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	<title>Torquemada &#187; Islam</title>
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	<description>Torquemada è una rivista di inquisizione telematica, uno spazio condiviso dove esprimere il proprio pensiero in modo libero, ben argomentato ma soprattutto incendiario</description>
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		<title> Yemen, o Arabia Felix. Oggi poi non troppo</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Jul 2015 14:46:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Michele Meroni]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Bombe. Di nuovo bombe su Aden, nello Yemen. Ci si era illusi che il cessate il fuoco di cinque giorni  definito a fine maggio avrebbe partorito qualche significativa soluzione politica nell&#8217;ambito di quella che è una delle situazioni più calde dello scacchiere mediorientale. Ad oggi la guerra civile si protrae da settembre, quando il gruppo ribelle Houthi di matrice sciita costrinse il presidente riconosciuto dalla comunità internazionale, &#8216;Abd Rabbih Mansur Hadi al-Hadi, a fuggire dalla capitale Sana&#8217;a e a rifugiarsi nella strategica città di Aden. La presa de facto del potere da parte dei ribelli sciiti, a detta di molti]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="B" class="cap"><span>B</span></span>ombe. Di nuovo bombe su Aden, nello Yemen. Ci si era illusi che il cessate il fuoco di cinque giorni  definito a fine maggio avrebbe partorito qualche significativa soluzione politica nell&#8217;ambito di quella che è una delle situazioni più calde dello scacchiere mediorientale. Ad oggi la guerra civile si protrae da settembre, quando il gruppo ribelle Houthi di matrice sciita costrinse il presidente riconosciuto dalla comunità internazionale, <strong>&#8216;Abd Rabbih Mansur Hadi</strong> <strong>al-Hadi</strong>, a fuggire dalla capitale Sana&#8217;a e a rifugiarsi nella strategica città di Aden. La presa <em>de facto</em> del potere da parte dei ribelli sciiti, a detta di molti e in particolare dell&#8217;Arabia Saudita, supportati militarmente e politicamente dall&#8217;Iran, minaccerebbe il transito del traffico petrolifero nel cruciale stretto di Bal al-Mandab, tra mar Rosso e Oceano Indiano. Per contrastare questa minaccia buona parte del <strong>mondo arabo sunnita</strong>, in particolare nazioni come <strong>Marocco, Egitto, Giordania Sudan più cinque paesi arabi del Golfo</strong>, si è schierata apertamente con l&#8217;ex presidente destituito Hadi contro il nuovo ordine. Da inizio anno i bombardamenti aerei allo scopo di allontanare dalle zone calde e influenti – leggi: la capitale Sana&#8217;a e il porto di Aden – a opera della coalizione di paesi arabi a guida saudita i miliziani Houthi si sono intensificati.</p>
<p style="text-align: center"> <a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/07/Foto1-1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2829" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/07/Foto1-1-300x219.jpg" alt="Foto1 (1)" width="300" height="219" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Perché? Il motivo di un contrasto così deciso all&#8217;avanzata delle milizie sciite Houthi – dal nome del loro fondatore, <strong>Hussein Badr al-Din al-Houthi</strong>, morto nel 2004 in un tentativo di sommossa separatista – è il sospetto da parte dell&#8217;Arabia Saudita che dietro questa offensiva ci sia il grande nemico di Riiad, l&#8217;Iran sciita. Alcune fonti vicine all&#8217;<em>intelligence</em> saudita affermano di aver visto esponenti di spicco delle forze ribelli in visita alla città santa di Qom in Iran. Inoltre si teme per un blocco eventuale dei traffici marittimi petroliferi del <strong>Bal al-Mandab</strong>, con Teheran a giovarsi di un eventuale blocco commerciale. Riiad non vede affatto di buon occhio un&#8217;eventualità di questo genere e sta ammassando a titolo precauzionale 150.000 soldati al confine per tutelarsi.</p>
<p style="text-align: center"> <a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/07/Foto2-1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2830" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/07/Foto2-1-300x173.jpg" alt="Foto2 (1)" width="300" height="173" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Ma perché coinvolgere anche gli altri paesi sunniti? Perché un&#8217;egemonia iraniana forte non è vista di buon occhio questo tipo di movimenti, come l&#8217;<strong>Ansar Allah</strong> (partigiani di Dio) dei ribelli Huthi in Yemen così come si mostrano abbastanza diffidenti delle milizie sciite impiegate in Iraq e in Siria contro l&#8217;IS. Senza dimenticare che anche l&#8217;IS si è affacciato in Yemen e ha colpito il 30 marzo con autobombe moschee accusate di essere affiliate ai ribelli sciiti, considerati eretici, in quanto sciiti, dai seguaci del califfo <strong>Abu Bakr al-Baghdadi</strong>. Bisogna anche tenere a mente che vi sono numerose cellule di <strong>AQAP (<em>Al-Qaeda in the Arabian Peninsula</em>)</strong> attive <em>in loco</em>, anche se opposte alle cellule IS come <em>modus operandi</em> e principi. La situazione yemenita riflette lo stesso caso dell&#8217;Iraq e della Siria, dove le cellule IS si scontrano anche con i miliziani di al-Nusra (Al-Qaeda in Siria e Iraq) oltre che con le forze governative e curde.</p>
<p style="text-align: center"> <a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/07/Foto3.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2831" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/07/Foto3.jpg" alt="Foto3" width="277" height="182" /></a></p>
<p style="text-align: justify">È chiaro che lo Yemen è un laboratorio per la risoluzione della crisi mediorientale tra Iraq e Siria perché è di fondamentale importanza capire come si evolveranno i rapporti tra le potenze di Iran e Arabia Saudita. Un accordo che bilanci le sfere di influenza e porti le due potenze al dialogo piuttosto che allo scontro armato, potrebbe beneficiare anche la <strong>lotta contro l&#8217;IS</strong>, con un impegno congiunto sunnita-sciita che ora è solo allo stato sperimentale in alcune città dell&#8217;Iraq come <strong>Ramadi e Tikrit</strong> ma che potrebbe evolvere in maniera ben più costruttiva se supportata da accordi pacifici e non scontri armati per spartirsi la travagliata area yemenita. Un tempo <strong>Arabia Felix</strong> per i romani, come sarà questa Arabia dipenderà ora da sauditi e iraniani. Dalle cui decisioni -sia detto per inciso – dipenderà anche la sorte di circa <strong>dieci milioni di persone</strong> ridotte nel paese alla fame e sull&#8217;orlo della povertà, che da un eventuale conflitto trarrebbero solo ulteriore miseria.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Sul Feroce Saracino di Pietrangelo Buttafuoco</title>
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		<pubDate>Tue, 26 May 2015 07:34:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea G. G. Parasiliti]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ci fu un tempo in cui, non curante dei controlli degli aereoporti, un cavaliere italiano che poi era un Leporello, una maschera italiota, fottendosene della drammatica scorreggia di stato, su un aereo, divenne turco e napoletano. Ed era Silvio Berlusconi che si arrestò (l’unica possibilità di vederlo arrestato) di fronte a una bella ragazza su un volo civile. La giovane leggeva intensamente un libro d’amore, e chiesto ragguaglio dal Cavaliere sul contenuto del volume, ella gli decantò il romanticismo partenopeo e l’araba impressione virile. E fu così che, per corteggiarla, le si presentò nei panni di Muhammed Esposito. Come Totò,]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " id="yui_3_16_0_1_1432625160995_5490" class="yiv8977973687MsoNormal" style="text-align: justify"><span id="yui_3_16_0_1_1432625160995_5491"><span title="C" class="cap"><span>C</span></span>i fu un tempo in cui, non curante dei controlli degli aereoporti, un cavaliere italiano che poi era un Leporello, una maschera italiota, fottendosene della drammatica scorreggia di stato, su un aereo, divenne turco e napoletano. Ed era Silvio Berlusconi che si arrestò (l’unica possibilità di vederlo arrestato) di fronte a una bella ragazza su un volo civile. La giovane leggeva intensamente un libro d’amore, e chiesto ragguaglio dal Cavaliere sul contenuto del volume, ella gli decantò il romanticismo partenopeo e l’araba impressione virile. E fu così che, per corteggiarla, le si presentò nei panni di Muhammed Esposito. Come Totò, certamente, ma senza le forbici sul Fez, anzì con la scimitarra nelle mutande. </span></p>
<p id="yui_3_16_0_1_1432625160995_5498" class="yiv8977973687MsoNormal" style="text-align: justify"><span id="yui_3_16_0_1_1432625160995_5499">Ma i tempi sono cambiati, agli occhi di chi non vede nell’Esteriore l’Interiore, e rimane ubriacato dalla Molteplicità. Ché i tempi non cambiano. A cambiare, semmai, è il Tempo.</span></p>
<p id="yui_3_16_0_1_1432625160995_5501" class="yiv8977973687MsoNormal" style="text-align: justify"><span id="yui_3_16_0_1_1432625160995_5502">Con <em>il Feroce Saracino, La guerra dell’Islam</em>, Pietrangelo Buttafuoco, che è Giafar al-Siqilli (il Signore si compiaccia di lui), non ha scritto un testo, poi pubblicato da Bompiani a inizio aprile, ma ha seminato. Ed è tutto una semina dell’Ora Ultima, come d’altra parte, lui stesso avverte citando l’hadit del Profeta (su di lui la Pace), apposta come faro e dedica allo stesso tempo, in apertura del volume.</span></p>
<blockquote>
<p id="yui_3_16_0_1_1432625160995_5505" class="yiv8977973687MsoNormal" style="text-align: justify"><em><span id="yui_3_16_0_1_1432625160995_5504">“Se giunge l’Ora e qualcuno ha in mano un seme con l’intenzione di piantarlo, lo faccia”.</span></em></p>
</blockquote>
<p id="yui_3_16_0_1_1432625160995_5507" class="yiv8977973687MsoNormal" style="text-align: justify"><span id="yui_3_16_0_1_1432625160995_5508">Ed è il tempo di Sade, il nostro tempo. L&#8217;Età Oscura, quella in cui c&#8217;è come un impegno di scienza ad architettare la blasfemia. Il tempo in cui &#8220;Achille che umilia il corpo di Ettore trascinandone le spoglie sotto la città di Ilio compie quasi un atto di pietà&#8221; rispetto a ciò che succede, nel nostro tempo. E il sedicente califfo Abu Bakr al-Baghdadi, che si vorrebbe fare erede di Abu Bakr, il primo dei califfi ben guidati, altro non è che un bestemmiatore della clemenza e della misericordia, che sono i primi due attributi di Allah e che troviamo nella prima Sura del Sacro Corano, nell&#8217;al- Fātiḥa, l&#8217;Aprente.</span></p>
<p id="yui_3_16_0_1_1432625160995_5510" class="yiv8977973687MsoNormal" style="text-align: justify"><span id="yui_3_16_0_1_1432625160995_5511">Ora capitò che, aprendosi la porta di un ascensore, un giovane trovò un maestro. Lo Shaykh ‘Abd al-Wāhid Pallavicini, servo dell&#8217;Uno. Il giovane accompagnò, non conoscendolo, l&#8217;anziano in stampelle fino al suo posto, all&#8217;interno di una sala conferenze, nella quale, l&#8217;ospite, assieme a un monsignore e al rabbino di Milano, avrebbe parlato di Abramo, padre comune. Alla fine dell&#8217;incontro, lo Shaykh, si avvicinò, non senza difficoltà, al ragazzo e gli regalò un libro: A Sufi Master&#8217;s Message, In memoriam René Guénon. Il giovane capì.</span></p>
<p id="yui_3_16_0_1_1432625160995_5513" class="yiv8977973687MsoNormal" style="text-align: justify"><span id="yui_3_16_0_1_1432625160995_5514">E in quel libro, scritto da questo barbuto signore, che divenne musulmano il 7 gennaio del 1951, mentre al Cairo si spegneva lo Shaykh Abd al-Wāhid Yahyā, conosciuto più semplicemente col nome di Guénon, per l&#8217;appunto, vi è scritto:</span></p>
<blockquote>
<p id="yui_3_16_0_1_1432625160995_5517" class="yiv8977973687MsoNormal" style="text-align: justify"><em><span id="yui_3_16_0_1_1432625160995_5516">«Per coloro che hanno familiarità con l&#8217;opera degli autori tradizionalisti o perennialisti &#8211; e principalmente con il filosofo francese René Guénon, [&#8230;] la prognosi è che viviamo alla fine di un ciclo temporale conosciuto come Kali Yuga o Età Oscura. Questa diagnosi, spesso contestualizzata nel primordiale ed eterno codice di condotta manifestato allo scaturire di questo ciclo temporale &#8211; il Sanatana Dharma della Tradizione Indù, culmina nella sua espressione equivalente al-Hikmat al-Khalidah o Din al-Qayyimah all&#8217;interno della Tradizione Islamica, l&#8217;ultima tradizione sapienziale rivelata di questo ciclo».</span></em></p>
</blockquote>
<p id="yui_3_16_0_1_1432625160995_5520" class="yiv8977973687MsoNormal" style="text-align: justify"><span id="yui_3_16_0_1_1432625160995_5519"><em>Il Feroce Saracino</em>, certo, nella sua forma esteriore è libro. E come tale ne parliamo. Irresponsabile è l’autore, afferma qualche giorno dopo, l’Elefantino, in un articolo dal titolo <em>Giafar, il Sottomesso</em>. E lo affermò con i più buoni propositi, forse spinto dall’insegnamento del maestro Ibn al Arabī, il quale nel secolo XIII dell’era volgare, nel suo <em>Libro dell’Estinzione nella Contemplazione</em>, scriveva che <em>«[&#8230;] quando ci si ritrova un libro che tratta di una scienza che si ignora e di cui non si è percorso il cammino, è opportuno non aprirlo, riconsegnandolo nelle mani di coloro che sanno, senza sentirsi tenuti a credere o non credere al suo contenuto, o persino a parlarne».</em> Ma il rischio intravisto da Ferrara è presto scongiurato, giacché più volterrianamente possiamo affermare che si possa scrivere di tutto tanto il popolo non legge&#8230; Ché se per sei giorni lavora (chi il lavoro ce l’ha) il settimo lo passa all’osteria. Chi il lavoro non ce l’ha, all&#8217;osteria ci passa tutta la settimana.</span></p>
<p class="yiv8977973687MsoNormal" style="text-align: center"><span id="yui_3_16_0_1_1432625160995_5519"> <img class="alignnone size-medium wp-image-2720" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/Il-feroce-saracino-201x300.png" alt="Il feroce saracino" width="201" height="300" /></span></p>
<p id="yui_3_16_0_1_1432625160995_5522" class="yiv8977973687MsoNormal" style="text-align: justify"><span id="yui_3_16_0_1_1432625160995_5523">Anzi, nei nostri giorni, vi è qualcosa di più tragico e goffo&#8230; I lettori, (li vogliamo chiamare ancora così? o forse sarebbe meglio dire i commentatori di oggi), quelli dei giornali 2.0, si inscrivono perfettamente dentro il paradigma disegnato da Geert Lovink, il design dell’interazione nei blog e nei social network, secondo il quale <em>«nella nostra era dell’autorappresentazione, spesso i commenti non hanno un legame diretto con il testo e l’opera d’arte in questione. L’atto di rispondere non cerca il dialogo con l’autore [&#8230;] Con un misto di espressioni gergali, slogan tipo inserzioni pubblicitarie e giudizi incompiuti, gli utenti mettono insieme frasi e battute ascoltate o lette in giro. Chiacchiericcio non è il termine giusto. Quel che prende forma è il disperato tentativo di essere ascoltati, di avere un impatto e di lasciare un segno».</em></span></p>
<p class="yiv8977973687MsoNormal" style="text-align: justify">E dimostrazione eloquente di ciò, sono quei chiosatori, interpreti e postillatori, che attaccarono il Feroce Saracino sul Foglio, pur ammettendo di non averlo mai letto.</p>
<p id="yui_3_16_0_1_1432625160995_5531" class="yiv8977973687MsoNormal" style="text-align: justify"><span id="yui_3_16_0_1_1432625160995_5530">Certo, qualcuno potrebbe ricordarci di Nanà, di Leonardo Sciascia, il quale parlando del pittore del Diavolo con gli Occhiali di Todo Modo, avvertiva bene che di uno che si chiama Buttafuoco non bisogna fidarsi mai, che lo stesso nome è impostura per definizione, dai tempi di Andreuccio da Perugia. Ma noi non diamo credito a Buttafuoco, ci mancherebbe, ma a Giafar, il siciliano.</span></p>
<p id="yui_3_16_0_1_1432625160995_5528" class="yiv8977973687MsoNormal" style="text-align: justify"><span id="yui_3_16_0_1_1432625160995_5527">E Giafar è memore, come chi scrive, della geografia di al-Idrisi, ché passeggiavamo assieme, un tempo, in quel granaio divenuto giardino d’agrumi ornamentali, ed è forse anche lui convinto, contrariamente a Nanà, che il Padreterno non ci avesse voluto fregare facendoci nascere sull’Isola. Ma forse, quello che scrisse Sciascia in <em>Nero su nero</em>, valeva l’altrieri, non oggi, ché se un siciliano si riappropria della propria essenza è bello e pronto per vivere nel Caos del mondo contemporaneo, nel post moderno, nel villaggio globale, e trova le coordinate spazio-temporali assai più facilmente del Duca d’Auge di Queneau, il quale, mischino, si svegliava al mattino e, se non si metteva in cima al suo torrione, non sapeva in che secolo fosse. Poiché, in fondo, la nostra Siqilliyya, villaggio globale lo è sempre stato. E Giufà, minchione com’è, ne è testimonianza, che ce lo ritroviamo pure in Turchia e nei Balcani. </span></p>
<p id="yui_3_16_0_1_1432625160995_5525" class="yiv8977973687MsoNormal" style="text-align: justify"><span id="yui_3_16_0_1_1432625160995_5524">E quindi la Sicilia come teatro galleggiante, e come metafora del mondo, è sempre viva e continua, inconsapevolmente, a rappresentarsi. Perché il teatro, direbbe Carmelo Bene, non sa che cos’è il teatro. E forse questo ha concorso, più volte, nel far scrivere il nostro Giafar al modo del Teatro dei Pupi, oggi come ieri, dalle Uova del Drago alla Buttanissima Sicilia. </span></p>
<p class="yiv8977973687MsoNormal" style="text-align: justify">Quando scrive Giafar, è più dolce dello zucchero e più amaro del fiele, e sarà forse l’ascendenza Sufi a dare alla sua persona, e alla sua scrittura questo connotato. Potremmo ricordare infatti quello che scriveva Al-Arabī ad-Darqāwī, del suo maestro ’Alì al-Jamal:</p>
<blockquote>
<p class="yiv8977973687MsoNormal" style="text-align: justify"><em>«Era a un tempo sconfinato e angusto, dolce e rude, forte e debole, ricco e povero; era un oceano senza sponde».</em></p>
</blockquote>
<p id="yui_3_16_0_1_1432625160995_5538" class="yiv8977973687MsoNormal" style="text-align: justify">E Giafar, il mare e l’oceano li conosce bene, che si è fatto erede di quel messinese che si fece turco, quello del Lupo e la luna, uno dei pochissimi esempi di uomini di mare siciliani ricordati da Sciascia, nel suo <em>Rapporto sulle coste dell’Isola</em>. Mentre i siciliani, e pian piano, anche gli italioti e via via l’Occidente tutto, ché anche l’acqua come le palme va sempre salendo, quando si trovano di fronte al mare, non vedono il mare eterno, colore del vino e del sangue, ma la sabbia. E non è quella del deserto, popolato dai demoni, ma quella dei castelli dei fanciulli, nella quale nascondere la testa.</p>
<p class="yiv8977973687MsoNormal" style="text-align: center">
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		<pubDate>Mon, 16 Mar 2015 12:08:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Losi]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando l’Agnello aprì il sesto sigillo, vidi che vi fu un violento terremoto. Il sole divenne nero come sacco di crine, la luna diventò tutta simile al sangue, le stelle del cielo si abbatterono sopra la terra, come quando un fico, sbattuto dalla bufera, lascia cadere i fichi immaturi. (Ap 6, 12-13) Non sarà un incontro preparatorio al Giorno del Giudizio, né un noioso consesso di accademici che discutono di temi invecchiati male, in un&#8217;aula polverosa, in un pomeriggio uggioso di Milano. La conferenza di oggi all&#8217;Università Cattolica (aula G025), organizzata dagli studenti della Facoltà di Lettere e Filosofia per]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right"><em>Quando l’Agnello aprì il sesto sigillo, vidi che vi fu un violento terremoto. Il sole divenne nero come sacco di crine, la luna diventò tutta simile al sangue, le stelle del cielo si abbatterono sopra la terra, come quando un fico, sbattuto dalla bufera, lascia cadere i fichi immaturi. (Ap 6, 12-13)</em></p>
<p style="text-align: left">Non sarà un incontro preparatorio al Giorno del Giudizio, né un noioso consesso di accademici che discutono di temi invecchiati male, in un&#8217;aula polverosa, in un pomeriggio uggioso di Milano. La conferenza di oggi all&#8217;Università Cattolica (aula G025), organizzata dagli studenti della Facoltà di Lettere e Filosofia per le 16.30, sarà dedicata al tema dell&#8217;Apocalisse: la fine dei tempi, attesa spasmodicamente, temuta ed invocata per secoli da miriadi di fedeli di tutte le religioni. Nel giudaismo come nel cristianesimo, nell&#8217;islam come nella cultura secolarizzata dei giorni nostri, è sempre stata presente l&#8217;idea fascinosa e conturbante dell&#8217;irrompere improvviso e perentorio di un evento messianico, come un cuneo che recida dolorosamente il nastro del tempo su cui poggiano le nostre vite e divelga alle basi i suoi supporti. Nelle parole minacciose e sublimi di Giovanni il Battista, negli annunci accorati del Profeta meccano, che anticipava la venuta dell&#8217;Ora con la poesia delle sue sure, nei versi contorti e mozzafiato di T.S.Eliot (<em>This is the way the world ends, not with a bang but a whimper</em>) e infine nelle paludi orrorifiche del Vietnam in <em>Apocalypse Now</em>, fin dentro le stanze del Colonnello Kurtz, quest&#8217;ansia spasmodica non ha mai abbandonato uomini e donne che portavano con sé, come una piaga ulcerosa, la convinzione di trovarsi in un mondo che era prossimo al collasso.</p>
<p style="text-align: left"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/apocalisse1.jpg"><img class="size-medium wp-image-2093 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/apocalisse1-217x300.jpg" alt="apocalisse1" width="217" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: left">
<p style="text-align: left">L&#8217;apocalittica (sia nel senso etimologico di &#8220;rivelazione&#8221; o &#8220;disvelamento&#8221;, sia in quello attuale di accadimento catastrofico) travalica ampiamente la categoria della religione e avanza prepotente nella storia svincolata (almeno apparentemente) dalle pastoie della teologia, man mano che i suoi concetti e le sue forme assumono vita propria in campi diversi, che vanno dalla filosofia politica alla cultura popolare. La stella Assenzio che nell&#8217;Apocalisse giovannea precipita dal cielo e ammorba tutte le acque ritorna icasticamente nel XX secolo come un ordigno nucleare, che calato artificiosamente dall&#8217;alto, devasta i paesaggi e annichilisce l&#8217;esistente. La crisi ecologica verso cui la modernità va marciando a tappe forzate e la massificazione della società ha prodotto fenomeni inconsci di isteria collettiva e cattiva coscienza, che a loro volta hanno prodotto tutta quella sotto-cultura che spazia dai film di zombie a quelli più maestosi, sempre americani, di ambientazione appunto apocalittica o post-apocalittica (se ne potrebbero citare moltissimi solo negli ultimi anni). Per fare un altro esempio di questa evasione in territori nuovi del concetto di apocalisse, che senza perdere la sua matrice inequivocabilmente teologica si fa ancora più interessante, esso è stato declinato di recente in termini anti-politici e anti-sociali dallo studioso e attivista gay Lorenzo Bernini, nel suo libro <em>Apocalisse queer</em>, dove auspica un rovesciamento radicale della civiltà perbenista a partire da un sconvolgimento della morale sessuale.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/apocalisse2.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2094" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/apocalisse2-235x300.jpg" alt="apocalisse2" width="235" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: left">Sono quattro i relatori che interverranno al seminario di oggi, intitolato <em>Tempi Ultimi: apocalissi tra iconografia e politica</em>. Si tratta di quattro dottorandi, che presenteranno ciascuno (sul modello anglosassone delle PhD Conference, così poco diffuso nel bel paese) un proprio progetto di ricerca legato all&#8217;argomento. Ad ascoltarli e a discutere con loro ci saranno, oltre al pubblico consueto di studenti e di curiosi, alcuni docenti del Dipartimento di Scienze Religiose, a partire dal suo Direttore, il Professor Gian Luca Potestà (che è certamente un&#8217;autorità in materia di profezie medievali e millenarismo). Ecco chi sono, e di cosa parleranno, questi quattro relatori (quattro come i cavalieri dell&#8217;Apocalisse). Per prima Celeste Valenti si occuperà del libro biblico di Daniele, in particolare dell&#8217;episodio dei tre giovani ebrei che il babilonese Nabucodonosor fa gettare nella fornace e che grazie all&#8217;intervento divino rimangono miracolosamente indenni. Questo episodio, che in passato solitamente non è stato letto in chiave escatologica, in virtù di un&#8217;analisi comparativa delle fonti letterarie e iconografiche (soprattutto quelle paleo-cristiane), può essere interpretato come un&#8217;allegoria di quel periodo di patimento che l&#8217;umanità dovrà soffrire nel momento del Giudizio finale, in cui i giusti però saranno risparmiati. Seconda parlerà la mai abbastanza lodata Rebecca Carnevali, dottoranda al Warburg Institute di Londra, esperta di oracoli e astrologia rinascimentale, sacerdotessa e pizia di professione, che esaminerà le illustrazioni relative alla figura dell&#8217;Anticristo nel Vaso di Verità (1957) di Alessio Porro, e tratterà del rinnovato interesse per la tematica escatologica nell&#8217;editoria veneziana alla fine del &#8216;500. Terzo, Francesco Morello, uomo divino, si dedicherà alla presenza sotterranea nel pensiero marxista di schemi propriamente apocalittici e in particolare della Tesi di Filosofia della Storia in Angelus Novus, l&#8217;opera del grande pensatore e critico letterario tedesco Walter Benjamin. Infine, ultimo ma non da meno, toccherà all&#8217;arabista Antonio Cuciniello mostrare alcuni pamphlet che ha collezionato al Cairo nei primi anni 2000, che raffigurano la fine dei tempi e la venuta dell&#8217;Anticristo (con Gog, Magog, George Bush e Ariel Sharon compagni di merenda). A prescindere dalla fine imminente, dai calcoli di Nostradamus e dal calendario Maya, questa conferenza sull&#8217;apocalittica merita di essere ascoltata.</p>
<p style="text-align: left">
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		<title>Solo i paesi islamici possono sconfiggere l&#8217;IS. Ecco perché</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Mar 2015 14:41:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Michele Meroni]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le rappresaglie più decise, dure e rapide contro l&#8217;uccisione di ostaggi da parte dell&#8217;IS sono arrivate dai paesi musulmani. Non dagli Stati Uniti, né da alcuna nazione europea. L&#8217;uccisione del pilota giordano Muath al-Kasasbeh e la decapitazione di ventuno lavoratori egiziani copti presenti in Libia non sono passate impunite. I governi di Amman e del Cairo si sono mostrati risoluti nell&#8217;attuare la rappresaglia a fronte della sorte toccata ai propri cittadini. Nel giro di poche ore bombardieri e caccia sono decollati dall&#8217;Egitto e dalla Giordania alla volta di Libia e Siria dove hanno bombardato installazioni militari dei jihadisti dello Stato]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="L" class="cap"><span>L</span></span>e rappresaglie più decise, dure e rapide contro l&#8217;uccisione di ostaggi da parte dell&#8217;IS sono arrivate dai paesi musulmani. Non dagli Stati Uniti, né da alcuna nazione europea. L&#8217;uccisione del pilota giordano <strong>Muath al-Kasasbeh</strong> e la decapitazione di ventuno lavoratori egiziani <strong>copti</strong> presenti in Libia non sono passate impunite. I governi di Amman e del Cairo si sono mostrati risoluti nell&#8217;attuare la rappresaglia a fronte della sorte toccata ai propri cittadini. Nel giro di poche ore bombardieri e caccia sono decollati dall&#8217;<strong>Egitto</strong> e dalla <strong>Giordania</strong> alla volta di Libia e Siria dove hanno bombardato installazioni militari dei jihadisti dello Stato Islamico. Forze speciali egiziane hanno attaccato direttamente miliziani dell&#8217;IS, facendo morti e prigionieri. Il medesimo intervento di forze speciali è stato minacciato dalla Giordania. Nei paesi arabi come mai da mesi a questa parte nella lotta all&#8217;<strong>IS</strong> si sono levate forti e nette voci a condanna dei jihadisti. Il rettore dell&#8217;<strong>Università di Al-Azhar</strong> del Cairo, una delle massime autorità del mondo musulmano sunnita, ha parlato di <strong>“crocifissione, decapitazione e mutilazione”</strong> quale esemplare punizione per i miliziani dell&#8217;IS.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/Foto_1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1983" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/Foto_1-300x200.jpg" alt="Foto_1" width="300" height="200" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Se in un primo momento erano i paesi occidentali a perseguire una politica che contemplasse anche l&#8217;opzione militare, ora sono i <strong>paesi musulmani</strong> in quanto coinvolti direttamente dalla morte di loro connazionali, a prendere l<strong>&#8216;iniziativa in campo militare</strong> e a invocare a gran voce <strong>vendetta</strong> contro gli assassini. E se un&#8217;iniziativa militare decisa e una aperta <strong>condanna</strong> nei confronti dell&#8217;IS arrivano da paesi esponenti di quella religione stessa che i miliziani si vantano di professare e porre a fondamento delle loro azioni, allora la carica ideologica che colpisce lo Stato Islamico è di <strong>peso specifico molto superiore alle bombe</strong> sganciate da qualsiasi aereo della coalizione a <strong>guida occidentale</strong>. La guerra impostata dall&#8217;IS è ideologica, proprio come ideologica è la denominazione dello stato, che si auto-definisce fondato sui precetti della religione islamica e fa della propaganda mediante audio- e video-messaggi il fulcro della sua azione. Un&#8217;azione fortemente mediatica, cui una risposta altrettanto mediatica (vedi <strong>re Abdullah di Giordania</strong>, fotografato in assetto di guerra e alla guida dei bombardamenti contro l&#8217;IS), condita da uno stroncamento da autorevoli esponenti dell&#8217;Islam può infliggere un duro colpo nel breve termine.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/Foto_2.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1984" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/Foto_2-300x290.jpg" alt="Foto_2" width="300" height="290" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Ma nel<strong> medio e lungo termine</strong>? È lecito domandarsi se i governi di Giordania ed Egitto perseguiranno in maniera sistematica la lotta allo stato islamico o si limiteranno ad una rappresaglia di <strong>forte impatto mediatico</strong> ma di <strong>scarsa efficacia a lungo termine</strong>. La forte delegittimazione subita dallo Stato Islamico agli occhi del mondo musulmano fa pensare come un <strong>coinvolgimento sistematico dei paesi musulmani</strong> possa costituire la chiave di volta per una svolta nel conflitto mediorientale. Per sradicare l&#8217;opinione che siano solo i civilizzati paesi occidentali a poter affrontare, colpire e sconfiggere la barbarie che caratterizza lo Stato Islamico. Per eliminare la convinzione che lo Stato Islamico abbia in realtà un qualche legame fondato con l&#8217;Islam o che sia peggio ancora legittimato dal mondo musulmano e dalle sue massime autorità e governi.</p>
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		<title>Meglio insicuri che mal governati. Entra in vigore il d.l. 7/2015, cd. “pacchetto antiterrorismo”</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Feb 2015 17:12:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Carlino]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nihil novi sub sole: ci risiamo con la lotta transnazionale al terrorismo che tocca – tanto la lotta quanto il terrorismo – tutti i paesi a rischio per via del loro garibaldino bellicismo nordafricano e mediorientale. Come reagisce la gioventù europea? Forse con una cameratesca levata di scudi, inorridita facendo quadrato contro il nero straniero? Non proprio: i giovani – e già che siamo pochi rispetto alla popolazione complessiva – scappano in numero sempre più consistente, diretti verso quei teatri di guerra che oramai definiscono i confini. Fonti di intelligence parlano di circa 3400 occidentali nello scenario siriano. Sono i]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><i><span title="N" class="cap"><span>N</span></span>ihil novi sub sole</i>: ci risiamo con la lotta transnazionale al terrorismo che tocca – tanto la lotta quanto il terrorismo – tutti i paesi a rischio per via del loro garibaldino bellicismo nordafricano e mediorientale. Come reagisce la gioventù europea? Forse con una cameratesca levata di scudi, inorridita facendo quadrato contro il nero straniero? Non proprio: i giovani – e già che siamo pochi rispetto alla popolazione complessiva – scappano in numero sempre più consistente, diretti verso quei teatri di guerra che oramai definiscono i confini. Fonti di <i>intelligence</i> parlano di circa 3400 occidentali nello scenario siriano. Sono i <i>foreign fighters</i>.</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif">Poco tempo addietro, auspicavo in altra sede la diffusione di una “conoscenza laica” delle categorie basilari, dei principi del diritto penale; strumento così onnipresente nella decisioni pubbliche di ogni giorno. Su questa falsariga, dunque, chiediamoci: come è intervenuto il Governo (<i>giammai</i> il pachidermico Parlamento)? Avete indovinato: con il diritto penale, chiaramente! Poche ciance sulle cause a monte di questa inquietante fuga di giovani che rinnegano il benessere e lo sviluppo (<i>giammai</i> il pachidermico progresso) per cui le leadership dicono di adoprarsi: il dato c’è, il processo è in corso e occorre affrontarlo con fermezza così da, citando l’Alfano della conferenza stampa, <i>“rendere l&#8217;Italia un posto sicuro nel quale vivere sereni”</i>. Intendiamoci: anche dal punto di vista del rischio per l’ordine e l’incolumità pubblici, il fenomeno rileva per il suo valore simbolico, per il <i>rischio</i> che incarna in termini di percezione soggettiva ben più e ben prima che per la sua effettiva attitudine lesiva: d’altro canto, oramai accettata e persino perseguita la demolizione dello stato sociale, il profondo senso di inquieta insicurezza che s’ingenera è accettato come un dato ineluttabile; in nessun modo la politica ardisce di problematizzarlo come <i>“null’altro che il modo in cui socialmente sono costruiti, nella realtà e nell’immaginario collettivo, i problemi conseguenti ai processi di trasformazione propri della globalizzazione e della crisi delle politiche di </i>welfare<i>”</i>: semplicemente una visione culturalista dell’insicurezza ben espressa nelle parole di M. Pavarini in <i>Sicurezza e diritto penale</i><a class="sdfootnoteanc" href="#sdfootnote1sym" name="sdfootnote1anc"><sup>1</sup></a>; una visione che resta chiaramente aliena ai responsabili della nostra… sicurezza. </span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif">La dinamica, per il resto, è semplice: l’accademia riflette e la politica criminalizza; individua il nemico e fa belle conferenze stampa in cui la guerra – giuridica, certamente, ma forse proprio per questo ben più sottile e incisiva perché divien parte del nostro stesso tessuto ordinamentale – vien dichiarata per decreto governativo, in spregio alla esclusiva competenza parlamentare riconosciuta dall’art. 78 della Costituzione! Si badi, non si sta esagerando: la teoria del <i><b>“diritto penale del nemico”</b></i><i> </i>esiste, porta la firma di Gunther Jakobs e professa una radicale <i>capitis deminutio</i> (roba arcaica, sì, di epoca romana: quando ancora non c’erano le costituzioni) della “non-persona” che si opponga all’ordinamento, per ciò estromessa dal circuito delle garanzie costituzionali. L’amministrativizzazione dei provvedimenti limitativi della libertà personale – vedi CIE – ne è una plausibile manifestazione. Ma anche l’attribuzione a prefetti e questori del potere di ritirare il passaporto o di oscurare siti internet, come sta accadendo in Germania, Francia e – con alcune garanzie in più – da noi, incarna l’introduzione legale di limitazioni a libertà fondamentali come quella di movimento o di parola.</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif">E qui entriamo nel merito del recentissimo provvedimento: approvato per decreto legge (lo so che è una notazione ormai dal sapore <i>vintage</i> ma ci tengo ancora e soprattutto nel penale, che ci volete fare?), esso principalmente:</span></p>
<ul style="text-align: justify">
<li><span style="font-family: Arial, sans-serif">Istituisce, dopo tanto parlare, la Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo (per inciso: in quattordici anni di guerra al terrore, non un attentato sul suolo patrio);</span></li>
<li><span style="font-family: Arial, sans-serif">attribuisce ai questori il potere, soggetto a convalida del giudice, di disporre il ritiro del passaporto qualora sia richiesta la misura della sorveglianza speciale;</span></li>
<li><span style="font-family: Arial, sans-serif">prevede che il Pubblico Ministero che procede per reati di terrorismo possa disporre l’oscuramento di siti internet o la rimozione di contenuti sensibili (non è chiaro se si richiede anche qui la convalida giudiziale);</span></li>
<li><span style="font-family: Arial, sans-serif">crea un inquietante canale di accesso degli 007 ai detenuti, <i>“al solo fine di acquisire informazioni per la prevenzione di delitti con finalità terroristica di matrice internazionale”</i>: va da sé che – ottenuta l’autorizzazione dal procuratore generale che ne vaglia gli stringenti requisiti – nessuna garanzia è prevista per il detenuto, durante lo svolgimento del colloquio;</span></li>
<li><span style="font-family: Arial, sans-serif">aggrava a spron battuto tutte le condotte di istigazione e propaganda condotte per via telematica (come se non fosse effettivamente l’unica, di via);</span></li>
<li><span style="font-family: Arial, sans-serif">criminalizza ulteriormente, spingendo il maglio penale non già soltanto al reclutatore di combattenti, ma anche ora al reclutato (<i>nemico</i> in sé e per sé), alla singolare figura dell’”organizzatore di viaggi” e soprattutto al cosiddetto “<i>lupo solitario”</i> (art. 270 <i>quinquies </i>c.p.), definito come la <i>«</i><i><b>persona che avendo acquisito, anche autonomamente, le istruzioni per il compimento degli atti di cui al primo periodo </b></i>(atti in senso lato destabilizzanti con finalità di terrorismo, ndr)<i><b>, pone in essere comportamenti finalizzati alla commissione delle condotte di cui all&#8217;articolo 270-sexies</b></i><i>»</i>.</span></li>
</ul>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif">Si nota subito che con quest’ultima previsione il fondamentale principio di tassatività – quello che impone una tipizzazione stringente, inequivocabile della fattispecie, così da contenere la repressione e l’arbitrio giudiziale – è completamente obliterato: è meritoria di condanna, infatti, la persona che ha allo stato semplicemente acquisito delle istruzioni, anche per i fatti propri, riguardo al compimento di atti riconducibili a una nozione alquanto lata di destabilizzazione e che semplicemente pone in essere delle non specificate condotte a loro volta meramente “finalizzate al” (e non “consistenti nel”) compimento – solo proprio? O anche altrui? – di atti di terrorismo (ai sensi del vago art. 270 <i>sexies</i>). Siamo all’<i>open-end festival</i> del terrore!</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif">La “razionalità rispetto allo scopo” di tutto questo? Poca, se si condivide l’assunto della psicoterapeuta dott.ssa Margherita Spagnuolo Lobb che <i>&#8220;non basta dichiarare reato l&#8217;arruolamento con i jihadisti: dobbiamo essere capaci di far vedere ai nostri ragazzi un valore alternativo a tutto ciò che l&#8217;Islam propone&#8221;</i>; molta, se invece si pensa a quanto ben si presti la lombrosiana fisiognomica di Alfano alla presentazione di un provvedimento sterilmente securitario.</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif">P.S.: il decreto attua la risoluzione ONU 2178/2014 che condanna l’estremismo islamico e terrorista e, per la prima volta, anche il fenomeno dei “<i>foreign fighters”</i>: questi, in soldoni, vengon definiti come individui che espatriano per dedicarsi al terrorismo. Il punto è che, come ci ricorda il politologo francese Eric Rouleau, quello di “terrorismo” (a differenza di quello di “guerra”) è un concetto che la comunità internazionale non è riuscita a definire; fondamentalmente per la semplice ragione che ognuno è terrorista di qualcun altro. Visto che riesce ad esserlo di qualcuno di noi, è proprio così difficile pensare che l’Occidente lo sia dell’Islam? Cambierebbero un sacco di cose, a riconoscere l’alterità.</span></p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">
<div id="sdfootnote1">
<p><a class="sdfootnotesym" href="#sdfootnote1anc" name="sdfootnote1sym">1</a> Bologna, 2011.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
]]></content:encoded>
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		<title>Je ne suis pas Charlie!</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Feb 2015 08:30:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Virga]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Spesso e volentieri, ci sono cose che vanno dette, anche se risultano sgradevoli o scomode. Nessuna solidarietà alla redazione di Charlie Hebdo, colpita da un violento attentato terroristico, che è costato la vita a 12 persone e ha lasciato ferite altre 11. Nel migliore dei casi, saremmo ipocriti, a solidarizzare con chi ha più volte offeso deliberatamente Dio e la fede cattolica. Nel peggiore dei casi, faremmo la figura della vecchia e gloriosa Cattedrale di Notre Dame de Paris, ridottasi a suonare le campane per solidarietà verso coloro che l’avrebbero volentieri ridotta a granaio. Chiariamo prima un punto: quando Nostro]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " align="JUSTIFY"><span title="S" class="cap"><span>S</span></span>pesso e volentieri, <strong>ci sono cose che vanno dette, anche se risultano sgradevoli o scomode</strong>. <strong>Nessuna solidarietà alla redazione di Charlie Hebdo, colpita da un violento attentato terroristico</strong>, che è costato la vita a 12 persone e ha lasciato ferite altre 11. Nel migliore dei casi, saremmo ipocriti, a solidarizzare con chi ha più volte offeso deliberatamente Dio e la fede cattolica. Nel peggiore dei casi, <strong>faremmo la figura della vecchia e gloriosa Cattedrale di Notre Dame de Paris, ridottasi a suonare le campane per solidarietà verso coloro che l’avrebbero volentieri ridotta a granaio.</strong></p>
<p align="JUSTIFY">Chiariamo prima un punto: quando Nostro Signore parlava di amare i propri nemici, si riferiva alle persone. E<strong> noi non possiamo che deplorare l’assassinio a sangue freddo di dodici esseri umani, che non hanno avuto il tempo di ravvedersi dei propri errori, né di risponderne davanti ad un tribunale terreno. Al tempo stesso, nessuna pietà dobbiamo verso l’istituzione, e nessuna giustificazione verso la loro condotta.</strong> Se i terroristi si fossero limitati a distruggere la redazione, rendendone impossibile il lavoro, senza cagionare danno alle persone, allora non avremmo potuto che approvare, anche moralmente, il loro gesto. Lo stesso vale nel caso di altre strutture di peccato, a partire dalle cliniche dove si pratica l’aborto. Tuttavia, <strong>non tutti sono tolleranti come i cattolici.</strong></p>
<p style="text-align: center" align="JUSTIFY"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/charlie-hebdo-021.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1576" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/charlie-hebdo-021-247x300.jpg" alt="charlie-hebdo-021" width="247" height="300" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">Intanto si è scatenata la ridda dei complottari vari, che vedono in qualsiasi azione, fosse anche l’opera di un folle isolato, chissà quali oscure trame. È pieno così, del resto, di poteri occulti che vorrebbero favorire il nazionalismo e l’avversione per la società multiculturale in Europa! <strong>È piuttosto vero che il fondamentalismo e il terrorismo islamico esistono anche nel nostro continente</strong>, come testimoniano centinaia, se non migliaia, di <strong>volontari partiti per ingrossare le fila dello Stato Islamico</strong>, o anche attentati come <strong>l’assassinio di Theo Van Gogh</strong>. Né potrebbe essere altrimenti, visto che<strong> gli Stati europei chiudono tutti e due gli occhi sui finanziamenti degli sceicchi del Golfo alle moschee e ai predicatori islamisti</strong>. Sia mai, del resto, che vengano meno gli affari con questi beduini arricchiti grazie al petrolio!</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>Esiste anche, d’altra parte, un’islamofobia becera e ignorante che si presta magistralmente alle strumentalizzazioni imperialiste, in particolar luogo sioniste; un’islamofobia la cui matrice è in ampia parte liberale e libertaria, dunque da respingere</strong>, anche quando si veste di patriottismo.<strong> L’islam dà fastidio principalmente perché insiste nel ribadire la preminenza di Dio rispetto all’uomo.</strong> È una lezione che molti cristiani, o presunti tali, paiono aver dimenticato. <strong>Tutti, invece, ora, bruciano incenso a idoli come la libertà d’espressione e la laicità, trascurando la schifosa ipocrisia con cui questi “valori” sono applicati e difesi in Francia e nel resto d’Europa.</strong></p>
<p align="JUSTIFY">Un colosso della filosofia politica novecentesca come <strong>Schmitt</strong> resta ignorato, ovvero si ignorano bellamente quali siano i propri nemici e i propri amici. <strong>Questo vale prima di tutto per i “nazionalisti” e per i “cattolici”. Eccoli che esprimono solidarietà non tanto verso le vittime, quanto verso il periodico in sé, e si riempiono la bocca di espressioni quali “libertà di stampa”. Questi utili idioti, dal Front alla Lega, dimenticano che quella stessa stampa li ha sempre attaccati, insultati, offesi e vilipesi, ben oltre la legittima critica e discussione delle idee! Essi dimenticano che nella Francia che si batte il petto per Charlie Hebdo, intere categorie di persone, bollate con nomi d’infamia: “razzisti”, “negazionisti”, “omofobi”, “antisemiti”, sono escluse dal godere di questa libertà!</strong></p>
<p align="JUSTIFY">Questa è la libertà di espressione che i cialtroni della destra populista, baciando le mani che li schiaffeggiano, difendono: <strong>se sostieni che il matrimonio è tra un uomo e una donna, sei un pericoloso intollerante da rinchiudere; se bestemmi ripetutamente a mezzo stampa, offendendo Dio e miliardi di credenti, sei un martire del libero pensiero.</strong> E naturalmente, per loro, il pericolo è l’islam, non questo <strong>totalitarismo del politicamente corretto di stampo individualista-progressista</strong>. Eppure non solo non hanno il coraggio per dire la verità, ma non di rado non ne hanno nemmeno gli strumenti, tanto sono culturalmente subordinati.</p>
<p style="text-align: center" align="JUSTIFY"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/gty_charlie_hebdo_cover_wy_150107_16x9_992.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1578" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/gty_charlie_hebdo_cover_wy_150107_16x9_992-300x168.jpg" alt="gty_charlie_hebdo_cover_wy_150107_16x9_992" width="300" height="168" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">La libertà di espressione è sacrosanta per le questioni mondane, dove invece è spesso limitata da leggi, codici espressivi, galatei e altri legacci. <strong>Chi di noi si sente libero di esprimere il proprio parere con il proprio datore di lavoro? E che dire delle varie leggi e leggine Scelba, Mancino, Gayssot, del vilipendio alle cariche dello Stato, ecc. ? Viceversa, in ambito religioso, vige la piena licenza di diffondere ogni sorta di oscenità e di blasfemie.</strong> Tale è l’inversione satanica dei valori che domina la nostra società. <strong>Eppure, la democrazia ateniese, tanto spesso esaltata a radice dell’Occidente, a fianco della parrhesía (libertà di parola) puniva l’empietà con la morte.</strong> Anche coloro che in Dio non credono, dovrebbero nondimeno evitare di offendere il Sacro e la Divinità, per rispetto a coloro che vi credono e per i quali costituisce una parte intima e fondamentale della loro vita. Invece, nel caso di Charlie Hebdo, in sé solo la punta di un iceberg, la bestemmia è impugnata come esempio di satira e libertà di pensiero.</p>
<p align="JUSTIFY">Immaginiamo il caso di uno che sia solito dare del “figlio di puttana” ai suoi interlocutori. Noi potremmo anche lasciar passare in cavalleria, ma sicuramente non ci stupiremmo, se un altro rispondesse prendendolo a ceffoni, e tantomeno lo difenderemmo. Ecco, lo stesso, mutatis mutandis, può essere detto di Charlie Hebdo. Il sangue delle vittime ricade piuttosto su chi ha scelleratamente provocato una reazione tanto violenta, e magari ora si batte il petto fingendosi perseguitato. <strong>Ebbene, gli sia data ragione, una buona volta! Si torni – come avviene in ogni Paese dabbene, non solo religioso, ma anche laico – a punire la blasfemia</strong>, e tanto più quando questa non è semplicemente uno sfogo verbale, ma piuttosto è rivendicata come forma d’espressione culturale e sociale. <strong>È semplicemente una questione di civiltà e rispetto.</strong></p>
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		<title>La jihad anti-istruzione di Boko Haram</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Feb 2015 12:00:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Michele Meroni]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Venite a scuola solo per prostituirvi. Quindi cosa ci fate ancora qui, a scuola? È il 14 aprile a Chibok, una piccola cittadina nella provincia di Borno, nel nord-est della Nigeria. A parlare sono i guerriglieri di Boko Haram alle oltre 200 studentesse appena prese in ostaggio. Oggigiorno non si sa molto di più sulla loro sorte, solo che alcune coraggiose – circa una quarantina &#8211; sono riuscite a scappare saltando dai camion dove erano state caricate per essere portate chissà dove ed essere oggetto di chissà quale destino. “Le venderemo e le faremo sposare” ha candidamente osservato il leader]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><em><span title="V" class="cap"><span>V</span></span>enite a scuola solo per prostituirvi. Quindi cosa ci fate ancora qui, a scuola?</em> È il 14 aprile a <strong>Chibok</strong>, una piccola cittadina nella provincia di Borno, <strong>nel nord-est della Nigeria</strong>. <strong>A parlare sono i guerriglieri di Boko Haram alle oltre 200 studentesse appena prese in ostaggio</strong>. Oggigiorno non si sa molto di più sulla loro sorte, solo che alcune coraggiose – circa una quarantina &#8211; sono riuscite a scappare saltando dai camion dove erano state caricate per essere portate chissà dove ed essere oggetto di chissà quale destino. “Le venderemo e le faremo sposare” ha candidamente osservato <strong>il leader di Boko Haram, Abubakar Shekau</strong>. Come una macchina nuova da vendere al miglior offerente. Una macchina da figli. Shekau e il suo gruppo concepiscono unicamente la figura femminile come dedita ai lavori di casa e all&#8217;allevamento dei figli e <strong>rigettano pertanto ogni forma di istruzione femminile e più in senso lato ogni tipo di educazione occidentale</strong>. In questo caso – avrebbero detto gli antichi romani – nomen omen: Boko sta per “istruzione occidentale” e haram per “proibita” in lingua Hausa, il dialetto nigeriano più diffuso.</p>
<p style="text-align: justify">Obiettivo dichiarato del gruppo terroristico è sradicare l&#8217;educazione di tipo occidentale introdotta nel paese con<strong> l&#8217;arrivo degli inglesi nel 1903</strong>, sfruttando un sentimento popolare che spesso la vede connessa non solo con il ricordo – negativo – del passato coloniale ma anche con <strong>l&#8217;immagine del governo di Goodluck Jonathan, in preda alla corruzione</strong>. Alla corruzione si aggiunge la povertà del nord del paese, lontano dai ricchi giacimenti di petrolio del sud e l&#8217;ignoranza diffusa. Povertà che viene sfruttata dai terroristi come base per l&#8217;arruolamento di volontari kamikaze: <strong>alle famiglie dei kamikaze viene infatti accordato un congruo compenso per l&#8217;atto di eroismo del loro congiunto</strong>. Non ultimi sono i raccapriccianti episodi di bambine kamikaze nei mercati di Maiduguri e Posko, nella provincia di Borno.</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/boko-haram.jpg"><img class="wp-image-1495 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/boko-haram-300x179.jpg" alt="Boko Haram" width="362" height="216" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Sin dalla sua nascita nel 2002 con <strong>l&#8217;ex leader (defunto nel 2009) Muhammad Yusuf</strong>, il gruppo ha promosso lo studio nelle scuole coraniche come forma unica di istruzione e limitata ai bambini di sesso maschile. <strong>Oltre all&#8217;istruzione coranica unica, due sono gli altri punti fondamentali del programma del gruppo: il rispetto della Shari&#8217;a come unica forma di regolazione giuridica e la fondazione di un califfato islamico</strong>. Dal 2009, con la morte di Yusuf e l&#8217;avvento di Shekau si è avuto una progressiva escalation violenta nella strategia di condotta del gruppo, in precedenza avvezzo ad azioni prevalentemente di guerriglia. Ora il modus operandi è completamente diverso: le diverse cellule, fortemente autonome tra loro e decentrate rispetto al comando centrale, operano non solo mediante l&#8217;estensione delle classiche tattiche di guerriglia come la<em> hit-and-run</em> (mordi e fuggi) su vasta scala, ma anche tramite l&#8217;uso di <em>IED</em> (<em>Improvised Explosive Devices</em>) contro obiettivi sia civili che militari, ordigni esplosivi improvvisati, rapimenti di massa finalizzati al pagamento di un riscatto, attentati kamikaze. <strong>L&#8217;epicentro di questa carneficina è la provincia nord-orientale di Borno, al confine con Ciad, Camerun e Niger</strong>, dove nei primi giorni di gennaio si è registrata una spietata operazione di pulizia etnica nei pressi del lago Ciad, in particolare nella città di Baga, con oltre 2000 morti secondo le fonti non ufficiali. Tantomeno lascia illusioni sul prosieguo della strategia del terrore il fatto che gli uomini di Abubakar Shekau abbiano rilasciato di 28 degli 80 ostaggi fra donne e bambini rapiti lo scorso 15 gennaio.</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/boko-haram-logo.png"><img class=" wp-image-1496 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/boko-haram-logo-300x205.png" alt="boko haram logo" width="348" height="238" /></a></p>
<p style="text-align: justify">I dati dell&#8217;offensiva di Boko Haram sono eloquenti: <strong>oltre 3.300 morti lo scorso anno solare, 2.000 solo con la strage di Baga all&#8217;inizio dell&#8217;anno solare, famiglie distrutte e disperse, studenti trucidati nei dormitori come a Buni Yaga, sempre nella provincia di Borno,crollo delle iscrizioni alle scuole nella provincia (da 24 000 a 5 000 iscritti) e più di cento istituti chiusi per timore di atti violenti</strong>. L&#8217;emergenza è totale, dal campo umanitario, con migliaia di profughi in fuga verso i vicini Camerun, Niger e Ciad. Il governo nigeriano sembra invece fin troppo tranquillo e fiducioso a riguardo della questione, forse si sta preoccupando maggiormente per la salvaguardia dalla violenza delle prossime elezioni, in programma il prossimo 14 febbraio. Ma se i bambini nigeriani verranno lasciati a se stessi, indifesi non solo dalle truppe ma dalla prospettiva di una educazione che atrofizzi i loro neuroni ripetendo acriticamente versi del Corano senza formarsi una coscienza pensante, non ci sarà da sorprendersi della continua proliferazione di movimenti come Boko Haram, che hanno nella povertà, nella paura e nell&#8217;ignoranza i loro migliori amici.</p>
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		<title>Teoria sociale dell&#8217;Islamofobia</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Feb 2015 16:00:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Centini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<description><![CDATA[Come ogni &#8220;fobia&#8221; anche l&#8217;Islamofobia si comporta come un interprete psicotica di pulsioni culturali e sociali. Culturali, perchè contro una cultura si scaglia e perchè chiama a raccolta almeno una pallida idea di cosa si desidera opporre all&#8217;Islam. Sociale, perché le riflessioni degli uomini partono sempre da spunti propri della quotidianità, invariabilmente estesa dall&#8217;economia alla sessualità. Con tutto ciò che è nel mezzo. &#160; &#160; Proprio perché interprete l&#8217;Islamofobia è incomprensibile e inestricabile se analizzata fuori dal contesto umano in cui viene propagandata.             Le idee non valgono in sé, ma sono legate al gruppo]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="C" class="cap"><span>C</span></span>ome ogni &#8220;fobia&#8221; <strong>anche l&#8217;Islamofobia si comporta come un interprete psicotica di pulsioni culturali e sociali</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Culturali, <strong>perchè contro una cultura si scaglia e perchè chiama a raccolta almeno una pallida idea di cosa si desidera opporre all&#8217;Islam</strong>. Sociale, <strong>perché le riflessioni degli uomini partono sempre da spunti propri della quotidianità, invariabilmente estesa dall&#8217;economia alla sessualità. Con tutto ciò che è nel mezzo</strong>.</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/Isis.jpg"><img class="wp-image-1394 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/Isis-300x187.jpg" alt="Isis" width="437" height="272" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify">Proprio perché interprete l&#8217;Islamofobia è incomprensibile e inestricabile se analizzata fuori dal contesto umano in cui viene propagandata.             <strong>Le idee non valgono in sé, ma sono legate al gruppo sociale che le supporta, e al gruppo sociale che le subisce. Essendo una proiezione della struttura attraverso il prisma della sovrastruttura</strong>, l&#8217;ideologia (e la &#8220;fobia&#8221; è un&#8217;ideologia antietica e psicotica) può essere capita solo se osservata nel suo rapporto peculiare con la base. La Lieu du Peuple, come direbbe qualche radical chic, avido lettore di Babeuf.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/Islam-against-isis.jpg"><img class=" wp-image-1391 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/Islam-against-isis-300x163.jpg" alt="Islam against isis" width="379" height="206" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify"><strong>L&#8217;islamofobia è indubbiamente rampante, nel senso che è in ascesa</strong>. E non solo nelle comprensibilmente impaurite tecnocrazie quaternarie borghesi, accerchiate dalla massa di poveri che hanno contribuito a creare, ma anche nel popolino basso. È islamofobo Giordano ma lo è anche il macellaio sotto casa. È islamofobo Pigi Battista e lo è pure il professore di Lettere. Lo sono in maniera diversa. <strong>Possono essere islamofobi &#8220;di Sinistra&#8221; o &#8220;di Destra&#8221;, ma ugualmente impauriti dall&#8217;Islam. Non dagli islamici in se, proprio dall&#8217;Islam</strong>.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Al contrario della Giudeofobia</strong> (concetto lontano e diverso da quello di antisemitismo), che si può distinguere in due rami, aristocratico e popolare,<strong> l&#8217;Islamofobia è simile alla descrizione che Andy Wharol dava della Coca-Cola. Come in America tutti bevono la stessa Coca-Cola, così tutti in Italia</strong> (ma forse in Europa), <strong>bevono la stessa Islamofobia</strong>. Così non è difficile imbattersi negli stessi concetti rimasticati da bocche diverse. A ben vedere <strong>le critiche di Daniela Santanchè alla condizione della donna nell&#8217;Islam non sono diverse da quelle che azzimate femministe progressiste </strong>(mai &#8220;marxiste&#8221; ma sempre &#8220;di Sinistra&#8221;)<strong> che accusano l&#8217;Islam di &#8220;perpetuare il patriarcato&#8221;. </strong><strong>L&#8217;Islamofobia riesce ad unire tutti, a creare un grande arco costituzionale da far impallidire il pentapartito. </strong>Proprio per questo senza capire quali pulsioni interpreti l&#8217;Islamofobia è impossibile capacitarsi di questa grande virtù interclassista.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/Femen-Islam.jpg"><img class=" wp-image-1392 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/Femen-Islam-300x225.jpg" alt="Femen Islam" width="399" height="299" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify">Questa peculiarità è data dal fatto che<strong> l&#8217;Islamofobia non intepreta pulsioni socio-economiche, ma solo culturali</strong>. Mentre la Giudeofobia (che prenderemo ad esempio perchè funzionale alla dimostrazione della tesi) si espanse nell&#8217;Europa fine ottocentesca e di inizio &#8216;900 filtrando dall&#8217;alto (la giudeofobia &#8220;aristocratica&#8221; dei Goblineau) e salendo dal basso (la giudeofobia popolare dei contadini tedeschi del Brandeburgo), l&#8217;Islamofobia è una sovrapposizione culturale che, come percolato rancido, cade dall&#8217;alto e permea il popolino.<br />
<strong>La paura del giudeo nasce culturalmente nell&#8217;Europa post Restaurazione, in particolare nelle elites franco-tedesche. Qui un&#8217;intera classe aristocratica</strong> (non per forza nobile) <strong>reinterpreta a ritroso la propria Storia, e dando fondo a precetti cristiani forti</strong> (ebrei &#8220;deicidi&#8221;) <strong>affianca l&#8217;ebreo ai grandi stravolgimenti politici precedenti</strong>. Saranno i conservatori franco-tedeschi a dare per primi la paternità della Rivoluzione Francese ad una presunta influenza ebraica. Successivamente sarà nella Germania che una la casta degli Junker, conservatori non meno che cristiani (cattolici e protestanti) <strong>uniranno questi preconcetti antichi come il cristianesimo al loro disprezzo per il parlamentarismo e le dottrine sociali progressiste</strong>. La giudeofobia &#8220;d&#8217;alto bordo&#8221;<strong> diventa quindi una riflessione spontanea di alcune classi elevate per giustificare la loro opposizione metapolitica al protagonismo delle masse e la loro adesione al binomio &#8220;trono-altare</strong>&#8220;.<br />
Accanto a questa giudeofobia se ne sviluppa un&#8217;altra, sopratutto nelle masse tedesche di fine &#8216;800. <strong>Queste masse, soprattutto contadini e piccoli imprenditori sono, a fine secolo, stretti tra la pervasività dello Stato sempre più efficiente e il Capitalismo internazionale, che mediante i cartelli e la Grande distribuzione, erode gli spazi per queste fasce. Le quali, sentendosi minacciate, reagiscono individuando nell&#8217;ebreo</strong> (quindi rimasticando anche qui concetti arcaici) <strong>il fautore di questo nuovo ordine</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Per tali masse non era difficile. <strong>Ebrei erano effettivamente molti capitani di industria ed ebrei erano molti professionisti e uomini di cultura. La giudeofobia del contadino e del piccolo imprenditore</strong> (che diventerà poi anche operaia) <strong>è una giudeofobia di reazione al sistema economico vigente</strong>.<br />
La Giudeofobia, quindi,<strong> finisce per essere inteprete di due pulsioni ben distinte, solo comunicanti ma non sovrapponibili tra loro</strong>. Quindi tale proiezione trae la sua forza da due realtà ben precise (&#8220;di classe&#8221;, direbbe qualcuno) che sottendevano a paure ben più pratiche e fondate.</p>
<p style="text-align: justify">Questa strutturazione sociale può ritrovarsi nell&#8217;Islamofobia? In che modo l&#8217;Islamofobia interpreta le pulsioni di determinati gruppi sociali e/o economici?<br />
<strong>È evidente che la posizione degli ebrei degli anni &#8217;20 e &#8217;30 non sia paragonabile con quella dei musulmani in Occidente al giorno d&#8217;oggi. La stragrande maggioranza di musulmani fa degnamente parte del sottoproletariato urbano e del proletariato classico, e ricopre in società ruoli di infimo ordine, poco capaci di influenze politiche o economiche</strong>.<br />
Al contrario quindi degli ebrei degli anni &#8217;20 e &#8217;30 l&#8217;influenza islamica strutturata sulla vita politica occidentale è quasi nulla. <strong>Non è quindi possibile far risalire l&#8217;islamofobia ad un&#8217;opposizione sociale</strong>.<br />
Il vero segreto dell&#8217;Islamofobia<strong> sta nell&#8217;opposizione ai valori che in se porta</strong> (o crediamo essere portati) <strong>dall&#8217;Islam. Tale fobia deriva dal fatto che ormai anche il popolino condivide l&#8217;orizzonte valoriale liberale e progressista</strong> (diritti umani) <strong>dei gruppi al potere</strong>.<br />
L<strong>&#8216;Islam è ritenuto essere in contrasto coi valori liberali e umanitari che l&#8217;Occidente ha assunto a propri, e con i quali i gruppi al potere denaturano le spinte sovversive della base, che è confusa e mazzolata dalla psicopolizia progressista</strong>. Essendo l&#8217;idealità interclassista, ed essendo possibile rivedere il film dell&#8217;ideologia al contrario,<strong> l&#8217;Islamofobia è tanto più condiviso dalle classi più diverse tanto più che è condivisa l&#8217;idea di progresso alla base</strong>.<br />
All&#8217;immagine della morsa con cui abbiamo dipinto, velocemente, lo sviluppo sociale della Giudeofobia, che stritola i ceti medi, dobbiamo sostituire quella del ripetitore. <strong>Da un ripetitore centrale parte un messaggio che è recepito da tutte le antenne, che immaginiamo piantate sulla testa di chi condivide l&#8217;orizzonte valoriale liberale</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">                       <a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/Hezbollah.jpg"><img class="alignnone  wp-image-1393" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/Hezbollah-300x199.jpg" alt="Hezbollah" width="469" height="311" /></a></p>
<h5 style="text-align: center"><i>Militanti di Hezbollah, movimento politico sciita libanese che ha inviato dei volontari a combattere l&#8217;ISIS in Siria</i></h5>
<p style="text-align: justify">Dopo aver appurato la natura del tutto inconsistente dell&#8217;Islamofobia, <strong>è bene dire che tale &#8220;fobia&#8221; può però diventare facilmente uno strumento politico</strong>. L&#8217;Islam, adesso, <strong>delinea una ben precisa zona del mondo, attraversata dagli interessi di molte cancellerie. Non lasciarsi usare dovrebbe essere il primo obbiettivo per ogni &#8220;incendiario&#8221;</strong>.</p>
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		<title>L&#8217;Islam moderato batta un colpo</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Jan 2015 07:54:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe De Lorenzo]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Premessa. Non saremo qui a cercare di capire se è nato prima l’uovo o la gallina, cioè se la violenza jihadista è conseguenza o causa delle guerre in Iraq e Siria. Non lo faremo perché è un discorso utile, certo. Geopolitico, ovvio. Ma non fondamentale per quanto riguarda la natura del problema, cioè che l’Occidente è oggi attraversato da eventi delittuosi riconducibili ad una matrice unica, ideologica e religiosa, che è l’Islam. Questo è il punto che l’Occidente si trova e dovrà avere il coraggio di affrontare: la sua relazione con la religione di Maometto, la sua realtà e le]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="P" class="cap"><span>P</span></span>remessa. Non saremo qui a cercare di capire se è nato prima l’uovo o la gallina, cioè <strong>se la violenza jihadista è conseguenza o causa delle guerre in Iraq e Siria</strong>. Non lo faremo perché è un discorso utile, certo. Geopolitico, ovvio. Ma non fondamentale per quanto riguarda la natura del problema, cioè che <strong>l’Occidente è oggi attraversato da eventi delittuosi riconducibili ad una matrice unica, ideologica e religiosa, che è l’Islam</strong>. Questo è il punto che l’Occidente si trova e dovrà avere il coraggio di affrontare: la sua relazione con la religione di Maometto, la sua realtà e le sue differenze con la nostra civiltà. Europea, cristiana, ed attraversata, come ha detto Benedetto XVI, dalla ragione.</p>
<p style="text-align: justify">La questione ruota attorno alla domanda, legittima, <strong>se esista davvero o no un Islam moderato</strong>. I diretti interessati, ovviamente, dicono di sì. Altri, tra cui anche convertiti d’eccellenza, sostengono il contrario, perché nel Corano si predica l’odio, perché Maometto ha comandato di uccidere o convertire gli infedeli, perché il Musulmano deve applicare la Sharia. Se non segue tutte queste cose è un apostata. L’ha ben spiegato l’imam di Londra, <strong>Anjem Choudary</strong>, ai microfoni di <em>Piazzapulita</em>: <strong>«chi insulta il Profeta deve morire»</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Tuttavia, la maggior parte dei commentatori e dei credenti di nazionalità occidentale sono certi che <strong>l’islam moderato esista e possa convivere con le bellezze e le storture della civiltà occidentale</strong>. Ma l’Islam moderato non è monolitico, è un arcipelago. Che produce differenti livelli di risposta all’integralismo islamico. Alcuni coerenti con il rifiuto di ogni violenza e l’accettazione che l’Occidente ha una propria peculiarità culturale che deve essere rispettata. Tante altre piccole isolette, invece, non denunciano con forza gli atti violenti perpetrati contro le minoranze religiose, le donne, i reporter stranieri. Non si schierano dalla parte di chi combatte il terrorismo. Troppo spesso assumono delle posizioni di debole condanna, che contengono dubitativi che ne sbiadiscono l’efficacia.</p>
<p style="text-align: justify">Il primo di questi suona come una sorta di «ha cominciato prima lui». Ospite a <em>La Gabbia</em> su La7, il responsabile della comunità islamica milanese, <strong>Davide Piccardi</strong>, ha più volte ripetuto di non dimenticare che <strong>i nostri governi occidentali hanno invaso dei paesi musulmani</strong> e lì ucciso donne e bambini. Il che, pur non giustificando, spiegherebbe i motivi di tali reazioni. <strong>Ragionamento legittimo, ma che lascia troppo spazio a cattive interpretazioni</strong>. Perché non limitarsi alla semplice condanna del terrorismo islamico fatto in nome di Allah?</p>
<p style="text-align: justify">Non pochi fedeli, invece, contestano la scelta dei Media di chiamare «terrorismo islamico» le azioni militari svolte contro la redazione di Charlie Hebdo. L’obiezione, in breve, è questa: <strong>si tratta di terrorismo, cioè qualcosa che porta morte e terrore, ma non di terrorismo «islamico»</strong>. Perché l’Islam, a loro modo di vedere, è tutt’altro, ma non è violenza. Non si può negare, però, che entrando nella sede del giornale satirico, i due terroristi lodavano Allah e che le rivendicazioni delle bombe a Londra, Madrid e gli aerei di New York avevano uguale radice. Si vuole forse sostenere che Boko Aram, l’Isis, Al-Qaeda nulla abbiano a che fare con l’interpretazione, giusta o sbagliata, del messaggio del profeta Maometto? <strong>Sarebbe come affermare che le Brigate Rosse, essendo una frangia estremista, non erano «comuniste»</strong>. Invece, trovavano proprio nel materialismo marxista, nella rivoluzione del proletariato, la giustificazione alle loro azioni. E nel “brigatismo moderato”, cioè il Partito Comunista e non solo, l’acquiescenza sufficiente a svilupparsi tanto da poter colpire al cuore dello Stato. <strong>Il passo che manca all’Islam è il riconoscere che queste violenze non nascono per caso</strong>, non sono perpetrate da squilibrati. Hanno un loro fondamento ideologico. Islamico.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Mario Adinolfi</strong>, sempre a <em>La Gabbia</em>, ha chiesto ai suoi interlocutori di fede islamica se condannassero a pieno l’Isis, Boko Aram e la Sharia che lapida le donne in Pakistan come una erronea interpretazione dell’Islam: non ha ricevuto chiara risposta. I vari ospiti presenti in studio hanno aggirato l’ostacolo, hanno fatto melina. Questo lascia interdetti. E fa pensare che ancora <strong>sia lontano il momento in cui l’intero arcipelago dell’islam moderato comprenderà che per estirpare le frange estreme, quelle moderate devono tagliare ogni contatto, ogni falsa giustificazione</strong> del tipo «in Pakistan ci sarà la Sharia, ma in Italia c’è il femminicidio». Questa è una visuale ristretta sulla realtà umana: il male nel mondo esiste e gli omicidi pure, ma quando questi diventano sistematici, legati ad un pensiero, ammanettati ad una religione, allora diventano pericolosi. Perché possono farsi sistema, magari Stato, magari legge.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/Amedy-Coulibaly-vieo-3-mini.png"><img class="aligncenter wp-image-902 size-medium" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/Amedy-Coulibaly-vieo-3-mini-300x180.png" alt="Amedy-Coulibaly-vieo-3-mini" width="300" height="180" /></a></p>
<p style="text-align: justify">È innegabile, inoltre, che nelle moschee italiane ed europee abbiano il permesso di predicare anche imam radicali, liberi di incitare alla violenza e reclutare soldati. Lo dimostrano le inchieste, le condanne e le notizie che trapelano dai servizi segreti. <strong>Bilal Bosnic</strong>, imam arrestato in Bosnia ed accusato di essere un reclutatore, ha potuto predicare a Bergamo ed in altre città italiane. Questo è il cordone ombelicale che deve essere tagliato.</p>
<p style="text-align: justify">Inoltre, <strong>è necessario che la comunità riconosca il terrorismo</strong> un problema interno, e lo condanni. Come ha chiesto papa Francesco ai capi islamici ad Istanbul: «in quanto capi religiosi vi è l’obbligo di denunciare tutte le violazioni della dignità e dei diritti umani». E come, a suo modo, ammoniva Ratzinger nel famoso discorso di Ratisbona, in cui sosteneva <strong>l’importanza di far coesistere esperienza religiosa e ragione</strong>, così da comprendere che «la <strong>violenza</strong> è in contrasto con la natura di Dio e la natura dell’anima». Anche se a chiamare alle armi fosse Maometto.</p>
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