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	<title>Torquemada &#187; Spagna</title>
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	<description>Torquemada è una rivista di inquisizione telematica, uno spazio condiviso dove esprimere il proprio pensiero in modo libero, ben argomentato ma soprattutto incendiario</description>
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		<title>Ah, la tauromachia&#8230;</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2016 01:23:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Virga]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lifestyle]]></category>
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		<description><![CDATA[Da quando ho cominciato il mio soggiorno di ricerca in Spagna, ho avuto la curiosità di vedere dal vivo una corrida de toros, spettacolo iconico della tradizione culturale iberica, e ovviamente sotto attacco da parte dei soliti progressisti, cosa che non può che predispormi favorevolmente. Il mio interesse si era accresciuto dopo aver visitato la famosa Plaza de Toros di Las Ventas a Madrid, con l’annesso Museo Taurino. Dal mio arrivo a metà ottobre, pochi giorni dopo la chiusura della stagione, ho dovuto attendere fino alla fine di gennaio. La stagione è aperta dalla Feria de San Blás nel paesino]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="D" class="cap"><span>D</span></span>a quando ho cominciato il mio soggiorno di ricerca in Spagna, ho avuto la curiosità di vedere dal vivo una <em>corrida de toros</em>, spettacolo iconico della tradizione culturale iberica, e ovviamente sotto attacco da parte dei soliti progressisti, cosa che non può che predispormi favorevolmente. Il mio interesse si era accresciuto dopo aver visitato la famosa Plaza de Toros di Las Ventas a Madrid, con l’annesso Museo Taurino. Dal mio arrivo a metà ottobre, pochi giorni dopo la chiusura della stagione, ho dovuto attendere fino alla fine di gennaio.</p>
<p style="text-align: justify">La stagione è aperta dalla Feria de San Blás nel paesino di Ajalvir, arroccato sulle brulle colline che sovrastano l’aeroporto di Madrid e separano la città da Guadalajara, subito dopo Paracuellos, nota per il massacro commesso dai Repubblicani nel novembre 1936 sulle rive del Río Jarama. Ho scelto lo spettacolo di sabato, i cui <em>toreadores</em> – da una veloce ricerca su internet – mi parevano più esperti, e acquistato il biglietto via internet attraverso un’agenzia specializzata (30 €). Col senno di poi, mi sarebbe convenuto acquistare sul posto, il giorno stesso, l’abbonamento a entrambi gli spettacoli (35 €). Ho raggiunto il paesello in taxi, data la scarsa frequenza dei mezzi pubblici nel fine settimana, ma con largo anticipo. Sulla piazza principale, dominata dalla chiesa e dal <em>ayuntamiento</em>, la popolazione affollava gli unici due bar.</p>
<div id="attachment_3061" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2016/02/005-5.jpg"><img class="wp-image-3061 size-medium" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2016/02/005-5-300x185.jpg" alt="005-5" width="300" height="185" /></a><p class="wp-caption-text">La Plaza de Toros di Las Ventas a Madrid durante la corrida di San Isidro.</p></div>
<p style="text-align: justify">A poche centinaia di metri, ho raggiunto la <em>plaza de toros</em>, ai limiti dell’abitato. Ho ritirato il mio biglietto e sono entrato con una mezz’ora d’anticipo, mentre gli inservienti stavano ancora compiendo i preparativi. L’arena, di quarta categoria, è una struttura molto semplice in legno e metallo. Le sei gradinate circolari del <em>tendido</em> si affacciano direttamente sul <em>ruedo</em> centrale, separato da uno stretto corridoio di servizio (<em>callejón</em>). Ho preso quindi il posto migliore: la <em>barrera</em>, ossia la gradinata più interna subito dietro al <em>callejón</em>, del lato all’ombra, di fronte alla <em>puerta de los toriles</em>, da cui entrano i tori. Buona parte dell’azione cruciale si sarebbe svolta in questa parte dell’arena.</p>
<p style="text-align: justify">Naturalmente, avevo un minimo di conoscenza preliminare dello spettacolo. Oltre alla visita a Las Ventas, avevo memorizzato i fondamenti del rituale. Non sono certo come quel vecchio che, due gradinate dietro di me, si vantava di aver visto un migliaio di corride, e sono sicuro che gli intenditori che si accapigliano sulle virtù di questo o quel torero conoscono ogni singolo tecnicismo della tauromachia, ma, nel mio piccolo, resto in grado di distinguere la <em>muleta</em> dalla <em>capote</em>, benché i singoli passi di questa danza letale mi siano ancora piuttosto oscuri.</p>
<p style="text-align: justify">S’inizia con il <em>paseíllo</em>, la sfilata aperta dai due <em>alguaciles</em> a cavallo, e poi in rigoroso ordine di importanza e anzianità, i tre <em>matadores</em>, i nove <em>banderilleros</em> (in tre <em>cuadrillas</em>) e i sei <em>picadores</em>, a cavallo, a chiudere gli inservienti, <em>mozos</em> e <em>areneros</em>, e infine le mule. Una piccola banda musicale, dalle gradinate, provvede a scandire le fasi a suon di musica.</p>
<p style="text-align: justify">Dopo questa presentazione al pubblico, tocca al primo torero, il mancego Victor Puerto. L’emozione è grande quando il primo toro, un bestione da mezza tonnellata, esce di corsa dalla porta opposta. Nella prima fase, il <em>tercio de varas</em>, il <em>matador</em> affronta con la <em>capote</em>, panno rosa semirigido, l’animale, saggiandone l’aggressività e i movimenti (<em>suerte de capote</em>). Poi entra in gioco il <em>picador</em> che lo affronta a cavallo, infilzandolo con una lancia tra la nuca e le spalle, in modo da indebolirlo. Il toro si lancia con tutta la sua forza contro il cavaliere, cercando di disarcionarlo. Dagli anni ’20, il cavallo è protetto da una gualdrappa imbottita, per evitare di essere ferito mortalmente dalle corna del toro.</p>
<div id="attachment_3058" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><img class="wp-image-3058 size-medium" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2016/02/12651311_121408191576216_3601386658225269281_n-300x225.jpg" alt="12651311_121408191576216_3601386658225269281_n" width="300" height="225" /><p class="wp-caption-text">Un &#8220;picador&#8221; alle prese col toro</p></div>
<p style="text-align: justify">L’animale comincia a perdere sangue, i suoi movimenti sono più lenti. È l’ora del <em>tercio de banderillas</em>: i tre <em>banderilleros</em> appunto si avvicinano, uno dopo l’altro, al toro, per conficcargli nelle spalle ciascuno due <em>banderillas</em> (stecche di legno adornate di frange di carta colorata e culminanti in uncino metallico). Il bovino si ravviva, cerca di inseguire i suoi tormentatori, ed è pronto per l’ultima fase: <em>il tercio de la muerte</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Resta solo con il <em>matador</em>, armato di spada e <em>muleta</em> (il panno rosso). Questi mostra la sua bravura, sfidando l’animale ferito, finché non decide che è maturo per la stoccata finale. Il suo tempo a disposizione è limitato: 5’ prolungabili a 10’ ed eccezionalmente a 12’, su segnale (<em>aviso</em>) del presidente. Il colpo mortale è inferto presso la spalla, al fine di recidere l’aorta e portare alla morte pressoché immediata dell’animale. Nei fatti, è spesso necessaria più di una stoccata, e il toro abbattuto al suolo, è finito da un inserviente con un colpo di stiletto alla nuca. Il trio di mule provvede poi a trascinare fuori l’animale, da una porta apposita.</p>
<div id="attachment_3059" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2016/02/12647497_121408101576225_8716400832995334557_n.jpg"><img class="wp-image-3059 size-medium" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2016/02/12647497_121408101576225_8716400832995334557_n-300x225.jpg" alt="12647497_121408101576225_8716400832995334557_n" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">le mule</p></div>
<p style="text-align: justify">In circa due ore e mezza, ho visto i tre <em>matadores</em> alternarsi con sei tori. L’abilità del <em>torero</em> è fondamentale, specialmente per sapersi adattare al differente comportamento del toro. Allorché questo è meno aggressivo, egli si fa più audace, arrivando a sfiorare le corna, voltando le spalle all’animale, macchiando il costume elaborato di sangue bovino. La differenza è stata spesso evidente anche a uno spettatore esordiente come me. Ad esempio, al suo secondo toro, Puerto ha dovuto infilzare la spada ben cinque volte, prima che finalmente restasse conficcata in profondità. Viceversa, Octavio Chacón (il terzo) ha piantato la lama fino all’elsa al primo colpo.</p>
<p style="text-align: justify">Anche la <em>bravura</em> (aggressività) del toro è importante. In generale, i commentatori sono stati poco soddisfatti dalla qualità dei tori (Ganadería Soto de la Fuente). Il terzo e il quarto sono stati visibilmente meno feroci, il sesto, addirittura, complice una capriola sulle proprie corna al primo <em>tercio</em>, ha destato le proteste del pubblico per la sua apparente passività, prima di riprendere vivacità. Io, onestamente, ho tifato anche per il toro, non per animalismo (morbo dal quale sono del tutto immune), ma per senso di sportività. Però è evidente che se la <em>corrida</em> fosse più paritaria, dunque più pericolosa, le polemiche sarebbero anche superiori.</p>
<p style="text-align: justify">In ogni caso, è indubbiamente impressionante vedere da vicino la sofferenza del toro di fronte alla morte. Vero è però che la loro sorte è nettamente migliore di quella delle bestie d’allevamento. Per quattro anni, i <em>toros de lidia</em> vivono all’aria aperta con tutti gli agi. Nell’arena affrontano una morte eroica, in combattimento, con la possibilità di conquistarsi, con il proprio valore, la grazia, e trascorrere il resto dei propri giorni come toro da monta. Troppo pericoloso sarebbe, del resto, un sopravvissuto, esperto ormai delle astuzie del <em>torero</em>.</p>
<div id="attachment_3057" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2016/02/12645025_121409028242799_93881354481659005_n.jpg"><img class="wp-image-3057 size-medium" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2016/02/12645025_121409028242799_93881354481659005_n-300x225.jpg" alt="12645025_121409028242799_93881354481659005_n" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Matador con spada e muleta</p></div>
<p style="text-align: justify">La folla, composta perlopiù da anziani e famiglie, con numerosi bambini, riempiva oltre tre quarti dell’arena (circa 2500 persone) e partecipava festosamente all’evento, sventolando i fazzoletti per chiedere il trionfo per i <em>toreadores</em> che avevano mostrato il proprio valore. Victor Janeiro (il secondo) ha ottenuto un trionfo (entrambe le orecchie) al secondo toro, mentre Octavio Chacón ha ottenuto due orecchie e una orecchia (terzo e sesto toro, rispettivamente). Le appendici dell’animale sono state esibite davanti alla folla festante e poi lanciate sulle gradinate agli ammiratori. I due vincitori, entrambi di Cadice, sono usciti per la <em>puerta grande</em>, portati sulle spalle (<em>a hombros</em>) dagli spettatori.</p>
<p style="text-align: justify">Insomma, posso dire che ne è valsa la pena e che il mio pre-giudizio positivo sulla tauromachia ha trovato sostanziale conferma. Non ne sono rimasto follemente entusiasta, ma resta una parte importante del patrimonio culturale del popolo spagnolo. Una festa che affonda le sua radici in tradizioni millenarie e mette l’uomo a contatto con la realtà della morte conserva una forte carica formativa e antimoderna, al di là delle inevitabili commercializzazioni. Per questo, sono ancora più convinto che vada difesa a spada tratta contro l’abolizionismo animalista di matrice chiaramente progressista e sovversiva.</p>
<p style="text-align: justify"><em>Le fotografie numero 2, 3 e 4, nonché quella in copertina sono state scattate dall&#8217;Autore del presente articolo in occasione della corrida recensita.</em></p>
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		<title>José Millán-Astray, il Mutilato Glorioso</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Feb 2015 10:54:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Virga]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cavalieri del Novecento]]></category>
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		<description><![CDATA[«¡Viva la Muerte!» José Millán-Astray Terreros nasce a La Coruña, in Galizia, figlio di due scrittori, il 5 luglio 1879. A scorno del padre, che lo voleva avvocato, egli insiste per la carriera militare, entrando a soli 15 anni alla prestigiosa Accademia di Fanteria di Toledo. A causa delle ribellioni a Cuba e nelle Filippine, il governo spagnolo ha bisogno di ufficiali, e così il giovane José segue un corso abbreviato e diventa sottotenente a soli diciassette anni, passando alla Scuola Superiore di Guerra di Madrid. Tuttavia, scalpita per andare al fronte e si unisce da volontario ad un battaglione]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " align="JUSTIFY"><i>«¡Viva la Muerte!»</i></p>
<p align="JUSTIFY"><span title="J" class="cap"><span>J</span></span>osé Millán-Astray Terreros nasce a La Coruña, in Galizia, figlio di due scrittori, il 5 luglio 1879. A scorno del padre, che lo voleva avvocato, egli insiste per la carriera militare, entrando a soli 15 anni alla prestigiosa Accademia di Fanteria di Toledo. A causa delle ribellioni a Cuba e nelle Filippine, il governo spagnolo ha bisogno di ufficiali, e così il giovane José segue un corso abbreviato e diventa sottotenente a soli diciassette anni, passando alla Scuola Superiore di Guerra di Madrid. Tuttavia, scalpita per andare al fronte e si unisce da volontario ad un battaglione in partenza per le Filippine. Qui si distingue nella difesa di San Rafael, tenendo testa agli insorti con appena trenta uomini, e guadagnandosi la Cruz de María Cristina.</p>
<p align="JUSTIFY">S’inaugura così una brillante carriera militare da ufficiale delle forze coloniali di un impero in totale disfacimento. Persi i possedimenti d’oltremare, resta da difendere solo il Marocco spagnolo, insidiato dai ribelli del Rif. Dopo il matrimonio bianco con Elvira Gutiérrez de la Torre, figlia di un generale, Millán-Astray pensa alla creazione di un corpo di volontari stranieri sul modello della Legione Straniera francese, le cui azioni in Algeria egli segue con attenzione, come osservatore militare.</p>
<p align="JUSTIFY">È così che finalmente, il 28 gennaio 1920, su autorizzazione del Ministro della Guerra, il gen. José Villalba Riquelme, è fondato il <i>Tercio de Extranjeros</i>, che già nel nome si richiama alla valorosa fanteria della Spagna asburgica e alle glorie passate. Il comandante è Millán-Astray, con il grado di tenente colonnello, il quale si avvale della collaborazione di un altro giovane e brillante ufficiale galiziano: Francisco Franco de Bahamonde. Di lì a poco, il nuovo corpo ha il suo battesimo del fuoco in Africa, in un aspro conflitto coloniale dipinto dallo stesso Millán-Astray, come un proseguimento della Reconquista contro i Mori.</p>
<p align="JUSTIFY">Al comando di Millán-Astray, la formazione si copre di gloria, e il suo comandante non rifiuta affatto di impegnarsi in prima persona, a costo di gravi ferite. Il 17 settembre 1921, ad Amadì, è ferito al petto, mentre sta impartendo ordini. Il 10 gennaio 1922, dopo la battaglia di Draa el-Asef, riceve una ferita alla gamba durante il ripiegamento dal fronte. Il 26 ottobre 1924, raggiunto il grado di colonnello, viene intercettato dal nemico prima che possa raggiungere la sua unità ad Ain Yedida. Mentre arringa i suoi soldati dalla prima linea, è ferito al braccio sinistro, che dovrà essere amputato col sopraggiungere della cancrena. Infine, il 4 marzo 1926, mentre ispeziona le nuove postazioni a Loma Redonda, un colpo di fucile gli spezza la mascella sinistra e gli distrugge l’occhio destro.</p>
<p align="JUSTIFY">José Millán-Astray passa così alla leggenda come <i>El Glorioso Mutilado</i>. Egli suole apparire in pubblico, in uniforme del <i>Tercio</i>, con un bastone, una benda nera sull’occhio destro e un guanto bianco sull’unica mano. Impulsivo, temerario, sprezzante del pericolo, sciovinista, spietato anche rispetto ai suoi colleghi: in lui s’incontrano l’epopea imperialista europea e il culto della Morte del barocco spagnolo, Lawrence d’Arabia e Tomás de Torquemada.</p>
<p align="JUSTIFY"><a name="_GoBack"></a>Caduta la dittatura di Miguel Primo de Rivera, egli è messo da parte con la mansione di direttore dell’ufficio stampa del corpo dei veterani feriti. Tuttavia, partecipa all’<i>alzamiento</i> contro la Repubblica Spagnola il 18 luglio 1936, dove svolge un ruolo molto importante come propagandista, contribuendo alla costruzione del mito di Franco. Risale a questo periodo, per la precisione al 12 ottobre 1936, il suo famoso scontro con il filosofo Miguel de Unamuno, nel corso del quale pronuncia la famosa frase “<i>¡Muera la intelligencia! ¡Viva la muerte!</i>”.</p>
<p align="JUSTIFY">Dopo la guerra, è Ministro della Propaganda e tratta burocrati e giornalisti con la stessa brutalità da caserma cui era abituato a gestire i legionari del <i>Tercio</i>. Nel 1941, è costretto alle dimissioni e all’esilio in Portogallo da una relazione adulterina con Rita Gasset, cugina del filosofo José Ortega y Gasset. Torna in Spagna successivamente e muore a Madrid il 1 gennaio 1954, venendo sepolto nel cimitero di Almudena.</p>
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