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	<title>Torquemada &#187; Salute</title>
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	<description>Torquemada è una rivista di inquisizione telematica, uno spazio condiviso dove esprimere il proprio pensiero in modo libero, ben argomentato ma soprattutto incendiario</description>
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		<title>TUMORI: SFORTUNA O STILE DI VITA? QUANDO UN TITOLO “INGANNA” IL LETTORE</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Jan 2015 16:25:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carmine Bruno]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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		<category><![CDATA[Medicina]]></category>
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		<description><![CDATA[La ricerca pubblicata sulla prestigiosa rivista Science ha fatto il giro del mondo. Ma al di là dei titoloni il messaggio resta: “prevenire è meglio che curare!” La notizia dello studio pubblicato su Science riguardante la correlazione tra “sfortuna” e tumori è rimbalzata su tutte le testate giornalistiche, dalla TV al cartaceo, dai quotidiani online ai social network. «Tumori, la ricerca shock: ne causa più la sfortuna che lo stile di vita» oppure «Tumori, altro che fumo e cibo: &#8220;Due su tre sono colpa della sfortuna&#8221;». Questi sono alcuni titoli che milioni di lettori hanno visto scorrere sui propri pc,]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child "><span title="L" class="cap"><span>L</span></span><b>a ricerca pubblicata sulla prestigiosa rivista </b><i><b>Science</b></i><b> ha fatto il giro del mondo. Ma al di là dei titoloni il messaggio resta: “prevenire è meglio che curare!”</b><br />
La notizia dello studio pubblicato su <i>Science </i>riguardante la correlazione tra “sfortuna” e tumori è rimbalzata su tutte le testate giornalistiche, dalla TV al cartaceo, dai quotidiani online ai <i>social network</i>. <b>«Tumori, la ricerca shock: ne causa più la sfortuna che lo stile di vita» </b>oppure <b>«Tumori, altro che fumo e cibo: &#8220;Due su tre sono colpa della sfortuna&#8221;»</b>. Questi sono alcuni titoli che milioni di lettori hanno visto scorrere sui propri pc, <i>tablet</i> e <i>smartphone</i>.<br />
Al di là di semplificazioni ed errate conclusioni che ne possono scaturire, cerchiamo di fare un po’ di chiarezza.<br />
Tutto ha inizio con la pubblicazione sulla rivista <i>Science</i> della ricerca dei professori <b>Tomasetti</b> e <b>Volgestein</b>, il primo matematico, il secondo genetista, entrambi ricercatori a Baltimora. Nel loro studio, gli scienziati hanno elaborato un complesso modello matematico in grado di calcolare il rischio di sviluppare una neoplasia attribuibile al “caso”. Per fare ciò, sono state vagliate 31 tipologie di tumori umani escludendo i fattori genetici ed ambientali e concentrandosi su quei fattori legati alla <i>bad luck</i>, la “cattiva sorte” per intenderci…<br />
I risultanti della ricerca possono sembrare sconvolgenti. La “sfortuna” inciderebbe per i 2/3 sullo sviluppo di un tumore, contro 1/3 dei fattori ambientali, comunemente conosciuti come “fattori di rischio”.<br />
<b>Quali sono le basi biologiche di questo processo?</b><br />
In sintesi, tutte le cellule del nostro organismo, sin dalla vita in utero, originano e si rinnovano da una riserva di cellule dette “staminali”, potenzialmente in grado di riprodursi per un tempo pressoché illimitato e di rinnovare così le cellule andate in contro a senescenza o a morte.<br />
Nell’atto della riproduzione cellulare, la cellula staminale madre replica il proprio DNA con estrema accuratezza, correggendo eventuali errori di replicazione e preservando le generazioni cellulari successive dallo sviluppo di modifiche nel proprio patrimonio genetico che potrebbero trasformare le stesse in cellule “impazzite”, capaci cioè di dar luogo ad un tumore.<br />
Per quanto possa essere affidabile e preciso, il processo di replicazione del DNA porta con sé un esiguo ma non irrilevante numero di errori.<br />
Questo “errore intrinseco”, assolutamente casuale, inciderebbe per i 2/3 nello sviluppo dei tumori. Il concetto di errore di replicazione, tuttavia, era già conosciuto da tempo; Volgestein e Tomasetti si sono “limitati” -si fa per dire- ad elaborare una stima quantitativa di questa componente.<br />
<b>Quali sono le prospettive dello studio e qual è il messaggio per i non addetti ai lavori?</b><br />
Dai titoli letti sui giornali, sembrerebbe passare il messaggio che i fattori di rischio siano poco rilevanti nella genesi dei tumori. In realtà essi contano e come: basti pensare che il 90% dei tumori al polmone è correlato al fumo di sigaretta o che la stragrande maggioranza dei tumori della cervice uterina sono conseguenza dell’infezione da <i>Papilloma virus.</i> O, ancora, che una dieta povera di frutta e verdura aumenta il rischio di sviluppare tumori del colon. In altre parole, la correlazione tra tumori e fattori di rischio è resa evidente da una mole inossidabile di evidenze.<br />
<img class="size-medium wp-image-773 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/science-sept-26-300x111.jpg" alt="science-sept-26" width="300" height="111" /><br />
Non tutti i tumori, poi, sono uguali. Enormi sono le differenze in cause, decorso, aggressività di ciascun tipo. Lo studio, infatti, riferisce che l’effetto della “cattiva sorte” sia diverso in ciascuna tipologia di tumore presa in esame. Un altro aspetto rilevante, non contemplato nella ricerca, è la differenza di incidenza dei singoli tumori all’interno delle varie popolazioni. E’ noto, infatti, per citare un esempio, che il tumore all’esofago (considerato dagli scienziati di Baltimora tra i tumori dipendenti dalla “sfortuna”), sia decine di volte più frequente nella popolazione cinese rispetto a quella americana. A seguire alla lettera le conclusioni dello studio, verrebbe da chiedersi se i cinesi siano più sfortunati degli americani. In realtà è più lecito pensare che la causa di maggior incidenza di questo tumore sia dovuta a particolari fattori genetici e stili di vita di quella popolazione.<br />
La ricerca, dunque, richiede conferme, approfondimenti e risposte. E siamo certi che verrà fuori un fervente dibattito scientifico in tal senso. Ad oggi, per quanto le conclusioni dello studio siano clamorose, esigua se non nulla sarà l’influenza sull’importanza della prevenzione, ormai suffragata da migliaia di ricerche accumulate negli ultimi decenni.<br />
Lo stesso vale per la componente genetica o familiare correlata allo sviluppo di cancro: è indiscutibile il rischio correlato, ad esempio, alla presenza di mutazioni dei geni BRCA1 e BRCA2, nello sviluppo di tumori maligni della mammella o dell’ovaio in giovani donne, così come la presenza di mutazioni ereditarie in alcune neoplasie endocrine (MEN).<br />
<b>Lo strumento tuttora più valido nella cura efficace dei tumori è la diagnosi precoce</b>: scoprire l’esistenza di un tumore nei suoi primissimi stadi è cruciale nell’aumentare le probabilità di guarigione completa.<br />
<b>Il controllo degli stili di vita e l’eliminazione dei fattori di rischio resta, dunque, l’obiettivo primario per evitare una grossa fetta di casi di cancro</b>. Con buona pace di coloro che, leggendo i giornali, avevano intravisto la speranza di considerare innocui i propri “vizi”. Obesità, fumo di sigaretta, dieta povera di vegetali e radiazioni restano i nemici principali dalla salute, nonostante i titoloni a sette colonne e le semplificazioni di alcune redazioni!</p>
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		<title>Babbo Natale, Ebola, e altre Simpatiche Fregnacce</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Dec 2014 10:25:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Cavazza]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Ebola]]></category>
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		<description><![CDATA[Prima di affrontare qualunque altra questione, riteniamo sia fondamentale risolvere una volta per tutte il problema che da ormai troppo tempo deteriora i nostri sogni e guasta le nostre notti: mi spiace doverlo fare, ma la stampa -In molti sembrano averlo dimenticato- nasce prima di tutto per riportare la verità, anche quando risulta scomoda e dolorosa; dunque signori, mi duole informarvi del fatto che Babbo Natale non esiste. Fatevene una ragione. Appurato questo dato cruciale, con la coscienza più leggera, posso apprestarmi ad analizzare l’argomento principale di questo articolo: il Virus Ebola e le sue concrete possibilità di diffusione in]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify;"><span title="P" class="cap"><span>P</span></span>rima di affrontare qualunque altra questione, riteniamo sia fondamentale risolvere una volta per tutte il problema che da ormai troppo tempo deteriora i nostri sogni e guasta le nostre notti: mi spiace doverlo fare, ma la stampa -In molti sembrano averlo dimenticato- nasce prima di tutto per riportare la verità, anche quando risulta scomoda e dolorosa; dunque signori, mi duole informarvi del fatto che <b>Babbo Natale non esiste</b>. Fatevene una ragione.<br />
Appurato questo dato cruciale, con la coscienza più leggera, posso apprestarmi ad analizzare l’argomento principale di questo articolo:<b> il Virus Ebola e le sue concrete possibilità di diffusione in Italia</b>.<br />
Per molti mesi, i principali Mass Media occidentali ci hanno martellato con frequenti, apocalittici e ripetitivi servizi sull’Ebola. La rete, ormai fonte inesauribile di mestizia per le persone di una certa sensibilità intellettuale, è stata invasa in pochi giorni dalle personali osservazioni dei cittadini italiani, che, con la ricercata eloquenza che solo noi discendenti di Dante sappiamo sfoggiare, ci hanno allietati con perle di saggezza del calibro di: “Fuori i negri appestati dal nostro paese!!!!”, “Xchè continuano a far entrare queste scimmie?”, “Accolgono questi sporchi malati ma non fanno nulla per i Marò!!”.<br />
<a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/ebola-alert2.jpg"><img class="size-medium wp-image-583 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/ebola-alert2-300x177.jpg" alt="ebola-alert2" width="300" height="177" /></a><br />
Ma che cos’è esattamente l’Ebola? Il termine <b>“Ebola”</b> deriva dal nome della valle in cui si manifestò per la prima volta la malattia. <b>Era il lontano 1976 quando il virus venne maneggiato per la prima volta da un gruppo di inesperti ricercatori Belgi</b>, i quali lo avevano inizialmente scambiato per una forma di febbre gialla con manifestazioni emorragiche. Quell&#8217;anno l&#8217;Ebola uccise 280 persone nell&#8217;ex Zaire (l&#8217;88% dei contagiati). Ben presto fu nota a tutti la natura letale del virus, <b>il quale venne molto saggiamente archiviato e dimenticato per quarant&#8217;anni</b>. Dopotutto era solo morto qualche negro no?<br />
La musica è cambiata solo di recente, quando &#8211; guarda caso &#8211; <b>la malattia ha cominciato a diffondersi in misura tale da divenire potenzialmente pericolosa anche per i cosiddetti popoli civilizzati</b>. Chi si sarebbe mai aspettato che un Virus letale ed estremamente contagioso, prima o poi, avrebbe avuto la faccia tosta di cominciare a diffondersi! <b>Se le sperimentazioni per l’ottenimento di una cura fossero cominciate prima, forse le vite di migliaia di persone oggi non sarebbero state brutalmente stroncate.</b><br />
Un ruolo fondamentale in questo esaltante festival dell&#8217;ipocrisia è stato giocato dai mezzi di comunicazione. Se, inizialmente, alla questione non fu dato alcun peso, oggi Il fenomeno Ebola, al pari di altri mostri mitologici come <i>Mucca Pazza</i> e <i>Aviaria</i>, <b>è stato riplasmato in modo tale da fungere solamente da ennesimo scoop “innalza-audience”</b>. Con questo non intendiamo sminuire la gravità della malattia, né ridicolizzare tutti gli sforzi che migliaia di persone stanno compiendo per arginare il fenomeno. In Africa la situazione è veramente drammatica ed è nostro dovere intervenire. Tuttavia, le peculiarità della malattia rendono praticamente impossibile la possibilità che i contagiati possano giungere in Italia attraverso i barconi. <b>Riteniamo scandaloso il fatto che alcune testate giornalistiche abbiano ancora una volta strumentalizzato una tragedia al solo scopo di diffondere il panico e innalzare gli ascolti. </b>La percezione comune è quella di un morbo contagioso e pericoloso che in qualsiasi momento potrebbe essere trasportato sulle nostre coste dagli sporchi immigrati ma NON è così.<br />
Secondo la quasi totalità degli studiosi, <b>la malattia si manifesta con sintomi molto severi, che rendono estremamente improbabile uno spostamento intercontinentale del soggetto contagiato</b>: considerata la <b>rapida incubazione</b> (mediamente circa 7 giorni, al massimo 21), l’ipotesi che l’infezione possa giungere via mare con persone che, partite dalle zone interessate dall’epidemia, abbiano attraversato il nord Africa via terra per poi imbarcarsi verso l’Europa è assurda. <b>Il virus potrebbe giungere nel nostro continente solo attraverso i mezzi aerei.</b> Tenuto conto dei controlli a cui sono sottoposti i passeggeri, e del fatto che le compagnie che operano in suolo Italiano non prevedono voli diretti verso le zone contagiate, le probabilità che in Italia scoppi prossimamente un&#8217;epidemia di Ebola sono minime. Difatti, l&#8217;unico contagiato italiano, fino ad ora, è stato un medico di Emergency che operava nelle zone colpite dal morbo.<br />
Se state leggendo questo articolo e se siete scettici in merito all&#8217;attendibilità di queste considerazioni, <b>vi invitiamo a spegnere quella dannata TV e a cominciare a documentarvi seriamente, magari leggendo il sito del Ministero Della Salute.</b>&lt;<br />
Il seguente <a href="http://www.salute.gov.it/portale/temi/p2_6.jsp?lingua=italiano&amp;id=4030&amp;area=ebola&amp;menu=vuoto" target="_blank">Link </a>vi invierà proprio alla sezione riservata all&#8217;Ebola. <img class="alignnone size-medium wp-image-585" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/gmus-pd-0240-ebola-cluster-300x247.jpg" alt="gmus-pd-0240-ebola-cluster" width="300" height="247" /></p>
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		<title>Il &#8220;Chirurgo&#8221; Da Vinci: la nuova frontiera della chirurgia &#8221;robotica&#8221;</title>
		<link>http://www.torquemada.eu/2014/12/18/il-chirurgo-da-vinci-la-nuova-frontiera-della-chirurgia-robotica/</link>
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		<pubDate>Thu, 18 Dec 2014 18:18:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carmine Bruno]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Robot chirurgico progettato e prodotto negli Stati Uniti si sta diffondendo in tutto il mondo. Garantisce maggiore precisione e minore invasività in molte tipologie di operazioni. Un limite? I costi. Si chiama Robot Da Vinci, in onore dello scienziato ed artista italiano, ma viene prodotto dalla società californiana Intuitive Surgical e da qualche anno è presente in diverse sale operatorie di tutto il mondo, Italia compresa. Si tratta dell&#8217;ultima tappa dell&#8217;innovazione tecnologica applicata alla medicina, uno strumento capace di &#8220;potenziare&#8221; le mani e la vista del chirurgo, permettendo interventi di estrema precisione, ridotta invasività e garantisce notevoli vantaggi terapeutici.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " align="JUSTIFY"><i><b><span title="I" class="cap"><span>I</span></span>l Robot chirurgico progettato e prodotto negli Stati Uniti si sta diffondendo in tutto il mondo. Garantisce maggiore precisione e minore invasività in molte tipologie di operazioni. Un limite? I costi.</b></i></p>
<p>Si chiama <i><b>Robot Da Vinci</b></i>, in onore dello scienziato ed artista italiano, ma viene prodotto dalla società californiana <i><b>Intuitive Surgical</b></i><i> </i>e da qualche anno è presente in diverse sale operatorie di tutto il mondo, Italia compresa.<br />
Si tratta dell&#8217;ultima tappa dell&#8217;innovazione tecnologica applicata alla medicina, uno strumento capace di &#8220;potenziare&#8221; le mani e la vista del chirurgo, permettendo interventi di estrema precisione, ridotta invasività e garantisce notevoli vantaggi terapeutici. I settori della chirurgia in cui il Robot viene utilizzato spaziano dall&#8217;urologia alla chirurgia addominale: nelle asportazioni di tumori della prostata o dell&#8217;intestino, ad esempio. In futuro si prevede di ampliare sempre di più le indicazioni.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/chirurgia-medievale.jpg"><img class="wp-image-352 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/chirurgia-medievale-300x256.jpg" alt="chirurgia medievale" width="384" height="328" /></a></p>
<p>Per quanto l&#8217;appellativo <i><b>robot</b></i> possa stuzzicare pensieri <i>fantascientifici</i>, in realtà il <i>Da Vinci</i> non si sostituisce all&#8217;operatore. Il chirurgo controlla i movimenti e le azioni del complesso strumentario in dotazione attraverso una consolle remota interattiva. Sfruttando la visione 3D del campo operatorio, garantita dal sistema di telecamere a fibre ottiche di cui è dotato il dispositivo, l&#8217;operatore è in grado non solo di ingrandire le immagini, ma può controllare in modo più preciso i movimenti, attraverso un sofisticato servomeccanismo che consente una precisione millimetrica, annullando al massimo ogni forma di tremore ed imperfezione nei movimenti.<br />
Ma in cosa consiste il <i>Robot da Vinci</i>? Il dispositivo è composto da 4 bracci meccanici, ognuno di essi equipaggiato con strumenti per tagliare, suturare, cauterizzare di dimensioni estremamente ridotte, capaci di entrare nel corpo del paziente attraverso un forellino, per esempio sfruttando l&#8217;ombelico.<br />
Questo genere di approccio non solo potenzia le capacità del chirurgo quanto a precisione ed accuratezza, ma costituisce una tecnica mini-invasiva che può ridurre sanguinamenti, cicatrici e sequele post operatorie.<br />
Attualmente in Italia sono circa settanta i centri che hanno a disposizione questo &#8220;prezioso&#8221; dispositivo. Prezioso, non a caso, anche per il costo, che si aggira intorno ai 3 milioni di euro. Non è irrilevante, dunque, il problema della sostenibilità economica degli interventi eseguiti in chirurgia robotica. Appare evidente che eseguire un intervento chirurgico con Robot Da Vinci costi di più, e ad oggi il SSN rimborsa solo parzialmente le aziende ospedaliere che utilizzano la tecnologia <i>Da Vinci</i>, che quindi sono costrette a coprire &#8220;di tasca propria&#8221; la differenza di costi rispetto agli interventi tradizionali o in laparoscopia.<br />
Se solo alcuni decenni fa le tecniche laparoscopiche hanno cominciato ad imporsi a scapito della chirurgia tradizionale &#8220;a cielo aperto&#8221;, e la chirurgia robotica appare altrettanto promettente con una diffusione a macchia d&#8217;olio. <i>Sarà vera gloria? Ai posteri l&#8217;ardua sentenza!</i></p>
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