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	<title>Torquemada &#187; Vegan</title>
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	<description>Torquemada è una rivista di inquisizione telematica, uno spazio condiviso dove esprimere il proprio pensiero in modo libero, ben argomentato ma soprattutto incendiario</description>
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		<title>Spezzare il pane</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Dec 2014 14:40:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Losi]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Siedereste mai alla stessa tavola con un cannibale? Riuscireste a diffondervi serenamente in pacati conversari con chi vi siede di fronte, mentre il vostro sguardo cade inavvertito sul suo piatto per riconoscervi un arto, le interiora, il volto di un qualche signore o signora straziato e cucinato abilmente dal cuoco di turno? Con ogni probabilità il cannibale prosegue senza troppi scrupoli la tradizione culinaria della sua famiglia e del paese di origine, razzista e classista convinto o semplicemente sbadato, non metterebbe mai in discussione la liceità del fiero pasto che sta consumando. Che la persona di cui si sta nutrendo]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child "><strong><span title="S" class="cap"><span>S</span></span>iedereste mai alla stessa tavola con un cannibale?</strong> Riuscireste a diffondervi serenamente in pacati conversari con chi vi siede di fronte, mentre il vostro sguardo cade inavvertito sul suo piatto per riconoscervi un arto, le interiora, il volto di un qualche signore o signora straziato e cucinato abilmente dal cuoco di turno? Con ogni probabilità il cannibale prosegue senza troppi scrupoli la tradizione culinaria della sua famiglia e del paese di origine, razzista e classista convinto o semplicemente sbadato, non metterebbe mai in discussione la liceità del fiero pasto che sta consumando. Che la persona di cui si sta nutrendo sia stata massacrata in una scorribanda nel paese dove abitava e sia stata poi messa in commercio sotto forma di braciola, oppure sia stata cresciuta prigioniera in una gabbia e quindi giustiziata, al vostro cannibale è fondamentalmente indifferente. Obiettategli pure che farebbe bene a mangiare altro, a ribellarsi a tanto scempio, e<strong> vi risponderà elogiando la squisitezza della pietanza o accusandovi di moralismo. Vi darà del pazzo oppure penserà che siete deboli di stomaco</strong> (indi delle femminucce e degli smidollati). Magari vi esporrà la sua visione delle cose, spiegandovi perché il morto trasformato in polpette meritava quella fine: probabilmente era straniero, un nemico, un essere inferiore, una sorta di automa in preda ai suoi istinti, sola parvenza di un individuo senziente (il limpido docetismo dei carnivori). <strong>Sicuramente era un sconosciuto: nessuno mangerebbe volentieri un amico o un conoscente.</strong></p>
<p>Alcuni attivisti animalisti, i più radicali (nel senso distorto e deteriore del termine), sostengono l&#8217;inopportunità per chi si considera antispecista di sedere allo stesso desco dei mangiatori di carne. <strong>Nell&#8217;<a title="Gary Yourofsky" href="https://www.youtube.com/watch?v=KUYK-S4wqz0" target="_blank">intervista di Pisa a Gary Yourofsky</a>, egli racconta di aver rotto completamente i rapporti con i suoi parenti, dai quali è stato sempre e completamente incompreso</strong>: durante una delle molte conferenze che tiene negli Stati Uniti, gli è capitato di passare nelle vicinanze della sua città d&#8217;origine. Ha quindi colto l&#8217;occasione per rivederli, a patto che almeno quella volta mangiassero vegano anche loro. Quando il cuginetto ha ordinato un hamburger vegetariano (double cheese!), il santo degli animali (quelli non umani) si è alzato e ha lasciato furioso il ristorante.</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/Gary-Yourofsky.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-243" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/Gary-Yourofsky-300x225.jpg" alt="Gary Yourofsky" width="300" height="225" /></a></p>
<p><strong>Certamente non ci sono eccezioni in cui giustificare l&#8217;uso e il consumo di prodotti animali. Non è mai accettabile picchiare, sfruttare, stuprare qualcuno.</strong> Se siamo davvero antispecisti e pensiamo che una violenza inferta ad un animale non umano è altrettanto grave di quella inferta ad un nostro conspecifico, è auto evidente l&#8217;orrore morale di pranzare in comunione con chi avvalla certe pratiche e certe ideologie. <strong>Tuttavia credo che un simile rifiuto, nelle attuali circostanze, porterebbe ad un isolamento e ad un settarismo da parte della ancora sparuta comunità antispecista &#8220;vegana&#8221; che acuirebbe la sua distanza con il resto della società</strong>. Un netto rifiuto in questo caso sarebbe di ostacolo a quella libera circolazione delle idee, a quel dialogo salutare e a quella quotidiana frequentazione che ogni giorno consapevolizza sempre più gente e contribuisce a dissipare quella cortina di ignoranza che avvolge la realtà dello sfruttamento animale.</p>
<p>L&#8217;aderenza severa e senza sconti alle loro convinzioni, per quanto bizzarre ed eterodosse potessero risultare inizialmente agli occhi del mondo pagano, ha portato<strong> i primi cristiani</strong> a conquistare l&#8217;Occidente in meno di quattrocento anni, nonostante o anzi in virtù del loro settarismo ed isolazionismo. Ma gli stravolgimenti politici, sociali, economici e culturali, che auspicabilmente si accompagnerebbero alla liberazione degli animali non umani, sarebbero di una portata ben superiore a quelli attuatisi con la rivoluzione cristiana, nella tarda antichità. Anche per questo motivo, <strong>ora che le idee dell’antispecismo hanno appena cominciato a diffondersi, credo che sia necessaria un&#8217;apertura e una tolleranza maggiore di quelle che si usarono allora</strong>.</p>
<p>Inoltre non oso immaginare nell’esperienza normale di ciascun attivista odierno (che abbia adottato una dieta vegana) l’ulteriore complicazione che insorgerebbe se dovesse separarsi ad ogni pasto dai propri colleghi o familiari. Considerando il numero ridotto di vegani in circolazione, la vita gli diventerebbe impossibile <strong>a meno che decidesse di ritirarsi in via definitiva in una comune vegana</strong> (di cui credo ne esistano forse un paio sul territorio nazionale, attualmente).</p>
<p>E’ inconfutabile il piacere di stare insieme a tavola e parlare del più e del meno:<strong> il cibo e le bevande sono un formidabile aggregante sociale. A maggior ragione non bisogna lasciarsi scappare occasioni come il pranzo e la cena, le più banali e reiterate, per dar loro un senso politicamente positivo.</strong>  Bisogna tener conto che tante volte si persuaderanno i propri compagni a modificare in maniera incisiva le loro idee e le loro abitudini non con la filosofia dialettica e i sillogismi, ma con la forza spiazzante del buon esempio: le scelte alimentari sono e restano un fatto sociale, prima che razionale. Insomma, sebbene per essere perfettamente coerente (in teoria) un bravo antispecista dovrebbe rifiutarsi di condividere il momento del pasto con chi divora il corpo di un altro animale, a volte (come in questo caso) il compromesso è d’obbligo.</p>
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		<title>Su questa rubrica</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Dec 2014 15:51:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Losi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Inquisizione Vegana]]></category>
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		<description><![CDATA[Ringrazio Eugenio per avermi chiesto di tenere una rubrica su antispecismo (e veganismo) in questo giornale. Non posso dire con sicurezza quanto a lungo si protrarrà tale esperimento, ma le idee e gli spunti da approfondire non sono pochi. Lo ringrazio anche per il titolo evocativo che ha assegnato alla mia rubrica, perfettamente in linea con quello della testata. Non posso che leggere in chiave ironica e irriverente la decisione di dedicare questo sito d&#8217;informazione a un grande villain della storia, ad un omicida seriale e fanatico religioso che si é reso colpevole di tanti crimini contro donne e uomini]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child "><span title="R" class="cap"><span>R</span></span>ingrazio Eugenio per avermi chiesto di tenere <strong>una rubrica su antispecismo (e veganismo)</strong> in questo giornale. Non posso dire con sicurezza quanto a lungo si protrarrà tale esperimento, ma le idee e gli spunti da approfondire non sono pochi. Lo ringrazio anche per il titolo evocativo che ha assegnato alla mia rubrica, perfettamente in linea con quello della testata. Non posso che leggere in chiave ironica e irriverente la decisione di dedicare questo sito d&#8217;informazione a <strong>un grande villain della storia</strong>, ad un omicida seriale e fanatico religioso che si é reso colpevole di tanti crimini contro donne e uomini del secolo decimoquinto. La scelta di dare il suo nome a questo colorito contenitore si ispira (almeno così mi piace pensare) alla volontà di indicare da subito il comune denominatore dei testi che lo riempiranno: i loro autori saranno di provenienza geografica diversa e avranno le idee più disparate, ma tutti saranno animati dalla medesima intenzione di <strong>una indagine spietata e spregiudicata</strong> delle cose, dal fervore indagatore di chi é deciso a sostituire il grigiore indistinto ed evanescente dei tempi nostri, non con un pensiero debole, ma con un nuovo progetto politico e culturale da costruire insieme (scontrandosi eventualmente e confrontandosi gli uni con gli altri)</p>
<p>In questa rubrica cercherò (nei limiti delle mie capacità) di violare quei tabù dietro cui si celano gli aspetti più oscuri della nostra società, con tutte le crudeltà e le oscenità che ne derivano: si parlerà di politica, animalità, religione, sesso&#8230; In questo compito delicato non disdegnerò di ricorrere spesso alla muse dell&#8217;arte e della letteratura, facendo partire le mie riflessioni dalla recensione di film e libri. Mi sforzerò in pratica di redigere<strong> una versione pop</strong> (meno difficile) del pensiero antispecista di sinistra contemporaneo: in questo senso confesso seduta stante come l&#8217;ispirazione che suscita questo e i post successivi, in generale tutti (o quasi tutti) i contenuti della rubrica, venga dalle persone che ho conosciuto frequentando l&#8217;associazione <a title="Oltre la Specie" href="http://www.oltrelaspecie.org/" target="_blank"><strong>Oltre la Specie</strong></a> e la rivista gemellata <a title="Liberazioni" href="http://www.liberazioni.org/rivista.html" target="_blank"><strong>Liberazioni</strong></a>: non posso astenermi dal pagare sin da ora il mio debito di gratitudine nei loro confronti. Tenendo ferma la barra sull&#8217;antispecismo di rottura, intrinsecamente rivoluzionario, proprio di questi gruppi, farò delle brevi e mirate incursioni in altri rami della variegata galassia animalista. Cercherò infine di risolvere le perplessità e i fraintendimenti più comuni che insorgono in chi non si è imbattuto prima d&#8217;ora nella teoria animalista antispecista e nella pratica del cosiddetto veganismo, <strong>rivolgendomi dunque nella maggior parte dei casi ad un pubblico ancora estraneo alla questione</strong>.</p>
<p>Con i migliori auspici saluto i miei lettori e inauguro così la rubrica &#8220;Inquisizione Vegana&#8221;, aderendo anche in questa occasione <strong>alla nota campagna <a title="Attacca l'adesivo" href="//attacca-l-adesivo.blogspot.it/p/blog-page_25.html" target="_blank">“Attacca l’adesivo”</a>:</strong> contro ogni allevamento, contro ogni schiavitù. Xoxo,</p>
<p>Giorgio Losi</p>
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