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	<title>Torquemada &#187; musica italiana</title>
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	<description>Torquemada è una rivista di inquisizione telematica, uno spazio condiviso dove esprimere il proprio pensiero in modo libero, ben argomentato ma soprattutto incendiario</description>
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		<title>Inferno, attualità e paradiso attraverso gli occhi dell&#8217;Idiota. Giovanni Truppi – Giovanni Truppi (Woodworm, 2015)</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Mar 2015 09:50:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Morello]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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		<category><![CDATA[Musica]]></category>
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		<description><![CDATA[Forse il biglietto da visita non è dei migliori. Almeno in relazione ai più raffinati predecessori di questo disco. Un forte accento partenopeo, il cui effetto Checco Zalone (che pure partenopeo non è) potrebbe depistare subito anche i più cauti, blatera su melodie naive, arrangiate in modo casareccio ed insieme quasi modaiolo, spesso travestite da anonimi garage-rock. Bastano pochi secondi però per capire che qui si vola a giri alti. Il blatericcio e il crooning a-tecnico del sud diventa rifiuto della normalizzazione vocale dell&#8217;indie italiano(-)medio; le melodie naif, che non sempre sono così naif ed a volte indugiano su tempi]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><strong><span title="F" class="cap"><span>F</span></span>orse il biglietto da visita non è dei migliori.</strong> Almeno in relazione ai più raffinati predecessori di questo disco. Un forte accento partenopeo, il cui effetto Checco Zalone (che pure partenopeo non è) potrebbe depistare subito anche i più cauti, blatera su melodie <em>naive</em>, arrangiate in modo casareccio ed insieme quasi modaiolo, spesso travestite da anonimi <em>garage-rock</em>. Bastano pochi secondi però per capire che qui si vola a giri alti. Il blatericcio e il <em>crooning</em> a-tecnico del sud diventa rifiuto della normalizzazione vocale dell&#8217;<em>indie</em> italiano(-)medio; <strong>le melodie <em>naif</em>, che non sempre sono così <em>naif</em> ed a volte indugiano su tempi sghembi e asimmetrici, si mutano in una disarmante deposizione delle difese e del contegno di artista</strong>; i suoni anonimi si giustificano nel momento in cui dimostrano che il disco ha qualcosa di molto più importante che il semplice godimento estetico.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Truppi è uno che lavora con le parole e sa toccare a volte vette di sgangherata poesia</strong>. Come tutti i grandi folletti della parola accosta l&#8217;alto e il basso (contenutisticamente e formalmente) lasciandoli giocare nel più stridente contrasto che, più che a creare un effetto comico, mirano ad esprimere qualcosa che altrimenti sarebbe difficile da dire. <strong>La giustapposizione nei testi di ovvietà e riflessioni fa sì che le seconde illuminino il pieno diritto e la verità delle prime, e le prime riportino sulla terra le seconde</strong>. Nella strampalata idea di scrivere una<strong> <em>Lettera a Papa Francesco I</em></strong> si mescolano in modo sublime il <em>kitsch</em>, la discussione da bar e pensieri filosofici. Così Truppi discute alla buona con il Papa sudamericano e nella variata gamma di toni si passa dal &#8220;sono successe troppe cose brutte &#8230; lo vedi come abbiamo combinato il pianeta, conta solo il potere, contano solo i soldi, non c&#8217;è amicizia non c&#8217;è grandezza e non c&#8217;è amore&#8221; al &#8221; &#8220;certe volte bisogna fare delle cose impossibili, perché abbiamo visto dove ci hanno portato quelle possibili&#8221;, fino alla sua personale soteriologia &#8220;la salvezza non arriverà dalla politica dall&#8217;economia o dalla tecnica, la salvezza non arriverà dalle forze maschili e razionali ma dalle forze femminili e spirituali&#8221;. Alla fine il Papa viene incalzato con un quasi spazientito: &#8220;Francesco, ma veramente non ci hai pensato mai? Quando sei a letto come tutti gli altri, in pigiama, in mutande e sbadigli&#8221;. In <em>Superman</em> Truppi sogna di fare l&#8217;amore con il noto supereroe &#8220;grande e forte&#8221;, ma questa idea malsana partorita da chissà quale angolo dislocato della sua mente diventa subito il pretesto per evadere, con estrema delicatezza e ironia, da un rapporto troppo poco stimolante. Stessa delicatezza che attraversa la sgangherata filastrocca infantile de <em>Il pilota</em> è vivo, che, senza mai cadere nella retorica della pietà, riesce ad affrontare un tema come quello di un pilota che rimane disabile in seguito ad un incidente con toni assolutamente prosaici e quasi giocosi:</p>
<p style="text-align: justify"><em><span style="font-family: Arial, sans-serif">Volevo dirti che ho visto il pilota. Il pilota è vivo! Anche se devo dire che cammina male. Cammina male però fa buon viso a cattivo gioco, perché lui è il pilota e lo sapeva dall&#8217;inizio che o fai buon viso a cattivo gioco o fai cattivo viso a cattivo gioco, e lui ha scelto.</span></em></p>
<p style="text-align: justify">Chiunque riconoscerebbe poi nella logorrea della <em>Conversazione con Marco sui destini dell&#8217;umanità</em> quella di <strong>sterminate conversazioni da birra con gli amici, in cui non ci vuole niente a scivolare insensibilmente dai rotoli di Qumran a quelli di carta igienica</strong>. Ma quella di Truppi è tutt&#8217;altro che una mera conversazione privata o autocompiaciuta. Non si può non rimanere sorpresi dalla quantità di idee sicuramente strampalate, ma assolutamente trasversali che sciorina in meno di tre minuti. <strong>E, per quanto possa apparire incredibile, c&#8217;è un <em>leit-motiv</em> che le attraversa: quello (pasoliniano) della nuova schiavitù che si manifesta negli imperativi del godimento, della &#8220;libertà individuale&#8221;, del benessere e persino dell&#8217;uguaglianza</strong>. Il sermone politico di Truppi, mi raccomando ci tiene, non è complottistico, ma mira ad individuare un accomodamento spontaneo di sistema, &#8220;un po&#8217; come Matrix ma senza le macchine, con le idee&#8221;. Truppi ha il sospetto che le donne emancipate siano state &#8220;fottute due volte&#8221;, perché non è possibile che dopo duemila anni di schiavitù femminile la società abbia già assorbito il colpo della &#8220;cosa più sconvolgente che è successa da un centinaio d&#8217;anni a questa parte&#8221;, cioè la &#8220;rivoluzione del rapporto tra gli uomini e le donne&#8221;. Con un taglio sghembo tra idee che solitamente consideriamo di destra e di sinistra, Truppi si domanda:</p>
<p style="text-align: justify"><em><span style="font-family: Arial, sans-serif">Non è che la famiglia ti consuma di meno e ti conserva di più? Non è che un esercito di uomini e donne soli, giovani fino a quarant&#8217;anni fa girare più soldi, paga più affitti, si compra più telefonini? E non è che uno deve difendere per forza la famiglia, però non è nemmeno che la famiglia la devono difendere solo i bacchettoni.</span></em></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Truppi sembra incarnare alla perfezione il <em>topos</em> del folle che dice la verità</strong>. O forse ancor più i tratti dell&#8217;Idiota dostoevskiano. Ma la sua verità è spesso come ammalata, incompiuta, monca. A volte così tanto da assumere i contorni dell&#8217;allucinazione, da suggerire un ulteriorità di senso che si può cogliere solo con gli occhi della febbre o con quelli di un bambino che &#8220;sembra un matto &#8230; perso tra forme colori e suoni&#8221;. Eppure lo schizzo autobiografico che egli ci offre in <em>Tutto l&#8217;universo</em> ci offre uno scorcio su di una vita del tutto ordinaria, lineare, fresca. <strong>Ma la follia di Truppi non sta nel delirare forsennato di un poeta maledetto, ma nel saper cogliere con sguardo puro le cose più elementari della nostra esistenza</strong>. E&#8217; solo sotto questo sguardo che papà e mamma (quelli reali, proprio quelli di Truppi!) diventano rispettivamente Dio e la terra.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Di Dio questo disco è pieno</strong>. Ma il vero e proprio trattato di teologia, niente di meno che sulla caduta dell&#8217;uomo, arriva con la conclusiva <em>Eva</em>. Certo una teologia scritta come solo Truppi poteva fare, e di cui la copertina del disco, che raffigura una cacciata dall&#8217;Eden decisamente <em>sui generis</em>, ci offre un&#8217;efficace anticipazione. Su struggenti note di piano, egli ci presenta il suo Eden: &#8220;Adamo te lo ricordi quando quasi non dormivamo, e la mattina ci svegliavamo senza le caccole negli occhi e i tuoi occhi erano aperti e belli&#8221;. Dietro lo smodato amore per il dettaglio turpe Truppi cela una profonda conoscenza della natura del peccato dell&#8217;uomo, conoscenza che unita ad un linguaggio infantile e ad una forte vena ironica che fanno da contrasto muove quasi alla commozione.</p>
<p style="text-align: justify"><em><span style="font-family: Arial, sans-serif">Dio ci ha puniti proprio tanto, ti vedo sempre stanco, e la mattina negli occhi c&#8217;hai delle caccole enormi. Io lo capisco e lo posso anche sopportare. Quello che mi dispiace è che mi sembra che ti piace.</span></em></p>
<p style="text-align: justify">Tuttavia non si scade mai nel cinismo autocompiaciuto, e il ricordo della dignità edenica accende la speranza nel futuro sin da ora, nel pieno, ma disilluso godimento del presente.</p>
<p style="text-align: justify"><em><span style="font-family: Arial, sans-serif">Ma tu non ti dimenticare del paradiso che ci faceva sognare senza sognare, ché tu sei tutto quello che del paradiso mi rimane qui.</span></em></p>
<p style="text-align: justify">Sembra una persona serena il nostro Giovanni. Di una serenità tragica che sa fino in fondo dell&#8217;incompiutezza dell&#8217;uomo. Tuttavia di una serenità così matura che può godere senza vergogna dell&#8217;infanzia che ci accompagna segretamente nel nostro quotidiano giocare a fare gli adulti. <strong>E, non appena lo si perde un attimo di vista, lo si ritrova a regalarsi e a regalarci perle auto-motivazionali, che condensano in un cristallo matto ingenuità, lucidità, voglia di vivere e di lottare</strong>.</p>
<p style="text-align: justify"><em><span style="font-family: Arial, sans-serif">E non fare che se t&#8217;innamori smetti di esercitarti, e non è vero che le abitudini di una famiglia ci mettono tre generazioni a cambiare, però la tua natura è la tua natura, e nella tua natura c&#8217;è il tuo destino, e sono cose che devi accettare, anche se questo non vuol dire che non devi imparare a finire quello che cominci, perché gli ultimi metri di corsa sono i più difficili, e la pipì si sente di più proprio quando stai arrivando nel bagno.</span></em></p>
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