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	<title>Torquemada &#187; quote rosa</title>
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	<description>Torquemada è una rivista di inquisizione telematica, uno spazio condiviso dove esprimere il proprio pensiero in modo libero, ben argomentato ma soprattutto incendiario</description>
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		<title>Voglio votare solo uomini: no alle &#8220;preferenze rosa&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Mar 2015 09:38:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe De Lorenzo]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Io le donne non le voglio votare. Punto. Nella mia scheda elettorale, non voglio Chiara o Federica. Sia che il mio voto valga per le elezioni regionali, sia che porti al potere di un piccolo comune vicino a Fratta Todina, sia che elegga i rappresentanti alla Camera dei Deputati (il Senato no perché – si dice – non lo voteremo più). Potrei sforzarmi di scrivere “Andrea”, ma solo se accompagnato da un’incontrovertibile dichiarazione di mascolinità che chiarifichi il nome ambivalente. Voglio dare la mia preferenza a soli uomini. Non è misoginia, ma naturale richiesta di poter godere del sacrosanto diritto]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><strong><span title="I" class="cap"><span>I</span></span>o le donne non le voglio votare</strong>. Punto. Nella mia scheda elettorale, non voglio Chiara o Federica. Sia che il mio voto valga per le elezioni regionali, sia che porti al potere di un piccolo comune vicino a Fratta Todina, sia che elegga i rappresentanti alla Camera dei Deputati (il Senato no perché – si dice – non lo voteremo più). <strong>Potrei sforzarmi di scrivere “Andrea”, ma solo se accompagnato da un’incontrovertibile dichiarazione di mascolinità</strong> che chiarifichi il nome ambivalente. Voglio dare la mia preferenza a soli uomini. <strong>Non è misoginia, ma naturale richiesta di poter godere del sacrosanto diritto di libertà</strong>. Contro una legge, come quella elettorale umbra, che invece obbliga a votare disgiunto-per-genere. Puoi dare due preferenze, ma devono essere di sesso diverso, altrimenti la seconda la annullano.</p>
<p style="text-align: justify">La piccola e poco vistosa <strong>Assemblea regionale dell’Umbria</strong> è da poco madre di un nuovo sistema di voto, partorito il 19 febbraio scorso per poter affrontare nel prossimo maggio il responso delle urne. <strong>Le Regioni, come noto, hanno la possibilità di scriversi le regole delle tornate elettorali come gli pare e piace</strong>. Lo Stato ha messo a disposizione una normativa nel lontano 1968, firmata dall’allora Presidente Saragat, che dettava le linee guida e permetteva di eleggere i Consigli regionali senza dover pensare a nulla di nuovo. Molte Regioni si sono accontentate, altre no e con il tempo sono anche cresciute nel numero. Gestendo in maniera fantasiosa la loro autonomia legislativa sul tema.</p>
<p style="text-align: justify">Nulla di strano, quindi, se la presidente della Regione Umbria <strong>Catiuscia Marini</strong> ha deciso di emanare nuovi sistemi elettorali. Eppure, tra le tante novità inserite nella legge, solo una mi ha provocato una reazione scomposta. Non violenta, ma d’irritazione profonda. <strong>La preferenza di genere</strong>, appunto.</p>
<p style="text-align: justify">A dire il vero, non è una novità nell’alveo delle leggi elettorali italiane (cosa che non depone a suo favore, ovviamente: non mi butto dal pozzo se in molti lo fanno). Dal 2012 una normativa statale prevede questo tipo di preferenza per tutti i comuni con più di 5.000 abitanti, con lo scopo – c’è scritto – di <strong>«riequilibrare le rappresentanze di genere».</strong> Come se la parità dei sessi fosse simile alla pasta della pizza in fase di preparazione, quando hai messo troppa acqua e per far si che alla fine diventi una margherita e non una porcheria, sei costretto ad aggiungere farina in continuità. Fino a riequilibrare. Poi s’impasta e tutto si mischia: uomini e donne pareggiati per legge. Con «tante grazie» al merito e ai voti conquistati da quelli che saranno esclusi-per-sesso.</p>
<p style="text-align: justify">Tra pizze e Consigli regionali non ci sono molte somiglianze. E nemmeno tra donne e calzoni (per precisare: quelli con la mozzarella e il prosciutto – a me i funghi non piacciono –, non il capo d’abbigliamento. Sennò poi mi accusano di sessismo). Il problema è un altro ed è semplice: in nome di un certo buonismo fasullo, di una corrente femminista ipocrita, <strong>la nuova legge elettorale umbra dà la possibilità di scrivere due preferenze sulla scheda e poi dimezza quello stesso diritto</strong>. Obbligando chi s’avventura (e già son pochi) tra le tendine elettorali delle scuole italiane a scegliere non due persone che stima, o anche solo sue amiche da tempo, ma due sessi opposti. Se entrambi sono figli di Adamo o entrambe assomigliano ad Eva, niente da fare. Un maschio e una donna. Altrimenti la seconda preferenza, quale che sia, sarà annullata.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Quale democrazia è quella che t’impone il sesso del tuo candidato preferito?</strong> Quale democrazia è quella che indirizza obbligatoriamente l’elettore a scegliere un candidato del sesso-forte e un’aspirante consigliera del gentil-sesso, quando – magari – vorrebbe eleggere due donne o due uomini perché li valuta più capaci, più coerenti al proprio modo di pensare?</p>
<p style="text-align: justify">A ben vedere, <strong>c’è poca differenza con i plebisciti di mussoliniana memoria</strong>. Anche tra fasci e aquile imperiali si diceva che la gente andava volontariamente al voto a dire sì o no ad una lista di candidati. Le elezioni c’erano, la libertà di scelta non del tutto. Come con le preferenze di genere: si è liberi di scegliere, ma non del tutto. Se non piace al legislatore metà del mio diritto, questo sarà buttato nel cestino.</p>
<p style="text-align: justify">A condannare la meritocrazia in nome del solo merito di essere estremamente <em>politically correct </em>ci pensavano già <strong>le «quote rosa». Esse stesse un qualcosa di abominevole</strong>. <strong>Figuriamoci le «preferenze rosa»</strong>.</p>
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