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	<title>Torquemada &#187; Presidente della Repubblica</title>
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	<description>Torquemada è una rivista di inquisizione telematica, uno spazio condiviso dove esprimere il proprio pensiero in modo libero, ben argomentato ma soprattutto incendiario</description>
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		<title>Reportage da Montecitorio/3. Mattarella Presidente, torna la Dc, addio centrodestra</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Jan 2015 23:15:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe De Lorenzo]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Viva Mattarella. Mattarella persona per bene. Mattarella politico vero. Mattarella democristiano d&#8217;oro. Alla fine, quando il neo Presidente della Repubblica ha ormai conquistato il Quirinale, tutti concordano sulla &#8220;personalità di alto livello che abbiamo finalmente eletto&#8221;. Sembrano quasi tutti contenti mentre escono dal portone principale di Montecitorio. Facce rilassate a sinistra, qualche muso lungo a destra. &#8220;Non ci è piaciuto il metodo&#8221;, ci ripete allo sfinimento Giovanardi, &#8220;ma sulla personalità nulla da dire&#8221;. Anche se qualche strascico se lo lascia dietro, soprattutto a destra con Forza Italia che ha votato nella totale anarchia e Ncd che vede le dimissioni di]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><strong><span title="V" class="cap"><span>V</span></span>iva Mattarella</strong>. Mattarella persona per bene. Mattarella politico vero. Mattarella democristiano d&#8217;oro. Alla fine, quando il neo Presidente della Repubblica ha ormai conquistato il Quirinale, tutti concordano sulla <strong>&#8220;personalità di alto livello che abbiamo finalmente eletto&#8221;.</strong> Sembrano quasi tutti contenti mentre escono dal portone principale di Montecitorio. Facce rilassate a sinistra, qualche muso lungo a destra. <strong>&#8220;Non ci è piaciuto il metodo&#8221;, ci ripete allo sfinimento Giovanardi</strong>, &#8220;ma sulla personalità nulla da dire&#8221;. Anche se qualche strascico se lo lascia dietro, soprattutto a destra con Forza Italia che ha votato nella totale anarchia e Ncd che vede le dimissioni di due importanti esponenti, il Capogruppo Sacconi e la portavoce Barbara Saltamartini.</p>
<p style="text-align: justify">Cos&#8217;ha di così divisivo Mattarella?<strong> Quel suo sguardo vagamente disinteressato verso ciò che sta facendo</strong>, quella sua totale mancanza dalle battute Ansa da almeno sei anni, quel suo profilo così tanto istituzionale e partitico da essere quasi scontato, possono aver spaccato &#8211; di nuovo &#8211; un centrodestra già ampiamente disastrato?<strong> No. Il merito, o la colpa, è ancora tutta di Renzi</strong> e dei suoi collaboratori, Guerini in particolare. Una trama tessuta anche stamattina in maniera certosina.</p>
<p style="text-align: justify">Sono appena le otto di mattina e <strong>Alfano ha già riunito i suoi per firmare il documento che lo vincolerà a votare Mattarella</strong> e a rimanere nella coalizione di governo. Praticamente un disastro. Al Bar Illy il cronista sta facendo finta di leggere il giornale per ascoltare alcune frasi dei discorsi parlamentari più curiosi, quelli fatti durante la colazione. <strong>Entra Piero Ichino</strong>, senatore di Scelta Civica e giuslavorista, per un cornetto alla crema e un cappuccino. Un collega gli si avvicina per fare una infelice battuta: <strong>&#8220;allora, stasera pasta fatta a mano?&#8221;. Ichino non capisce. &#8220;Beh, stesa con il&#8230; Mattarella&#8221;</strong>, prova a spiegare cercando di suscitare ilarità. Ichino abbozza per compassione all&#8217;infelice battuta, ma il siparietto spiega più di molte altre dichiarazioni<strong> lo stato d&#8217;animo degli elettori della maggioranza</strong>. Sicurezza e rilassatezza. Anche perché la scena che si profila è quella di una lunga marcia di trolley tirati dai grandi elettori pronti a lasciare Roma nel pomeriggio per godersi un fine settimana di vacanza. <strong>&#8220;Però non ho comprato ancora il biglietto&#8221;, ci tiene a precisare un deputato risalendo piazza Colonna</strong>. Sicurezza e rilassatezza, almeno negli esponenti Pd di secondo piano. I capigruppo, Lorenzo Guerini (vicesegretario Pd), Graziano Del Rio e altri sono meno inclini a lasciarsi andare a previsioni chiare, forse memori dei franchi tiratori di soli due anni fa.</p>
<p style="text-align: justify">La mattinata scorre veloce. <strong>Scillipoti comunica a favor di telecamere di &#8220;disobbedire a Berlusconi e votare per il siciliano Mattarella&#8221;</strong> e non sarà il solo. Lui è l&#8217;emblema di una debacle del partito del Cavaliere che sarà ancora più evidente a partita conclusa. Gasparri prova a giocare la carta della minaccia, dicendo che &#8220;Renzi é stato strafottente, e a volte di strafottenza di muore&#8221;. Vero o sbagliato che sia, i volti dei forzisti raccontano tutta la crisi del centrodestra. <strong>Berlusconi ha perso potere contrattuale e Romani lo sa</strong>. Tant&#8217;è che le dichiarazioni le lancia camminando, irritato ovviamente da come sia finita la vicenda Quirinale.<strong> Raffaele Fitto nel frattempo minaccia e chiede di radere al suolo Forza Italia.</strong> Mentre lo spoglio è in corso un vecchio democristiano dà un consiglio non richiesto all&#8217;ex governatore della regione Puglia: &#8220;la Dc è durata a lungo perché quando c&#8217;erano dei problemi ci si sedeva al tavolo e si trovava un accordo. Mai fino ad arrivare alle grida che ho sentito&#8230;&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify">Sembrerà strano, ma nel 2015, ancora,<strong> il tema ricorrente nelle parole dei politici è proprio la balena bianca</strong>. Rocco Buttiglione, Giovanardi, Beppe Fioroni, tutti concordano nel dire che <strong>&#8220;per andare alla Terza Repubblica son dovuti tornare ancora alla Prima&#8221;</strong>. Vero, perché Mattarella è la Democrazia Cristiana in pieno. &#8220;Non c&#8217;è niente da fare&#8221; &#8211; dice Buttiglione &#8211; &#8220;la Dc ha formato la migliore classe dirigente e ancora l&#8217;Italia deve tornare a quella esperienza&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify">Intanto, dentro il Palazzo, Laura Boldrini precede con lo spoglio e all&#8217;esterno l&#8217;avvenuta elezione viene salutata dalle urla di disapprovazione dei pochi manifestanti asserragliati da tre giorni davanti all&#8217;Aula del Parlamento. <strong>Fuori fischi, dentro applausi. Viva Mattarella, Mattarella persona per bene. Viva la Dc.</strong> E così inizia l&#8217;esodo da Montecitorio: l&#8217;esercito dei trolley può tornare a casa.</p>
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		<title>Reportage da Montecitorio/2 Una commedia in attesa della vera partita</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Jan 2015 20:03:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe De Lorenzo]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Roma. Che quella odierna sarebbe stata una giornata con poche emozioni lo si evinceva facilmente dalla tranquillità con cui deputati e senatori raggiungevano Piazza Monte Citorio. Indubbiamente l&#8217;elemento più frizzante era il forte vento freddo. Il resto era come se fosse in un limbo: non sono mancate dichiarazioni al vetriolo tra le parti politiche, da Ncd verso Pd, dai falchi di Forza Italia contro le colombe e così via. Ma sono stati gli atti di una commedia di secondo piano che oggi doveva tenere in caldo il pubblico per il gran finale di domani (almeno così spera il Presidente del]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child "><span title="R" class="cap"><span>R</span></span>oma. Che quella odierna sarebbe stata una giornata con poche emozioni lo si evinceva facilmente dalla<strong> tranquillità con cui deputati e senatori raggiungevano Piazza Monte Citorio</strong>. Indubbiamente l&#8217;elemento più frizzante era il forte vento freddo. Il resto era come se fosse in un limbo: non sono mancate dichiarazioni al vetriolo tra le parti politiche, da Ncd verso Pd, dai falchi di Forza Italia contro le colombe e così via. <strong>Ma sono stati gli atti di una commedia di secondo piano che oggi doveva tenere in caldo il pubblico per il gran finale di domani</strong> (almeno così spera il Presidente del Consiglio Renzi). <strong>Pippo Civati</strong>, l&#8217;eterno scissionista del Pd che minaccia ma non rende mai effettiva la sua fuoriuscita, prima di diventarne nemico giurato è stato un renziano di ferro. Di lui il Presidente del Consiglio diceva essere il vero autore dei contenuti politici della prima Leopolda. Condividono, inoltre, l&#8217;impostazione giovanile: per questo Civati non parla di commedia, ma <strong>di &#8220;grande fiction&#8221;, in cui Berlusconi e il Premier, guidando i loro attori comprimari, starebbero fingendo di litigare per poi continuare ad amoreggiare sulle riforme e tutto il resto</strong>, come se nulla fosse avvenuto. &#8220;É una coppia così affiatata&#8221; che di certo Mattarella non sarà quel famoso dito che non bisogna mai mettere tra moglie e marito.</p>
<p>Per strada i politici rilasciano dichiarazioni, si rifiutano o cercano i giornalisti in base allo stato d&#8217;animo dei loro rispettivi partiti. Gli eletti del Pd non si sottraggono ai microfoni, raccontano di aver proposto il Presidente giusto e con le modalità corrette. Per<strong> Debora Serracchiani, Mattarella è un &#8220;nome cui è difficile dire di no, anche per Ncd e Fi&#8221;</strong>. Tuttavia, non sembra essere così lineare la partita, soprattutto a chi nel bar di via degli Uffici del Vicario si godeva un caffè gentilmente offerto da un collega. <strong>Paolo Romani</strong>, sbilanciandosi più di quanto forse potrebbe, mentre prende la tazzina va a pescare con piene mani negli affari di<strong> Angelino Alfano: &#8220;non credo che voterà Mattarella&#8221;</strong>, dice prima di abbandonare il bar virando in direzione opposta alla Camera dove, in teoria, sarebbero già iniziate le operazioni di voto. <strong>Verrà smentito la sera stessa</strong>.</p>
<p>Che il Nuovo Centrodestra stesse ancora ragionando sul da farsi era evidente. I pochi che si vedono in giro evitano educatamente le domande e non si fermano per scambiare due parole. Lo hanno fatto solo l&#8217;ex sindaco di Milano <strong>Albertini e Rocco Buttiglione, ma per dire che nulla era deciso e la questione rimandata ad una riunione serale</strong>. Il tutto intorno all&#8217;ora di pranzo, quando già la seconda votazione aveva dato responso negativo.</p>
<p>Le incognite della giornata ruotano attorno alle mosse dell&#8217;Area popolare. Lo sa la Serracchiani, pronta ad aprire eventualmente una discussione interna alla maggioranza di governo per ridiscutere alcuni punti, o &#8211; chissà &#8211; la partecipazione stessa di Ncd all&#8217;esecutivo.</p>
<p><strong>Un Ministro importante come quello dell&#8217;Interno può votare diversamente da quanto fanno gli altri partiti della coalizione senza generare una crisi?</strong> Forse no. E infatti per <strong>Sergio Chiamparino</strong>, presidente della Regione Piemonte, sarebbe &#8220;strano se un funzionario di governo di primo piano con un ruolo delicato non votasse il Presidente della Repubblica&#8221;. Alfano avvisato, mezzo salvato.</p>
<p>Di umore differente i forzisti del &#8220;Silvio stai attento che Renzi ti frega&#8221;. Tra loro, <strong>Augusto Minzolini</strong>, sempre molto disponibile nel concedersi alle domande, probabilmente remore di quando al freddo a raccogliere la dichiarazione del Craxi di turno toccava a lui.  <strong>Minzolini è convinto che Berlusconi abbia fatto &#8220;una lettura sbagliata del momento politico&#8221;</strong>. Sarà l&#8217;atmosfera effettivamente particolare, sarà il caso, ma anche l&#8217;ex direttore del Tg1 ha fatto ricorso ad una metafora teatrale per definire la situazione politica che si stava venendo a creare. Quello che in molti chiamavano negativamente <strong>&#8220;il teatrino della politica, è tornato ad essere la politica vera&#8221;</strong>, e chi non si adegua alla trama ne rimarrà fuori. Merito, o colpa, di Renzi.</p>
<p><strong>&#8220;Matterella ce la farà?&#8221;&#8216; si chiedevano oggi i molti che ieri si erano concentrati sul Patto del Nazareno</strong>. I più che ruotano attorno a Palazzo Chigi sono pronti a giurare di sì. Ma forse qualcosa scricchiola e i numeri non sono così larghi. Il dissidente del M5S <strong>Walter Rizzetto</strong>, che ha abbandonato il Movimento poco prima dell&#8217;inizio delle elezioni per il Quirinale, era stato accusato di essersi venduto per poco alle esigenze del Partito Democratico. Eppure, a microfoni spenti confessa di essere a capo di una nutrita pattuglia di grandi elettori che alla quarta votazione, quella decisiva, indicherà il nome di Stefano Rodotà. Uno schiaffo agli ex colleghi cinque Stelle che avevano escluso il costituzionalista dalle Quirinarie sul blog di Grillo, preferendogli Prodi e Bersani. <strong>Ma forse il vero schiaffo è per Renzi e la Serracchiani, perché al loro dettagliato elenco di fedeli avrebbero dovuto  togliere i venti del piccolo plotone di Rizzetto</strong>. Rimanendo con dei margini molto risicati, argini labili con cui difendersi dai franchi tiratori.</p>
<p>Di sera cede Alfano e torna all&#8217;ovile: voterà Mattarella. Domani non sarà più una commedia.</p>
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		<title>Reportage da Montecitorio. Tra il Nazareno e Mattarella a vincere è stato Fitto</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jan 2015 22:25:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe De Lorenzo]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sarà una coincidenza, ma la strada che percorriamo per raggiungere Piazza Montecitorio porta con sé numerosi significati. Risaliamo vicolo dei Serpenti, dove ha casa l&#8217;ultimo inquilino del Colle, Giorgio Napolitano. E allora viene da pensare alle dimissioni di Capodanno e l&#8217;incognita che, ancora, cade sul Paese. Sul suo futuro Capo dello Stato, incastrato in una partita che é ben lontana dall&#8217;essere risolta. Poco più avanti, incrociamo via Nazionale, sede della Banca d&#8217;Italia. Ed allora viene da pensare che il prossimo presidente possa venire proprio da quegli uffici e che porti il nome di Piercarlo Padoan oppure dell&#8217;attuale Governatore Visco. Renzi]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="S" class="cap"><span>S</span></span>arà una coincidenza, ma la strada che percorriamo per raggiungere Piazza Montecitorio porta con sé numerosi significati. <strong>Risaliamo vicolo dei Serpenti, dove ha casa l&#8217;ultimo inquilino del Colle, Giorgio Napolitano</strong>. E allora viene da pensare alle dimissioni di Capodanno e l&#8217;incognita che, ancora, cade sul Paese. Sul suo futuro Capo dello Stato, incastrato in una partita che é ben lontana dall&#8217;essere risolta. <strong>Poco pi</strong><strong>ù</strong><strong> avanti, incrociamo via Nazionale, sede della Banca d&#8217;Italia</strong>. Ed allora viene da pensare che il prossimo presidente possa venire proprio da quegli uffici e che porti il nome <strong>di Piercarlo Padoan oppure dell&#8217;attuale Governatore Visco</strong>. Renzi non ha ancora fatto il nome di Mattarella quando la strada ci porta a fianco del Palazzo della Consulta. Ed allora viene da pensare che l&#8217;eletto potrebbe essere un ex giudice della Corte Costituzionale, come Amato oppure proprio quel Mattarella che, mentre ci avviciniamo alla Camera, Renzi sta proponendo all&#8217;assemblea del Pd come candidato di punta. In quel momento inizia una forte pioggia.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>La decisione di Renzi rompe il patto, ha poi detto Berlusconi</strong>. Utile all&#8217;unità del partito, ripetono invece i deputati piddini che in carovana si riversano in Aula per votare. Sembrano rilassati, poiché tutto sommato sanno di dover votare scheda bianca.</p>
<p style="text-align: justify">Intorno a Montecitorio i giornalisti guardano sui tablet il discorso del segretario Pd di fronte ai suoi parlamentari e ai delegati regionali, sottolineando il lungo applauso ricevuto dal Premier nel momento in cui si sbilancia sul padre del Mattarellum. <strong>&#8220;Dimostra che non ci saranno franchi tiratori&#8221;, si dice sicuro qualcuno. Tuttavia, l&#8217;aria che si respira tra i grandi elettori non </strong><strong>é</strong><strong> cos</strong><strong>ì</strong><strong> distesa</strong>. I cinque stelle sorridono, ma suggeriscono di star attenti, perché Mattarella sarebbe un nome di facciata, che nasconde dell&#8217;altro. E non sono gli unici a crederlo.</p>
<p style="text-align: justify">Intanto, però, dall&#8217;ingresso di via del Parlamento 24, <strong>Raffaele Fitto si avvicina a Montecitorio con un sorriso sarcastico che significa soddisfazione</strong>. Scivola senza rispondere  tra le domande dei cronisti: piove sul bagnato per Forza Italia, ma Fitto può festeggiare. Almeno in parte. É questo il punto politico centrale della giornata trascorsa dentro e fuori l&#8217;emiciclo: <strong>&#8220;Fitto aveva ragione?&#8221; </strong><strong>è</strong><strong> la domanda che scorre tra le labbra dei deputati e senatori di Forza Italia</strong>. Lucio Malan, interpellato su questo punto, prima di rispondere fa una lunga pausa ed un respiro che lasciano intendere un rospo da mandare giù che pesa più di quanto riesca ad ammettere: &#8220;Letta lo aveva capito, Renzi non mantiene le promesse e questa cosa Fitto l&#8217;aveva già detta da tempo&#8221;. Una dichiarazione che spiega quel sorriso beffardo con cui il leader della fronda forzista è entrato in Aula. <strong>Fitto sa di aver vinto. E sar</strong><strong>à</strong><strong> pi</strong><strong>ù</strong><strong> d&#8217;uno a dargli ragione.</strong></p>
<p style="text-align: justify">Infatti, Passeggiando su via degli Uffici del Vicario, rinchiuso in un lungo impermeabile e coperto da un cappello che gli nasconde tutto il viso, il <strong>senatore D&#8217;Anna</strong> evita, non riconosciuto, la ressa di telecamere che assediano i suoi colleghi. Ma anche lui, come Fitto, non ha stampato in volto la tensione che invece ricopre altri esponenti del centrodestra. <strong>&#8220;Berlusconi </strong><strong>é</strong><strong> come Maradona&#8221; &#8211; ci dice &#8211; &#8220;ad una certa et</strong><strong>à</strong><strong> pu</strong><strong>ò</strong><strong> fare l&#8217;allenatore, non la mezz&#8217;ala&#8221;.</strong> La sensazione, infatti, è che Berlusconi abbia ceduto, fidandosi di Renzi senza essere in grado di metterlo con le spalle al muro, finendoci lui stesso. Con i suoi &#8220;cattivi consiglieri&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify">E proprio mentre la pioggia dà un po&#8217; di tregua e molti dei deputati e senatori scivolano via disinteressati al finale già scritto della prima elezione, al palazzo dei Gruppi parlamentari <strong>arriva Silvio Berlusconi. Nemmeno una parola, se non quella gi</strong><strong>à</strong><strong> risuonata sulle bocche di tutti i suoi collaboratori: &#8220;Renzi ha tradito il patto</strong>&#8220;. La tensione è evidente sul volto del Cavaliere e, se non sta bluffando, non nasconde la forte irritazione. La stessa che, incurante della pioggia che scende copiosa sul suo ombrello, <strong>Michela Biancofiore</strong> porta stampata sulla chioma bionda. La colpe <strong>di Renzi</strong>, a sua detta, sarebbero quelle di &#8220;non esser stato coerente&#8221;, perché <strong>&#8220;ha dimostrato di non essere gagliardo, ma un reazionario</strong>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify">Intorno al Patto ruotano tutti i ragionamenti dei grandi elettori. Mattarella lo nominano in pochi, qualcuno forse per scaramanzia, altri perché non lo considerano il problema principale<strong>. La questione &#8220;</strong><strong>é</strong><strong> nei modi&#8221;, come si affretta a sostenere Daniela Santanch</strong><strong>é</strong>, la quale non ha alcun veto contro il candidato del Premier. <strong>Sul Nazareno casca l&#8217;asino, che ancora nessuna ha capito chi sia</strong>. Se Renzi, che ha fatto il passo più lungo della gamba o Berlusconi, che non ha più alcun potere contrattuale. Da via del Parlamento, dove vediamo entrare in maggioranza frondisti di entrambi gli schieramenti politici, molti sostengono che ad aver perso sia Berlusconi. Altri, invece, sono certi che la &#8220;partita sia ancora aperta&#8221;. Ma dalla voce sembra più una speranza che una dichiarazione di guerra.</p>
<p style="text-align: justify">I diversi ingressi per l&#8217;Aula sono uno vicino all&#8217;altro e quando ormai il sole è calato sul cupolone,  ognuno di essi ospita le dichiarazione di una formazione differente. I più silenziosi, ovviamente, sono i rappresentati del Pd. <strong>Non mancano invece di dire la loro i pentastellati Airola e Martelli, sostenendo che &#8220;l&#8217;inciucio non </strong><strong>è</strong><strong> ancora venuto fuori</strong>, il patto del Nazareno non verrà intaccato dal nome di Mattarella&#8221;. E il vero candidato? &#8220;Forse Finocchiaro, non lo so. La cosa certa è che quello che stanno facendo ora è una commedia: tutte balle. <strong>Il nazareno va avanti</strong>&#8220;. Eventualità contro cui sono disposti anche a &#8220;votare Prodi alla quarta votazione, se lo deciderà la rete&#8221;. Ma, forse, lo faranno anche senza il via libera dei militanti.</p>
<p style="text-align: justify">Le strade che circondano il Parlamento, nel frattempo, si sono svuotate. Non pervenuti rappresentanti del partito di Angelino Alfano, il più nei guai di tutti<strong>. Perch</strong><strong>é</strong><strong> Matterella era fuori dai suoi schemi, da quelli che credeva di aver disegnato da una parte con Berlusconi e dall&#8217;altra con Renzi. Non l&#8217;hanno ascoltato</strong>. &#8220;Non mi sembra questo quello che si era detto&#8221; &#8211; si lascia sfuggire Cicchitto &#8211; &#8220;non so se lo voteremo, di sicuro il Pd sta occupando tutte le cariche del Potere e Renzi ha scelto una figura incapace di controbilanciare la sua indole straripante&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Mattarella, in questa giornata tra l&#8217;Aula e le strade della Capitale </strong><strong>è</strong><strong> attore comprimario</strong>. In fondo, é ancora presto per il fischio finale. Alcuni già esultano, molti si dimostrano irritati. Le piace Mattarella senatore Tremonti?, chiediamo all&#8217;ex Ministro che cercava di svignarsela da una strada secondaria. &#8220;Non vede che piove? Non parlo&#8221;. Ecco, appunto. <strong>Perch</strong><strong>é</strong><strong> sul nome nessuno ha molto da dire.</strong></p>
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		<title>Il vero nome è Casini: lo vuole anche la Merkel</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jan 2015 11:42:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La cosa straordinaria, è che ha sempre ottenuto posizioni di governo portando con sé solo una piccola dote di voti. Classica mossa da democristiano nato e cresciuto nella prima Repubblica, sostengono i suoi detrattori. E forse è anche vero, perché Pierferdinando Casini è stato esponente di spicco di partiti(ni) dai più svariati nomi &#8211; Ccd, UDC, UdC &#8211; e, nonostante la poca generosità degli elettori, è stato al Governo per lungo tempo. O meglio, ha quasi sempre fatto parte delle maggioranze che sostenevano gli esecutivi di Berlusconi e tanti altri, ma al Governo &#8211; personalmente &#8211; non ci è andato]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="L" class="cap"><span>L</span></span>a cosa straordinaria, è che ha sempre ottenuto posizioni di governo portando con sé solo una piccola dote di voti. Classica mossa da democristiano nato e cresciuto nella prima Repubblica, sostengono i suoi detrattori. E forse è anche vero, perché <strong>Pierferdinando Casini</strong> è stato esponente di spicco di partiti(ni) dai più svariati nomi &#8211; Ccd, UDC, UdC &#8211; e, nonostante la poca generosità degli elettori, è stato al Governo per lungo tempo. O meglio, ha quasi sempre fatto parte delle maggioranze che sostenevano gli esecutivi di Berlusconi e tanti altri, <strong>ma al Governo &#8211; personalmente &#8211; non ci </strong><strong>è</strong><strong> andato mai</strong>. Perché, si sa, è una posizione scomoda, capace di attaccarti addosso un&#8217;etichetta che poi difficilmente ti scrolli.</p>
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<p style="text-align: justify">Per questo Casini è il nome più caldo della corsa al Quirinale a poche ore dall&#8217;inizio delle consultazioni. Pierferdinando ha una dote incontestabile, cioè quella di <strong>sapersi riciclare con classe, aiutato indubbiamente dal suo volto piacevole e dal portamento signorile</strong>. É simpatico a molti e indigesto a quasi nessuno. Ha fatto l&#8217;amore (politicamente, s&#8217;intende) con molti: da Berlusconi a Fini, dagli esponenti della sinistra a quelli più radicali. Forse non piace ai 5 Stelle, che vorrebbero un magistrato a tutti i costi e che non voteranno Pietro Grasso solo perché sono più le volte che li ha cacciati dall&#8217;aula di quelle in cui è riuscito a mandare in galera un mafioso. <strong>Casini, dicevamo, </strong><strong>è</strong><strong> stato compagno di letto del Cav., ha appoggiato il governo Monti, Letta e Renzi</strong>. Insomma, dove si comanda lui c&#8217;è: una volta in maniera più visibile, ora nell&#8217;ombra.</p>
<p style="text-align: justify">Non gli mancano gli incarichi, certo. Ora è stato premiato con la presidenza di una Commissione Affari esteri. <strong>Domani, chiss</strong><strong>à</strong><strong>, con la Presidenza della Repubblica</strong>. Sì, perché l&#8217;interesse di Renzi è quello di non far cadere il patto del Nazareno. Berlusconi e il Premier si sono incontrati e scontrati sui nomi di <strong>Mattarella e Amato</strong>. Il primo, sostenuto dal segretario Pd, essendo un nome politicamente ininfluente e di caratura grigia, incapace probabilmente di contrastare la colorita corsa alle riforme dell&#8217;ex sindaco di Firenze. L&#8217;altro, <strong>il dott. Sottile, </strong><strong>è</strong><strong> caldeggiato da Berlusconi ed il perch</strong><strong>é</strong><strong> rimane un mistero pi</strong><strong>ù</strong><strong> incomprensibile di quelli di Fatima</strong>. Braccio destro di Craxi, ma non amato dal leader del fu Psi. Inoltre, non sarebbe una garanzia per le voglie di libertà dai servizi sociali del capo di Forza Italia. Insomma, Renzi e Berlusconi si trovano così al muro contro muro, e questo spiega il perché dell&#8217;uscita del vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini, dopo giorni di silenzio stampa sul toto-nomi. <strong>Il nome di Mattarella </strong><strong>è</strong><strong> un modo per tirare un po&#8217; la corda, stando attenti che non si spezzi</strong>.<strong> Ai renziani, infatti, non conviene rompere il patto</strong>. Se decidessero di ricucire in toto il Pd, concedendo un nome ben visto dalla minoranza di Bersani e soci, dovrebbero poi contare anche sulla loro fedeltà quando ci sarà da far passare le riforme. Il che non è scontato, e nella migliore delle ipotesi significherebbe rivedere l&#8217;impianto complessivo delle norme che riscrivono la Costituzione. Un rischio che val la pena correre?</p>
<p style="text-align: justify">Forse no. <strong>Perch</strong><strong>é</strong><strong> un nome capace di far passare ogni impasse in secondo piano esiste, ed </strong><strong>è</strong><strong> quello di Casini</strong>. Lui, insomma, il democristiano mai defunto, sopravvissuto alla morte della Dc, dei governi Berlusconi, del fallimentare appoggio al governo Monti. Per non parlare del più duro dei colpi ricevuti, ovvero quella campagna elettorale condotta con Scelta Civica, formazione che avrebbe dovuto spaccare il mondo (politico) e si è ritrovata disintegrata qualche giorno dopo il voto. <strong>Casini non ha solo amoreggiato con tutti, con molti ha anche litigato, ha spesso chiesto ed ottenuto la separazione.</strong> <strong>Ma non ha mai divorziato</strong> &#8211; ad eccezione che con la ex moglie, invaghito com&#8217;era della donna Caltagirone &#8211; con nessuno dei leader politici che sono passati e rimasti sulla scena. <strong>Berlusconi</strong>, pur sentitosi tradito più di una volta, come quando si è sfilato dal pentolone Pdl che voleva raccogliere tutte le formazioni dell&#8217;allora Casa delle Libertà, non solo lo ha perdonato, ma <strong>lo ritiene un amico. Forse pi</strong><strong>ù</strong><strong>, quasi un figlio. Ribelle alcune volte, come tutti i giovanotti, ma pur sempre un figlio</strong>.</p>
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<p style="text-align: justify">Per questo ieri, in gran segreto, è stato ricevuto a Palazzo Chigi. Lui stesso, come ha rivelato Kayser Soze su Panorama, avrebbe confessato di essere il nome giusto, &#8220;altrimenti Renzi non ha i voti&#8221;. E questo spiega la segretezza dell&#8217;arrivo in Piazza del Parlamento con i vetri oscurati, mentre gran parte di quelli che sono andati a ricevimento da Renzi lo hanno fatto alla luce del sole. Scoperto a causa della targa dell&#8217;auto blu (un errore tattico che poteva risparmiarsi), è da ieri sulle prime pagine dei giornali.</p>
<p style="text-align: justify">Può salvare il patto del Nazareno, è questa la sua arma vincente. Ma non solo. <strong>Durante la visita a Firenze, la Cancelliera tedesca Angela Merkel si </strong><strong>è</strong><strong> informata sulle possibilit</strong><strong>à</strong><strong> di Casini di arrivare al Colle</strong>. A rivelarcelo, una fonte vicina al Ppe in quei giorni nel capoluogo toscano. Un appoggio internazionale che potrebbe non guastare. E aiutare Pierferdinando a salire al Quirinale. Salvando così il Patto del Nazareno.</p>
<p style="text-align: justify">Inoltre, dicono alcuni, non dispiace nemmeno alla mamme.</p>
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		<title>Quirinale senza bandiera</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jan 2015 11:15:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Pasquin]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da due settimane ormai il pennone del palazzo del Quirinale è vuoto, così come vuota è la poltrona presidenziale, in attesa della convocazione del Parlamento in seduta comune. Tra qualche giorno tutto tornerà alla normalità, analisi politiche riempiranno i giornali e strascichi polemici occuperanno i talk-show televisivi a seguito del discorso del nuovo Presidente. Proprio in questo momento, mentre regna ancora il silenzio prima della battaglia e mentre i nomi sono tanti e le certezze poche, possiamo prenderci due minuti ed apprezzare ciò che di sicuro metterà tutti d’accordo: la bandiera presidenziale. Lo stendardo attuale è stato adottato ufficialmente con]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child western" align="JUSTIFY"><span title="D" class="cap"><span>D</span></span>a due settimane ormai <strong>il pennone del palazzo del Quirinale è vuoto</strong>, così come vuota è la poltrona presidenziale, in attesa della convocazione del Parlamento in seduta comune. Tra qualche giorno tutto tornerà alla normalità, analisi politiche riempiranno i giornali e strascichi polemici occuperanno i talk-show televisivi a seguito del discorso del nuovo Presidente.<br />
Proprio in questo momento, mentre regna ancora il silenzio prima della battaglia e mentre i nomi sono tanti e le certezze poche, possiamo prenderci due minuti ed <strong>apprezzare ciò che di sicuro metterà tutti d’accordo: la bandiera presidenziale</strong>.</p>
<p class="western" align="JUSTIFY">Lo stendardo attuale è stato adottato ufficialmente con la pubblicazione del decreto presidenziale sulla Gazzetta Ufficiale il 9 ottobre 2000 con la firma dell’allora presidente Carlo Azeglio Ciampi e presentato il 4 novembre successivo. È lo stesso decreto ad indicare le caratteristiche della nuova bandiera: <em>&#8220;di rosso, bordato d&#8217;azzurro, al grande rombo appuntato ai lembi, di bianco, caricato dal carello di verde appuntato ai margini del rombo, esso carello sopraccaricato dall&#8217;emblema della Repubblica italiana d&#8217;oro&#8221;</em>.</p>
<div id="attachment_1430" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/Bandiera_Presidente_2000.png"><img class="size-medium wp-image-1430" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/Bandiera_Presidente_2000-300x300.png" alt="Bandiera presidenziale - versione 2000" width="300" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Bandiera presidenziale &#8211; versione 2000</p></div>
<p class="western" align="JUSTIFY"><strong>La bandiera si ispira a quella adottata dalla prima Repubblica Italiana</strong>, stato satellite sotto il potere di Napoleone, nato sulle ceneri della Repubblica Cisalpina nel 1802 e trasformatosi nel Regno d’Italia in concomitanza con l’incoronazione di Bonaparte nel 1805. La bandiera riprendeva allora i colori della Repubblica Cispadana, verde, bianco e rosso, ma li rielaborava in un disegno geometrico a quadri, pressoché identico all’attuale bandiera del presidente della Repubblica. La versione presidenziale del 2000 riprende questo stile, simbolo evidentemente del Risorgimento nazionale, e vede aggiunto lo stemma repubblicano in oro e il quadrato azzurro nella parte esterna, riferimento alle Forze Armate di cui è Capo il Presidente.</p>
<p class="western" align="JUSTIFY">Lo stendardo del Presidente non viene utilizzato solamente presso la sua residenza romana ma, come spiega il sito del Quirinale, è <em>“il segno distintivo della presenza del Capo dello Stato e segue perciò il Presidente della Repubblica in tutti i suoi spostamenti”</em>, trovando posto su automobili, aeroplani e navi, nelle prefetture e negli incontri ufficiali durante visite nazionali e internazionali. Allo stesso modo, <strong>durante il periodo di vacanza lo stesso viene ammainato e sostituito da quello del Presidente della Repubblica supplente sul pennone di Palazzo Giustiniani</strong>, dove si trova l’ufficio di rappresentanza del Presidente del Senato. La bandiera del supplente è bianca con cornice azzurra e con l’emblema repubblicano argentato e venne introdotta nel 1986 dall’allora presidente Francesco Cossiga.</p>
<div id="attachment_1432" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/Bandiera_Presidente_Supplente.png"><img class="size-medium wp-image-1432" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/Bandiera_Presidente_Supplente-300x300.png" alt="Bandiera del Presidente supplente (1986)" width="300" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Bandiera del Presidente supplente (1986)</p></div>
<p class="western" align="JUSTIFY"><strong>La versione attuale dello stendardo presidenziale è solo la quarta in ordine di tempo</strong>. In origine, nel 1948, non vi era alcuna indicazione normativa sulla bandiera presidenziale e la consuetudine era quella di utilizzare la bandiera italiana. Solo nel 1965 venne scelta la prima versione ufficiale da Giuseppe Saragat: un quadrato azzurro con lo stemma repubblicano in oro, colori simboleggianti il comando e il valore e tratti dalla tradizione militare italiana. Tra le altre proposte venne scartata l’idea di una bandiera italiana con il simbolo repubblicano sulla banda bianca, troppo simile alla bandiera messicana. La prima modifica avvenne nel 1990, quando il Presidente Francesco Cossiga introdusse una nuova versione, sempre quadrata, con il tricolore bordato d’azzurro. Questa ebbe vita breve, venendo modificata già nel 1992 con la terza versione, che ripristinava il modello del 1965, con l’eccezione dello stemma dorato di dimensioni minori. Motivo della sostituzione di quest’ultima versione nel 2000, tra gli altri, è stata la somiglianza eccessiva alla bandiera dell’Unione Europea, anch’essa accanto alla bandiera nazionale sul campanile del Quirinale.</p>
<p class="western" align="JUSTIFY"><strong>L’araldica presidenziale non si scorda</strong>, infine, <strong>nemmeno dei presidenti emeriti della Repubblica</strong> (nonché senatori a vita), con un’insegna speciale introdotta nel 2001, dove ritorna lo stile geometrico: un quadrato bianco centrale, racchiuso da triangoli verdi e rossi ai quattro angoli, sormontato dalle iniziali “RI” (Repubblica Italiana”) e da una corona dorata.</p>
<p class="western" align="JUSTIFY">Ora non ci resta altro che attendere la fumata bianca per assistere, con il naso all’insù, al prossimo alzabandiera.</p>
<a href="http://www.torquemada.eu/2015/01/29/quirinale-senza-bandiera/#gallery-1425-1-slideshow">Clicca per vedere lo slideshow.</a>
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