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	<title>Torquemada &#187; Origini del cristianesimo</title>
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	<description>Torquemada è una rivista di inquisizione telematica, uno spazio condiviso dove esprimere il proprio pensiero in modo libero, ben argomentato ma soprattutto incendiario</description>
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		<pubDate>Mon, 16 Mar 2015 12:08:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Losi]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right"><em>Quando l’Agnello aprì il sesto sigillo, vidi che vi fu un violento terremoto. Il sole divenne nero come sacco di crine, la luna diventò tutta simile al sangue, le stelle del cielo si abbatterono sopra la terra, come quando un fico, sbattuto dalla bufera, lascia cadere i fichi immaturi. (Ap 6, 12-13)</em></p>
<p style="text-align: left">Non sarà un incontro preparatorio al Giorno del Giudizio, né un noioso consesso di accademici che discutono di temi invecchiati male, in un&#8217;aula polverosa, in un pomeriggio uggioso di Milano. La conferenza di oggi all&#8217;Università Cattolica (aula G025), organizzata dagli studenti della Facoltà di Lettere e Filosofia per le 16.30, sarà dedicata al tema dell&#8217;Apocalisse: la fine dei tempi, attesa spasmodicamente, temuta ed invocata per secoli da miriadi di fedeli di tutte le religioni. Nel giudaismo come nel cristianesimo, nell&#8217;islam come nella cultura secolarizzata dei giorni nostri, è sempre stata presente l&#8217;idea fascinosa e conturbante dell&#8217;irrompere improvviso e perentorio di un evento messianico, come un cuneo che recida dolorosamente il nastro del tempo su cui poggiano le nostre vite e divelga alle basi i suoi supporti. Nelle parole minacciose e sublimi di Giovanni il Battista, negli annunci accorati del Profeta meccano, che anticipava la venuta dell&#8217;Ora con la poesia delle sue sure, nei versi contorti e mozzafiato di T.S.Eliot (<em>This is the way the world ends, not with a bang but a whimper</em>) e infine nelle paludi orrorifiche del Vietnam in <em>Apocalypse Now</em>, fin dentro le stanze del Colonnello Kurtz, quest&#8217;ansia spasmodica non ha mai abbandonato uomini e donne che portavano con sé, come una piaga ulcerosa, la convinzione di trovarsi in un mondo che era prossimo al collasso.</p>
<p style="text-align: left"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/apocalisse1.jpg"><img class="size-medium wp-image-2093 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/apocalisse1-217x300.jpg" alt="apocalisse1" width="217" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: left">
<p style="text-align: left">L&#8217;apocalittica (sia nel senso etimologico di &#8220;rivelazione&#8221; o &#8220;disvelamento&#8221;, sia in quello attuale di accadimento catastrofico) travalica ampiamente la categoria della religione e avanza prepotente nella storia svincolata (almeno apparentemente) dalle pastoie della teologia, man mano che i suoi concetti e le sue forme assumono vita propria in campi diversi, che vanno dalla filosofia politica alla cultura popolare. La stella Assenzio che nell&#8217;Apocalisse giovannea precipita dal cielo e ammorba tutte le acque ritorna icasticamente nel XX secolo come un ordigno nucleare, che calato artificiosamente dall&#8217;alto, devasta i paesaggi e annichilisce l&#8217;esistente. La crisi ecologica verso cui la modernità va marciando a tappe forzate e la massificazione della società ha prodotto fenomeni inconsci di isteria collettiva e cattiva coscienza, che a loro volta hanno prodotto tutta quella sotto-cultura che spazia dai film di zombie a quelli più maestosi, sempre americani, di ambientazione appunto apocalittica o post-apocalittica (se ne potrebbero citare moltissimi solo negli ultimi anni). Per fare un altro esempio di questa evasione in territori nuovi del concetto di apocalisse, che senza perdere la sua matrice inequivocabilmente teologica si fa ancora più interessante, esso è stato declinato di recente in termini anti-politici e anti-sociali dallo studioso e attivista gay Lorenzo Bernini, nel suo libro <em>Apocalisse queer</em>, dove auspica un rovesciamento radicale della civiltà perbenista a partire da un sconvolgimento della morale sessuale.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/apocalisse2.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2094" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/apocalisse2-235x300.jpg" alt="apocalisse2" width="235" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: left">Sono quattro i relatori che interverranno al seminario di oggi, intitolato <em>Tempi Ultimi: apocalissi tra iconografia e politica</em>. Si tratta di quattro dottorandi, che presenteranno ciascuno (sul modello anglosassone delle PhD Conference, così poco diffuso nel bel paese) un proprio progetto di ricerca legato all&#8217;argomento. Ad ascoltarli e a discutere con loro ci saranno, oltre al pubblico consueto di studenti e di curiosi, alcuni docenti del Dipartimento di Scienze Religiose, a partire dal suo Direttore, il Professor Gian Luca Potestà (che è certamente un&#8217;autorità in materia di profezie medievali e millenarismo). Ecco chi sono, e di cosa parleranno, questi quattro relatori (quattro come i cavalieri dell&#8217;Apocalisse). Per prima Celeste Valenti si occuperà del libro biblico di Daniele, in particolare dell&#8217;episodio dei tre giovani ebrei che il babilonese Nabucodonosor fa gettare nella fornace e che grazie all&#8217;intervento divino rimangono miracolosamente indenni. Questo episodio, che in passato solitamente non è stato letto in chiave escatologica, in virtù di un&#8217;analisi comparativa delle fonti letterarie e iconografiche (soprattutto quelle paleo-cristiane), può essere interpretato come un&#8217;allegoria di quel periodo di patimento che l&#8217;umanità dovrà soffrire nel momento del Giudizio finale, in cui i giusti però saranno risparmiati. Seconda parlerà la mai abbastanza lodata Rebecca Carnevali, dottoranda al Warburg Institute di Londra, esperta di oracoli e astrologia rinascimentale, sacerdotessa e pizia di professione, che esaminerà le illustrazioni relative alla figura dell&#8217;Anticristo nel Vaso di Verità (1957) di Alessio Porro, e tratterà del rinnovato interesse per la tematica escatologica nell&#8217;editoria veneziana alla fine del &#8216;500. Terzo, Francesco Morello, uomo divino, si dedicherà alla presenza sotterranea nel pensiero marxista di schemi propriamente apocalittici e in particolare della Tesi di Filosofia della Storia in Angelus Novus, l&#8217;opera del grande pensatore e critico letterario tedesco Walter Benjamin. Infine, ultimo ma non da meno, toccherà all&#8217;arabista Antonio Cuciniello mostrare alcuni pamphlet che ha collezionato al Cairo nei primi anni 2000, che raffigurano la fine dei tempi e la venuta dell&#8217;Anticristo (con Gog, Magog, George Bush e Ariel Sharon compagni di merenda). A prescindere dalla fine imminente, dai calcoli di Nostradamus e dal calendario Maya, questa conferenza sull&#8217;apocalittica merita di essere ascoltata.</p>
<p style="text-align: left">
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		<title>Spezzare il pane</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Dec 2014 14:40:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Losi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Inquisizione Vegana]]></category>
		<category><![CDATA[Animali]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child "><strong><span title="S" class="cap"><span>S</span></span>iedereste mai alla stessa tavola con un cannibale?</strong> Riuscireste a diffondervi serenamente in pacati conversari con chi vi siede di fronte, mentre il vostro sguardo cade inavvertito sul suo piatto per riconoscervi un arto, le interiora, il volto di un qualche signore o signora straziato e cucinato abilmente dal cuoco di turno? Con ogni probabilità il cannibale prosegue senza troppi scrupoli la tradizione culinaria della sua famiglia e del paese di origine, razzista e classista convinto o semplicemente sbadato, non metterebbe mai in discussione la liceità del fiero pasto che sta consumando. Che la persona di cui si sta nutrendo sia stata massacrata in una scorribanda nel paese dove abitava e sia stata poi messa in commercio sotto forma di braciola, oppure sia stata cresciuta prigioniera in una gabbia e quindi giustiziata, al vostro cannibale è fondamentalmente indifferente. Obiettategli pure che farebbe bene a mangiare altro, a ribellarsi a tanto scempio, e<strong> vi risponderà elogiando la squisitezza della pietanza o accusandovi di moralismo. Vi darà del pazzo oppure penserà che siete deboli di stomaco</strong> (indi delle femminucce e degli smidollati). Magari vi esporrà la sua visione delle cose, spiegandovi perché il morto trasformato in polpette meritava quella fine: probabilmente era straniero, un nemico, un essere inferiore, una sorta di automa in preda ai suoi istinti, sola parvenza di un individuo senziente (il limpido docetismo dei carnivori). <strong>Sicuramente era un sconosciuto: nessuno mangerebbe volentieri un amico o un conoscente.</strong></p>
<p>Alcuni attivisti animalisti, i più radicali (nel senso distorto e deteriore del termine), sostengono l&#8217;inopportunità per chi si considera antispecista di sedere allo stesso desco dei mangiatori di carne. <strong>Nell&#8217;<a title="Gary Yourofsky" href="https://www.youtube.com/watch?v=KUYK-S4wqz0" target="_blank">intervista di Pisa a Gary Yourofsky</a>, egli racconta di aver rotto completamente i rapporti con i suoi parenti, dai quali è stato sempre e completamente incompreso</strong>: durante una delle molte conferenze che tiene negli Stati Uniti, gli è capitato di passare nelle vicinanze della sua città d&#8217;origine. Ha quindi colto l&#8217;occasione per rivederli, a patto che almeno quella volta mangiassero vegano anche loro. Quando il cuginetto ha ordinato un hamburger vegetariano (double cheese!), il santo degli animali (quelli non umani) si è alzato e ha lasciato furioso il ristorante.</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/Gary-Yourofsky.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-243" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/Gary-Yourofsky-300x225.jpg" alt="Gary Yourofsky" width="300" height="225" /></a></p>
<p><strong>Certamente non ci sono eccezioni in cui giustificare l&#8217;uso e il consumo di prodotti animali. Non è mai accettabile picchiare, sfruttare, stuprare qualcuno.</strong> Se siamo davvero antispecisti e pensiamo che una violenza inferta ad un animale non umano è altrettanto grave di quella inferta ad un nostro conspecifico, è auto evidente l&#8217;orrore morale di pranzare in comunione con chi avvalla certe pratiche e certe ideologie. <strong>Tuttavia credo che un simile rifiuto, nelle attuali circostanze, porterebbe ad un isolamento e ad un settarismo da parte della ancora sparuta comunità antispecista &#8220;vegana&#8221; che acuirebbe la sua distanza con il resto della società</strong>. Un netto rifiuto in questo caso sarebbe di ostacolo a quella libera circolazione delle idee, a quel dialogo salutare e a quella quotidiana frequentazione che ogni giorno consapevolizza sempre più gente e contribuisce a dissipare quella cortina di ignoranza che avvolge la realtà dello sfruttamento animale.</p>
<p>L&#8217;aderenza severa e senza sconti alle loro convinzioni, per quanto bizzarre ed eterodosse potessero risultare inizialmente agli occhi del mondo pagano, ha portato<strong> i primi cristiani</strong> a conquistare l&#8217;Occidente in meno di quattrocento anni, nonostante o anzi in virtù del loro settarismo ed isolazionismo. Ma gli stravolgimenti politici, sociali, economici e culturali, che auspicabilmente si accompagnerebbero alla liberazione degli animali non umani, sarebbero di una portata ben superiore a quelli attuatisi con la rivoluzione cristiana, nella tarda antichità. Anche per questo motivo, <strong>ora che le idee dell’antispecismo hanno appena cominciato a diffondersi, credo che sia necessaria un&#8217;apertura e una tolleranza maggiore di quelle che si usarono allora</strong>.</p>
<p>Inoltre non oso immaginare nell’esperienza normale di ciascun attivista odierno (che abbia adottato una dieta vegana) l’ulteriore complicazione che insorgerebbe se dovesse separarsi ad ogni pasto dai propri colleghi o familiari. Considerando il numero ridotto di vegani in circolazione, la vita gli diventerebbe impossibile <strong>a meno che decidesse di ritirarsi in via definitiva in una comune vegana</strong> (di cui credo ne esistano forse un paio sul territorio nazionale, attualmente).</p>
<p>E’ inconfutabile il piacere di stare insieme a tavola e parlare del più e del meno:<strong> il cibo e le bevande sono un formidabile aggregante sociale. A maggior ragione non bisogna lasciarsi scappare occasioni come il pranzo e la cena, le più banali e reiterate, per dar loro un senso politicamente positivo.</strong>  Bisogna tener conto che tante volte si persuaderanno i propri compagni a modificare in maniera incisiva le loro idee e le loro abitudini non con la filosofia dialettica e i sillogismi, ma con la forza spiazzante del buon esempio: le scelte alimentari sono e restano un fatto sociale, prima che razionale. Insomma, sebbene per essere perfettamente coerente (in teoria) un bravo antispecista dovrebbe rifiutarsi di condividere il momento del pasto con chi divora il corpo di un altro animale, a volte (come in questo caso) il compromesso è d’obbligo.</p>
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