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	<title>Torquemada &#187; Talk talk</title>
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	<description>Torquemada è una rivista di inquisizione telematica, uno spazio condiviso dove esprimere il proprio pensiero in modo libero, ben argomentato ma soprattutto incendiario</description>
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		<title>Musica e metafisica: Talk Talk – Laughing Stock (1991)</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Dec 2014 09:37:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Morello]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Va bene, tre anni prima c’era stato Spirit of Eden. C&#8217;era stato l&#8217;effetto sorpresa che quel disco di indubbia qualità ha suscitato in tutti coloro che dei Talk Talk avevano preventivamente ristretto le possibilità creative ad un synth-pop di marca squisitamente eighties. Si potrebbe ricorrere alla massima eraclitea (&#8220;lo stupido ama stupirsi&#8220;) per descrivere concisamente quel fenomeno piuttosto frequente per cui ciò che ci sorprende, in fondo non fa che spezzare dei limiti che soltanto noi stessi avevamo posto all&#8217;esperienza. Ma questo per la storia non conta, e Spirit of Eden è sicuramente un disco di notevole importanza &#8220;storica&#8221;. Tuttavia]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child "><span title="V" class="cap"><span>V</span></span>a bene, tre anni prima c’era stato <strong><em>Spirit of Eden</em></strong>. C&#8217;era stato l&#8217;effetto sorpresa che quel disco di indubbia qualità ha suscitato in tutti coloro che dei Talk Talk avevano preventivamente ristretto le possibilità creative ad un <strong>synth-pop di marca squisitamente <em>eighties</em></strong>. Si potrebbe ricorrere alla massima eraclitea (&#8220;<strong>lo stupido ama stupirsi</strong>&#8220;) per descrivere concisamente quel fenomeno piuttosto frequente per cui ciò che ci sorprende, in fondo non fa che spezzare dei limiti che soltanto noi stessi avevamo posto all&#8217;esperienza. Ma questo per la storia non conta, e <em>Spirit of Eden </em>è sicuramente un disco di notevole importanza &#8220;storica&#8221;.</p>
<p>Tuttavia è in questo <em>Laughing Stock </em>che<strong> la storia diviene metafisica. La musica perde ogni contatto con la terra e la forma canzone, ed impara a sfruttare quell&#8217;incomparabile dono di Dio che è il silenzio.</strong> E&#8217; tra le pieghe in cui si increspa l&#8217;iniziale &#8220;Myrrmah&#8221; che emerge ciò che essa non riesce a esprimere con la raffinata debolezza della sua struttura, prima di scivolare definitivamente in un deliquio insieme malinconico e austero, che sembra custodire una saggezza misteriosa. I residui soul e le raffinate screziature nere che si affacciavano occasionalmente nelle aperture epiche <em>Spirit of Eden</em>, qui si sublimano e restano avvertibili solo nel<strong> canto di Hollis, che riesce nell&#8217;impossibile miracolo di camminare per tutto in equilibrio tra il sofferente e il lambiccato, senza cadere nella melma del patetico.</strong> Ma mai come in questo disco il genere musicale si fa puro linguaggio per produrre un senso del tutto autonomo da esso, come nel jazz isterico della batteria in &#8220;Ascension Day&#8221;, o nell&#8217;ossimorico pop di quasi dieci minuti di “After the Blues”, con il suo &#8220;ritornello&#8221; (in realtà una ricaduta ciclica) dalle forti inflessioni soul.</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/talk-talk-gruppo.png"><img class=" wp-image-615 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/talk-talk-gruppo-300x211.png" alt="talk talk gruppo" width="387" height="271" /></a></p>
<p>Nelle sei tracce di <em>Laughing Stock </em>viene portato a compimento il <strong>tentativo di sfiorare l&#8217;eternità nell&#8217;instabilità del tempo</strong>. I brani scorrono in una direzione, ma tutto sembra simultaneo, icasticamente scolpito nel granito. Neanche il magnifico lavoro di chitarre di Hollis, che spazia dall&#8217;arpeggio più delicato a sventagliate quasi shoe-gaze, riesce a distrarci dallo sfondo di rigorosa immobilità dalla quale esse appaiono. Veicolo particolarmente significativo di questa trascendenza è &#8220;New Grass&#8221;. Per nove minuti e quaranta di sapiente nostalgia, in cui la batteria ipnotica, le esilissime chitarre  elettriche, le tastiere lontane, gli accordi radi e stanchi di piano, tessono uno struggente arabesco di struggente tristezza. L&#8217;intensità emotiva di questo brano non ha nulla a che fare con le passioni degli uomini. Si tratta della malinconia descritta a partire da una prospettiva divina. <strong>E&#8217; in questo stagliarsi fisso su di uno sfondo siderale a salvare nell&#8217;eternità i fenomeni mutevoli nel tempo.</strong> Anche le liriche, che in questo brano parla della voce di Dio che, manifestandosi nella natura, spezza ogni illusione, si fanno frammentarie e porose, lasciandovi traguardare una luce soprannaturale cui si può solo alludere. E&#8217; solo a partire da questo sguardo duplice sulla natura, insieme esposta alla finitezza e risucchiata nel seno di Dio, che Hollis può cantare: <strong>&#8220;someday Christendom may come”</strong>.</p>
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