di questi mentre si trovava in un momento di difficoltà.
Nelle sue biografie viene riporta che un giorno, di fronte a degli elogi rivolti al Primate polacco Stefan Wyszysnki (1901-1981), Padre Julio risposte che “Ciononostante, è ancora migliore il suo secondo, Wojtyla”, citando un nome che per l’epoca era ancora un perfetto sconosciuto al di fuori dei suoi patri confini, ma che di lì a poco sarebbe stato noto a tutto il mondo come Giovanni Paolo II (1920-2005).

Pur molto conosciuto e ammirato nella galassia del tradizionalismo anti-conciliare, va ricordato come Padre Julio non negò mai la valenza dottrinale né ai documenti emanati dal Concilio Vaticano II né al Novus Ordo Missae di Papa Paolo VI (1897-1978).
Deprecabili risultano alcune sue affermazioni assimilabili all’anti-giudaismo teologico, ma in proposito si ricordi come non vi fosse nel suo pensiero alcuna concessione all’antisemitismo su base etnica (da lui fermamente ripudiato) e come mai negò l’autorevolezza del Dichiarazione Nostra Aetate, ossia quel documento conciliare che condanna l’avversione teologica nei confronti degli ebrei.
Talvolta è possibile udire delle accuse riguardanti un suo eventuale connubio con posizioni legate all’estrema destra, e a riguardo credo vada riportato ciò che Padre Julio stesso affermava sul Fascismo e sul Nazionalsocialismo nel periodo in cui non erano ancora stati sconfitti militarmente: “L’ordine che procura il Fascismo ed il Nazismo, che potrà essere grande quanto si vuole come realizzazione economica e politica, si cerca come un fine in sé, come se fosse un dio. Si cerca fuori da Cristo, ed al di sopra di Cristo e, in un certo modo, contro Cristo. Orbene: un movimento di questa condizione, non può portare il benessere di paesi che sono stati chiamati alla vocazione della fede cristiana.”; “C’è una differenza tra l’ideologia de l’Action Francaise e quella machiavellico-fascista. La prima è amorale; la seconda immorale perché stabilisce la ragione di stato come norma di moralità;”.
Ferma fu, ovviamente, anche la sua condanna nei confronti del comunismo e il suo contrasto con Juan Domingo Peròn (1895-1974) avvenuto nel 1950 (ossia in pieno peronismo) quando affermò che “il contrasto tra la concezione cristiana e quella peronista circa lo stato non può essere più significativa. Perché mentre quella giace sulla dignità del singolo uomo, questa si erge in funzione dell’uomo massa; l’Argentina di ieri aveva le tre piaghe del capitalismo, del liberalismo e del laicismo; quella di oggi ne ha inoltre altre tre che sono il collettivismo, il totalitarismo e il fariseismo”.
Non manca inoltre nel suo pensiero, coerentemente con la Dottrina Sociale della Chiesa, una totale riprovazione del liberalismo, giudicato esecrabile tanto quanto la sua controparte marxista: “La società liberale – sciogliendo l’uomo dai vincoli che lo proteggevano – lo rese schiavo sottomettendolo, nell’ambito religioso, alla divinità della Scienza, del Progresso, della Democrazia; nell’ambito intellettuale, ai miti del materialismo evoluzionista, nella morale, al sentimentalismo romantico; nell’ambito economico, al dispotismo del denaro; nell’ambito politico, all’oligarchia dei più farabutti.”.

Padre Julio Meinvielle tornò alla Casa del Padre in seguito all’essere stato accidentalmente investito da una macchina il 2 agosto 1973, passando l’ultimo mese della sua vita paralizzato a letto recitando il Rosario, preghiera alla quale rimase fedele per tutta la vita. Una grande folla tra parrocchiani, amici, esponenti del mondo culturale argentino e lo stesso Cardinale Arcivescovo di Buenos Aires presenziarono al suo funerale. Date le sue vicende, non si può fare a meno di concordare con lo scrittore Leonardo Castellani s. j. nel definire quest’uomo il “Parroco della Nazione”.
L’epitaffio della sua tomba nella chiesa di Santa Maria della Salute reca l’emblematica scritta “Amò la Verità” (2Ts 2;10).

Il rimedio per la società e per gli individui di oggi è la sottomissione al giogo soave di Cristo
Padre Julio Meinvielle

 

Fonte: Padre Julio Meinvielle (1905-1973). Tratti biografici di Arturo A. Ruiz Freites I.V.E. contenuto in Concezione Cattolica della Politica, Edizioni Settecolori

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