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	<title>Torquemada &#187; Sud-est asiatico</title>
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	<description>Torquemada è una rivista di inquisizione telematica, uno spazio condiviso dove esprimere il proprio pensiero in modo libero, ben argomentato ma soprattutto incendiario</description>
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		<title>Malaysia, non solo incidenti aerei</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jan 2015 17:38:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Pasquin]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si è chiuso il 2014, anno che verrà probabilmente ricordato come uno dei più nefasti tra quelli passati dalla Malaysia che, pensandola in termini di country-of-origin effect, si è vista affibbiare un’immagine non certo positiva in campo internazionale. Sono stati infatti tre i voli di compagnie aeree malaysiane a finire dispersi in seguito a sciagure nell’ultimo anno solare, uno abbattuto dalla guerriglia nel Donbass, due precipitati in mare tra Oceano Indiano e Indonesia. Per recuperare l’immagine di questo paese che fare se non parlare della sua splendida bandiera? Innanzitutto una precisazione: leggere Malaysia o malaysiano può sembrare un inutile esercizio]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child western" align="JUSTIFY"><span title="S" class="cap"><span>S</span></span>i è chiuso il 2014, anno che verrà probabilmente ricordato come uno dei più nefasti tra quelli passati dalla Malaysia che, pensandola in termini di <em>country-of-origin effect</em>, si è vista affibbiare un’immagine non certo positiva in campo internazionale. <strong>Sono stati infatti tre i voli di compagnie aeree malaysiane a finire dispersi in seguito a sciagure nell’ultimo anno solare</strong>, uno abbattuto dalla guerriglia nel Donbass, due precipitati in mare tra Oceano Indiano e Indonesia. Per recuperare l’immagine di questo paese che fare se non parlare della sua splendida bandiera?</p>
<p class="western" align="JUSTIFY">Innanzitutto una precisazione: leggere Malaysia o malaysiano può sembrare un inutile esercizio linguistico, ma è effettivamente necessario. Questo perché <strong>la Malesia non è la Malaysia</strong> (a volte italianizzato anche in Malaisia), così come con Inghilterra non si indica la Gran Bretagna e con America non si intendono solo gli Stati Uniti d’America.</p>
<p class="western" align="JUSTIFY">Geograficamente parlando<strong> il termine Malesia ha diverse accezioni geografiche</strong> e può essere, in base al contesto, l’intera penisola di Malacca, la parte meridionale della stessa o un arcipelago corrispondente alla cosiddetta “Insulindia” (si veda “I Pirati della Malesia” di Salgàri). <strong>Malese sono, quindi, sia l’etnia autoctona, sparsa tra Malacca, Borneo e Sumatra, sia l’idioma da essa parlato.</strong></p>
<p class="western" align="JUSTIFY"><strong>Malaysia è invece la nazione federale nata nel 1963</strong> dall’unione della già costituita Federazione Malese, indipendente dal 1957, e degli ex domini britannici del Sarawak, del Borneo settentrionale e di Singapore (quest’ultimo diverrà una città stato indipendente due anni dopo). Il nuovo stato comprendeva (e comprende tutt’oggi), oltre al gruppo predominante di malesi, anche altri gruppi etnici minoritari, cinesi e indiani su tutti. Per l’occasione <strong>il termine inglese <em>malay</em> (malese) venne sostituito con il nuovo <em>malaysian </em>(malaysiano), che assunse un’accezione politicamente corretta e non discriminante dal punto di vista etnico. </strong></p>
<p class="western" align="JUSTIFY"><strong>La bandiera della Malaysia odierna pare la copia spudorata della bandiera statunitense (e non americana, se avete imparato qualcosa) e forse in parte lo è</strong>. Fu adottata nel 1963 alla nascita della nazione, modificando leggermente la bandiera già esistente della Federazione Malese. Le strisce orizzontali alternate rosse e bianche, tutte di uguale larghezza, sono quattordici e rappresentano l’uguaglianza tra i 13 soggetti federali e il governo centrale, mentre il rettangolo blu in alto a sinistra rappresenta l’unità delle genti malaysiane (e non semplicemente malesi, abituatevi). Al suo interno una stella a quattordici punte sta a sottolineare l’unità degli stati malaysiani e del governo centrale, mentre la mezzaluna crescente non può che simboleggiare l’islam, che è religione di Stato. Novità rispetto agli abbinamenti cromatici stars-and-stripes è il colore giallo dei simboli, ispirato a quello della famiglia reale.</p>
<p class="western" align="JUSTIFY"><strong>Il design della bandiera trae origine da un concorso indetto in concomitanza con la creazione della Federazione Malese come protettorato britannico nel 1949</strong>: la proposta risultata vincitrice fu quella del giovane architetto Mohamed Hamzah, corrispondente alla bandiera odierna salvo il diverso numero delle strisce (undici) e delle punte della stella (cinque secondo il progetto originale, diventate fin da subito undici per evitare qualsiasi analogia con l’Unione Sovietica). <strong>L’idea di Hamzah sembra sì fortemente ispirata alla bandiera degli Stati Uniti, innegabile simbolo di libertà nel mondo dell’epoca, ma risente soprattutto di influssi ben più vicini a quelli oltreoceano</strong>: il blu è un diretto riferimento al colore del Commonwealth, di cui la Malaysia fa ancora parte, mentre le strisce rosse e bianche affondano le loro radici nella bandiera della Compagnia britannica delle Indie Orientali, che proprio sulle coste della Malesia (sì, questa volta proprio nella sua accezione più vasta di zona geografica) aveva le sue basi.</p>
<p class="western" align="JUSTIFY">Fortunatamente bastano poche righe e qualche disquisizione linguistica e vessillologica per scordare il nefasto 2014 e brindare ad un 2015 più fortunato per tutti i malaysiani – e per i passeggeri delle loro compagnie aeree.</p>
<a href="http://www.torquemada.eu/2015/01/19/malaysia-non-solo-incidenti-aerei/#gallery-971-1-slideshow">Clicca per vedere lo slideshow.</a>
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		<title>Così vicini, così lontani</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Jan 2015 14:32:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Pasquin]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vagabondando per Berlino capita ancora di scorgere, qua e là, qualche bandiera della DDR, la vecchia Germania Est. Ormai da ventiquattro anni non è più usata ufficialmente visto lo scioglimento della repubblica democratica, ma continua ad essere nei cuori di molti cittadini, tra ricordo e nostalgia. Si tratta di uno dei casi (per i prossimi basta scendere di qualche riga) in cui la frammentazione dovuta all&#8217;ideologia politica ha portato alla creazione di nazioni contrapposte, in cui proprio l&#8217;ideologia ha giocato un ruolo centrale nella definizione della bandiera di Stato. Il caso della Germania è del tutto particolare, visto che alla]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " align="JUSTIFY"><span title="V" class="cap"><span>V</span></span>agabondando per Berlino capita ancora di scorgere, qua e là, qualche bandiera della DDR, la vecchia Germania Est. Ormai da ventiquattro anni non è più usata ufficialmente visto lo scioglimento della repubblica democratica, ma continua ad essere nei cuori di molti cittadini, tra ricordo e nostalgia. Si tratta di uno dei casi (per i prossimi basta scendere di qualche riga) in cui la frammentazione dovuta all&#8217;ideologia politica ha portato alla creazione di nazioni contrapposte, in cui proprio <strong>l&#8217;ideologia ha giocato un ruolo centrale nella definizione della bandiera di Stato</strong>.</p>
<p class="western" align="JUSTIFY">Il caso della Germania è del tutto particolare, visto che alla creazione di due nazioni tedesche distinte ed ideologicamente opposte, i ben noti Ovest filoamericano ed Est filosovietico, non si accompagnò l&#8217;adozione di due bandiere differenti. <strong>Nei primi anni della loro esistenza entrambe le Germanie adottarono i colori tedeschi patriotticamente più sentiti, ovvero quella combinazione di nero, rosso ed oro che si era prima imposta durante le rivolte ottocentesche e aveva poi infiammato la popolazione nel percorso verso la Repubblica di Weimar</strong>.</p>
<p class="western" align="JUSTIFY">Da parte orientale era però sentita la necessità (non tanto del popolo, quanto più della classe dirigente) di distinguersi nettamente da quell&#8217;Ovest definito sprezzatamente “capitalista” e addirittura “fascista”, modificando il proprio vessillo e apponendo ciò che più di tutti l&#8217;avrebbe identificato, ovvero <strong>uno stemma modello sovietico che contenesse in sé l&#8217;essenza della società socialista: il martello della classe operaia, il compasso dell&#8217;intelligencija e le corone di spighe dei contadini</strong>. Fu questo simbolo a marcare, vessillologicamente parlando, la differenza tra due nazioni, due società, due mondi opposti fino alla caduta del muro di Berlino, che abbiamo festeggiato giusto qualche mese fa. A cavallo della riunificazione tedesca tra 1989 e 1990 la protesta contro il regime socialista trovava giustamente spazio anche sulle bandiere che venivano sventolate nell&#8217;allora Berlino Est, dove lo stemma socialista al centro della bandiera veniva tagliato con le forbici e, al suo posto, <strong>un semplice buco dava ad indendere l&#8217;imminente ritorno all&#8217;unità</strong>.</p>
<p class="western" align="JUSTIFY"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/Germania-Ovest.png"><img class="aligncenter wp-image-687 size-medium" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/Germania-Ovest-300x180.png" alt="Germania Ovest" width="300" height="180" /></a>    <a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/Germania-Est.png"><img class="aligncenter wp-image-688" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/Germania-Est-300x180.png" alt="Germania Est" width="300" height="180" /></a></p>
<p class="western" align="JUSTIFY">Spostandoci fuori dall&#8217;Europa si trovano altre situazioni dove l&#8217;ideologia ha giocato un ruolo di primo piano nella scelta dei vessilli nazionali. Un esempio ancor oggi nei libri di geografia è quello del Vietnam, che sfoggia un&#8217;iconica bandiera rossa con una stella gialla a cinque punte. Inutile spiegare la scelta dei colori e del simbolo, ma non vorrei che qualcuno, ingenuamente, passi oltre: <strong>il rosso rappresenta la rivoluzione socialista, la grande stella gialla sta invece per il ruolo centrale del partito comunista, attraverso le cinque “punte” della società</strong> (contadini, operai, intellettuali, giovani e soldati).</p>
<p class="western" align="JUSTIFY">Un&#8217;ideologia condivisa da tutta la popolazione e un rosso socialista che abbraccia tutto il paese. Oggi, forse, dopo che i combattenti comunisti di Ho Chi Minh assunsero il controllo di tutta la nazione alla fine della guerra, ma non fino al 1975. <strong>Fino alla fine della resistenza filoamericana nel Vietnam del Sud, sventolava a Saigon uno stendardo più consono alla tradizione vietnamita</strong>: giallo lo sfondo, colore della famiglia imperiale di inizio ottocento e della prima bandiera unitaria di fine secolo, rosse le tre bande centrali, che varie interpretazioni ricollegano al trigramma che indica il “sud” (quale è in effetti il Vietnam rispetto al mondo cinese), al sangue dei vietnamiti e alle tre regioni di cui è composto il Paese (nord, centro e sud). La bandiera attualmente non è più utilizzata ufficialmente, ma mantiene il suo significato politico tra i vietnamiti emigrati (soprattutto negli Stati Uniti) in disaccordo con l&#8217;eredità comunista del Vietnam odierno.</p>
<p class="western" align="JUSTIFY"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/Vietnam-del-NOrd.png"><img class="aligncenter wp-image-691 size-medium" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/Vietnam-del-NOrd-300x199.png" alt="Vietnam del NOrd" width="300" height="199" /></a>   <a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/Vietnam-del-Sud.png"><img class="aligncenter wp-image-692 size-medium" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/Vietnam-del-Sud-300x199.png" alt="Vietnam del Sud" width="300" height="199" /></a></p>
<p class="western" align="JUSTIFY">Chiudendo questa breve carrellata è impossibile non nominare le due repubbliche coreane, un esempio più che mai attuale. La Corea (come la Germania) venne divisa nel 1945 in due zone d&#8217;influenza, una americana e l&#8217;altra sovietica, trasformatesi poi in due nazioni distinte.</p>
<p class="western" align="JUSTIFY"><a name="_GoBack"></a><strong>Ad ereditare la bandiera “storica” della Corea, già adottata ufficialmente nel 1883, fu la neonata Corea del Sud</strong>. Il significato della bandiera si rifà direttamente alla teoria orientale dello yin yang, simbolo che comprende al suo interno tutti gli elementi del mondo. Yang (la parte rossa) rappresenta gli elementi positivi, yin (la parte blu) rappresenta gli elementi negativi. Unendosi in questo vortice idealmente infinito (che a dir la verità nella versione ottocentesca della bandiera era ancora più pronunciato) questi due opposti vogliono rappresentare la totalità degli elementi del mondo, in lotta tra loro, ma allo stesso tempo in armonia. A contorno i quattro trigrammi agli angoli della bandiera, che rappresentano i quattro elementi (in senso orario partendo dall&#8217;alto: cielo, acqua, terra e fuoco). Tutto ciò adagiato su uno sfondo completamente bianco, simbolo della pace e della purezza del popolo coreano.</p>
<p class="western" align="JUSTIFY"><strong>Il riferimento al bianco e alla purezza delle genti coreane è presente anche nella bandiera dell&#8217;altra Corea, quella settentrionale, che si è tuttavia allontanata dall&#8217;impostazione storica e, pure in questo caso, ha sviluppato una variante in stile socialista</strong>. Due strisce orizzontali blu rappresentano il desiderio di pace del popolo (nord) coreano, mentre la larga fascia rossa centrale indica la via al socialismo intrapresa sotto la guida di Kim Il-sung. Oltre alle sottili strisce bianche, che come accennato rimandano ai tradizionali valori e ideali coreani, il cerchio bianco, leggermente spostato sulla sinistra, pare essere una citazione del simbolo yin e yang, opportunamente prestato alla causa socialista ospitando una stella rossa a cinque punte, che testimonia il ruolo di guida del Partito dei Lavoratori verso la creazione della società socialista. A Pyongyang questa bandiera sventola ancora alta sul pennone&#8230; ma per quanto tempo ancora?</p>
<p class="western" align="JUSTIFY"><img class="aligncenter wp-image-689" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/Corea-del-Sud-300x199.png" alt="Corea del Sud" width="300" height="199" />  <img class="aligncenter wp-image-690" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/Corea-del-Nord-300x150.png" alt="Corea del Nord" width="300" height="150" /></p>
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