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	<title>Torquemada &#187; Teatro</title>
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	<description>Torquemada è una rivista di inquisizione telematica, uno spazio condiviso dove esprimere il proprio pensiero in modo libero, ben argomentato ma soprattutto incendiario</description>
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		<title>DECAMERONE &#8211; VIZI, VIRTÙ, PASSIONI</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Jan 2015 09:00:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Santo Uffizio]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Boccaccio]]></category>
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		<description><![CDATA[Riceviamo e pubblichiamo l&#8217;articolo dell&#8217;amica e collaboratrice Anna Del Colle, sullo spettacolo del 9 gennaio 2015 al Teatro Comunale di Ferrara &#8220;Decamerone &#8211; Vizi, virtù, passioni&#8221; (adattamento teatrale e regia di Marco Baliani, liberamente tratto dal Decamerone di Giovanni Boccaccio): Usualmente non commento troppo approfonditamente gli spettacoli di prosa cui vado ad assistere. Infatti ogni rappresentazione suscita in me riflessioni e sensazioni che ho bisogno di rielaborare in silenzio e solitudine e, nonostante la mia natura ciarliera che tanto stressa le orecchie di chi mi sta intorno, non riesco il giorno dopo a esprimermi come vorrei coi miei compagni di studio]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child "><em><span title="R" class="cap"><span>R</span></span>iceviamo e pubblichiamo l&#8217;articolo dell&#8217;amica e collaboratrice Anna Del Colle, sullo spettacolo del 9 gennaio 2015 al Teatro Comunale di Ferrara &#8220;Decamerone &#8211; Vizi, virtù, passioni&#8221; (adattamento teatrale e regia di Marco Baliani, liberamente tratto dal Decamerone di Giovanni Boccaccio):</em></p>
<p>Usualmente non commento troppo approfonditamente gli spettacoli di prosa cui vado ad assistere. Infatti ogni rappresentazione suscita in me riflessioni e sensazioni che ho bisogno di rielaborare in silenzio e solitudine e, nonostante la mia natura ciarliera che tanto stressa le orecchie di chi mi sta intorno, non riesco il giorno dopo a esprimermi come vorrei coi miei compagni di studio e vita, specie quando in vista degli esami la conversazione deve giocoforza essere incentrata su un altro genere di teatro, quello anatomico e altrettanto pieno di passione della medicina. Se ora, appena tornata a casa dopo aver goduto del “Decamerone- vizi, virtù, passioni”, decido di mettermi alla tastiera e condividere con voi quello che questo spettacolo mi ha trasmesso è perché penso ne valga davvero la pena.</p>
<p>Da molto tempo ormai non domino più le scene in veste di attrice dilettante ma ricordo bene l’emozione che il palcoscenico regala a chi ha l’opportunità di calcarlo: il teatro ti fa crescere, ti insegna a prendere la vita con più spontaneità, ti abitua al giudizio degli altri e al tuo, ti fa vincere la timidezza, ti permette di creare legami fortissimi coi tuoi colleghi. In sostanza, detto poeticamente, migliora la parte più profonda del tuo essere. Così l’ho sempre vissuto io, così continuo a viverlo anche da spettatrice. Ecco, la rappresentazione di stasera mi ha regalato di nuovo queste sensazioni. In questi anni ho avuto la fortuna di assistere a spettacoli meravigliosi con attori eccezionali ma da tempo non mi arrivava la spontaneità di una recitazione genuina, senza troppe pretese se non quella di ammaliare e coinvolgere il pubblico in qualcosa di bello. Bello e basta, quel bello che rende qualsiasi altro aggettivo o superlativo fuori luogo.</p>
<p>Lo spettacolo prevede la messa in scena di sette novelle tratte dal capolavoro di Boccaccio e si chiude con l’incitamento ad approfondire l’opera del nostro illustre avo: “e se queste sette sono state gradite e belle, allora leggete le altre novantatré novelle!”. Le sette storie (tra cui forse la più famosa risulta essere quella del Calandrino pregno) sono narrate in linguaggio aulico ma comprensibile “a lo volgo moderno”, intermezzate da divertenti siparietti in cui i membri della compagnia giocano e ridono tra loro del loro stesso lavoro. La scenografia è priva di eccessivi fronzoli e risulta nel complesso molto efficace e versatile, così come i costumi di scena, belli ma semplici e adattabili a ciascuna novella. Gli attori si avvicendano nella narrazione delle storie le quali raccontano, con efficacia e semplicità e senza tanti giri di parole, amori e vizi di un falso prete truffaldino, della sposa fedifraga di un marito troppo geloso, di tre fratelli attaccati all’onore più che alla vita (che rinascerà poi in forma di pianta), di un falso sordomuto circondato da monache allegre, di un re troppo orgoglioso che perse tutto uccidendo un povero stalliere innamorato, di un uomo che non sapeva da dove far nascere il bambino che credeva di aspettare e di uno spiantato che donò il suo stallone in cambio delle grazie della donna da lui tanto sognata.</p>
<p>Tra una risata e una lacrima (vera, come quella per la figlia di Tancredi morta suicida in seguito alla morte dell’amante per mano del padre, o falsa, come quella causata dalla cipolla per il sugo delle lasagne che serviranno a “nutrire” metaforicamente la compagnia) i racconti sono intermezzati con abile maestria e leggiadria da riferimenti alle pestilenze del nostro tempo: i signori che si appropriano dei beni della comunità, gli ipocriti che predicano ciò che loro razzolano in maniera pessima, i furbacchioni che gozzovigliano a spese dei poveri sempliciotti ma anche i pochi fondi economici e il poco sostegno che vengono riservati agli artisti, costretti a “riciclare” i costumi e ad andare avanti con quello che possono, lottando contro chi non comprende che un mondo senza arte è un mondo povero e privo di sentimenti, un mondo destinato a fermarsi, annullato dal suo stesso nichilismo e pragmatismo.</p>
<p>Emerge, man mano che passano i circa 105 minuti previsti, il senso di questa giostra rappresentativa, annunciato già all’inizio della serata: far approdare il pubblico in un’isola irreale e ricreativa per spronarlo alla riflessione, in modo tale che le persone tornino poi alla realtà arricchite di qualcosa di utile per la loro vita ma che non è tangibile o scambiabile, qualcosa che non è solo “la piuma per solleticarsi e ridere alle promesse fasulle dei disonesti” o “il profumo di basilico per coprire il puzzo delle cose che non vanno e voltare il naso dall’altra parte” che “potete comprare al botteghino all’angolo finito lo spettacolo”.</p>
<p>A mio parere questo concetto è stato rimarcato in modo molto forte anche dalle parole di Stefano Accorsi a fine rappresentazione, dopo gli applausi di rito, dedicate alle vittime del recente attentato alla redazione del giornale Charlie Hebdo: non bisogna permettere che la convivenza pacifica tra popoli e religioni, fonte così preziosa di arricchimento del genere umano e strumento essenziale per l’evoluzione mentale e morale di noi tutti, venga impedita o compromessa dall’azione di poche persone che compiono atti criminali e che come tali vanno isolate e condannate. Non bisogna permettere che il razzismo prevalga sulla ragione, che una foglia renda tutta la pianta malata, che il qualunquismo prevalga sulla meraviglia che siamo in grado di creare.</p>
<p>In breve questo è ciò che sento di aver portato a casa con me stasera. Prescindendo da tutti i giudizi tecnici l’arte ha centrato l’obiettivo per cui è nata, almeno per quanto concerne la mia persona. Mi ha fatto godere della bellezza autentica, mi ha fatto divertire e ha arricchito il mio spirito, la mia anima, insomma quella cosa che ognuno chiama a suo modo ma che tutti noi sappiamo che c’è da qualche parte, forse, in fondo. Mi ha dato qualcosa che rimarrà con me per sempre e l’ha fatto in modo sincero.</p>
<p>Questi sono i motivi per cui consiglio a tutti di andare a vedere questo Decamerone, anche perché vi assicuro che è raro che io rimanga così favorevolmente colpita da una produzione “liberamente tratta” da un testo importante che apprezzo (generalmente sono una grande criticona verso questo genere di rielaborazioni); inoltre sempre per i suddetti motivi ringrazio il regista Marco Baliani, tutti i tecnici e gli attori Stefano Accorsi, Salvatore Arena, Silvia Briozzo, Fonte Fantasia, Mariano Nieddu e Naike Anna Silipo per avermi regalato la gioia di andare a dormire col sorriso sulle labbra stanotte.</p>
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		<title>Tifo, passione e solidarietà: conversazione con Sergio Crocco</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Dec 2014 10:20:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco La Luna]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cristo si è fermato a Eboli]]></category>
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		<description><![CDATA[Cristo si è fermato ad Eboli continua il suo viaggio nel mondo del calcio calabrese e propone un&#8217;intervista a Sergio Crocco, simbolo della “Cosenza bella”. Storico personaggio del tifo rossoblu, esempio di impegno nel sociale ed in attività umanitarie, è fondatore de “La Terra di Piero”, associazione di volontariato che opera in Italia ed in Africa, nata sulla spinta dell&#8217;esempio di Piero Romeo, altra grande figura del tifo cosentino, scomparso nel 2011. Sempre a fini benefici ha recentemente portato in scena, con grande successo, la commedia Conzativicci [Preparatevi NdR]: una rivincita letteraria dei luoghi e dei personaggi derisi e dimenticati dalla sua]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " align="JUSTIFY"><i><span title="C" class="cap"><span>C</span></span>risto si è fermato ad Eboli</i> continua il suo viaggio nel mondo del calcio calabrese e propone un&#8217;intervista a <b>Sergio Crocco</b>, simbolo della “Cosenza bella”. Storico personaggio del tifo rossoblu, <b>esempio di impegno nel sociale ed in attività umanitarie,</b> è fondatore de “<b>La Terra di Piero</b>”, associazione di volontariato che opera in Italia ed in Africa, nata sulla spinta dell&#8217;esempio di <b>Piero Romeo,</b> altra grande figura del tifo cosentino, scomparso nel 2011. Sempre a fini benefici ha recentemente portato in scena, con grande successo, la commedia <i><b>Conzativicci </b></i>[Preparatevi NdR]: una rivincita letteraria dei luoghi e dei personaggi derisi e dimenticati dalla sua città.Vi invitiamo a visitare il sito dell&#8217;associazione <a style="color: #ff0000;" href="http://africa.laterradipiero.it/">http://africa.laterradipiero.it/</a> per avere ulteriori notizie sulla loro lodevoli iniziative.<br />
<b>D: Sergio, raccontaci l’esperienza di <i>Conzativicci.</i></b><br />
<b>R: </b><i>Conzativicci</i> è stato un successo assolutamente inaspettato, ma non lo dico per falsa modestia, ma perché effettivamente è stato così :avevamo programmato solo due date (21 e 28 dicembre), invece siamo stati benevolmente “costretti” a fare 19 repliche, e ancora non sappiamo come andrà a finire perché abbiamo intenzione di replicare a Perugia, Bologna ed in Canada, e questa è un po’ l’avventura che mi intriga di più. È stata una storia bellissima, un piccolo delirio collettivo da parte di tutta la città che ha fatto enormemente piacere sia a me che ne sono l’autore sia a tutti gli altri ragazzi che hanno partecipato, perché ci sono state prove al freddo, in condizioni igieniche non ottimali, ma l’abbiamo fatto con grande cuore perché il nostro fine ultimo sono i progetti della terra di Piero.<br />
<b>D: La Terra di Piero: com’è nata?</b><br />
<b>R: </b>La Terra di Piero nasce purtroppo da un evento tragico, cioè la morte di Piero Romeo: lo stesso giorno ho pensato di costituire un’associazione che avrebbe ricordato Piero ma non con una via o con meri ricordi, ma dando continuità alla sua opera, ovvero l’aiuto alle fasce più deboli della popolazione, sia cosentina che africana: abbiamo iniziato con un pozzo nella Repubblica Centrafricana, poi due asili sempre nella stessa nazione, ci siamo dovuti fermare e ci siamo concentrati sia sul Progetto del Parco Piero Romeo per bambini disabili che sul Madagascar.<br />
<b>D: A proposito di questi due ultimi progetti?</b><br />
<b>R:</b> Per quanto riguarda il Parco abbiamo risolto tutti i problemi burocratici e non è stato facile, perché è una giungla, abbiamo dovuto essere come si dice a Cosenza “zicche” (assillanti NdR) ma alla fine ce l’abbiamo fatta: la gara per spianare tutta la zona dove sarà collocato il parco sarà il 16 Dicembre per cui noi crediamo che per Febbraio dovrebbero iniziare i lavori veri e propri. In Madagascar invece, con grande lavoro e sacrificio siamo riusciti ad aprire una scuola adesso frequentata da 64 bambini, contiamo di arrivare ad 80 e fermarci perché la struttura non reggerebbe; è situata in una favela alle porte di Antananarivo che è la Capitale dello Stato africano: questi bambini già stanno studiando ad hoc con il materiale didattico che abbiamo portato da Cosenza e mangiano due o tre volte la settimana. Contiamo di farli mangiare tutti i giorni; dopodiché vorremmo aprire una scuola di cucito per le ragazze, non ci vuole moltissimo a livello economico ma non sarà neanche facile perché lì manca tutto, dall’elettricità all’acqua corrente.<br />
<b>D: Quanto è accaduto recentemente in Spagna tra i fascisti del Fruente Atletico ed i comunisti del Depor è stato riportato come un banale scontro tra tifosi, peccato che sia costato la vita ad un tifoso del Deportivo&#8230;</b><br />
<b>R:</b> Io per mia scelta non credo a nulla di ciò che dicono i media italiani, so benissimo come trattano e confezionano le notizie. Dall’altro lato però non conosco bene la situazione spagnola, so le fazioni ma non tutto il resto, posso però dire che non solo quelli del Frente Atletico ma i fascisti di per sé non sono nuovi a questo tipo di situazioni; li conosciamo bene: la stampa italiana è quella che è da sempre, ci superano anche il Burundi e forse anche il Madagascar [ride, ndr].<br />
<b>D: La tua esperienza in Curva&#8230;</b><br />
<b>R: </b>Sono entrato in Curva quando avevo 12 anni, nel ’78, arrivavo dal Primo Lotto di Via Popilia, seguivo i più grandi che in realtà avevano 15/16 anni, sono entrato lì per la passione sfrenata che mi ha trasmesso papà per il Cosenza e lì ho trovato il 90% delle mie amicizie, il restante 10% sul fronte politico, cosa che molte volte vi si incastrava. In Curva ho passato 33 anni della mia vita, non rinnego neanche il momento in cui ne sono uscito, perché è una cosa che fa parte del gioco. Ora la mia Curva è il Settore Disabili dello Stadio San Vito, credo sia il posto più umano di tutta la città, non solo dello Stadio. La Curva è stata mia sorella, mia madre, mia moglie, figurarsi che le due donne che ho sposato le ho conosciute lì e già questo dovrebbe far capire cosa provo per la Curva; anche adesso che non la frequento sarà un amore incondizionato che mi porterò fino alla tomba.<br />
<b>D: Mentalità Ultras: cos’è?</b><br />
<b>R:</b> La parola mentalità associata agli Ultras è una bestemmia, perché è stato un modo per molta gente di fare soldi con le Curve; amo invece la parola rispetto: rispetto per i propri compagni, per la propria squadra del cuore, anche per la squadra avversaria. Se si riuscisse davvero a bypassare questo termine sarebbero inglobate tutte le altre parole, compresa la mentalità intesa in senso buono: se riuscissimo a rispettare noi stessi e gli altri riusciremo a migliorare la situazione; non dico ad uscirne, perché a mio parere, purtroppo, con le restrizioni presenti i movimenti Ultras rischiano di avere vita breve: non è pensabile andare in trasferta e prendere un Daspo per un coro contro la Polizia, ma intanto qui sta succedendo.<br />
<b>D: Cos’è la “Cosenza bella” della quale parli sempre?</b><br />
<b>R: </b>Dico sempre che ci sono due Cosenza: una che trama nelle stanze del potere, e lo fa per fare arrestare Padre Fedele, Claudio Dionesalvi o i ragazzi dei NoGlobal; e una gran bella Cosenza, quella che viene ai nostri spettacoli ma non solo, anche i ragazzi dei Centri Sociali e tutti quelli che si adoperano per costruire ogni giorno una città migliore. La Cosenza dei salotti regionali? Non la commento, sarei non dico blasfemo ma scostumato, ma so già che sono persone di potere che penseranno al loro orticello e di noi se ne strafregheranno.</p>
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