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	<title>Torquemada &#187; Mattarella</title>
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	<description>Torquemada è una rivista di inquisizione telematica, uno spazio condiviso dove esprimere il proprio pensiero in modo libero, ben argomentato ma soprattutto incendiario</description>
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		<title>Expo2015, appalti e CL: cosa c’è dietro il sì di Alfano a Mattarella</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Feb 2015 09:48:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe De Lorenzo]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[C’è un motivo se Alfano e il Nuovo Centrodestra hanno ceduto alle pressioni di Matteo Renzi e votato Sergio Mattarella alla Presidenza della Repubblica. È un filo rosso che lega direttamente Roma a Milano, il Quirinale all’Expo2015, passando per il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti: l’ultimo appiglio di Cl al treno dell’esposizione universale. Facciamo alcuni passi indietro. Il giorno simbolo del crollo del sistema Cl è datato 26 ottobre 2012, quando il consiglio regionale della Lombardia si dimise in massa aprendo la strada alle elezioni anticipate e, soprattutto, alla conclusione di un’era. Quella di Roberto Formigoni, dal 1995 governatore]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="C" class="cap"><span>C</span></span>’è un motivo se Alfano e il <strong>Nuovo Centrodestra hanno ceduto alle pressioni di Matteo Renzi</strong> e votato Sergio Mattarella alla Presidenza della Repubblica. È un filo rosso che lega direttamente Roma a Milano, il Quirinale all’Expo2015, passando per il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti: <strong>l’ultimo appiglio di Cl al treno dell’esposizione universale</strong>.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/2483.jpg"><img class="alignleft wp-image-1625 size-full" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/2483.jpg" alt="2483" width="213" height="146" /></a>Facciamo alcuni passi indietro. Il giorno simbolo del <strong>crollo del sistema Cl</strong> è datato 26 ottobre 2012, quando il consiglio regionale della Lombardia si dimise in massa aprendo la strada alle elezioni anticipate e, soprattutto, alla conclusione di un’era. Quella di <strong>Roberto Formigoni, dal 1995 governatore della Regione Lombardia</strong> e responsabile indiscusso delle sue eccellenze e dei suoi affari. Abbandonando il Pirellone, confermò che il rammarico più grande sarebbe stata la certezza non poter partecipare all’evento espositivo Expo2015 alla guida della “sua” regione. Ma, soprattutto, quello di <strong>non poter controllare tutto ciò che c’è sotto: appalti, opere, infrastrutture</strong>. La palla, infatti, passò a <strong>Roberto Maroni</strong> che ha esautorato la vecchia dirigenza e inserito una nuova <em>governance</em> meno legata al movimento di Don Giussani.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>L’Expo, in tutto questo, rappresentava e tuttora rappresenta una ghiotta opportunità: impossibile farsela scappare</strong>.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/expo_2015-300x112.jpg"><img class="aligncenter wp-image-1626 size-full" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/expo_2015-300x112.jpg" alt="expo_2015-300x112" width="300" height="112" /></a>Quando Milano ottenne a Parigi l’assegnazione per l’esposizione universale, superando ampiamente la città turca Smirne, la <strong>rete di relazioni e di governo di Cl poteva vantare innumerevoli sostegni</strong>. Oltre Formigoni al Pirellone, in quegli anni Milano era governata da <strong>Letizia Moratti</strong>, che alla Compagnia delle Opere non è mai stata legata, ma che contava nella giunta due assessori provenienti proprio dall’area <em>ciellina</em>. Infine, Cl andò a infoltire le nutrite schiere del <strong>governo Berlusconi</strong> in carica dal maggio del 2008.</p>
<p><strong style="font-weight: bold !important"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/ministero_delle_infrastrutture_e_dei_trasporti_preview.png"><img class="alignright wp-image-1624 size-full" style="float: right" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/ministero_delle_infrastrutture_e_dei_trasporti_preview.png" alt="ministero_delle_infrastrutture_e_dei_trasporti_preview" width="200" height="200" /></a></strong></p>
<p style="text-align: justify">Il dramma, pero, inizia proprio a Milano. <strong>La Moratti nel 2011 perde le elezioni e i molti accusano Cl </strong>di non averne sostenuto a sufficienza la candidatura. In quei giorni, intanto, comincia a venir meno il sodalizio che legava Cl a Forza Italia e Berlusconi. Due anni dopo, la crisi definitiva: <strong>la formazione del Nuovo Centrodestra, in cui Formigoni e Maurizio Lupi</strong>, due ciellini storici, ricoprono ruoli di primo piano. <strong>Inparticolare, occupano il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.</strong> Perché?</p>
<p style="text-align: justify">Andiamo con ordine. Il versante politico e delle poltrone è solo una parte della crisi di Cl in tutta la Lombardia. <strong>L’altro colpo l’ha ricevuto dalla Procura di Milano, che ha messo il naso – e le manette – negli affari di Expo2015</strong>. Quando nel maggio del 2014 le carte dell’inchiesta arrivano alla cronaca giudiziaria, i nomi più in vista sono in qualche modo collegati a Cl. «Comunione e Liberazione non c’entra» &#8211; ha più volte ripetuto Lupi &#8211; «il punto è la responsabilità personale di ognuno di noi e se qualcuno sbaglia deve pagare». Certo. Ma non basta: <strong>i collegamenti tra l’area <em>ciellina</em> e gli affari per l’opera espositiva trovano riscontri da più parti</strong>. <strong>Antonio Rognoni</strong>, di Cl e fedele formigoniano, viene arrestato nell’ambito dell’inchiesta mentre è a <strong>capo dell’Ilspa, la società Infrastrutture Lombarda</strong> che ha gestito tutti gli appalti della regione nell’era Formigoni e patteggia tre anni di reclusione. Nell’informativa della Guardia di Finanza nell’ambito della stessa inchiesta si legge: «L&#8217;indagine ha svelato una fitta rete di relazioni e di <strong>rapporti affaristici</strong> intessuta dagli avvocati <strong>Carmen Leo e Fabrizio Magri&#8217; soggetti legati alla Compagnia delle Opere</strong> ed agli ambienti della Presidenza della Regione Lombardia». Ancora. <strong>Gianstefano Frigerio</strong>, uno dei principali indagati, nelle intercettazioni parla di <strong>Manutencoop</strong>, cooperativa rossa travolta dallo scandalo, affermando che l’azienda «al di là di quello che pensa Rognoni, <strong>è ‘così’ con Cl</strong>» e che lo stesso Lupi è loro amico. Ancora. Secondo Dagospia, Frigerio si vanta al telefono con <strong>Enrico Maltauro</strong> (ad dell’omonima impresa edile e anche lui indagato per la cupola Expo) del fatto di poter contare sull’ex Senatore di Forza Italia <strong>Luigi Grillo che a Lupi «fa praticamente da sottosegretario». </strong></p>
<p style="text-align: justify">Ovviamente, il Ministro ha più volte smentito e non ci sentiamo di accusare nessuno senza il responso dei giudici.</p>
<p style="text-align: justify"><strong><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/1.jpg"><img class="alignleft wp-image-1623 size-medium" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/1-185x300.jpg" alt="1" width="185" height="300" /></a>Quello che però colpisce è il colpo inferto a Comunione e Liberazione nella sua roccaforte lombarda.</strong> Dopo aver perso Milano e la Regione a pochi mesi dall’evento espositivo che porterà fama e soldi all’ombra della madonnina, <strong>a Cl non è rimasto che aggrapparsi al Ministero delle Infrastrutture</strong>. Antonio Rognoni, infatti, era il collegamento tra il ministro e gli appalti sul territorio lombardo ed ora Lupi può gestire Expo solo attraverso il Tavolo Ministeriale aperto per garantire il completamento delle opere.</p>
<p style="text-align: justify">Si capisce: i <strong>numeri dell’Expo sono impressionanti</strong> per quanto riguarda gli investimenti, ed una parte molto consistente di questi vengono proprio <strong>dal Ministero di cui Lupi è a capo</strong>. In un triennio per il solo dicastero, <strong>11,5 miliardi di investimenti più 9,3 di trasferimenti alle imprese</strong>. E dal cinque maggio 2014 ulteriori <strong>141 milioni di euro</strong> per il Parcheggio di Cascina Merlata, la Metro 4, l’accessibilità ferroviaria Malpensa T1 e T2 e altre opere di collegamento per la zona dell’Expo. Insomma, bocconi succulenti.</p>
<p style="text-align: justify">Per questo, quando la notte tra venerdì 30 e sabato 31 gennaio, giorno dell’elezione di Mattarella, <strong>Alfano si è trovato a decidere se appoggiare o meno il candidato di Renzi, i pensieri sono volati anche agli appalti dell’Expo</strong>. Il Ministro dell’Interno ha smentito ricatti, ma è impensabile che, votando scheda bianca, i centristi potessero sperare di mantenere tutti i dicasteri che tutt’ora guidano. In particolare, quello dei Trasporti. Dopo l’addio al Pirellone e a Palazzo Marino, <strong>senza Maurizio Lupi alla sede di Piazzale di Porta Pia, a Cl non sarebbe rimasto alcun collegamento con Expo2015</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Ecco dunque spiegato il dietrofront: votate Mattarella.</p>
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		<title>Puzzle romano</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Feb 2015 14:15:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Manuel Granata]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dunque un siciliano. Il primo della storia con tale onere. Sergio Mattarella, dopo quattro turni di votazioni a camere riunite (tre delle quali farsa politica, inscenata per nascondere sotto una corta coperta le fittissime trattative politiche), ce l’ha fatta. O forse è Renzi che ce l’ha fatta, vincendo nuovamente contro i suoi amici/nemici politici senza nemmeno lo sforzo di passare per le urne, usanza abituale a casa dell’ex sindaco toscano, pare… Infatti per Mattarella la nuova elezione può essere letta piuttosto come coronamento di una silenziosa, ma diligente e coerente carriera politica tra prima e seconda repubblica (no, non passerò]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="D" class="cap"><span>D</span></span>unque un siciliano. Il primo della storia con tale onere. <strong>Sergio Mattarella</strong>, dopo quattro turni di votazioni a camere riunite (tre delle quali farsa politica, inscenata per nascondere sotto una corta coperta le fittissime trattative politiche), ce l’ha fatta. O forse è Renzi che ce l’ha fatta, vincendo nuovamente contro i suoi amici/nemici politici senza nemmeno lo sforzo di passare per le urne, usanza abituale a casa dell’ex sindaco toscano, pare…</p>
<p style="text-align: justify">Infatti per Mattarella la nuova elezione può essere letta piuttosto come coronamento di una silenziosa, ma <strong>diligente e coerente carriera politica tra prima e seconda repubblica</strong> (no, non passerò il resto dell’articolo a tratteggiare il profilo dell’ex DC, sia perché sono piuttosto scarso nel disegnare, sia perché esiste <em>Wikipedia</em> che fa lo sporco lavoro molto meglio del sottoscritto). Renzi invece con la giornata di sabato ha definitivamente concluso il suo periodo di praticantato da premier, e può dare inizio ad un percorso più compatto rispetto a quello già avviato nell’ultimo anno, fortemente targato PD, nonostante tutto ciò che possa sostenere Alfano. <strong>Il patto del Nazareno ormai è debolissimo</strong>: le parti contraenti non sono più alla pari all’interno dell’accordo. Il premier ha ricompattato un partito non abituato a vincere, e che negli scorsi mesi ha fatto di tutto per danneggiarsi; <strong>Berlusconi, e con lui Forza Italia, è stato disintegrato completamente da questa votazione</strong>, implodendo con la strategia delle schede bianche sabotata da un terzo dei grandi elettori forzisti. L’ex Cavaliere si ritrova per le mani, al momento, un partito all’opposizione che conta poco o niente, pieno per giunta di sibilanti correnti interne che rischiano di mutilarne i numeri alla Camera e al Senato.</p>
<p style="text-align: justify">Il patto del Nazareno (apparso come ultimo colpo di coda di una furbissima volpe dell’arena politica) oggi non rappresenta per Renzi quasi più nulla: vista la posizione di Forza Italia nell’emiciclo parlamentare, non è più nemmeno un vincolo sulle riforme: il fronte PD tutto da testare, ma nuovamente compatto (oggi paiono tutti fratelli e sorelle dimentichi delle urla e degli insulti delle scorse settimane: ah, che effetti miracolosi le bellezze della città eterna!) e i grillini scappati dal partito, con la stessa velocità con cui si scappa da un casa in fiamme, rappresentano una garanzia sufficiente. <strong>Il partito di Grillo e Casaleggio, oltre alla proposta di Imposimato, ha giocato la partita del Quirinale senza mai toccare la palla</strong>. Anzi non è mai sceso in campo. Non si è neanche seduto in tribuna: è rimasto proprio fuori dallo stadio (a urlare e a controllare le scie chimiche probabilmente…). Grillo e soci sentono infatti la fatica del correre nei palazzi della politica romana da soli e l’orgoglio di non cercare mai un appiglio seppur momentaneo pesa: le continue uscite di parlamentari dal movimento ne sono la dimostrazione. L’elezione del dodicesimo presidente della Repubblica certifica la crisi dei pentastellati, che saranno costretti a rivedere le loro logiche interne per non soccombere ai loro sempre più calanti sondaggi che interessano invece la Lega.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Il partito fondato da Umberto Bossi infatti, di questo passo rischia di raggiungere i grillini e di strappare loro lo scettro di partito più populista del paese</strong>. I Salvini boys in questa tornata di votazioni non si sono sprecati molto, proponendo il nome di Vittorio Feltri (d’altronde pensare tutte quelle dichiarazioni interessanti che sparano quotidianamente deve costare molta fatica) insieme al piccolo partito di Giorgia Meloni. Del giorno di Mattarella al Quirinale ci restano in conclusione le lamentele di tutta l’opposizione sul metodo, ma non sul nome (rispettato e accettato da quasi tutti i gruppi parlamentari). Quest’atteggiamento certifica ancora di più la vittoria di Renzi, che nonostante le tante (troppe) parole della politica italiana continua ad agire indisturbato (datemi delle conferme, sta facendo qualcosa di concreto oltre a twittare, vero?), consolidando la sua leadership a Roma e indirettamente a Bruxelles e a Berlino.</p>
<p style="text-align: justify">Se è vero che la Balena Bianca non è mai morta (Mattarella <em>docet</em>), tenete dunque un occhio sul mai domo Berlusconi e sulla sua condanna che va a morire a breve. <strong>La partita a carte non è ancora finita</strong>, e se le donne le tiene tutte per sé, non sappiamo quali assi abbia ancora nel mazzo.</p>
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		<title>Reportage da Montecitorio/3. Mattarella Presidente, torna la Dc, addio centrodestra</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Jan 2015 23:15:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe De Lorenzo]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Viva Mattarella. Mattarella persona per bene. Mattarella politico vero. Mattarella democristiano d&#8217;oro. Alla fine, quando il neo Presidente della Repubblica ha ormai conquistato il Quirinale, tutti concordano sulla &#8220;personalità di alto livello che abbiamo finalmente eletto&#8221;. Sembrano quasi tutti contenti mentre escono dal portone principale di Montecitorio. Facce rilassate a sinistra, qualche muso lungo a destra. &#8220;Non ci è piaciuto il metodo&#8221;, ci ripete allo sfinimento Giovanardi, &#8220;ma sulla personalità nulla da dire&#8221;. Anche se qualche strascico se lo lascia dietro, soprattutto a destra con Forza Italia che ha votato nella totale anarchia e Ncd che vede le dimissioni di]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><strong><span title="V" class="cap"><span>V</span></span>iva Mattarella</strong>. Mattarella persona per bene. Mattarella politico vero. Mattarella democristiano d&#8217;oro. Alla fine, quando il neo Presidente della Repubblica ha ormai conquistato il Quirinale, tutti concordano sulla <strong>&#8220;personalità di alto livello che abbiamo finalmente eletto&#8221;.</strong> Sembrano quasi tutti contenti mentre escono dal portone principale di Montecitorio. Facce rilassate a sinistra, qualche muso lungo a destra. <strong>&#8220;Non ci è piaciuto il metodo&#8221;, ci ripete allo sfinimento Giovanardi</strong>, &#8220;ma sulla personalità nulla da dire&#8221;. Anche se qualche strascico se lo lascia dietro, soprattutto a destra con Forza Italia che ha votato nella totale anarchia e Ncd che vede le dimissioni di due importanti esponenti, il Capogruppo Sacconi e la portavoce Barbara Saltamartini.</p>
<p style="text-align: justify">Cos&#8217;ha di così divisivo Mattarella?<strong> Quel suo sguardo vagamente disinteressato verso ciò che sta facendo</strong>, quella sua totale mancanza dalle battute Ansa da almeno sei anni, quel suo profilo così tanto istituzionale e partitico da essere quasi scontato, possono aver spaccato &#8211; di nuovo &#8211; un centrodestra già ampiamente disastrato?<strong> No. Il merito, o la colpa, è ancora tutta di Renzi</strong> e dei suoi collaboratori, Guerini in particolare. Una trama tessuta anche stamattina in maniera certosina.</p>
<p style="text-align: justify">Sono appena le otto di mattina e <strong>Alfano ha già riunito i suoi per firmare il documento che lo vincolerà a votare Mattarella</strong> e a rimanere nella coalizione di governo. Praticamente un disastro. Al Bar Illy il cronista sta facendo finta di leggere il giornale per ascoltare alcune frasi dei discorsi parlamentari più curiosi, quelli fatti durante la colazione. <strong>Entra Piero Ichino</strong>, senatore di Scelta Civica e giuslavorista, per un cornetto alla crema e un cappuccino. Un collega gli si avvicina per fare una infelice battuta: <strong>&#8220;allora, stasera pasta fatta a mano?&#8221;. Ichino non capisce. &#8220;Beh, stesa con il&#8230; Mattarella&#8221;</strong>, prova a spiegare cercando di suscitare ilarità. Ichino abbozza per compassione all&#8217;infelice battuta, ma il siparietto spiega più di molte altre dichiarazioni<strong> lo stato d&#8217;animo degli elettori della maggioranza</strong>. Sicurezza e rilassatezza. Anche perché la scena che si profila è quella di una lunga marcia di trolley tirati dai grandi elettori pronti a lasciare Roma nel pomeriggio per godersi un fine settimana di vacanza. <strong>&#8220;Però non ho comprato ancora il biglietto&#8221;, ci tiene a precisare un deputato risalendo piazza Colonna</strong>. Sicurezza e rilassatezza, almeno negli esponenti Pd di secondo piano. I capigruppo, Lorenzo Guerini (vicesegretario Pd), Graziano Del Rio e altri sono meno inclini a lasciarsi andare a previsioni chiare, forse memori dei franchi tiratori di soli due anni fa.</p>
<p style="text-align: justify">La mattinata scorre veloce. <strong>Scillipoti comunica a favor di telecamere di &#8220;disobbedire a Berlusconi e votare per il siciliano Mattarella&#8221;</strong> e non sarà il solo. Lui è l&#8217;emblema di una debacle del partito del Cavaliere che sarà ancora più evidente a partita conclusa. Gasparri prova a giocare la carta della minaccia, dicendo che &#8220;Renzi é stato strafottente, e a volte di strafottenza di muore&#8221;. Vero o sbagliato che sia, i volti dei forzisti raccontano tutta la crisi del centrodestra. <strong>Berlusconi ha perso potere contrattuale e Romani lo sa</strong>. Tant&#8217;è che le dichiarazioni le lancia camminando, irritato ovviamente da come sia finita la vicenda Quirinale.<strong> Raffaele Fitto nel frattempo minaccia e chiede di radere al suolo Forza Italia.</strong> Mentre lo spoglio è in corso un vecchio democristiano dà un consiglio non richiesto all&#8217;ex governatore della regione Puglia: &#8220;la Dc è durata a lungo perché quando c&#8217;erano dei problemi ci si sedeva al tavolo e si trovava un accordo. Mai fino ad arrivare alle grida che ho sentito&#8230;&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify">Sembrerà strano, ma nel 2015, ancora,<strong> il tema ricorrente nelle parole dei politici è proprio la balena bianca</strong>. Rocco Buttiglione, Giovanardi, Beppe Fioroni, tutti concordano nel dire che <strong>&#8220;per andare alla Terza Repubblica son dovuti tornare ancora alla Prima&#8221;</strong>. Vero, perché Mattarella è la Democrazia Cristiana in pieno. &#8220;Non c&#8217;è niente da fare&#8221; &#8211; dice Buttiglione &#8211; &#8220;la Dc ha formato la migliore classe dirigente e ancora l&#8217;Italia deve tornare a quella esperienza&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify">Intanto, dentro il Palazzo, Laura Boldrini precede con lo spoglio e all&#8217;esterno l&#8217;avvenuta elezione viene salutata dalle urla di disapprovazione dei pochi manifestanti asserragliati da tre giorni davanti all&#8217;Aula del Parlamento. <strong>Fuori fischi, dentro applausi. Viva Mattarella, Mattarella persona per bene. Viva la Dc.</strong> E così inizia l&#8217;esodo da Montecitorio: l&#8217;esercito dei trolley può tornare a casa.</p>
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		<title>Reportage da Montecitorio. Tra il Nazareno e Mattarella a vincere è stato Fitto</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jan 2015 22:25:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe De Lorenzo]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sarà una coincidenza, ma la strada che percorriamo per raggiungere Piazza Montecitorio porta con sé numerosi significati. Risaliamo vicolo dei Serpenti, dove ha casa l&#8217;ultimo inquilino del Colle, Giorgio Napolitano. E allora viene da pensare alle dimissioni di Capodanno e l&#8217;incognita che, ancora, cade sul Paese. Sul suo futuro Capo dello Stato, incastrato in una partita che é ben lontana dall&#8217;essere risolta. Poco più avanti, incrociamo via Nazionale, sede della Banca d&#8217;Italia. Ed allora viene da pensare che il prossimo presidente possa venire proprio da quegli uffici e che porti il nome di Piercarlo Padoan oppure dell&#8217;attuale Governatore Visco. Renzi]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="S" class="cap"><span>S</span></span>arà una coincidenza, ma la strada che percorriamo per raggiungere Piazza Montecitorio porta con sé numerosi significati. <strong>Risaliamo vicolo dei Serpenti, dove ha casa l&#8217;ultimo inquilino del Colle, Giorgio Napolitano</strong>. E allora viene da pensare alle dimissioni di Capodanno e l&#8217;incognita che, ancora, cade sul Paese. Sul suo futuro Capo dello Stato, incastrato in una partita che é ben lontana dall&#8217;essere risolta. <strong>Poco pi</strong><strong>ù</strong><strong> avanti, incrociamo via Nazionale, sede della Banca d&#8217;Italia</strong>. Ed allora viene da pensare che il prossimo presidente possa venire proprio da quegli uffici e che porti il nome <strong>di Piercarlo Padoan oppure dell&#8217;attuale Governatore Visco</strong>. Renzi non ha ancora fatto il nome di Mattarella quando la strada ci porta a fianco del Palazzo della Consulta. Ed allora viene da pensare che l&#8217;eletto potrebbe essere un ex giudice della Corte Costituzionale, come Amato oppure proprio quel Mattarella che, mentre ci avviciniamo alla Camera, Renzi sta proponendo all&#8217;assemblea del Pd come candidato di punta. In quel momento inizia una forte pioggia.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>La decisione di Renzi rompe il patto, ha poi detto Berlusconi</strong>. Utile all&#8217;unità del partito, ripetono invece i deputati piddini che in carovana si riversano in Aula per votare. Sembrano rilassati, poiché tutto sommato sanno di dover votare scheda bianca.</p>
<p style="text-align: justify">Intorno a Montecitorio i giornalisti guardano sui tablet il discorso del segretario Pd di fronte ai suoi parlamentari e ai delegati regionali, sottolineando il lungo applauso ricevuto dal Premier nel momento in cui si sbilancia sul padre del Mattarellum. <strong>&#8220;Dimostra che non ci saranno franchi tiratori&#8221;, si dice sicuro qualcuno. Tuttavia, l&#8217;aria che si respira tra i grandi elettori non </strong><strong>é</strong><strong> cos</strong><strong>ì</strong><strong> distesa</strong>. I cinque stelle sorridono, ma suggeriscono di star attenti, perché Mattarella sarebbe un nome di facciata, che nasconde dell&#8217;altro. E non sono gli unici a crederlo.</p>
<p style="text-align: justify">Intanto, però, dall&#8217;ingresso di via del Parlamento 24, <strong>Raffaele Fitto si avvicina a Montecitorio con un sorriso sarcastico che significa soddisfazione</strong>. Scivola senza rispondere  tra le domande dei cronisti: piove sul bagnato per Forza Italia, ma Fitto può festeggiare. Almeno in parte. É questo il punto politico centrale della giornata trascorsa dentro e fuori l&#8217;emiciclo: <strong>&#8220;Fitto aveva ragione?&#8221; </strong><strong>è</strong><strong> la domanda che scorre tra le labbra dei deputati e senatori di Forza Italia</strong>. Lucio Malan, interpellato su questo punto, prima di rispondere fa una lunga pausa ed un respiro che lasciano intendere un rospo da mandare giù che pesa più di quanto riesca ad ammettere: &#8220;Letta lo aveva capito, Renzi non mantiene le promesse e questa cosa Fitto l&#8217;aveva già detta da tempo&#8221;. Una dichiarazione che spiega quel sorriso beffardo con cui il leader della fronda forzista è entrato in Aula. <strong>Fitto sa di aver vinto. E sar</strong><strong>à</strong><strong> pi</strong><strong>ù</strong><strong> d&#8217;uno a dargli ragione.</strong></p>
<p style="text-align: justify">Infatti, Passeggiando su via degli Uffici del Vicario, rinchiuso in un lungo impermeabile e coperto da un cappello che gli nasconde tutto il viso, il <strong>senatore D&#8217;Anna</strong> evita, non riconosciuto, la ressa di telecamere che assediano i suoi colleghi. Ma anche lui, come Fitto, non ha stampato in volto la tensione che invece ricopre altri esponenti del centrodestra. <strong>&#8220;Berlusconi </strong><strong>é</strong><strong> come Maradona&#8221; &#8211; ci dice &#8211; &#8220;ad una certa et</strong><strong>à</strong><strong> pu</strong><strong>ò</strong><strong> fare l&#8217;allenatore, non la mezz&#8217;ala&#8221;.</strong> La sensazione, infatti, è che Berlusconi abbia ceduto, fidandosi di Renzi senza essere in grado di metterlo con le spalle al muro, finendoci lui stesso. Con i suoi &#8220;cattivi consiglieri&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify">E proprio mentre la pioggia dà un po&#8217; di tregua e molti dei deputati e senatori scivolano via disinteressati al finale già scritto della prima elezione, al palazzo dei Gruppi parlamentari <strong>arriva Silvio Berlusconi. Nemmeno una parola, se non quella gi</strong><strong>à</strong><strong> risuonata sulle bocche di tutti i suoi collaboratori: &#8220;Renzi ha tradito il patto</strong>&#8220;. La tensione è evidente sul volto del Cavaliere e, se non sta bluffando, non nasconde la forte irritazione. La stessa che, incurante della pioggia che scende copiosa sul suo ombrello, <strong>Michela Biancofiore</strong> porta stampata sulla chioma bionda. La colpe <strong>di Renzi</strong>, a sua detta, sarebbero quelle di &#8220;non esser stato coerente&#8221;, perché <strong>&#8220;ha dimostrato di non essere gagliardo, ma un reazionario</strong>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify">Intorno al Patto ruotano tutti i ragionamenti dei grandi elettori. Mattarella lo nominano in pochi, qualcuno forse per scaramanzia, altri perché non lo considerano il problema principale<strong>. La questione &#8220;</strong><strong>é</strong><strong> nei modi&#8221;, come si affretta a sostenere Daniela Santanch</strong><strong>é</strong>, la quale non ha alcun veto contro il candidato del Premier. <strong>Sul Nazareno casca l&#8217;asino, che ancora nessuna ha capito chi sia</strong>. Se Renzi, che ha fatto il passo più lungo della gamba o Berlusconi, che non ha più alcun potere contrattuale. Da via del Parlamento, dove vediamo entrare in maggioranza frondisti di entrambi gli schieramenti politici, molti sostengono che ad aver perso sia Berlusconi. Altri, invece, sono certi che la &#8220;partita sia ancora aperta&#8221;. Ma dalla voce sembra più una speranza che una dichiarazione di guerra.</p>
<p style="text-align: justify">I diversi ingressi per l&#8217;Aula sono uno vicino all&#8217;altro e quando ormai il sole è calato sul cupolone,  ognuno di essi ospita le dichiarazione di una formazione differente. I più silenziosi, ovviamente, sono i rappresentati del Pd. <strong>Non mancano invece di dire la loro i pentastellati Airola e Martelli, sostenendo che &#8220;l&#8217;inciucio non </strong><strong>è</strong><strong> ancora venuto fuori</strong>, il patto del Nazareno non verrà intaccato dal nome di Mattarella&#8221;. E il vero candidato? &#8220;Forse Finocchiaro, non lo so. La cosa certa è che quello che stanno facendo ora è una commedia: tutte balle. <strong>Il nazareno va avanti</strong>&#8220;. Eventualità contro cui sono disposti anche a &#8220;votare Prodi alla quarta votazione, se lo deciderà la rete&#8221;. Ma, forse, lo faranno anche senza il via libera dei militanti.</p>
<p style="text-align: justify">Le strade che circondano il Parlamento, nel frattempo, si sono svuotate. Non pervenuti rappresentanti del partito di Angelino Alfano, il più nei guai di tutti<strong>. Perch</strong><strong>é</strong><strong> Matterella era fuori dai suoi schemi, da quelli che credeva di aver disegnato da una parte con Berlusconi e dall&#8217;altra con Renzi. Non l&#8217;hanno ascoltato</strong>. &#8220;Non mi sembra questo quello che si era detto&#8221; &#8211; si lascia sfuggire Cicchitto &#8211; &#8220;non so se lo voteremo, di sicuro il Pd sta occupando tutte le cariche del Potere e Renzi ha scelto una figura incapace di controbilanciare la sua indole straripante&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Mattarella, in questa giornata tra l&#8217;Aula e le strade della Capitale </strong><strong>è</strong><strong> attore comprimario</strong>. In fondo, é ancora presto per il fischio finale. Alcuni già esultano, molti si dimostrano irritati. Le piace Mattarella senatore Tremonti?, chiediamo all&#8217;ex Ministro che cercava di svignarsela da una strada secondaria. &#8220;Non vede che piove? Non parlo&#8221;. Ecco, appunto. <strong>Perch</strong><strong>é</strong><strong> sul nome nessuno ha molto da dire.</strong></p>
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