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	<title>Torquemada &#187; Luca Del Vescovo</title>
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	<description>Torquemada è una rivista di inquisizione telematica, uno spazio condiviso dove esprimere il proprio pensiero in modo libero, ben argomentato ma soprattutto incendiario</description>
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		<title>Birdman</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Feb 2015 15:09:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Il Fachiro al Cinema]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Un Fachiro al cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Film]]></category>
		<category><![CDATA[Gabriele Manca]]></category>
		<category><![CDATA[Luca Del Vescovo]]></category>
		<category><![CDATA[Oscar 2015]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[A Regia: Alejandro Gonzàlez Inarritu Sceneggiatura: Alejandro Gonzàlez Inarritu, Nicolàs Giacobone, Alexander Dinelaris, Armando Bo Anno: 2014 Durata: 119&#8242; Produzione: USA Fotografia: Emmanuel Lubezki Montaggio: Douglas Crise Scenografia: Kevin Thompson Musiche: Antonio Sanchez Interpreti: Michael Keaton, Zach Galifianakis, Edward Norton, Emma Stone, Andrea Riseborough, Naomi Watts Link originale TRAMA Riggan Thomson, attore famoso per aver interpretato il celebre supereroe Birdman, tenta di tornare sulla cresta dell&#8217;onda mettendo in scena a Broadway una pièce teatrale &#8211; tratta dal racconto di Raymond Carver What We Talk About When We Talk About Love &#8211; che dovrebbe rilanciarne il successo. Nei giorni che precedono la]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="A" class="cap"><span>A</span></span></p>
<p style="text-align: right"><strong>Regia</strong>: Alejandro Gonzàlez Inarritu</p>
<p style="text-align: right"><strong>Sceneggiatura</strong>: Alejandro Gonzàlez Inarritu, Nicolàs Giacobone, Alexander Dinelaris, Armando Bo</p>
<p style="text-align: right"><strong>Anno</strong>: 2014</p>
<p style="text-align: right"><strong>Durata</strong>: 119&#8242;</p>
<p style="text-align: right"><strong>Produzione</strong>: USA</p>
<p style="text-align: right"><strong>Fotografia</strong>: Emmanuel Lubezki</p>
<p style="text-align: right"><strong>Montaggio</strong>: Douglas Crise</p>
<p style="text-align: right"><strong>Scenografia</strong>: Kevin Thompson</p>
<p style="text-align: right"><strong>Musiche</strong>: Antonio Sanchez</p>
<p style="text-align: right"><strong>Interpreti</strong>: Michael Keaton, Zach Galifianakis, Edward Norton, Emma Stone, Andrea Riseborough, Naomi Watts</p>
<p style="text-align: right"><a href="https://unfachiroalcinema.wordpress.com/2015/02/23/birdman_luca-del-vescovo_gabriele-manca/">Link originale</a></p>
<p style="text-align: justify"><strong>TRAMA</strong></p>
<p style="text-align: justify">Riggan Thomson, attore famoso per aver interpretato il celebre supereroe Birdman, tenta di tornare sulla cresta dell&#8217;onda mettendo in scena a Broadway una pièce teatrale &#8211; tratta dal racconto di Raymond Carver <em>What We Talk About When We Talk About Love</em> &#8211; che dovrebbe rilanciarne il successo. Nei giorni che precedono la prima deve fare i conti con un ego irriducibile e gli sforzi per salvare la sua famiglia, la carriera e se stesso.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>RECENSIONI</strong></p>
<p style="text-align: justify">Micheal Keaton è stato Birdman, Micheal Keaton era Batman e ora è solo l’ombra di un super eroe, l’ombra di una celebrity che si allunga verso il declino e lotta tra le ossessioni di un passato fatto di successo e acclamazione e la miseria di un presente deprimente.</p>
<p style="text-align: justify">I super poteri di un tempo sono oggi solo una triste allucinazione e alle battaglie in calzamaglia contro mostri fantastici si sostituiscono le lotte contro nuovi nemici: la penna di una caustica critica del New York Times e la figlia (Emma Stone) tossica. In questo contesto senza speranza l’occasione per dimostrarsi ancora all’altezza della sua megalomania è lo spettacolo teatrale, di cui è produttore, sceneggiatore, regista e interprete.</p>
<p style="text-align: justify">Il film si presenta come un lungo piano sequenza in cui si susseguono le interpretazioni magistrali di Edward Norton e Micheal Keaton, dialoghi brillanti e ironici, inquadrature bellissime, soluzioni tecniche che spesso sbalordiscono per la loro creatività, ma ogni tanto purtroppo annoiano. Birdman ha il ritmo di un film d’essai, l’ironia tagliente di un autore (Inarritu) non americano, lo sguardo e l’immaginazione di un regista che dire virtuoso è dire poco; ma Birdman ha il grande limite di stupire e, allo stesso tempo, lasciare indifferenti. Infatti di tutte le rocambolesche riflessioni sulla vanità, sulle aspettative, sullo star system, sul narcisismo di cui tutti siamo vittime non resta molto né in testa né nel cuore.</p>
<p style="text-align: justify">Il principale protagonista dell’Oscar 2015 è quindi un film celebrale e ben realizzato, ma con poca anima. La solitudine e la miseria che investono ogni personaggio – le loro patetiche e divertenti nevrosi – non toccano fino in fondo lo spettatore; e non è un caso che le scene più riuscite siano i rari momenti in cui i personaggi escono dalle loro patologie e finalmente si incontrano. Penso ad Edward Norton ed Emma Stone sul terrazzo del teatro, a Micheal Keaton che in un bar di Broadway decide di affrontare la critica del New York Times: in questi frangenti, per un istante, quando i rapporti umani si sostituiscono ai giri a vuoto di un motore che romba ma non trasporta, finalmente il film respira.</p>
<p style="text-align: justify;padding-left: 330px"><strong>Voto: 6/7</strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Luca Del Vescovo</strong></p>
<hr />
<p style="text-align: justify">Tutti in scena! E che si apra il sipario! È questa la frase simbolo che forse sintetizza la messa in scena dell’ultima pellicola di Inarritu, che omaggia così il palcoscenico teatrale. Il film, a partire dall’estetica registica, non si concentra tanto sulla rappresentazione attoriale quanto su ciò che si cela alle sue spalle, nascondendosi al pubblico. La macchina da presa pedina imperterrita i protagonisti, senza quasi mai staccarsi da loro, con un lungo piano-sequenza di circa due ore che riprende ogni stanza, ogni anfratto, ma in particolare ogni aspetto della vita, ogni nevrosi ed ogni preoccupazione vissute dietro le quinte da chiunque collabori alla buona riuscita dello spettacolo. Un’opera, verrebbe da dire, metateatrale inserita in un prodotto cinematografico.</p>
<p><img class="aligncenter" src="http://www.trbimg.com/img-53beb6ab/turbine/la-et-mn-inarritu-birdman-to-open-venice-film-festival-20140710" alt="" width="519" height="346" /></p>
<p style="text-align: justify">La sopracitata tecnica del piano-sequenza è una scena rischiosa ma azzeccata: anche se tale  operazione ha il forte limite di appesantire la visione allo spettatore, il regista messicano ha saputo utilizzarla sapientemente, con l’intento di presentarci la verità che avvolge un qualsiasi ambiente teatrale. <em>Birdman</em> riporta sul grande schermo, dopo tanto tempo, Michael Keaton in un ruolo da protagonista. L’attore, invecchiato e scavato nel volto dalle rughe, è credibilissimo nelle vesti di una  star sulla via del tramonto, che tenta in tutti i modi di sparare le sue ultime cartucce.</p>
<p style="text-align: justify">Il film è una palese critica al mondo dello show-business, che dopo aver spremuto i suoi eroi li ripone in soffitta ad accumulare polvere, come un vestito fuori moda e non in linea con i tempi che corrono. Questo è quello che è Riggan Thomson, eroe degli anni Novanta, masticato e sputato dalla Hollywood dai contratti milionari, incapace secondo tutti gli addetti ai lavori di svestire i panni dell’Uomo Uccello. Basti pensare ai molti attori che, dopo aver interpretato un ruolo iconico, vi sono rimasti talmente avvinghiati nell’immaginario comune da non sapersene più discostare, per poi finire nel dimenticatoio o quasi; solo per citarne alcuni Mark Hamil (<em>Guerre Stellari</em>), Bela Lugosi (<em>Dracula</em>) e buona parte di quegli interpreti di serie tv, ai quali lo spettatore medio si riferisce con frasi del tipo: “Quello che ha fatto il dottore in quel serial” oppure “Guarda chi viene intervistato in televisione! Luke Skywalker!”. Ma è specialmente chi appartiene da sempre al teatro, che, dall’alto del suo snobismo verso forme d’arte più alla portata di tutti, è scettico nel passaggio di un attore dal cinema al proscenio. Un atteggiamento, probabilmente istigato dalla chiusura e dall’egocentrismo intellettuale verso il mezzo cinematografico fin dai suoi albori. Il vero attore è solo quello teatrale e basta, come ci fa capire l’atteggiamento presuntuoso di Mike Shiner, interpretato da Edward Norton. <em>Birdman</em> non è solo questo. Strizza l’occhio anche al cinecomics, ed a tutti i suoi sequel, prequel, midquel e reboot, che hanno oramai saturato il mercato, rimproverando la penuria di idee che il cinema Hollywoodiano sta vivendo in questo decennio.</p>
<p style="text-align: justify">Comunque sia, alla fine dei conti, una bella fetta di pubblico, colto e non, si rivela essere nel suo profondo ancora un bambino, entusiasmandosi più per l’effettaccio speciale o per la scena adrenalinica che per un film o un opera teatrale culturalmente elevati. Divertente l’allusione al Batman di Tim Burton, in cui Keaton calzava la maschera dell’uomo pipistrello.</p>
<p style="padding-left: 300px"> <strong>Voto 8.5</strong></p>
<p><strong> </strong><strong>Gabriele Manca</strong></p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center"><strong>VOTI</strong></p>
<p style="text-align: center"><strong>Luca Del Vescovo: 6/7</strong></p>
<p style="text-align: center"><strong>Gabriele Manca: 8,5</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>THE IMITATION GAME</title>
		<link>http://www.torquemada.eu/2015/02/16/un-fachiro-al-cinema_the-imitation-game/</link>
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		<pubDate>Mon, 16 Feb 2015 14:37:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Il Fachiro al Cinema]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Un Fachiro al cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Alan Turing]]></category>
		<category><![CDATA[Luca Del Vescovo]]></category>
		<category><![CDATA[Martina Malavenda]]></category>
		<category><![CDATA[Morten Tyldum]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[I Regia: Morten Tyldum Sceneggiatura: Andrew Hodges, Graham Moore Anno: 2014 Durata: 114&#8242; Produzione: USA, Regno Unito Fotografia: Oscar Faura Montaggio: William Goldenberg Scenografia: Maria Djurkovic Costumi: Sammy Sheldon Colonna sonora: Alexandre Desplat Interpreti: Benedict Cumberbatch, Keira Knightley, Matthew Goode, Mark Strong Link originale TRAMA Basato sulla vera storia di Alan Turing, brillante matematico e crittografo britannico, che nel corso della seconda guerra mondiale con l’aiuto di un team d’eccezione si impegna a violare il codice enigma con cui i Nazisti comunicavano via radio tutti i loro attacchi. RECENSIONE I Tedeschi bombardano la Gran Bretagna, l’Europa è in ginocchio e]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child "><span title="I" class="cap"><span>I</span></span></p>
<p style="text-align: right"><strong>Regia</strong>: Morten Tyldum</p>
<p style="text-align: right"><strong>Sceneggiatura</strong>: Andrew Hodges, Graham Moore</p>
<p style="text-align: right"><strong>Anno</strong>: 2014</p>
<p style="text-align: right"><strong>Durata</strong>: 114&#8242;</p>
<p style="text-align: right"><strong>Produzione</strong>: USA, Regno Unito</p>
<p style="text-align: right"><strong>Fotografia</strong>: Oscar Faura</p>
<p style="text-align: right"><strong>Montaggio</strong>: William Goldenberg</p>
<p style="text-align: right"><strong>Scenografia</strong>: Maria Djurkovic</p>
<p style="text-align: right"><strong>Costumi</strong>: Sammy Sheldon</p>
<p style="text-align: right"><strong>Colonna sonora</strong>: Alexandre Desplat</p>
<p style="text-align: right"><strong>Interpreti</strong>: Benedict Cumberbatch, Keira Knightley, Matthew Goode, Mark Strong</p>
<p><a href="https://unfachiroalcinema.wordpress.com/2015/01/12/the-imitation-game/">Link originale</a></p>
<p><strong>TRAMA</strong></p>
<p style="text-align: justify">Basato sulla vera storia di Alan Turing, brillante matematico e crittografo britannico, che nel corso della seconda guerra mondiale con l’aiuto di un team d’eccezione si impegna a violare il codice enigma con cui i Nazisti comunicavano via radio tutti i loro attacchi.</p>
<p><strong>RECENSIONE</strong></p>
<p style="text-align: justify">I Tedeschi bombardano la Gran Bretagna, l’Europa è in ginocchio e le risorse alimentari sono ormai briciole per la popolazione affamata. La Germania del terzo Reich imperversa, l’esito della guerra, così come la trama del film, appare scontato. Ma – c’è sempre  un ma – il futuro del mondo libero non è solo nello scontro ideologico tra tirannia e democrazia, tra libertà ed oppressione, tra Churchill o Hitler o in qualche discorso del Re, bensì nelle mani e soprattutto nella mente del giovane caustico e brillante matematico Alan Turing. Alle sue capacità è assegnato il compito di decifrare Enigma, il codice con cui i tedeschi comunicano via radio giornalmente tutte le loro strategie militari.</p>
<p style="text-align: justify">Basato su una storia vera e chiaramente incredibile, il film è costruito conformemente alla tendenza del momento (Aron Sorkin docet) su diverse linee narrative temporali, ognuna con il suo prevedibile colpo di scena e un piccolo segreto di facile soluzione. Nell’adolescenza del protagonista si nascondono le ragioni del suo comportamento solo apparentemente cinico, mentre nel presente c’è la vera soluzione di quello che poi un enigma non è.</p>
<p style="text-align: justify"><img class=" size-medium wp-image-352 aligncenter" src="https://unfachiroalcinema.files.wordpress.com/2015/01/imitation-3.png?w=300" alt="Imitation 3" width="300" height="185" /></p>
<p style="text-align: justify">Are you paying attention? Recita più volte una riuscita battuta di Turing, ma non ne serve poi così tanta per seguire tutti gli sviluppi delle tre storie e soprattutto la denuncia finale a un Inghilterra falsamente libertina ma di fondo profondamente conformista.</p>
<p style="text-align: justify">Tutte le svolte del film arrivano esattamente quando devono arrivare e nonostante l’atmosfera sia cupa e coinvolgente, le musiche affascinanti, i dialoghi  ben scritti con battute incalzanti e  taglienti alla <em>Social network, </em> tutto è purtroppo esattamente come ci si aspetta che sia , comprese le due poco credibili storie d’amore che si intrecciano nel passato del protagonista.</p>
<p style="text-align: justify"><img class=" size-medium wp-image-353 aligncenter" src="https://unfachiroalcinema.files.wordpress.com/2015/01/the-imitation-2.png?w=300" alt="The imitation 2" width="300" height="196" /></p>
<p style="text-align: justify">Solo la prova di  Benedict Cumberbatch emerge in un  film che ha sicuramente tra gli obiettivi, fissati a tavolino dagli abili produttori , la statuetta d’oro come miglior attore. Si tratta di una pellicola ben realizzata che non stupisce e non emoziona ma si lascia godere soprattutto di mercoledì, ricalcando alla perfezione le intuizioni di altri film più coinvolgenti come il <em>Discorso del re</em> o a <em>Beautiful mind</em>.</p>
<p style="text-align: justify;padding-left: 300px"><strong>Voto 6,5</strong></p>
<p><strong>Luca Del Vescovo</strong></p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify">“Sono le persone che nessuno immagina possano fare certe cose quelle che fanno cose che nessuno può immaginare”. Descrizione perfetta di quella che si scoprirà essere una delle menti più brillanti del diciottesimo secolo, abile matematico ed esperto crittografo: Alan Turing, all’apparenza timido, balbettante, dall’aspetto impacciato e quasi totalmente incapace di avere normali interazioni sociali, diventa un eroe in uno dei periodi più bui del nostra storia &#8211; la Seconda Guerra Mondiale.</p>
<p style="text-align: justify">Il film, ispirato alla biografia di Andrew Hodges “Alan Turing. La storia di un’enigma”, è ambientato a Manchester, Londra, nei primi anni ’50. Lo sviluppo cronologico della storia è spesso interrotto da una serie di episodi legati al passato: è un susseguirsi di riprese di eventi presenti collocati al tempo in cui Alan fu arrestato da un agente di polizia e poi interrogato con l’accusa di aver commesso atti osceni, in una Gran Bretagna che ancora rinnegava e anzi denunciava l’omosessualità come un morbo che doveva essere curato; e flashback di eventi passati riguardanti non solo l’infanzia del protagonista ma soprattutto l’episodio che, solo in seguito, divenne di maggiore rilevanza pubblica: il periodo in cui Turing fu ingaggiato dall’esercito inglese per decriptare il codice “Enigma”, ideato dai Nazisti per comunicare segretamente operazioni militari. Alan, insieme a un’equipe di scacchisti, matematici e linguisti, ideò una macchina in grado di decodificare in pochi minuti i messaggi criptati nazisti, grazie alla quale non solo si evitarono numerosi attacchi avversari, ma si salvarono anche 14 milioni tra civili e soldati che altrimenti sarebbero morti e si evitò che la guerra prolungasse per oltre due anni, favorendo la vittoria degli inglesi.</p>
<p style="text-align: justify"><img class=" size-medium wp-image-351 aligncenter" src="https://unfachiroalcinema.files.wordpress.com/2015/01/imitation-1.png?w=300" alt="Imitation 1" width="300" height="198" /></p>
<p style="text-align: justify">Il “gioco di imitazione”, suggerito dal titolo, si riferisce non solo all’universo di sotterfugi e contraffazioni nazisti ma anche all’esistenza stessa del gruppo e dei suoi membri, costretti a lavorare sotto copertura, primo fra tutti lo stesso Turing, portato a nascondere la propria omosessualità e omologarsi secondo regole di comportamento socialmente accettate, come una macchina che riproduce perfettamente pensieri, emozioni, attitudini umane. È un gioco che rende inconsistenti i confini tra uomo e intelligenza artificiale, tra ciò che è vero e ciò che è soltanto una mera imitazione dell’intelligenza umana.</p>
<p style="text-align: justify">Film di straordinaria intensità emotiva, “The Imitation Game” rende finalmente noto al mondo quanto quest’eccentrico uomo abbia fatto per l’umanità e quanto, nonostante la persistente avversione della società inglese contro la diversità sessuale, abbia lasciato ai postumi in merito ad innovazioni tecnologiche nel campo dell’informatica.</p>
<p style="padding-left: 330px"><strong>Voto: 8</strong></p>
<p><strong>Martina Malavenda</strong></p>
<hr />
<p style="text-align: center"><strong>VOTI</strong></p>
<p style="text-align: center"><strong>Luca Del Vescovo: 6,5</strong></p>
<p style="text-align: center"><strong>Martina Malavenda: 8</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Gone Girl &#8211; L&#8217;amore bugiardo</title>
		<link>http://www.torquemada.eu/2015/02/01/gone-girl-amore-bugiardo/</link>
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		<pubDate>Sun, 01 Feb 2015 12:08:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Camilla Longo Giordani]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Un Fachiro al cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandra Buttiglieri]]></category>
		<category><![CDATA[David Fincher]]></category>
		<category><![CDATA[Gone Girl - L'amore bugiardo]]></category>
		<category><![CDATA[Luca Del Vescovo]]></category>
		<category><![CDATA[Manuel Lasaponara]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[X Regia: David Fincher Sceneggiatura: Gillian Flinn Anno: 2014 Durata: 149&#8242; Produzione: USA Fotografia: Jeff Cronenweth Montaggio: Kirk Baxter, Angus Wall Scenografia: Donald Graham Burt Costumi: Trish Summerville Colonne sonore: Trent Reznor, Atticus Ross Interpreti: Ben Affleck, Rosamund Pike, Carrie Coon, Kim Dickens Link di riferimento TRAMA Al quinto anno di matrimonio con Amy, Nick perde il suo lavoro di scrittore e decide di trasferirsi in Missouri per aprire un bar insieme alla gemella Margot. Ma all&#8217;anniversario di nozze Amay sparisce nel nulla. RECENSIONI Il giorno del loro quinto anniversario l’improvvisa e inaspettata scomparsa di Amy Dunne rompe la consuetudine di]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: left"><span title="X" class="cap"><span>X</span></span></p>
<p style="text-align: right"><strong>Regia</strong>: David Fincher</p>
<p style="text-align: right"><strong>Sceneggiatura</strong>: Gillian Flinn</p>
<p style="text-align: right"><strong>Anno</strong>: 2014</p>
<p style="text-align: right"><strong>Durata</strong>: 149&#8242;</p>
<p style="text-align: right"><strong>Produzione</strong>: USA</p>
<p style="text-align: right"><strong>Fotografia</strong>: Jeff Cronenweth</p>
<p style="text-align: right"><strong>Montaggio</strong>: Kirk Baxter, Angus Wall</p>
<p style="text-align: right"><strong>Scenografia</strong>: Donald Graham Burt</p>
<p style="text-align: right"><strong>Costumi</strong>: Trish Summerville</p>
<p style="text-align: right"><strong>Colonne sonore</strong>: Trent Reznor, Atticus Ross</p>
<p style="text-align: right"><strong>Interpreti</strong>: Ben Affleck, Rosamund Pike, Carrie Coon, Kim Dickens</p>
<p style="text-align: right"><a href="https://unfachiroalcinema.wordpress.com/2015/01/29/gone-girl-david-fincher/"><strong>Link di riferimento</strong></a></p>
<p style="text-align: justify"><strong>TRAMA</strong></p>
<p style="text-align: justify">Al quinto anno di matrimonio con Amy, Nick perde il suo lavoro di scrittore e decide di trasferirsi in Missouri per aprire un bar insieme alla gemella Margot. Ma all&#8217;anniversario di nozze Amay sparisce nel nulla.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>RECENSIONI</strong></p>
<p style="text-align: justify">Il giorno del loro quinto anniversario l’improvvisa e inaspettata scomparsa di Amy Dunne rompe la consuetudine di un matrimonio, che agli occhi di tutti sembrava perfetto. Ma niente è ciò come sembra e l’ombra del dubbio si allunga sulla felicità della loro unione e sulla figura del marito.</p>
<p><img class="aligncenter" src="http://cdn.collider.com/wp-content/uploads/gone-girl-teaser-posters-slice.jpg" alt="" width="600" height="200" /></p>
<p style="text-align: justify">Gli indizi si accumulano, gli investigatori sono alla ricerca di un colpevole, i media alla disperata caccia di un capro espiatorio, e il puzzle piano piano si configura. L’ameno paesino di provincia americana con le case bianche e i vialetti ben curati che sonnecchiava in letargo si tinge di quelle tinte cupe che solo Fincher sa dare e ben presto l’interesse morboso della comunità su cui soffia l’attenzione ossessiva dei media solletica le violenze più latenti. Ma nulla è come sembra.</p>
<p style="text-align: justify">Si tratta di un film perfetto, anche troppo. Fincher gioca con virtuosismo con i generi e i personaggi, invertendo più volte vittima e carnefice e trasformando proporzionalmente ai colpi di scena il registro della pellicola, che da thriller diviene Noir, per poi sfiorare l Horror e terminare in una Dark commedy graffiante sul matrimonio, descritto come luogo di manipolazioni e compromessi narcisistici ma ancor di più sulle sproporzioni e sui non luoghi dell’intimità ormai cannibalizzati dalla ferocia delle regole dell’apparenza e dei media.</p>
<p style="text-align: justify">Il film ha ritmo, una bellissima atmosfera, dialoghi intelligenti ed un estetica perfetta ma non coinvolge fino ino in fondo ed è quasi corrotto dalla stessa bravura e dalla vanità celebrale del suo regista che è la croce e la delizia di un’opera che lascia allibiti ma non emoziona che è indiscutibile ma non riesce a diventare un capolavoro.</p>
<p style="text-align: justify;padding-left: 300px"><strong>Voto 7,5</strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Luca Del Vescovo</strong></p>
<hr />
<p style="text-align: justify">Come spesso accade, il titolo originale, seppur più sbrigativo e impersonale, surclassa quello tradotto in italiano, che, riecheggiando un genere di film romantico e strappa lacrime, incuriosisce solamente quella fetta di pubblico dai gusti meno ricercati. Lo stesso incipit si presenta, ingannevolmente, talmente lezioso e sdolcinato da far invidia alla migliore lovestory hollywoodiana. Attraverso un flash-back, la protagonista Amy (interpretata da Rosamund Pike) ci regala squarci del suo passato: l&#8217;incontro con Nick (Ben Affleck), il primo bacio, la prima notte e la proposta di matrimonio; il tutto sfumato in una realtà dai contorni onirici, favolistici. Siamo di fronte a un Amore astratto, velleitario, retorico, il cui oggetto non è tanto la persona concreta ma la proiezione del desiderio di perfezione, di elevazione rispetto al grigiore della quotidianità. E come in ogni favola che si rispetti, anche questa storia “è troppo bella per essere vera”, e da una pioggia di zucchero filato si passa brutalmente al presente e a schizzi di sangue fresco sul fornello della cucina. Dov&#8217;è Amy?</p>
<p style="text-align: justify"><img class=" aligncenter" src="http://cinecaverna.altervista.org/wp-content/uploads/2014/12/gone-girl4.png?f34681" alt="" width="396" height="219" /></p>
<p style="text-align: justify">Thriller, giallo che prevarica i limiti del genere e sfocia nel noir, Gone Girl ha un intreccio complesso, un&#8217;architettura labirintica, in alcune parti fin troppo contorta. Alla fine lo stesso David Fincher sembra aver perso qualche filo (non stupitevi se alcuni passaggi rimarranno irrisolti e in sospeso), senza però compromettere la struttura logica generale del film.</p>
<p style="text-align: justify">Tutta la vicenda si snoda intorno a Amy, che catalizza l&#8217;attenzione del pubblico su di sé, lasciando in ombra gli altri personaggi. Rosamund Pike interpreta un personaggio camaleontico: dalla “super figa che mangia pizza fredda e rimane una 42” alla casalinga depressa e frustrata. Dalla cattiva ragazza che beve birra e mangia junk food a donna cruenta, senza scrupoli e pietà. La protagonista calza a pennello in ognuno di questi ruoli e allora sorge naturale chiedersi: ma chi è veramente Amy? Depredata della sua vera identità, che ha affibbiato alla sua controparte letteraria “la mitica Amy”, si è spersonalizzata, svuotata: può essere solo ciò che gli altri vogliono che ella sia. Accanto a un personaggio così sfaccettato contrasta un Ben Affleck inetto, preda degli eventi, incapace di prendere decisioni autonome, pavido burattino mono espressivo.</p>
<p style="text-align: justify">David  Fincher inscena un finto “delitto perfetto”, che, come Hitchcock insegna, è per sua natura “imperfetto” e la verità, inesorabile, viene a galla. Ma se il pubblico e i personaggi del noir in bianco e nero erano affamati di verità, in Gone Girl non è così. Non c&#8217;è più posto per il vero, per l&#8217;autentico. La verità rimane latente, svilita e subordinata a un ordine superiore di luccicanti menzogne.</p>
<p style="text-align: justify;padding-left: 300px"><strong>Voto: 7,5</strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Camilla Longo Giordani</strong></p>
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<p style="text-align: justify">Questa pellicola propone un&#8217;interessante panoramica della vita coniugale nelle sue contraddizioni e nei suoi agi, tra le bugie e il fallimento amoroso e la mancata realizzazione del sogno di coppia, e che coppia, poi, con due protagonisti di questo calibro. Belli e affascinanti, talmente tanto che il buon Fincher dedica una serie infinita di inquadrature ai vari profili di Affleck, mostrato in tutta la sua beltà da muscoloso Adone Casanova, meno alla Amy interpretata da Rosamund Pike (scelta, pare, tra svariati nomi importanti, come quello di Charlize Theron) quasi da accentuarne l&#8217;oscurità del personaggio, da rendere ancora più marcato l&#8217;alone di indefinito mistero intorno alla sua magra figura. Insomma, belli e affascinanti – abbiamo detto – ricchi, giovani, interessanti: tutti gli ingredienti per arrivare al famigerato american dream. Ma cosa va storto? Dov&#8217;è l&#8217;inghippo? Più radicato di un qualsiasi disagio, più particolare di una qualsiasi nevrosi: l&#8217;insoddisfazione perenne che muove intricatissimi fili di disamore, disistima e rabbia, fino ad arrivare al punto di rottura di un delicato raso che mantiene l&#8217;unione, fino all&#8217;ossessione del rimanere uniti nonostante tradimenti e stanchezza, per una serie di ben architettate pressioni psicologiche, violenze mentali che portano alla destrutturazione non solo del personaggio, ma dell&#8217;io proprio ed unico di tutti e ognuno.</p>
<p style="text-align: justify"><img class=" aligncenter" src="http://www.allrock.it/wp-content/uploads/2015/01/Rosamund-Pike.jpg" alt="" width="396" height="207" /></p>
<p style="text-align: justify">Un Fincher assolutamente inusuale, questo di Gone Girl, lontano dalla raffinata crudeltà di Seven, distante dalla cruenta schizofrenia di fight club, come unico condivisibile scenario: l&#8217;animo umano, nelle sue più cavernose contraddizioni. Belle le riprese a due respiri, la storia battuta in due tempi, da una parte, Nick che si angoscia per uscire pulito dalle probabile accuse, mentre la Amy ormai lontana sorseggia il suo drink, in piscina, godendosi le altrui angosce. Fincher frega ancora, fino alla fine, il proprio spettatore, che si scervella per arrivare a carpirne il possibile sbocco. La conclusione del film lascia con il classico amaro in bocca, l&#8217;impossibilità di uscire da una gabbia matrimoniale soffoca e inquieta, e soprattutto inquieta come tutta la narrazione sia mossa e manipolata da faziosi mass media che gestiscono ad hoc le situazioni e le verità, siano queste presunte o tangibili. Contestualmente, però, è un film sopravvalutato dal quale ci si aspetta certamente di più, almeno per il buon nome del regista che lo coordina, almeno per sopperire ai tempi lunghi di immagini ridondanti a cui si è costretti, che sforano di poco l&#8217;obbiettivo di portare in scena un così delicato ecosistema, e di poco si sfiora anche l&#8217;Oscar, nonostante le svariate nomination.</p>
<p style="text-align: justify;padding-left: 330px"><strong>Voto: 7</strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Alessandra Buttiglieri</strong></p>
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<p style="text-align: justify">Dimensione privata e dimensione pubblica, verità e menzogna, fedeltà e tradimento, perdono e vendetta. Fincher torna nella calda culla del genere Thriller per raccontarci la crisi della coppia moderna, tra recessione economica e tradimenti. La deriva dell’amore, fino all’estremo.  Ma forse c&#8217;è di più. Dall&#8217;idilliaco primo bacio avvolto (letteralmente) in una nuvola di zucchero Nick e Amy imboccano una strada che li porterà dritti all&#8217;odio reciproco, con sacrifici mal digeriti, cappi psicologici, ricatti economici e menzogne. La coppia si sgretola. Tutto ciò che segue è un racconto ad orologeria, con forzati sviluppi narrativi e personaggi caricaturali che trasformano nel bene e nel male il semplice thriller in dramma grottesco, toccando corde dissonanti. Si percepisce l&#8217;ingombrante doppio ruolo della sceneggiatrice (già autrice del best seller di partenza) che fa pesare la matrice del film. Espedienti come la lettura del diario e la caccia al tesoro sembrano ricalcare il tedioso Lettere da una sconosciuta (Max Ophuls, 1948), lasciando un sapore letterario al palato, portando a percepire il peso della pagina a scapito delle immagini. La falsità, come male sociale, cinge l&#8217;universo di Gone Girl. In ogni suo aspetto la corruzione è totale, non c&#8217;è scampo per niente e nessuno e l&#8217;ovvia soluzione psichica di difesa dell&#8217;uomo appare “mal comune mezzo gaudio”, così va il mondo. Fincher non ci sta, ci racconta i retroscena e fa emergere una verità che spesso resta chiusa tra quattro mura, ci permette di entrare nelle teste dei protagonisti per darci l&#8217;inequivocabile verità e la confronta con la verità presunta, quella sociale. Il risultato è un evidente scarto.</p>
<p style="text-align: justify"><img class=" aligncenter" src="https://thenypost.files.wordpress.com/2014/09/gone-girl-df-01826cc_rgb.jpg" alt="" width="381" height="254" /></p>
<p style="text-align: justify">Quest&#8217;affresco sociale risulta però in qualche modo incompiuto: si prova fatica a seguire i processi che costruiscono questo mondo malgrado siano fondamentali per la percezione reale, gli attanti non creano coinvolgimento e trasformano i propri, complessi, pensieri in novelle rappresentazioni delle maschere della commedia dell&#8217;arte, creando  contrapposizioni nette e semplificate (buono-cattivo, ingenuo-manipolatore).</p>
<p style="text-align: justify">Personaggi esageratamente stereotipati come le conduttrici di talk show fanno pensare che la lettura debba prendere nuove direzioni, uscire dall&#8217;empatia che il thriller crea necessariamente con determinati personaggi, allo scopo di assumere una visione sopraelevata della vicenda, distante dal sentimento. Lo straniamento che ne consegue è indispensabile per creare la condizione adatta alla percezione della critica alla società, che Fincher non voleva sottacere. Siamo schiavi della nostra immagine e dei processi che la costruiscono e  la demoliscono. La verità non è importante e forse non lo è mai stata; stiamo vivendo il  passaggio evolutivo che ci porterà ad essere solo ed esclusivamente immagini, il nostro alter ego. Si esce dall&#8217;universo reale e si entra in quello della finzione. L&#8217;ipocrisia regna in questo nuovo mondo e non possiamo far altro che stare al gioco, accettando il fatto che non esiste l&#8217;amore ma solo una rappresentazione dello stesso. La famiglia, punto cardine della società, è un simulacro, una messa in scena: simbolo vuoto dello smarrimento della società occidentale che, vittima di se stessa, è costretta a replicare immagini ormai prive di senso.</p>
<p style="text-align: justify">Il sorriso ebete di Nick (un Ben Affleck molto a suo agio nel ruolo), mantenuto anche in circostanze inopportune (vedi la veglia), sarà una delle pietre che affosseranno la sua immagine. Perché ciò che appare, è. Forse è per far emergere questo concetto che Fincher ha volutamente lasciato buchi nella storia senza calcare la mano sull&#8217;approfondimento dei personaggi; da questo punto di vista le varie incongruenze narrative (peccato capitale per un thriller) non sono così gravi. Ma oltre a questa critica, per altro banale, cosa ci lascia questo film? Un buon ritmo ma con forzati espedienti, frivole citazioni (dalla rapina di Amy – Thelma e Louise, all’assassinio di Desi Collings – Basic Instinct), buone prove attoriali e poco altro.</p>
<p style="text-align: justify;padding-left: 300px"><strong>Voto 5,5</strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Manuel Lasaponara</strong></p>
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<p style="text-align: center"><strong>Luca Del Vescovo: 7,5</strong></p>
<p style="text-align: center"><strong>Camilla Longo Giordani: 7,5</strong></p>
<p style="text-align: center"><strong>Alessandra Buttiglieri: 7</strong></p>
<p style="text-align: center"><strong>Manuel Lasaponara: 5,5</strong></p>
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