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	<title>Torquemada &#187; Roma</title>
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	<description>Torquemada è una rivista di inquisizione telematica, uno spazio condiviso dove esprimere il proprio pensiero in modo libero, ben argomentato ma soprattutto incendiario</description>
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		<title>Papa Francesco: pontificato breve o disinformazione?</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Mar 2015 17:09:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Eugenio Runco]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nella serata del dodici marzo (era già il tredici in Europa) l&#8217;emittente messicana Televisa ha trasmesso l&#8217;intervista concessa dal Papa alla vaticanista Valentina Alazraki in occasione del secondo anniversario della Sua elezione. Oltre atlantico l&#8217;intervista è stata dapprima compendiata in un comunicato di Radio Vaticana e poco più tardi riportata integralmente in italiano dall&#8217;Osservatore Romano (eccola), e in spagnolo dalla stessa Radio Vaticana (qui). La conversazione tra Papa Francesco e la giornalista messicana è durata all&#8217;incirca un&#8217;ora e mezzo, e anche la sua trascrizione certamente non può definirsi corta. Nel sintetizzarla la stampa in molti casi si è soffermata, con precisione a dir poco chirurgica, solo su]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><strong><span title="N" class="cap"><span>N</span></span>ella serata del dodici marzo (era già il tredici in Europa) l&#8217;emittente messicana Televisa ha trasmesso l&#8217;intervista concessa dal Papa alla vaticanista Valentina Alazraki</strong> in occasione del secondo anniversario della Sua elezione. Oltre atlantico l&#8217;intervista è stata dapprima compendiata in un comunicato di <strong>Radio Vaticana</strong> e poco più tardi riportata integralmente in italiano dall&#8217;<strong>Osservatore Romano</strong> (<a href="http://www.osservatoreromano.va/it/news/due-anni-di-pontificato">eccola</a>), e in spagnolo dalla stessa Radio Vaticana (<a href="http://www.news.va/es/news/los-primeros-dos-anos-de-la-era-francisco-en-entre">qui</a>).</p>
<p style="text-align: justify"><strong>La conversazione tra Papa Francesco e la giornalista messicana è durata all&#8217;incirca un&#8217;ora e mezzo</strong>, e anche la sua trascrizione certamente non può definirsi corta. Nel sintetizzarla<strong> la stampa in molti casi si è soffermata, con precisione a dir poco chirurgica, solo su alcune espressioni usate dal Santo Padre</strong>, propinando a volte notizie dal senso poco coerente con quello del discorso del Sommo Pontefice, e presumibilmente distanti dalle Sue intenzioni. Non si tratta di un fenomeno nuovo, ma frequente, in particolar modo per le notizie che riguardano, in ordine crescente, la Chiesa Cattolica, il Romano Pontefice e Papa Francesco.</p>
<p style="text-align: justify">In questo caso ci riferiamo ai temi dell&#8217;intervista, e <strong>in luogo specifico al clamore suscitato dalle parole di Francesco I con le quali ha affermato di presagire la brevità del pontificato</strong> corrente.</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/cq5dam.thumbnail.624.351.jpg"><img class=" wp-image-2129 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/cq5dam.thumbnail.624.351-300x168.jpg" alt="cq5dam.thumbnail.624.351" width="314" height="176" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Una asserzione giunta allorché si è fatto notare al Papa che il Suo operato ha potuto a volte  far pensare ad &#8220;una certa <strong>fretta nel modo di agire</strong>&#8221; oppure a una visione del <strong>pontificato a &#8220;breve termine&#8221;</strong>. Eccola per intero:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify"><em>&#8220;Ho la sensazione che il mio pontificato sarà breve. Quattro o cinque anni. Non so, o due o tre. Beh, due sono già passati. È come una sensazione un po’ vaga. Le dico, forse no. È come la psicologia di chi gioca e allora crede che perderà per non restare poi deluso. E se vince è contento. Non so che cos’è. Ma ho la sensazione che Dio mi ha messo qui per una cosa breve, niente di più&#8230; Ma è una sensazione. Per questo lascio sempre aperta la possibilità.&#8221;</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify">Questa ci appare come una risposta affermativa alla prima ipotesi. <strong>Il Papa tiene effettivamente a realizzare i Suoi propositi al più presto</strong>, impegnandosi dal primo momento.<strong> Questa premura è suggerita dalla sensazione che il tempo a disposizione sia poco</strong>. Si tratta di<strong> una semplice sensazione</strong>, forse <strong>dettata dalla gravità non da poco della Missione</strong>, come specificato dalla metafora del giocatore. Non è opportuno interrogarsi sulla natura di questo mandato affidato a Francesco, magari lanciandosi in passionali ma arditi paragoni al Poverello d&#8217;Assisi e al &#8220;riparare la Chiesa&#8221;;o molto peggio a sensazionalistiche fantasticherie di gusto luteranesco sul &#8220;riformarla&#8221;. Qui si parla &#8220;semplicemente&#8221; (le virgolette sono d&#8217;obbligo) del compito di Pastore della Chiesa Universale, che deve essere svolto, come ogni altro, tenendo sempre presente la <em>&#8220;missione d&#8217;identità con Gesù Cristo&#8221;</em> che Francesco ha in altre occasioni ricordato e che ribadirà, come vedremo, più avanti nell&#8217;intervista. <strong>Il Papa intende svolgere dunque il Suo pontificato sotto la guida di Cristo,  con la sollecitudine di chi sa di poter essere in ogni momento sorpreso dai ladri</strong> (cfr. S.Matteo 24, 43-44), senza però escludere di poter esser chiamato dalla Provvidenza ad un lungo regno.</p>
<p style="text-align: justify">Una frase allusiva come &#8220;<em>Per questo lascio sempre aperta la possibilità&#8221; </em>può dare la sensazione che si rimanga in ambiguo e, considerando quanto poco remota è l&#8217;abdicazione di <strong>Benedetto XVI</strong>, si potrebbe pensare che il Santo Padre consideri aperta la possibilità di seguire anche in questo il cammino del Suo predecessore. Immediatamente dunque l&#8217;intervistatrice chiede  una precisazione in tal senso al Pontefice, il quale risponde:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify"><em>&#8220;[&#8230;]Io credo che Papa Benedetto abbia aperto una porta. Settant’anni fa non esistevano i vescovi emeriti. Oggi ne abbiamo 1400. [&#8230;] Credo che Benedetto con grande coraggio abbia aperto la porta ai Papi emeriti. Non bisogna considerare Benedetto come una eccezione. Ma come una istituzione. Forse sarà l’unico per molto tempo, forse non sarà l’unico. Ma è una porta aperta dal punto di vista istituzionale. Oggi il Papa emerito non è una realtà strana, ma si è aperta la possibilità che possa esistere.&#8221;</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify">Una risposta perfettamente in linea colla precedente, cui segue la domanda, che è più una affermazione: <em>&#8220;Si potrebbe pensare, come per i vescovi, un Papa che rinunci a ottant’anni.&#8221;</em> Ecco la replica del Papa:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify"><em>&#8220;Anche. Si può, ma a me non piace fissare un’età. Credo che il papato ha qualcosa di ultima istanza. È una grazia speciale. Per alcuni teologi il papato è un sacramento, i tedeschi sono molto creativi in tutte queste cose. Io non sono di questo parere, ma questo vuol dire che c’è qualcosa di speciale. Allora parlare di ottant’anni crea una sensazione di fine di pontificato che non farebbe bene, qualcosa di prevedibile. Non sono dell’idea di fissare un’età ma sono dell’idea di Benedetto. [&#8230;]&#8221;</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify"><strong>Francesco insomma non pensa di rinunciare al Ministero Petrino, e soprattutto non crede che si possa porgli un termine</strong>. Riconosce comunque, come la Chiesa ha sempre fatto, la possibilità della rinuncia, e il coraggio della scelta di Benedetto XVI, che servirà in futuro da ammonimento laddove se ne verifichino le circostanze. Il Papa Emerito è quindi una istituzione per l&#8217;importanza del Suo esempio. Lo è anche per la recente istituzione del titolo, ispirato a quello dei vescovi emeriti. Se esso verrà usato ancora nei prossimi anni non ci è dato sapere.</p>
<p style="text-align: justify">Tornando al nostro tema specifico, <strong>la ricezione da parte dei giornali delle attestazioni citate</strong>, nonché di altre risposte, <strong>è stata spesse volte incoerente</strong>, al punto che una veloce <strong>rassegna stampa</strong> delle più note testate svela un <strong>carosello di proclami tanto scandalistici quanto menzogneri</strong> e di condotte in qualche caso poco diligenti per dei giornalisti.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/papa_francesco.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2127" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/papa_francesco-300x187.jpg" alt="papa_francesco" width="300" height="187" /></a></p>
<p style="text-align: justify">L&#8217;intenzione originaria era di occuparsi esclusivamente della stampa nostrana, ma la menzione di quella straniera è d&#8217;obbligo in un caso esemplare. Infatti di tanto in tanto la notizia è riportata onestamente, e<strong> l&#8217;articolo più fedele alle parole del Papa</strong>, per quanto succinto, è del <strong>Time</strong> (<a href="http://time.com/3743995/pope-francis-anniversary-five-years/">qui</a>).</p>
<p style="text-align: justify">In Italia si è appreso il contenuto dell&#8217;intervista tramite <strong>il comunicato della Radio Vaticana</strong> (<a href="http://it.radiovaticana.va/news/2015/03/13/il_papa_a_televisa_racconta_i_due_anni_di_pontificato/1129053">qui</a>) che <strong>ha avuto una considerevole &#8220;circolazione&#8221;</strong> nelle redazioni dei quotidiani. Diversi suoi trafiletti sono stati &#8220;copia-incollati&#8221; dall&#8217;<strong>Huffington Post</strong> (<a href="http://www.huffingtonpost.it/2015/03/13/papa-pontificato-breve_n_6862568.html?utm_hp_ref=italy">qui</a>) – l&#8217;unico giornale a riconoscere espressamente la citazione – dall&#8217;agenzia di informazione <strong>ANSA</strong> (<a href="http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2015/03/13/papa-festeggia-2-anni-pontificato-ma-ammette-ho-sensazione-che-sara-breve_c5fc3eb9-561a-42d2-abd4-2d020be915c5.html">qui</a>), da <strong>Repubblica</strong> (<a href="http://www.repubblica.it/esteri/2015/03/13/news/papa_curia_ultima_corte_d_europa_-109421858/?ref=search">qui</a>), dal <strong>Sole 24 Ore</strong> (<a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2015-03-13/papa-francesco-ho-sensazione-che-mio-pontificato-sara-breve-144154.shtml?uuid=ABRjLt8C">qui</a>), e perfino da <strong>&#8220;Vatican Insider&#8221;</strong> (<a href="http://vaticaninsider.lastampa.it/vaticano/dettaglio-articolo/articolo/francesco-francisco-francis-39708/">qui</a>), lo spazio dedicato da &#8220;<strong>La Stampa</strong>&#8221; alle vicende di Chiesa, dove invero era presente anche un&#8217;articolo di Andrea Tornielli (<a href="http://vaticaninsider.lastampa.it/vaticano/dettaglio-articolo/articolo/francesco-francisco-francis-39722/">questo</a>) che riportava le risposte del Papa.</p>
<p style="text-align: justify">Tuttavia<strong> il Sole 24 ore</strong> correlava il suo articolo ad una datata recensione (<a href="http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2014-05-29/bergoglio-papato-termine-francesco-i-lupi-segreto-una-rivoluzione-libro-marco-politi-150754.shtml?uuid=ABD3xCMB">questa</a>) alludendo ad altrettanto datate quanto poco affidabili argomentazioni. <strong>Si tratta del primo, e meno attendibile, dei due ordini di equivoci che una informazione distorta o quantomeno disattenta può generare sull&#8217;argomento.</strong> La rinuncia di Benedetto XVI sarebbe stata il primo segno di <strong>una imminente rivoluzione nella guida della Chiesa</strong>, destinata all&#8217;evoluzione nella scia dei moderni ordinamenti democratici, e culminante nell&#8217;istituzione di un <strong>&#8220;papato a termine&#8221;</strong>. In pratica il Papa dovrebbe presto avere a disposizione un &#8220;settennato&#8221; come il presidente della repubblica. <strong>Una previsione tanto distante dalle parole de Pontefice quanto poco cattolica</strong>, specie se si afferma che i futuri Successori di Pietro non potranno più &#8220;salire sul trono pretendendo di essere plenipotenziari di Cristo&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify">Corre quasi sulla stessa linea di pensiero <strong>il pessimo articolo della redazione online del Corriere della Sera (<a href="http://www.corriere.it/cronache/15_marzo_13/papa-francesco-sento-mio-pontificato-breve-15c43080-c984-11e4-84dd-480351105d62.shtml">qui</a>), che addirittura arriva ad attribuire al Santo Padre asserzioni da lui mai pronunciate</strong>, come  nel grassetto: «i papi emeriti dovrebbero diventare un&#8217;istituzione», posto in rubrica con tanto di virgolette, a titolo di un piccolo capoverso contenente un <em>collage</em> di frasi dell&#8217;intervista. <strong>Contro l&#8217;evidenza, il quotidiano milanese lascia intendere invece una imminente istituzionalizzazione delle dimissioni per <em>ingravescentem aetatem</em></strong>.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Il secondo tipo di equivoci, e che forse può apparire maggiormente plausibile, è quello per cui sarebbe possibile desumere dalle risposte di Papa Francesco a Valentina Alazraki, la Sua intenzione di rinunciare al Soglio Pontificio in un prossimo futuro.</strong> Questa interpretazione ha avuto però enorme risonanza anche sui media internazionali, infatti è il filo conduttore di numerosi articoli, come quello del <strong>Guardian</strong> (<a href="http://www.theguardian.com/world/2015/mar/13/pope-francis-two-year-anniversary-lord-chose-me-short-mission">qui</a>), e di servizi televisivi. Abbiamo già visto come a nostro avviso simili conclusioni non possano essere tratte da quel dialogo, ed <strong>è significativo come la stessa Valentina Alazraki abbia voluto smentirli in alcuni tweet che riportiamo in immagine</strong>.</p>
<p style="text-align: center"> <a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/Cattura-alazraki-1.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-2121" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/Cattura-alazraki-1-300x211.png" alt="Cattura alazraki 1" width="300" height="211" /></a></p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/Cattura-alazraki-2.png"><img class="size-medium wp-image-2120 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/Cattura-alazraki-2-300x211.png" alt="Cattura alazraki 2" width="300" height="211" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Nel Bel Paese tra banalità, fraintendimenti e strumentalizzazioni l&#8217;argomento in questione non ha mancato di dar vita a una <strong>fiumana di servizi grotteschi</strong>, alcuni dei quali menzionabili. Come <strong>&#8220;Papa Francesco: non durerò a lungo&#8221;</strong> dell&#8217;<strong>Avanti</strong> (<a href="http://www.avantionline.it/2015/03/papa-francesco-non-durero-a-lungo/">qui</a>), redivivo quotidiano socialista, il quale domandandosi &#8220;cosa ci sia di non detto nelle Sue parole?&#8221; ci presenta un Papa depresso, che nell&#8217;intervista a Televisa, sembrerebbe<span class="Apple-style-span"> lanciare dall&#8217;inconscio e in modo indiretto &#8220;un allarme, un appello accorato, un segnale di difficoltà&#8221;. O anche <strong>Libero Quotidiano</strong> che in <a href="http://www.liberoquotidiano.it/news/italia/11767468/Papa-Francesco-e-il--pontificato.html">questo</a> articolo calcola, con l&#8217;invadente <em>nonchalance</em> di uno iettatore navigato, le <strong>incognite</strong> che il Sommo Pontefice dovrebbe mettere in conto. Ne individua essenzialmente due: la &#8220;morte naturale&#8221; e il rischio di essere finito <strong>&#8220;nel mirino dell&#8217;ISIS&#8221;</strong>. In ultimo ci diverte molto anche <strong>il Fatto Quotidiano</strong> (<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/03/13/francesco-ior-pedofili-mafia-divorziati-2-anni-rivoluzione-sfidando-curia-lobby/1501217/">qui</a>) che, accennando sommariamente all&#8217;intervista, coglie l&#8217;occasione per sciogliere una filippica che sorprende Papa Francesco mentre si spoglia per un attimo delle vesti eroiche, dando sfogo alla frustrazione di non essere in grado di compiere la Sua missione titanica. La Chiesa non merita di essere salvata né può esserlo. Francesco I infatti, a due anni dall&#8217;elezione, starebbe per essere travolto da una valanga di Curia, Ior, pedofili, divorziati e gay, mentre viene stritolato da una &#8220;corte curiale&#8221; ostile guidata probabilmente dal cardinal <strong>Raymond Leo Burke</strong>. </span></p>
<p style="text-align: justify">Tornando a questioni più serie, <strong>un&#8217;altra parte dell&#8217;intervista ad aver avuto molta risonanza è quella in cui il Santo Padre ha definito la Curia come <em>&#8220;l&#8217;ultima corte d&#8217;Europa&#8221;</em></strong>. Una affermazione giunta quando Gli è stata chiesta conferma di voler cambiare nella Curia, <em>molto più delle struttur</em>e, cioè la<em> mentalità</em> e il <em>cuore</em>.  <strong>Il Papa dunque dopo aver descritto l&#8217;ambiente della Corte Papale</strong> come diverso da quello delle altre corti rimaste nel continente e <em>&#8220;ormai democraticizzate&#8221;</em>, precisando di non avere intenti polemici, <strong>ha confermato di non voler agire sulla forma, ma sulle persone:</strong> <strong>quello di cui c&#8217;è bisogno è una conversione personale</strong>. Il Papa renderà esplicito il senso di queste parole più avanti nell&#8217;intervista, quando ricorderà l&#8217;allocuzione da Lui tenuta alla curia prima di Natale. Un esame di coscienza in cui aveva evidenziato <strong>quindici malattie</strong>.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify"><em>&#8220;Ho pensato per esempio a una a cui nessuno ha fatto caso e per me è la principale: dimenticare il primo amore. Quando cioè uno si trasforma in un buon impiegato e dimentica di avere una missione di identità con Gesù Cristo, che è il primo amore.&#8221;</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify">Concludendo, ricordiamo come il Papa abbia accettato l&#8217;aggiunta, propostagli da un cardinale in occasione dell&#8217;ultimo concistoro, di <strong>una sedicesima malattia</strong> alle quindici del discorso di Natale: <em>&#8220;Quella di chi non ha il coraggio di criticare apertamente. Se uno non è d’accordo con il Papa deve andare a dirglielo&#8221;. </em>Dunque forte dell&#8217;esortazione del Santo Padre, e pur essendo con Lui pienamente d&#8217;accordo, vorrei con affetto filiale rivolgergli una piccola considerazione. Papa Francesco ci ha abituato ormai da due anni al <em>&#8220;<strong>Gesuitese&#8221;</strong></em><strong>: un linguaggio apparentemente compiacente, ma dalle scarse concessioni</strong>. Forse però usandolo di meno si eviterebbero numerose distorsioni come queste che abbiamo appena esaminato.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/topic.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2126" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/topic-300x164.jpg" alt="topic" width="300" height="164" /></a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>SMAC: una settimana mondiale per l’abolizione della carne</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Jan 2015 11:36:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Losi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Inquisizione Vegana]]></category>
		<category><![CDATA[Abolizione della carne]]></category>
		<category><![CDATA[Animalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Antispecismo]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
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		<category><![CDATA[Smac]]></category>

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		<description><![CDATA[Si tiene tre volte all’anno: alla fine di gennaio, maggio e settembre. Questa settimana in tutto il mondo gruppi animalisti manifesteranno perché siano banditi per sempre gli allevamenti, la caccia e la pesca. Il sito www.meat-abolition.org raccoglie tutte queste iniziative, in particolare quelle che si svolgeranno in Italia saranno segnalate qui. Sabato a Roma si terrà un presidio alle porte del mattatoio di Via Togliatti: un’iniziativa coraggiosa che ha ormai una tradizione nell’attivismo locale e che non può non far pensare ai recenti fatti di Toronto, dove gli attivisti hanno cercato di impedire ai camion carichi di animali l&#8217;ingresso nel]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child "><span title="S" class="cap"><span>S</span></span>i tiene tre volte all’anno: alla fine di gennaio, maggio e settembre. <strong>Questa settimana in tutto il mondo gruppi animalisti manifesteranno perché siano banditi per sempre gli allevamenti, la caccia e la pesca</strong>. Il sito <a href="http://www.meat-abolition.org">www.meat-abolition.org</a> raccoglie tutte queste iniziative, in particolare quelle che si svolgeranno in Italia saranno segnalate <a href="http://aboliamolacarne.blogspot.it/2015/01/manifestazioni-in-italia-nella.html" target="_blank">qui</a>.</p>
<p>Sabato a <a href="http://www.meat-abolition.org/it/annonces_actions/roma-italia-31-01-2015" target="_blank"><strong>Roma</strong> </a>si terrà un presidio alle porte del mattatoio di Via Togliatti: un’iniziativa coraggiosa che ha ormai una tradizione nell’attivismo locale e che non può non far pensare ai recenti fatti di <a href="http://www.veganzetta.org/toronto-attivisti-bloccano-lentrata-di-un-mattatoio" target="_blank">Toronto</a>, dove gli attivisti hanno cercato di impedire ai camion carichi di animali l&#8217;ingresso nel macello. Come scrive Eloise, che ha organizzato la mobilitazione, lei e gli altri attivisti saranno lì “per sensibilizzare l&#8217;opinione pubblica sulla strage quotidiana che avviene negli allevamenti e nei macelli per l&#8217;alimentazione umana, <strong>nella convinzione che chiedere semplicemente alle persone di modificare le proprie abitudini di consumo (diventando vegan) non basti</strong>: così come viene chiesta l’abolizione delle pellicce o della vivisezione, è necessario chiedere l’abolizione degli allevamenti a scopo alimentare, a maggior ragione, se consideriamo il fatto che il 99% degli animali vengono uccisi per l’alimentazione umana e che <strong>questa lotta può essere trainante nei confronti di tutte le altre lotte per gli animali</strong>.”</p>
<p>Il movimento su scala globale che nel corso degli anni si sta strutturando attorno alle <strong>SMAC (le settimane mondiali per l’abolizione della carne)</strong> si pone un obiettivo estremamente ambizioso, il cui raggiungimento viene di solito posposto, nelle aspettative degli animalisti, a mete apparentemente più vicine, come l’abolizione delle pellicce o dell’uso degli animali nei circhi e negli zoo. Questo rovesciamento della strategia per l’animalismo internazionale ha l’effetto di rammentare a se stesso e a chi lo percepisce da fuori lo scopo ultimo nella campagna di liberazione animale: far cessare ogni sfruttamento nei confronti dei non umani, non solo le forme più efferate e meno socialmente rilevanti. La libertà di ciascuno di mangiare ciò che preferisce si esaurisce quando entra in conflitto con la libertà e la sopravvivenza di altri esseri senzienti. Se è veramente compito della legge reprimere gli abusi sulle categorie più svantaggiate, come nel caso delle donne o dei minori, allo stesso modo non si può sconfiggere la violenza sugli animali sensibilizzando uno ad uno i singoli consumatori, prescindendo da un’azione politica simultanea. <strong>Come gli antischiavisti</strong> non si limitavano a boicottare i prodotti derivati dal lavoro schiavile, ma chiedevano che quell’istituzione cessasse di esistere <em>tout court</em>, così gli antispecisti non possono limitarsi ad influenzare le scelte individuali, ma devono esigere sin da subito una presa di coscienza e una risposta concreta da parte della collettività istituzionalizzata.</p>
<p>Il <strong>volantino</strong> preparato proprio in vista delle SMAC dall’associazione <em>Oltre la Specie</em> sintetizza con efficacia e chiarezza le ragioni per cui è stata avanzata questa richiesta così eclatante. La stessa <em>Oltre la Specie</em> allestisce a <a href="http://www.meat-abolition.org/it/annonces_actions/milano-italia-31-01-2015" target="_blank"><strong>Milano</strong></a>, sempre questo sabato, un presidio scenografico in piazza San Carlo.</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/volantino-ols.jpg"><img class="wp-image-1369 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/volantino-ols-300x212.jpg" alt="volantino ols" width="411" height="290" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class=" wp-image-1370 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/volantino-pesce-300x212.jpg" alt="volantino pesce" width="411" height="288" /></p>
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		<title>Silla e le proscrizioni tra mito e realtà</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Jan 2015 11:32:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Federico Sesia]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Caio Mario]]></category>
		<category><![CDATA[Cimbri]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Liste di proscrizione]]></category>
		<category><![CDATA[Lucio Cornelio Silla]]></category>
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		<category><![CDATA[Roma Repubblicana]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Teutoni]]></category>

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		<description><![CDATA[Considerato un prototipo del tiranno sanguinario, la figura di Lucio Cornelio Silla (138 a. C. – 78 a. C.) ad un’attenta analisi dei fatti inerenti il suo operato risulta andare al di là del mito noir costruito su di essa qualche generazione dopo la sua morte. Appartenente alla fazione degli optimates, Silla fu un uomo dagli occhi azzurri, dai capelli rossi e dotato di una fredda e spietata efficienza. Ebbe modo durante la sua vita di dimostrare di possedere grande abilità nell’ambito della strategia militare, sfera in cui le sue vicende si intrecceranno e si scontreranno con quelle di colui]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="C" class="cap"><span>C</span></span>onsiderato un prototipo del tiranno sanguinario, la figura di Lucio Cornelio Silla (138 a. C. – 78 a. C.) ad un’attenta analisi dei fatti inerenti il suo operato risulta andare al di là del mito <em>noir</em> costruito su di essa qualche generazione dopo la sua morte.</p>
<p style="text-align: justify">Appartenente alla fazione degli <em>optimates</em>, Silla fu un uomo dagli occhi azzurri, dai capelli rossi e dotato di una fredda e spietata efficienza. Ebbe modo durante la sua vita di dimostrare di possedere grande abilità nell’ambito della strategia militare, sfera in cui le sue vicende si intrecceranno e si scontreranno con quelle di colui che è giustamente definito la sua nemesi: il console affiliato ai <em>populares </em>Caio Mario (157 a. C. – 86 a. C.).</p>
<p style="text-align: justify">
<div id="attachment_1283" style="width: 202px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/10944903_760534440707357_1126691122_n.jpg"><img class="size-full wp-image-1283" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/10944903_760534440707357_1126691122_n.jpg" alt="Busto di Caio Mario" width="192" height="262" /></a><p class="wp-caption-text">Busto di Caio Mario</p></div>
<p style="text-align: justify">
La prima occasione per dimostrare le sue qualità belliche fu il confronto contro il sovrano numidico Giugurta (svoltosi tra il 112 a. C. e il 105 a. C.), durante il quale Silla dette prova di notevole perizia diplomatica ottenendo che Boccho, re di Mauretania, consegnasse Giugurta ai Romani.<br />
Successivamente alle vicende africane si profilò una minaccia ben più grave per Roma e per l’Italia: il <em>furor teutonicus</em> di Teutoni e Cimbri aveva già battuto due volte i Romani in campo aperto (a Norico nel 113 a. C. e ad Arausio nel 105 a. C.), e si apprestava ora a dilagare nella Penisola. Sconfitti i primi nella battaglia di <em>Acquae Sextiae </em>(102 a. C.), il console Mario si apprestò ad affrontare i secondi nella Gallia Cisalpina, potendo ivi giovare del sostegno di Silla, il quale pose fine alle problematiche di approvvigionamento non solo per l’esercito di Catulo, ma anche per quelle di Mario, garantendosi inoltre la fedeltà delle tribù galliche in seguito a diverse missioni diplomatiche.</p>
<p style="text-align: justify">
Ma l’occasione in cui potette veramente mostrare alla Repubblica la sua capacità di comandante militare fu durante il conflitto contro il re del Ponto Mitridate IV Eupatore (II secolo a. C. – 150 a. C.), il quale era riuscito a sconfiggere gli alleati romani di Cappadocia e di Bitinia, a invadere la Provincia d’Asia e a far schierare dalla sua parte diverse <em>poleis</em> greche (tra le quali perfino Atene).<br />
Il comando delle operazioni belliche in oriente venne affidato a Silla, condotte da lui a buon esito in seguito alle battaglie di Cheronea (86 a. C.) e Orcomeno (86 a. C.), ottenendo in entrambi i casi la vittoria con delle geniali soluzioni strategiche pur trovandosi ad operare in una situazione di grave sbilanciamento numerico in favore di Mitridate (a Cheronea ad esempio ebbe ad affrontare circa 110mila pontici contando solo 40mila uomini).</p>
<p style="text-align: justify">Una volta trattata la pace col re del Ponto arrivò il momento per Silla di affrontare i suoi avversari a Roma, ossia quei <em>populares</em> che approfittando della sua assenza avevano preso Roma con la forza, comandati da Caio Mario e Lucio Cornelio Cinna (… &#8211; 84 a. C.). Questi, una volta detronizzati i sostenitori di Silla e dato il via ad una serie di massacri a danno dei loro oppositori, si fecero eleggere consoli tramite elezioni di cui è assai lecito dubitare ed emanarono un decreto secondo il quale Silla diveniva nemico pubblico e veniva privato del comando militare. La risposta dall’Oriente ormai saldamente nelle mani di Silla non si fece attendere: dopo aver sconfitto in Lidia l’armata inviata dai <em>populares </em>contro di lui potette imbarcare i suoi 40mila uomini a Durazzo per fare vela alla volta dell’Italia.</p>
<p style="text-align: justify">Una volta avuto la meglio sui suoi nemici in seguito ad una guerra durata due anni e culminata nella vittoria sillana di Porta Collina (82 a. C.), Silla fu in grado dare il via ad una serie di riforme dello Stato romano (tra cui la limitazione della facoltà di proporre leggi solo in caso di previa approvazione senatoria, la restituzione ai senatori delle giurie dei tribunali dei processi per concussione e l’abolizione delle distribuzioni di grano a prezzo politico) una volta ricevuto dal Senato la dittatura <em>legibus scribundis et rei publicae costituendae</em>, la quale non aveva durata limitata nel tempo e dava a chi la ricopriva il potere di riorganizzare lo Stato e redare nuove leggi. Nonostante una tale concentrazione di poteri nelle sue mani, Silla diede prova di grande moderazione rimettendo la sua carica una volta terminate le sue riforme, ma venendo comunque eletto console l’anno dopo. Scaduto il suo mandato, Silla ottenne più voti rispetto a qualunque altro candidato per il consolato nonostante non avesse presentato la sua candidatura, rifiutando però la carica offertagli e ritirandosi a vita privata nella sua villa nei pressi di Cuma, luogo in cui morì a sessant’anni nel 78 a. C. Maestose esequie pubbliche, accompagnate dalla cessazione di ogni attività politica e giudiziaria a Roma come previsto dallo <em>iustitium</em>, si svolsero in seguito al suo decesso, le quali videro una massiccia partecipazione popolare.</p>
<p style="text-align: justify">Inevitabilmente qualsiasi discorso su Silla è imprescindibile da quello per cui ancora oggi viene dai più ricordato: le liste di proscrizione. In seguito ad aver avuto la meglio sui sostenitori di Caio Mario risultò inevitabile una resa dei conti trattandosi di una sanguinosa guerra civile, e tra le prospettive più funeste figurava quella di un massacro generalizzato e fuori controllo. Fu per questo motivo che Silla adottò il meccanismo delle proscrizioni, che pose un limite ben preciso ad una violenza che in ogni caso sarebbe stata destinata ad esplodere (e che in modo diverso sarebbe risultato molto più difficile controllare). Adottando invece il titolo di <em>Ultor</em> (vendicatore) da un lato Silla si mise nella condizione di poter infliggere castigo a coloro che durante il predominio mariano avevano commesso dei crimini (va inoltre considerato come il Senato si fosse rifiutato di assumersi qualsiasi responsabilità nell’ambito del regolamento di conti), e dall’altro porre un buon argine alle vendette private.<br />
Si ricordi inoltre che non furono certo pochi coloro che nella storia di Roma Antica si sporcarono le mani di sangue, e che Silla non fu certo il primo o l’ultimo di questi, nè tantomeno il peggiore. Spesso infatti si trovò costretto dalle circostanze a fare uso della violenza per difendere i propri diritti se non addirittura la sua stessa vita. Alla luce di quanto riportato fin’ora le liste di proscrizione, per quanto deprecabili, vanno considerate l’ultimo violento atto di una sanguinosa guerra civile, nel corso della quale anche gli avversari di Silla non mancarono di mettere in atto una serie di brutalità. Lo stereotipo del tiranno conservatore e crudele risulta essere stato partorito diversi anni dopo il contrappasso del nostro protagonista da una serie di autori di età imperiale, tra cui Plutarco (45 d.C. – 120 d.C.) e Valerio Massimo, mentre una molto più tarda testimonianza in favore di Cornelio Silla fu operata da Sant’Agostino di Ippona (354 d.C. – 430 d.C.), il quale mise in luce la moderazione che caratterizzò buona parte del suo operato.</p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">Bibliografia:</p>
<p style="text-align: justify"><em>Silla</em>; Giovanni Brizzi; Edizioni Rai Eri</p>
<p style="text-align: justify"><em>Storia Romana</em>; Giovanni Geraci-Arnaldo Marcone; Edizione Le Monnier</p>
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		<title>Alemanno, Fiorito e Mafia Capitale: governare ha rovinato la Destra</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Dec 2014 21:38:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe De Lorenzo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Alemanno]]></category>
		<category><![CDATA[Destra]]></category>
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		<category><![CDATA[Movimento Sociale Italiano]]></category>
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		<description><![CDATA[Ricordate le monetine di Craxi? Gli anni passano e non è vero che la storia si ripete, s’inverte. Gli attori diventano spettatori e viceversa. Tra quelle persone che arrabbiate lanciavano tra le cento e le cinquecento lire (l’Euro, ancora, era solo un sogno e non un incubo) verso la testa pelata del segretario socialista, c’era di tutto: dalla Lega agli studenti liceali, fino a qualche uditore del comizio di Achille Ochetto. Ma c’era soprattutto il Movimento Sociale Italiano. Qualche anno più tardi, siamo all’inchiesta Mafia Capitale che molti hanno detto essere un misto tra malaffare mafioso e neofascista. Di mezzo,]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><strong><span title="R" class="cap"><span>R</span></span>icordate le monetine di Craxi?</strong> Gli anni passano e non è vero che la storia si ripete, s’inverte. Gli attori diventano spettatori e viceversa. Tra quelle persone che arrabbiate lanciavano tra le cento e le cinquecento lire (l’Euro, ancora, era solo un sogno e non un incubo) verso la testa pelata del segretario socialista, c’era di tutto: <strong>dalla Lega agli studenti liceali</strong>, fino a qualche uditore del comizio di Achille Ochetto. Ma c’era soprattutto il <strong>Movimento Sociale Italiano</strong>. Qualche anno più tardi, siamo all’<strong>inchiesta Mafia</strong> Capitale che molti hanno detto essere un misto tra malaffare mafioso e neofascista. Di mezzo, peraltro, sembra esserci anche <strong>Alemanno, leader di una destra romana cresciuta all’ombra della fiamma tricolore</strong>. Certo, le Coop sono più rosse che nere, Luca Odevaine era capo di gabinetto di Veltroni, mica di Fini. Ma lasciamo da parte le disgrazie altrui e guardiamo all’orticello della destra romana e italiana che dopo Mani Pulite è passata dal buio delle periferie alla luce delle poltrone di governo.</p>
<p style="text-align: justify">Fino al ’94 quella parte politica, ghettizzata e mai considerata come possibile forza di governo, senza averne peraltro la forza, <strong>aveva assaggiato solo il succoso piatto dell’opposizione</strong>. Buono perché di semplice preparazione, a basso prezzo in quanto a fatica, rischio ed organizzazione. <strong>I dirigenti del Msi</strong> aspiravano all’attività esecutiva, s’arrabbiavano per un sistema che era marcio non più di quanto non lo sia ora, erano certi che <strong>con loro a governare le cose sarebbero cambiate</strong>. In meglio. Non solo da un punto di vista esecutivo, amministrativo e culturale. Ma soprattutto da quello della trasparenza e della lealtà. Ha ragione Alemanno quando dice che l’ambiente dei Nar, vicino alla banda della Magliana, non è assimilabile a quello del Fuan di cui l’ex sindaco di Roma è un rappresentante. Infatti nelle sedi del Msi campeggiava sempre <strong>un manifesto che ritraeva Almirante</strong> in primo piano, i baffi bianchi e lo sguardo penetrante, che ti diceva: <strong>«noi possiamo guardarti negli occhi»</strong>. Senza paura di nascondere mazzette, finanziamenti illeciti o miliardi provenienti dalla Russia. Se siete in grado di trovare un circolo di Forza Italia o dei Fratelli della Meloni in cui nessuno abbia ancora fatto sparire le vecchie icone, qualche fascio littorio nostalgico e i libri (pochi) su cui culturalmente oggi si formano i ragazzi della destra italiana, troverete – con molta probabilità – ancora quella foto di Almirante. A Bologna, per esempio, campeggia ancora tra un manifesto futurista e un murales con la fiamma tricolore. Nel muro più nascosto, invece, un’antica cartina che ricorda e dà gloria all’impero mussoliniano. Ma se questa è nostalgia,<strong> lo sguardo del leader missino era ed è ancora un motivo di orgoglio</strong>, che rinvigorisce il sentimento. La prima &#8211; la cartina &#8211; al massimo faceva alzare simpaticamente un saluto romano, l’altro – Almirante &#8211; riscalda i cuori dei militanti, riproponendo all’immaginario post-missino la figura del Duce appeso a Piazzale Loreto a cui non caddero monete dalle tasche.</p>
<p style="text-align: justify"><strong><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/640px-Giorgio_Almirante_1971.jpg"><img class="aligncenter wp-image-607 size-medium" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/640px-Giorgio_Almirante_1971-300x225.jpg" alt="640px-Giorgio_Almirante_1971" width="300" height="225" /></a>Perché quel principio di purezza era davvero un motivo di distinzione</strong> che con l’avvento di Mani Pulite significò la fine di un incubo. I cattivi missini erano gli unici, in Parlamento, a non aver rubato. «Noi possiamo guardarvi negli occhi», dicevano. Ed era vero. <strong>Ma solo perché ancora non avevano provato in alcun modo la sfida del potere</strong>. Erano certi, Alemanno, Fini e Fiorito di rappresentare la beata gioventù, il volto pulito dell’Italia in disgregazione.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Poi venne Berlusconi, Fiuggi, la Presidenza della Camera, qualche Ministero ed infine Roma</strong>. Quello che ne è seguito è cronaca. Nera. Da due punti di vista: il primo, perché quel mondo non si scrollò mai di dosso, agli occhi degli avversari politici, l’etichetta di “fascista”, anche quando sedeva sulla sedia del Campidoglio; l’altro, perché<strong> l’appuntamento con l’amministrazione è stato un disastro</strong>. Inesperienza? No. Incapacità? Neppure. Forse possono divenire degli alibi, ma servono a poco. Quando uscirono le intercettazioni di Berlusconi donnaiolo, quella parte politica facente capo a Gianfranco Fini s’indignò e non poco fu l’imbarazzo culturale di La Russa e Gasparri. Quando cominciò la lotta con la Magistratura, fu motivo d’irritazione dover fare buon viso a cattivo gioco, rimettendo nel fodero le duecento lire per dire che si è innocenti fino a terzo grado di giudizio. Infine, fu il tempo dei rimborsi di Fiorito, delle case di Montecarlo ed ora le indiscrezioni di Mafia Capitale. Sono solo indagini, certo. Ma anche al tempo del lancio fuori dall’Hotel Raphael, Crazi era ancora formalmente innocente. Ad essere <strong>evidente è una responsabilità politica che non può essere sottaciuta</strong>. Anche se già stata ampiamente decretata dagli elettori dispersi.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Di quel famoso principio non è rimasto nulla se non quel manifesto appeso al muro</strong>. La destra al potere ha scoperto che governare non è la stessa cosa di fare un comizio alla Garbatella, salutarsi stringendo l’avambraccio e citando Evola. <strong>La destra di governo</strong>, al Campidoglio come a Palazzo Chigi, non ha osato fare ciò che urlava nelle piazze. <strong>Si è adeguata a quel sistema che denunciava</strong>. Odiava le Coop, ed ha finito per farci affari. Ripudiava la Mafia, e potrebbe esserci andata a banchetto. Voleva ricostruire Roma, e non è riuscita a fare più di un mandato. <strong>Doveva formare grandi amministratori, ed è finita col dare posti ai parenti, assessorati agli incompetenti e poltrone ai corrotti</strong>. Voleva diventare forza di Governo per lunghi anni, ed è tornata nel ghetto. Perché, in fondo, è quello che ha dimostrato essergli congeniale. «Fate striscioni, non gli assessori», ha detto Marcello Veneziani. Quelle monetine dalla testa di Craxi son finite (anche) nella tasca destra.</p>
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