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	<title>Torquemada &#187; Tiziano Sclavi</title>
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	<description>Torquemada è una rivista di inquisizione telematica, uno spazio condiviso dove esprimere il proprio pensiero in modo libero, ben argomentato ma soprattutto incendiario</description>
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		<title>Dylan Dog è rinato / Dylan Dog è morto</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Dec 2014 14:29:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Samarini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child "><span title="D" class="cap"><span>D</span></span>a quanto tempo non si sentiva parlare così tanto di Dylan Dog? La creatura di <b>Tiziano Sclavi</b>, dopo quasi trent&#8217;anni di onorata carriera investigativa (la prima uscita risale al 1986), sembrava ormai avviata su un inglorioso viale del tramonto: un folgorante commento postato qualche tempo fa sul <i>web</i> lo definiva un “<b>personaggio zombie</b>”. Quasi un contrappasso, per uno che i morti viventi li ha combattuti fin dall&#8217;albo numero 1. D&#8217;altronde, l&#8217;abbassamento della qualità del prodotto e la generale disaffezione da parte dei lettori storici, chiaramente leggibile nel costante calo nelle vendite, erano i segni più evidenti di una crisi ormai inarrestabile. A trascinare fuori dall&#8217;oblio l&#8217;Indagatore dell&#8217;Incubo sono stati due fattori distinti ma concomitanti: da una parte il <b>radicale rinnovamento della serie</b> voluto dal <b>nuovo curatore Roberto Recchioni</b>, dall&#8217;altra l&#8217;ambizioso <i>fan-movie</i> <i><b>Vittima degli eventi</b></i> realizzato da <b>Claudio Di Biagio</b> e <b>Luca Vecchi</b>.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/Dylan-Dog-è-finita.jpg"><img class="wp-image-238 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/Dylan-Dog-è-finita-300x135.jpg" alt="Dylan Dog è finita" width="502" height="226" /></a></p>
<p>Innanzitutto il progetto di Recchioni: rinnovare completamente il personaggio senza tradire l&#8217;ispirazione originale, per recuperare gli appassionati persi per strada e tentare, allo stesso tempo, di sedurre un pubblico nuovo. Tornare alle origini, quando il fenomeno Dylan Dog era veramente qualcosa di fresco nel panorama editoriale italiano: <b>un fumetto seriale con ambizioni da fumetto d&#8217;autore</b>. Storie spaventose e appassionanti piene di citazioni dalla letteratura, dal cinema, dalla musica; una vera miniera di suggerimenti non scontati per letture/visioni/ascolti a disposizione di generazioni di lettori. [Parentesi personale. Il primo albo che mi capitò fra le mani fu <i>Doktor Terror</i>, uscito nel 1993, di cui probabilmente lessi una ristampa. Fui impressionato dalla quella storia durissima, che parlava di uno spietato medico nazista e si occupava esplicitamente degli orrori dell&#8217;Olocausto. In un momento memorabile della vicenda, il vagone della metropolitana su cui viaggia la giovane protagonista ebrea si trasforma gradualmente in un convoglio diretto verso un campo di concentramento; intanto, la ragazza prende le sembianze di un topo e i neonazisti che la perseguitano diventano maiali. Come scoprii solo in seguito, quella scena così potente era un omaggio a <i><b>Maus</b></i><b> di Art Spiegelman</b>. Nello stesso numero compariva un uomo politico inglese favorevole all&#8217;introduzione delle leggi razziali, il cui volto era inequivocabilmente quello di Umberto Bossi. Intrattenimento di grande qualità, cultura “alta” e perfino attualità: e tutto questo in un fumetto seriale! Pur non comprendendo subito tutti i riferimenti, divenni subito un lettore assiduo della serie.]
Per togliere la polvere ad un personaggio che negli anni è diventato ripetitivo e prevedibile, Recchioni ha promosso una serie di novità, che comprendono alcuni avvicendamenti tra i personaggi (<b>l&#8217;ispettore Bloch ottiene la tanto sospirata pensione</b>, pur non scomparendo dalla storia; si presenta un nuovo antagonista, <b>John Ghost</b>) e collaborazioni con altri artisti del fumetto (si fanno i nomi di <b>Gipi</b> e di <b>Zerocalcare</b>). Il curatore ha scelto di ispirarsi alla forma di serialità più vitale di questi anni, le serie TV, cercando di innestare <b>piani narrativi orizzontali</b>, cioè estesi su più albi, senza rinunciare alla verticalità di ogni singolo episodio, in modo da non precludere la fruibilità dei singoli numeri. Insomma, come <i><b>Game of Thrones</b></i> o <i><b>Breaking Bad</b></i>, anche le uscite di Dylan Dog saranno suddivise in “stagioni”. Le idee, chiare, ci sono. Ma i buoni propositi sono stati realizzati? È ancora presto per dare una risposta definitiva: in attesa di maggiori elementi di giudizio (mi riservo di leggere almeno qualche altro albo) mi pare che vada comunque riconosciuto a Recchioni il merito di avere riportato l&#8217;attenzione su una vera icona del fumetto italiano.</p>
<p align="JUSTIFY"><img class=" wp-image-231 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/Dylan-Dog-300x231.jpg" alt="Dylan Dog" width="416" height="320" /></p>
<p>Quali sono, per ora, le reazioni del pubblico a queste innovazioni? Il successo commerciale delle prime uscite del nuovo corso è stato ottimo (l&#8217;albo della “svolta” ha venduto circa <b>30000 copie in più rispetto alle uscite precedenti</b>), ma è più interessante (e, per quanto mi riguarda, divertente), tastare il polso degli appassionati sui <i>social network</i>. A fianco dei molti <i>feedback</i> positivi, su <i>Facebook</i> si possono ammirare le reazioni scomposte dei <i>fan</i> più oltranzisti, ostili ad ogni rinnovamento che vada a compromettere la purezza del mito Dylan Dog. Con <i>post</i> simili a lamentazioni bibliche o, più prosaicamente, con semplici insulti, una fetta del pubblico <i>dylandoghiano</i> ha dichiarato la propria fede assoluta in un eterno e rassicurante ritorno dell&#8217;uguale:<br />
“Succede che se il tuo eroe (anti eroe) preferito non vive una storia che ti coinvolge, che ti appassiona [&#8230;] ti lascia un&#8217;emozione forte dentro, ci si rimane male. Delusi, appunto. E Dylan, per me, non è un mero e semplice momento di svago. In Dylan ci vedo tanti ideali, modi di vivere e di rapportarsi all&#8217; Altro, tanti PRINCIPI, che sono miei e che Dylan Dog ha contribuito sia a farli in me nascere, sia a rafforzarli.” (da un commento postato su una pagina <i>Facebook</i>)<br />
Il personaggio è così amato da non essere più un semplice fatto letterario: molti <i>fan</i> si sentono coinvolti personalmente nelle sue vicende. Fenomeni di attaccamento tanto forte ad una figura di fantasia non sono nuovi né limitati a Dylan Dog, ma testimoniano la grandezza di <b>un eroe che è ormai vivo prima nella passione dei lettori che sulla carta</b>. [Parentesi storica. Senza scomodare la follia della protagonista di <i>Misery non deve morire</i>, mi piace fare un paragone, ovviamente molto libero, con la sfrenata passione della gente comune per i paladini cantati sulle pubbliche piazze ancora nell&#8217;Ottocento. Quasi tutti i resoconti di viaggio relativi a Napoli, ad esempio, si soffermavano sul tipo umano dei &#8220;patuti e&#8217; Rinalde&#8221;, incapaci di accettare le sconfitte o la morte dei loro beniamini.]
L&#8217;altro evento che ha fatto tornare alla ribalta l&#8217;inquilino di Craven Road è la realizzazione del mediometraggio (circa 50 minuti) <a title="Vittima degli eventi" href="https://www.youtube.com/watch?v=9G62vLlqUBI" target="_blank"><i><b>Vittima degli eventi</b></i></a>. Gli ideatori del progetto sono riusciti a finanziarsi con <b>l&#8217;innovativo strumento del </b><i><b>crowdfunding</b></i> e hanno saputo alimentare un&#8217;attesa carica di aspettative attorno al proprio lavoro. Il mini-film è davvero ammirevole per la fedeltà al fumetto ma non altrettanto ben riuscito in alcuni aspetti propriamente filmici. Se la precisione e la ricchezza di particolari nella ricostruzione degli ambienti (lo studio dell&#8217;Indagatore, il negozio Safarà) sono eccezionali, lasciano invece molto a desiderare il ritmo della vicenda, la recitazione del protagonista e, soprattutto, la qualità della scrittura di sceneggiatura e dialoghi. Per dare una valutazione equilibrata su questa realizzazione bisogna però giudicarla per quello che è: un <i>fan-movie</i>. E <b>per essere un </b><i><b>fan-movie</b></i><b>, è di ottima fattura</b>, decisamente sopra la media. Molti commentatori si sono dichiarati insoddisfatti dal risultato finale: penso che la loro delusione sia dovuta al grande clamore nato attorno alla lavorazione di <i>Vittima degli eventi</i>, che ha generato aspettative altissime e probabilmente eccessive. In ogni caso, l&#8217;impressione generale è che si sia voluto far entrare tutto il mondo di Dylan Dog in un solo episodio, con alcune forzature piuttosto evidenti (perché quell&#8217;inutile dialogo sul maggiolone fermo?). Proprio per la volontà di essere il più conformi possibile al fumetto ha fatto sì che <i>Vittima degli eventi</i> sia stato molto apprezzato dai puristi di cui sopra, che hanno visto nel <i>web-movie</i> il canto del cigno del Dylan “tradizionale”, ormai destinato a scomparire sotto i colpi della modernità.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/Dylan-Dog-Vittima-degli-eventi1.jpg"><img class="wp-image-233 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/Dylan-Dog-Vittima-degli-eventi1-300x120.jpg" alt="Dylan Dog Vittima degli eventi" width="511" height="204" /></a></p>
<p>Si stanno scontrando due visioni opposte sul futuro del personaggio: il cambiamento sarà un progresso o una caduta? Insomma, dobbiamo rimpiangere la perduta età dell&#8217;oro o aspettare con fiducia le “magnifiche sorti e progressive”? Ma a questo punto mi sembra chiaro che si tratti di una questione di concezione della storia più che un semplice dibattito fumettistico.</p>
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