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	<title>Torquemada &#187; No Expo</title>
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	<description>Torquemada è una rivista di inquisizione telematica, uno spazio condiviso dove esprimere il proprio pensiero in modo libero, ben argomentato ma soprattutto incendiario</description>
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		<title>Expo&#8217; 15: &#8220;siam pronti alla sopravvivenza&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Jun 2015 00:12:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Santo Uffizio]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[In Italia il primo maggio 2015 non lo scorderemo facilmente. È stato diverso da ogni altro primo maggio. È stato il primo maggio dell&#8217;EXPO e dei NO-EXPO, della profanazione del Canto degli Italiani e della violenza dei contestatori di professione. Un primo maggio che è stato tutto fuorché la festa del lavoro. In sintesi, a uno sguardo attento, questo primo maggio si candida a divenire la data simbolo della deriva nichilistica di un&#8217;intera nazione ormai farsescamente allo sbando. Partiamo dall&#8217;inno. Forse a livello giuridico, anche volendolo, sarebbe impossibile punire i responsabili della storpiatura di uno dei versi più significativi del]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child western" align="justify"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium"><span title="I" class="cap"><span>I</span></span>n Italia il primo maggio 2015 non lo scorderemo facilmente. È stato diverso da ogni altro primo maggio.<strong> È stato il primo maggio dell&#8217;EXPO e dei NO-EXPO, della profanazione del Canto degli Italiani e della violenza dei contestatori di professione. Un primo maggio che è stato tutto fuorché la festa del lavoro. In sintesi, a uno sguardo attento, questo primo maggio si candida a divenire la data simbolo della deriva nichilistica di un&#8217;intera nazione ormai farsescamente allo sbando</strong>.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium">Partiamo dall&#8217;inno. Forse a livello giuridico, anche volendolo, sarebbe impossibile punire i responsabili della storpiatura di <strong>uno dei versi più significativi del testo di Mameli (il </strong></span></span><strong><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium">«Siam pronti alla morte» cambiato in «Siam pronti alla vita»</span></span></strong><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium"><strong>), ma sotto un profilo politico, culturale e morale questa “renzata” merita di essere definita una vergogna che, più in profondità, rivela la somma tristezza di quest&#8217;epoca edonista ed individualista</strong>. Infatti cosa c&#8217;è di più ignobile dell&#8217;omettere, nel corso della cerimonia inaugurale di un evento che dovrebbe rilanciare la nostra nazione, <strong>una parola che, nella sua tragicità, testimonia il massimo grado dell&#8217;amore per la propria patria</strong>? È vero, in quest&#8217;epoca la parola morte fa paura (eccezion fatta, per le sensibilità liberal, quando provocata dall&#8217;eutanasia o dall&#8217;aborto). <strong>La morte evoca sofferenza e sacrificio, cose che fanno tremare i polsi specie a chi è cresciuto con l&#8217;illusione, tutta occidentale e tutta contemporanea, della “ricerca della felicità” come unico scopo della vita</strong>. Non è facile spiegare, come ebbe scandalosamente a fare Aleksandr Sol</span></span><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium">ženičyn</span></span> <span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium">dalla cattedra di Harvard nel 1978, con la sua barba da saggio russo d&#8217;altri tempi, che </span></span><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium">«</span></span><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium">s</span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium">e l&#8217;uomo fosse nato, come sostiene l&#8217;umanesimo, solo per la felicità, non sarebbe nato anche per la morte. <strong>Ma poiché è corporalmente votato alla morte, il suo compito su questa terra non può essere che ancor più spirituale: non l&#8217;ingozzarsi di quotidianità, non la ricerca dei sistemi migliori di acquisizione, e poi di spensierata dilapidazione, dei beni materiali, ma il compimento di un duro e permanente dovere, così che l&#8217;intero cammino della nostra vita diventi l&#8217;esperienza di un&#8217;ascesa soprattutto morale: che ci trovi, al termine del cammino, creature più elevate di quanto non fossimo nell&#8217;intraprenderlo</strong></span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium">».</span></span></span></p>
<p><span class='embed-youtube' style='text-align:center; display: block;'><iframe class='youtube-player' type='text/html' width='680' height='413' src='http://www.youtube.com/embed/YRYUZ1bw2d8?version=3&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;wmode=transparent' frameborder='0' allowfullscreen='true'></iframe></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium">Rimuovere dall&#8217;inno italiano la parola morte, sublimazione massima del sacrificio per un ideale più grande della vita stessa,<strong> non è solo cattivo gusto, ma espressione del rivoltante nonsenso nichilistico dell&#8217;epoca odierna, avvolta da una cappa di materialismo che tutto fagocita e tutto rovina: dalle sovranità degli Stati alle relazioni tra i sessi</strong>. Somma ignoranza poi se si pensa che <strong>l&#8217;Italia pone le sue fondamenta di lingua e cultura proprio sulla riflessione su morte e aldilà della “</strong></span></span></span><strong><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium"><i>Divina Commedia</i></span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium">”</span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium"> dantesca, nonché la propria mitologia patriottica sui foscoliani “</span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium"><i>Sepolcri</i></span></span></span></strong><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium"><strong>”</strong>.</span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium"> Somma offesa alla nostra identità se si pensa che dalla canzone</span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium"><i> “All&#8217;Italia”</i></span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium"> di Leopardi all&#8217;estetismo guerresco di D&#8217;Annunzio, la mistica della patria italiana risulta inscindibile dal richiamo al sacrificio supremo che, come un filo rosso di sangue, unisce i momenti focali della nostra storia nazionale. Ma del resto, ad essere cinici, rinunciare al grido «siam pronti alla morte» è anche l&#8217;ammissione di una grande verità: <strong>oggi, in Italia e in gran parte dell&#8217;Occidente, chi sarebbe disposto a morire per un ideale come la patria o la fede? Probabilmente in pochissimi. E questo è ciò che rende miserabile la nostra epoca più di ogni altra cosa. E quello che ci rende più deboli e vulnerabili nei confronti di chi invece possiede, seppur spesso in maniera scomposta e storpiata, un&#8217;identità forte e radicata</strong>. Spiritualmente desertificato dal capitalismo post-borghese, l&#8217;Occidente crede ormai solo nelle mai soddisfatte voglie dell&#8217;io, spinte al più grottesco parossismo. Tuttavia anche il «siam pronti ealla vita» suscita perplessità: <strong>a quale vita dovrebbero essere pronti, per esempio, i giovani italiani, immersi in un eterno provvisorio, privi di lavoro o schiacciati dalla precarietà, impossibilitati o quasi a costruire una famiglia e progetti stabili</strong>? «Siam pronti alla sopravvivenza» sarebbe stato sicuramente più corretto.</span></span></span></p>
<p class="western" style="text-align: center" align="justify"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/no-expo.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2563" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/no-expo-300x191.jpg" alt="no expo" width="300" height="191" /></a></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium">Nelle sue “</span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium"><i>Lezioni spirituali per giovani samurai</i></span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium">” Yukio Mishima scriveva: </span></span></span></p>
<blockquote>
<p class="western" align="justify"><em><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium">«<strong>noi viviamo in un&#8217;epoca di esistenze assolutamente fiacche ed ambigue. Raramente incontriamo la morte, </strong>la medicina ha compiuto enormi progressi ed i giovani non temono più né la tisi, che decimava gli organismi più deboli, né l&#8217;arruolamento, che intimoriva i ventenni delle epoche trascorse<strong>. In mancanza di pericoli mortali, l&#8217;unico modo in cui i giovani riescono ad assaporare la sensazione di essere vivi è la ricerca forsennata del sesso, oppure la partecipazione a movimenti politici, motivata semplicemente dal desiderio di esercitare la violenza</strong>».</span></span></span></em></p>
</blockquote>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium"> Non occorre generalizzare, ma mai parole furono più adatte <strong>a spiegare la furia vandalica dei </strong></span></span></span><strong><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium"><i>black bloc </i></span></span></span></strong><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium"><strong>che hanno messo a ferro e fuoco Milano. Per loro, deteriori sottoprodotti del sessantottismo militante, la politica è solo una scusante per sfogare un desiderio di violenza frutto di mancanza di senso, noia e frustrazione. Cosa aspettarsi del resto da chi contesta la globalizzazione e l&#8217;americanismo su basi anarcoidi, libertarie o post-trotzkiste tutt&#8217;altro che alternative all&#8217;ideologia dominante</strong>? Un&#8217;ideologia che, per dirla con Costanzo Preve, <strong>fa da supporto </strong></span></span></span><strong><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium">al nuovo </span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium">«</span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium">ipercapitalismo liberalizzato post-borghese e </span></span></span><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium">post-proletario, all&#8217;insegna della grottesca teologia sociologica del “vietato vietare”</span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium">», avente nella cosiddetta “controcultura” americana e nel &#8217;68 europeo i propri miti fondativi</span></span></span></strong><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium">. C&#8217;è quindi un filo rosso (non di sangue!) che lega, inconsapevolmente o meno, il renzismo obamiano e i devastatori delle strade milanesi. Entrambi impensabili senza l&#8217;americanismo, entrambi nemici dell&#8217;Italia. <strong>Quell&#8217;Italia per cui non si è più pronti alla morte</strong>.</span></span></p>
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		<title>Milano devastata dall&#8217;Expo: May Day, May Day!</title>
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		<pubDate>Sat, 02 May 2015 16:29:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Losi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Inquisizione Vegana]]></category>
		<category><![CDATA[Black bloc]]></category>
		<category><![CDATA[No Expo]]></category>
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		<description><![CDATA[Sono tornato dal corteo di ieri pomeriggio con la testa macchiata di rosso, non certo per il sangue versato durante gli scontri con la polizia (che sono stati ben poca cosa nel complesso), ma per i brillantini colorati che mi ha versato addosso un&#8217;altra manifestante, come ricompensa cordiale per un volantino antispecista che le ho lasciato. Il corteo è stato immenso, gioioso, tumultuante. Un serpentone variopinto che ha attraversato il cuore di Milano da Piazza XXIV Maggio a Piazza Amendola, sotto gli occhi minacciosi degli elicotteri che lo sorvegliavano dall&#8217;alto, e dello smisurato schieramento di polizia che ad ogni svolta]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="S" class="cap"><span>S</span></span>ono tornato dal corteo di ieri pomeriggio con la testa macchiata di rosso, non certo per il sangue versato durante gli scontri con la polizia (che sono stati ben poca cosa nel complesso), ma per i brillantini colorati che mi ha versato addosso un&#8217;altra manifestante, come ricompensa cordiale per un volantino antispecista che le ho lasciato. <strong>Il corteo è stato immenso, gioioso, tumultuante</strong>. Un serpentone variopinto che ha attraversato il cuore di Milano da Piazza XXIV Maggio a Piazza Amendola, sotto gli occhi minacciosi degli elicotteri che lo sorvegliavano dall&#8217;alto, e dello smisurato schieramento di polizia che ad ogni svolta ne monitorava il percorso (con transenne metalliche e furgoncini blindati, agenti-soldato equipaggiati come centurioni romani).</p>
<p style="text-align: justify">Migliaia di attivisti e simpatizzanti hanno sfilato in nome delle cause più nobili, uniti sotto il vessillo di chi si oppone all&#8217;Esposizione Universale. Non soltanto a quello che Expo rappresenta per il territorio lombardo in termini di sfruttamento dei lavoratori, cementificazione, grandi industriali, mafiosi e corrotti arricchiti et cetera, ma anche al sistema economico-produttivo di cui Expo 2015 si pone come la massima esaltazione e glorificazione: <strong>un&#8217;assurda mascherata auto-assolutoria in cui i principali responsabili della devastazione ambientale, delle diseguaglianze sociali, della cultura consumistica della predazione e del dominio (a livello planetario) si ripropongono con un sorriso di trovare da sè la soluzione a questi problemi che, per essere risolti, dovrebbero passare inevitabilmente sui loro cadaveri</strong>. Il discorso di Bergoglio &#8211; sulle radici strutturali dell&#8217;iniquità, sulla condizione delle donne, sulla tutela del pianeta, sul binomio pane-lavoro e sulla necessità di subordinare i mercati agli interessi della comunità &#8211; sarebbe davvero notevole (tra tante ipocrisie e cerimonie) se a pronunciarlo non fosse proprio il rappresentante di una delle istituzioni culturalmente e materialmente più colluse con la realtà che egli denuncia.<img class="size-medium wp-image-2551 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/intreccerai-lotte-630x250-300x119.jpg" alt="intreccerai-lotte-630x250" width="300" height="119" /></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Naturalmente la stampa è di parte e per coprire con una nube lacrimogena le ragioni di chi ieri è sces* in piazza si è concentrata esclusivamente sulla scaramuccia tra la polizia e i guerriglieri anarchici.</strong> Ebbene sì: nel tardo pomeriggio due macchine sono state incendiate, le vetrine di qualche banca infrante e già il giorno prima (al corteo degli studenti contro Expo) erano state lanciate palle di vernice contro i palazzi degli uffici di Expo. Ma è solo l&#8217;ignoranza delle motivazioni dei No Expo a suscitare l&#8217;indignazione della società perbenista. L&#8217;incapacità generale di distinguere un&#8217;azione di rivolta dal mero sfogo degli ultrà della domenica non sussisterebbe se vi fosse (oltre ad una maggiore cultura politica) una reale percezione della subdola gravità di quello che ci viene continuamente presentato come un grande evento benefico, patinato e luccicante.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>La violenza contro beni o persone, in quanto atto liberante, non ha nulla di sbagliato di per sé</strong>: nessuno oggi si sognerebbe di criticare gesti di sabotaggio o vandalismo compiuti contro le sedi del regime fascista in Italia, durante il ventennio. Ugualmente, per salvare i prigionieri di un campo di concentramento (o di sterminio, come nel caso delle vacche e dei maiali che ogni giorno vengono trascinati al macello) dovremmo essere tutti d&#8217;accordo sull&#8217;opportunità di ricorrere alla violenza. Anche per rovesciare un sistema di rappresentanza politica marcio e inaffidabile, profondamente ingiusto, come è avvenuto a Parigi 226 anni fa con la rivoluzione francese, bisogna considerare la violenza uno strumento necessario e ben accetto.</p>
<p style="text-align: justify">Lo scontro con le forze dell&#8217;ordine (ma bisogna chiedersi: quale ordine?), preso atto dell&#8217;innocenza di gran parte degli agenti che per mestiere si trovano a contenere le pulsazioni di quella parte della società che non si è fatta assuefare alla retorica di Expo, non può essere letto a prescindere dalla consapevolezza del <strong>ruolo che la polizia ha sempre svolto nel mantenimento dello status quo e degli interessi dei più forti</strong>. Tanti italiani e italiane che si dicono feriti nel loro piccolo orgoglio patriottico dall&#8217;immagine che gli stessi giornalisti italiani (farabutti!) hanno voluto trasmettere della giornata di ieri, è dovuto solo all&#8217;incomprensione e all&#8217;indifferenza per la causa dei No Expo: sia di quelli che hanno scelto di manifestare pacificamente, sia di quelli che hanno aggredito fisicamente i luoghi simbolici del potere asfissiante a cui si ribellano. E&#8217; su questa incomprensione e questa indifferenza che occorre interrogarsi.</p>
<p style="text-align: justify">Probabilmente la massa degli astanti non prenderà parte fino a che non si scoprirà realmente lesa nei propri beni e nei propri interessi da Expo e dal suo corredo di multinazionali e potentati finanziari. Probabilmente non uscirà mai dall&#8217;ipnosi in cui attualmente si lascia cullare fino a che le condizioni economiche ed ecologiche non precipiteranno anche qui, nel vecchio continente. Probabilmente della violenza a fini politici andrebbe fatto un uso più accorto e mirato di quello dei cosiddetti balck bloc durante il corteo del primo maggio (pur così bello e festoso nell&#8217;insieme). L&#8217;unico dato a cui mi sento di non anteporre un &#8220;probabilmente&#8221; è la necessità di <strong>eludere la propaganda terroristica condotta in queste ore sui mezzi di comunicazione e di continuare ad operare per rimuovere quella pellicola di fumo e di caligine che ancora ottenebra lo sguardo di coloro non si sono resi conto della nocività del modello Expo</strong> e della violenza (quella sì intollerabile) delle sue implicazioni.</p>
<p style="text-align: justify"><em>Per una critica di parte antispecista ad Expo 2015, rimando all&#8217;<a href="http://www.liberazioni.org/articoli/reggio_liberazioni20.pdf" target="_blank">articolo di Marco Reggio</a> pubblicato sul numero 20 della rivista Liberazioni. Segnalo inoltre questa sera al campeggio No Expo di Trenno la performance porno vegan &#8220;Vassoi Umani&#8221; a cura di Frangette Estreme &#8211; Liberati da Expo.</em></p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/expo1.jpg"><img class="size-medium wp-image-2547 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/expo1-212x300.jpg" alt="expo1" width="212" height="300" /></a></p>
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