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	<title>Torquemada &#187; Sniper</title>
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	<description>Torquemada è una rivista di inquisizione telematica, uno spazio condiviso dove esprimere il proprio pensiero in modo libero, ben argomentato ma soprattutto incendiario</description>
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		<title>Simo Häyhä, la Morte Bianca</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Mar 2015 10:58:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Virga]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[«Ho solo svolto il mio dovere, e ciò che mi è stato detto di fare, il meglio che ho potuto.» Il contadino finlandese Simo Häyha nasce il 17 dicembre 1905 nel villaggio di Rautjärvi, nell’allora Granducato di Finlandia, provincia dell’Impero Russo. Come i suoi compaesani, fin da ragazzo, lavora la terra, completando la magra dieta a base di patate e segale con i frutti della caccia e della pesca. All’età di vent’anni, si arruola nella milizia (Suolejuskunta), dove acquisisce un addestramento militare di base e si distingue per le sue doti di tiratore, al punto di vincere numerosi premi. Quindici]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><em>«Ho solo svolto il mio dovere, e ciò che mi è stato detto di fare, il meglio che ho potuto.»</em></p>
<p style="text-align: justify"><strong><span title="I" class="cap"><span>I</span></span>l contadino finlandese Simo Häyha nasce il 17 dicembre 1905 nel villaggio di Rautjärvi</strong>, nell’allora <strong>Granducato di Finlandia</strong>, provincia dell’<strong>Impero Russo</strong>. Come i suoi compaesani, fin da ragazzo, lavora la terra, completando la magra dieta a base di patate e segale con i frutti della caccia e della pesca. <strong>All’età di vent’anni, si arruola nella milizia (Suolejuskunta)</strong>, dove acquisisce un addestramento militare di base<strong> e si distingue per le sue doti di tiratore</strong>, al punto di vincere numerosi premi.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Quindici anni più tardi, l’indipendenza della sua piccola patria nordica è nuovamente in pericolo</strong>. I Russi non hanno apprezzato come il <strong>Maresciallo Mannerheim</strong>, nel caos della guerra civile che ha dilaniato l’impero zarista a seguito della Rivoluzione, abbia ritagliato uno Stato al proprio popolo. Ancora meno hanno gradito la spietata repressione dei comunisti finlandesi, condotta dal medesimo, negli anni immediatamente successivi. Tanto più, poi, che<strong> le postazioni finlandesi sono fin troppo vicine ai sobborghi di Leningrado</strong>. Forte del patto firmato con la Germania e grasso delle spoglie polacche, a fine novembre 1939, l’Orso russo lancia il suo ultimatum alla Finlandia, guidata dallo stesso Maresciallo di vent’anni prima.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/simo-hayha.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2065" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/simo-hayha-266x300.jpg" alt="simo hayha" width="266" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Il resto è storia: <strong>Simo è richiamato alle armi, nella 6ª compagnia del 34º reggimento cacciatori</strong>, e prende parte, sul fronte di Kollaa in Carelia, alla durissima <strong>resistenza</strong> contro l’<strong>invasione sovietica</strong>, combattuta nella <strong>taiga gelata</strong>, nelle brevissime giornate dell’<strong>inverno artico</strong>. I suoi risultati restano impressionanti: <strong>le sole uccisioni confermate ammontano a 505, nell’arco di un centinaio di giorni; in pratica, una per ogni ora di luce</strong>. A queste, andrebbero aggiunti <strong>altri 200 morti con il fucile mitragliatore Suomi M-31</strong>, ma si parla di <strong>oltre 800 vittime in tutto</strong>, il che fa di lui <strong>il cecchino più letale di tutti i tempi</strong>.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Certo, la tattica sovietica di avanzare nelle tenebrose foreste del nord con colonne di fanteria e attaccare ad ondate si prestava a subire un numero elevato di perdite, ma Häyhä, con la sua tecnica personale, supera di gran lunga i suoi colleghi</strong>. Quest’ometto di <strong>1,60 m</strong> si sposta rapidamente con i suoi sci, completamente vestito di bianco, portando con sé solo una razione di cibo, armi e munizioni. <strong>Si mimetizza perfettamente nella neve, arrivando a compattare la neve di fronte alla canna affinché non si sollevasse con lo sparo e a masticare neve, per raffreddare il fiato e non creare condensa</strong>. Per lo stesso motivo, <strong>rinuncia al mirino telescopico</strong>, in favore delle tacche di mira segnate sul suo <strong>Mosin-Nagant M-28 “Pystykorva” (“Bassotto”)</strong>, il tipico fucile russo in forza alle milizie finlandesi.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/tumblr_nc6548q9zi1r9kp8no1_500.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2067" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/tumblr_nc6548q9zi1r9kp8no1_500-257x300.jpg" alt="tumblr_nc6548q9zi1r9kp8no1_500" width="257" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Man mano che cresce la fama della “Morte Bianca”, il nemico cerca di stanarlo ed eliminarlo in ogni modo, sia ricorrendo ad altri cecchini, sia col fuoco d’artiglieria. Alla fine, il 6 marzo 1940, uno sparo gli porta via la guancia sinistra.</strong> Riprende coscienza in ospedale dopo una settimana, alla firma dell’armistizio tra i due Paesi. <strong>Nonostante le dure condizioni di pace, la Finlandia non sarà territorio sovietico</strong>. Il Maresciallo Mannerheim in persona lo promuove da caporale a sottotenente.<br />
<strong>Trascorre il resto della sua vita in campagna, cacciando alci e allevando cani. Quando gli chiedono come abbia fatto a sparare così bene, risponde, con semplicità: «Pratica». </strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Muore nel villaggio di Ruokolahti, il 1 aprile 2002, all’età di 96 anni.</strong></p>
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		<title>Vasilij Grigor’evič Zajcev</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Feb 2015 12:10:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Virga]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per noi non c’è terra oltre il Volga Vasilij Zajcev nasce da una famiglia russa il 23 marzo 1915 a Yeleninskoye, nel governatorato di Orenburg, negli Urali. Fin da ragazzo, con il nonno e il fratello minore, va a caccia di cervi e lupi nelle montagne. A dodici anni, con un fucile Berdan, uccide il suo primo lupo. Allo scoccare dell’Operazione Barbarossa, egli si trova a Vladivostok, come sottufficiale di marina nella Flotta del Pacifico, dove svolge mansioni d’ufficio. Chiede quindi di essere trasferito al fronte, come volontario. É assegnato perciò al 2° Battaglione del 1047º Reggimento di Fucilieri della]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p class="first-child " style="text-align: justify"><i><span title="P" class="cap"><span>P</span></span>er noi non c’è terra oltre il Volga</i></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify">Vasilij Zajcev nasce da una famiglia russa il 23 marzo 1915 a Yeleninskoye, nel governatorato di Orenburg, negli Urali. Fin da ragazzo, con il nonno e il fratello minore, va a caccia di cervi e lupi nelle montagne. <strong>A dodici anni, con un fucile Berdan, uccide il suo primo lupo</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Allo scoccare dell’Operazione Barbarossa, egli si trova a <strong>Vladivostok</strong>, come sottufficiale di marina nella Flotta del Pacifico, dove svolge mansioni d’ufficio. Chiede quindi di essere trasferito al fronte, come volontario. É assegnato perciò al 2° Battaglione del 1047º Reggimento di Fucilieri della 284ª Divisione di Fucilieri “Tomsk”. Intanto, i Tedeschi dilagano a fondo nel territorio sovietico, e la sua unità è inquadrata nella 62ª Armata, schierata di fronte a Stalingrado,<strong> ultimo baluardo delle difese sovietiche di fronte all’offensiva dell’Asse</strong>.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/Vasilij-Zajcev.jpg"><img class="wp-image-1418 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/Vasilij-Zajcev-227x300.jpg" alt="Vasilij Zajcev" width="253" height="334" /></a></p>
<p style="text-align: justify">In questa situazione critica, Zajcev si mette subito in mostra per le sue doti di tiratore, abbattendo 32 nemici con il proprio Mosin-Nagant. <strong>Divenuto un cecchino</strong>, tra il 10 novembre e il 17 dicembre 1942, durante l’apice della battaglia,<strong> elimina 225 soldati nemici</strong>, compresi 11 cecchini e numerosi ufficiali.</p>
<p style="text-align: justify">La sua impresa più famosa, tuttavia, resta il <strong>duello con lo <i>SS-Standartenführer</i> Heinz Thorwald</strong>, inviato apposta per eliminarlo. Dopo alcuni giorni di caccia, Zajcev riesce a sorprendere il suo avversario e ucciderlo. Sebbene il mirino telescopico di Thorwald si trovi al Museo dell’Armata Rossa di Mosca, tutta la vicenda, immortalata nel <strong>film francese “Il nemico alle porte”</strong>, resta in bilico tra la storia e la leggenda.</p>
<p style="text-align: justify">Ad ogni modo, il suo contributo alla vittoria è importante, e non solo per i <strong>400 nemici circa abbattuti</strong>, durante l’intera battaglia. Zajcev sperimenta nuove tecniche, affina l’arte del cecchinaggio e trasmette la sua esperienza ai suoi compagni. Si stima che i 28 cecchini da lui addestrati abbiano ucciso altri 3000 nemici. Inoltre, le tattiche da lui sviluppate sono state applicate con successo dalle forze armate sovietiche e russe nelle guerre a venire.</p>
<p style="text-align: justify">A gennaio, <strong>è ferito agli occhi da un mortaio e deve ritirarsi dal fronte</strong>. Durante la convalescenza è nominato Eroe dell’Unione Sovietica (22 febbraio 1943) e riceve la tessera del Partito Comunista. Una volta guarito, grazie al medico Vladimir Filatov, torna al fronte, terminando la guerra alle porte di Berlino, con il grado di capitano.</p>
<p style="text-align: justify">Dopo il conflitto, studia da ingegnere e lavora a Kiev come direttore di un’azienda tessile. <strong>Muore il 15 dicembre 1991</strong>, appena dieci giorni prima della fine dell’Unione Sovietica, per cui aveva combattuto. Solo il 31 gennaio 2006, però, viene esaudito il suo desiderio di riposare sulla collina di Mamayev Kurgan, sopra Stalingrado, a fianco dei compagni caduti.</p>
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