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18 November 2017

Giovani di successo: in Italia si può!

Giovani di successo: in Italia si può!

Al liceo mi sentivo un genio perché studiavo tenendo aperti sulla scrivania più libri e quaderni contemporaneamente, avevo una bacheca su cui segnavo le cose da fare, e mi appuntavo le cose sulla finestre usando i pennarelli che scrivono su vetro in stile John Nash. I primi anni di università ho cominciato ad andare a lezione prendendo nota su un pc 11” che pesava 10Kg. Oggi scrivo la tesi su un pc con uno schermo 13”, ultraleggero, e leggo paper su un tablet.
In una parola? Progresso.

Ci troviamo in un’epoca straordinaria in cui il nostro stile di vita cambia in modo radicale nel giro di due o tre anni, e abbiamo la fortuna di accedere a un numero illimitato di informazioni. Qualche settimana fa sono stata al Wired Festival, e proprio una delle frasi simbolo dell’evento è stata “viviamo in un’epoca in cui distruggere un’informazione costa molto più che archiviarla”.
Ho un fratello che quest’anno deve affrontare l’esame di maturità, e da qualche tempo a questa parte lui e i suoi amici mi chiedono in continuazione quale facoltà scegliere. Da economista forward-looking quale sono, rispondo spesso “più che la facoltà in se, fai sempre in modo essere at the right place at the right time”. In economia esiste una sconfinata letteratura sul fatto che il maggiore driver della crescita economica sia il progresso tecnologico. Quello che però vorrei sottolineare, è che il progresso non ha sesso, è meritocratico e soprattutto, il progresso non ha età. Il progresso siamo noi.

hardwork

Ad esempio, vorrei riportare la storia di un amico che stimo profondamente.
Si chiama Stefano, classe 1990, è laureato in Biotecnologie Industriali in Bicocca, poco prima di laurearsi in specialistica, gli erano già stati offerti un dottorato e la possibilità di essere assunto come ricercatore in una spin-off finanziata della stessa università, biglietti da visita, telefono aziendale e un ufficio. Per chi sa qual è la situazione italiana per quanto concerne il paradigma giovani-ricerca-Italia, capirà che Stefano è una sorta di eroe.
Come se non bastasse, è stato per anni collaboratore di una piattaforma di istruzione digitale, Oilproject, oggi finanziata da WCAP (gruppo Telecom); è co-fondatore di Italia Unita per la Scienza, un’associazione di divulgazione scientifica  la cui pagina Facebook conta più di 30.000 like, un unicum in Italia che pertanto ha avuto l’onore di essere citato su Science. Oltre a tutto questo, viene spesso invitato da Radio Statale per dire la sua in un programma di approfondimento scientifico intitolato Breaking Lab, e tanto per non farsi mancare nulla, passerà l’estate in una Summer School a Stoccarda. Ci troviamo quindi davanti a un raro esemplare di maschio multitasking, e per chi fosse interessata, è anche single!
Non è una questione di trovare una ragazza a un amico (forse sì), il punto è che, in un periodo in cui i “grandi” non fanno altro che definirci bamboccioni, choosy e scansafatiche, mi fa davvero piacere sentire giovani che riescono ad avere successo, senza sotterfugi, scappatoie o escamotage.

Ho riportato questo caso perché ad oggi, la ricerca è un settore delicato, ma durante il mio percorso, ho avuto la fortuna di conoscere un sacco di giovani in gamba, brillanti e di successo. Persone normali, che quando possono girano il mondo, parlano fluentemente due lingue straniere e ne masticano una terza, hanno un lavoro che li gratifica, fondano start-up nel tempo libero, hanno una vita sociale e ogni giorno dimostrano che se sei una persona brillante, nel mondo là fuori troverai spazio per realizzarti.
Viviamo in un’epoca in cui esistono infiniti modi per investire su noi stessi, reinventarci, cogliere opportunità e perché no, crearle. Possiamo prendere un aereo dall’oggi al domani senza dover ipotecare la casa, imparare una lingua guardando video su Youtube e studiare l’albero genealogico dei Capetingi su Wikipedia. Perché è vero che bisogna trovarsi at the right place at the right time, ma è che anche vero che la fortuna molto spesso va costruita, perché homo faber fortunae suae.

O almeno, finché sono giovane, a me piace pensarla così!

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