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	<title>Torquemada &#187; Letteratura</title>
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	<description>Torquemada è una rivista di inquisizione telematica, uno spazio condiviso dove esprimere il proprio pensiero in modo libero, ben argomentato ma soprattutto incendiario</description>
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		<title>Federigo (Ghigo) Valli: l&#8217;editore volante rimosso dalla storia (editoriale e culturale) d&#8217;Italia.</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Dec 2015 01:14:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea G. G. Parasiliti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Dizionario degli Italiani scomparsi]]></category>
		<category><![CDATA[Edizioni di Documento]]></category>
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		<description><![CDATA[Un paio di settimane fa, sulla «Domenica del Sole 24 Ore», all’interno della rubrica Scarpe Strette, è stato proposto di redigere un dizionario degli italiani scomparsi, nel senso di dimenticati. Ma a guardar bene, e sono tanti i casi, fra cui quello di Telesio Interlandi (Il razzista di via delle Mercede), non parrebbe necessario morire, per venire avvolti dal manto dell&#8217;oblìo. Poi, certo, quando si muore l’opera è del tutto compiuta. Di sicuro, una voce da proporre al curatore di questo ipotetico dizionario, che potremmo chiamare, sulla falsa riga di quello di Paolo Albani: &#8220;Dizionario degli italiani anomali&#8221;, è quella]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="U" class="cap"><span>U</span></span>n paio di settimane fa, sulla «Domenica del Sole 24 Ore», all’interno della rubrica <em>Scarpe Strette</em>, <strong>è stato proposto di redigere un dizionario degli italiani scomparsi, nel senso di dimenticati.</strong> Ma a guardar bene, e sono tanti i casi, fra cui quello di <strong>Telesio Interlandi</strong> (<em>Il razzista di via delle Mercede</em>), non parrebbe necessario morire, per venire avvolti dal manto dell&#8217;oblìo. Poi, certo, quando si muore l’opera è del tutto compiuta.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Di sicuro, una voce da proporre al curatore di questo ipotetico dizionario</strong>, che potremmo chiamare, sulla falsa riga di quello di Paolo Albani: &#8220;Dizionario degli italiani anomali&#8221;, <strong>è quella riguardante Federigo (Ghigo) Valli (1906 &#8211; 1971)</strong>, giornalista, aviatore pluridecorato, direttore dell’Editrice Aeronautica, coautore del volume <em>Il volo in Italia</em> (1939), editore di cultura con le sue <strong>Edizioni di Documento</strong> fino al 1947 (dai mille nomi se pensiamo a l’alternanza di sigle editoriali), cineasta con il suo documentario sugli aviatori italiani nella guerra di Spagna (<em>Los novios de la muerte</em>, 1938), libraio e gallerista d’arte a Roma (con in logo una margherita, disegnata da Alberto Savinio), attore in un film di Fellini, e infine, ma stiamo solo sintetizzando, console in Australia, dove muore nel 1971 (per sfinimento, non c’è dubbio&#8230;) Ché la vita di Valli fu tutta un destino, dinamico e futurista.</p>
<p style="text-align: justify"><img class="alignright wp-image-3007" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/11/valli-2-678x1024.jpg" alt="valli 2" width="400" height="604" /></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Nato a Lugo di Romagna (come l’asso dell’aviazione italiana, Francesco Baracca), crebbe di fronte alla casa di un altro Francesco, Balilla Pratella</strong>, e più che di fronte, dentro, seduto in salotto. E Pratella, oltrecché genio della musica, fu fecondatore di futuristi&#8230; (Tanto per citarne un altro caso, fu lui a coltivare, con almeno 66 lettere inviate, dalla sua villa lughense, il baronetto Jannelli, pilastro del futurismo siciliano, eletto a spalla da Marinetti quando il giovanotto diede prova di coraggio sul treno Palermo &#8211; Messina, prendendo a cazzotti un &#8220;passatista&#8221; nel 1914).</p>
<p style="text-align: justify">Figlio e nipote di alcuni fra i più importanti viticoltori dell’epoca &#8211; e ne è conferma la visita di re Vittorio Emanuele III (episodio del maggio 1918 ricordato da Ugo Ojetti) &#8211; il nostro Ghigo <strong>Marinetti</strong> lo conobbe da giovanissimo e senza manco andarselo a cercare. E infatti se lo trovò a tavola, all&#8217;ora di pranzo, il 5 settembre 1920, a villa Giorgina, la villa dei Valli, che portava il nome della madre (Giorgina, appunto, la cui morte, nel 1925, diede vita a un elegante libretto voluto dal padre). Ma villa Giorgina venne demolita, e con essa il ricordo di Valli, come strappato dall&#8217;intonaco della storia.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Fu amico di Moravia, del quale pubblicò ben cinque prime edizioni nel biennio 1944-45 (ma dallo scrittore troppo presto dimenticato</strong>, se già prima del 1971 lo ricordava come un Carneade qualunque: «un certo Valli», proprietario di una piccola casa editrice «che si arrangiava come poteva»);<strong> di Alberto Savinio, che per le edizioni del Valli diresse la collana “Il viaggiatore e la sua ombra”</strong>, 1944, nella quale uscirono, come primo e ultimo titolo, i <em>Venti racconti di Guy de Maupassant </em>con <em>Lui e l</em><em>’Altro</em> dello stesso direttore di collana. Di Vitaliano Brancati, del quale pubblica <em>Il vecchio con gli stivali</em> (collezione “La Giarrettiera”). <strong>E di Gabriele D’Annunzio</strong> (e non a caso al Vittoriale è rintracciabile un esemplare di <em>Trullall</em><em>à</em>, libretto futurista del nostro Ghigo Valli, edito dal fratello Leo nel 1933, il quale aveva dato vita, nella stessa Lugo di Romagna, alle edizioni della Caveia). Ma a proposito di Savinio, il più grande scrittore fra le due guerre — così lo appellava Sciascia nella sua <em>Scomparsa di Majorana</em> e a lui chiedeva parere negli <em>Atti relativi alla morte di Raymond Roussel</em>: È proprio all’interno della collana “L’Orchidea. Collezione di rarità galanti del XIV-XV-XVI secolo” che è avvenuto il miracolo. Nel 1944, infatti, le Edizioni Documento pubblicano, <em>Gli Stratagemmi d</em><em>’amore</em> del novellista senese quattrocentesco Gentile Sermini, corredate da ben quattro acqueforti, firmate e numerate da Savinio, le uniche, pare, che lo stesso avesse mai realizzato.</p>
<p style="text-align: justify">Ed è tutta questa storia, di vite e di libri, che il volume <em>Federigo (Ghigo) Valli. Un protagonista rimosso dall&#8217;editoria italiana del novecento</em>, pubblicato a ottobre dall’Editrice Biblohaus tenta di ricostruire. Il libro è dedicato a Gioia Sebastiani, la quale nel suo contributo <em>Editori a Roma dopo la liberazione: le Edizioni Documento del 1998</em>, ricostruisce un catalogo, sebbene perfettibile, delle edizioni di Valli.</p>
<p style="text-align: justify"><img class="alignleft wp-image-3008" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/11/valli-3-911x1024.jpg" alt="valli 3" width="350" height="393" />Dopo i contributi dei tre autori, Antonio Castronuovo, Mauro Chiabrando e Massimo Gatta, troviamo <strong>la ristampa dell’unico testo letterario, a oggi conosciuto, prodotto del nostro protagonista rimosso, il già citato <em>Trullall</em><em>à</em></strong>, libretto rarissimo, a livello letterario collocabile fra futurismo e surrealismo, e che nella sua realizzazione libraria, risulta essere un vero e proprio gioiello librario. Illustrato con otto tavole di Diego Santambrogio sul quale, a seguire, troviamo un approfondimento di Paola Pallottino (che per intenderci oltre a essere una studiosa di illustrazioni ha scritto alcune fra le più belle canzoni di Lucio Dalla: da 4/3/1943 a Un uomo come me), <em>Trullall</em><em>à</em> è un sogno nel suo decifrarsi. E come tale è anche ispirazione e incubo.</p>
<p style="text-align: justify">Al capitolo successivo, il lettore troverà una postilla di Massimo Gatta, il quale si sofferma, questa volta, sulla raffinata produzione lughense, considerando la storia degli stampatori Ferretti di Lugo e la stoffa della rilegatura “stampata a mano” dalla ditta Visini di Forlì. Fino all’utilissimo catalogo per immagini delle edizioni Documento relativo all’anno 1944, a cui segue un apparato iconografico.</p>
<p style="text-align: justify">Tutta un destino fu la vita di Federigo (Ghigo) Valli. Un destino impresso anche a livello tipografico se pensiamo alla marca editoriale delle sue edizioni: una mano latina che tiene l’orecchio. Quell&#8217;orecchio che noi abbiamo perduto da tempo.</p>
<address> </address>
<p>&nbsp;</p>
<p>Antonio Castronuovo — Mauro Chiabrando — Massimo Gatta, <em>Federigo (Ghigo) Valli. Un protagonista rimosso dall</em><em>’</em><em>editoria italiana </em><em>del novecento</em>, Macerata, Biblohaus, 2015, pp. 263, ill., Euro 15.</p>
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		<title>LETTERE E MISOGINIA ALL&#8217;UNIVERSITA&#8217; CATTOLICA</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Mar 2015 21:45:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Losi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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		<description><![CDATA[Quanto sono diffusi ancora nel fulgido 2015 la diffidenza e il disprezzo verso le donne? Per lunedì 9 marzo, a Milano, gli studenti dell&#8217;Università Cattolica hanno organizzato un evento dedicato proprio alla misoginia. Si terrà in aula G152, alle 16.30. In opposizione alla frivolezza inconsistente e quasi offensiva della &#8220;Giornata internazionale della Donna&#8221; (domenica 8 marzo), con il suo carico di formalismi e di mimose, quattro docenti dell&#8217;Ateneo sono stati invitati a setacciare la storia della letteratura in cerca di tracce tangibili di questa vena pregiudiziosa che attraverso i secoli (ed ancora oggi, sebbene in forma più velata) ha accompagnato e]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="Q" class="cap"><span>Q</span></span>uanto sono diffusi ancora nel fulgido 2015 la diffidenza e il disprezzo verso le donne? <strong>Per lunedì 9 marzo, a Milano, gli studenti dell&#8217;Università Cattolica hanno organizzato un evento dedicato proprio alla misoginia. Si terrà in aula G152, alle 16.30.</strong> In opposizione alla frivolezza inconsistente e quasi offensiva della &#8220;Giornata internazionale della Donna&#8221; (domenica 8 marzo), con il suo carico di formalismi e di mimose, quattro docenti dell&#8217;Ateneo sono stati invitati a setacciare la storia della letteratura in cerca di tracce tangibili di questa vena pregiudiziosa che attraverso i secoli (ed ancora oggi, sebbene in forma più velata) ha accompagnato e alimentato la discriminazione femminile.</p>
<p style="text-align: justify">La scelta di affrontare tale argomento, così delicato e sempre attuale, da una prospettiva puramente letteraria è stata presa dai rappresentanti degli studenti della Facoltà di Lettere e Filosofia, per evitare derive sociologiche indigeste e discorsi convenzionalmente vittimistici, giocando invece con la rigogliosa tradizione poetica e narrativa che il mondo occidentale ha alle sue spalle. A cercar bene, essa porta visibilmente i segni di quest&#8217;astio ingiustificato e sessista verso le esponenti del &#8220;gentil sesso&#8221;: martoriate di insulti e marginalizzate, oppresse e subordinate dagli uomini per tempi immemorabili. Scambiate come merce, a prescindere dalla loro volontà, nei contratti matrimoniali e vilipese per la loro presunta natura debole e difettosa, a lungo hanno avuto una delle loro poche occasioni di riscatto (?) proprio come oggetto d&#8217;interesse letterario, nella poesia amorosa e nei romanzi. Ma non è della donna angelicata e idealizzata dello Stil Novo (o a quella del Romanticismo) che si parlerà il 9 marzo. Ci si occuperà invece di tutti quei testi che, tra il tragico e l&#8217;ilare, costituiscono una prova del trattamento ingiusto e della pessima considerazione di cui le donne hanno goduto nelle opere di poeti e scrittori famosi, che in questo senso sono stati un po&#8217; la cartina torna sole della sensibilità e degli umori della loro epoca. Rileggere e discutere insieme testi come la Satira delle Donne del lirico greco Semonide Di Amorgo, gli epigrammi sprezzanti di Marziale, i sonetti dell&#8217;Aretino o alcune novelle di Svevo e Pirandello, non può che acuire la conoscenza e ravvivare la consapevolezza di quanto di male è stato fatto e creduto contro le donne, dai cantori dei poemi omerici fino ai giorni nostri (così rumorosamente e ipocritamente progressisti).</p>
<p style="text-align: justify">Sebbene gli intenti dei promotori di questo seminario siano dichiaratamente femministi, ai quattro relatori (quattro istituzioni per la Facoltà di Lettere e Filosofia dell&#8217;Università Cattolica) sarà lasciata piena libertà di esprimere il proprio pensiero, evidenziando e riportando all&#8217;attenzione del pubblico anche indizi discordanti con quanto abbiamo detto appena adesso sulla condizione femminile e sulla tendenza, nella letteratura, a rappresentare le donne in maniera dispregiativa. Al termine dei quattro interventi ci sarà largo spazio per le domande e le osservazioni del pubblico, con cui si spera che si potrà intrattenere un dialogo costruttivo e fecondo.</p>
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		<title>Le 120 giornate di Sodoma</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Jan 2015 16:58:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Camilla Longo Giordani]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[De Sade]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
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		<description><![CDATA[Pasolini e de Sade. O meglio, de Sade e Pasolini. Incuriosita, volli leggere qualcosa del celebre marchese e in biblioteca era disponibile soltanto Le 120 giornate di Sodoma. Dopo la sudata lettura, non ancora paga, decisi di vedere il film fratello diretto da Pasolini nel 1920, Salò o le 120 giornate di Sodoma. Per tutti coloro a cui è mistero, o poco conosciuto, Donatien-Alphonse-François de Sade, meglio noto come Marchese de Sade o il Divin marchese, nasce a Parigi a metà Settecento. Scrittore, poeta, filosofo poliedrico, il Conte da subito si distingue come fervente esponente dell&#8217;ala più estrema del libertinaggio,]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child "><span title="P" class="cap"><span>P</span></span>asolini e de Sade. O meglio, de Sade e Pasolini.<br />
Incuriosita, volli leggere qualcosa del celebre marchese e in biblioteca era disponibile soltanto <strong><em>Le 120 giornate di Sodoma</em></strong>. Dopo la sudata lettura, non ancora paga, decisi di vedere il film fratello diretto da <strong>Pasolini nel 1920, <em>Salò o le 120 giornate di Sodoma</em></strong>.</p>
<p>Per tutti coloro a cui è mistero, o poco conosciuto, Donatien-Alphonse-François de Sade, meglio noto come Marchese de Sade o il Divin marchese, nasce a Parigi a metà Settecento. Scrittore, poeta, filosofo poliedrico, il Conte da subito si distingue come fervente esponente dell&#8217;ala più estrema del libertinaggio, nonché dell&#8217;illuminismo radicale e materialista. Il suo nome, come evidente, sta all&#8217;origine del termine sadismo, in virtù della materia trasgressiva e perversa dei suoi romanzi e dell&#8217;ostinata ricerca del piacere fulcro del suo pensiero filosofico. Macchiatosi di abusi sessuali, violenze, sodomia e con condotta  –vorrei ben dire– non molto decorosa, il Marchese viene rinchiuso in prigione e poi in manicomio, periodo in cui prenderà luce gran parte della sua produzione.<br />
Ma al bando le ciance.</p>
<p>Con un immediato richiamo al <em>Decameron </em>(per quanto riguarda la cornice narrativa e strutturale), si è stagliato sotto i miei occhi un racconto ben oltre ogni limite dell’immaginabile. Dopo un incipit conviviale e comico –anche se a tratti noioso, considerata la prodigalità di particolari dell’autore– il marchese si addentra in una narrazione che si rivela ogni pagina più cruenta e atterrente. Un linguaggio aulico, risonante dà forma, senza tralasciare il minimo particolare, a <strong>svariate pratiche sodomitiche, descrivendo, lungi da qualsiasi censura morale, ogni tipo di mania</strong>: umiliazioni, ignominie, violenze, torture e delitti. I quattro libertini, sprezzanti di ogni religione, di ogni Dio, di ogni legge morale e sociale, si abbandonano a lascivie, orgogliosi della loro condotta.<br />
Le vittime sono sia maschi che femmine, ma la donna è considerata un essere di dignità di gran lunga inferiore rispetto all’uomo: disprezzata soltanto a causa dell’attributo sessuale (guai a mostrare una vagina a un libertino! Solo il deretano verrà apprezzato) e per quelle inclinazioni alla pietà e alla sensibilità proprie del carattere femmineo. Risulta quindi evidente <strong>il carattere maschilista</strong> impresso a tutta la narrazione, carattere che forse risulta ancor più marcato nel film di Pasolini, dove i ragazzi, sin da subito, si fanno coinvolgere dalle infamie dei padroni con manifesto piacere, indossando i panni dei carnefici a meraviglia, mentre le ragazze (con l’unica eccezione delle tre mezzane), rimangono dall’inizio alla fine vittime sofferenti.  –Per un opposto punto di vista rimando alla <em>Venere in Pelliccia </em>di Masoch, dove è la donna a essere padrona e carnefice.–</p>
<p>Definito, prima di romanzo, documento scientifico (svariati psichiatri nel corso della storia hanno attinto, in relazione ai propri studi, a tal scritto), appare ai miei occhi un documento disumano, che, proprio in virtù di tale disumanità, si afferma in tutta la sua umanità: <strong>è messo a nudo e rappresentato tutto ciò che di bestiale l’uomo porta e nasconde dentro di sé</strong>.  –Un richiamo a <em>Lord of the flies</em>: cosa succede se si lasciano dei ragazzini, privi di qualsiasi educazione sociale e culturale, soli in un’isola in preda ai loro istinti primordiali? –<br />
Gli stessi libertini si autodefiniscono anarchici, e quale condizione migliore, nella quale poter sfogare tutte le proprie pulsioni ignobili celate, se non quella di una totale libertà? In realtà i libertini delle regole ce le hanno, ma risultano puramente arbitrarie, fragili e mutevoli.<br />
In <em>Sodoma </em>si va oltre la condizione anarchica che riporta in superficie quell’istintività latente e soffocata dall’involucro sociale: assistiamo <strong>a un elogio, a una sublimazione dell’atroce</strong>: matricidi, incesti e torture; <strong>perché la massima eccitazione dei sensi deriva esclusivamente dal delitto</strong>.<br />
La denuncia sociale diventa centrale nel film pasoliniano e raggiunge il culmine in quelle ultime scene agghiaccianti, che sono nient’altro che lo specchio dei maltrattamenti e torture inflitte nei campi di concentramento  –a tal proposito rimando a un altro celebre film <em>Il portiere di notte</em>, dove il binomio vittima-carnefice è accostato ancora una volta a quello nazista-ebreo –. Anche in de Sade possiamo ritrovare un riflesso della società del tempo: l’uomo posto al centro di tutto, fautore della propria realtà, libero di scegliere e agire è fondamento della visione illuminista settecentesca e, spingendoci oltre, preludio della visione nietzschiana.<br />
Due capolavori dell’arte e della psicologia umana.</p>
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