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	<title>Torquemada &#187; Veganismo</title>
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	<description>Torquemada è una rivista di inquisizione telematica, uno spazio condiviso dove esprimere il proprio pensiero in modo libero, ben argomentato ma soprattutto incendiario</description>
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		<title>Vegan in quattro mosse? Gli animali, la salute, il pianeta, il Terzo Mondo</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Jun 2015 14:53:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Losi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Inquisizione Vegana]]></category>
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		<description><![CDATA[Propongo anche su questo blog i contenuti del mio intervento alla Pentola Vegana (un locale di Monza) di martedì sera sui cosiddetti argomenti diretti e indiretti. Si tratta in buona parte di una presentazione e di una riformulazione del materiale attinto sullo stesso argomento dagli articoli di Katherine Perlo e Aldo Sottofattori pubblicati sulla rivista Liberazioni. La registrazione audio di quel che è stato detto esattamente quella sera, tra i due interventi iniziali (quello di Giampaolo Lanzallotta e il mio) e il dibattito che ne è scaturito, sarà comunque disponibile in tempi brevi sul sito dell&#8217;associazione Oltre la Specie. Nel vasto panorama]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child "><em><span title="P" class="cap"><span>P</span></span>ropongo anche su questo blog i contenuti del mio intervento alla </em>Pentola Vegana<em> (un locale di Monza) di martedì sera sui cosiddetti argomenti diretti e indiretti. Si tratta in buona parte di una presentazione e di una riformulazione del materiale attinto sullo stesso argomento dagli articoli di <a href="http://www.liberazioni.org/articoli/Liberazioni-n01-estate2010.pdf" target="_blank">Katherine Perlo</a> e <a href="http://www.liberazioni.org/articoli/Liberazioni-n03-inverno2010.pdf" target="_blank">Aldo Sottofattori</a> pubblicati sulla rivista </em>Liberazioni<em>. La registrazione audio di quel che è stato detto esattamente quella sera, tra i due interventi iniziali (quello di Giampaolo Lanzallotta e il mio) e il dibattito che ne è scaturito, sarà comunque disponibile in tempi brevi sul sito dell&#8217;associazione </em><a href="http://http://lnx.oltrelaspecie.org/category/multimedia/audio/" target="_blank">Oltre la Specie</a><i>.</i></p>
<p>Nel vasto panorama dei gruppi che si pongono come obiettivo finale la liberazione degli animali non umani da ogni forma di sfruttamento, violenza e coercizione (la liberazione dai macelli, dagli allevamenti, dai laboratori, dagli zoo et cetera), la maggioranza affianca ad argomenti che riguardano direttamente e inequivocabilmente gli animali stessi (è sempre ingiusto far loro del male, tenerli prigionieri per ricavarne profitto et cetera), argomenti di altra natura che vertono invece sugli interessi propri dell&#8217;umano. <strong>Sono i cosiddetti argomenti indiretti</strong>. Per fare alcuni esempi, quelli che vengono citati sui volantini e sui siti che inneggiano alla &#8220;scelta vegan&#8221; sono principalmente tre: <strong>quelli di marca salutista</strong> (mangiare carne e latticini nuoce alla nostra salute), <strong>quelli ecologisti</strong> (secondo le Nazioni Unite gli allevamenti bovini sono i primi responsabili dell&#8217;emissione di gas serra e quindi del surriscaldamento globale), <strong>quelli infine terzomondisti</strong> (le sementi coltivate in territori devastati dalla carestia, come l&#8217;Etiopia o il Brasile, vengono esportati in Occidente per sfamare gli animali &#8220;da allevamento&#8221;). Se ne potrebbero fare molti altri: che la sperimentazione animale debba essere dismessa perché non dà risultati scientificamente validi, che portare i bambini a vedere gli animali del circo (o gli zoo e i delfinari) sia sbagliato da un punto di vista pedagogico, che la caccia vada abolita perché miete anche tante vittime umane per incidente o che, come una volta disse scherzosamente un attivista, non bisogna dare i calci al cane perché si rovinano le scarpe. <strong>Sono evidentemente tutti discorsi obliqui rispetto al vero nocciolo della questione</strong>, che spinge gli attivisti a impegnarsi in prima persona. Un altro caso ricorrente è quello di citare vegetariani autorevoli del passato (e attori e cantanti pop del presente) come se la loro opinioni fosse in qualche modo rilevante a supporto della causa animalista. In certi ambienti <strong>la caccia alla celebrità</strong> è diventata una sorta di mania (Da Vinci, Gandhi, McCartney, Carl Lewis, Brad Pitt, Gianni Morandi&#8230;).</p>
<p><strong>Da un punto di vista teorico gli argomenti indiretti devono essere rigettati (e quindi non adottati più in assoluto, nè in pubblico nè in privato, per sostenere la liberazione animale) perché</strong> invece di intaccare quel paradigma culturale che per cambiare il mondo e salvare quindi gli animali non umani dovremmo stravolgere, <strong>consolidano l&#8217;antropocentrismo e lo specismo</strong>. In pratica, vorrebbero che i non umani fossero risparmiati non perché è giusto così e per una sana compassione del loro tetro destino, ma perché si vorrebbe far credere che la loro morte sia svantaggiosa in fin dei conti anche agli umani. Si rifanno tutti a quella visione del mondo secondo cui l&#8217;umano si erge al centro dell&#8217;universo e il resto degli enti esistono in funzione di lui; secondo cui tra l&#8217;umano e il resto del mondo animale esiste una barriera insormontabile che li distingue nettamente e rende gli uni degni di considerazione morale, gli altri no.</p>
<p>Nel dubbio, <strong>per capire se un argomento che stiamo usando è antropocentrico o meno, possiamo porci alcune domande</strong>. Ne suggerisco alcune. La prima: <strong>faremmo lo stesso tipo di obiezione a proposito di gruppi umani oppressi?</strong> Chiederemmo agli israeliani di non bombardare i palestinesi perchè in quel modo causano un dissesto tellurico e deturpano il paesaggio, così come oggi molti animalisti si impuntano sull&#8217;impatto ambientale (estremamente inquinante) degli allevamenti intensivi? La seconda: proviamo ad adottare il punto di vista degli animali. <strong>Agli animali importerebbe qualcosa di quello che stiamo dicendo?</strong> Se le medicine testate sui loro corpi sono efficaci o meno alla fine del processo, se il consumo di latte per il quale teniamo in cattività le vacche è davvero una causa dell&#8217;osteoporosi, cambia qualcosa per loro? Qualcuno ritiene che qualsiasi espediente (anche a costo di dire panzane, qualche volta) è lecito pur di tirarli fuori dalle gabbie in cui ora si trovano a marcire, tuttavia la ragioni esposte nel paragrafo precedente e in quello successivo credo siano sufficienti a confutare questa tesi. La terza e ultima domanda: <strong>e se così non fosse?</strong> Se le deiezioni degli animali allevati in quelle specie di campi di concentramento non contaminassero gravemente le falde acquifere, li mangeremmo lo stesso? Certamente no, per una serie di ragioni etico-politiche. E lo stesso se anche la carne non fosse così cancerogena come dicono certi animalisti.</p>
<p>Tuttavia nemmeno <strong>da un punto di vista strategico</strong> gli argomenti indiretti sono rilevanti: sono semmai controproducenti. <strong>Non solo sono scorretti e inadeguati nei confronti delle vittime, ma sono pure inutili alla loro liberazione. Rappresentano infatti un nascondimento dei propri fini</strong> (e alla lunga un ostacolo al loro raggiungimento): nessuno prende sul serio degli animalisti che pretendono di salvare gli animali dalla loro condizione miserevole, cercando di convincere i loro oppositori su basi mediche, ambientaliste o umanitarie. <strong>Sono fuorvianti</strong>, in quanto sviano la conversazione con chi vorremmo coinvolgere nelle nostre iniziative (o i nostri contraddittori, in un confronto pubblico) e li favoriscono, permettendo loro di parlare di tutt&#8217;altro rispetto al problema centrale, ineludibile, che come dicevo è di natura prettamente etico-politica. Mille studi che si contraddicono a vicenda escono ogni giorno per esempio a proposito dell&#8217;effetto dei cibi animali sulla nostra salute. Che per divorare il corpo di un animale di un&#8217;altra specie occorra invece ucciderlo (quando se ne può fare benissimo a meno e non sussiste giustificazione alcuna a questo gesto, se non una sproporzione nel rapporto di forze) è un fatto invece incontrovertibile. Inoltre gli argomenti indiretti <strong>sono sempre limitati ad un singolo settore dello sfruttamento animale</strong> (che i cibi di origine animale facciano male, per esempio, non dice nulla sul fatto che non si debba indossare la loro pelle), mentre un discorso di più ampio respiro sulla dignità degli altri viventi (dotati di sensibilità e ragione) è sempre onnicomprensivo e fornisce a chi ci ascolta la misura del nostro pensiero, non solo la nostra opinione su ciascun caso specifico. <strong>Ammettono poi delle risposte parziali</strong>, a differenza di quelli diretti: se è vero che la nostra preoccupazione è la tutela dell&#8217;ambiente o la salute umana, allora è sufficiente mangiare molta meno carne, senza cessarne l&#8217;uso del tutto. Per di più, se davvero vogliamo affermarci, in un dibattito serrato, <strong>non possiamo certo pensare di fare una gran figura accumulando una serie di argomenti (i più disparati) a sostegno della nostra opinione: occorre trovarne uno unico, il più solido possibile, l&#8217;essenziale, e attenersi a questo.</strong> Su ciò concorderebbe il più elementare manuale di retorica. Che speranza abbiamo che il nostro messaggio (così distante dalla mentalità corrente, che è profondamente specista) venga percepito e assimilato dall&#8217;opinione pubblica, se aggiungiamo e confondiamo ad esso una serie di argomenti altri?</p>
<p><strong>Perché dunque si adoperano gli argomenti indiretti?</strong> Credo, semplicemente, <strong>perché ormai sono entrati in circolo</strong> e perché sono così radicati nel repertorio animalista che (anche volendo) si fa una gran fatica sbarazzarsene. <strong>Si dà per scontato innanzitutto che siano veri, né si riflette come si dovrebbe sulla loro opportunità e convenienza. Un altro motivo importante è quello della scarsissima considerazione sociale di cui gode l&#8217;impegno animalista</strong>, che viene percepito come di second&#8217;ordine rispetto alle cause filantropiche non solo dalla società specista, ma anche dagli stessi attivisti antispecisti (che serbano sempre qualche comprensibile insicurezza anche solo ad un livello inconsapevole): si cercano quindi degli argomenti antropocentrici per fare da contrafforte a quelli che sono anti-antropocentrici e superare la resistenza propria e degli interlocutori ad una novità assoluta come l&#8217;antispecismo.</p>
<p><strong>Chi ancora li difende si appella in primo luogo alla necessità di aumentare il numero degli attivisti (o più banalmente dei consumatori vegani)</strong> per accrescere il consenso nella popolazione totale e accelerare i tempi della liberazione animale. Oppure dubita (ragionevolmente) che questa rivoluzione si compirà mai, pensa che la nostra cultura (e quindi le pratiche che ne derivano) rimarrà sempre antropocentrica, e pertanto ambisce a &#8220;convertire&#8221; più vegani possibile per salvare più animali possibile. Salvare il salvabile, insomma. Alcuni tra l&#8217;altro sono convinti che siccome anche loro inizialmente si erano avvicinati all&#8217;animalismo (diventando vegetariani o vegani) in virtù degli argomenti indiretti, tutti i nuovi attivisti debbano passare per questa fase in cui alla questione etico-politica si accompagnano quelle salutista, ambientalista, umanitaria et cetera. <strong>Sia nel caso del proselitismo vegan che in quello dello scetticismo pessimista, ci si muove sempre in una prospettiva di conversione uno ad uno, considerando più la quantità che la qualità dei nuovi attivisti che vengono formati e non badando a come il proprio messaggio venga percepito in maniera distorta, mettendo assieme questioni tanto differenti (e ritardando quindi il momento di una eventuale liberazione di tutti gli animali).</strong></p>
<p>Un altro tentativo di difesa degli argomenti indiretti viene da chi (hallelujah!) propone una concezione più politica dell&#8217;animalismo, mettendo sullo stesso piano (e quindi conducendo insieme) discorsi relativi la condizione degli animali, dei lavoratori, dei poveri e dell&#8217;ecosistema in cui tutti abitiamo. In effetti questo è proprio quello che occorrerebbe fare,<strong> aggiungere la questione dell&#8217;antispecismo (con le debite conseguenze) agli altri campi di lotta della sinistra radicale, senza però confondere ciò che pertiene l&#8217;ambiente e il Terzo Mondo con le ragioni per cui pensiamo che non si debbano sfruttare e uccidere gli animali.</strong> Portare avanti come su binari separati (ma sempre paralleli e inscindibili ovviamente) tutti questi discorsi, in un nuovo movimento politico ben articolato e strutturato. Pur avendo a cuore dunque le ingiustizie che vengono perpetrate ai danni degli umani e gli ecocidi in corso in tutto il mondo, nondimeno <strong>quando si tratta di argomentare a favore della liberazione degli animali non umani bisogna concentrarsi esclusivamente sugli argomenti diretti: raccontare le crudeltà che essi subiscono, illustrare l&#8217;inconsistenza della discriminazione di specie e muovere una critica ben connotata politicamente a tutto il sistema economico e culturale </strong>che genera e preserva queste ineguaglianze, che investono in misura differente sia gli umani che i non- umani.</p>
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		<title>Un po&#8217; di vocabolario</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Jan 2015 14:26:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Losi]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel timore di risultare oscuro a chi fosse comprensibilmente ignorante delle tematiche trattate in questa rubrica, prima di procedere con altri post, ne dedicherò uno ai concetti di animalismo, veganismo ed antispecismo. Vestirò dunque i panni del &#8220;pedagogo fiacco&#8221; (i fan di Guido Gozzano apprezzeranno la citazione) e cercherò di precisare cosa intendo quando uso queste tre parole, che non sono da considerare interscambiabili. Essendo una realtà molto variegata al suo interno, è difficile dare una definizione univoca di animalismo. Certamente ciò che lo distingue dall’ecologismo è la preoccupazione morale per gli animali come singoli individui, piuttosto che come parte]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child "><span title="N" class="cap"><span>N</span></span>el timore di risultare oscuro a chi fosse comprensibilmente ignorante delle tematiche trattate in questa rubrica,<strong> prima di procedere con altri post, ne dedicherò uno ai concetti di animalismo, veganismo ed antispecismo</strong>. Vestirò dunque i panni del &#8220;pedagogo fiacco&#8221; (i fan di Guido Gozzano apprezzeranno la citazione) e cercherò di precisare cosa intendo quando uso queste tre parole, che non sono da considerare interscambiabili.</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/non-è-mai-troppo-tardi.jpg"><img class="size-medium wp-image-868 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/non-è-mai-troppo-tardi-300x225.jpg" alt="non è mai troppo tardi" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Essendo una realtà molto variegata al suo interno, è difficile dare una definizione univoca di <strong>animalismo</strong>. Certamente ciò che lo distingue dall’ecologismo è la preoccupazione morale per gli animali come singoli individui, piuttosto che come parte indistinta di uno sfondo ambientale (in questo senso la tutela delle specie a rischio di estinzione si colloca al confine tra animalismo ed ecologismo). Forme di animalismo moderato sono <strong>il cosiddetto protezionismo e la zoofilia</strong>, che hanno a cuore il benessere degli animali, ma non mettono in discussione il loro stato di inferiorità rispetto all’umano: penso per esempio ad alcune associazioni che combattono il fenomeno del randagismo (o la sperimentazione animale), senza adottare però la teoria antispecista e la pratica del veganismo, di cui tratterò tra poco. Meno paternalistici e più radicali sono invece <strong>l’animalismo di marca abolizionista e quello liberazionista</strong>, che hanno subito fortemente l’influenza dell’antispecismo. Il primo, con una buona dose di fiducia nella riformabilità delle istituzioni tradizionali, si propone di abolire uno dopo l’altro i vari settori di sfruttamento degli animali, dal loro uso nei circhi a scopo ricreativo, fino all’allevamento a fini alimentari. Il liberazionismo invece, secondo una strategia massimalista, colloca la liberazione di tutti gli animali in seno ad una più ampia rivoluzione della cultura, della politica e dell’economia umane e cerca di stabilire contatti con altri movimenti potenzialmente sovversivi.</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/abolizionisti.jpg"><img class="size-medium wp-image-869 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/abolizionisti-300x199.jpg" alt="abolizionisti" width="300" height="199" /></a></p>
<p>Il <strong>veganismo</strong> (o veganesimo) è uno stile di vita che prevede l’esclusione di qualsiasi prodotto di origine animale: niente carne, pesce, latte, uova, miele, oggetti in pelle, lana o piuma; secondo alcuni, nemmeno quei farmaci, cosmetici o detergenti che sono stati testati sugli animali. Per il suo integralismo si differenzia dunque dal vegetarismo (o vegetarianesimo), che ammette gli alimenti, gli abiti e i manufatti che non richiedano l’uccisione diretta degli animali (ad esempio il latte o la lana). Il veganismo ha avuto una discreta diffusione solo dopo gli anni Settanta del Novecento con la nascita dell’antispecismo. Ciononostante per essere vegani<strong> esistono motivazioni differenti rispetto a quelle etico-politiche</strong> proprie dell’animalismo antispecista. Da sempre infatti varie comunità religiose hanno rifiutato l’onnivorsimo per ragioni di purezza e di continenza; moltissimi tutt’oggi sono convinti che la carne e i latticini abbia effetti nocivi sulla salute umana; negli ultimi decenni inoltre è emersa una grave preoccupazione per lo spreco di risorse che l’allevamento intensivo comporta a danno dei Paesi poveri e per le sue enormi ripercussioni sull&#8217;ecosistema (in termini di deforestazione, impoverimento del terreno, inquinamento delle acque et cetera). Tutte queste considerazioni, rispettivamente <strong>cultuali, salutiste, umanitarie ed ambientaliste</strong>, rientrano nella categoria dei cosiddetti <strong>argomenti indiretti</strong>, che, se tolgono terreno allo sfruttamento e allo sterminio degli animali, lo fanno tuttavia in virtù di interessi prettamente umani e corrompono, contaminandole, le istanze puramente animaliste.</p>
<p style="text-align: center;"> <a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/ogni-vegano.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-870" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/ogni-vegano.jpg" alt="ogni vegano" width="225" height="225" /></a></p>
<p>L&#8217;<strong>antispecismo</strong> invece consiste in quella corrente filosofica che si oppone allo &#8220;specismo&#8221;, dove <strong>con l’espressione specismo si intende l’ideologia giustificazionista che legittima la discriminazione su base di specie</strong>: una volta appurato che anche gli esseri umani sono animali a tutti gli effetti, si chiama specismo quella propensione squisitamente umana a stabilire delle gerarchie tra le varie specie, ponendo al di sotto di sé tutti gli altri animali. Individuando cioè delle peculiarità esclusivamente umane (come l’uso complesso del linguaggio, la tecnologia o il presunto possesso di un’anima immortale) lo specismo fa sì che la vita e la libertà degli altri animali perdano di valore e possano dunque essere subordinate al proprio tornaconto. È l&#8217;ideologia per la quale, se ci ripugna l’idea di imprigionare, ingrassare e macellare un essere umano, lo stesso trattamento riservato ad un suino ai più risulta perfettamente accettabile. Paradossalmente dunque non è l&#8217;antispecismo a sorgere come reazione difensiva in risposta allo specismo, ma proprio l&#8217;opposto: è lo specismo che si prefigge infatti di garantire la continuazione di quelle pratiche di sfruttamento che non troverebbero altrimenti nessuna giustificazione, se non nella disparità di forze tra l’uomo e gli altri animali. I due neologismi (specismo e antispecismo) hanno avuto la loro fortuna a partire dalla pubblicazione, nel 1975, di <em>Animal Liberation</em> del filosofo utilitarista neozelandese Peter Singer. Attualmente, però, è in corso un processo di rielaborazione che sta portando ad una sorta di <strong>antispecismo della seconda navigazione</strong> (per dirla con Platone), che prende a riferimento gli autori della scuola di Francoforte ed altri esponenti della filosofia contemporanea continentale. Più che alla concezione liberale dell’allargamento progressivo dei diritti fondamentali a fasce sociali via via più degradate (fino a superare le barriere di specie e a comprendere quindi gli stessi non-umani), questo secondo antispecismo si fonda sulla critica dell’antropocentrismo e della “cultura del dominio”. Ambisce in particolare allo scardinamento dei valori di quella cultura patriarcale e pastorale che sta alla base anche di altre forme discriminatorie, come il razzismo e il sessismo. Ovviamente chi assume una posizione antispecista rigetta l’uso di qualsiasi prodotto animale e normalmente diventa, oltre che vegano, un attivista animalista. Se l’animalismo ottocentesco, intriso di sentimentalismo e di pietismo gratuito, rischiava di degenerare in un passatempo borghese, riservato a poche anime belle, con l’affermazione dell’antispecismo all’interno del movimento (e la sua graduale politicizzazione in senso eversivo) queste derive sono state in parte arginate.</p>
<p style="text-align: center;"> <a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/antispecismo.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-871" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/antispecismo.jpg" alt="antispecismo" width="200" height="283" /></a></p>
<p>Su questi temi suggerisco la lettura dell’opuscolo <a href="http://lnx.oltrelaspecie.org/opuscolo-antispecismo/" target="_blank"><em>Antispecismo. Per una nuova etica della convivenza</em> </a>(2009), edito dall&#8217;associazione Oltre la Specie, e il saggio di Aldo Sottofattori per la rivista Liberazioni (<a href="http://www.liberazioni.org/archivio-numeri.html#LIB12" target="_blank">numero 12</a>)<em> Gli antispecismi e le loro pratiche</em>, ai quali mi sono rifatto per questo articolo.</p>
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