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	<title>Torquemada &#187; Libia</title>
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	<description>Torquemada è una rivista di inquisizione telematica, uno spazio condiviso dove esprimere il proprio pensiero in modo libero, ben argomentato ma soprattutto incendiario</description>
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		<title>Le onde del Mediterraneo e il naufragio della politica UE</title>
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		<pubDate>Thu, 21 May 2015 11:58:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Michele Meroni]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le onde. Il mare. Il mar Mediterraneo. Da sempre luogo di viaggi storici: migrazioni, colonizzazioni, sanguinosi conflitti. Ma anche di viaggi letterari, dove il viaggio attraverso questo mare assumeva i connotati di una vera e propria metafora di vita: vita di Odisseo, di Teseo, di Enea e tanti altri eroi. Oggi invece la metafora di una vita in viaggio si trasforma nella triste realtà di dieci, cento, mille vite di profughi perdute per sempre nei profondi fondali del mar Bianco di Mezzo, al-Baḥr al-Abyaḍ al-Mutawassiṭ, secondo la definizione araba. Sì perché vi sono oltre ad africani e asiatici, uomini dell&#8217;Africa]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="L" class="cap"><span>L</span></span>e onde. Il mare. Il mar Mediterraneo. Da sempre luogo di viaggi storici: migrazioni, colonizzazioni, sanguinosi conflitti. Ma anche di viaggi letterari, dove il viaggio attraverso questo mare assumeva i connotati di una vera e propria metafora di vita: vita di Odisseo, di Teseo, di Enea e tanti altri eroi. Oggi invece la metafora di una vita in viaggio si trasforma nella triste realtà di dieci, cento, mille vite di profughi perdute per sempre nei profondi fondali del mar Bianco di Mezzo,<em> al-Baḥr al-Abyaḍ al-Mutawassiṭ</em>, secondo la definizione araba.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/Foto1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2680" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/Foto1-300x174.jpg" alt="ansa - andrea acquarone - IMMIGRAZIONE:ALTRI SBARCHI A LAMPEDUSA MENTRE ARRIVA PREMIER" width="300" height="174" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Sì perché vi sono oltre ad africani e asiatici, uomini dell&#8217;Africa sub-sahariana, anche numerosi siriani e mediorientali tra le vittime. Viaggiano su catapecchie naviganti che a malapena possono essere definite imbarcazioni su cui scafisti senza scrupolo li imbarcano sotto la minaccia anche di pistole. A loro l&#8217;esito della traversata interessa relativamente se comparato al denaro incassato in precedenza all&#8217;imbarco: le ultime stime parlano di un giro di affari compreso <strong>tra i 300 e i 600 milioni di euro</strong>. A rimpinguare le casse degli scafisti nell&#8217;ultimo periodo, la massiccia affluenza di <strong>profughi siriani</strong>: più danarosi dei loro compagni di sventura africani, sono decisi a sborsare <strong>somme decisamente più alte</strong> per la traversata e creano una concorrenza anche all&#8217;interno dei gruppi di profughi. L&#8217;aumento della disponibilità di liquidi e quindi di anche di navigli su cui imbarcare profughi in continua crescita e ad una <strong>preparazione scientifica dei gruppi di scafisti</strong> &#8211; conoscono le leggi europee e le regole di Frontex &#8211; ha portato il fenomeno a raggiungere picchi drammatici. Picchi che se dovessero perdurare nella loro intensità porterebbero, secondo le stime, porterebbero a <strong>30.000 morti</strong> nel Mediterraneo quest&#8217;anno. E questo apre questioni che interessano tanto l&#8217;Europa al suo interno ma anche nei suoi rapporti con i paesi limitrofi.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/Foto2.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2681" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/Foto2-300x197.jpg" alt="Foto2" width="300" height="197" /></a></p>
<p style="text-align: justify">In primo luogo manca da mesi a questa parte una chiara visione europea d&#8217;insieme. Il <strong>deficit di politica estera</strong> dell&#8217;Unione Europea è messo spietatamente a nudo da situazioni come questa, dove a singoli stati – leggi: Italia &#8211; è richiesto di gestire situazioni che richiedono una visione più d&#8217;insieme e a lungo termine e meno basata sull&#8217;efficienza individuale dello stato, mentalità dominante nei paesi nordici tra cui, non ultima, quella <strong>Germania</strong> che è ad ora punto centrale e fulcro della politica europea. Il deficit di lungimiranza politica vede come conseguenza immediata un affollamento sopra ogni norma di buon senso e igiene di centri accoglienza di un solo paese, quando da tempo &#8211; correva l&#8217;anno 2013 &#8211; paesi nordeuropei come la Svezia hanno annunciato la concessione di asilo indiscriminata per i profughi siriani. Ma la contraddizione in termini è che ben poco viene fatto per favorire la mobilità dei profughi nel territorio europeo, permettendo loro di trovare rifugio e sistemazione. E questo fomenta in paesi come l&#8217;Italia i populismi di chi è stufo di vedere il proprio paese essere l&#8217;unico ad assumersi l&#8217;onere dell&#8217;emergenza, tuonando <strong>&#8216;rispediamo indietro i barconi&#8217;</strong>. Tutto questo in barba alla norma internazionale del <strong>non-refoulement</strong> che impedisce di rispedire i migranti dai paesi in cui in pericolo non erano solo le loro sostanze ma anche la loro stessa vita.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/Foto3-1.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-2684" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/Foto3-1-300x134.png" alt="Foto3 (1)" width="300" height="134" /></a></p>
<p style="text-align: justify">La mancanza di una <strong>foreign policy</strong> europea, un comune indirizzo politico nelle relazioni internazionali condiziona pesantemente la risoluzione di crisi come quella che attualmente attanaglia il Mediterraneo. Una miopia così pesante rischia di impedire di vedere l&#8217;evidente connessione tra la mala gestione della crisi siriana con conseguente appoggio dei &#8216;<strong>ribelli moderati</strong>&#8216;, avvento dello Stato Islamico, massacri a carattere etnico e religioso e <strong>crisi libica</strong> con l&#8217;eliminazione del <strong>colonnello Gheddafi</strong>. Perché l&#8217;Occidente in senso lato e l&#8217;UE nello specifico ha sempre fondato finora la propria politica mediterranea sull&#8217;appoggio di regimi più o meno autoritari &#8211; <strong>Ben Ali</strong> a Tunisi e <strong>Hosni Mubaraq</strong> al Cairo &#8211; in grado di garantire un minimo standard di sicurezza anche sulle transizione migratorie nel Mediterraneo. Tutto questo è venuto meno con l&#8217;avvento delle primavere arabe, che però non hanno portato agli sperati risultati di democratizzazione pura come ipotizzato in Occidente. Semplicemente la mancanza di uomini forti al potere ha frantumato l&#8217;unità politica &#8211; ora in Libia ci sono ben due governi- degli stati della sponda sud del Mediterraneo. Non si è capito come e dove queste transizioni potessero portare Egitto, Tunisia e Siria. Si è pensato che questi paesi potessero democratizzarsi da sé, né più né meno dei paesi occidentali. Non si è mai pensato che per via della cultura e della mentalità differente degli ambienti tunisino, egiziano e siriano le soluzioni democratiche potessero non contemplare le medesime categorie di pensiero europeo. Nessun appoggio a forme di governo diverse da quelle già in voga in Europa, insomma.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/Foto4.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2682" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/Foto4-300x199.jpg" alt="Foto4" width="300" height="199" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Questo vuoto decisionale nelle relazioni internazionali senza l&#8217;appoggio convinto a leader di paesi della primavera araba autonomi ha creato una pericolosa inversione di tendenza che, vuoi per ragioni di sicurezza dovuta all&#8217;eccessivo caos post-crollo di regimi e all&#8217;incapacità di governi &#8211; vedi Morsi in Egitto &#8211; sia di controllare la sicurezza e proporre soluzioni credibili ha portato al ritorno, in particolare in Egitto, a regimi più stabili ma al tempo stesso militarizzati e poco democratici. Per reinterpretare la situazione che ora si è creata urge una seria riflessione in merito a una politica estera comune e poi in merito alla risoluzione delle crisi siriana e libica. Forse un compromesso è possibile, ma senza cercare di imporre un modello predefinito o calato dall&#8217;alto, bensì adattandosi di volta in volta alle esigenze del paese. Perché, le democrazie in Europa non sono forse nate così?</p>
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		<title>Le lacrime di coccodrillo versate sul Mediterraneo</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Apr 2015 17:46:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Roselli]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[La morte insensata di centinaia di disperati al largo delle coste libiche non dovrebbe indurci a discutere poi chissà quanto. I politicanti di professione fanno semplicemente il loro mestiere riversando sul nemico elettorale la &#8220;responsabilità&#8221; di questa tragedia&#8230; Ma noi che cosa abbiamo da dire? Nulla. Dopo aver letto la prima pagina del quotidiano preso sul sedile della Metro, dopo aver spento la rassegna del TG1 o di Sky Tg24 torneremo alle nostre vite, ai nostri problemi, alle nostre priorità. Lo starei per fare anch&#8217;io se non riuscissi a togliermi dalla testa quel fastidioso pensiero che mi mette di fronte]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="L" class="cap"><span>L</span></span>a morte insensata di centinaia di disperati al largo delle coste libiche non dovrebbe indurci a discutere poi chissà quanto. I politicanti di professione fanno semplicemente il loro mestiere riversando sul nemico elettorale la &#8220;responsabilità&#8221; di questa tragedia&#8230; Ma noi che cosa abbiamo da dire?</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Nulla. Dopo aver letto la prima pagina del quotidiano preso sul sedile della Metro, dopo aver spento la rassegna del TG1 o di Sky Tg24 torneremo alle nostre vite, ai nostri proble</strong><span class="text_exposed_show"><strong>mi, alle nostre priorità</strong>.</span></p>
<p style="text-align: justify"><img class=" wp-image-2491 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/04/Barcone-300x199.jpg" alt="Barcone" width="359" height="238" /></p>
<p style="text-align: justify">Lo starei per fare anch&#8217;io se non riuscissi a togliermi dalla testa quel fastidioso pensiero che mi mette di fronte ad un&#8217;angosciante verità: <strong>mentre io mi danno per l&#8217;esame che non riuscirò a preparare in questo mese, ci sono persone (magari anche di poco più grandi di me) che hanno abbandonato quest&#8217;esistenza terrena nella stiva di una barcaccia</strong>. Che hanno avuto modo di contare i minuti in cui l&#8217;ossigeno lentamente si esauriva nel loro sarcofago.</p>
<p style="text-align: justify"><strong><span class="text_exposed_show">P</span>er questo qualcosa, alla fin fine, la dirò. E dirò innanzitutto che non mi farei particolari problemi di ordine morale ad espropriare i beni di tutta la marmaglia subproletaria che in questo momento esulta sotto ai post di Matteo Salvini o nei commenti di Libero,  per investirli, magari, nell&#8217;ennesimo Mare Nostrum.</strong> <strong>Il fatto è che questo non cambierebbe assolutamente nulla. </strong></p>
<p style="text-align: justify">Nella polemica sullo &#8220;sciacallaggio&#8221; subito traghettata dal PD e dalla sua lista civetta SEL, infatti, se proprio dovessi trovare qualcuno &#8220;meno nel torto&#8221; <strong>sarebbero proprio Salvini. Perché non è con un&#8217;imponente flotta di pattugliamento per il Mediterraneo che si eviteranno altre stragi di migranti: Laura Boldrini e gli editorialisti dell&#8217;Espresso più svegli lo sanno benissimo. </strong></p>
<div class="text_exposed_show">
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/04/Salvini-boldrini.jpg"><img class=" wp-image-2492 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/04/Salvini-boldrini-300x178.jpg" alt="Salvini boldrini" width="369" height="219" /></a></p>
<p style="text-align: justify">I viaggi della morte si contrastano solo nel prevenirli. Ed un tempo, diciamolo, li prevenivamo eccome con degli ottimi rapporti diplomatici con la Libia socialista del Presidente Muammar Gheddafi. <strong>Finché un giorno del 2011, gli stessi che oggi fingono di strapparsi i capelli per questa stage, hanno preferito mettere al comando di Tripoli gli scafisti. E lo hanno preferito per ragioni di sudditanza politica ed economica,  dettate dalla falsa sicurezza che contraddistingue l&#8217;arido  burocrate al servizio  del Sovrano, </strong>ma ben nascoste dietro a grida senza senso inneggianti alla democrazia, alla libertà e all&#8217;abbattimento di ogni dittatura<strong>.</strong></p>
<p style="text-align: justify">Ora, quelle grida si tramutano in lacrime (più o meno sincere) di coccodrillo, <strong>lacrime di coccodrillo che si riversano al largo delle coste libiche dove giacciono tante, troppe, vittime del loro vigliacco opportunismo politico</strong>.</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/04/Gheddafi.jpg"><img class=" wp-image-2495 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/04/Gheddafi-300x168.jpg" alt="Gheddafi" width="386" height="216" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right">                          <em><strong>Lorenzo Roselli, </strong>lo ieromonaco</em></p>
</div>
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		<title>Amedeo Guillet, il Comandante Diavolo</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jan 2015 15:02:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Virga]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Amedeo Guillet nasce il 7 febbraio 1909 a Piacenza, in una famiglia piemontese di lunga tradizione militare. Esce nel 1931 dall’Accademia di Modena, con il grado di sottotenente di Cavalleria. Solo lo scoppio della Guerra d’Etiopia gli impedisce di gareggiare alle Olimpiadi di Berlino, nella squadra italiana d’equitazione. Chiede piuttosto d’essere assegnato ad un reparto di spahis libici, alla testa dei quali combatte in Abissinia, venendo ferito. Decorato a Tripoli da Italo Balbo in persona, organizza il corteo equestre che consegna al Duce la Spada dell’Islam. Partecipa alla Guerra di Spagna, comandando prima un reparto di blindati e poi un]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " align="JUSTIFY"><span title="A" class="cap"><span>A</span></span>medeo Guillet nasce il 7 febbraio 1909 a Piacenza, in una famiglia piemontese di lunga tradizione militare. Esce nel 1931 dall’Accademia di Modena, con il grado di sottotenente di Cavalleria. Solo lo scoppio della Guerra d’Etiopia gli impedisce di gareggiare alle Olimpiadi di Berlino, nella squadra italiana d’equitazione. Chiede piuttosto d’essere assegnato ad un reparto di <i>spahis</i> libici, alla testa dei quali combatte in Abissinia, venendo ferito. Decorato a Tripoli da Italo Balbo in persona, organizza il corteo equestre che consegna al Duce la Spada dell’Islam. Partecipa alla Guerra di Spagna, comandando prima un reparto di blindati e poi un <i>tabor</i> di cavalleria marocchina. Combatte da Santander a Teruel, guadagnandosi quattro decorazioni spagnole. Il suo posto è però in Africa, dove torna poco dopo, al comando del 7° squadrone di <i>savari</i> in Libia.</p>
<p align="JUSTIFY">Nel 1939, è trasferito in Africa Orientale, al comando del Gruppo Bande Amhara, una formazione irregolare di cavalleria formata da 1700 tra eritrei, etiopi e yemeniti. In un’azione militare nel Dougur Dubà, continua a combattere illeso, nonostante due cavalli muoiano sotto di lui. Si guadagna così la Medaglia d’Argento al Valor Militare, l’ammirazione dei coloni italiani e la stima dei militari indigeni, che lo chiamano <i>Cummandar As-Sciaitan</i> (“Comandante Diavolo”). Guillet mostra rispetto verso le popolazioni locali, nemici compresi, e tratta i suoi soldati alla pari, permettendo loro di mantenere usi e costumi propri e di condurre seco le proprie famiglie. Egli stesso, sfidando le leggi razziali, vive con Khadija, figlia di un capotribù. Il suo valore militare e umano si manifesta pienamente durante la sfortunata difesa dell’Impero coloniale italiano.</p>
<p align="JUSTIFY">Alla Battaglia di Agordat (21 gennaio 1941), il suo gruppo armato di spade, pistole e bombe a mano, carica a cavallo la fanteria e i carri britannici, che rispondono sparando ad alzo zero. È grazie a questo coraggioso sacrificio che le forze italiane riescono a sfuggire all’accerchiamento. Tuttavia, l’Esercito Britannico è troppo forte, e di lì a poco le forze italiane capitolano. La resa non impedisce però al Comandante Diavolo di continuare a combattere contro le forze di Sua Maestà. Spogliatosi dell’uniforme, col suo gruppo di fedelissimi indigeni, guida una strenua guerriglia contro le forze alleate, compiendo ogni sorta di scorrerie e sabotaggi. Dopo otto mesi, incalzato dal nemico, congeda gli uomini rimasti e resta alla macchia a Massaua. Col nome di Ahmed Abdallah al-Redai, sfugge ancora alla cattura e tenta di attraversare il Mar Rosso. Aggredito e depredato dai pirati una prima volta, riesce finalmente a raggiungere lo Yemen, con un lasciapassare britannico.</p>
<p align="JUSTIFY"><a name="_GoBack"></a>Qui, il monarca locale, l’Imam Yahia, lo prende a benvolere e lo arruola come Gran Maniscalco di Corte, con il compito di istruire la guardia a cavallo e gli stessi figli del sovrano. Contro il volere dell’Imam, nel giugno ’43, Guillet torna a Massaua, dove s’imbarca per l’Italia su una nave della Croce Rossa, fingendosi un civile. Arriva il 3 settembre a Roma, dove ottiene la promozione a maggiore, e domanda mezzi per proseguire la guerriglia in Africa. Tuttavia, si è appena consumata l’onta di Cassibile, e il Regno d’Italia ha cambiato campo. All’annuncio dell’armistizio, riattraversa la Linea Gustav e si presenta a Brindisi, al servizio del Re. Nella sua nuova mansione di generale di brigata, nei ricostituiti servizi segreti militari, conduce una serie di missioni, culminando nel recupero della Corona del Negus d’Etiopia, sottratta ai partigiani garibaldini.</p>
<p align="JUSTIFY">All’indomani del 2 giugno, fedele ancora una volta a Casa Savoia, si dimette dall’Esercito. Re Umberto II gli vieta però di abbandonare il Paese per seguirlo: «Noi passiamo, l’Italia resta». In compenso, lo nomina Barone, nel 1964. Si dedica quindi alla carriera diplomatica, dove trova comunque il modo di distinguersi, diventando confidente di governanti stranieri quali Re Hussein di Giordania e Indira Gandhi, e salvando alcuni colleghi stranieri durante un tentativo di golpe in Marocco. Trascorre gli anni della vecchiaia in Irlanda, ad allevare cavalli. Solo nel 2000, torna in Eritrea, accolto dai sopravvissuti tra i suoi soldati. Muore ultracentenario a Roma il 16 giugno 2010, ed è sepolto a Capua.</p>
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