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	<title>Torquemada &#187; Omofobia</title>
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	<description>Torquemada è una rivista di inquisizione telematica, uno spazio condiviso dove esprimere il proprio pensiero in modo libero, ben argomentato ma soprattutto incendiario</description>
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		<title>La decostruzione in birreria. Fear &#8211; The record (1982)</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Feb 2015 17:00:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Morello]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[I Fear mettono subito le cose in chiaro. L’assalto frontale della corazzata Let’s have a war abbatte in un attimo tutte le sterili discussioni su cosa sia o non sia il punk-hardcore, sui suoi primati storici, sulla sua fondazione. Le opere perfette “fondano e liquidano un genere nello stesso momento”, di questo era convinto Walter Benjamin e, se non fosse fuori luogo in mezzo a tanto degrado morale e sonoro, questo disco si potrebbe definire perfetto. Omofobi, cafoni, misogini, razzisti, blasfemi; ad ascoltare i testi di questi quattro scalmanati si direbbe di essere di fronte ai peggiori piantagrane da birreria.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="I" class="cap"><span>I</span></span> Fear mettono subito le cose in chiaro. L’assalto frontale della corazzata <em>Let’s have a war</em> abbatte in un attimo tutte le sterili discussioni su cosa sia o non sia il punk-hardcore, sui suoi primati storici, sulla sua fondazione. <strong>Le opere perfette “fondano e liquidano un genere nello stesso momento”, di questo era convinto Walter Benjamin e, se non fosse fuori luogo in mezzo a tanto degrado morale e sonoro, questo disco si potrebbe definire perfetto</strong>.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Omofobi, cafoni, misogini, razzisti, blasfemi</strong>; ad ascoltare i testi di questi quattro scalmanati si direbbe di essere di fronte ai peggiori piantagrane da birreria. Ed in parte, almeno a giudicare da quello che succedeva durante le loro esibizioni, non ci si sbaglierebbe. Tuttavia, solo in parte. Sì perché se si dirige l’attenzione verso la musica, che è il vero piatto forte di questo disco, ci si accorge immediatamente di essere di fronte ad uno dei dischi, se non al disco più avanguardistico del punk-hardcore tutto. <strong>Si è fin troppo insistito sulle influenze blues sulla formazione, in realtà molto marginali e riscontrabili solo in alcune venature vocali, che solo saltuariamente prendono congedo dal consueto grugnito gutturale, comunque già di per se molto al di sopra della media del genere per varietà ed intelligenza d’uso, per assumere le torbide tinte del delta</strong>. Questa sopravvalutazione dell’influenza blues una volta di più il patetico glotto-centrismo della critica, che mai come in questa cosa mancherebbe il bersaglio sottovalutando l’aspetto strumentale.<em> The record</em> è infatti da questo punto di vista una cornucopia di invenzioni, un vero e proprio repertorio di creatività punk. A partire da un hardcore fortemente colluso con il garage più balordo, il disco si muove in ogni direzione concepibile, trovando sempre soluzioni più che felici. Ma, fughiamo ogni dubbio, la vocazione più genuina di questo disco è quella sperimentale. Dissonanze, cambi di tempo e di registro inattesi, noise dilagante, atonalità, un uso del tutto innovativo del linguaggio musicale di base, che tende a rovesciare parodisticamente il serio in comico e viceversa. La maestria con cui infilano una scala arabeggiante nel bel mezzo del riff asimmetrico del math-rock ante-litteram di Camarillo, ci fa dubitare se il brano sia stato scritto veramente dallo stesso gruppo che in <em>Fresh flesh</em> canta:  <em>I wanna fuck you to death/I don&#8217;t wanna smell your breath/Piss on your warm embrace!/I just wanna cum in your face!</em> Ma proprio quest’ultimo brano mette in campo un’artiglieria trash-metal di raro equilibrio tra punk e metal. Difficile poi descrivere l’effetto straniante della messa alla berlina dell’ambiente radical chic newyorkese, che si lancia a rotta di collo su un giro grottesco sfigurato da un inatteso sax free-jazz, tra l’altro proprio nei momenti in cui Lee Ving sbeffeggia l’intelighenzia della grande mela ironizzando: <em><strong>New York’s alright if you like saxophones</strong></em>.</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/fear-the-record.jpg"><img class=" wp-image-1529 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/fear-the-record-300x300.jpg" alt="fear the record" width="305" height="305" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Il sole della California deve fare veramente male, se si considera che da questa patria di spiagge, ragazze in bikini e pattini in linea provengono anche quegli altri impareggiabili terroristi del punk-hardcore, i <strong>Black Flag</strong>. Ma i Fear vanno oltre. Se i primi sono la rabbia, i secondi la decomposizione. Difficile scorgere un raggio di sole in questa decostruzione permanente del linguaggio del punk. <strong>Questi tipi fanno veramente paura, e spaventano per il semplice motivo che è evidente che la loro musica non voglia semplicemente divertire</strong>. Sono lontani anni-luce dall’essere un gruppo di rock-demenziale, aggettivo cui talvolta sono stati associati. Il loro effetto è piuttosto simile al filtro deposto sulla realtà dalla scrittura kafkiana, in cui tutti gli elementi sono prosaici, quotidiani, realistici persino, ma nessuna cosa si trova al suo posto. E il disco tocca i suoi vertici proprio laddove si fa più cerebrale. <em>Disconnected</em> si disconnette in modo stralunato, rallentando improvvisamente e creando un effetto di distorsione percettiva, disseminando periodici buchi neri tra le maglie di un apparentemente ordinario tessuto punk. <em>Getting the brush</em> sembra tentare ormai semplicemente la messa in musica di una perdita di sensi, anche se propriamente tenta di simulare la “pera” di eroina che un ragazzo frignone e viziato si inietta. Il giro di chitarra che, interrotto solo dalle consuete dissonanze, attraversa <em>We got to get out of this place</em> altro poi non è che un verme che si contorce nella mente di un pazzo.</p>
<p style="text-align: justify">Nella <strong>folle operazione di destrutturazione</strong> dei Fear ci si può certo imbattere in momenti (più apprezzati di quanto meritino ma più rari di quanto si creda) di chiassosa baldoria da stadio. Tuttavia non possono esserci dubbi, anch’essi sono funzionali al loro collage dadaista. I Fear hanno coniato una formula di <strong>art-hardcore</strong> (si potrebbe utilizzare il termine ruffiano: art-core) in cui diversi linguaggi musicali vengono smantellati e rimontati in modo tale da mutarne radicalmente il senso. Kracauer attribuiva questa possibilità al cinema che, laddove guidato da una coscienza emancipata, può dissolvere gli elementi organici e naturali per compenetrarli con la ragione. I Fear, nel loro piccolo, come il cinema, sono un’espressione eminente della modernità, quella che, come se non fosse già abbastanza moderna di per sé, oggi si vede così spesso apporre il suffisso <em>post-</em>. <strong>Dimostrano che, anche un genere così apparentemente brutale e schiavo degli istinti più immediati e inelaborati, può essere vulnerabile ad una coscienza trasformativa, che non accetti passivamente ciò che le proviene dal materiale dato</strong>. Ciò, a suo particolarissimo modo, può redimere anche tutta le volgarità debosciate e xenofobe che trasudano dai testi di questo album. Anche queste infatti (che siano pronunciate con intenzione ironica, seria, provocatoria o furba non è importante) divengono i pannelli di questo grande quadro schizoide che è <em>The record</em>.</p>
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		<title>&#8220;Mamma, le Sentinelle In Piedi!&#8221; ovvero Cronaca di uno sciacallaggio mediatico</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Jan 2015 13:21:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Roselli]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel corso della storia sono esistite e probabilmente sempre esisteranno, movimenti spontanei di dissidenza civile, che in quanto tali possono raccogliere plauso come critiche. È normale. Fa parte del gioco, direbbe qualcuno. Quello che qui andrò ad esporre, però,  è un caso molto particolare nel panorama del nostro Paese, quello delle Sentinelle In Piedi. Trattandosi del mio primo intervento sul progetto Torquemada di cui sono, per così dire, un membro fondatore, quale miglior modo di esordire che con un tema così scottante? In verità, il fatto stesso che sia così scottante mi lascia perplesso. Vedete, io sono tra quelli che]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child "><span title="N" class="cap"><span>N</span></span><strong>el corso della storia sono esistite e probabilmente sempre esisteranno, movimenti spontanei di dissidenza civile, che in quanto tali possono raccogliere plauso come critiche</strong>. È normale. Fa parte del gioco, direbbe qualcuno.</p>
<p style="text-align: justify">Quello che qui andrò ad esporre, però,  è un caso molto particolare nel panorama del nostro Paese, quello delle <strong><em>Sentinelle In Piedi</em></strong>. Trattandosi del mio primo intervento sul progetto Torquemada di cui sono, per così dire, un membro fondatore, <strong>quale miglior modo di esordire che con un tema così scottante?</strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>In verità, il fatto stesso che sia così scottante mi lascia perplesso.</strong> Vedete, io sono tra quelli che potrebbero essere definiti &#8220;sostenitori della prima ora&#8221; delle Sentinelle, partecipando persino a delle veglie precedenti all&#8217;organizzazione vera e propria del movimento, nella lontana estate del 2013. <strong> Ho visto quindi gli inizi di questa mobilitazione originale ed intelligente, ispirata all&#8217;esperienza francese de <a href="https://www.facebook.com/LesVeilleursOfficiel?fref=nf">Les Veilleurs</a> durante la protesta contro la legge Taubira, che in un anno è cresciuta spontaneamente in tutto il Paese nel silenzio generale dei media. Si, silenzio.</strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Le <em>Sentinelle In Piedi</em>, infatti, non si sono formate questo ottobre</strong> quando fior di editoriali, dichiarazioni discutibili di membri del Parlamento, citazioni di comici in prima serata gli hanno donato fama imperitura per tutta la Nazione: <strong>erano già attive da più di un anno.</strong> <strong>Questo non significa che nessuno sapesse chi fossero</strong>, anzi; l&#8217;Onorevole <strong>Scalfarotto</strong>, il primo firmatario dell&#8217;omonima proposta di ddl che vorrebbe estendere la legge Mancino (già di per sé non un capolavoro giuridico, a mio parere almeno) all&#8217;omofobia, era a conoscenza del movimento così come buona parte dell&#8217;<strong>attivismo LGBT</strong>.<strong> C&#8217;erano addirittura già stati dei flashmob di protesta</strong> come quelli di Trento, nel febbraio 2014, dove  aveva avuto una certa risonanza nella cronaca locale la contro-manifestazione dell&#8217;Arcigay alla veglia tridentina, in cui gli attivisti LGBT si lasciavano cadere a terra in quanto vittime simboliche delle Sentinelle.</p>
<p style="text-align: justify">Ma in linea generale, quella che si respirava tra noi &#8220;omofobi in piedi&#8221; (come definisce molto pacatamente il movimento l&#8217;Huffington Post) era un&#8217;aria di parziale ottimismo. La partecipazione alle veglie era sempre più ampia, tanto da interessare i grandi firmatari del ddl, mentre i contro sit-in (quando si tenevano) erano talmente insignificanti da esprimere un profondo senso di impotenza.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/sentinelle-2.jpg"><img class="wp-image-736 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/sentinelle-2-300x130.jpg" alt="sentinelle 2" width="466" height="202" /></a></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Nella prima veglia di Milano capitò addirittura che un omosessuale, venuto con alcuni membri del Circolo Milk a protestare contro le <em>Sentinelle</em>, non appena letto lo scopo della mobilitazione si mise a vegliare anch&#8217;esso.</strong> Più tardi, dichiarò di essere favorevole a matrimoni ed adozioni, ma non poter in alcun modo supportare una proposta di legge che potesse lasciare anche il minimo dubbio di tappare la bocca a qualcuno. I suoi commilitoni non erano però dello stesso avviso e lo dileggiarono selvaggiamente di fronte agli occhi sgomenti degli amici che mi hanno riportato la vicenda, e di cui manterrò l&#8217;anonimato su loro esplicita richiesta.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Quand&#8217;è, dunque, che le Sentinelle sono divenute la reinterpretazione italica del Ku Klux Klan su cui poter scagliare tutto il livore del ceto semicolto nostrano?</strong></p>
<p style="text-align: justify">La relativa quiete che accompagna le <em>Sentinelle In Piedi</em> si interrompe bruscamente lo scorso 5 ottobre, <strong>quando la manifestazione si estende a 100 piazze italiane contemporaneamente</strong>. Le principali testate del Paese parlano di &#8220;capillare rete di contro-manifestazioni spontanee in tutta Italia&#8221; per motivare la loro attenzione ma, di fatto, ad aver provocato questo exploit sono le violente aggressioni che i veglianti subiscono a Bologna e Rovereto.  Nella seconda, gli spintoni coinvolgono persino un sacerdote a cui viene fratturato un braccio. Tutto in nome dell&#8217;amore, ovviamente. <strong>Ma più che i circoli LGBT o i centri sociali, sono i media a dare il peggio di sé.</strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Iniziano a spuntare sulle prime pagine online articoli riguardanti la natura delle <em>Sentinelle In Piedi</em></strong>. <strong>Il Fatto Quotidiano</strong>, titola sarcastico:  <em><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/10/04/omofobia-veglie-in-100-piazze-delle-sentinelle-in-piedi-contro-il-ddl-scalfarotto/1143229/" target="_blank">Il 5 ottobre iniziativa del gruppo che si dichiara &#8220;apartitico e aconfessionale&#8221; (ma che è formato prevalentemente da cattolici)</a>. </em></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Il Corriere della Sera</strong>, senza troppi giri di parole, parla di &#8220;gruppo ultracattolico che protesta contro unioni civili, matrimoni ed adozioni gay&#8221;. Termine che da cattolico, in realtà, mi è sempre risultato congeniale, in quanto dà un&#8217;accezione iperbolica ad un&#8217;appartenenza religiosa e per tanto ne riconosce massimamente coerenza ed osservanza, ma dalla redazione del senso comune mi dicono che è usato in termine spregiativo, quindi mi adeguerò.<br />
A distanza di pochi giorni, precisamente<strong> il 9 ottobre 2014, esce il puntuale dossier de </strong><a href="http://espresso.repubblica.it/inchieste/2014/10/09/news/identikit-delle-sentinelle-in-piedi-1.183549" target="_blank"><strong>L&#8217;Espresso</strong> </a><strong>che pretenderebbe di spiegare obiettivamente il fenomeno</strong> delle <em>Sentinelle</em>, inserendolo con rigoroso distacco nella categoria <em>Integralismi. </em>Qui si sostiene senza mezzi termini che <strong>le <em>Sentinelle In Piedi</em> sarebbero composte da risibili personaggi retrogradi</strong>, &#8220;spaventati&#8221; dalla lieta novità dei matrimoni e delle adozioni gay, e di essere <strong>sostenute da Trame Nere</strong> che neanche negli anni della Strategia della Tensione.<br />
<strong>Da qui in poi sarà un fiorire di amenità da premio Pulitzer</strong> quali &#8220;<a href="http://www.huffingtonpost.it/2014/10/07/sentinelle-libri_n_5943806.html" target="_blank">Cosa leggono le Sentinelle In Piedi?</a>&#8221; basate su non si sa quali osservazioni scientifiche e statistiche, condotte con impeccabile approccio metodologico.</p>
<p style="text-align: justify"><img class="size-medium wp-image-737 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/sentinelle-199x300.jpg" alt="sentinelle" width="199" height="300" /></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Con il passare del tempo, anche le critiche di circostanza alla violenza delle contro-manifestazioni iniziano a ridimensionarsi</strong>. Il Fatto Quotidiano riesce a superare il suo abituale grado di squallore, ospitando in<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/10/06/omofobia-sentinelle-in-piedi-il-miglior-ufficio-stampa-per-i-diritti-gay/1144741/" target="_blank"> uno dei suoi blog</a> un simpatico figuro che esorta a <strong>disturbare &#8220;intensamente e continuamente&#8221; (seppur con semplice ironia)</strong> le veglie delle <em>Sentinelle</em>:</p>
<p style="text-align: justify"><strong>In brevissimo tempo, quella dell&#8217;omofobia silenziosa delle Sentinelle era divenuto un casus belli di portata nazionale.</strong> Me ne sono accorto non tanto monitorando la rete o consultando i giornali, ma vedendo amici, parenti, persino mia madre chiedermi come mai fossi una <em>Sentinella</em> e cosa mi avesse portato a &#8220;diventarlo&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify">Inutile spiegargli che le <em>Sentinelle In Piedi</em> non sono una società o un club associativo, e che basta presentarsi ad una veglia &#8220;per essere una <em>Sentinella In Piedi</em>&#8220;. <strong>La crociata mediatica portata avanti con ogni strumento in ogni piattaforma, ha dato i suoi frutti.</strong></p>
<p style="text-align: justify">Perché parliamoci chiaro, e qui giungo alla mia riflessione conclusiva, <strong>il matrimonio &#8220;egualitario&#8221; (come piace chiamarlo ai suoi fautori) non sarà ancora legale, ma è già un dogma del politicamente corretto. Se parli di sessi anziché di generi, sei alla stregua di uno xenofobo, di un antisemita, di un seminatore d&#8217;odio. Se ritieni che l&#8217;adozione omosessuale non sia esattamente un diritto fondamentale, sei come chi contestava Kennedy negli anni &#8217;60 per impedire di abrogare le leggi sulla segregazione.</strong> Di conseguenza, che tu sia un comico, uno youtuber o un opinionista televisivo puoi al massimo rimanere in disparte, ma <strong>se vuoi parlarne ne devi parlare bene</strong>. L&#8217;Italia è un paese omofobo, signori, che deve solo apprendere a piene mani dalla lezione nord-europea. Certo, mentre a Londra per &#8220;sodomia&#8221; si rischiava ancora il carcere in Italia l&#8217;omosessualità era legale già da 50 anni, ma questo in fondo cosa importa? Si sono fatti perdonare <a href="//www.lanuovabq.it/it/articoli-inghilterrasan-paolofuorilegge-7245.htm" target="_blank">mandando in carcere chi oggi legge le Lettere di San Paolo in piazza</a>.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Eppure, in Francia con un trattamento mediatico pressoché speculare, <em>Le Manif Pour Tous</em> ha portato in piazza quasi un milione di persone</strong>, tra cattolici, ortodossi, evangelici, musulmani, ebrei, agnostici, atei, socialisti e nazionalisti.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Anche le <em>Sentinelle</em> continuano a crescere, di veglia in veglia, nonostante i nazisti dell&#8217;Illinois, i flashmob e le invettive di Saviano o Selvaggia Lucarelli.</strong> <em>&#8220;Puoi anche maledire il mio nome, ma ricorda la verità&#8221;</em> cantano in uno dei loro ultimi brani i Blind Guardian; <strong>questa consapevolezza mi ha portato a partecipare, qualche settimana fa, alla mia sesta veglia. E non sarà l&#8217;ultima, potete contarci.</strong></p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/illinois.jpg"><img class="size-full wp-image-738 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/illinois.jpg" alt="illinois" width="289" height="175" /></a></p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/sentinelle.jpg"><br />
</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000">    <strong>Lorenzo Roselli</strong>, <em>lo ieromonaco</em></span></p>
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