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	<title>Torquemada &#187; RSI</title>
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	<description>Torquemada è una rivista di inquisizione telematica, uno spazio condiviso dove esprimere il proprio pensiero in modo libero, ben argomentato ma soprattutto incendiario</description>
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		<title>Gli antifa offendono la Resistenza</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Nov 2015 23:48:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Virga]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il richiamo selettivo alla storia è sicuramente una costante del discorso politico, specie laddove si tratta di nobilitare o rafforzare le proprie idee, associandole ad eventi del passato, e in particolare per quanto riguarda la storia della propria comunità di popolo. È selettivo proprio perché si presuppone che sia uno sguardo critico che sceglie quali esperienze e momenti celebrare e ricordare. É ampiamente noto che l’attuale sinistra radicale italiana, unificata dal criminogeno mito dell’antifascismo militante, si richiama compulsivamente alla cosiddetta Resistenza. Ora, lasciando da parte gli altrettanto discutibili giudizi dei fascisti duri e puri, è giusto ammettere che la maggior]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><strong><span title="I" class="cap"><span>I</span></span>l richiamo selettivo alla storia è sicuramente una costante del discorso politico</strong>, specie laddove si tratta di nobilitare o rafforzare le proprie idee, associandole ad eventi del passato, e in particolare per quanto riguarda la storia della propria comunità di popolo. È selettivo proprio perché si presuppone che sia uno sguardo critico che sceglie quali esperienze e momenti celebrare e ricordare.</p>
<p style="text-align: justify">É ampiamente noto che l’attuale sinistra radicale italiana, unificata dal criminogeno mito dell’antifascismo militante, si richiama compulsivamente alla cosiddetta <strong>Resistenza</strong>. Ora, lasciando da parte gli altrettanto discutibili giudizi dei fascisti duri e puri, <strong>è giusto ammettere che la maggior parte dei partigiani fosse mossa da sentimenti del tutto comprensibili, tra i quali si possono individuare, a mio umile parere, tre principali motivazioni ideali.</strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>La prima, propria dei militari</strong>, era fondata nella <strong>fedeltà al sovrano</strong>, in quanto capo delle forze armate e rappresentante della nazione. Senza nulla togliere alla gravità del tradimento commesso da Vittorio Emanuele III con la fuga di Brindisi e l’abbandono dei soldati a se stessi, i risultati elettorali del giugno 1946, mostrano come l’idea monarchica restasse ben viva nel cuore degli Italiani.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>La seconda, ampiamente diffusa a sinistra</strong>, era il sogno di una <strong>rivoluzione socialista</strong> – <strong>sogno condiviso anche da non pochi fascisti repubblicani.</strong> Come anche questi ultimi ammettevano, fino ad allora il regime fascista, nonostante le indubbie riforme sociali progressive e il processo di nazionalizzazione delle masse, non aveva comunque scalfito la proprietà capitalista dei mezzi di produzione. Di lì a pochissimo, però, nella <strong>Conferenza di Mosca (18 ottobre – 11 novembre 1943)</strong> si stabilì di restaurare una democrazia liberale in Italia, per cui l’URSS si adoperò subito affinché Palmiro Togliatti rientrasse in Italia e accettasse di entrare a far parte del governo Badoglio II (22 aprile 1944), <strong>con la cosiddetta “Svolta di Salerno”. Insomma, la Resistenza fu “tradita” dai massimi vertici del comunismo internazionale e nazionale, poco dopo il suo inizio, con buona pace di chi ci credeva.</strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Infine, la terza, e più largamente condivisa</strong>, motivazione ideale consisteva nella <strong>lotta patriottica contro l’occupante tedesco</strong>, riallacciandosi anche alla retorica germanofoba risorgimentale. Qui va riconosciuto non solo che la Germania era l’alleato originario dell’Italia, meschinamente tradito e comprensibilmente inferocito per questa infamia, ma che lo stesso movimento di resistenza dipendeva in gran parte dal sostegno militare, politico ed economico degli Alleati che avevano bombardato, invaso e occupato l’Italia con gravissime distruzioni, stragi e crimini di guerra. <strong>In coerenza con la storia patria, si pretendeva di liberare il Paese con le armi di un nuovo occupante.</strong></p>
<p style="text-align: justify">D’altra parte, il trattamento riservato all’Italia occupata dall’alleato germanico era oggettivamente deprecabile, con continue prevaricazioni della sovranità della stessa RSI: dalle deportazioni di Ebrei, alle rappresaglie contro i civili, fino all’annessione d’intere province nordorientali. Gli stessi politici fascisti, a partire da Mussolini, si rendevano conto della situazione e cercavano di limitare il più possibile i danni. <strong>Insomma, piaccia o meno, la verità è che entrambe le fazioni si trovavano a dipendere da alleati che calpestavano impunemente quel medesimo suolo patrio che cercavano di difendere.</strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Ora, a chi si richiamano gli antifa, quando parlano di “Resistenza”?</strong> Alle pagine nobili di questa storia? Ai fanti, parà, alpini, bersaglieri e artiglieri del Corpo Italiano di Liberazione, che hanno combattuto da Montelungo al Po? Ai difensori di Porta San Paolo? Alle Repubbliche partigiane sbocciate sui monti d’Italia? Al valoroso <strong>Comandante Mauri</strong> con i suoi partigiani dalla penna nera e dal fazzoletto azzurro? Ai <strong>41.000 militari internat</strong>i che non sono più tornati dai <em>lager</em> tedeschi? Ai fucilati di<strong> Cefalonia</strong>, <strong>Corfù</strong> e <strong>Coo</strong>? Ai <strong>misconosciuti eroi di Unterlüss</strong>? All’eroico medico <strong>Felice Cascione</strong>? Al <strong>Servo di Dio Salvo d’Acquisto</strong>, offertosi in olocausto?</p>
<p style="text-align: justify"><strong>No, costoro scelgono <em>apertis verbis </em>di elogiare spudoratamente le pagine più cupe e vergognose della guerra civile. Loro non lottano per amore di patria o di libertà o di giustizia, ma per odio cieco e feroce.</strong> La loro Resistenza è quella dei <strong>GAP</strong>, degli attentati terroristici per provocare le rappresaglie tedesche e seminare rancore e ostilità sulla pelle dei civili massacrati. <strong>La loro Resistenza è quella degli assassinii mirati dei conciliatori – Resega, Gentile, Borsani, Bombacci –, delle vendette non meno spietate e inumane di quelle naziste, dei mattatoi di Schio, Oderzo, Mignagola, ecc. ecc. La loro Resistenza è quella delle sevizie ai prigionieri, dell&#8217;assassinio dei sacerdoti, dello stupro delle ausiliarie, della pulizia etnica dei propri compatrioti in servitù allo straniero.</strong></p>
<p style="text-align: justify">D’altronde, se oggi il neofascismo cerca di glissare, almeno in pubblico, i propri tratti meno presentabili (razzismo, antisemitismo, ecc.), loro invece <strong>non hanno vergogna di farsi corresponsabili morali dei crimini dell’antifascismo, di volta in volta minimizzandoli, negandoli, rivendicandoli, esaltandoli o, su scala minore, imitandoli. Il fascismo, invece, di cui si riempiono la bocca, non è neanche più quello storico</strong>, <strong>ma di volta in volta, su indicazione dei loro padrini del clero intellettuale radical chic, assume volti nuovi, arrivando a includere dei perfetti antifascisti!</strong> La costante, dal 1943 ad oggi, è una: l’odio fratricida che obnubila le menti e deforma i volti di questi figli di Caino.</p>
<p style="text-align: justify">Proprio questo è il punto: la loro Resistenza è quella della Malga di Porzûs, della Missione Strassera, di Dante Castellucci e Mario Simonazzi, insomma, quella dei partigiani che ammazzano altri partigiani, “colpevoli” di anteporre la Patria all’ideologia. Paradossalmente, sono proprio loro a infangare questo fenomeno storico, mettendone in risalto gli aspetti peggiori. <strong>Sono loro, non Salvini, a offendere la Resistenza!</strong></p>
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		<title>Donbass e Repubblica Sociale, quell&#8217;ipocrisia delle etichette &#8220;sinistrate&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Jan 2015 08:15:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giovanbattista Varricchio]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[A fianco del Donbass antifascista. Contro USA, UE e NATO, la scritta che leggo sul muro è firmata da uno dei tanti centri sociali operativi a Roma Sud, non mi sorprende: so che se riesci a dare l&#8217;aggettivo di “antifascista” a una qualunque battaglia &#8211; politica o metapolitica che sia &#8211; la teppaglia dello squadrismo rosso si prodigherà a farne bandiera il prima possibile. Sorge però spontaneo un doveroso, per quanto forse originale parallelo storico: come si fa, c&#8217;è da chiedersi, a conciliare gli slogan a sostegno delle Repubbliche Popolari in questione con altri slogan &#8211; come il classico “25]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify" align="left"><span style="font-size: medium"><span title="A" class="cap"><span>A</span></span><strong> <em>fianco del Donbass antifascista. Contro USA, UE e NATO</em>, la scritta che leggo sul muro è firmata da uno dei tanti centri sociali operativi a Roma Sud</strong>, non mi sorprende: so che se riesci a dare l&#8217;aggettivo di “antifascista” a una qualunque battaglia &#8211; politica o metapolitica che sia &#8211; la teppaglia dello squadrismo rosso si prodigherà a farne bandiera il prima possibile.</span></p>
<p align="left"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/Armata-Donbass.jpg"><img class=" wp-image-1320 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/Armata-Donbass-266x300.jpg" alt="Armata Donbass" width="297" height="335" /></a></p>
<p style="text-align: justify" align="left"><span style="font-size: medium">Sorge però spontaneo un doveroso, per quanto forse originale parallelo storico: come si fa, c&#8217;è da chiedersi, <strong>a conciliare gli slogan a sostegno delle Repubbliche Popolari in questione con altri slogan &#8211; come il classico “25 Aprile SEMPRE” &#8211; volti alla condanna senza se e senza ma della Repubblica Sociale Italiana?</strong></span></p>
<p style="text-align: justify" align="left"><span style="font-size: medium">La discrasia intellettuale di questa sinistra, a tal riguardo, è più evidente di quanto non possa apparire in un primo momento: l&#8217;esperienza della Repubblica Sociale e quella delle Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk – ma si potrebbero inserire altri casi come la Transnistria- hanno notevoli affinità, al netto delle diverse circostanze storiche, sia dal punto di vista della loro genesi, sia, almeno in parte, dal punto di vista ideologico.</span></p>
<p style="text-align: justify" align="left"><span style="font-size: medium">Per quanto attiene al fattore genetico infatti, <strong>è facilmente riscontrabile come, sia la R.S.I. che la cosiddetta <a href="http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2014/05/25/donetsk-e-lugansk-unite-in-nuova-russia_99910189-5ea7-4d53-a62f-cb4d54cc83e2.html" target="_blank">Nuova Russia</a> (progetto statuale federativo delle realtà separatiste a Donetsk e Lugansk), siano sorte in contesti bellici e, particolarmente, a seguito di un cambio radicale al governo centrale del Paese</strong>. </span></p>
<div id="attachment_1318" style="width: 449px" class="wp-caption aligncenter"><img class="wp-image-1318" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/Aquila-devasta-Pravy-Sektor-300x225.jpeg" alt="Aquila devasta Pravy Sektor" width="439" height="329" /><p class="wp-caption-text">L&#8217;aquila della Nuova Russia che strappa le insegne del Pravy Sektor, gruppo terrorista ucraino.</p></div>
<p style="text-align: justify" align="left"><span style="font-size: medium">Sotto il profilo ideologico è evidente il nazionalismo che anima le dette Repubbliche, sorte appunto con la volontà di liberazione del proprio popolo di riferimento (etnicamente individuato); sotto lo stesso profilo è, altresì, individuabile negli U.S.A. e (soprattutto per quanto attiene al Donbass) nell&#8217;apparato politico sovranazionale dell&#8217;Occidente, un comune nemico, fautore e promotore di un liberalismo morale ed economico osteggiato tanto dalla Repubblica Sociale che dalle Repubbliche Popolari.</span></p>
<p style="text-align: justify" align="left"><span style="font-size: medium">Interessante ed ironica si fa, a questo punto, la posizione dei centri sociali, la cui ipocrisia a riguardo può essere criticata sotto due aspetti: il primo, quello attinente alla condanna della Repubblica “fascista”; l&#8217;altro attinente alla difesa del Donbass “antifascista”.</span></p>
<p style="text-align: justify" align="left"><span style="font-size: medium">Riguardo al primo aspetto, infatti viene da chiedersi perché la sinistra radicale non guardi almeno con simpatia all&#8217;impianto politico e programmatico della R.S.I., <strong>che può esser definita</strong> – almeno nelle sue dichiarazioni di intenti – <strong>come l&#8217;esperienza statuale italiana più vicina al socialismo.</strong></span></p>
<p style="text-align: justify" align="left"><span style="font-size: medium">In effetti basterebbe leggere il <a href="http://www.larchivio.org/xoom/cartadiverona.htm" target="_blank">Manifesto di Verona</a>, documento programmatico del fascismo repubblicano, per rendersi conto di quanto la Repubblica fascista avrebbe potuto essere baluardo contro all&#8217;ideologia liberale e all&#8217;<i>American way of life</i>, i quali sarebbero diventati dominanti nell&#8217;italietta del dopoguerra, vassalla fedele della NATO e dell&#8217;UE.</span></p>
<p style="text-align: justify" align="left"><span style="font-size: medium">Tornando al Manifesto di Verona, <strong>notiamo al punto 10 un abbozzo di quella che oggi definiremmo “funzione sociale della proprietà”; per non parlare della cogestione delle aziende ad opera delle rappresentanze operaie per la fissazione dei salari e la ripartizione degli utili secondo criteri di equità (punto 12).</strong></span></p>
<p style="text-align: justify" align="left"><strong><span style="font-size: medium">Al punto 13 troviamo addirittura la possibilità di esproprio delle terre incolte o mal gestite, le quali sarebbero state poi lottizzate tra gli stessi braccianti.</span></strong></p>
<p style="text-align: justify" align="left"><span style="font-size: medium">Oltre a ciò, si riscontra la promozione del &#8211; tanto sbandierato a sinistra &#8211; diritto alla casa (punto 15) e la fissazione di minimi salariali a livello nazionale (punto 17).</span></p>
<p style="text-align: justify" align="left"><span style="font-size: medium">Un&#8217;impostazione decisamente socialisteggiante &#8211; che aveva infatti trovato sostegno in personaggi singolari come il comunista Nicola Bombacci, e prima ancora nel noto storiografo Delio Cantimori che, a guerra finita passò al Partito Comunista &#8211; peccato non avesse il titolo di “Repubblica Popolare” (sebbene lo stesso <a href="http://1.bp.blogspot.com/-1F5Ws_EjT6k/UMG9QX37OVI/AAAAAAAAHkg/znbfCPJXIoE/s1600/corsera+annuncio+18+punti+di+VR.JPG" target="_blank">Corriere della Sera</a> non esitò a definirla così) e quindi non può piacere ai compagni nostrani.</span></p>
<p style="text-align: justify" align="left"><span style="font-size: medium">E&#8217; vero, si potrebbe eccepire il carattere reazionario (punto 6) e nazionalista (punto 18) che animava il documento sopracitato, <strong>ma qui la contraddizione diventa palese se lo si raffronta con le basi ideologiche delle tanto acclamate Repubbliche Popolari del Donbass.</strong></span></p>
<p style="text-align: justify" align="left"><span style="font-size: medium">Declinare l&#8217;antifascismo dichiarato dai militanti filo-russi è questione certamente complessa, ma senz&#8217;altro non corrisponde all&#8217;ideologia pacifista, internazionalista e ateizzante promossa dai fan della canna libera e del relativismo etico.</span></p>
<p style="text-align: justify" align="left"><span style="font-size: medium">L&#8217;antifascismo del Donbass è, in primis, parte integrante della storia della Russia sovietica: non sfugge infatti il parallelo tra la “grande guerra patriottica” con la quale l&#8217;URSS respinse l&#8217;iniziativa militare dell&#8217;Asse sul proprio territorio, <strong>e la guerra civile attuale nell&#8217;est Ucraina, che vede impegnate sul fronte di Kiev organizzazioni politiche e paramilitari di ispirazione neo-nazista quali il <i>Pravy Sector</i>, il battaglione Azov e il battaglione Donbass</strong>.</span></p>
<p style="text-align: justify" align="left"><strong><span style="font-size: medium">Questo antifascismo però, dimostra alla prova dei fatti, peculiarità che lo rendono quanto mai distante dalla visione del mondo portata avanti dai centri sociali nostrani: è stato rilevato – sebbene le fonti a riguardo non siano molte – che la Costituzione della Repubblica Popolare di Donetsk sosterrebbe apertamente la famiglia tradizionale, oltrech</span><span style="font-size: medium">é</span></strong><span style="font-size: medium"><strong> il diritto alla vita del nascituro, per non parlare dell&#8217;Ortodossia come religione di stato </strong>(le fonti <a href="http://www.eastjournal.net/ucraina-altro-che-compagni-la-repubblica-di-donetsk-e-lombra-nera-di-aleksandr-dugin/46773" target="_blank">qui </a>e <a href="https://crisiglobale.wordpress.com/2014/05/21/focus-ucraina-repubblica-di-donetsk-sempre-piu-a-destra-verso-la-russia/" target="_blank">qui</a>).<strong> In ogni caso, se anche queste informazioni non risultassero vere, ci sono diverse altre prove che l&#8217;antifascismo militante in salsa filo-russa non è in alcun modo paragonabile a quello comunemente inteso nel nostro Paese;</strong> basta vedere chi è effettivamente al comando dei ribelli: personaggi come Igor Strelkov, il quale in un&#8217;<a href="http://souloftheeast.org/2014/10/31/a-russian-centurion/" target="_blank">intervista</a> ha avuto modo di affermare: </span><span style="font-size: medium"><i>“</i></span><span style="font-size: medium"><i>La gente del Donbass combatte per la propria terra</i></span><span style="font-size: medium"><i>, </i></span><span style="font-size: medium"><i>la terra degli antenati</i></span><span style="font-size: medium"><i>.(&#8230;) </i></span><span style="font-size: medium"><i>La gente del Donbass lotta per la Giustizia</i></span><span style="font-size: medium"><i>, </i></span><span style="font-size: medium"><i>per il diritto di essere russi</i></span><span style="font-size: medium"><i>, </i></span><span style="font-size: medium"><i>per la cultura russa</i></span><span style="font-size: medium"><i>, </i></span><span style="font-size: medium"><i>per l&#8217;Ortodossia</i></span><span style="font-size: medium"><i>. (…) </i></span><span style="font-size: medium"><i>la verità è con loro, ma sopratutto Dio è con loro</i></span><span style="font-size: medium"><i>”. </i></span><span style="font-size: medium">Si potrebbe, d&#8217;altronde anche citare uno dei suoi aiutanti, Igor Druz, il quale titola un suo recente articolo sulla Nuova Russia con un poco fraintendibile <i>“</i><i><a href="http://ruskline.ru/analitika/2014/09/06/my_russkaya_kontrrevolyuciya/" target="_blank">Мы &#8211; русская контрреволюция</a>”</i> (= Noi, la controrivoluzione russa).</span></p>
<p style="text-align: justify" align="left"><span style="font-size: medium"><strong>Idealismo, sentimento religioso marcatamente ortodosso, nazionalismo panrusso sono quindi ingredienti imprescindibili per questi combattenti; chissà cosa ne potrebbero pensare quei simpaticoni della <a href="http://www.punkadeka.it/wp-content/uploads/2014/07/BANDABASSOTTI_NOPASARAN.jpg" target="_blank">Banda Bassotti</a> (anche loro accaniti fan degli antifà dell&#8217;est ucraino) nel vedere, ad esempio l&#8217;<a href="http://www.gettyimages.co.uk/detail/news-photo/pro-russian-fighters-sit-ontop-of-a-tank-in-starobesheve-news-photo/454426238" target="_blank">icona del Cristo <i>Pantokrator</i></a> sui carri armati dei loro partigiani</strong>.</span></p>
<div id="attachment_1321" style="width: 440px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/Bandiera-Pantokrator.jpg"><img class="wp-image-1321" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/Bandiera-Pantokrator-300x168.jpg" alt="Bandiera Pantokrator" width="430" height="241" /></a><p class="wp-caption-text">La bandiera del Christos Pantokrator usata in battaglia dalla Milizia Ortodossa e portata in piazza a Roma dal Coordinamento Solidale per il Donbass a ottobre.</p></div>
<p style="text-align: justify" align="left"><span style="font-size: medium">A conclusione di questa, purtroppo non brevissima, disamina, non si può non concordare con <strong>un filosofo di spessore come Costanzo Preve, il quale affermava, riguardo ai ragazzi dei centri sociali</strong>: <em>Privi di qualsiasi ragion d&#8217;essere storica, costoro, composti di semianalfabeti, intontiti dalla musica che ascoltano abitualmente ad altissimo volume e dallo spinellamento di gruppo, hanno una cultura della mobilitazione, dello scontro e della paranoia del fascismo esterno sempre attuale, ed è del tutto inutile porsi in un razionale atteggiamento dialogico, che pure potrebbe teoricamente chiarire moltissimi equivoci. Ma il paranoico non è un interlocutore</em>.</span></p>
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