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	<title>Torquemada &#187; Medio Oriente</title>
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	<description>Torquemada è una rivista di inquisizione telematica, uno spazio condiviso dove esprimere il proprio pensiero in modo libero, ben argomentato ma soprattutto incendiario</description>
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		<title>Turchia, Curdi, IS: chi spara a chi?</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Aug 2015 15:47:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Michele Meroni]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Decenni di faticose trattative ed estenuanti confronti per raggiungere un accordo di pace. Una decina di giorni scarsi per mandarlo nuovamente in soffitta. Triste realtà delle relazioni fra Turchia e curdi turchi, capeggiati dal Partito dei Lavoratori (PKK), normalizzatesi in un&#8217;ottica pacifica da ormai quasi due anni e ora di nuovo al capolinea.  Non è durata la tregua riconosciuta da ambo le parti nel 2013 e di nuovo svanita nel nulla dopo le turbolenze di fine luglio, che hanno provocato nuovi bombardamenti e incursioni dell&#8217;esercito turco contro basi e milizie del PKK curdo. Perché?   Il 20 luglio un attacco]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="D" class="cap"><span>D</span></span>ecenni di faticose trattative ed estenuanti confronti per raggiungere un accordo di pace. Una decina di giorni scarsi per mandarlo nuovamente in soffitta. Triste realtà delle relazioni fra Turchia e curdi turchi, capeggiati dal <strong>Partito dei Lavoratori (PKK)</strong>, normalizzatesi in un&#8217;ottica pacifica da ormai quasi due anni e ora di nuovo al capolinea.  Non è durata la tregua riconosciuta da ambo le parti nel <strong>2013</strong> e di nuovo svanita nel nulla dopo le turbolenze di fine luglio, che hanno provocato nuovi bombardamenti e incursioni dell&#8217;esercito turco contro basi e milizie del PKK curdo. Perché?</p>
<p> <a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/08/Immagine-1.png"><img class="size-medium wp-image-2861 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/08/Immagine-1-300x200.png" alt="Immagine 1" width="300" height="200" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Il <strong>20 luglio</strong> un attacco kamikaze poi rivendicato da IS provoca 20 vittime nella città curda turca di <strong>Suruc</strong>. Al confine siriano esplode la rabbia della popolazione. Nella regione della Turchia sud-orientale è ancora viva la memoria del caro prezzo con cui i curdi pagarono la vittoria contro il califfato nella città di <strong>Kobane</strong> nell&#8217;apparente indifferenza turca. Reparti dell&#8217;esercito di Ankara erano infatti schierati a poche centinaia di metri dalla città, sul confine siriano, senza per questo assumere alcun ruolo attivo nella battaglia, anche quando la situazione per i miliziani curdi appariva particolarmente critica. L&#8217;accusa: Ankara si è mostrata incapace di proteggere la popolazione se non addirittura è stata passivamente complice della strage, <strong>chiudendo un occhio sull&#8217;attività dello Stato Islamico in chiave anti-curda.</strong> Di qui, il <strong>22 luglio</strong>, l&#8217;assassinio di due poliziotti turchi, accusati di presunta connivenza con gli attentatori. La reazione del governo di <strong>Recep Tayyip Erdogan</strong> non si fa attendere: da quella  stessa settimana  hanno preso il via i <em>raid</em> contro le installazioni militari del PKK nelle montagne del nord Iraq e nel sud-est Turchia. Due anni di flebile tregua spazzati via nel giro di meno di una settimana.</p>
<p> <a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/08/Immagine-2.jpg"><img class="size-medium wp-image-2860 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/08/Immagine-2-300x202.jpg" alt="Immagine 2" width="300" height="202" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Occorre però fare un ulteriore passo indietro. Cosa sta a monte della latente tensione curdo-turca, oltre la causa prossima dell&#8217;attentato di Suruc? Non si può nascondere come gli attriti tra il governo di Ankara e i militanti curdi del PKK siano aumentati esponenzialmente dopo le elezioni tenutesi lo scorso <strong>7 giugno</strong>, in cui l&#8217;<strong>HDP</strong>, il Partito curdo ha ottenuto l&#8217;accesso in parlamento mediante il superamento della soglia di sbarramento del 10% imposta per entrare nel parlamento turco. Non solo, il crollo di consensi dell&#8217;AKP – il partito Giustizia e Libertà del primo ministro Erdogan – ha creato una situazione politica instabile: l&#8217;AKP, pur rimasto partito di maggioranza, si è visto impossibilitato a formare un governo autonomo. È di pochi giorni fa la notizia delle dimissioni di Ahmet Davbutoglu, premier incaricato dal presidente Erdogan, della formazione di un nuovo governo. Con ogni probabilità si andrà a <strong>nuove elezioni a inizio novembre</strong>. L&#8217;impasse politica ha perciò determinato un repentino cambio di strategia in politica estera del governo turco.</p>
<p> <a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/08/Immagine-3.jpg"><img class="size-medium wp-image-2863 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/08/Immagine-3-300x199.jpg" alt="Immagine 3" width="300" height="199" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Di qui la duplice offensiva di Erdogan contro curdi e estremisti islamici, entrambi gruppi etichettati come terroristi dal governo turco. L&#8217;inizio di una politica aggressiva sia nei confronti del PKK che dell&#8217;IS sembra essere funzionale ad un duplice scopo nella politica estera turca. <em>In primis</em>, a vantaggio di Erdogan giocherebbe una <strong>minimizzazione dell&#8217;influenza curda</strong> nella politica interna turca, magari tornando a elezioni anticipate e sfruttando l&#8217;onda lunga del conflitto anti-curdo in chiave nazionalistica per strappare voti a destra, ottenere la maggioranza e formare un nuovo governo più saldo e autonomo a livello parlamentare. In secondo luogo l&#8217; <em>escalation</em> militare nei confronti di IS, con l&#8217;inizio di <em>raid</em> diretti e la concessione ai droni USA della base aerea di Incirlik &#8211; una strategia più aggressiva contro i miliziani dello Stato Islamico &#8211; mira a <strong>strappare ai partiti curdi</strong> quali il PKK turco, l&#8217;YPG siriano e il KRG iracheno <strong>la <em>leadership</em> nella lotta allo Stato Islamico.</strong> Il Daesh si è così tramutato da <em>“useful enemy”</em> &#8211; secondo le parole di Sinan Ulgen, esperto di politica turca – utile per limitare l&#8217;influenza curda, a nemico da colpire con forza per mettere all&#8217;angolo le ambizioni territoriali e politiche curde. Ma pur sempre utile ad affermare un ruolo della Turchia più forte nello scacchiere mediorientale.</p>
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		<title> Yemen, o Arabia Felix. Oggi poi non troppo</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Jul 2015 14:46:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Michele Meroni]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Bombe. Di nuovo bombe su Aden, nello Yemen. Ci si era illusi che il cessate il fuoco di cinque giorni  definito a fine maggio avrebbe partorito qualche significativa soluzione politica nell&#8217;ambito di quella che è una delle situazioni più calde dello scacchiere mediorientale. Ad oggi la guerra civile si protrae da settembre, quando il gruppo ribelle Houthi di matrice sciita costrinse il presidente riconosciuto dalla comunità internazionale, &#8216;Abd Rabbih Mansur Hadi al-Hadi, a fuggire dalla capitale Sana&#8217;a e a rifugiarsi nella strategica città di Aden. La presa de facto del potere da parte dei ribelli sciiti, a detta di molti]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="B" class="cap"><span>B</span></span>ombe. Di nuovo bombe su Aden, nello Yemen. Ci si era illusi che il cessate il fuoco di cinque giorni  definito a fine maggio avrebbe partorito qualche significativa soluzione politica nell&#8217;ambito di quella che è una delle situazioni più calde dello scacchiere mediorientale. Ad oggi la guerra civile si protrae da settembre, quando il gruppo ribelle Houthi di matrice sciita costrinse il presidente riconosciuto dalla comunità internazionale, <strong>&#8216;Abd Rabbih Mansur Hadi</strong> <strong>al-Hadi</strong>, a fuggire dalla capitale Sana&#8217;a e a rifugiarsi nella strategica città di Aden. La presa <em>de facto</em> del potere da parte dei ribelli sciiti, a detta di molti e in particolare dell&#8217;Arabia Saudita, supportati militarmente e politicamente dall&#8217;Iran, minaccerebbe il transito del traffico petrolifero nel cruciale stretto di Bal al-Mandab, tra mar Rosso e Oceano Indiano. Per contrastare questa minaccia buona parte del <strong>mondo arabo sunnita</strong>, in particolare nazioni come <strong>Marocco, Egitto, Giordania Sudan più cinque paesi arabi del Golfo</strong>, si è schierata apertamente con l&#8217;ex presidente destituito Hadi contro il nuovo ordine. Da inizio anno i bombardamenti aerei allo scopo di allontanare dalle zone calde e influenti – leggi: la capitale Sana&#8217;a e il porto di Aden – a opera della coalizione di paesi arabi a guida saudita i miliziani Houthi si sono intensificati.</p>
<p style="text-align: center"> <a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/07/Foto1-1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2829" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/07/Foto1-1-300x219.jpg" alt="Foto1 (1)" width="300" height="219" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Perché? Il motivo di un contrasto così deciso all&#8217;avanzata delle milizie sciite Houthi – dal nome del loro fondatore, <strong>Hussein Badr al-Din al-Houthi</strong>, morto nel 2004 in un tentativo di sommossa separatista – è il sospetto da parte dell&#8217;Arabia Saudita che dietro questa offensiva ci sia il grande nemico di Riiad, l&#8217;Iran sciita. Alcune fonti vicine all&#8217;<em>intelligence</em> saudita affermano di aver visto esponenti di spicco delle forze ribelli in visita alla città santa di Qom in Iran. Inoltre si teme per un blocco eventuale dei traffici marittimi petroliferi del <strong>Bal al-Mandab</strong>, con Teheran a giovarsi di un eventuale blocco commerciale. Riiad non vede affatto di buon occhio un&#8217;eventualità di questo genere e sta ammassando a titolo precauzionale 150.000 soldati al confine per tutelarsi.</p>
<p style="text-align: center"> <a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/07/Foto2-1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2830" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/07/Foto2-1-300x173.jpg" alt="Foto2 (1)" width="300" height="173" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Ma perché coinvolgere anche gli altri paesi sunniti? Perché un&#8217;egemonia iraniana forte non è vista di buon occhio questo tipo di movimenti, come l&#8217;<strong>Ansar Allah</strong> (partigiani di Dio) dei ribelli Huthi in Yemen così come si mostrano abbastanza diffidenti delle milizie sciite impiegate in Iraq e in Siria contro l&#8217;IS. Senza dimenticare che anche l&#8217;IS si è affacciato in Yemen e ha colpito il 30 marzo con autobombe moschee accusate di essere affiliate ai ribelli sciiti, considerati eretici, in quanto sciiti, dai seguaci del califfo <strong>Abu Bakr al-Baghdadi</strong>. Bisogna anche tenere a mente che vi sono numerose cellule di <strong>AQAP (<em>Al-Qaeda in the Arabian Peninsula</em>)</strong> attive <em>in loco</em>, anche se opposte alle cellule IS come <em>modus operandi</em> e principi. La situazione yemenita riflette lo stesso caso dell&#8217;Iraq e della Siria, dove le cellule IS si scontrano anche con i miliziani di al-Nusra (Al-Qaeda in Siria e Iraq) oltre che con le forze governative e curde.</p>
<p style="text-align: center"> <a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/07/Foto3.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2831" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/07/Foto3.jpg" alt="Foto3" width="277" height="182" /></a></p>
<p style="text-align: justify">È chiaro che lo Yemen è un laboratorio per la risoluzione della crisi mediorientale tra Iraq e Siria perché è di fondamentale importanza capire come si evolveranno i rapporti tra le potenze di Iran e Arabia Saudita. Un accordo che bilanci le sfere di influenza e porti le due potenze al dialogo piuttosto che allo scontro armato, potrebbe beneficiare anche la <strong>lotta contro l&#8217;IS</strong>, con un impegno congiunto sunnita-sciita che ora è solo allo stato sperimentale in alcune città dell&#8217;Iraq come <strong>Ramadi e Tikrit</strong> ma che potrebbe evolvere in maniera ben più costruttiva se supportata da accordi pacifici e non scontri armati per spartirsi la travagliata area yemenita. Un tempo <strong>Arabia Felix</strong> per i romani, come sarà questa Arabia dipenderà ora da sauditi e iraniani. Dalle cui decisioni -sia detto per inciso – dipenderà anche la sorte di circa <strong>dieci milioni di persone</strong> ridotte nel paese alla fame e sull&#8217;orlo della povertà, che da un eventuale conflitto trarrebbero solo ulteriore miseria.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Ahmad Shah Massoud, il Leone del Panshir</title>
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		<pubDate>Thu, 28 May 2015 11:56:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Virga]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ahmad Shah nasce il 2 settembre 1953 a Bazarak, nella Valle del Panshir, situata nella parte nordorientale dell’Afghanistan. È figlio di un Colonnello dell’Esercito Reale Afgano, di etnia tagica e religione musulmana sunnita. Trascorre l’infanzia e l’adolescenza a Kabul, dove frequenta il Liceo francese e studia ingegneria all’Università. Nell’ambiente universitario, inizia a militare nell’Organizzazione della Gioventù Musulmana (Sazman-i Jawanan i-Musulman), a sua volta ramo studentesco della Società Islamica (Jamiat-e Islami), che si oppone all’influenza sovietica e comunista sul governo. Assume in queste circostanze il nome di battaglia di Massoud. Presto (1975), con la scissione del movimento islamista tra gli estremisti]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><strong><span title="A" class="cap"><span>A</span></span>hmad Shah</strong> nasce il 2 settembre 1953 a <strong>Bazarak, nella Valle del Panshir</strong>, situata nella parte nordorientale dell’<strong>Afghanistan</strong>. È figlio di un Colonnello dell’Esercito Reale Afgano, di etnia tagica e religione musulmana sunnita. Trascorre l’infanzia e l’adolescenza a Kabul, dove frequenta il Liceo francese e studia ingegneria all’Università.</p>
<p style="text-align: justify">Nell’ambiente universitario, inizia a militare nell’<strong>Organizzazione della Gioventù Musulmana (Sazman-i Jawanan i-Musulman)</strong>, a sua volta ramo studentesco della Società Islamica <strong>(Jamiat-e Islami)</strong>, che si oppone all’influenza sovietica e comunista sul governo. Assume in queste circostanze il nome di battaglia di Massoud. Presto (1975), con la scissione del movimento islamista tra gli estremisti del <strong>Partito Islamico (Hezb-i Islami)</strong> di <strong>Gulbuddin Hekmatyar</strong> e i moderati, diventa un esponente di spicco di questi ultimi.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Nel 1978, il Partito Popolare Democratico dell’Afghanistan prende il potere con un colpo di stato militare e comincia ad imporre un regime comunista e a massacrare oppositori e dissidenti.</strong> Entro un anno, ampia parte della popolazione, specie nelle regioni rurali, si rivolta in armi. Di fronte alla crisi militare – meno di metà delle forze armate resta fedele al governo –, questo chiama in soccorso l’<strong>Armata Rossa</strong>, che invade il Paese nel 1979.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/flat550x550075f_zpsc7b8b85f.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2730" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/flat550x550075f_zpsc7b8b85f-281x300.jpg" alt="flat550x550075f_zpsc7b8b85f" width="281" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Il 6 luglio, Massoud insorge nel Panshir contro l’occupante sovietico.</strong> Da quel momento, conduce una forte guerriglia contro le forze del governo e quelle straniere. La sua abilità come comandante guerrigliero, ispirato a Mao Zedong ed Ernesto Guevara, e il suo sostegno da parte della popolazione locale fanno sì che diventi presto una spina nel fianco per il nemico.<strong> A causa della sua forte indipendenza, riceve però ben poco sostegno sia dalla dirigenza del proprio partito, in esilio a Peshawar, in Pakistan, sia dagli Stati Uniti che, seguendo la Dottrina Reagan, stanno finanziando i mujaheddin islamisti per indebolire l’URSS. Tuttavia, riesce a rimanere imbattuto per ben dieci anni.</strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>All’inizio del 1989, l’Armata Rossa si ritira dal Paese, ma il governo comunista guidato da Mohammad Najibullah continua a combattere, grazie al sostegno sovietico.</strong> Solo nel <strong>1992</strong>, dopo il collasso dell’URSS, le divisioni interne si fanno sentire e buona parte delle forze armate si unisce ai ribelli, determinando il crollo del regime. Il 24 aprile, con gli accordi di Peshawar, viene istituita la <strong>Repubblica Islamica dell’Afghanistan</strong>, con Massoud come Ministro della Difesa e <strong>Hekmatyar</strong> come Primo Ministro. Quest’ultimo però rifiuta di firmare e, sempre con il sostegno diretto del Pakistan, muove guerra al resto della coalizione vittoriosa, bombardando Kabul.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/asm1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2728" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/asm1-300x212.jpg" alt="asm1" width="300" height="212" /></a></p>
<p style="text-align: justify">A sua volta, la Repubblica Islamica è dilaniata dagli scontri tra le diverse milizie: in particolare, <strong>il Partito dell’Unità (Hezb-i Wahdat)</strong> di <strong>Abdul Ali Mazari</strong>, hazara sciita e filoiraniano,<strong> Ittihad i-Islami</strong> di <strong>Abdul Rasul Sayyaf</strong>, pashtun e wahabita filosaudita, e il <strong>Junbish-i Milli</strong> di <strong>Abdul Rashid Dostum</strong>, ex generale comunista di etnia uzbeca, sostenuto dall’Uzbekistan di Islam Karimov. Da tutte le parti, sono commessi crimini e atrocità, e persino Massoud ha difficoltà a controllare i suoi uomini, e ancor più mantenere una parvenza d’unità nel governo.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Nel 1994, nel meridione a maggioranza Pashtun, esasperato dalla tirannia dei governatori provinciali e dai soprusi dei signori della guerra, prende il potere il nuovo movimento dei Taliban</strong>, che ottengono il sostegno pakistano e della <strong>“legione straniera” di mujaheddin reclutati da Osama Bin Laden</strong> negli anni ’80 per combattere i sovietici. Massoud combatte contro di loro, cercando di bloccare la loro avanzata.</p>
<p style="text-align: justify">Solo nel 1996, di fronte a questa minaccia, le varie fazioni riescono a formare un Fronte Unito (o <strong>“Alleanza del Nord”</strong>). Tuttavia, gli studenti coranici, approfittando dell’aiuto straniero e delle divisioni interne dei loro avversari, entrano in Kabul e completano man mano la conquista dei territori settentrionali. <strong>In questo frangente, Massoud resta l’unico comandante di spicco a rimanere nel Paese e a mantenere le sue posizioni, ossia la regione comprendente il natio Panshir.</strong> Al tempo stesso, continua a condurre negoziati con le varie fazioni, inclusi i talebani, per raggiungere la pace. <strong>Intanto, nell’area sotto il suo controllo, tutela i diritti delle donne e lavora per la formazione d’istituzioni progressive.</strong></p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/Corbis-AAEC0011001.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2729" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/Corbis-AAEC0011001-300x174.jpg" alt="Ahmed Shah Massoud Firing a Rifle" width="300" height="174" /></a></p>
<p style="text-align: justify"><strong>In questo periodo è importante notare come non riceva pressoché supporto dall’amministrazione Clinton</strong>. Solo India, Russia, Iran e Tagikistan forniscono qualche limitato aiuto, finché, nel 2001, con la Presidenza Bush, gli Stati Uniti tornano ad interessarsi all’Afghanistan. <strong>Nello stesso anno, di fronte al Parlamento Europeo, denuncia il sostegno di Pakistan e Arabia Saudita al regime talebano, oltre che al terrorismo islamista di stampo salafita e wahabita</strong>.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Tuttavia, il 9 settembre, poco prima dell’attentato alle Twin Towers, viene avvicinato con il pretesto di un’intervista e assassinato con una bomba da due terroristi islamisti</strong>, inviati plausibilmente da Al-Qaeda o dai servizi pakistani. Solo nei mesi successivi, grazie all’invasione statunitense, l’Alleanza del Nord prende il controllo del Paese e instaura un nuovo regime, il quale proclama Massoud Eroe Nazionale. I suoi fratelli partecipano ai nuovi governi di coalizione, ma il vuoto politico lasciato dal Leone del Panshir continua ad essere avvertito nel contesto di un Afghanistan instabile, militarmente occupato e lacerato dalle lotte intestine.</p>
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		<title>Sul Feroce Saracino di Pietrangelo Buttafuoco</title>
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		<pubDate>Tue, 26 May 2015 07:34:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea G. G. Parasiliti]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ci fu un tempo in cui, non curante dei controlli degli aereoporti, un cavaliere italiano che poi era un Leporello, una maschera italiota, fottendosene della drammatica scorreggia di stato, su un aereo, divenne turco e napoletano. Ed era Silvio Berlusconi che si arrestò (l’unica possibilità di vederlo arrestato) di fronte a una bella ragazza su un volo civile. La giovane leggeva intensamente un libro d’amore, e chiesto ragguaglio dal Cavaliere sul contenuto del volume, ella gli decantò il romanticismo partenopeo e l’araba impressione virile. E fu così che, per corteggiarla, le si presentò nei panni di Muhammed Esposito. Come Totò,]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " id="yui_3_16_0_1_1432625160995_5490" class="yiv8977973687MsoNormal" style="text-align: justify"><span id="yui_3_16_0_1_1432625160995_5491"><span title="C" class="cap"><span>C</span></span>i fu un tempo in cui, non curante dei controlli degli aereoporti, un cavaliere italiano che poi era un Leporello, una maschera italiota, fottendosene della drammatica scorreggia di stato, su un aereo, divenne turco e napoletano. Ed era Silvio Berlusconi che si arrestò (l’unica possibilità di vederlo arrestato) di fronte a una bella ragazza su un volo civile. La giovane leggeva intensamente un libro d’amore, e chiesto ragguaglio dal Cavaliere sul contenuto del volume, ella gli decantò il romanticismo partenopeo e l’araba impressione virile. E fu così che, per corteggiarla, le si presentò nei panni di Muhammed Esposito. Come Totò, certamente, ma senza le forbici sul Fez, anzì con la scimitarra nelle mutande. </span></p>
<p id="yui_3_16_0_1_1432625160995_5498" class="yiv8977973687MsoNormal" style="text-align: justify"><span id="yui_3_16_0_1_1432625160995_5499">Ma i tempi sono cambiati, agli occhi di chi non vede nell’Esteriore l’Interiore, e rimane ubriacato dalla Molteplicità. Ché i tempi non cambiano. A cambiare, semmai, è il Tempo.</span></p>
<p id="yui_3_16_0_1_1432625160995_5501" class="yiv8977973687MsoNormal" style="text-align: justify"><span id="yui_3_16_0_1_1432625160995_5502">Con <em>il Feroce Saracino, La guerra dell’Islam</em>, Pietrangelo Buttafuoco, che è Giafar al-Siqilli (il Signore si compiaccia di lui), non ha scritto un testo, poi pubblicato da Bompiani a inizio aprile, ma ha seminato. Ed è tutto una semina dell’Ora Ultima, come d’altra parte, lui stesso avverte citando l’hadit del Profeta (su di lui la Pace), apposta come faro e dedica allo stesso tempo, in apertura del volume.</span></p>
<blockquote>
<p id="yui_3_16_0_1_1432625160995_5505" class="yiv8977973687MsoNormal" style="text-align: justify"><em><span id="yui_3_16_0_1_1432625160995_5504">“Se giunge l’Ora e qualcuno ha in mano un seme con l’intenzione di piantarlo, lo faccia”.</span></em></p>
</blockquote>
<p id="yui_3_16_0_1_1432625160995_5507" class="yiv8977973687MsoNormal" style="text-align: justify"><span id="yui_3_16_0_1_1432625160995_5508">Ed è il tempo di Sade, il nostro tempo. L&#8217;Età Oscura, quella in cui c&#8217;è come un impegno di scienza ad architettare la blasfemia. Il tempo in cui &#8220;Achille che umilia il corpo di Ettore trascinandone le spoglie sotto la città di Ilio compie quasi un atto di pietà&#8221; rispetto a ciò che succede, nel nostro tempo. E il sedicente califfo Abu Bakr al-Baghdadi, che si vorrebbe fare erede di Abu Bakr, il primo dei califfi ben guidati, altro non è che un bestemmiatore della clemenza e della misericordia, che sono i primi due attributi di Allah e che troviamo nella prima Sura del Sacro Corano, nell&#8217;al- Fātiḥa, l&#8217;Aprente.</span></p>
<p id="yui_3_16_0_1_1432625160995_5510" class="yiv8977973687MsoNormal" style="text-align: justify"><span id="yui_3_16_0_1_1432625160995_5511">Ora capitò che, aprendosi la porta di un ascensore, un giovane trovò un maestro. Lo Shaykh ‘Abd al-Wāhid Pallavicini, servo dell&#8217;Uno. Il giovane accompagnò, non conoscendolo, l&#8217;anziano in stampelle fino al suo posto, all&#8217;interno di una sala conferenze, nella quale, l&#8217;ospite, assieme a un monsignore e al rabbino di Milano, avrebbe parlato di Abramo, padre comune. Alla fine dell&#8217;incontro, lo Shaykh, si avvicinò, non senza difficoltà, al ragazzo e gli regalò un libro: A Sufi Master&#8217;s Message, In memoriam René Guénon. Il giovane capì.</span></p>
<p id="yui_3_16_0_1_1432625160995_5513" class="yiv8977973687MsoNormal" style="text-align: justify"><span id="yui_3_16_0_1_1432625160995_5514">E in quel libro, scritto da questo barbuto signore, che divenne musulmano il 7 gennaio del 1951, mentre al Cairo si spegneva lo Shaykh Abd al-Wāhid Yahyā, conosciuto più semplicemente col nome di Guénon, per l&#8217;appunto, vi è scritto:</span></p>
<blockquote>
<p id="yui_3_16_0_1_1432625160995_5517" class="yiv8977973687MsoNormal" style="text-align: justify"><em><span id="yui_3_16_0_1_1432625160995_5516">«Per coloro che hanno familiarità con l&#8217;opera degli autori tradizionalisti o perennialisti &#8211; e principalmente con il filosofo francese René Guénon, [&#8230;] la prognosi è che viviamo alla fine di un ciclo temporale conosciuto come Kali Yuga o Età Oscura. Questa diagnosi, spesso contestualizzata nel primordiale ed eterno codice di condotta manifestato allo scaturire di questo ciclo temporale &#8211; il Sanatana Dharma della Tradizione Indù, culmina nella sua espressione equivalente al-Hikmat al-Khalidah o Din al-Qayyimah all&#8217;interno della Tradizione Islamica, l&#8217;ultima tradizione sapienziale rivelata di questo ciclo».</span></em></p>
</blockquote>
<p id="yui_3_16_0_1_1432625160995_5520" class="yiv8977973687MsoNormal" style="text-align: justify"><span id="yui_3_16_0_1_1432625160995_5519"><em>Il Feroce Saracino</em>, certo, nella sua forma esteriore è libro. E come tale ne parliamo. Irresponsabile è l’autore, afferma qualche giorno dopo, l’Elefantino, in un articolo dal titolo <em>Giafar, il Sottomesso</em>. E lo affermò con i più buoni propositi, forse spinto dall’insegnamento del maestro Ibn al Arabī, il quale nel secolo XIII dell’era volgare, nel suo <em>Libro dell’Estinzione nella Contemplazione</em>, scriveva che <em>«[&#8230;] quando ci si ritrova un libro che tratta di una scienza che si ignora e di cui non si è percorso il cammino, è opportuno non aprirlo, riconsegnandolo nelle mani di coloro che sanno, senza sentirsi tenuti a credere o non credere al suo contenuto, o persino a parlarne».</em> Ma il rischio intravisto da Ferrara è presto scongiurato, giacché più volterrianamente possiamo affermare che si possa scrivere di tutto tanto il popolo non legge&#8230; Ché se per sei giorni lavora (chi il lavoro ce l’ha) il settimo lo passa all’osteria. Chi il lavoro non ce l’ha, all&#8217;osteria ci passa tutta la settimana.</span></p>
<p class="yiv8977973687MsoNormal" style="text-align: center"><span id="yui_3_16_0_1_1432625160995_5519"> <img class="alignnone size-medium wp-image-2720" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/Il-feroce-saracino-201x300.png" alt="Il feroce saracino" width="201" height="300" /></span></p>
<p id="yui_3_16_0_1_1432625160995_5522" class="yiv8977973687MsoNormal" style="text-align: justify"><span id="yui_3_16_0_1_1432625160995_5523">Anzi, nei nostri giorni, vi è qualcosa di più tragico e goffo&#8230; I lettori, (li vogliamo chiamare ancora così? o forse sarebbe meglio dire i commentatori di oggi), quelli dei giornali 2.0, si inscrivono perfettamente dentro il paradigma disegnato da Geert Lovink, il design dell’interazione nei blog e nei social network, secondo il quale <em>«nella nostra era dell’autorappresentazione, spesso i commenti non hanno un legame diretto con il testo e l’opera d’arte in questione. L’atto di rispondere non cerca il dialogo con l’autore [&#8230;] Con un misto di espressioni gergali, slogan tipo inserzioni pubblicitarie e giudizi incompiuti, gli utenti mettono insieme frasi e battute ascoltate o lette in giro. Chiacchiericcio non è il termine giusto. Quel che prende forma è il disperato tentativo di essere ascoltati, di avere un impatto e di lasciare un segno».</em></span></p>
<p class="yiv8977973687MsoNormal" style="text-align: justify">E dimostrazione eloquente di ciò, sono quei chiosatori, interpreti e postillatori, che attaccarono il Feroce Saracino sul Foglio, pur ammettendo di non averlo mai letto.</p>
<p id="yui_3_16_0_1_1432625160995_5531" class="yiv8977973687MsoNormal" style="text-align: justify"><span id="yui_3_16_0_1_1432625160995_5530">Certo, qualcuno potrebbe ricordarci di Nanà, di Leonardo Sciascia, il quale parlando del pittore del Diavolo con gli Occhiali di Todo Modo, avvertiva bene che di uno che si chiama Buttafuoco non bisogna fidarsi mai, che lo stesso nome è impostura per definizione, dai tempi di Andreuccio da Perugia. Ma noi non diamo credito a Buttafuoco, ci mancherebbe, ma a Giafar, il siciliano.</span></p>
<p id="yui_3_16_0_1_1432625160995_5528" class="yiv8977973687MsoNormal" style="text-align: justify"><span id="yui_3_16_0_1_1432625160995_5527">E Giafar è memore, come chi scrive, della geografia di al-Idrisi, ché passeggiavamo assieme, un tempo, in quel granaio divenuto giardino d’agrumi ornamentali, ed è forse anche lui convinto, contrariamente a Nanà, che il Padreterno non ci avesse voluto fregare facendoci nascere sull’Isola. Ma forse, quello che scrisse Sciascia in <em>Nero su nero</em>, valeva l’altrieri, non oggi, ché se un siciliano si riappropria della propria essenza è bello e pronto per vivere nel Caos del mondo contemporaneo, nel post moderno, nel villaggio globale, e trova le coordinate spazio-temporali assai più facilmente del Duca d’Auge di Queneau, il quale, mischino, si svegliava al mattino e, se non si metteva in cima al suo torrione, non sapeva in che secolo fosse. Poiché, in fondo, la nostra Siqilliyya, villaggio globale lo è sempre stato. E Giufà, minchione com’è, ne è testimonianza, che ce lo ritroviamo pure in Turchia e nei Balcani. </span></p>
<p id="yui_3_16_0_1_1432625160995_5525" class="yiv8977973687MsoNormal" style="text-align: justify"><span id="yui_3_16_0_1_1432625160995_5524">E quindi la Sicilia come teatro galleggiante, e come metafora del mondo, è sempre viva e continua, inconsapevolmente, a rappresentarsi. Perché il teatro, direbbe Carmelo Bene, non sa che cos’è il teatro. E forse questo ha concorso, più volte, nel far scrivere il nostro Giafar al modo del Teatro dei Pupi, oggi come ieri, dalle Uova del Drago alla Buttanissima Sicilia. </span></p>
<p class="yiv8977973687MsoNormal" style="text-align: justify">Quando scrive Giafar, è più dolce dello zucchero e più amaro del fiele, e sarà forse l’ascendenza Sufi a dare alla sua persona, e alla sua scrittura questo connotato. Potremmo ricordare infatti quello che scriveva Al-Arabī ad-Darqāwī, del suo maestro ’Alì al-Jamal:</p>
<blockquote>
<p class="yiv8977973687MsoNormal" style="text-align: justify"><em>«Era a un tempo sconfinato e angusto, dolce e rude, forte e debole, ricco e povero; era un oceano senza sponde».</em></p>
</blockquote>
<p id="yui_3_16_0_1_1432625160995_5538" class="yiv8977973687MsoNormal" style="text-align: justify">E Giafar, il mare e l’oceano li conosce bene, che si è fatto erede di quel messinese che si fece turco, quello del Lupo e la luna, uno dei pochissimi esempi di uomini di mare siciliani ricordati da Sciascia, nel suo <em>Rapporto sulle coste dell’Isola</em>. Mentre i siciliani, e pian piano, anche gli italioti e via via l’Occidente tutto, ché anche l’acqua come le palme va sempre salendo, quando si trovano di fronte al mare, non vedono il mare eterno, colore del vino e del sangue, ma la sabbia. E non è quella del deserto, popolato dai demoni, ma quella dei castelli dei fanciulli, nella quale nascondere la testa.</p>
<p class="yiv8977973687MsoNormal" style="text-align: center">
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		<title>Le onde del Mediterraneo e il naufragio della politica UE</title>
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		<pubDate>Thu, 21 May 2015 11:58:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Michele Meroni]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le onde. Il mare. Il mar Mediterraneo. Da sempre luogo di viaggi storici: migrazioni, colonizzazioni, sanguinosi conflitti. Ma anche di viaggi letterari, dove il viaggio attraverso questo mare assumeva i connotati di una vera e propria metafora di vita: vita di Odisseo, di Teseo, di Enea e tanti altri eroi. Oggi invece la metafora di una vita in viaggio si trasforma nella triste realtà di dieci, cento, mille vite di profughi perdute per sempre nei profondi fondali del mar Bianco di Mezzo, al-Baḥr al-Abyaḍ al-Mutawassiṭ, secondo la definizione araba. Sì perché vi sono oltre ad africani e asiatici, uomini dell&#8217;Africa]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="L" class="cap"><span>L</span></span>e onde. Il mare. Il mar Mediterraneo. Da sempre luogo di viaggi storici: migrazioni, colonizzazioni, sanguinosi conflitti. Ma anche di viaggi letterari, dove il viaggio attraverso questo mare assumeva i connotati di una vera e propria metafora di vita: vita di Odisseo, di Teseo, di Enea e tanti altri eroi. Oggi invece la metafora di una vita in viaggio si trasforma nella triste realtà di dieci, cento, mille vite di profughi perdute per sempre nei profondi fondali del mar Bianco di Mezzo,<em> al-Baḥr al-Abyaḍ al-Mutawassiṭ</em>, secondo la definizione araba.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/Foto1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2680" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/Foto1-300x174.jpg" alt="ansa - andrea acquarone - IMMIGRAZIONE:ALTRI SBARCHI A LAMPEDUSA MENTRE ARRIVA PREMIER" width="300" height="174" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Sì perché vi sono oltre ad africani e asiatici, uomini dell&#8217;Africa sub-sahariana, anche numerosi siriani e mediorientali tra le vittime. Viaggiano su catapecchie naviganti che a malapena possono essere definite imbarcazioni su cui scafisti senza scrupolo li imbarcano sotto la minaccia anche di pistole. A loro l&#8217;esito della traversata interessa relativamente se comparato al denaro incassato in precedenza all&#8217;imbarco: le ultime stime parlano di un giro di affari compreso <strong>tra i 300 e i 600 milioni di euro</strong>. A rimpinguare le casse degli scafisti nell&#8217;ultimo periodo, la massiccia affluenza di <strong>profughi siriani</strong>: più danarosi dei loro compagni di sventura africani, sono decisi a sborsare <strong>somme decisamente più alte</strong> per la traversata e creano una concorrenza anche all&#8217;interno dei gruppi di profughi. L&#8217;aumento della disponibilità di liquidi e quindi di anche di navigli su cui imbarcare profughi in continua crescita e ad una <strong>preparazione scientifica dei gruppi di scafisti</strong> &#8211; conoscono le leggi europee e le regole di Frontex &#8211; ha portato il fenomeno a raggiungere picchi drammatici. Picchi che se dovessero perdurare nella loro intensità porterebbero, secondo le stime, porterebbero a <strong>30.000 morti</strong> nel Mediterraneo quest&#8217;anno. E questo apre questioni che interessano tanto l&#8217;Europa al suo interno ma anche nei suoi rapporti con i paesi limitrofi.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/Foto2.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2681" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/Foto2-300x197.jpg" alt="Foto2" width="300" height="197" /></a></p>
<p style="text-align: justify">In primo luogo manca da mesi a questa parte una chiara visione europea d&#8217;insieme. Il <strong>deficit di politica estera</strong> dell&#8217;Unione Europea è messo spietatamente a nudo da situazioni come questa, dove a singoli stati – leggi: Italia &#8211; è richiesto di gestire situazioni che richiedono una visione più d&#8217;insieme e a lungo termine e meno basata sull&#8217;efficienza individuale dello stato, mentalità dominante nei paesi nordici tra cui, non ultima, quella <strong>Germania</strong> che è ad ora punto centrale e fulcro della politica europea. Il deficit di lungimiranza politica vede come conseguenza immediata un affollamento sopra ogni norma di buon senso e igiene di centri accoglienza di un solo paese, quando da tempo &#8211; correva l&#8217;anno 2013 &#8211; paesi nordeuropei come la Svezia hanno annunciato la concessione di asilo indiscriminata per i profughi siriani. Ma la contraddizione in termini è che ben poco viene fatto per favorire la mobilità dei profughi nel territorio europeo, permettendo loro di trovare rifugio e sistemazione. E questo fomenta in paesi come l&#8217;Italia i populismi di chi è stufo di vedere il proprio paese essere l&#8217;unico ad assumersi l&#8217;onere dell&#8217;emergenza, tuonando <strong>&#8216;rispediamo indietro i barconi&#8217;</strong>. Tutto questo in barba alla norma internazionale del <strong>non-refoulement</strong> che impedisce di rispedire i migranti dai paesi in cui in pericolo non erano solo le loro sostanze ma anche la loro stessa vita.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/Foto3-1.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-2684" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/Foto3-1-300x134.png" alt="Foto3 (1)" width="300" height="134" /></a></p>
<p style="text-align: justify">La mancanza di una <strong>foreign policy</strong> europea, un comune indirizzo politico nelle relazioni internazionali condiziona pesantemente la risoluzione di crisi come quella che attualmente attanaglia il Mediterraneo. Una miopia così pesante rischia di impedire di vedere l&#8217;evidente connessione tra la mala gestione della crisi siriana con conseguente appoggio dei &#8216;<strong>ribelli moderati</strong>&#8216;, avvento dello Stato Islamico, massacri a carattere etnico e religioso e <strong>crisi libica</strong> con l&#8217;eliminazione del <strong>colonnello Gheddafi</strong>. Perché l&#8217;Occidente in senso lato e l&#8217;UE nello specifico ha sempre fondato finora la propria politica mediterranea sull&#8217;appoggio di regimi più o meno autoritari &#8211; <strong>Ben Ali</strong> a Tunisi e <strong>Hosni Mubaraq</strong> al Cairo &#8211; in grado di garantire un minimo standard di sicurezza anche sulle transizione migratorie nel Mediterraneo. Tutto questo è venuto meno con l&#8217;avvento delle primavere arabe, che però non hanno portato agli sperati risultati di democratizzazione pura come ipotizzato in Occidente. Semplicemente la mancanza di uomini forti al potere ha frantumato l&#8217;unità politica &#8211; ora in Libia ci sono ben due governi- degli stati della sponda sud del Mediterraneo. Non si è capito come e dove queste transizioni potessero portare Egitto, Tunisia e Siria. Si è pensato che questi paesi potessero democratizzarsi da sé, né più né meno dei paesi occidentali. Non si è mai pensato che per via della cultura e della mentalità differente degli ambienti tunisino, egiziano e siriano le soluzioni democratiche potessero non contemplare le medesime categorie di pensiero europeo. Nessun appoggio a forme di governo diverse da quelle già in voga in Europa, insomma.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/Foto4.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2682" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/Foto4-300x199.jpg" alt="Foto4" width="300" height="199" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Questo vuoto decisionale nelle relazioni internazionali senza l&#8217;appoggio convinto a leader di paesi della primavera araba autonomi ha creato una pericolosa inversione di tendenza che, vuoi per ragioni di sicurezza dovuta all&#8217;eccessivo caos post-crollo di regimi e all&#8217;incapacità di governi &#8211; vedi Morsi in Egitto &#8211; sia di controllare la sicurezza e proporre soluzioni credibili ha portato al ritorno, in particolare in Egitto, a regimi più stabili ma al tempo stesso militarizzati e poco democratici. Per reinterpretare la situazione che ora si è creata urge una seria riflessione in merito a una politica estera comune e poi in merito alla risoluzione delle crisi siriana e libica. Forse un compromesso è possibile, ma senza cercare di imporre un modello predefinito o calato dall&#8217;alto, bensì adattandosi di volta in volta alle esigenze del paese. Perché, le democrazie in Europa non sono forse nate così?</p>
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		<title>L&#8217;infamia di Reagan</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Mar 2015 17:42:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Virga]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[I Presidenti degli Stati Uniti – come i leader delle grandi potenze in generale – non sono in genere noti per essere degli stinchi di santo, ma in questa “galleria degli orrori” dei volti dell’imperialismo a stelle e strisce, Ronald Reagan si guadagna sicuramente un posto d’onore. Trovare di che parlarne male, non è certo difficile, né si tratta di una novità. Quello che, invece, stupisce è che presso alcuni cattolici (o presunti tali) sia considerato non solo un grande statista (affermazione perlomeno discutibile) ma addirittura uno statista cristiano (il che è proprio fuori di discussione)! D’altronde, questa è gente]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: left"><span title="I" class="cap"><span>I</span></span> Presidenti degli Stati Uniti – come i leader delle grandi potenze in generale – non sono in genere noti per essere degli stinchi di santo, ma in questa “galleria degli orrori” dei volti dell’imperialismo a stelle e strisce, <strong>Ronald Reagan</strong> si guadagna sicuramente un posto d’onore. Trovare di che parlarne male, non è certo difficile, né si tratta di una novità.</p>
<p style="text-align: justify">Quello che, invece, stupisce è che presso alcuni cattolici (o presunti tali) sia considerato non solo un grande statista (affermazione perlomeno discutibile) ma addirittura uno statista cristiano (il che è proprio fuori di discussione)! <strong>D’altronde, questa è gente che, dopo 124 anni di encicliche sociali in cui i Pontefici spiegano il contrario, ancora si ostina a credere che il liberismo (o, peggio ancora, il neoliberismo!) sia compatibile con la fede cattolica.</strong></p>
<p style="text-align: justify">Come anticipato, <strong>delle colpe di Reagan ci sarebbe molto da narrare,</strong> come pure dei presunti meriti. Primo fra tutti, quello di aver combattuto l’aborto. In realtà, tante belle parole ma, dati alla mano, ci risulta che il tasso percentuale di aborti negli Stati Uniti non è mai stato così alto come durante il suo mandato. Del resto, se si fa macelleria sociale…</p>
<p style="text-align: justify">Parliamo pur sempre, del resto, di <strong>un attore prestato alla politica che riteneva che la cura per un Paese segnato dalle gravi ingiustizie sociali, frutto del liberismo, fosse applicare maggiore liberismo.</strong> Anche se – a dirla tutta – è quanto meno discutibile togliere i soldi ai contribuenti per commissionare alle grandi industrie belliche un riarmo generale, con tanto di fantasmagorici scudi spaziali di dubbia utilità – a maggior ragione quando si è già la principale potenza mondiale, con un rilevante distacco sulla seconda, quanto a produzione economica, ricerca tecnologica, consenso diplomatico, proiezione aeronavale e posizionamento strategico. Non ho grande dimestichezza con l’opera di <strong>Hayek</strong>, ma dubito fortemente che approvasse un simile e ingiustificato aumento della spesa pubblica.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Che poi questo dispiegamento di forze sia servito davvero a vincere la Guerra Fredda, è tutto da vedere</strong>. Molti studiosi pensano piuttosto che il crollo del blocco sovietico abbia avuto cause endogene (cfr. Strobe Talbott), in particolare con l’affermazione di Gorbaciov (cfr. Robert G. Kaiser), o che addirittura l’atteggiamento di Reagan abbia ritardato questo processo (cfr. Charles W. Kegley). Altri ancora osservano che dal 1984 l’approccio fu invece molto più conciliante (cfr. Beth A. Fischer). In ogni caso, persino i suoi stessi consiglieri (es. Robert McFarlane e Jack Matlock) hanno in seguito ammesso che l’intenzione reale non era portare l’Impero del Male al collasso, ma piuttosto migliorare le relazioni tra le superpotenze, partendo da una posizione di forza. Ma ora non pretendiamo che i liberisti abbiano studiato la storia, e men che meno quella delle relazioni internazionali!</p>
<p style="text-align: justify">Ad ogni modo, <strong>fatto sta che il guitto della Casa Bianca ha lanciato negli anni ’80 una serie di offensive in tutto il mondo per rilanciare l’egemonia statunitense</strong>.<strong> I suoi alleati</strong> in questa <strong>“ultima crociata contro il bolscevismo”</strong>, da parte loro, erano ancora più imbarazzanti di lui. Passi <strong>Saddam</strong> sguinzagliato contro Khomeini, con tanto di gas, mine e oltre un milione di morti; passi pure <strong>il Sudafrica bianco</strong> deciso a mantenere il dominio razziale sui popoli dell’Africa meridionale… ma della creazione di <strong>Al-Qaeda</strong>, <strong>col compagno di merende Osama Bin Laden</strong>, e quindi del <strong>jihadismo islamico</strong> come lo conosciamo oggi, retrospettivamente, avremmo fatto volentieri a meno.</p>
<p style="text-align: justify">Tuttavia, l’apice di queste eroiche gesta, su cui voglio sollevare l’attenzione, è stato compiuto proprio nel cortile di casa. Parliamo dunque dell’<strong>intervento reaganiano in America Centrale</strong>, riassunto magistralmente da un saggio dello storico J<strong>ohn A. Coatsworth, contenuto nella “Cambridge History of Cold War”</strong> (che non è proprio “Il Manifesto”).</p>
<p style="text-align: justify">Ora, gli interventi statunitensi in America Latina non sono mai stati una novità. <strong>Solo durante la Guerra Fredda, sono stati rovesciati ventiquattro governi, perlopiù democraticamente eletti</strong> – dei quali <strong>quattro per intervento militare diretto</strong>, <strong>tre attraverso la CIA</strong>, e <strong>i restanti golpe sono stati subappaltati alle forze militari locali</strong>, i cui quadri erano spesso e volentieri addestrati dagli stessi USA, per difendere il mondo libero dalle dittature fasciste prima, e comuniste poi (quando si dice l’eterogenesi dei fini…). Come risultato,<strong> nel 1977, solo Costa Rica e Venezuela erano Paesi stabili con governi liberamente eletti</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">A questo punto, il democratico Carter, sulla scia di Kennedy, cominciava a chiedersi se non fosse il caso di contrastare il comunismo, promuovendo democrazia e giustizia sociale, ossia alleviando quelle condizioni di estrema oppressione e miseria che spingevano i popoli del Continente nelle braccia del socialismo rivoluzionario. Inutile dire che le élite locali, pur di non perdere i propri privilegi, non erano molto inclini ad usare altri metodi di pacificazione sociale, oltre alla tortura e agli squadroni della morte… ma qualche progresso era stato fatto.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Il repubblicano Reagan era intervenuto però a gamba tesa fin dalla campagna elettorale, accusando Carter di debolezza e promettendo di usare il pugno di ferro contro la minaccia comunista</strong>. In particolare, nel 1979, i <strong>rivoluzionari sandinisti del Nicaragua</strong> avevano finalmente abbattuto la pluridecennale dittatura della famiglia <strong>Somoza</strong>, e la guerriglia si era estesa nei vicini <strong>El Salvador</strong> e <strong>Guatemala</strong>. Fortunatamente, il prode “crociato della libertà” era pronto a ricacciare i comunisti all’inferno.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/ronald_reagan_ranch.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2353" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/ronald_reagan_ranch-300x200.jpg" alt="Reagan" width="300" height="200" /></a></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Peccato che la minaccia comunista in America Latina non esistesse se non nella propaganda reaganiana</strong>. I movimenti rivoluzionari della regione consistevano in <strong>fronti di liberazione nazionale, dove convivevano varie correnti ideologiche</strong>, dai comunisti ai nazionalisti ai cristiano-sociali. <strong>L’URSS</strong> era troppo lontana e impegnata per intervenire e <strong>aveva sempre guardato di cattivo occhio il sostegno cubano ad altri movimenti rivoluzionari</strong> in quella che era tacitamente considerata dal Cremlino come riserva statunitense.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Lo stesso Nicaragua sandinista</strong> non solo ricevette aiuti sovietici e cubani in misura minore rispetto a quelli provenienti da altri Paesi europei e americani, ma soprattutto <strong>non implementò mai una politica comunista d’imposizione di un Partito unico e collettivizzazione dei mezzi di produzione</strong>, e tantomeno abbandonò l’Organizzazione degli Stati Americani. A margine, è anche interessante osservare come questo piccolo Stato vanti tuttora le leggi più restrittive al mondo in materia d’aborto.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Quello che invece era fin troppo reale era la natura estremamente repressiva delle dittature centroamericane</strong>. In un contesto dove un’oligarchia di latifondisti e <em>compradores</em>, insieme alle grandi multinazionali statunitensi, sfruttava masse rurali in condizioni di sussistenza, dominavano giunte militari, in confronto alle quali persino Pinochet poteva a buon diritto passare per socialdemocratico. <strong>Qui, anche contro la stessa opinione pubblica statunitense</strong> – che fin dai tempi del Vietnam cominciava a porsi problemi riguardo alle manifestazioni più brutali del proprio imperialismo –,<strong> Ronnie Reagan diede il meglio di sé</strong>.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Al confine tra Honduras e Nicaragua, la CIA, con l’aiuto d’istruttori militari argentini</strong> (sì, quelli che facevano volare i dissidenti in mare), <strong>organizzò elementi della ex-Guardia Nazionale di Somoza, per formare i famigerati Contras</strong>, finanziati dal Congresso e armati attraverso il narcotraffico e la vendita di armi all’Iran. <strong>Non pago di ciò, il governo statunitense, in totale violazione del diritto internazionale, minò i porti nicaraguegni, infischiandosene poi bellamente del verdetto di risarcimento emesso dalla Corte dell’Aia</strong>. Insomma, il rispetto della legalità valeva solo quando si trattava di tollerare la sentenza Roe vs Wade…</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Dopo una serie di sonore sconfitte sul campo per opera delle forze regolari, i Contras ricorsero al terrorismo contro obiettivi civili, causando oltre 30.000 morti</strong>. Alla fine, incapaci di prevalere direttamente, gli USA accettarono un compromesso con il governo sandinista, che perse di misura le elezioni del 1990. Queste si svolsero in un contesto di esasperazione popolare di fronte alla prepotenza statunitense e videro la vittoria di una coalizione di centrodestra finanziata dagli Stati Uniti e guidata da <strong>Violeta Chamorro</strong>, il cui padre era stato assassinato da Somoza.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/0128-wires-reagan.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2352" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/0128-wires-reagan-300x200.jpg" alt="0128-wires-reagan" width="300" height="200" /></a></p>
<p style="text-align: justify"><strong>In Guatemala, la guerriglia contro la dittatura militare era radicata nelle popolazioni indigene maya</strong> che vivevano lì da millenni. <strong>Anche qui Reagan provvide a fornire ampio sostegno economico, in particolare al nuovo governo del Generale Efraín Ríos Montt</strong>, convertito alla fede evangelica, <strong>che nel 1982 era subentrato, via golpe, al Generale García Lucas</strong>. Siccome la semplice repressione politica è troppo poco, <strong>in appena un anno di potere, prima di essere deposto da un nuovo golpe, Ríos Montt distrusse 686 villaggi e uccise 50.000-75.000 indigeni</strong>, conquistandosi un processo per genocidio (attualmente in corso). <strong>In totale, in questo periodo, su una popolazione guatemalteca di 6.500.000 abitanti (nel 1980), si ebbero 200.000 morti </strong>(per il 93% ad opera dello Stato e per l’83% di etnia maya)<strong> e 1 milione di rifugiati</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Tuttavia, è al <strong>Salvador</strong> che spetta la palma nella lotta contro il comunismo ateo e omicida. <strong>Il 24 marzo 1980, l’Arcivescovo conservatore Óscar Arnulfo Romero, Primate di El Salvador, vertice della gerarchia cattolica nel Paese, fu assassinato dai servizi militari mentre celebrava Messa nella Cattedrale, durante la Consacrazione, per aver criticato la repressione del regime</strong>. <strong>Non soddisfatti, la mattina successiva, durante le esequie, esplosero una bomba e spararono dalle finestre del Palazzo Presidenziale, causando 38 morti tra i fedeli</strong>. Inutile dire che neanche Hitler e Stalin si erano mai sognati di fare una cosa del genere, senza neanche attendere la fine della Messa e istituire un processo farsa! Oggi, Romero è Beato in quanto Martire, a controprova che si è trattato di <strong>una vera e propria persecuzione contro la Chiesa Cattolica</strong>.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Infatti, più avanti, vista la sgradevole tendenza del clero a schierarsi con i più deboli, minacciarono lo sterminio dei gesuiti presenti nel Paese</strong>. A dicembre, per festeggiare l’elezione di Reagan, i militari rapirono, stuprarono e uccisero quattro religiose statunitensi impegnate nell’assistenza dei poveri. Carter, sdegnato, ritirò l’appoggio economico, ma questo fu subito reintegrato dal “Nostro” il mese seguente. <strong>Grazie a questo decisivo sostegno, l’esercito salvadoregno resistette, l’offensiva dei ribelli fu respinta e il massacro dei civili proseguì indisturbato</strong>.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Tuttavia, ben presto il regime si accorse che cominciavano a scarseggiare gli uomini da arruolare, ma presto fu trovata la soluzione: l’arruolamento – anche coatto, ricorrendo a raid nelle scuole – di ragazzi, anche di 14-15 anni</strong>. In piena guerra civile, l’80% delle forze governative e il 30% dei guerriglieri era composto da minorenni. Questo fenomeno è alla base della nascita di violentissime gang giovanili come la <strong>Mara Salvatrucha 13</strong>. In ogni caso, si stima un totale di <strong>75.000 morti (per l’85% causati dal regime), di cui oltre la metà sotto il mandato di Reagan, e 500.000 rifugiati su una popolazione di 4.500.000 (1980)</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">In conclusione, a fare i conti, il motto “Meglio morti che rossi” non è mai stato tanto vero, se consideriamo che su una popolazione totale – per questi tre Stati – di circa 12.500.000 abitanti (nel 1975), i morti ammontano al 2,84% e i rifugiati al 16%. Questi ultimi, tra l’altro, si diressero in maggior parte negli Stati Uniti, dove chiesero di essere accolti come rifugiati politici. <strong>Naturalmente, mentre gli esuli cubani erano accolti a braccia aperte e coccolati dal governo statunitense, i profughi centramericani erano rifiutati e costretti alla clandestinità: solo il 9-11% dei nicaraguegni, il 2,6% dei salvadoregni e l’1,8% dei guatemaltechi ottenne asilo politico – sempre grazie alle cristiane virtù d’accoglienza e ospitalità dell’amico Reagan, beninteso</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Insomma, viste le sue preclare virtù di <em>Defensor Fidei</em> sovraelencate, che aspettano i cattoliberisti a chiedere la canonizzazione del loro novello Luigi IX?</p>
<p style="text-align: justify">P.S. Raccontatemi pure di quando Chávez e Castro facevano sparare agli arcivescovi.</p>
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		<title>Solo i paesi islamici possono sconfiggere l&#8217;IS. Ecco perché</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Mar 2015 14:41:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Michele Meroni]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="L" class="cap"><span>L</span></span>e rappresaglie più decise, dure e rapide contro l&#8217;uccisione di ostaggi da parte dell&#8217;IS sono arrivate dai paesi musulmani. Non dagli Stati Uniti, né da alcuna nazione europea. L&#8217;uccisione del pilota giordano <strong>Muath al-Kasasbeh</strong> e la decapitazione di ventuno lavoratori egiziani <strong>copti</strong> presenti in Libia non sono passate impunite. I governi di Amman e del Cairo si sono mostrati risoluti nell&#8217;attuare la rappresaglia a fronte della sorte toccata ai propri cittadini. Nel giro di poche ore bombardieri e caccia sono decollati dall&#8217;<strong>Egitto</strong> e dalla <strong>Giordania</strong> alla volta di Libia e Siria dove hanno bombardato installazioni militari dei jihadisti dello Stato Islamico. Forze speciali egiziane hanno attaccato direttamente miliziani dell&#8217;IS, facendo morti e prigionieri. Il medesimo intervento di forze speciali è stato minacciato dalla Giordania. Nei paesi arabi come mai da mesi a questa parte nella lotta all&#8217;<strong>IS</strong> si sono levate forti e nette voci a condanna dei jihadisti. Il rettore dell&#8217;<strong>Università di Al-Azhar</strong> del Cairo, una delle massime autorità del mondo musulmano sunnita, ha parlato di <strong>“crocifissione, decapitazione e mutilazione”</strong> quale esemplare punizione per i miliziani dell&#8217;IS.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/Foto_1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1983" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/Foto_1-300x200.jpg" alt="Foto_1" width="300" height="200" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Se in un primo momento erano i paesi occidentali a perseguire una politica che contemplasse anche l&#8217;opzione militare, ora sono i <strong>paesi musulmani</strong> in quanto coinvolti direttamente dalla morte di loro connazionali, a prendere l<strong>&#8216;iniziativa in campo militare</strong> e a invocare a gran voce <strong>vendetta</strong> contro gli assassini. E se un&#8217;iniziativa militare decisa e una aperta <strong>condanna</strong> nei confronti dell&#8217;IS arrivano da paesi esponenti di quella religione stessa che i miliziani si vantano di professare e porre a fondamento delle loro azioni, allora la carica ideologica che colpisce lo Stato Islamico è di <strong>peso specifico molto superiore alle bombe</strong> sganciate da qualsiasi aereo della coalizione a <strong>guida occidentale</strong>. La guerra impostata dall&#8217;IS è ideologica, proprio come ideologica è la denominazione dello stato, che si auto-definisce fondato sui precetti della religione islamica e fa della propaganda mediante audio- e video-messaggi il fulcro della sua azione. Un&#8217;azione fortemente mediatica, cui una risposta altrettanto mediatica (vedi <strong>re Abdullah di Giordania</strong>, fotografato in assetto di guerra e alla guida dei bombardamenti contro l&#8217;IS), condita da uno stroncamento da autorevoli esponenti dell&#8217;Islam può infliggere un duro colpo nel breve termine.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/Foto_2.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1984" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/Foto_2-300x290.jpg" alt="Foto_2" width="300" height="290" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Ma nel<strong> medio e lungo termine</strong>? È lecito domandarsi se i governi di Giordania ed Egitto perseguiranno in maniera sistematica la lotta allo stato islamico o si limiteranno ad una rappresaglia di <strong>forte impatto mediatico</strong> ma di <strong>scarsa efficacia a lungo termine</strong>. La forte delegittimazione subita dallo Stato Islamico agli occhi del mondo musulmano fa pensare come un <strong>coinvolgimento sistematico dei paesi musulmani</strong> possa costituire la chiave di volta per una svolta nel conflitto mediorientale. Per sradicare l&#8217;opinione che siano solo i civilizzati paesi occidentali a poter affrontare, colpire e sconfiggere la barbarie che caratterizza lo Stato Islamico. Per eliminare la convinzione che lo Stato Islamico abbia in realtà un qualche legame fondato con l&#8217;Islam o che sia peggio ancora legittimato dal mondo musulmano e dalle sue massime autorità e governi.</p>
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		<title>Meglio insicuri che mal governati. Entra in vigore il d.l. 7/2015, cd. “pacchetto antiterrorismo”</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Feb 2015 17:12:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Carlino]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nihil novi sub sole: ci risiamo con la lotta transnazionale al terrorismo che tocca – tanto la lotta quanto il terrorismo – tutti i paesi a rischio per via del loro garibaldino bellicismo nordafricano e mediorientale. Come reagisce la gioventù europea? Forse con una cameratesca levata di scudi, inorridita facendo quadrato contro il nero straniero? Non proprio: i giovani – e già che siamo pochi rispetto alla popolazione complessiva – scappano in numero sempre più consistente, diretti verso quei teatri di guerra che oramai definiscono i confini. Fonti di intelligence parlano di circa 3400 occidentali nello scenario siriano. Sono i]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><i><span title="N" class="cap"><span>N</span></span>ihil novi sub sole</i>: ci risiamo con la lotta transnazionale al terrorismo che tocca – tanto la lotta quanto il terrorismo – tutti i paesi a rischio per via del loro garibaldino bellicismo nordafricano e mediorientale. Come reagisce la gioventù europea? Forse con una cameratesca levata di scudi, inorridita facendo quadrato contro il nero straniero? Non proprio: i giovani – e già che siamo pochi rispetto alla popolazione complessiva – scappano in numero sempre più consistente, diretti verso quei teatri di guerra che oramai definiscono i confini. Fonti di <i>intelligence</i> parlano di circa 3400 occidentali nello scenario siriano. Sono i <i>foreign fighters</i>.</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif">Poco tempo addietro, auspicavo in altra sede la diffusione di una “conoscenza laica” delle categorie basilari, dei principi del diritto penale; strumento così onnipresente nella decisioni pubbliche di ogni giorno. Su questa falsariga, dunque, chiediamoci: come è intervenuto il Governo (<i>giammai</i> il pachidermico Parlamento)? Avete indovinato: con il diritto penale, chiaramente! Poche ciance sulle cause a monte di questa inquietante fuga di giovani che rinnegano il benessere e lo sviluppo (<i>giammai</i> il pachidermico progresso) per cui le leadership dicono di adoprarsi: il dato c’è, il processo è in corso e occorre affrontarlo con fermezza così da, citando l’Alfano della conferenza stampa, <i>“rendere l&#8217;Italia un posto sicuro nel quale vivere sereni”</i>. Intendiamoci: anche dal punto di vista del rischio per l’ordine e l’incolumità pubblici, il fenomeno rileva per il suo valore simbolico, per il <i>rischio</i> che incarna in termini di percezione soggettiva ben più e ben prima che per la sua effettiva attitudine lesiva: d’altro canto, oramai accettata e persino perseguita la demolizione dello stato sociale, il profondo senso di inquieta insicurezza che s’ingenera è accettato come un dato ineluttabile; in nessun modo la politica ardisce di problematizzarlo come <i>“null’altro che il modo in cui socialmente sono costruiti, nella realtà e nell’immaginario collettivo, i problemi conseguenti ai processi di trasformazione propri della globalizzazione e della crisi delle politiche di </i>welfare<i>”</i>: semplicemente una visione culturalista dell’insicurezza ben espressa nelle parole di M. Pavarini in <i>Sicurezza e diritto penale</i><a class="sdfootnoteanc" href="#sdfootnote1sym" name="sdfootnote1anc"><sup>1</sup></a>; una visione che resta chiaramente aliena ai responsabili della nostra… sicurezza. </span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif">La dinamica, per il resto, è semplice: l’accademia riflette e la politica criminalizza; individua il nemico e fa belle conferenze stampa in cui la guerra – giuridica, certamente, ma forse proprio per questo ben più sottile e incisiva perché divien parte del nostro stesso tessuto ordinamentale – vien dichiarata per decreto governativo, in spregio alla esclusiva competenza parlamentare riconosciuta dall’art. 78 della Costituzione! Si badi, non si sta esagerando: la teoria del <i><b>“diritto penale del nemico”</b></i><i> </i>esiste, porta la firma di Gunther Jakobs e professa una radicale <i>capitis deminutio</i> (roba arcaica, sì, di epoca romana: quando ancora non c’erano le costituzioni) della “non-persona” che si opponga all’ordinamento, per ciò estromessa dal circuito delle garanzie costituzionali. L’amministrativizzazione dei provvedimenti limitativi della libertà personale – vedi CIE – ne è una plausibile manifestazione. Ma anche l’attribuzione a prefetti e questori del potere di ritirare il passaporto o di oscurare siti internet, come sta accadendo in Germania, Francia e – con alcune garanzie in più – da noi, incarna l’introduzione legale di limitazioni a libertà fondamentali come quella di movimento o di parola.</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif">E qui entriamo nel merito del recentissimo provvedimento: approvato per decreto legge (lo so che è una notazione ormai dal sapore <i>vintage</i> ma ci tengo ancora e soprattutto nel penale, che ci volete fare?), esso principalmente:</span></p>
<ul style="text-align: justify">
<li><span style="font-family: Arial, sans-serif">Istituisce, dopo tanto parlare, la Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo (per inciso: in quattordici anni di guerra al terrore, non un attentato sul suolo patrio);</span></li>
<li><span style="font-family: Arial, sans-serif">attribuisce ai questori il potere, soggetto a convalida del giudice, di disporre il ritiro del passaporto qualora sia richiesta la misura della sorveglianza speciale;</span></li>
<li><span style="font-family: Arial, sans-serif">prevede che il Pubblico Ministero che procede per reati di terrorismo possa disporre l’oscuramento di siti internet o la rimozione di contenuti sensibili (non è chiaro se si richiede anche qui la convalida giudiziale);</span></li>
<li><span style="font-family: Arial, sans-serif">crea un inquietante canale di accesso degli 007 ai detenuti, <i>“al solo fine di acquisire informazioni per la prevenzione di delitti con finalità terroristica di matrice internazionale”</i>: va da sé che – ottenuta l’autorizzazione dal procuratore generale che ne vaglia gli stringenti requisiti – nessuna garanzia è prevista per il detenuto, durante lo svolgimento del colloquio;</span></li>
<li><span style="font-family: Arial, sans-serif">aggrava a spron battuto tutte le condotte di istigazione e propaganda condotte per via telematica (come se non fosse effettivamente l’unica, di via);</span></li>
<li><span style="font-family: Arial, sans-serif">criminalizza ulteriormente, spingendo il maglio penale non già soltanto al reclutatore di combattenti, ma anche ora al reclutato (<i>nemico</i> in sé e per sé), alla singolare figura dell’”organizzatore di viaggi” e soprattutto al cosiddetto “<i>lupo solitario”</i> (art. 270 <i>quinquies </i>c.p.), definito come la <i>«</i><i><b>persona che avendo acquisito, anche autonomamente, le istruzioni per il compimento degli atti di cui al primo periodo </b></i>(atti in senso lato destabilizzanti con finalità di terrorismo, ndr)<i><b>, pone in essere comportamenti finalizzati alla commissione delle condotte di cui all&#8217;articolo 270-sexies</b></i><i>»</i>.</span></li>
</ul>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif">Si nota subito che con quest’ultima previsione il fondamentale principio di tassatività – quello che impone una tipizzazione stringente, inequivocabile della fattispecie, così da contenere la repressione e l’arbitrio giudiziale – è completamente obliterato: è meritoria di condanna, infatti, la persona che ha allo stato semplicemente acquisito delle istruzioni, anche per i fatti propri, riguardo al compimento di atti riconducibili a una nozione alquanto lata di destabilizzazione e che semplicemente pone in essere delle non specificate condotte a loro volta meramente “finalizzate al” (e non “consistenti nel”) compimento – solo proprio? O anche altrui? – di atti di terrorismo (ai sensi del vago art. 270 <i>sexies</i>). Siamo all’<i>open-end festival</i> del terrore!</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif">La “razionalità rispetto allo scopo” di tutto questo? Poca, se si condivide l’assunto della psicoterapeuta dott.ssa Margherita Spagnuolo Lobb che <i>&#8220;non basta dichiarare reato l&#8217;arruolamento con i jihadisti: dobbiamo essere capaci di far vedere ai nostri ragazzi un valore alternativo a tutto ciò che l&#8217;Islam propone&#8221;</i>; molta, se invece si pensa a quanto ben si presti la lombrosiana fisiognomica di Alfano alla presentazione di un provvedimento sterilmente securitario.</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif">P.S.: il decreto attua la risoluzione ONU 2178/2014 che condanna l’estremismo islamico e terrorista e, per la prima volta, anche il fenomeno dei “<i>foreign fighters”</i>: questi, in soldoni, vengon definiti come individui che espatriano per dedicarsi al terrorismo. Il punto è che, come ci ricorda il politologo francese Eric Rouleau, quello di “terrorismo” (a differenza di quello di “guerra”) è un concetto che la comunità internazionale non è riuscita a definire; fondamentalmente per la semplice ragione che ognuno è terrorista di qualcun altro. Visto che riesce ad esserlo di qualcuno di noi, è proprio così difficile pensare che l’Occidente lo sia dell’Islam? Cambierebbero un sacco di cose, a riconoscere l’alterità.</span></p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">
<div id="sdfootnote1">
<p><a class="sdfootnotesym" href="#sdfootnote1anc" name="sdfootnote1sym">1</a> Bologna, 2011.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
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		<title>Je ne suis pas Charlie!</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Feb 2015 08:30:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Virga]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Spesso e volentieri, ci sono cose che vanno dette, anche se risultano sgradevoli o scomode. Nessuna solidarietà alla redazione di Charlie Hebdo, colpita da un violento attentato terroristico, che è costato la vita a 12 persone e ha lasciato ferite altre 11. Nel migliore dei casi, saremmo ipocriti, a solidarizzare con chi ha più volte offeso deliberatamente Dio e la fede cattolica. Nel peggiore dei casi, faremmo la figura della vecchia e gloriosa Cattedrale di Notre Dame de Paris, ridottasi a suonare le campane per solidarietà verso coloro che l’avrebbero volentieri ridotta a granaio. Chiariamo prima un punto: quando Nostro]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " align="JUSTIFY"><span title="S" class="cap"><span>S</span></span>pesso e volentieri, <strong>ci sono cose che vanno dette, anche se risultano sgradevoli o scomode</strong>. <strong>Nessuna solidarietà alla redazione di Charlie Hebdo, colpita da un violento attentato terroristico</strong>, che è costato la vita a 12 persone e ha lasciato ferite altre 11. Nel migliore dei casi, saremmo ipocriti, a solidarizzare con chi ha più volte offeso deliberatamente Dio e la fede cattolica. Nel peggiore dei casi, <strong>faremmo la figura della vecchia e gloriosa Cattedrale di Notre Dame de Paris, ridottasi a suonare le campane per solidarietà verso coloro che l’avrebbero volentieri ridotta a granaio.</strong></p>
<p align="JUSTIFY">Chiariamo prima un punto: quando Nostro Signore parlava di amare i propri nemici, si riferiva alle persone. E<strong> noi non possiamo che deplorare l’assassinio a sangue freddo di dodici esseri umani, che non hanno avuto il tempo di ravvedersi dei propri errori, né di risponderne davanti ad un tribunale terreno. Al tempo stesso, nessuna pietà dobbiamo verso l’istituzione, e nessuna giustificazione verso la loro condotta.</strong> Se i terroristi si fossero limitati a distruggere la redazione, rendendone impossibile il lavoro, senza cagionare danno alle persone, allora non avremmo potuto che approvare, anche moralmente, il loro gesto. Lo stesso vale nel caso di altre strutture di peccato, a partire dalle cliniche dove si pratica l’aborto. Tuttavia, <strong>non tutti sono tolleranti come i cattolici.</strong></p>
<p style="text-align: center" align="JUSTIFY"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/charlie-hebdo-021.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1576" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/charlie-hebdo-021-247x300.jpg" alt="charlie-hebdo-021" width="247" height="300" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">Intanto si è scatenata la ridda dei complottari vari, che vedono in qualsiasi azione, fosse anche l’opera di un folle isolato, chissà quali oscure trame. È pieno così, del resto, di poteri occulti che vorrebbero favorire il nazionalismo e l’avversione per la società multiculturale in Europa! <strong>È piuttosto vero che il fondamentalismo e il terrorismo islamico esistono anche nel nostro continente</strong>, come testimoniano centinaia, se non migliaia, di <strong>volontari partiti per ingrossare le fila dello Stato Islamico</strong>, o anche attentati come <strong>l’assassinio di Theo Van Gogh</strong>. Né potrebbe essere altrimenti, visto che<strong> gli Stati europei chiudono tutti e due gli occhi sui finanziamenti degli sceicchi del Golfo alle moschee e ai predicatori islamisti</strong>. Sia mai, del resto, che vengano meno gli affari con questi beduini arricchiti grazie al petrolio!</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>Esiste anche, d’altra parte, un’islamofobia becera e ignorante che si presta magistralmente alle strumentalizzazioni imperialiste, in particolar luogo sioniste; un’islamofobia la cui matrice è in ampia parte liberale e libertaria, dunque da respingere</strong>, anche quando si veste di patriottismo.<strong> L’islam dà fastidio principalmente perché insiste nel ribadire la preminenza di Dio rispetto all’uomo.</strong> È una lezione che molti cristiani, o presunti tali, paiono aver dimenticato. <strong>Tutti, invece, ora, bruciano incenso a idoli come la libertà d’espressione e la laicità, trascurando la schifosa ipocrisia con cui questi “valori” sono applicati e difesi in Francia e nel resto d’Europa.</strong></p>
<p align="JUSTIFY">Un colosso della filosofia politica novecentesca come <strong>Schmitt</strong> resta ignorato, ovvero si ignorano bellamente quali siano i propri nemici e i propri amici. <strong>Questo vale prima di tutto per i “nazionalisti” e per i “cattolici”. Eccoli che esprimono solidarietà non tanto verso le vittime, quanto verso il periodico in sé, e si riempiono la bocca di espressioni quali “libertà di stampa”. Questi utili idioti, dal Front alla Lega, dimenticano che quella stessa stampa li ha sempre attaccati, insultati, offesi e vilipesi, ben oltre la legittima critica e discussione delle idee! Essi dimenticano che nella Francia che si batte il petto per Charlie Hebdo, intere categorie di persone, bollate con nomi d’infamia: “razzisti”, “negazionisti”, “omofobi”, “antisemiti”, sono escluse dal godere di questa libertà!</strong></p>
<p align="JUSTIFY">Questa è la libertà di espressione che i cialtroni della destra populista, baciando le mani che li schiaffeggiano, difendono: <strong>se sostieni che il matrimonio è tra un uomo e una donna, sei un pericoloso intollerante da rinchiudere; se bestemmi ripetutamente a mezzo stampa, offendendo Dio e miliardi di credenti, sei un martire del libero pensiero.</strong> E naturalmente, per loro, il pericolo è l’islam, non questo <strong>totalitarismo del politicamente corretto di stampo individualista-progressista</strong>. Eppure non solo non hanno il coraggio per dire la verità, ma non di rado non ne hanno nemmeno gli strumenti, tanto sono culturalmente subordinati.</p>
<p style="text-align: center" align="JUSTIFY"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/gty_charlie_hebdo_cover_wy_150107_16x9_992.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1578" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/gty_charlie_hebdo_cover_wy_150107_16x9_992-300x168.jpg" alt="gty_charlie_hebdo_cover_wy_150107_16x9_992" width="300" height="168" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">La libertà di espressione è sacrosanta per le questioni mondane, dove invece è spesso limitata da leggi, codici espressivi, galatei e altri legacci. <strong>Chi di noi si sente libero di esprimere il proprio parere con il proprio datore di lavoro? E che dire delle varie leggi e leggine Scelba, Mancino, Gayssot, del vilipendio alle cariche dello Stato, ecc. ? Viceversa, in ambito religioso, vige la piena licenza di diffondere ogni sorta di oscenità e di blasfemie.</strong> Tale è l’inversione satanica dei valori che domina la nostra società. <strong>Eppure, la democrazia ateniese, tanto spesso esaltata a radice dell’Occidente, a fianco della parrhesía (libertà di parola) puniva l’empietà con la morte.</strong> Anche coloro che in Dio non credono, dovrebbero nondimeno evitare di offendere il Sacro e la Divinità, per rispetto a coloro che vi credono e per i quali costituisce una parte intima e fondamentale della loro vita. Invece, nel caso di Charlie Hebdo, in sé solo la punta di un iceberg, la bestemmia è impugnata come esempio di satira e libertà di pensiero.</p>
<p align="JUSTIFY">Immaginiamo il caso di uno che sia solito dare del “figlio di puttana” ai suoi interlocutori. Noi potremmo anche lasciar passare in cavalleria, ma sicuramente non ci stupiremmo, se un altro rispondesse prendendolo a ceffoni, e tantomeno lo difenderemmo. Ecco, lo stesso, mutatis mutandis, può essere detto di Charlie Hebdo. Il sangue delle vittime ricade piuttosto su chi ha scelleratamente provocato una reazione tanto violenta, e magari ora si batte il petto fingendosi perseguitato. <strong>Ebbene, gli sia data ragione, una buona volta! Si torni – come avviene in ogni Paese dabbene, non solo religioso, ma anche laico – a punire la blasfemia</strong>, e tanto più quando questa non è semplicemente uno sfogo verbale, ma piuttosto è rivendicata come forma d’espressione culturale e sociale. <strong>È semplicemente una questione di civiltà e rispetto.</strong></p>
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		<title>Teoria sociale dell&#8217;Islamofobia</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Feb 2015 16:00:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Centini]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come ogni &#8220;fobia&#8221; anche l&#8217;Islamofobia si comporta come un interprete psicotica di pulsioni culturali e sociali. Culturali, perchè contro una cultura si scaglia e perchè chiama a raccolta almeno una pallida idea di cosa si desidera opporre all&#8217;Islam. Sociale, perché le riflessioni degli uomini partono sempre da spunti propri della quotidianità, invariabilmente estesa dall&#8217;economia alla sessualità. Con tutto ciò che è nel mezzo. &#160; &#160; Proprio perché interprete l&#8217;Islamofobia è incomprensibile e inestricabile se analizzata fuori dal contesto umano in cui viene propagandata.             Le idee non valgono in sé, ma sono legate al gruppo]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="C" class="cap"><span>C</span></span>ome ogni &#8220;fobia&#8221; <strong>anche l&#8217;Islamofobia si comporta come un interprete psicotica di pulsioni culturali e sociali</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Culturali, <strong>perchè contro una cultura si scaglia e perchè chiama a raccolta almeno una pallida idea di cosa si desidera opporre all&#8217;Islam</strong>. Sociale, <strong>perché le riflessioni degli uomini partono sempre da spunti propri della quotidianità, invariabilmente estesa dall&#8217;economia alla sessualità. Con tutto ciò che è nel mezzo</strong>.</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/Isis.jpg"><img class="wp-image-1394 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/Isis-300x187.jpg" alt="Isis" width="437" height="272" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify">Proprio perché interprete l&#8217;Islamofobia è incomprensibile e inestricabile se analizzata fuori dal contesto umano in cui viene propagandata.             <strong>Le idee non valgono in sé, ma sono legate al gruppo sociale che le supporta, e al gruppo sociale che le subisce. Essendo una proiezione della struttura attraverso il prisma della sovrastruttura</strong>, l&#8217;ideologia (e la &#8220;fobia&#8221; è un&#8217;ideologia antietica e psicotica) può essere capita solo se osservata nel suo rapporto peculiare con la base. La Lieu du Peuple, come direbbe qualche radical chic, avido lettore di Babeuf.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/Islam-against-isis.jpg"><img class=" wp-image-1391 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/Islam-against-isis-300x163.jpg" alt="Islam against isis" width="379" height="206" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify"><strong>L&#8217;islamofobia è indubbiamente rampante, nel senso che è in ascesa</strong>. E non solo nelle comprensibilmente impaurite tecnocrazie quaternarie borghesi, accerchiate dalla massa di poveri che hanno contribuito a creare, ma anche nel popolino basso. È islamofobo Giordano ma lo è anche il macellaio sotto casa. È islamofobo Pigi Battista e lo è pure il professore di Lettere. Lo sono in maniera diversa. <strong>Possono essere islamofobi &#8220;di Sinistra&#8221; o &#8220;di Destra&#8221;, ma ugualmente impauriti dall&#8217;Islam. Non dagli islamici in se, proprio dall&#8217;Islam</strong>.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Al contrario della Giudeofobia</strong> (concetto lontano e diverso da quello di antisemitismo), che si può distinguere in due rami, aristocratico e popolare,<strong> l&#8217;Islamofobia è simile alla descrizione che Andy Wharol dava della Coca-Cola. Come in America tutti bevono la stessa Coca-Cola, così tutti in Italia</strong> (ma forse in Europa), <strong>bevono la stessa Islamofobia</strong>. Così non è difficile imbattersi negli stessi concetti rimasticati da bocche diverse. A ben vedere <strong>le critiche di Daniela Santanchè alla condizione della donna nell&#8217;Islam non sono diverse da quelle che azzimate femministe progressiste </strong>(mai &#8220;marxiste&#8221; ma sempre &#8220;di Sinistra&#8221;)<strong> che accusano l&#8217;Islam di &#8220;perpetuare il patriarcato&#8221;. </strong><strong>L&#8217;Islamofobia riesce ad unire tutti, a creare un grande arco costituzionale da far impallidire il pentapartito. </strong>Proprio per questo senza capire quali pulsioni interpreti l&#8217;Islamofobia è impossibile capacitarsi di questa grande virtù interclassista.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/Femen-Islam.jpg"><img class=" wp-image-1392 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/Femen-Islam-300x225.jpg" alt="Femen Islam" width="399" height="299" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify">Questa peculiarità è data dal fatto che<strong> l&#8217;Islamofobia non intepreta pulsioni socio-economiche, ma solo culturali</strong>. Mentre la Giudeofobia (che prenderemo ad esempio perchè funzionale alla dimostrazione della tesi) si espanse nell&#8217;Europa fine ottocentesca e di inizio &#8216;900 filtrando dall&#8217;alto (la giudeofobia &#8220;aristocratica&#8221; dei Goblineau) e salendo dal basso (la giudeofobia popolare dei contadini tedeschi del Brandeburgo), l&#8217;Islamofobia è una sovrapposizione culturale che, come percolato rancido, cade dall&#8217;alto e permea il popolino.<br />
<strong>La paura del giudeo nasce culturalmente nell&#8217;Europa post Restaurazione, in particolare nelle elites franco-tedesche. Qui un&#8217;intera classe aristocratica</strong> (non per forza nobile) <strong>reinterpreta a ritroso la propria Storia, e dando fondo a precetti cristiani forti</strong> (ebrei &#8220;deicidi&#8221;) <strong>affianca l&#8217;ebreo ai grandi stravolgimenti politici precedenti</strong>. Saranno i conservatori franco-tedeschi a dare per primi la paternità della Rivoluzione Francese ad una presunta influenza ebraica. Successivamente sarà nella Germania che una la casta degli Junker, conservatori non meno che cristiani (cattolici e protestanti) <strong>uniranno questi preconcetti antichi come il cristianesimo al loro disprezzo per il parlamentarismo e le dottrine sociali progressiste</strong>. La giudeofobia &#8220;d&#8217;alto bordo&#8221;<strong> diventa quindi una riflessione spontanea di alcune classi elevate per giustificare la loro opposizione metapolitica al protagonismo delle masse e la loro adesione al binomio &#8220;trono-altare</strong>&#8220;.<br />
Accanto a questa giudeofobia se ne sviluppa un&#8217;altra, sopratutto nelle masse tedesche di fine &#8216;800. <strong>Queste masse, soprattutto contadini e piccoli imprenditori sono, a fine secolo, stretti tra la pervasività dello Stato sempre più efficiente e il Capitalismo internazionale, che mediante i cartelli e la Grande distribuzione, erode gli spazi per queste fasce. Le quali, sentendosi minacciate, reagiscono individuando nell&#8217;ebreo</strong> (quindi rimasticando anche qui concetti arcaici) <strong>il fautore di questo nuovo ordine</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Per tali masse non era difficile. <strong>Ebrei erano effettivamente molti capitani di industria ed ebrei erano molti professionisti e uomini di cultura. La giudeofobia del contadino e del piccolo imprenditore</strong> (che diventerà poi anche operaia) <strong>è una giudeofobia di reazione al sistema economico vigente</strong>.<br />
La Giudeofobia, quindi,<strong> finisce per essere inteprete di due pulsioni ben distinte, solo comunicanti ma non sovrapponibili tra loro</strong>. Quindi tale proiezione trae la sua forza da due realtà ben precise (&#8220;di classe&#8221;, direbbe qualcuno) che sottendevano a paure ben più pratiche e fondate.</p>
<p style="text-align: justify">Questa strutturazione sociale può ritrovarsi nell&#8217;Islamofobia? In che modo l&#8217;Islamofobia interpreta le pulsioni di determinati gruppi sociali e/o economici?<br />
<strong>È evidente che la posizione degli ebrei degli anni &#8217;20 e &#8217;30 non sia paragonabile con quella dei musulmani in Occidente al giorno d&#8217;oggi. La stragrande maggioranza di musulmani fa degnamente parte del sottoproletariato urbano e del proletariato classico, e ricopre in società ruoli di infimo ordine, poco capaci di influenze politiche o economiche</strong>.<br />
Al contrario quindi degli ebrei degli anni &#8217;20 e &#8217;30 l&#8217;influenza islamica strutturata sulla vita politica occidentale è quasi nulla. <strong>Non è quindi possibile far risalire l&#8217;islamofobia ad un&#8217;opposizione sociale</strong>.<br />
Il vero segreto dell&#8217;Islamofobia<strong> sta nell&#8217;opposizione ai valori che in se porta</strong> (o crediamo essere portati) <strong>dall&#8217;Islam. Tale fobia deriva dal fatto che ormai anche il popolino condivide l&#8217;orizzonte valoriale liberale e progressista</strong> (diritti umani) <strong>dei gruppi al potere</strong>.<br />
L<strong>&#8216;Islam è ritenuto essere in contrasto coi valori liberali e umanitari che l&#8217;Occidente ha assunto a propri, e con i quali i gruppi al potere denaturano le spinte sovversive della base, che è confusa e mazzolata dalla psicopolizia progressista</strong>. Essendo l&#8217;idealità interclassista, ed essendo possibile rivedere il film dell&#8217;ideologia al contrario,<strong> l&#8217;Islamofobia è tanto più condiviso dalle classi più diverse tanto più che è condivisa l&#8217;idea di progresso alla base</strong>.<br />
All&#8217;immagine della morsa con cui abbiamo dipinto, velocemente, lo sviluppo sociale della Giudeofobia, che stritola i ceti medi, dobbiamo sostituire quella del ripetitore. <strong>Da un ripetitore centrale parte un messaggio che è recepito da tutte le antenne, che immaginiamo piantate sulla testa di chi condivide l&#8217;orizzonte valoriale liberale</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">                       <a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/Hezbollah.jpg"><img class="alignnone  wp-image-1393" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/Hezbollah-300x199.jpg" alt="Hezbollah" width="469" height="311" /></a></p>
<h5 style="text-align: center"><i>Militanti di Hezbollah, movimento politico sciita libanese che ha inviato dei volontari a combattere l&#8217;ISIS in Siria</i></h5>
<p style="text-align: justify">Dopo aver appurato la natura del tutto inconsistente dell&#8217;Islamofobia, <strong>è bene dire che tale &#8220;fobia&#8221; può però diventare facilmente uno strumento politico</strong>. L&#8217;Islam, adesso, <strong>delinea una ben precisa zona del mondo, attraversata dagli interessi di molte cancellerie. Non lasciarsi usare dovrebbe essere il primo obbiettivo per ogni &#8220;incendiario&#8221;</strong>.</p>
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