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	<title>Torquemada &#187; proprietà privata</title>
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	<description>Torquemada è una rivista di inquisizione telematica, uno spazio condiviso dove esprimere il proprio pensiero in modo libero, ben argomentato ma soprattutto incendiario</description>
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		<title>Cuba, dal comunismo al socialismo: le prove di un cambiamento</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Apr 2015 08:13:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Virga]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[C&#8217;è la percezione diffusa che le riforme varate a Cuba a partire dagli anni `90 abbiano riguardato essenzialmente l&#8217;economia, senza però intaccare la natura comunista dello Stato. Questa tesi è sostenuta sia da alcuni nemici di Cuba, che hanno interesse a screditarla, continuando a bollarla come un arretrato regime totalitario, sia da alcuni suoi sostenitori, cui preme &#8211; per ragioni altrettanto ideologiche &#8211; sottolineare l&#8217;immutata realtà comunista di questo Stato. Tuttavia, la realtà è ben differente. Al tempo stesso, però, non è neanche appropriato asserire che Cuba non abbia più alcunché di socialista, stante le sue aperture al mercato. Introduzione]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><strong><span title="C" class="cap"><span>C</span></span>&#8217;è la percezione diffusa che le riforme varate a Cuba a partire dagli anni `90 abbiano riguardato essenzialmente l&#8217;economia, senza però intaccare la natura comunista dello Stato</strong>. Questa tesi è sostenuta sia da alcuni nemici di Cuba, che hanno interesse a screditarla, continuando a bollarla come un arretrato regime totalitario, sia da alcuni suoi sostenitori, cui preme &#8211; per ragioni altrettanto ideologiche &#8211; sottolineare l&#8217;immutata realtà comunista di questo Stato. Tuttavia, la realtà è ben differente. <strong>Al tempo stesso, però, non è neanche appropriato asserire che Cuba non abbia più alcunché di socialista, stante le sue aperture al mercato.</strong></p>
<p style="text-align: center"><em>Introduzione</em></p>
<p style="text-align: justify">Innanzitutto, però, occorre chiarire un momento i termini in questione. <strong>Nel marxismo, s’intende per socialismo, la fase in cui lo Stato, sotto la dittatura del proletariato, socializza i mezzi di produzione, preparando quindi il passaggio al comunismo vero e proprio</strong>. Tuttavia, storicamente, con l’etichetta socialismo si designavano tutti quei movimenti che miravano, in qualche modo, alla socializzazione dei mezzi di produzione, per cui Marx ed Engels prendono le distanze dai vari socialismi utopici o reazionari. È così che <strong>il socialismo, nel XX secolo, passa ad indicare le correnti riformiste o moderate del socialismo</strong> (socialdemocrazia, socialismo riformista, socialismo nazionale), in contrasto con il comunismo bolscevico. La stessa dottrina sociale cattolica si interroga a proposito dei cambiamenti all’interno del movimento socialista (cfr. Quadragesimo Anno e Octogesima Adveniens).</p>
<p style="text-align: justify">La cartina di tornasole dei cambiamenti a Cuba, non solo come prassi contingente, ma come vera e propria missione programmatica, si ha nella vasta riforma della Costituzione operata nel 1992. <strong>La Costituzione della Cuba rivoluzionaria risale in realtà al 1976</strong>, ben diciassette anni dopo la conquista del potere. In precedenza, era teoricamente ancora in vigore la Costituzione democratica e progressista del 1940, sia pure ormai scavalcata dalla legislazione rivoluzionaria dei primi anni ’60. Con la normalizzazione delle istituzioni compiuta nel 1975 (I Congresso del Partito Comunista di Cuba), fu quindi varata una Costituzione ispirata a quella sovietica. Viceversa,<strong> nel 1992, dopo il collasso del blocco sovietico, e in piena crisi economica, prima ancora di approntare altre riforme, furono effettuati importanti cambi alla Costituzione</strong>.</p>
<p style="text-align: center"><em>Dalla classe alla nazione</em></p>
<p style="text-align: justify">Guardiamo innanzitutto al <strong>preambolo</strong>, dove – nonostante rimanga per lo più invariato – compresi i riferimenti positivi al marxismo-leninismo, all’internazionalismo proletario, al socialismo e al comunismo come unica via per liberare l’uomo da ogni sorta di sfruttamento, e all’edificazione di una società comunista – <strong>già si notano alcune differenze eloquenti</strong>. Laddove, nel 1976, i Cubani erano «guidati dal marxismo-leninismo» e «appoggiati (…) nell’amicizia fraterna e la cooperazione dell’Unione Sovietica e altri Paesi socialisti e nella solidarietà dei lavoratori e popoli dell’America Latina e del mondo», ora sono «guidati dall’ideario di José Martí e le idee politico-sociali di Marx, Engels e Lenin» e «appoggiati (…) nell’amicizia fraterna, l’aiuto, la cooperazione e la solidarietà dei popoli del mondo, specialmente quelli dell’America Latina e dei Caraibi». Il fine ultimo, in compenso, resta il medesimo, espresso con una citazione di Martí: «il culto dei Cubani alla dignità piena dell’uomo».</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/martillo-y-la-hoz-fidel-ernesto-vasquez.jpg"><img class="size-medium wp-image-2470 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/martillo-y-la-hoz-fidel-ernesto-vasquez-278x300.jpg" alt="martillo-y-la-hoz-fidel-ernesto-vasquez" width="278" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Poi, <strong>circa la natura dello Stato</strong>, la vecchia Costituzione afferma (art. 1) che la «Repubblica di Cuba è uno Stato socialista di operai e contadini e altri lavoratori manuali e intellettuali», che (art. 4) «tutto il potere appartiene al popolo lavoratore (…) che si fonda nella ferma alleanza della classe operaia con i contadini e gli altri ceti lavoratori urbani e rurali, sotto la direzione della classe operaia». Inoltre, il Partito Comunista è qualificato (art. 5) come “avanguardia organizzata marxista-leninista della classe operaia”. Al contrario nella nuova Costituzione non si parla più di “classe” in alcun luogo: Cuba è «uno Stato socialista di lavoratori» (art. 1), la cui sovranità «risiede nel popolo, dal quale emana tutto il potere dello Stato» (art. 3), mentre il Partito Comunista è ora «martiano e marxista-leninista, avanguardia organizzata della nazione cubana» (art. 5).</p>
<p style="text-align: center"><em>Dal materialismo alla libertà religiosa</em></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Un altro cambiamento fondamentale, specialmente dal nostro punto di vista, è quello relativo alla religione</strong>. Se, in epoca sovietica (art. 54), «lo Stato socialista, che basa la sua attività ed educa il popolo nella concezione scientifica materialista dell’universo, riconosce e garantisce la libertà di coscienza, il diritto di ciascuno a preferire qualsiasi credenza religiosa e a praticare, nel rispetto della legge, il suo culto di riferimento», pure è «illegale e punibile opporre la fede o la credenza religiosa alla Rivoluzione, all’educazione o al compimento dei doveri di lavorare, difendere la patria in armi, riverire i suoi simboli e gli altri doveri stabiliti dalla Costituzione». Infatti,<strong> i credenti non potevano all’epoca essere iscritti al Partito</strong>.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Invece, nella nuova Cuba, esplicitamente (art. 8) «lo Stato riconosce, rispetta e garantisce la libertà religiosa»</strong> e «Le distinte credenze e religioni godono di uguale considerazione», mentre <strong>scompare ogni riferimento sia alla “concezione scientifica materialista dell’universo”, sia all’opposizione tra fede e Rivoluzione</strong>. Anche la<strong> politica educativa e culturale</strong> (art. 38) non si fonda più nella «concezione scientifica del mondo, stabilita e sviluppata dal marxismo-leninismo», bensì nei «progressi della scienza e della tecnica, l’ideario marxista e martiano, la tradizione pedagogica progressista cubana e universale».</p>
<p style="text-align: justify">Non solo, ma ora lo Stato, oltre a proteggere (art. 35) «la famiglia, la maternità e il matrimonio», ora «riconosce nella<strong> famiglia</strong> la cellula fondamentale della società e le attribuisce responsabilità e funzioni essenziali nella educazione e la formazione delle nuove generazioni». Peraltro,<strong> il matrimonio</strong> è sempre stato definito (art. 36) come «unione volontariamente concertata di un uomo e di una donna con capacità legali, al fine di condurre vita in comune». Il cosiddetto “same sex marriage” sarebbe quindi incostituzionale a Cuba. Infine, un nuovo capitolo (III), con l’art. 34, è introdotto per regolare la condizione dei residenti stranieri, fino ad allora non prevista a livello generale.</p>
<p style="text-align: center"><em>Dal comunismo al socialismo</em></p>
<p style="text-align: justify">Al contrario,<strong> se parliamo di proprietà ed economia, i cambiamenti sono stati meno radicali, ma non meno importanti</strong>. Cuba continua ad avere un «sistema socialista di economia basata sulla proprietà socialista di tutto il popolo sui mezzi di produzione e nella soppressione dello sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo» (art. 14). Tuttavia, ora si specifica che si parla di mezzi «fondamentali». Allo stesso modo, laddove (art. 15) si stabiliva la proprietà statale di tutta una serie di risorse e beni fondamentali, ora si specifica (a scanso di equivoci!) che «questi beni non possono trasmettersi in proprietà a persone naturali o giuridiche, salvo i casi eccezionali in cui la trasmissione parziale o totale di alcun obiettivo economico sia destinata ai fini dello sviluppo del Paese e non influenzino i fondamenti politici, sociali ed economici dello Stato». Insomma, sono posti comunque dei paletti che evitino eventuali privatizzazioni.</p>
<p style="text-align: justify">Infatti, tanto quanto prima (art. 16) «lo Stato organizza, dirige e controlla l’attività economica nazionale», prima «d’accordo col Piano unico di Sviluppo Economico-Sociale», di matrice sovietica, mentre ora, più genericamente, «conformemente ad un piano che garantisca lo sviluppo programmato del Paese». Sempre però si presume che «partecipino attivamente e coscientemente i lavoratori di tutte le branche dell’economia e delle altre sfere della vita sociale». L’unico fine che viene meno è «la capacità per compire i doveri internazionalisti del nostro popolo» – che all’epoca si riferiva alle missioni militari internazionaliste. Inoltre, precedentemente il commercio estero (art. 18) era «funzione esclusiva dello Stato», mentre ora questo lo «dirige e controlla».</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/CubaRevolucion.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2467" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/CubaRevolucion-300x224.jpg" alt="CubaRevolucion" width="300" height="224" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Infine, esattamente come prima, anche adesso (art. 19-20), lo Stato «riconosce la proprietà dei piccoli agricoltori sulla loro terra e altri mezzi e strumenti di produzione», nonché il diritto ad associarsi, a organizzarsi in cooperative e a vendere le terre, con diritto di preferenza allo Stato. Inoltre, resta immutato (art. 21) il diritto alla proprietà personale sulle entrate e risparmi provenienti dal proprio lavoro, sull’abitazione e altri beni, nonché su quei «mezzi e strumenti di lavoro personale o famigliare, che non si usino per sfruttare il lavoro altrui». L’unica differenza importante è qui l’inserimento di un nuovo articolo (23), con cui «lo Stato riconosce la proprietà delle imprese miste, società e associazioni economiche che si costituiscono conformemente alla legge».</p>
<p style="text-align: center"><em>Conclusione</em></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Come si può vedere, Cuba resta costituzionalmente, ma anche nella pratica, un Paese del tutto socialista, privo di quelle ambiguità che appaiono nella Repubblica Popolare Cinese o in Vietnam, dove le multinazionali straniere trovano così conveniente delocalizzare la produzione</strong>. I cambiamenti, dal punto di vista economico, hanno riguardato soprattutto la prassi, per cui lo Stato resta sì agente centrale della pianificazione economica, ma è affiancato da aziende miste con capitali stranieri, cooperative agricole – che sono state espanse ampiamente negli anni ’90 – e lavoro privato, a conduzione famigliare, specialmente nell’ambito dei servizi. Insomma, non solo la proprietà personale, quella frutto del lavoro delle singole famiglie, è garantita, ma è anche possibile assumere personale dipendente, che aiuti il proprietario nel suo lavoro. È proibita semmai la rendita parassitaria sullo sfruttamento del lavoro altrui.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Tuttavia, è nella sfera ideologica e politica che più di tutte si vede la marcata presa di distanza con il comunismo storico novecentesco</strong>. Al di là dei richiami al marxismo-leninismo e al comunismo, si è preso atto che la comunità politica non è la sola classe operaia (a Cuba minoritaria), bensì tutta la nazione lavoratrice, inclusi i piccoli agricoltori proprietari e i lavoratori autonomi. E allo stesso modo, il materialismo scientifico è stato abbandonato in favore di una prospettiva plurale, dove il socialismo marxiano convive con il nazionalismo democratico martiano, e il ruolo della religione nella società è riconosciuto e tutelato. Quest’ultimo fattore non è indifferente, se si tiene conto dell’importante ruolo che ebbero<strong> i cattolici</strong>, da Padre Varela a José Antonio Echevarria, nello sviluppo della nazione e della Rivoluzione cubana.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Stanti i fatti, è evidente che continuare a presentare Cuba come un bunker veterocomunista, dove vige una feroce dittatura stalinista e la Chiesa è perseguitata, è errato tanto quanto elevare questo Paese ad ultimo baluardo del marxismo-leninismo di fronte al liberal-capitalismo</strong>. Sono categorie ideologiche, del tutto prive di riscontro nella realtà. Oggi, possiamo dire che il trentennio effettivamente comunista (1961-1992), non rappresenta altro che una fase, dovuta anche a contingenze storiche, nello sviluppo della Rivoluzione cubana, dal 1953 ad oggi.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/172VictoriaCUBA.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2468" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/172VictoriaCUBA-196x300.jpg" alt="172VictoriaCUBA" width="196" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify">
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		<title>La  Proprietà PrOvata: cose che non vanno nell’articolo 42 della Costituzione</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Jan 2015 08:33:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giacomo Bresolin]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Durante il corso degli studi scolastici a tutti sarà certamente capitato di studiare, o almeno di leggere, la nostra Costituzione, di leggere attentamente i principi fondamentali, i diritti e doveri dei cittadini e via discorrendo, e certamente vi sarete sicuramente domandati, scorrendola, ormai giunti a più di trenta e passa articoli….ma la proprietà privata? … dove l’hanno messa? che fina ha fatto? Mentre sale la vostra preoccupazione di averla magari saltata, distrattamente, arrivate all’articolo 42 e la trovate; finalmente, era ora! Certamente vi sarete domandati, dato che il 42 non è proprio un numero piccolo, perché non le abbiano dedicato,]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child "><span title="D" class="cap"><span>D</span></span>urante il corso degli studi scolastici a tutti sarà certamente capitato di studiare, o almeno di leggere, la nostra <b>Costituzione</b>, di leggere attentamente i principi fondamentali, i diritti e doveri dei cittadini e via discorrendo, e certamente vi sarete sicuramente domandati, scorrendola, ormai giunti a più di trenta e passa articoli….ma la <b>proprietà privata</b>? … dove l’hanno messa? che fina ha fatto?</p>
<p>Mentre sale la vostra preoccupazione di averla magari saltata, distrattamente, arrivate all’<b>articolo 42</b> e la trovate; finalmente, era ora! Certamente vi sarete domandati, dato che il 42 non è proprio un numero piccolo, perché non le abbiano dedicato, data la sua grande importanza, un piccolo articoletto tra i sopracitati principi fondamentali, o almeno un cenno tra i diritti e i doveri dei cittadini (dove sarebbe stata in compagnia di altrettanti importantissimi diritti, come la libertà personale, di domicilio, di segretezza della corrispondenza)&#8230; <b>non è forse un diritto</b>? <b>Si</b>! ma l’avete trovata sbattuta lì tra i rapporti economici. <b>Perchè?</b></p>
<p><b>La parola ad un insigne costituzionalista.</b></p>
<p>Per cercare di dare una risposta esaustiva a questi interrogativi vorrei affidarmi all’autorevole voce di un Giudice emerito della Corte Costituzionale (di cui è stato Vice-Presidente), dove ha prestato i suoi alti servigi dal 2005 fino all’estate del 2014, <b>Luigi Mazzella</b>, intervistato dal giornalista torinese Sandro Gros-Pietro nel libro <b>“Debole di Costituzione”</b> (Mondadori). Il libro individua quelle che per l’insigne costituzionalista sono le “debolezze” della nostra Carta Fondamentale.</p>
<p><strong><strong> </strong></strong></p>
<p><b>Un passo indietro, la proprietà nel diritto romano. </b></p>
<p>A far meritare al nostro Paese la fama di <b>“culla del diritto”</b> è certamente stata la disciplina della proprietà nel diritto romano. I romani, un popolo stanziale, fondavano il proprio diritto su due pilastri: nel “<i>neminem laedere”</i>, cioè nell pacifica convivenza degli esseri umani nei loro rapporti reciproici, e nella <i>“proprietà privata”,</i> cioè nel rapporto dell’uomo con le cose (<i>res</i>).</p>
<p><strong><strong> </strong></strong></p>
<p><b>Il disposto Costituzionale.</b></p>
<p><b>L’articolo 42</b> stabilisce al primo comma che <i>“</i><i>La proprietà è pubblica o privata. I beni economici appartengono allo Stato, ad enti o a privati”. </i>Cosa ovvia! ma non è così. Perchè l’articolo prosegue con il secondo comma, che recita <i>“</i><i>La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la </i><b><i>funzione sociale</i></b><i> e di renderla accessibile a tutti.”  “</i><b><i>Hic sunt Leones”</i></b> direbbero i romani. La <b>proprietà</b> è sempre stato <b>IL diritto individuale per eccellenza</b>, <b>cardine di ogni ordinamento giuridico</b> che si rispetti, come quello romano; ispirazione per le Costituzioni dei paesi occidentali. La nostra Carta <b>invece</b>, con il secondo comma, mette in luce la <b>prevalenza dell’aspetto economico della proprietà</b>, e non quello individuale che le è proprio, ecco perchè la sua disciplina è posta tra i rapporti economici: e non manca di sottolinearne chiaramente la <b>funzione sociale</b>.</p>
<p><strong><strong> </strong></strong></p>
<p><b>La funzione sociale della proprietà.</b></p>
<p>Negli ordinamenti d’impronta liberale costituisce un vero e proprio “<b>nonsense”</b>, una contraddizione in termini, predisporre degli strumenti giuridici per assicurare una “funzione sociale” alla proprietà degli individui.</p>
<p>La formulazione dell’articolo 42 risulta perciò<b> criptica e ambigua</b>, poiché risulta assai <b>complicato capire quale si la funzione sociale della proprietà di un privato cittadino</b>:</p>
<p>Le funzioni sono attività umane (es: le azioni di un individuo, di un organo, di un ente), e possono essere sì svolte anche nell’interesse di una collettività; ma non è così per <b>la proprietà privata</b>, che in quanto <i>res</i>, non assolve altra funzione se non quella di soddisfare l’interesse individuale a goderne per sé o per la propria famiglia. Così se la proprietà pubblica assolve propriamente ad una funzione sociale (es: il giardino pubblico) così non può essere per la proprietà privata (es: il giardino di una casa).</p>
<p><strong><strong> </strong></strong></p>
<p><b>Trovare un senso ad una disposizione “criptica”.</b></p>
<p>Nella nostra Carta si è voluto perseguire una linea di tendenza diversa da quella delle altre Costituzioni degli Stati occidentali. <b>Pur rimanendo la collettivizzazione della proprietà un concetto estraneo alla nostra Carta e tradizione giuridica</b>, <b>lo “spirito” dell’articolo 42 rimane contrario non solo a quello di altre Costituzioni, ma anche alla nostra più antica tradizione giuridica romanistica</b>. Quale dunque è il senso di una tale disposizione?</p>
<p><b>Tutto il disposto del secondo comma non è che in funzione del del terzo comma</b>, secondo cui <i>“La proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, </i><b><i>espropriata</i></b><i> per</i> <b><i>motivi d&#8217;interesse generale</i></b><i>”. </i></p>
<p><strong><strong> </strong></strong></p>
<p><b>LA PROPRIETA’ PR</b><b>O</b><b>VATA: le problematiche per l’espropriazione e il diritto europeo.</b></p>
<p>Se apparentemente non sembrerebbero esservi sostanziali differenze con altri ordinamenti giuridici, il problema si pone in modo drammatico, con l’esporpirazione, per<b> l’entità degli indennizzi</b>. Il secondo comma serve per convalidare e rafforzare una vecchia prassi italiana; quella di corrispondere per i beni soggetti ad espropriazione, <b>un valore risibile</b>, molto lontano dal valore veniale o di mercato del bene, giustificandone l’espropriazione stessa con non ben definiti <b>motivi d&#8217;interesse generale</b><i>.</i></p>
<p>Il disposto dell’articolo 42, reboante e stentoreo, ha creato non gravi problemi  anche alla nostra stessa permanenza nell’Unione Europea. La <b>Corte Costituzionale</b> ha dovuto fare un<b> “triplo salto mortale” </b>per rendere coerenti con le più recenti (rispetto alla nostra costituzione) regole comunitarie, le nostre norme sugli indennizzi per i beni esporpriativi.</p>
<p><strong><strong> </strong></strong></p>
<p><b>Le responsabilità.</b></p>
<p>L’articolo 42 rimane una <b>prova</b> di come la nostra Costituzione, più che in altre Carte europee, abbia sofferto la presenza in parlamento di un <b>forte Partito Comunista</b>, che ha ispirato orientamenti tutt’altro che liberali, predisponendo un’<b>insufficiente tutela costituzionale</b> della proprietà privata. Oggi quel partito sembra essersi dissolto nel nulla, sepolto da quegli ideali cattolici propri della nostra cultura e tradizione, <b>anche se</b>, almeno nella sua componente politica di sinistra (Dossetti e La Pira), non erano molto dissimili da quelli marxistici. Anche se Papa Francesco ha detto che Marx non ha inventato nulla e che ha copiato le sue teorie da Cristo, si può dire che anche l’integralismo cattolico di Dossettiani, Lapiriani e Co., con il passare degli anni, si sia notevolmente diluito nei suoi eredi del Partito Democratico.</p>
<p><strong><strong> </strong></strong></p>
<p>Si può concludere che in un periodo in cui si discute di<b> riforme costituzionali</b>, varrebbe la pena prendere in seria considerazione una ri-stesura completa dell’articolo 42, considerando il fatto che l’accenno alla <b>funzione sociale</b> della proprietà<b> ci abbia </b>notevolmente <b>complicato la vita</b>, non solo nel nostro ambito nazionale, ma anche a livello europeo: <b>eliminare tale accenno non sarebbe certo un male.</b></p>
<p>&nbsp;</p>
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