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	<title>Torquemada &#187; Sport</title>
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	<description>Torquemada è una rivista di inquisizione telematica, uno spazio condiviso dove esprimere il proprio pensiero in modo libero, ben argomentato ma soprattutto incendiario</description>
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		<title>Un nome, una leggenda: Ferenc Puskas</title>
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		<pubDate>Fri, 15 May 2015 11:54:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Oriani]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando nasci a Budapest ci sono alcune cose che sono stabilite in automatico: parlerai una lingua che nessuno, a parte i tuoi connazionali, ha speranze di capire e sarai certamente un appassionato di calcio. Nella capitale magiara infatti risiedono la metà delle squadre che partecipano al campionato nazionale, ed è una delle più piccole e apparentemente trascurabili, la Honved, in cui uno dei giocatori più forti del secolo scorso, se non di tutti i tempi, ha mosso i primi passi da professionista. Ferenc Puskas ha esordito a 16 anni coi rossoneri ungheresi, e fin dal primo pallone che gli è]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="Q" class="cap"><span>Q</span></span>uando nasci a Budapest ci sono alcune cose che sono stabilite in automatico: parlerai una lingua che nessuno, a parte i tuoi connazionali, ha speranze di capire e sarai certamente un appassionato di calcio. Nella capitale magiara infatti risiedono la metà delle squadre che partecipano al campionato nazionale, ed è una delle più piccole e apparentemente trascurabili, la <strong>Honved</strong>, in cui uno dei giocatori più forti del secolo scorso, se non di tutti i tempi, ha mosso i primi passi da professionista.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Ferenc Puskas</strong> ha esordito a 16 anni coi rossoneri ungheresi, e fin dal primo pallone che gli è capitato tra i piedi si è capito che quel ragazzino bassetto coi capelli scuri aveva qualcosa di speciale: veloce, tecnico, sempre a giocare a testa alta e con un tiro secco di una potenza insospettabile per un fisico così piccolo. Ad allenare la squadra è Ferenc Puskas senior, suo padre, che pur essendo conscio del talento immenso che si ritrova in casa, non smette mai di spronare suo figlio a migliorarsi e ad allenarsi duramente, cosa che il ragazzo fa con puntualità e abnegazione, come quando si mette a correre dietro ai tram per sviluppare ulteriormente il suo scatto e la sua rapidità.</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/04-Panini-Ferenc-PUSKAS-Panini-Real-Madrid-1966.png"><img class="size-medium wp-image-2656 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/04-Panini-Ferenc-PUSKAS-Panini-Real-Madrid-1966-232x300.png" alt="04-Panini - Ferenc PUSKAS Panini Real Madrid 1966" width="232" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Decine e decine di difensori da tutto il mondo hanno tentato di marcarlo a uomo, a zona o in qualunque altro modo, ma l’ unico risultato è stato solo un grande mal di testa dopo il triplice fischio: immaginate di mandare Cristiano Ronaldo indietro di 50 o 60 anni e di farlo scontrare con i giocatori di quei tempi ed avrete una vaga idea di come Ferenc facesse ammattire tutti i suoi avversari. Con quel suo mancino caldissimo non avrebbe avuto difficoltà neanche su un campo dei giorni nostri, a tal punto che è considerato da molti un vero e proprio precursore del modo moderno di giocare come numero 10.</p>
<p style="text-align: justify">La sua classe cristallina lo porta a realizzare 352 gol in 341 presenze con il suo club e 84 gol in 85 presenze con la Grande Ungheria, quella nazionale che nel 1952 vincerà l’ oro olimpico ad Helsinki con lui come capitano e leader. Le favole però difficilmente rimangono tali a lungo nel mondo reale, e in pochi anni si susseguono due drammi differenti per natura che cambieranno la vita di Puskas per sempre: il dramma sportivo avviene nel 1954, quando i magiari vengono battuti a Berna dalla Germania Ovest nella finale dei campionati del mondo, mentre il dramma umano ha luogo nell’ ottobre di due anni più tardi, quando per le strade di Budapest l’ insurrezione popolare del popolo ungherese viene repressa dalle truppe sovietiche.</p>
<p style="text-align: justify">In quel momento, Ferenc è a Bilbao con la sua Honved per una partita di coppa campioni, e quando arriva dalle autorità di casa l’ ordine di rientrare in patria, è proprio lui a tenere a rapporto la squadra come un autentico leader per decidere il da farsi. Tutti scelgono di tentare la fortuna al di la della cortina di ferro destreggiandosi tra tour in Sudamerica e contratti con i team dell’ Europa occidentale. Puskas in particolare è cercato da Milan, Inter, Fiorentina, Arsenal e Manchester United, ma alla fine viene convinto ad indossare la “camiceta blanca” del <strong>Real Madrid</strong>, ed è proprio qui, nonostante i suoi 31 anni di età, che scriverà le pagine più importanti della sua storia e di questo glorioso club.</p>
<p style="text-align: justify">Fare 156 gol in 180 partite può sembrare poco per un fuoriclasse della sua risma, ma Ferenc si è dimostrato speciale anche in questo, diventando il giocatore che ha tirato più in porta della storia delle “merengues”, con il titolo di capocannoniere della Liga spagnola vinto 4 volte e svariati trofei nazionali ed internazionali all’ attivo, e tanto per non farsi mancare niente, è stato l’ unico a segnare 4 gol in una finale di Coppa Campioni, quella con l’ Eintracht Francoforte nel 1966.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/Puskas-foto-4.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-2657" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/Puskas-foto-4-221x300.png" alt="Puskas-foto-4" width="221" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify"><strong>Alfredo Di Stefano, suo capitano in Spagna e grande amico di quel periodo, ha scritto così di lui nel suo libro: “chi non l’ ha visto giocare non sa che cosa si è perso”, e non stentiamo a credergli</strong>. Ritiratosi da giocatore, l’ ex condottiero della Grande Ungheria ha allenato club e nazionali in tutto il mondo, dal Cile all’ Australia, dall’ Arabia Saudita agli Stati Uniti, raggiungendo il suo apice da tecnico quando nel 1971 ha portato il Panathinaikos in finale di Champions League, poi persa contro l’ Ajax di Cruijff.</p>
<p style="text-align: justify">Il suo glorioso percorso si è concluso nel 2006, quando nella sua bellissima Budapest si è spento a causa dell’ Alzheimer che lo tormentava da anni. E’ ironico come uno dei più grandi campioni dello sport che amiamo si sia dimenticato tutto di se stesso prima di andarsene, ma forse è proprio questa una delle ragioni per cui tutti noi appassionati non lo dimenticheremo mai. Grazie, o meglio, in ungherese, köszönöm, Ferenc Puskas.</p>
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		<title>Le Lun’Interviste: Francesco Repice</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Feb 2015 14:44:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco La Luna]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cristo si è fermato a Eboli]]></category>
		<category><![CDATA[Sport]]></category>
		<category><![CDATA[Calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Radio]]></category>
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		<description><![CDATA[&#160; La sua voce ha accompagnato tante generazioni, tanti viaggiatori e soprattutto tante persone innamorate di quella meravigliosa trasmissione che è Tutto il Calcio Minuto per Minuto, storico programma RadioRai che, da più di cinquantacinque anni, è al servizio dei calciofili dello stivale: stiamo parlando di Francesco Repice, che si è gentilmente concesso ai nostri microfoni e che ringraziamo ancora per la disponibilità dimostrata: La sua esperienza nel mondo del giornalismo dopo tanti anni di Tutto il Calcio Minuto per Minuto. Dopo tanti anni di Tutto il Calcio si continua a stare là, e se qualcuno ancora ci ascolta bontà]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p class="first-child "><span title="L" class="cap"><span>L</span></span>a sua voce ha accompagnato tante generazioni, tanti viaggiatori e soprattutto tante persone innamorate di quella meravigliosa trasmissione che è Tutto il Calcio Minuto per Minuto, storico programma RadioRai che, da più di cinquantacinque anni, è al servizio dei calciofili dello stivale: stiamo parlando di Francesco Repice, che si è gentilmente concesso ai nostri microfoni e che ringraziamo ancora per la disponibilità dimostrata:</p>
<p><b>La sua esperienza nel mondo del giornalismo dopo tanti anni di <i>Tutto il Calcio Minuto per Minuto.</i></b></p>
<p>Dopo tanti anni di <i>Tutto il Calcio</i> si continua a stare là, e se qualcuno ancora ci ascolta bontà sua, non possiamo far altro che ringraziarlo; quando avevo più o meno la tua età volevo fortemente fare questa cosa, molti mi prendevano per folle, ma con tanta abnegazione e qualche colpo di fortuna siamo arrivati dove siamo ora e non possiamo lamentarci.</p>
<p><b>Come ha trovato Cosenza rispetto all’ultima volta e quanto le manca?</b></p>
<p>Non mancavo da tantissimo, ma è sempre un’emozione immensa, poi essere premiati in un posto dove sei cresciuto, conosco Corso Telesio [il Centro Storico, ndr] gradino per gradino, sanpietrino per sanpietrino, pensare che si stava lì a giocare a pallone e trovarsi a ricevere un premio per la carriera è un’emozione considerevole.</p>
<p><b>Che emozione è stata lavorare con gente come Ciotti e Ameri?</b></p>
<p>È stata una gran paura, una gran paura di sbagliare, dire una parola più del dovuto, di non intervenire al momento giusto, non erano personaggi che te la mandavano a dire, ciò che pensavano lo dicevano, ma è stata anche una gran fortuna, stare nella stessa redazione di Sandro Ciotti è una cosa che non so quanti possano raccontare.</p>
<p><b>Un ricordo di Alfredo Provenzali, un uomo che è stato icona di <i>Tutto il Calcio.</i></b></p>
<p>La nobiltà assoluta della Radio, per modestia, umiltà, grandezza, capacità di stare al microfono, e soprattutto un mio grande amico, appassionato di pesca come me, ragion per cui i discorsi non vertevano mai né sulla professione né sul calcio, ma solo sulla nostra passione comune: un grande amico, mi manca tanto.</p>
<p><b>Purtroppo ci tocca anche parlare di calcio, almeno un po’: la Juventus sta scappando, soprattutto grazie a Pogba. Cosa pensa di questo giocatore?</b></p>
<p>Si tratta di un fenomeno, di un giocatore totale e fortissimo, purtroppo non credo resterà a Torino ma andrà al Real Madrid, ma è un discorso più generale, nessun club italiano può permettersi cifre come quelle offerte dai club esteri.</p>
<p><b>La Roma sta arrancando, come dovrebbe agire sul calciomercato?</b></p>
<p>La Roma non deve comprare nessuno, anzi ha combattutto la sfortuna perché tra i problemi di Strootman, quelli di Castan e quelli di Maicon è riuscita comunque a mantenersi in linea di galleggiamento, fino a quando si è là e si recupera qualche giocatore importante, come Keita che tornerà vista l’eliminazione tramite sorteggio del Mali dalla Coppa d’Africa, spero che la Roma risalga perché manca tanto alla piacevolezza della Serie A.</p>
<p><b>Cosa si augura per la squadra della propria città?</b></p>
<p>Non so cosa dire, perché mi sembra che tutti gli sforzi vengano vanificati da tante difficoltà che si mettono davanti al cammino di questi club, difficoltà che sono peraltro anche di natura extracalcistica, non riesco a capire come altre realtà, magari grandi come Cosenza ma site in altre regioni – Marche, Emilia, Toscana, riescano ad affrontare i massimi livelli del calcio e qui questo non accade. Non trovo la chiave di questo rebus, spero che chi di dovere riesca a farlo.</p>
<p>Ph: Maria Celeste Cupo</p>

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<a href='http://www.torquemada.eu/2015/02/13/le-luninterviste-francesco-repice/repice3/'><img width="150" height="150" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/repice3-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="repice3" /></a>

<p>&nbsp;</p>
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		<title>Derby del mondo: Benfica vs Sporting Lisbona</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Jan 2015 12:10:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Oriani]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se andate a Lisbona dovete scegliere: siete leoni oppure aquile? No, non stiamo parlando di animali scappati dallo zoo della capitale portoghese, bensì delle due squadre che ogni anno danno vita al “derby da Capital”, cioè Sporting Lisbona e Benfica. Passeggiando per il saliscendi di vialoni alberati della città si può tentare un curioso esperimento: provate a fermare i passanti e domandare loro:” Lei tifa Benfica o Sporting?”. La risposta varierà a seconda della persona che avrete interpellato, ma è sicuro al 100% che tutti vi risponderanno con un certo sdegno bonario, come se sentire il nome della propria compagine]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="S" class="cap"><span>S</span></span>e andate a Lisbona dovete scegliere: siete leoni oppure aquile? No, non stiamo parlando di animali scappati dallo zoo della capitale portoghese, bensì delle due squadre che ogni anno danno vita al “derby da Capital”, cioè <strong>Sporting Lisbona e Benfica</strong>. Passeggiando per il saliscendi di vialoni alberati della città si può tentare un curioso esperimento: provate a fermare i passanti e domandare loro:” Lei tifa Benfica o Sporting?”. La risposta varierà a seconda della persona che avrete interpellato, ma è sicuro al 100% che tutti vi risponderanno con un certo sdegno bonario, come se sentire il nome della propria compagine associato a quello dei fastidiosi rivali fosse uno scherzo di cattivo gusto o un’ insinuazione con lo scopo di provocare. Nulla di nuovo rispetto a qualunque derby che si rispetti, ma la rivalità tra questi due team assomiglia molto a quella che può esserci tra due vicini di casa che fanno a gara per vedere chi ha il giardino o l’abitazione più bella senza risparmiarsi frecciatine e prese in giro l’ un l’ altro.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/benfica.jpg"><img class=" wp-image-1291 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/benfica-300x225.jpg" alt="benfica" width="340" height="255" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Quando i “benfiquisti” si vantano di avere <strong>la bacheca dei trofei più grande del Portogallo</strong>, i biancoverdi dello Sporting sghignazzano e tirano in ballo <strong>la maledizione che dal 1962 impedisce alle aquile di trionfare in qualsiasi competizione europea</strong>. Nel momento in cui i leoni affermano con fierezza di non essere<strong> mai scesi in serie B</strong> si sentono ricordare dai loro dirimpettai che <strong>non vincono il campionato dal 2001</strong>. Questo gioco delle parti, che va avanti più o meno intensamente tutto l’ anno, si esprime al meglio nel week end designato per la partita, quando le strade della solitamente sonnolenta Lisbona si animano e vibrano di energia trepidante tra un miscuglio di maglie Biancoverdi e Rosse. Passeggiando per le vie del centro storico infatti è perfettamente normale incrociare gruppetti di tifosi con gli uni o gli altri colori, ed è alquanto divertente osservare la gara di cori e sfottò goliardici che si verifica quando le parti avverse vengono a contatto prima di darsi pacche sulle spalle e andarsi a prendere una birra tutti insieme. Si capisce quindi come, al di la della rivalità che circonda qualunque stracittadina del mondo, questa in particolare goda di un’ atmosfera entusiasta e sportiva che non sfocia mai nell’eccesso fuori dal campo.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/sporting.jpg"><img class=" wp-image-1292 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/sporting-300x225.jpg" alt="sporting" width="349" height="262" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Al contrario di quanto si potrebbe pensare, l’antagonismo tra i due club oltrepassa di gran lunga i confini lusitani. Lo Sporting infatti ha sempre annoverato tra le sue fila molti giocatori provenienti dai territori d’oltremare del Portogallo. <strong>Un certo Cristiano Ronaldo vi dice niente?</strong> Il fresco Pallone d’ Oro del 2014 è stato tesserato dai biancoverdi nel 1997 appena dodicenne dopo essere stato prelevato dalla squadra della sua nativa Madeira. Anche <strong>Nani</strong>, che quest’anno è tornato a casa dopo la lunga parentesi al Manchester United, è partito da Capo Verde da bambino per poi finire nel settore giovanile dei leoni. Il Benfica invece vanta tanti fan club in quei paesi da cui ha pescato e continua tuttora a pescare campioni, come Serbia, Argentina, Paraguay e molti altri. <strong>Fabrizio Miccoli</strong> ha giocato solo due stagioni con le aquile, ma questo non gli ha impedito di entrare nel cuore degli aficionados della squadra, talmente stregati dai suoi dribbling e dai suoi gol da accostarlo a due mostri sacri del club come <strong>Eusebio e Manuel Rui Costa</strong>, giusto per non lasciare agli eterni rivali il vanto di aver avuto grandissimi giocatori.</p>
<p style="text-align: justify">Volete volare alto con le orgogliose aquile o stare in compagnia dei fieri leoni? A voi la scelta.</p>
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		<title>Cristo si è fermato ad Eboli</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Dec 2014 18:12:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Leta]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Manuale di sopravvivenza al calcio amatoriale calabrese Che idea avete del calcio? Ricordate, forse, le partite trasmesse in tv? Quei prati all&#8217;inglese rasati al millimetro falcati dai calciatori che, col loro fisico, fanno innamorare generazioni di ragazzine e fanno finire anche i bronzi di Riace dallo psicologo? Non c&#8217;entrano niente col calcio amatoriale calabrese. L&#8217;unica somiglianza sta nei nomi delle squadre. Ogni categoria, dalla Lega Dilettanti ai tornei intercondominiali presenta almeno tredici Real, sedici Manchester e qualche Inter. A ciò si aggiungono tante squadre con nomi desunti dalla classicità latina o greca; perciò, per chi non conosce la materia, leggere]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " align="CENTER"><strong><span style="font-size: large;"><span title="M" class="cap"><span>M</span></span>anuale di sopravvivenza al calcio amatoriale calabrese</span></strong></p>
<p>Che idea avete del calcio? Ricordate, forse, le partite trasmesse in tv? Quei prati all&#8217;inglese rasati al millimetro falcati dai calciatori che, col loro fisico, fanno innamorare generazioni di ragazzine e fanno finire anche i bronzi di Riace dallo psicologo? Non c&#8217;entrano niente col calcio amatoriale calabrese.</p>
<p>L&#8217;unica somiglianza sta nei nomi delle squadre. Ogni categoria, dalla Lega Dilettanti ai tornei intercondominiali presenta almeno tredici Real, sedici Manchester e qualche Inter. A ciò si aggiungono tante squadre con nomi desunti dalla classicità latina o greca; perciò, per chi non conosce la materia, leggere il calendario di uno a caso di questi campionati, produce la sensazione di essere catapultati in un continuo All-star Game della Storia, in cui le varie civiltà sembrano confrontarsi per un predominio eterno e scolpito nel marmo. Ma la realtà? Qual è?</p>
<p>In questa rubrica cercheremo di scandagliare il composito universo d&#8217; “u pallune”, dal calcetto amatoriale del Giovedì Sera in città alle squadre dei paesini, vedremo i tornei parrocchiali, esploreremo il subconscio dei calciatori e riesumeremo le scene tipiche, le formule, gli eroi e gli antieroi; cercheremo, insomma, di svelare il poema epico che ruota attorno ad una palla che rotola.</p>
<p>Questo perché, in fondo, il calcio è l&#8217;ultimo fatto sociale della nostra epoca, l&#8217;ultimo grande evento che tiene assieme le persone. Tutti, infatti, hanno un&#8217;opinione -tendenzialmente critica- ed un ricordo eroico-tendenzialmente falso- legato alla squadra locale, anche se molti non ne conosco il nome; ma in questo continuo processo di mitopoiesi e di costruzione dell&#8217;immaginario si creano delle icone memorabili, come il portiere di riserva, altrimenti detto “il dodicesimo”.</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/Cristo-sè-fermato-a-Eboli-2.jpg"><img class="size-medium wp-image-391 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/Cristo-sè-fermato-a-Eboli-2-300x256.jpg" alt="Cristo s'è fermato a Eboli 2" width="300" height="256" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Si tratta di una figura che, col mondo del calcio e più in generale con il mondo dello sport ha ben poco a che fare, ma nonostante ciò, ogni squadra si preoccupa di averne almeno uno. Lo si riconosce sin dall&#8217;aspetto fisico: nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di un personaggio visibilmente fuori forma, la cui pancia non è stata del tutto esplorata, ma, a quello che ci risulta la Nasa sta per lanciare una serie di sonde che andranno mappare il 40% di questi cimiteri di tortellini e sacrari di birrette. Riuscirete a fargli goal molto facilmente, basta solo tirare basso anche se la palla si muoverà più lentamente di un bradipo in fase Rem. Lui allora vi dirà che dieci anni fa e venti chili fa avrebbe preso tranquillamente quel tiro, ma voi non credeteci: l&#8217;obesità non è la causa del portiere scarso, ma tendenzialmente ne è la scusa. In verità, molti di loro già alla nascita superavano il quintale e dieci anni prima erano ancora più grandi e mangiavano l&#8217;intero cast di Jurassic Park come aperitivo. Gli altri, invece, pur se magri, non avevano la più pallida idea di cosa dovesse fare un portiere, e allora sono ingrassati per poter trovare una loro scusante alla loro incapacità. Allora, 10 anni dopo, con una lunga e appassionata storia d&#8217;amore col Big Mac sulle spalle e davanti le spalle, sono diventati grassi ed hanno finalmente occultato le loro incapacità tecniche.</p>
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