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	<title>Torquemada &#187; palestina</title>
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	<description>Torquemada è una rivista di inquisizione telematica, uno spazio condiviso dove esprimere il proprio pensiero in modo libero, ben argomentato ma soprattutto incendiario</description>
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		<title>John &#8220;Mad Jack&#8221; Churchill</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Feb 2015 12:00:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Virga]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un ufficiale che entri in combattimento senza la sua spada non è adeguatamente vestito. John Malcolm Thorpe Fleming Churchill nasce il 16 settembre 1906 in Surrey. Dopo aver frequentato il King William’s College, sull’Isola di Man, e il prestigioso Royal Sandhurst College, inizia la carriera militare nel Manchester Regiment, assegnato alla Birmania. Qui può dedicarsi alle sue passioni, come la motocicletta, la cornamusa e il tiro con l’arco. Dopo dieci anni, abbandona l’esercito e svolge vari mestieri, in giro per l’Impero britannico: tra gli altri, il redattore di giornale, il modello e l’attore. Si distingue inoltre come secondo classificato in]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><em><span title="U" class="cap"><span>U</span></span>n ufficiale che entri in combattimento senza la sua spada non è adeguatamente vestito.</em></p>
<p style="text-align: justify">John Malcolm Thorpe Fleming Churchill nasce il 16 settembre 1906 in Surrey. Dopo aver frequentato il King William’s College, sull’Isola di Man, e il prestigioso Royal Sandhurst College, <strong>inizia la carriera militare nel Manchester Regiment, assegnato alla Birmania</strong>. Qui può dedicarsi alle sue passioni, come la motocicletta, la cornamusa e il tiro con l’arco.</p>
<p style="text-align: justify">Dopo dieci anni, abbandona l’esercito e svolge vari mestieri, in giro per l’Impero britannico: tra gli altri, il redattore di giornale, il modello e l’attore. <strong>Si distingue inoltre come secondo classificato in una competizione di cornamusa (1937) e come membro della squadra britannica ai campionati mondiali di tiro con l’arco in Norvegia (1938), ma solo quando scoppia la Seconda Guerra Mondiale, può finalmente dare il meglio di sé</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Richiamato al suo reggimento, si trova nel 1940 a far parte del <strong>Corpo di Spedizione Britannico in Francia</strong>. In un villaggio francese, la sua unità tende un’imboscata ad una pattuglia tedesca, e <strong>Mad Jack dà il via all’attacco trafiggendo il sergente tedesco con una freccia scagliata dal suo arco lungo</strong>.</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/mad-jack-2.jpg"><img class="wp-image-1700 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/mad-jack-2-205x300.jpg" alt="mad jack 2" width="225" height="329" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Combatte ancora a Dunkerque proteggendo la ritirata alleata, poi si offre volontario per i Commandos, ma <strong>prima di tornare al fronte, si sposa</strong>. Il suo primo raid è a Vagsøy, Norvegia, il 27 dicembre 1941.<strong> Churchill è il primo a balzare a terra, suonando la cornamusa e scagliando granate</strong>. Per queste azioni, è decorato con la Military Cross &amp; Bar.</p>
<p style="text-align: justify">Nella campagna d’Italia, nell’estate &#8217;43, egli prosegue questa tradizione, <strong>sia in Sicilia che a Salerno</strong>, sbarcando sulla spiaggia vestito con i colori reggimentali, la spada al fianco e l’arco e la cornamusa a tracolla. Al di là dell’apparenza anacronistica, Mad Jack guida i suoi commando alla vittoria, come a Molina, sopra Salerno, dove <strong>quasi da solo cattura 42 soldati tedeschi</strong>, compresa una squadra di mortai.</p>
<p style="text-align: justify">La sua avventura successiva è, la primavera seguente, <strong>in Jugoslavia</strong>, dove opera dal quartier generale di Tito, sull’isola di Lissa. Churchill guida 43 britannici e circa 1500 partigiani all’attacco dell’isola di Brazza, ma i Tedeschi oppongono una resistenza più forte del previsto. Mentre avanza verso le posizioni nemiche, suonando la cornamusa, <strong>è ferito e catturato</strong>.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Finisce nel campo di concentramento di Sachsenhausen, presso Berlino, da cui riesce a fuggire, con un compagno di prigionia</strong>. Tuttavia, sono ricatturati a pochi chilometri dalla costa del Baltico. A fine guerra, è trasferito in Tirolo sotto custodia delle SS, insieme ad altri prigionieri di alto rango. Temendo di essere fucilati, si appellano ad un generale della Wehrmacht, e sono rilasciati all’inizio di maggio. A questo punto, <strong>Mad Jack attraversa le Alpi a piedi, scendendo fino ad incontrare le forze corazzate statunitensi presso Verona</strong>.</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/mad-jack-3.jpg"><img class="wp-image-1701 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/mad-jack-3-300x220.jpg" alt="mad jack 3" width="340" height="249" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Per lui, però, la guerra non è finita, e chiede subito di essere inviato<strong> in Birmania</strong>, dove si combatte ancora contro i Giapponesi. La notizia di Hiroshima e Nagasaki lo coglie quando è ancora in India, e gli fa esclamare: «Maledetti yankees! Se non fosse stato per loro, avremmo potuto continuare a combattere per dieci anni!».</p>
<p style="text-align: justify">Nel dopoguerra, la sua vicenda bellica ha un epilogo come comandante in seconda del 1° battaglione del Highland Light Infantry, <strong>di stanza in Palestina</strong>. Nel 1948, nei concitati prodromi della prima guerra arabo-israeliana, si trova ad agire come forza d’interposizione tra le due parti.</p>
<p style="text-align: justify">Il tenente colonnello Jack Churchill trascorre gli ultimi anni da militare, fino al 1959, con mansioni di istruttore e amministrative. Questo non gli impedisce di dedicarsi a passatempi “normali” e riposanti come fare surf, pilotare navi a vapore sul Tamigi e giocare con modelli navali radiocomandati. <strong>Muore l’8 marzo 1996, alla soglia dei novant’anni</strong>.</p>
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		<title>Liberté</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Jan 2015 13:06:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Santo Uffizio]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un soffio che apre il respiro. E&#8217; lo sguardo che guarda lontano. E&#8217; la parola che alza speranza. E&#8217; la critica al servizio della giustizia. Dopo il terribile episodio parigino, i leader europei e occidentali hanno marciato stretti l&#8217;uno all&#8217;altro. Fratelli di un sentire ideale che pensiamo ci tenga lontani da fanatismi e ideologie.&#8221;Je suis Charlie&#8221; scritto in bianco su fondo nero credo sia diventato la foto del profilo Facebook dell&#8217;anno. Quasi tutti siamo stati Charlie almeno per un&#8217;ora. A Parigi si. Ma a Jenin non ci va nessuno. Mi domando, leggendo questa notizia, cosa abbia a che fare la]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="U" class="cap"><span>U</span></span>n soffio che apre il respiro. E&#8217; lo sguardo che guarda lontano. E&#8217; la parola che alza speranza. E&#8217; la critica al servizio della giustizia.</p>
<p>Dopo il terribile episodio parigino, i leader europei e occidentali hanno marciato stretti l&#8217;uno all&#8217;altro. Fratelli di un sentire ideale che pensiamo ci tenga lontani da fanatismi e ideologie.&#8221;Je suis Charlie&#8221; scritto in bianco su fondo nero credo sia diventato la foto del profilo Facebook dell&#8217;anno. Quasi tutti siamo stati Charlie almeno per un&#8217;ora.</p>
<p>A Parigi si. Ma a Jenin non ci va nessuno.</p>
<p>Mi domando, leggendo questa notizia, cosa abbia a che fare la libertà di pensiero e parola con la cancellazione di una mostra in memoria della Shoah.</p>
<p>La causa: l&#8217;aver creato un collegamento simbolico fra la situazione dei bambini ebrei di allora e i bambini palestinesi di oggi.</p>
<p>I volti dei primi nel campo di concentramento di Terezin e i volti dei bambini del campo profughi Jenin. Due situazioni che &#8211; nella idea della ideatrice della mostra &#8211; testimoniano un&#8217;unica grande tragedia: i diritti negati. E i disegni poi. I disegni di anime innocenti che raccontano un&#8217;altra grande verità: i bambini, ebrei e palestinesi, hanno gli stessi sogni.</p>
<p>Non si può mai parlare della situazione palestinese. Né criticare Israele. La solita logica del tifo da stadio ci distingue in &#8220;anti-semiti&#8221; e &#8220;sionisti&#8221;. Come se fosse tutto così semplice, limpido, facile. O sei con me o contro di me.</p>
<p><em>&#8220;&#8230; si sarebbe corso il rischio di fare mal informazione e confusione su due piani storici e di consistenza differenti.&#8221; </em>sostiene l&#8217;Assessore alla Cultura della Comunità ebraica di Milano.</p>
<p style="text-align: justify">Ci è stato detto che la Giornata della Memoria è stata istituita per ricordare uno dei crimini più grandi della storia. Perché non avvenga mai più.<br />
Mi domando cosa non debba avvenire mai più. Che un intero popolo sia tenuto prigioniero, in condizioni penose, eliminato per motivazioni razziali, religiose, politiche?</p>
<p>Oppure che nessuno mai possa non dico usare violenza &#8211; mi concederete di assumere per dato il mio ripudio per essa &#8211; ma anche solo alzare la voce contro le politiche messe in atto dall&#8217;attuale governo Israeliano?</p>
<p>E&#8217; come se &#8211; bloccata da una ferita che non si rimargina mai &#8211; l&#8217;Europa faccia iniziare e finire tutto lì. Nell&#8217;istante di un evento funesto accaduto ben 74 anni fa. Quasi un secolo.</p>
<p>Non c&#8217;è alito di vento, nè orizzonte aperto. La parola è mozzata e la critica viene spenta.</p>
<p>Nessuna ragione laica in nome della quale discutere ai tavoli dei trattati. Lasci o raddoppi. Vivi o muori. Questa logica binaria non concede scampo.<br />
E la complessità delle moderne democrazie vi muore.</p>
<p>Libertà.</p>
<p style="text-align: justify"><i>Articolo di <strong>Serena Taurino</strong>.</i></p>
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		<title>Giornalismo grafico, direzioni diverse. Il caso di Guy Delisle</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Jan 2015 10:01:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Samarini]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quasi tutti gli articoli che si propongono di parlare del Graphic journalism (o Comics journalism) mettono da subito l&#8217;accento sulla freschezza di questa forma espressiva e sulla sua prorompente carica innovativa. Cercherò di evitare il luogo comune facendo notare che il genere è sicuramente giovane, ma di certo non appena nato, se si tiene conto che Palestina di Joe Sacco, vero caposaldo del reportage disegnato, è stato pubblicato per la prima volta tra il 1993 e il 1995. Più che della faticosa affermazione del giornalismo a fumetti, bisognerebbe ormai discutere della sua istituzionalizzazione, dato che oggi esso trova spazio anche sulle]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " lang="it-IT" style="text-align: justify;" align="LEFT"><span title="Q" class="cap"><span>Q</span></span>uasi tutti gli articoli che si propongono di parlare del <i><b>Graphic journalism</b></i> (o <i><b>Comics journalism</b></i>) mettono da subito l&#8217;accento sulla freschezza di questa forma espressiva e sulla sua prorompente carica innovativa. Cercherò di evitare il luogo comune facendo notare che <b>il genere è sicuramente giovane, ma di certo non appena nato</b>, se si tiene conto che <i><b>Palestina</b></i><b> di Joe Sacco</b>, vero caposaldo del <i>reportage</i> disegnato, è stato pubblicato per la prima volta tra il 1993 e il 1995. Più che della faticosa affermazione del giornalismo a fumetti, bisognerebbe ormai discutere della sua istituzionalizzazione, dato che oggi esso trova spazio anche sulle pagine di prestigiosi quotidiani (soprattutto nel mondo anglosassone) ed è sempre più spesso declinato nel formato <i>graphic novel</i> (in allegato al <i>Corriere della Sera</i> ne è recentemente uscita una pregevole raccolta). I motivi di tale successo sono probabilmente da cercare nella <b>grande accessibilità del </b><i><b>medium</b></i>: dei bei disegni colorati, con poche frasi qua e là, sono senza dubbio più attraenti di un muro di parole. Con un po&#8217; di cinismo, si potrebbe insinuare che i fumetti assecondano la pigrizia del lettore contemporaneo, risparmiandogli la fatica della lunga immersione in un articolo.</p>
<p lang="it-IT" align="LEFT"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/Joe-Sacco.jpg"><img class=" wp-image-629 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/Joe-Sacco-300x225.jpg" alt="Joe Sacco" width="349" height="262" /></a></p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify;" align="LEFT">Penso però che sia necessario far qualche distinguo all&#8217;interno della grande massa di lavori genericamente classificati sotto la denominazione di <i>Graphic journalism</i>, discriminando prima di tutto tra le <b>opere propriamente giornalistiche</b> e quelle che invece somigliano maggiormente ad <b>autobiografie</b> o a <b>resoconti di viaggio</b>. In quest&#8217;ultimo gruppo inserirei i romanzi di <a href="http://www.guydelisle.com/" target="_blank"><b>Guy Delisle</b></a>, fumettista canadese autore di <i>best-seller</i> come <i>Shenzhen</i>, <i>Pyongyang</i>, <i>Cronache Birmane</i> e <i>Cronache di Gerusalemme</i>. Ci sono infatti grandi differenze tra il modo di raccontare di Delisle e quello dei <i>graphic journalist</i> “classici”, ben rappresentati da <b>Joe Sacco</b> (tra parentesi, qualche osservazione sull&#8217;ultima opera di Sacco la trovate <a href="http://www.torquemada.eu/2014/12/21/dentro-e-fuori-dai-quadretti/" target="_blank">qui</a>). Queste difformità emergono con maggiore chiarezza se si mettono a paragone le opere dedicate dai due artisti allo stesso tema, <b>la questione israelo-palestinese</b>. Se l&#8217;autore di <i>Palestina</i> e di <i>Gaza 1956</i> entra in prima persona nelle zone di conflitto, intervistando le vittime della guerra e toccando con mano le situazioni più drammatiche, Delisle racconta invece la propria <i>routine</i> quotidiana nel periodo di soggiorno in Israele. Si può dire che nelle storie di Delisle il ruolo di “inviato sul campo”, che è proprio di Sacco, viene ricoperto dalla moglie del fumettista, affiliata a <i>Medici senza Frontiere</i> e direttamente impegnata sulle scene di guerra. Il marito si trova semplicemente al seguito e si limita ad osservare da lontano gli eventi più dolorosi. Le sue avventure sono molto più innocue, tanto che si ha l&#8217;impressione che i coniugi vivano in due universi paralleli, pur operando nello stesso paese.</p>
<p lang="it-IT" align="LEFT"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/Guy-Delisle.jpg"><img class=" wp-image-630 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/Guy-Delisle-300x225.jpg" alt="Guy Delisle" width="359" height="269" /></a></p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify;" align="LEFT">Mentre nei <i>reportage</i> di Sacco i protagonisti sono i cittadini palestinesi colpiti dalle offensive israeliane, l&#8217;attore principale di <i>Cronache di Gerusalemme</i> è lo stesso artista, con i suoi faticosi tentativi di ambientamento in un paese straniero e, soprattutto, la costante ricerca di ispirazione per il proprio lavoro. È proprio il <b>tono autobiografico, leggero e ironico (anche se mai del tutto disimpegnato)</b>, a far sì che i libri del canadese siano tanto apprezzati. Non si può fare a meno di provare una sincera simpatia, nel senso etimologico di conformità di sentimenti, per il fumettista: esattamente come la maggior parte dei lettori, Delisle non è un eroe né un martire, ma <b>un uomo comune</b> che cerca di arrabattarsi alla meglio tra lavoro, figli e problemi quotidiani. Molto divertente – e quasi simbolico della distanza tra lui e l&#8217;autore di <i>Palestina</i> – il momento in cui le autorità israeliane gli negano l&#8217;accesso alla Striscia di Gaza: riflettendoci su, il protagonista si chiede se non sia stato scambiato per Joe Sacco.</p>
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