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	<title>Torquemada &#187; Mezzogiorno</title>
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	<description>Torquemada è una rivista di inquisizione telematica, uno spazio condiviso dove esprimere il proprio pensiero in modo libero, ben argomentato ma soprattutto incendiario</description>
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		<title>Il tiranno dimenticato</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Dec 2014 12:35:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pietro De Giambattista]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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		<description><![CDATA[Il nome di Dionisio I di Siracusa ai più potrebbe non suscitare nulla; per i liceali, qualche vago ricordo legato ad aneddoti come la famosa “spada di Damocle” o alle assurde fobie del paranoico personaggio, che si faceva radere la barba con dei carboncini dalle figlie, temendo attentati contro la sua vita. I lettori del romanzo “Il Tiranno” di Valerio Massimo Manfredi ricorderanno forse una figura più complessa, tratteggiata nel conflitto fra la perdita degli affetti personali e la titanica volontà di conseguire l’obiettivo di tutta la vita: riunire i Greci di Sicilia e guidarli contro il nemico di sempre,]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " align="JUSTIFY"><span title="I" class="cap"><span>I</span></span>l nome di <b>Dionisio I di Siracusa</b> ai più potrebbe non suscitare nulla; per i liceali, qualche vago ricordo legato ad aneddoti come la famosa “spada di Damocle” o alle assurde fobie del paranoico personaggio, che si faceva radere la barba con dei carboncini dalle figlie, temendo attentati contro la sua vita. I lettori del romanzo <i><b>“Il Tiranno”</b></i> di Valerio Massimo Manfredi ricorderanno forse una figura più complessa, tratteggiata nel conflitto fra la perdita degli affetti personali e la titanica volontà di conseguire l’obiettivo di tutta la vita: riunire i <b>Greci di Sicilia</b> e guidarli contro il nemico di sempre, <b>Cartagine</b>, anche a costo di costringerli e di sacrificare la propria umanità dietro alla fredda maschera del potere.<br />
Confesso di avere scoperto la figura di Dionisio da ragazzino proprio sulle pagine di Manfredi, restando abbagliato dal tragico ritratto che la penna del divulgatore e romanziere storico aveva dipinto, inserito in un mondo di splendide città, amori e odi totali, battaglie in cui centinaia di triremi e migliaia di soldati si affrontavano in scontri di proporzione quasi leggendaria e sogni d’eroismo omerico che morivano di fronte al procedere implacabile della storia. Mi colpì particolarmente l’immagine delle sculture del grande tempio di Zeus ad Agrigento che acquisiscono tragico realismo, lambite dalle fiamme appiccate dai conquistatori punici.<br />
Ho riletto varie volte per svago <i>Il Tiranno</i>, chiedendomi sempre più spesso come di un personaggio da cui era stato possibile trarre una storia di tale potenza ed intensità, restasse solo qualche distratto cenno sui libri scolastici e una memoria completamente negativa, conservata nei testi da cui si traevano le versioni da tradurre, spesso senza nemmeno un inquadramento storico-culturale (tragico difetto dei licei, in cui si somministrano a volte brani come pillole solo per verificare la grammatica, senza curarsi per nulla del contenuto e del loro significato ideale). Chi era dunque davvero Dionisio I?<br />
Gli studiosi di storia greca possono dire che fu un giovane e brillante ufficiale che, tramite tecniche demagogiche, <b>si fece tiranno di Siracusa nel 406-5 a.C.</b>, mantenendo il potere per trentotto anni, fino alla sua morte avvenuta nel <b>367</b>. In questo lungo periodo represse ogni rivolta, sconfisse i suoi rivali all’interno del mondo greco coloniale, combatté cinque durissime guerre contro Cartagine, riducendo il dominio punico all’estrema punta occidentale della Sicilia. Odiato da coloro che professavano nella <b>libertà della </b> <i><b>polis</b></i> il valore fondamentale della grecità, dileggiato dagli stessi per i suoi, a volte maldestri, tentativi letterari (scrisse alcune tragedie), equiparato al Gran Re di Persia per la potenza del suo impero, che aveva basi persino nell’Adriatico e in Epiro, controllava la Calabria e si protendeva persino nel Tirreno, in funzione anti-etrusca, divenne presto una sorta di <i>monstrum </i> negativo, soprattutto per la tradizione accademica e platonica. Gli allievi di <b>Platone</b> non avevano probabilmente apprezzato il fatto che il signore di Siracusa si fosse stufato dei consigli del loro maestro e l’avesse fatto prontamente vendere come schiavo, condizione da cui era stato riscattato dai suoi seguaci. A rafforzare l’immagine negativa del personaggio, contribuì lo storico <b>Timeo di Tauromenio</b>, che trasmise una versione totalmente negativa di Dionisio, oppressore dei cittadini, incapace di vincere i Cartaginesi e colpevole di non dar mai loro il colpo di grazia, pur di mantenere il timore dei barbari fra i suoi sudditi e così la giustificazione della sua tirannide. Timeo è confluito nell’unica fonte continuativa rimasta su Dionisio, cioè <b>Diodoro Siculo</b>. Gli studiosi hanno però rintracciato, sotto la base timaica ostile, le tracce di una storia elogiativa del condottiero siracusano, cioè l’opera di <b>uno dei suoi amici e collaboratori, Filisto</b>, che ci fa intravvedere una visione completamente diversa del tanto vituperato tiranno. Lo storico filodionisiano infatti faceva del signore di Siracusa un <b>eroe della grecità</b>, sorta di sovrano eletto regolarmente da larghe fasce di cittadini, <i>deus ex machina</i> inviato dagli dei per salvare i Greci d’occidente dall’annientamento subito già da molte città elleniche per mano degli implacabili barbari. Costruttore di un solido stato territoriale, governante illuminato circondato da un gruppo di ottimi e nobili collaboratori, capo militare deciso e capace, in contrasto con la gestione incompetente della guerra operata dalla democrazia precedente al suo colpo di stato. In base a tale visione, Dionisio sembrerebbe quasi assumere la statura di un <b>precursore</b> dei re ellenistici e, per taluni limitati aspetti della gestione dello stato, persino di Roma.<br />
Indagare tali aspetti in questo breve articolo è ovviamente impossibile; mi preme soltanto dare un’immagine, per quanto incompleta e personale, di un personaggio che sarebbe, a mio parere, degno di maggiori studi anche nei licei, dato che non fu in nulla inferiore ad un Pericle o ad un Lisandro, di cui però studiamo maggiormente le gesta. C’è un frammento di Timeo, di cui esisteva la corrispondente versione di Filisto, in cui una sacerdotessa di Imera sogna un giovane di capelli e barba rossicci incatenato al trono di Zeus: egli sarebbe l’<i><b>alastor</b></i>, cioè il <b>flagello della Sicilia</b> e dell’Italia che, una volta liberato, avrebbe oppresso e distrutto molte città. La versione originaria dello storico filodionisiano sosteneva in realtà proprio il contrario: l’<i>alastor </i>sarebbe <b>il vendicatore</b> dei Greci oppressi dai Cartaginesi,<b> il salvatore del mondo ellenico d’occidente</b>. Mi piace pensare che l’immagine possa essere suscettibile di entrambe le interpretazioni, e che in realtà un’ambiguità di fondo avvolga questo personaggio, capace di suscitare odi viscerali e straordinaria ammirazione come solo le grandi personalità della storia hanno fatto, ambiguità che può essere studiata e approfondita, ma che in fondo rimarrà sempre tratto tipico di una figura che si staglia titanicamente sullo sfondo di un mondo in crisi e immerso in cambiamenti epocali.</p>
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		<title>Cristo si è fermato ad Eboli</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Dec 2014 18:12:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Leta]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cristo si è fermato a Eboli]]></category>
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		<category><![CDATA[Sport]]></category>
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		<description><![CDATA[Manuale di sopravvivenza al calcio amatoriale calabrese Che idea avete del calcio? Ricordate, forse, le partite trasmesse in tv? Quei prati all&#8217;inglese rasati al millimetro falcati dai calciatori che, col loro fisico, fanno innamorare generazioni di ragazzine e fanno finire anche i bronzi di Riace dallo psicologo? Non c&#8217;entrano niente col calcio amatoriale calabrese. L&#8217;unica somiglianza sta nei nomi delle squadre. Ogni categoria, dalla Lega Dilettanti ai tornei intercondominiali presenta almeno tredici Real, sedici Manchester e qualche Inter. A ciò si aggiungono tante squadre con nomi desunti dalla classicità latina o greca; perciò, per chi non conosce la materia, leggere]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " align="CENTER"><strong><span style="font-size: large;"><span title="M" class="cap"><span>M</span></span>anuale di sopravvivenza al calcio amatoriale calabrese</span></strong></p>
<p>Che idea avete del calcio? Ricordate, forse, le partite trasmesse in tv? Quei prati all&#8217;inglese rasati al millimetro falcati dai calciatori che, col loro fisico, fanno innamorare generazioni di ragazzine e fanno finire anche i bronzi di Riace dallo psicologo? Non c&#8217;entrano niente col calcio amatoriale calabrese.</p>
<p>L&#8217;unica somiglianza sta nei nomi delle squadre. Ogni categoria, dalla Lega Dilettanti ai tornei intercondominiali presenta almeno tredici Real, sedici Manchester e qualche Inter. A ciò si aggiungono tante squadre con nomi desunti dalla classicità latina o greca; perciò, per chi non conosce la materia, leggere il calendario di uno a caso di questi campionati, produce la sensazione di essere catapultati in un continuo All-star Game della Storia, in cui le varie civiltà sembrano confrontarsi per un predominio eterno e scolpito nel marmo. Ma la realtà? Qual è?</p>
<p>In questa rubrica cercheremo di scandagliare il composito universo d&#8217; “u pallune”, dal calcetto amatoriale del Giovedì Sera in città alle squadre dei paesini, vedremo i tornei parrocchiali, esploreremo il subconscio dei calciatori e riesumeremo le scene tipiche, le formule, gli eroi e gli antieroi; cercheremo, insomma, di svelare il poema epico che ruota attorno ad una palla che rotola.</p>
<p>Questo perché, in fondo, il calcio è l&#8217;ultimo fatto sociale della nostra epoca, l&#8217;ultimo grande evento che tiene assieme le persone. Tutti, infatti, hanno un&#8217;opinione -tendenzialmente critica- ed un ricordo eroico-tendenzialmente falso- legato alla squadra locale, anche se molti non ne conosco il nome; ma in questo continuo processo di mitopoiesi e di costruzione dell&#8217;immaginario si creano delle icone memorabili, come il portiere di riserva, altrimenti detto “il dodicesimo”.</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/Cristo-sè-fermato-a-Eboli-2.jpg"><img class="size-medium wp-image-391 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/Cristo-sè-fermato-a-Eboli-2-300x256.jpg" alt="Cristo s'è fermato a Eboli 2" width="300" height="256" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Si tratta di una figura che, col mondo del calcio e più in generale con il mondo dello sport ha ben poco a che fare, ma nonostante ciò, ogni squadra si preoccupa di averne almeno uno. Lo si riconosce sin dall&#8217;aspetto fisico: nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di un personaggio visibilmente fuori forma, la cui pancia non è stata del tutto esplorata, ma, a quello che ci risulta la Nasa sta per lanciare una serie di sonde che andranno mappare il 40% di questi cimiteri di tortellini e sacrari di birrette. Riuscirete a fargli goal molto facilmente, basta solo tirare basso anche se la palla si muoverà più lentamente di un bradipo in fase Rem. Lui allora vi dirà che dieci anni fa e venti chili fa avrebbe preso tranquillamente quel tiro, ma voi non credeteci: l&#8217;obesità non è la causa del portiere scarso, ma tendenzialmente ne è la scusa. In verità, molti di loro già alla nascita superavano il quintale e dieci anni prima erano ancora più grandi e mangiavano l&#8217;intero cast di Jurassic Park come aperitivo. Gli altri, invece, pur se magri, non avevano la più pallida idea di cosa dovesse fare un portiere, e allora sono ingrassati per poter trovare una loro scusante alla loro incapacità. Allora, 10 anni dopo, con una lunga e appassionata storia d&#8217;amore col Big Mac sulle spalle e davanti le spalle, sono diventati grassi ed hanno finalmente occultato le loro incapacità tecniche.</p>
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