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	<title>Torquemada &#187; Senato</title>
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	<description>Torquemada è una rivista di inquisizione telematica, uno spazio condiviso dove esprimere il proprio pensiero in modo libero, ben argomentato ma soprattutto incendiario</description>
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		<title>Puzzle romano</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Feb 2015 14:15:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Manuel Granata]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dunque un siciliano. Il primo della storia con tale onere. Sergio Mattarella, dopo quattro turni di votazioni a camere riunite (tre delle quali farsa politica, inscenata per nascondere sotto una corta coperta le fittissime trattative politiche), ce l’ha fatta. O forse è Renzi che ce l’ha fatta, vincendo nuovamente contro i suoi amici/nemici politici senza nemmeno lo sforzo di passare per le urne, usanza abituale a casa dell’ex sindaco toscano, pare… Infatti per Mattarella la nuova elezione può essere letta piuttosto come coronamento di una silenziosa, ma diligente e coerente carriera politica tra prima e seconda repubblica (no, non passerò]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="D" class="cap"><span>D</span></span>unque un siciliano. Il primo della storia con tale onere. <strong>Sergio Mattarella</strong>, dopo quattro turni di votazioni a camere riunite (tre delle quali farsa politica, inscenata per nascondere sotto una corta coperta le fittissime trattative politiche), ce l’ha fatta. O forse è Renzi che ce l’ha fatta, vincendo nuovamente contro i suoi amici/nemici politici senza nemmeno lo sforzo di passare per le urne, usanza abituale a casa dell’ex sindaco toscano, pare…</p>
<p style="text-align: justify">Infatti per Mattarella la nuova elezione può essere letta piuttosto come coronamento di una silenziosa, ma <strong>diligente e coerente carriera politica tra prima e seconda repubblica</strong> (no, non passerò il resto dell’articolo a tratteggiare il profilo dell’ex DC, sia perché sono piuttosto scarso nel disegnare, sia perché esiste <em>Wikipedia</em> che fa lo sporco lavoro molto meglio del sottoscritto). Renzi invece con la giornata di sabato ha definitivamente concluso il suo periodo di praticantato da premier, e può dare inizio ad un percorso più compatto rispetto a quello già avviato nell’ultimo anno, fortemente targato PD, nonostante tutto ciò che possa sostenere Alfano. <strong>Il patto del Nazareno ormai è debolissimo</strong>: le parti contraenti non sono più alla pari all’interno dell’accordo. Il premier ha ricompattato un partito non abituato a vincere, e che negli scorsi mesi ha fatto di tutto per danneggiarsi; <strong>Berlusconi, e con lui Forza Italia, è stato disintegrato completamente da questa votazione</strong>, implodendo con la strategia delle schede bianche sabotata da un terzo dei grandi elettori forzisti. L’ex Cavaliere si ritrova per le mani, al momento, un partito all’opposizione che conta poco o niente, pieno per giunta di sibilanti correnti interne che rischiano di mutilarne i numeri alla Camera e al Senato.</p>
<p style="text-align: justify">Il patto del Nazareno (apparso come ultimo colpo di coda di una furbissima volpe dell’arena politica) oggi non rappresenta per Renzi quasi più nulla: vista la posizione di Forza Italia nell’emiciclo parlamentare, non è più nemmeno un vincolo sulle riforme: il fronte PD tutto da testare, ma nuovamente compatto (oggi paiono tutti fratelli e sorelle dimentichi delle urla e degli insulti delle scorse settimane: ah, che effetti miracolosi le bellezze della città eterna!) e i grillini scappati dal partito, con la stessa velocità con cui si scappa da un casa in fiamme, rappresentano una garanzia sufficiente. <strong>Il partito di Grillo e Casaleggio, oltre alla proposta di Imposimato, ha giocato la partita del Quirinale senza mai toccare la palla</strong>. Anzi non è mai sceso in campo. Non si è neanche seduto in tribuna: è rimasto proprio fuori dallo stadio (a urlare e a controllare le scie chimiche probabilmente…). Grillo e soci sentono infatti la fatica del correre nei palazzi della politica romana da soli e l’orgoglio di non cercare mai un appiglio seppur momentaneo pesa: le continue uscite di parlamentari dal movimento ne sono la dimostrazione. L’elezione del dodicesimo presidente della Repubblica certifica la crisi dei pentastellati, che saranno costretti a rivedere le loro logiche interne per non soccombere ai loro sempre più calanti sondaggi che interessano invece la Lega.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Il partito fondato da Umberto Bossi infatti, di questo passo rischia di raggiungere i grillini e di strappare loro lo scettro di partito più populista del paese</strong>. I Salvini boys in questa tornata di votazioni non si sono sprecati molto, proponendo il nome di Vittorio Feltri (d’altronde pensare tutte quelle dichiarazioni interessanti che sparano quotidianamente deve costare molta fatica) insieme al piccolo partito di Giorgia Meloni. Del giorno di Mattarella al Quirinale ci restano in conclusione le lamentele di tutta l’opposizione sul metodo, ma non sul nome (rispettato e accettato da quasi tutti i gruppi parlamentari). Quest’atteggiamento certifica ancora di più la vittoria di Renzi, che nonostante le tante (troppe) parole della politica italiana continua ad agire indisturbato (datemi delle conferme, sta facendo qualcosa di concreto oltre a twittare, vero?), consolidando la sua leadership a Roma e indirettamente a Bruxelles e a Berlino.</p>
<p style="text-align: justify">Se è vero che la Balena Bianca non è mai morta (Mattarella <em>docet</em>), tenete dunque un occhio sul mai domo Berlusconi e sulla sua condanna che va a morire a breve. <strong>La partita a carte non è ancora finita</strong>, e se le donne le tiene tutte per sé, non sappiamo quali assi abbia ancora nel mazzo.</p>
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		<title>Le migliori sfide al Senato di queste Midterm election</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Dec 2014 16:26:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giacomo Bresolin]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nelle ultime Mid term election, tenutesi negli Stati Uniti, la battaglia più accesa, tra il partito Repubblicano (GOP, Grand Old Party) e quello Democratico (Dem), è stata quella per il controllo del Senato (la Camera era già stata conquistata dal GOP nelle elezioni del 2010). Secondo il disegno voluto dai Padri Fondatori nella Costituzione americana il potere legislativo negli Stati Uniti è prerogativa del Congresso degli Stati Uniti, che si suddivide in due rami: La Camera dei Rappresentanti (435 membri, eletti in rapporto alla popolazione dello stato di provenienza), espressione del popolo, e il Senato degli Stati Uniti (100 membri,]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="N" class="cap"><span>N</span></span>elle ultime<b> Mid term election</b>, tenutesi negli Stati Uniti, la battaglia più accesa, tra il partito Repubblicano (GOP, Grand Old Party) e quello Democratico (Dem), è stata quella per il <b>controllo del Senato</b> (la Camera era già stata conquistata dal GOP nelle elezioni del 2010).<br />
Secondo il disegno voluto dai Padri Fondatori nella Costituzione americana il <b>potere legislativo</b> negli Stati Uniti è prerogativa del <b>Congresso degli Stati Uniti</b>, che si suddivide in due rami: La <b>Camera dei Rappresentanti</b> (435 membri, eletti in rapporto alla popolazione dello stato di provenienza), espressione del popolo, e il <b>Senato degli Stati Uniti</b> (100 membri, 2 membri per ogni stato), espressione dei singoli stati. Entrambe le camere hanno gli stessi poteri (<b>bicameralismo perfetto</b>), tranne in tema tributario, riservato ai membri della Camera. Nelle elezioni legislative, che si tengono ogni <b>due anni</b>, vengono rinnovati tutti i seggi della Camera, un terzo del Senato (i senatori rimangono dunque in carica 6 anni) e le amministrazioni degli stati. Le <b>Mid-term election </b>sono così denominate perchè ricorrono proprio nel mezzo del mandato presidenziale (che dura quattro anni).</p>
<p style="text-align: justify"><b>La Guerra per il Senato</b><br />
In queste ultime Mid term election i Repubblicani contendevano ai Democratici il controllo del Senato: questo infatti, per via del suo particolare metodo di rinnovo, era rimasto a maggioranza Democratica. Dei <b>36 seggi in palio</b>, per i sondaggisti, 17 erano sicuri per il GOP, 11 per i Dem: erano dunque 8 gli stati “in bilico” (<b>toss-up</b> come si dice), di questi 6 sono andati al GOP, 1 ai Dem, mentre un’altro attende il ballottaggio (ma potrebbe facilmente andare in mano ai repubblicani): Una vittoria del GOP che conquista 23 su 36 seggi, il che gli ha consentito di ribaltare a proprio favore la maggioranza al Senato, ora di 53. Ampliando anche la loro maggioranza alla Camera, ora il <b>GOP ha il controllo del Congresso</b>, gettando la Presidenza Obama nella situazione di governare senza una maggioranza in parlamento.</p>
<p style="text-align: justify">Vediamo le sfide più accese negli stati che erano considerati <b>toss-up</b>:</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/Midterm2014-Senate-1.tif"><img class="alignnone size-medium wp-image-413" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/Midterm2014-Senate-1.tif" alt="Midterm2014-Senate (1)" width="1" height="1" /></a><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/Midterm2014-Senate-1.tif"><img class="alignnone size-medium wp-image-413" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/Midterm2014-Senate-1.tif" alt="Midterm2014-Senate (1)" width="1" height="1" /></a><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/Midterm2014-Senate-1.tif"><img class="alignnone size-medium wp-image-413" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/Midterm2014-Senate-1.tif" alt="Midterm2014-Senate (1)" width="1" height="1" /></a><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/Midterm2014-Senate.png"><img class="size-medium wp-image-503 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/Midterm2014-Senate-300x206.png" alt="Midterm2014-Senate" width="300" height="206" /></a></p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify"><b>1) North Carolina</b>: per il seggio in palio in questo stato si sono mobilitati i “pezzi grossi” dei due partiti: i democratici coniugi <b>Bill e Hillary Clinton</b>, e i due ex candidati repubblicani alla presidenza <b>John McCain e Mitt Romney</b>. I Dem sono stati sconfitti nonostrante il sostengo di Hillary, che pare non abbia portato bene nemmeno agli altri candidati da lei sostenuti: infatti, anche negli altri stati, quasi nessuno di questi è stato eletto.</p>
<p style="text-align: justify"><b>2) Colorado</b>: stato passato ai democratici sotto la presidenza Obama, qui il senatore uscente democratico ha giocato la sua campagna elettorale sui <b>“temi etici”</b>, attaccando le posizioni più conservatrici del rivale repubblicano, con l’obiettivo di mobilitare a suo favore il <b>voto femminile</b>, considerato decisivo persino dal presidente Obama, che pochi giorni prima del voto aveva cercato di ingraziarselo. Ma non è bastato, e il seggio è andato al candidato del GOP.</p>
<p style="text-align: justify"><b>3) Iowa</b>: qui la candidata repubblicana (appoggiata dal Tea Party)<b> Joni Ernst</b>, veterana di guerra dell’Iraq con un passato da <b>allevatrice di maiali</b>, è stata per questo mira dei comici americani: lei ha saputo scherzarci su, sostenendo che l’essere cresciuta castrando maiali l’avrebbe aiutata a castrare la spesa pubblica federale. Alla fine ha vinto l’unico seggio in palio.</p>
<p style="text-align: justify"><b>4) Alaska</b>: in uno stato tendenzialmente repubblicano, sei anni fa un democratico vinse di un solo punto sul suo sfidante. Nelle ultime elezioni è però stato sconfitto dal candidato del GOP <b>Dan S. Sullivan</b>, che durante le elezioni primarie del suo partito ha avuto un non trascurabile problema: infatti Dan S. Sullivan si era candidato per il posto da Senatore, mentre <b>Dan A. Sullivan</b>, sindaco di Anchorage, per il posto di Vice-Governatore: oltre agli errori dei media che spesso pubblicavano le foto del candidato sbagliato, anche gli elettori repubblicani che hanno partecipato alle primarie non sapevano distinguere l’uno dall’altro. A peggiorare la situazione, è concorsa la volontà di entrambi i candidati di non utilizzare il secondo nome nella scheda, sostenendo entrambi di essere l’unico, “vero”, Dan Sullivan.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>5)</strong> <b>Kansas</b>: per il seggio in palio in questo stato i Dem non hanno presentato alcun candidato, preferendo affidarsi ad un indipendente, che ha saputo tenere testa al senatore uscente del GOP in uno <b>stato “ultra-repubblicano”</b>, fino a far temere a quest’ultimi, a pochi giorni dal voto, di perdere il seggio, poi comunque largamente vinto.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>6)</strong><b> New Hampshire</b>: similmente al caso dell’Alaska, nel 2010 (in un elezione suppletiva a causa della morte del senatore in carica) fu la vittoria del repubblicano <b>Scott Brown</b>, in Massachusetts, a destare scalpore in uno stato storicamente democratico. Brown (avvocato con un passato da “uomo più sexy d’America”) vinse ma non venne però riconfermato nel 2013. Ci ha dunque riprovato nel vicino New Hampshire, contro la senatrice democratica uscente ed ex governatrice <b>Jeanne Shaheen</b>. I sondaggi hanno segnano per giorni un <b>testa a testa </b>per la conquista del seggio. Decisivo è stato, almeno in questa occasione, l’intervento di <b>Hillary Clinton</b> che, mobilitando il voto femminile e accusando il candidato del GOP di aver votato contro una legge sull’equo-compenso per le donne lavoratrici, ha permesso la vittoria dei Dem.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>7)</strong> <b>Georgia</b>: in uno stato tradizionalmente repubblicano il GOP ha scelto, per il seggio da rinnovare, <b>David Perdue</b>, un <b>super-manager</b> nel settore privato, presentatosi come <b>outsider</b> del partito. La rivale democratica <b>Michelle Nunn</b> aveva invece lavorato tutta la vita nel settore del <b>non-profit</b>. La democratica ha dunque giocato tutta la campagna sull’incapacità del suo avversario di capire le difficoltà della <b>gente “normale”</b>, in uno stato primo in classifica percentuale per la disoccupazione. Ha fatto presa più del previsto ma la vittoria è comunque andata al candidato del GOP.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>8)</strong> <b>Louisiana</b>: qui la questione è stata complicata per i Dem, in uno stato tra i più <b>critici </b>sull’operato del presidente Obama. Lo sfidante repubblicano ha dunque puntato sul fallimento delle politiche dell’amministrazione federale. Ma a rendere più difficoltosa la sfida tra il GOP e i Dem è intervenuto un terzo incomodo:<b> un’altro repubblicano</b>,<b> Rob Maness</b>, ex ufficiale dell’aviazione, sostenuto dal Tea Party, balzato agli onori dei comici statunitensi per uno spot elettorale in cui ammansiva dei coccodrilli. Nonostante la divisione nel campo avversario, i Dem non sono riusciti ad approfittarne, e la Lousiana è andata al<b> ballottaggio (Runoff)</b>.</p>
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