<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Torquemada &#187; ISIS</title>
	<atom:link href="http://www.torquemada.eu/tag/isis/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.torquemada.eu</link>
	<description>Torquemada è una rivista di inquisizione telematica, uno spazio condiviso dove esprimere il proprio pensiero in modo libero, ben argomentato ma soprattutto incendiario</description>
	<lastBuildDate>Sat, 11 Feb 2017 20:06:31 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
		<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
		<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=4.0.32</generator>
	<item>
		<title>Turchia, Curdi, IS: chi spara a chi?</title>
		<link>http://www.torquemada.eu/2015/08/25/turchia-curdi-is-chi-spara-a-chi/</link>
		<comments>http://www.torquemada.eu/2015/08/25/turchia-curdi-is-chi-spara-a-chi/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 25 Aug 2015 15:47:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Michele Meroni]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[AKP]]></category>
		<category><![CDATA[Curdi]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Erdogan]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[IS]]></category>
		<category><![CDATA[ISIS]]></category>
		<category><![CDATA[Kobane]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[PKK]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Turchia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.torquemada.eu/?p=2859</guid>
		<description><![CDATA[Decenni di faticose trattative ed estenuanti confronti per raggiungere un accordo di pace. Una decina di giorni scarsi per mandarlo nuovamente in soffitta. Triste realtà delle relazioni fra Turchia e curdi turchi, capeggiati dal Partito dei Lavoratori (PKK), normalizzatesi in un&#8217;ottica pacifica da ormai quasi due anni e ora di nuovo al capolinea.  Non è durata la tregua riconosciuta da ambo le parti nel 2013 e di nuovo svanita nel nulla dopo le turbolenze di fine luglio, che hanno provocato nuovi bombardamenti e incursioni dell&#8217;esercito turco contro basi e milizie del PKK curdo. Perché?   Il 20 luglio un attacco]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="D" class="cap"><span>D</span></span>ecenni di faticose trattative ed estenuanti confronti per raggiungere un accordo di pace. Una decina di giorni scarsi per mandarlo nuovamente in soffitta. Triste realtà delle relazioni fra Turchia e curdi turchi, capeggiati dal <strong>Partito dei Lavoratori (PKK)</strong>, normalizzatesi in un&#8217;ottica pacifica da ormai quasi due anni e ora di nuovo al capolinea.  Non è durata la tregua riconosciuta da ambo le parti nel <strong>2013</strong> e di nuovo svanita nel nulla dopo le turbolenze di fine luglio, che hanno provocato nuovi bombardamenti e incursioni dell&#8217;esercito turco contro basi e milizie del PKK curdo. Perché?</p>
<p> <a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/08/Immagine-1.png"><img class="size-medium wp-image-2861 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/08/Immagine-1-300x200.png" alt="Immagine 1" width="300" height="200" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Il <strong>20 luglio</strong> un attacco kamikaze poi rivendicato da IS provoca 20 vittime nella città curda turca di <strong>Suruc</strong>. Al confine siriano esplode la rabbia della popolazione. Nella regione della Turchia sud-orientale è ancora viva la memoria del caro prezzo con cui i curdi pagarono la vittoria contro il califfato nella città di <strong>Kobane</strong> nell&#8217;apparente indifferenza turca. Reparti dell&#8217;esercito di Ankara erano infatti schierati a poche centinaia di metri dalla città, sul confine siriano, senza per questo assumere alcun ruolo attivo nella battaglia, anche quando la situazione per i miliziani curdi appariva particolarmente critica. L&#8217;accusa: Ankara si è mostrata incapace di proteggere la popolazione se non addirittura è stata passivamente complice della strage, <strong>chiudendo un occhio sull&#8217;attività dello Stato Islamico in chiave anti-curda.</strong> Di qui, il <strong>22 luglio</strong>, l&#8217;assassinio di due poliziotti turchi, accusati di presunta connivenza con gli attentatori. La reazione del governo di <strong>Recep Tayyip Erdogan</strong> non si fa attendere: da quella  stessa settimana  hanno preso il via i <em>raid</em> contro le installazioni militari del PKK nelle montagne del nord Iraq e nel sud-est Turchia. Due anni di flebile tregua spazzati via nel giro di meno di una settimana.</p>
<p> <a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/08/Immagine-2.jpg"><img class="size-medium wp-image-2860 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/08/Immagine-2-300x202.jpg" alt="Immagine 2" width="300" height="202" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Occorre però fare un ulteriore passo indietro. Cosa sta a monte della latente tensione curdo-turca, oltre la causa prossima dell&#8217;attentato di Suruc? Non si può nascondere come gli attriti tra il governo di Ankara e i militanti curdi del PKK siano aumentati esponenzialmente dopo le elezioni tenutesi lo scorso <strong>7 giugno</strong>, in cui l&#8217;<strong>HDP</strong>, il Partito curdo ha ottenuto l&#8217;accesso in parlamento mediante il superamento della soglia di sbarramento del 10% imposta per entrare nel parlamento turco. Non solo, il crollo di consensi dell&#8217;AKP – il partito Giustizia e Libertà del primo ministro Erdogan – ha creato una situazione politica instabile: l&#8217;AKP, pur rimasto partito di maggioranza, si è visto impossibilitato a formare un governo autonomo. È di pochi giorni fa la notizia delle dimissioni di Ahmet Davbutoglu, premier incaricato dal presidente Erdogan, della formazione di un nuovo governo. Con ogni probabilità si andrà a <strong>nuove elezioni a inizio novembre</strong>. L&#8217;impasse politica ha perciò determinato un repentino cambio di strategia in politica estera del governo turco.</p>
<p> <a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/08/Immagine-3.jpg"><img class="size-medium wp-image-2863 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/08/Immagine-3-300x199.jpg" alt="Immagine 3" width="300" height="199" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Di qui la duplice offensiva di Erdogan contro curdi e estremisti islamici, entrambi gruppi etichettati come terroristi dal governo turco. L&#8217;inizio di una politica aggressiva sia nei confronti del PKK che dell&#8217;IS sembra essere funzionale ad un duplice scopo nella politica estera turca. <em>In primis</em>, a vantaggio di Erdogan giocherebbe una <strong>minimizzazione dell&#8217;influenza curda</strong> nella politica interna turca, magari tornando a elezioni anticipate e sfruttando l&#8217;onda lunga del conflitto anti-curdo in chiave nazionalistica per strappare voti a destra, ottenere la maggioranza e formare un nuovo governo più saldo e autonomo a livello parlamentare. In secondo luogo l&#8217; <em>escalation</em> militare nei confronti di IS, con l&#8217;inizio di <em>raid</em> diretti e la concessione ai droni USA della base aerea di Incirlik &#8211; una strategia più aggressiva contro i miliziani dello Stato Islamico &#8211; mira a <strong>strappare ai partiti curdi</strong> quali il PKK turco, l&#8217;YPG siriano e il KRG iracheno <strong>la <em>leadership</em> nella lotta allo Stato Islamico.</strong> Il Daesh si è così tramutato da <em>“useful enemy”</em> &#8211; secondo le parole di Sinan Ulgen, esperto di politica turca – utile per limitare l&#8217;influenza curda, a nemico da colpire con forza per mettere all&#8217;angolo le ambizioni territoriali e politiche curde. Ma pur sempre utile ad affermare un ruolo della Turchia più forte nello scacchiere mediorientale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.torquemada.eu/2015/08/25/turchia-curdi-is-chi-spara-a-chi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title> Yemen, o Arabia Felix. Oggi poi non troppo</title>
		<link>http://www.torquemada.eu/2015/07/27/yemen-o-arabia-felix-oggi-poi-non-troppo/</link>
		<comments>http://www.torquemada.eu/2015/07/27/yemen-o-arabia-felix-oggi-poi-non-troppo/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 27 Jul 2015 14:46:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Michele Meroni]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Al Qaeda]]></category>
		<category><![CDATA[Ansar Allah]]></category>
		<category><![CDATA[AQAP]]></category>
		<category><![CDATA[Arabia Felix]]></category>
		<category><![CDATA[Arabia Saudita]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[Houthi]]></category>
		<category><![CDATA[Hussein Badr al-Din al-Houthi]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[IS]]></category>
		<category><![CDATA[ISIS]]></category>
		<category><![CDATA[Islam]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[mondo arabo]]></category>
		<category><![CDATA[Sciiti]]></category>
		<category><![CDATA[Sunniti]]></category>
		<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Torquemada]]></category>
		<category><![CDATA[Yemen]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.torquemada.eu/?p=2827</guid>
		<description><![CDATA[Bombe. Di nuovo bombe su Aden, nello Yemen. Ci si era illusi che il cessate il fuoco di cinque giorni  definito a fine maggio avrebbe partorito qualche significativa soluzione politica nell&#8217;ambito di quella che è una delle situazioni più calde dello scacchiere mediorientale. Ad oggi la guerra civile si protrae da settembre, quando il gruppo ribelle Houthi di matrice sciita costrinse il presidente riconosciuto dalla comunità internazionale, &#8216;Abd Rabbih Mansur Hadi al-Hadi, a fuggire dalla capitale Sana&#8217;a e a rifugiarsi nella strategica città di Aden. La presa de facto del potere da parte dei ribelli sciiti, a detta di molti]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="B" class="cap"><span>B</span></span>ombe. Di nuovo bombe su Aden, nello Yemen. Ci si era illusi che il cessate il fuoco di cinque giorni  definito a fine maggio avrebbe partorito qualche significativa soluzione politica nell&#8217;ambito di quella che è una delle situazioni più calde dello scacchiere mediorientale. Ad oggi la guerra civile si protrae da settembre, quando il gruppo ribelle Houthi di matrice sciita costrinse il presidente riconosciuto dalla comunità internazionale, <strong>&#8216;Abd Rabbih Mansur Hadi</strong> <strong>al-Hadi</strong>, a fuggire dalla capitale Sana&#8217;a e a rifugiarsi nella strategica città di Aden. La presa <em>de facto</em> del potere da parte dei ribelli sciiti, a detta di molti e in particolare dell&#8217;Arabia Saudita, supportati militarmente e politicamente dall&#8217;Iran, minaccerebbe il transito del traffico petrolifero nel cruciale stretto di Bal al-Mandab, tra mar Rosso e Oceano Indiano. Per contrastare questa minaccia buona parte del <strong>mondo arabo sunnita</strong>, in particolare nazioni come <strong>Marocco, Egitto, Giordania Sudan più cinque paesi arabi del Golfo</strong>, si è schierata apertamente con l&#8217;ex presidente destituito Hadi contro il nuovo ordine. Da inizio anno i bombardamenti aerei allo scopo di allontanare dalle zone calde e influenti – leggi: la capitale Sana&#8217;a e il porto di Aden – a opera della coalizione di paesi arabi a guida saudita i miliziani Houthi si sono intensificati.</p>
<p style="text-align: center"> <a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/07/Foto1-1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2829" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/07/Foto1-1-300x219.jpg" alt="Foto1 (1)" width="300" height="219" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Perché? Il motivo di un contrasto così deciso all&#8217;avanzata delle milizie sciite Houthi – dal nome del loro fondatore, <strong>Hussein Badr al-Din al-Houthi</strong>, morto nel 2004 in un tentativo di sommossa separatista – è il sospetto da parte dell&#8217;Arabia Saudita che dietro questa offensiva ci sia il grande nemico di Riiad, l&#8217;Iran sciita. Alcune fonti vicine all&#8217;<em>intelligence</em> saudita affermano di aver visto esponenti di spicco delle forze ribelli in visita alla città santa di Qom in Iran. Inoltre si teme per un blocco eventuale dei traffici marittimi petroliferi del <strong>Bal al-Mandab</strong>, con Teheran a giovarsi di un eventuale blocco commerciale. Riiad non vede affatto di buon occhio un&#8217;eventualità di questo genere e sta ammassando a titolo precauzionale 150.000 soldati al confine per tutelarsi.</p>
<p style="text-align: center"> <a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/07/Foto2-1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2830" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/07/Foto2-1-300x173.jpg" alt="Foto2 (1)" width="300" height="173" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Ma perché coinvolgere anche gli altri paesi sunniti? Perché un&#8217;egemonia iraniana forte non è vista di buon occhio questo tipo di movimenti, come l&#8217;<strong>Ansar Allah</strong> (partigiani di Dio) dei ribelli Huthi in Yemen così come si mostrano abbastanza diffidenti delle milizie sciite impiegate in Iraq e in Siria contro l&#8217;IS. Senza dimenticare che anche l&#8217;IS si è affacciato in Yemen e ha colpito il 30 marzo con autobombe moschee accusate di essere affiliate ai ribelli sciiti, considerati eretici, in quanto sciiti, dai seguaci del califfo <strong>Abu Bakr al-Baghdadi</strong>. Bisogna anche tenere a mente che vi sono numerose cellule di <strong>AQAP (<em>Al-Qaeda in the Arabian Peninsula</em>)</strong> attive <em>in loco</em>, anche se opposte alle cellule IS come <em>modus operandi</em> e principi. La situazione yemenita riflette lo stesso caso dell&#8217;Iraq e della Siria, dove le cellule IS si scontrano anche con i miliziani di al-Nusra (Al-Qaeda in Siria e Iraq) oltre che con le forze governative e curde.</p>
<p style="text-align: center"> <a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/07/Foto3.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2831" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/07/Foto3.jpg" alt="Foto3" width="277" height="182" /></a></p>
<p style="text-align: justify">È chiaro che lo Yemen è un laboratorio per la risoluzione della crisi mediorientale tra Iraq e Siria perché è di fondamentale importanza capire come si evolveranno i rapporti tra le potenze di Iran e Arabia Saudita. Un accordo che bilanci le sfere di influenza e porti le due potenze al dialogo piuttosto che allo scontro armato, potrebbe beneficiare anche la <strong>lotta contro l&#8217;IS</strong>, con un impegno congiunto sunnita-sciita che ora è solo allo stato sperimentale in alcune città dell&#8217;Iraq come <strong>Ramadi e Tikrit</strong> ma che potrebbe evolvere in maniera ben più costruttiva se supportata da accordi pacifici e non scontri armati per spartirsi la travagliata area yemenita. Un tempo <strong>Arabia Felix</strong> per i romani, come sarà questa Arabia dipenderà ora da sauditi e iraniani. Dalle cui decisioni -sia detto per inciso – dipenderà anche la sorte di circa <strong>dieci milioni di persone</strong> ridotte nel paese alla fame e sull&#8217;orlo della povertà, che da un eventuale conflitto trarrebbero solo ulteriore miseria.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.torquemada.eu/2015/07/27/yemen-o-arabia-felix-oggi-poi-non-troppo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Le onde del Mediterraneo e il naufragio della politica UE</title>
		<link>http://www.torquemada.eu/2015/05/21/le-onde-del-mediterraneo-e-il-naufragio-della-politica-ue/</link>
		<comments>http://www.torquemada.eu/2015/05/21/le-onde-del-mediterraneo-e-il-naufragio-della-politica-ue/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 21 May 2015 11:58:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Michele Meroni]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[Gheddafi]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[ISIS]]></category>
		<category><![CDATA[Libia]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Naufragio]]></category>
		<category><![CDATA[Sbarchi]]></category>
		<category><![CDATA[scafisti]]></category>
		<category><![CDATA[Siria]]></category>
		<category><![CDATA[UE]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.torquemada.eu/?p=2678</guid>
		<description><![CDATA[Le onde. Il mare. Il mar Mediterraneo. Da sempre luogo di viaggi storici: migrazioni, colonizzazioni, sanguinosi conflitti. Ma anche di viaggi letterari, dove il viaggio attraverso questo mare assumeva i connotati di una vera e propria metafora di vita: vita di Odisseo, di Teseo, di Enea e tanti altri eroi. Oggi invece la metafora di una vita in viaggio si trasforma nella triste realtà di dieci, cento, mille vite di profughi perdute per sempre nei profondi fondali del mar Bianco di Mezzo, al-Baḥr al-Abyaḍ al-Mutawassiṭ, secondo la definizione araba. Sì perché vi sono oltre ad africani e asiatici, uomini dell&#8217;Africa]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="L" class="cap"><span>L</span></span>e onde. Il mare. Il mar Mediterraneo. Da sempre luogo di viaggi storici: migrazioni, colonizzazioni, sanguinosi conflitti. Ma anche di viaggi letterari, dove il viaggio attraverso questo mare assumeva i connotati di una vera e propria metafora di vita: vita di Odisseo, di Teseo, di Enea e tanti altri eroi. Oggi invece la metafora di una vita in viaggio si trasforma nella triste realtà di dieci, cento, mille vite di profughi perdute per sempre nei profondi fondali del mar Bianco di Mezzo,<em> al-Baḥr al-Abyaḍ al-Mutawassiṭ</em>, secondo la definizione araba.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/Foto1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2680" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/Foto1-300x174.jpg" alt="ansa - andrea acquarone - IMMIGRAZIONE:ALTRI SBARCHI A LAMPEDUSA MENTRE ARRIVA PREMIER" width="300" height="174" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Sì perché vi sono oltre ad africani e asiatici, uomini dell&#8217;Africa sub-sahariana, anche numerosi siriani e mediorientali tra le vittime. Viaggiano su catapecchie naviganti che a malapena possono essere definite imbarcazioni su cui scafisti senza scrupolo li imbarcano sotto la minaccia anche di pistole. A loro l&#8217;esito della traversata interessa relativamente se comparato al denaro incassato in precedenza all&#8217;imbarco: le ultime stime parlano di un giro di affari compreso <strong>tra i 300 e i 600 milioni di euro</strong>. A rimpinguare le casse degli scafisti nell&#8217;ultimo periodo, la massiccia affluenza di <strong>profughi siriani</strong>: più danarosi dei loro compagni di sventura africani, sono decisi a sborsare <strong>somme decisamente più alte</strong> per la traversata e creano una concorrenza anche all&#8217;interno dei gruppi di profughi. L&#8217;aumento della disponibilità di liquidi e quindi di anche di navigli su cui imbarcare profughi in continua crescita e ad una <strong>preparazione scientifica dei gruppi di scafisti</strong> &#8211; conoscono le leggi europee e le regole di Frontex &#8211; ha portato il fenomeno a raggiungere picchi drammatici. Picchi che se dovessero perdurare nella loro intensità porterebbero, secondo le stime, porterebbero a <strong>30.000 morti</strong> nel Mediterraneo quest&#8217;anno. E questo apre questioni che interessano tanto l&#8217;Europa al suo interno ma anche nei suoi rapporti con i paesi limitrofi.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/Foto2.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2681" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/Foto2-300x197.jpg" alt="Foto2" width="300" height="197" /></a></p>
<p style="text-align: justify">In primo luogo manca da mesi a questa parte una chiara visione europea d&#8217;insieme. Il <strong>deficit di politica estera</strong> dell&#8217;Unione Europea è messo spietatamente a nudo da situazioni come questa, dove a singoli stati – leggi: Italia &#8211; è richiesto di gestire situazioni che richiedono una visione più d&#8217;insieme e a lungo termine e meno basata sull&#8217;efficienza individuale dello stato, mentalità dominante nei paesi nordici tra cui, non ultima, quella <strong>Germania</strong> che è ad ora punto centrale e fulcro della politica europea. Il deficit di lungimiranza politica vede come conseguenza immediata un affollamento sopra ogni norma di buon senso e igiene di centri accoglienza di un solo paese, quando da tempo &#8211; correva l&#8217;anno 2013 &#8211; paesi nordeuropei come la Svezia hanno annunciato la concessione di asilo indiscriminata per i profughi siriani. Ma la contraddizione in termini è che ben poco viene fatto per favorire la mobilità dei profughi nel territorio europeo, permettendo loro di trovare rifugio e sistemazione. E questo fomenta in paesi come l&#8217;Italia i populismi di chi è stufo di vedere il proprio paese essere l&#8217;unico ad assumersi l&#8217;onere dell&#8217;emergenza, tuonando <strong>&#8216;rispediamo indietro i barconi&#8217;</strong>. Tutto questo in barba alla norma internazionale del <strong>non-refoulement</strong> che impedisce di rispedire i migranti dai paesi in cui in pericolo non erano solo le loro sostanze ma anche la loro stessa vita.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/Foto3-1.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-2684" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/Foto3-1-300x134.png" alt="Foto3 (1)" width="300" height="134" /></a></p>
<p style="text-align: justify">La mancanza di una <strong>foreign policy</strong> europea, un comune indirizzo politico nelle relazioni internazionali condiziona pesantemente la risoluzione di crisi come quella che attualmente attanaglia il Mediterraneo. Una miopia così pesante rischia di impedire di vedere l&#8217;evidente connessione tra la mala gestione della crisi siriana con conseguente appoggio dei &#8216;<strong>ribelli moderati</strong>&#8216;, avvento dello Stato Islamico, massacri a carattere etnico e religioso e <strong>crisi libica</strong> con l&#8217;eliminazione del <strong>colonnello Gheddafi</strong>. Perché l&#8217;Occidente in senso lato e l&#8217;UE nello specifico ha sempre fondato finora la propria politica mediterranea sull&#8217;appoggio di regimi più o meno autoritari &#8211; <strong>Ben Ali</strong> a Tunisi e <strong>Hosni Mubaraq</strong> al Cairo &#8211; in grado di garantire un minimo standard di sicurezza anche sulle transizione migratorie nel Mediterraneo. Tutto questo è venuto meno con l&#8217;avvento delle primavere arabe, che però non hanno portato agli sperati risultati di democratizzazione pura come ipotizzato in Occidente. Semplicemente la mancanza di uomini forti al potere ha frantumato l&#8217;unità politica &#8211; ora in Libia ci sono ben due governi- degli stati della sponda sud del Mediterraneo. Non si è capito come e dove queste transizioni potessero portare Egitto, Tunisia e Siria. Si è pensato che questi paesi potessero democratizzarsi da sé, né più né meno dei paesi occidentali. Non si è mai pensato che per via della cultura e della mentalità differente degli ambienti tunisino, egiziano e siriano le soluzioni democratiche potessero non contemplare le medesime categorie di pensiero europeo. Nessun appoggio a forme di governo diverse da quelle già in voga in Europa, insomma.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/Foto4.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2682" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/Foto4-300x199.jpg" alt="Foto4" width="300" height="199" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Questo vuoto decisionale nelle relazioni internazionali senza l&#8217;appoggio convinto a leader di paesi della primavera araba autonomi ha creato una pericolosa inversione di tendenza che, vuoi per ragioni di sicurezza dovuta all&#8217;eccessivo caos post-crollo di regimi e all&#8217;incapacità di governi &#8211; vedi Morsi in Egitto &#8211; sia di controllare la sicurezza e proporre soluzioni credibili ha portato al ritorno, in particolare in Egitto, a regimi più stabili ma al tempo stesso militarizzati e poco democratici. Per reinterpretare la situazione che ora si è creata urge una seria riflessione in merito a una politica estera comune e poi in merito alla risoluzione delle crisi siriana e libica. Forse un compromesso è possibile, ma senza cercare di imporre un modello predefinito o calato dall&#8217;alto, bensì adattandosi di volta in volta alle esigenze del paese. Perché, le democrazie in Europa non sono forse nate così?</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.torquemada.eu/2015/05/21/le-onde-del-mediterraneo-e-il-naufragio-della-politica-ue/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Miseria e infamia dell&#8217;antifascismo militante</title>
		<link>http://www.torquemada.eu/2015/05/05/miseria-e-infamia-dellantifascismo-militante/</link>
		<comments>http://www.torquemada.eu/2015/05/05/miseria-e-infamia-dellantifascismo-militante/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 05 May 2015 15:20:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Virga]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[ANTIFA]]></category>
		<category><![CDATA[Antifascismo]]></category>
		<category><![CDATA[antifascismo militante]]></category>
		<category><![CDATA[Comunismo]]></category>
		<category><![CDATA[delinquenti]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Fascismo]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[incendio]]></category>
		<category><![CDATA[ISIS]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[libertà d'espressione]]></category>
		<category><![CDATA[libreria ritter]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Socialismo]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Torquemada]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.torquemada.eu/?p=2579</guid>
		<description><![CDATA[L’incendio, a Milano, di una sede di Forza Nuova e della storica libreria Ritter rappresenta la degna celebrazione di settant’anni di quella branca del crimine organizzato, che si autodefinisce “antifascismo militante”. Se la mafia era stata definita da Peppino Impastato “una montagna di merda”, tale epiteto risulta però fin troppo lusinghiero per gli antifa, dal momento che lo sterco è notoriamente un ottimo fertilizzante, mentre il loro odio è del tutto sterile. Specifichiamo: sarebbe ingiusto attribuire quest’etichetta infamante a coloro che coraggiosamente si opposero per davvero al regime fascista, pagandone il prezzo in prima persona; ad esempio, quei 12 accademici]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="L" class="cap"><span>L</span></span>’incendio, a Milano, di una sede di Forza Nuova e della storica<strong> libreria Ritter</strong> rappresenta la degna celebrazione di settant’anni di quella branca del crimine organizzato, che si autodefinisce “antifascismo militante”. Se la mafia era stata definita da Peppino Impastato “una montagna di merda”, tale epiteto risulta però fin troppo lusinghiero per gli antifa, dal momento che lo sterco è notoriamente un ottimo fertilizzante, mentre il loro odio è del tutto sterile.</p>
<p style="text-align: justify">Specifichiamo:<strong> sarebbe ingiusto attribuire quest’etichetta infamante a coloro che coraggiosamente si opposero per davvero al regime fascista, pagandone il prezzo in prima persona</strong>; ad esempio, quei 12 accademici su 1200 che rifiutarono di prestare giuramento di fedeltà; o quei pochi che vi si opposero fin dall’inizio, come Matteotti, Gramsci, i fratelli Rosselli, ecc.<strong> Già è discutibile la posizione di quei tanti, invece, che lo accettarono fintanto che esso ebbe il mandato del Re, e diventarono antifascisti solo dopo l’8 settembre</strong>, in occasione dell’occupazione tedesca. Sia come sia, essi combatterono il fascismo, fintanto che esso viveva.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Criminali sono invece coloro che da settant’anni si ostinano, al di fuori di ogni legalità, ad inveire contro un nemico già vinto e destituito</strong>. Costoro si fanno scudo della Costituzione, ma mostrano di non conoscerla affatto. <strong>In nessun luogo della carta costituzionale compare, infatti, la parola “antifascismo”</strong>; solo nelle disposizioni finali e transitorie, si escludono temporaneamente gli ex-fascisti dalle cariche pubbliche e si proibisce la ricostituzione del disciolto partito fascista. Poi, è vero, dato che il fascismo pareva non aver lasciato un ricordo così cattivo in tutti gli italiani e continuava ad avere un seguito politico rilevante, s’introdussero ulteriori leggi a limitazione della libertà di espressione, come la Scelba e la Mancino.</p>
<p style="text-align: justify">Tuttavia, le leggi della Repubblica Italiana sanciscono anche che la legalità è tutelata dalla magistratura e dalle Forze dell’Ordine, non da bande d’incendiari, picchiatori e assassini, che sporcano la bandiera rossa di cui si ammantano. Se un movimento o un partito neofascista, comunque si chiami, è legalmente registrato e si presenta regolarmente alle elezioni, non c’è nulla che abbiano diritto di fare per impedirne l’attività, salvo il ricorso a vie legali. Non parliamo poi di semplici associazioni culturali o esercizi commerciali. Tuttavia, per questa feccia il crimine e l’ingiustizia paiono essere una seconda natura.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Qui nessuno vuole negare i crimini e gli errori commessi dai regimi fascisti, al pari però di ogni altra forma di governo o ideologia, ma questi non autorizzano né legalmente né tanto meno moralmente a commettere altri crimini in risposta. Eppure, la storia dell’antifascismo militante è costellata d’infamie e orrori di ogni genere, fin dai suoi inizi, e non di rado commessi anche contro l’opinione o le persone degli altri antifascisti!</strong> Ad esempio, in Venezia Giulia i partigiani comunisti uscirono dal CLN, e assassinarono quei patrioti italiani antifascisti sì, ma che non volevano barattare l’occupazione tedesca con quella jugoslava, non meno feroce. Non è certo un caso che monarchici, cattolici, azionisti, repubblicani, ecc. uscirono quasi subito dall’<strong>ANPI</strong>, per fondare le proprie associazioni di reduci, non condividendone la faziosità.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Ora, sarebbe troppo banale scadere nell’anticomunismo, il quale ha oggi senso tanto quanto l’antifascismo, ossia nessuno. Anche perché questi delinquenti con la dottrina di Marx e Lenin non hanno nulla a che fare</strong>. Esattamente come lo sono in Italia, anche in qualsiasi regime socialista reale, sarebbero elementi antisociali e anarcoidi, con la differenza importante che nei suddetti regimi, bontà loro, le loro canagliate frutterebbero qualche annetto di lavori socialmente utili, d’indubbio impatto educativo. Negli stessi Paesi, tra l’altro, gli ex-fascisti che rispettavano le leggi dello Stato erano pienamente integrati nel sistema socialista – esemplare è il caso della<strong> NDPD</strong> nella Repubblica Democratica Tedesca. <strong>D’altronde, la rivendicazione ideologica principale dei cessi sociali è un reddito gratuito per chiunque, cittadino o meno, totalmente svincolato dal lavoro. È difficile immaginare una proposta più smaccatamente individualista e antisocialista</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Infatti, mentre nelle nostre città continuano a comparire filiali bancarie, supermercati stranieri che fagocitano il piccolo commercio, compro-oro e sale giochi dove si ricicla denaro sporco, costoro non alzano neanche la voce per denunciare questo scempio. È però sufficiente che un’associazione neofascista o semplicemente di destra, annunci un evento culturale, come una conferenza, ed ecco che costoro ululano come gli sciacalli che sono, perché le autorità – quelle che disprezzano ogni giorno – proibiscano l’evento ed essi stessi si mobilitano, cercando l’aggressione e lo scontro, ma sempre rigorosamente in netta superiorità numerica. Le rare volte che i tutori dell’ordine si ricordano di accarezzare loro doverosamente la schiena, subito si lamentano a gran voce, scandalizzati che dopo aver predicato lotta e violenza contro il sistema, qualcuno li prenda un attimo sul serio.</p>
<p style="text-align: justify">Non hanno tutti i torti, del resto, dato che<strong> le loro “lotte” sono del tutto congenite al sistema liberalcapitalista che a parole osteggiano</strong>. Esattamente come i trogloditi che, dall’altro lato, scaricano le loro frustrazioni sul bracciante africano o sull’ambulante arabo, invece di colpire i veri responsabili dell’immigrazione di massa, anche questi subumani inveiscono contro il “fascista”, con gli applausi di tutti i poteri forti. Del resto, chi paga i musicanti decide la musica; e chi sovvenziona costoro pagando le bollette dei centri sociali occupati e stipendiando le attività culturali, se non le giunte di centrosinistra targate SEL o PD, partiti che con il peggior imperialismo e liberal-capitalismo ci hanno sempre marciato d’amore e d’accordo, ben più degli stessi neofascisti! Peraltro, un’analisi di classe non mancherebbe di identificare il retroterra alto e medioborghese, di questi emuli in sedicesima del bombarolo miliardario Giangiacomo Feltrinelli.</p>
<p style="text-align: justify">E così, “fascista” è il cattolico che timidamente osa difendere la famiglia naturale, “fascista” è il proletario che si oppone alla costruzione di un centro d’accoglienza in una zona già disagiata, “fascista” è l’antimperialista che manifesta solidarietà per la Siria o la Nuova Russia. <strong>Del resto, con la presenza fascista ridotta ai minimi termini, bisogna inventarne di nuovi</strong>. Questo è esattamente quello che il filosofo comunista Costanzo Preve condannava, definendolo “antifascismo in assenza di fascismo”. Del resto, il teorico marxista Amadeo Bordiga, già nel ’45, sosteneva chiaramente che l’antifascismo non era diventato che un pretesto per legare i comunisti ai partiti borghesi. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: al Job Act di Renzi, si risponde aggredendo gli sparuti fautori del corporativismo, ovvero si preferisce lottare contro chi sostiene velleitariamente un’economia sociale di mercato, ignorando chi implementa realmente il neoliberismo.</p>
<p style="text-align: justify">Tuttavia, la psicopatologia dell’antifascismo militante non si esaurisce semplicemente nella criminosità, nella stupidità e nel servilismo<strong>. Se, infatti, dovessimo trovare una cifra alle loro azioni, questa sarebbe l’odio, cieco e bestiale</strong>. Così, durante la resistenza all’occupazione tedesca, loro mito fondante, operarono scientificamente per provocare le rappresaglie dell’occupante contro la popolazione inerme, che pagò per le loro colpe, in modo da suscitare e diffondere odio, sulla pelle degli altri. Non a caso, in quel frangente, assassinarono tutti quegli esponenti fascisti, i quali si ostinavano a cercare, in quei difficili momenti, la conciliazione tra Italiani, senza risparmiare un invalido di guerra come Carlo Borsani né un grande filosofo come Giovanni Gentile.</p>
<p style="text-align: justify">Infatti, <strong>la loro azione si concentrò non tanto contro lo straniero, ma soprattutto contro gli altri italiani</strong>. Nonostante le loro pretese, la storia mostra che le forze tedesche in Italia furono sconfitte dagli Alleati e che cedettero solo alla fine, quando ormai la Germania era già invasa. Ben altra fu la consistenza di movimenti di resistenza autentici, come in Polonia, Jugoslavia, Francia. Qui invece<strong> le file partigiane lievitarono solo a guerra finita, quando non restava altro che saltare sul carro del vincitore e massacrare nei modi più orribili i fascisti (o presunti tali)</strong>. Senza stare a fare i ragionieri della morte (come di moda), queste atrocità travalicano ampiamente i misfatti compiuti in Italia dal fascismo, tra il 1922 e il 1943. <strong>Paradossalmente, in Libia ed Etiopia, dove il colonialismo fascista ebbe colpe ben più gravi, i governanti indigeni, come Haile Selassie, tutelarono le vite e le proprietà dei coloni italiani, chiedendo invece la consegna dei veri colpevoli</strong>.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Nondimeno, alla civiltà africana, corrispose la barbarie europea: ossia il peculiare senso di giustizia antifascista</strong>. Mentre migliaia di coscritti, camicie nere, ausiliarie, podestà ed altri piccoli gerarchi erano barbaramente trucidati, i veri criminali di guerra fascisti, come Roatta e Graziani, se la cavarono con pene perlopiù simboliche, senza mai vedere un tribunale straniero. Persino gli ufficiali tedeschi responsabili delle rappresaglie e delle stragi non furono inquisiti che decenni dopo i fatti. Nel dopoguerra, mentre ragazze innocenti erano stuprate e assassinate, il capo dell’OVRA diventava prefetto. Questa è la giustizia antifascista che queste iene hanno lo stomaco di esaltare, minacciando chiunque osi rinfacciare i loro crimini, a settant’anni di distanza.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Orbene, ammettiamo anche che queste gesta fossero dovute all’eccitazione violenta della guerra civile. Perché, allora, lo stesso odio bestiale si è ripresentato più volte nel corso della Prima Repubblica?</strong> Dal linciaggio di Vittorio Ferri, al rogo di Primavalle, all’assassinio di Sergio Ramelli, fino alla mattanza di Acca Larenzia, questo è stato l’antifascismo militante: massacrare dei ragazzi, quasi sempre di estrazione popolare, mentre gli Almirante e i Rauti, che in teoria avrebbero dovuto essere i veri bersagli di un presunto antifascismo, sono morti serenamente nei loro letti.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Particolarmente odioso è poi il fatto che questa feccia abbia ora distrutto una libreria, ma ciò non fa altro che confermarne la bestialità. Non vi è in essi la minima volontà o capacità non dico di comprendere l’avversario, ma neanche di combattere le sue idee con le proprie.</strong> E quando si parla di cultura fascista, si parla non già di dozzinali libelli di propaganda, ma di colossi come Heidegger, Schmitt, Gentile, Pound, etc. <strong>L’antifascismo militante sprofonda ad uno stadio di barbarie e nichilismo intellettuale, che nulla ha da invidiare a gruppi fondamentalisti come lo Stato Islamico dell&#8217;Iraq e del Levante</strong>. Quelli distruggono le antiche rovine assire, questi imbrattano i monumenti ai caduti. <strong>Ieri accanirsi sui vinti e sui deboli, oggi bruciare una libreria: è quasi ironico osservare come non si facciano alcuno scrupolo di commettere in prima persona le barbarie imputate (talvolta a ragione) al fascismo</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Quest’osservazione presume però che questi subumani abbiano una morale equanime, secondo cui ogni atto possa essere giudicato in sé. Non è così, <strong>per costoro il fine giustifica i mezzi, e la stessa azione può essere positiva o negativa a seconda di chi la commette</strong>. È un manicheismo politico che serpeggia ampiamente in tutta la storia politica moderna, a partire dalla Rivoluzione Francese, nel corso della quale i paladini della libertà e dei diritti invocavano lo sterminio dei contadini che si opponevano al nuovo sistema politico. Le sue radici tuttavia affondano già nella peculiare “tolleranza” liberale di Locke, esplicitamente negata a cattolici e atei. L’uso di due pesi e due misure e la disumanizzazione dell’avversario politico diventano quindi mezzo di lotta e prassi di vita, fino ad arrivare ad oggi e vedere gli antifa pretendere di negare le libertà, costituzionalmente garantite, a chiunque non vada loro a genio: si tratti di forzanovisti, leghisti, sentinelle in piedi, ecc. ecc.<br />
Non si tratta qui di negare il conflitto sociale, che è una realtà di fatto, bensì di chiarire che la lotta va condotta senza odio per l’avversario, senza negarne l’umanità. Vittorio Arrigoni, di cui gli antifa si vanno riempiendo la bocca, e che a differenza loro ha dato generosamente la vita per la causa palestinese, diceva “Restiamo umani”. Gli antifascisti militanti, invece, insistono per comportarsi come cani rabbiosi, ed è inevitabile che prima o poi vengano trattati come tali, e allontanati a calci dalla comunità.</p>
<p style="text-align: justify">Purtroppo, c’è poca speranza che i colpevoli di questi crimini siano puniti, vista la connivenza e le coperture di cui godono a livello istituzionale, e financo nelle più alte cariche dello Stato, come la Presidenza della Camera, si avalla questa mentalità patologica che smentisce alla radice ogni discorso sulla tolleranza. Impuniti erano in passato e impuniti rimangono ora. Almeno questo conferma senza ombra di dubbio, che costoro altro non sono che i figli bastardi del sistema liberal-capitalista che sostengono di combattere e che proprio costoro (e non certo i neofascisti vessati e perseguitati da ogni Stato “democratico”) costituiscono la guardia “bianca” del Capitale. Non lo dimenticheremo.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.torquemada.eu/2015/05/05/miseria-e-infamia-dellantifascismo-militante/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Papa Francesco: pontificato breve o disinformazione?</title>
		<link>http://www.torquemada.eu/2015/03/21/papa-francesco-pontificato-breve-o-disinformazione/</link>
		<comments>http://www.torquemada.eu/2015/03/21/papa-francesco-pontificato-breve-o-disinformazione/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 21 Mar 2015 17:09:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Eugenio Runco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[argentina]]></category>
		<category><![CDATA[Bergoglio]]></category>
		<category><![CDATA[Cattolicesimo]]></category>
		<category><![CDATA[Cattolici]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa Cattolica]]></category>
		<category><![CDATA[Corriere della Sera]]></category>
		<category><![CDATA[Curia]]></category>
		<category><![CDATA[Dimissioni]]></category>
		<category><![CDATA[Disinformazione]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[Gesù Cristo]]></category>
		<category><![CDATA[Giornali]]></category>
		<category><![CDATA[Il Fatto Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[il Sole 24 Ore]]></category>
		<category><![CDATA[ISIS]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[L'Avanti]]></category>
		<category><![CDATA[La Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Libero]]></category>
		<category><![CDATA[Media]]></category>
		<category><![CDATA[Messico]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Papa]]></category>
		<category><![CDATA[Papa Francesco]]></category>
		<category><![CDATA[Pontificato]]></category>
		<category><![CDATA[Pontificato Breve]]></category>
		<category><![CDATA[Raymond Leo Burke]]></category>
		<category><![CDATA[Repubblica]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
		<category><![CDATA[Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Televisa]]></category>
		<category><![CDATA[The Guardian]]></category>
		<category><![CDATA[Time]]></category>
		<category><![CDATA[Torquemada]]></category>
		<category><![CDATA[TV]]></category>
		<category><![CDATA[Valentina Alazraki]]></category>
		<category><![CDATA[Vaticano]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.torquemada.eu/?p=2089</guid>
		<description><![CDATA[Nella serata del dodici marzo (era già il tredici in Europa) l&#8217;emittente messicana Televisa ha trasmesso l&#8217;intervista concessa dal Papa alla vaticanista Valentina Alazraki in occasione del secondo anniversario della Sua elezione. Oltre atlantico l&#8217;intervista è stata dapprima compendiata in un comunicato di Radio Vaticana e poco più tardi riportata integralmente in italiano dall&#8217;Osservatore Romano (eccola), e in spagnolo dalla stessa Radio Vaticana (qui). La conversazione tra Papa Francesco e la giornalista messicana è durata all&#8217;incirca un&#8217;ora e mezzo, e anche la sua trascrizione certamente non può definirsi corta. Nel sintetizzarla la stampa in molti casi si è soffermata, con precisione a dir poco chirurgica, solo su]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><strong><span title="N" class="cap"><span>N</span></span>ella serata del dodici marzo (era già il tredici in Europa) l&#8217;emittente messicana Televisa ha trasmesso l&#8217;intervista concessa dal Papa alla vaticanista Valentina Alazraki</strong> in occasione del secondo anniversario della Sua elezione. Oltre atlantico l&#8217;intervista è stata dapprima compendiata in un comunicato di <strong>Radio Vaticana</strong> e poco più tardi riportata integralmente in italiano dall&#8217;<strong>Osservatore Romano</strong> (<a href="http://www.osservatoreromano.va/it/news/due-anni-di-pontificato">eccola</a>), e in spagnolo dalla stessa Radio Vaticana (<a href="http://www.news.va/es/news/los-primeros-dos-anos-de-la-era-francisco-en-entre">qui</a>).</p>
<p style="text-align: justify"><strong>La conversazione tra Papa Francesco e la giornalista messicana è durata all&#8217;incirca un&#8217;ora e mezzo</strong>, e anche la sua trascrizione certamente non può definirsi corta. Nel sintetizzarla<strong> la stampa in molti casi si è soffermata, con precisione a dir poco chirurgica, solo su alcune espressioni usate dal Santo Padre</strong>, propinando a volte notizie dal senso poco coerente con quello del discorso del Sommo Pontefice, e presumibilmente distanti dalle Sue intenzioni. Non si tratta di un fenomeno nuovo, ma frequente, in particolar modo per le notizie che riguardano, in ordine crescente, la Chiesa Cattolica, il Romano Pontefice e Papa Francesco.</p>
<p style="text-align: justify">In questo caso ci riferiamo ai temi dell&#8217;intervista, e <strong>in luogo specifico al clamore suscitato dalle parole di Francesco I con le quali ha affermato di presagire la brevità del pontificato</strong> corrente.</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/cq5dam.thumbnail.624.351.jpg"><img class=" wp-image-2129 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/cq5dam.thumbnail.624.351-300x168.jpg" alt="cq5dam.thumbnail.624.351" width="314" height="176" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Una asserzione giunta allorché si è fatto notare al Papa che il Suo operato ha potuto a volte  far pensare ad &#8220;una certa <strong>fretta nel modo di agire</strong>&#8221; oppure a una visione del <strong>pontificato a &#8220;breve termine&#8221;</strong>. Eccola per intero:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify"><em>&#8220;Ho la sensazione che il mio pontificato sarà breve. Quattro o cinque anni. Non so, o due o tre. Beh, due sono già passati. È come una sensazione un po’ vaga. Le dico, forse no. È come la psicologia di chi gioca e allora crede che perderà per non restare poi deluso. E se vince è contento. Non so che cos’è. Ma ho la sensazione che Dio mi ha messo qui per una cosa breve, niente di più&#8230; Ma è una sensazione. Per questo lascio sempre aperta la possibilità.&#8221;</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify">Questa ci appare come una risposta affermativa alla prima ipotesi. <strong>Il Papa tiene effettivamente a realizzare i Suoi propositi al più presto</strong>, impegnandosi dal primo momento.<strong> Questa premura è suggerita dalla sensazione che il tempo a disposizione sia poco</strong>. Si tratta di<strong> una semplice sensazione</strong>, forse <strong>dettata dalla gravità non da poco della Missione</strong>, come specificato dalla metafora del giocatore. Non è opportuno interrogarsi sulla natura di questo mandato affidato a Francesco, magari lanciandosi in passionali ma arditi paragoni al Poverello d&#8217;Assisi e al &#8220;riparare la Chiesa&#8221;;o molto peggio a sensazionalistiche fantasticherie di gusto luteranesco sul &#8220;riformarla&#8221;. Qui si parla &#8220;semplicemente&#8221; (le virgolette sono d&#8217;obbligo) del compito di Pastore della Chiesa Universale, che deve essere svolto, come ogni altro, tenendo sempre presente la <em>&#8220;missione d&#8217;identità con Gesù Cristo&#8221;</em> che Francesco ha in altre occasioni ricordato e che ribadirà, come vedremo, più avanti nell&#8217;intervista. <strong>Il Papa intende svolgere dunque il Suo pontificato sotto la guida di Cristo,  con la sollecitudine di chi sa di poter essere in ogni momento sorpreso dai ladri</strong> (cfr. S.Matteo 24, 43-44), senza però escludere di poter esser chiamato dalla Provvidenza ad un lungo regno.</p>
<p style="text-align: justify">Una frase allusiva come &#8220;<em>Per questo lascio sempre aperta la possibilità&#8221; </em>può dare la sensazione che si rimanga in ambiguo e, considerando quanto poco remota è l&#8217;abdicazione di <strong>Benedetto XVI</strong>, si potrebbe pensare che il Santo Padre consideri aperta la possibilità di seguire anche in questo il cammino del Suo predecessore. Immediatamente dunque l&#8217;intervistatrice chiede  una precisazione in tal senso al Pontefice, il quale risponde:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify"><em>&#8220;[&#8230;]Io credo che Papa Benedetto abbia aperto una porta. Settant’anni fa non esistevano i vescovi emeriti. Oggi ne abbiamo 1400. [&#8230;] Credo che Benedetto con grande coraggio abbia aperto la porta ai Papi emeriti. Non bisogna considerare Benedetto come una eccezione. Ma come una istituzione. Forse sarà l’unico per molto tempo, forse non sarà l’unico. Ma è una porta aperta dal punto di vista istituzionale. Oggi il Papa emerito non è una realtà strana, ma si è aperta la possibilità che possa esistere.&#8221;</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify">Una risposta perfettamente in linea colla precedente, cui segue la domanda, che è più una affermazione: <em>&#8220;Si potrebbe pensare, come per i vescovi, un Papa che rinunci a ottant’anni.&#8221;</em> Ecco la replica del Papa:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify"><em>&#8220;Anche. Si può, ma a me non piace fissare un’età. Credo che il papato ha qualcosa di ultima istanza. È una grazia speciale. Per alcuni teologi il papato è un sacramento, i tedeschi sono molto creativi in tutte queste cose. Io non sono di questo parere, ma questo vuol dire che c’è qualcosa di speciale. Allora parlare di ottant’anni crea una sensazione di fine di pontificato che non farebbe bene, qualcosa di prevedibile. Non sono dell’idea di fissare un’età ma sono dell’idea di Benedetto. [&#8230;]&#8221;</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify"><strong>Francesco insomma non pensa di rinunciare al Ministero Petrino, e soprattutto non crede che si possa porgli un termine</strong>. Riconosce comunque, come la Chiesa ha sempre fatto, la possibilità della rinuncia, e il coraggio della scelta di Benedetto XVI, che servirà in futuro da ammonimento laddove se ne verifichino le circostanze. Il Papa Emerito è quindi una istituzione per l&#8217;importanza del Suo esempio. Lo è anche per la recente istituzione del titolo, ispirato a quello dei vescovi emeriti. Se esso verrà usato ancora nei prossimi anni non ci è dato sapere.</p>
<p style="text-align: justify">Tornando al nostro tema specifico, <strong>la ricezione da parte dei giornali delle attestazioni citate</strong>, nonché di altre risposte, <strong>è stata spesse volte incoerente</strong>, al punto che una veloce <strong>rassegna stampa</strong> delle più note testate svela un <strong>carosello di proclami tanto scandalistici quanto menzogneri</strong> e di condotte in qualche caso poco diligenti per dei giornalisti.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/papa_francesco.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2127" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/papa_francesco-300x187.jpg" alt="papa_francesco" width="300" height="187" /></a></p>
<p style="text-align: justify">L&#8217;intenzione originaria era di occuparsi esclusivamente della stampa nostrana, ma la menzione di quella straniera è d&#8217;obbligo in un caso esemplare. Infatti di tanto in tanto la notizia è riportata onestamente, e<strong> l&#8217;articolo più fedele alle parole del Papa</strong>, per quanto succinto, è del <strong>Time</strong> (<a href="http://time.com/3743995/pope-francis-anniversary-five-years/">qui</a>).</p>
<p style="text-align: justify">In Italia si è appreso il contenuto dell&#8217;intervista tramite <strong>il comunicato della Radio Vaticana</strong> (<a href="http://it.radiovaticana.va/news/2015/03/13/il_papa_a_televisa_racconta_i_due_anni_di_pontificato/1129053">qui</a>) che <strong>ha avuto una considerevole &#8220;circolazione&#8221;</strong> nelle redazioni dei quotidiani. Diversi suoi trafiletti sono stati &#8220;copia-incollati&#8221; dall&#8217;<strong>Huffington Post</strong> (<a href="http://www.huffingtonpost.it/2015/03/13/papa-pontificato-breve_n_6862568.html?utm_hp_ref=italy">qui</a>) – l&#8217;unico giornale a riconoscere espressamente la citazione – dall&#8217;agenzia di informazione <strong>ANSA</strong> (<a href="http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2015/03/13/papa-festeggia-2-anni-pontificato-ma-ammette-ho-sensazione-che-sara-breve_c5fc3eb9-561a-42d2-abd4-2d020be915c5.html">qui</a>), da <strong>Repubblica</strong> (<a href="http://www.repubblica.it/esteri/2015/03/13/news/papa_curia_ultima_corte_d_europa_-109421858/?ref=search">qui</a>), dal <strong>Sole 24 Ore</strong> (<a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2015-03-13/papa-francesco-ho-sensazione-che-mio-pontificato-sara-breve-144154.shtml?uuid=ABRjLt8C">qui</a>), e perfino da <strong>&#8220;Vatican Insider&#8221;</strong> (<a href="http://vaticaninsider.lastampa.it/vaticano/dettaglio-articolo/articolo/francesco-francisco-francis-39708/">qui</a>), lo spazio dedicato da &#8220;<strong>La Stampa</strong>&#8221; alle vicende di Chiesa, dove invero era presente anche un&#8217;articolo di Andrea Tornielli (<a href="http://vaticaninsider.lastampa.it/vaticano/dettaglio-articolo/articolo/francesco-francisco-francis-39722/">questo</a>) che riportava le risposte del Papa.</p>
<p style="text-align: justify">Tuttavia<strong> il Sole 24 ore</strong> correlava il suo articolo ad una datata recensione (<a href="http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2014-05-29/bergoglio-papato-termine-francesco-i-lupi-segreto-una-rivoluzione-libro-marco-politi-150754.shtml?uuid=ABD3xCMB">questa</a>) alludendo ad altrettanto datate quanto poco affidabili argomentazioni. <strong>Si tratta del primo, e meno attendibile, dei due ordini di equivoci che una informazione distorta o quantomeno disattenta può generare sull&#8217;argomento.</strong> La rinuncia di Benedetto XVI sarebbe stata il primo segno di <strong>una imminente rivoluzione nella guida della Chiesa</strong>, destinata all&#8217;evoluzione nella scia dei moderni ordinamenti democratici, e culminante nell&#8217;istituzione di un <strong>&#8220;papato a termine&#8221;</strong>. In pratica il Papa dovrebbe presto avere a disposizione un &#8220;settennato&#8221; come il presidente della repubblica. <strong>Una previsione tanto distante dalle parole de Pontefice quanto poco cattolica</strong>, specie se si afferma che i futuri Successori di Pietro non potranno più &#8220;salire sul trono pretendendo di essere plenipotenziari di Cristo&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify">Corre quasi sulla stessa linea di pensiero <strong>il pessimo articolo della redazione online del Corriere della Sera (<a href="http://www.corriere.it/cronache/15_marzo_13/papa-francesco-sento-mio-pontificato-breve-15c43080-c984-11e4-84dd-480351105d62.shtml">qui</a>), che addirittura arriva ad attribuire al Santo Padre asserzioni da lui mai pronunciate</strong>, come  nel grassetto: «i papi emeriti dovrebbero diventare un&#8217;istituzione», posto in rubrica con tanto di virgolette, a titolo di un piccolo capoverso contenente un <em>collage</em> di frasi dell&#8217;intervista. <strong>Contro l&#8217;evidenza, il quotidiano milanese lascia intendere invece una imminente istituzionalizzazione delle dimissioni per <em>ingravescentem aetatem</em></strong>.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Il secondo tipo di equivoci, e che forse può apparire maggiormente plausibile, è quello per cui sarebbe possibile desumere dalle risposte di Papa Francesco a Valentina Alazraki, la Sua intenzione di rinunciare al Soglio Pontificio in un prossimo futuro.</strong> Questa interpretazione ha avuto però enorme risonanza anche sui media internazionali, infatti è il filo conduttore di numerosi articoli, come quello del <strong>Guardian</strong> (<a href="http://www.theguardian.com/world/2015/mar/13/pope-francis-two-year-anniversary-lord-chose-me-short-mission">qui</a>), e di servizi televisivi. Abbiamo già visto come a nostro avviso simili conclusioni non possano essere tratte da quel dialogo, ed <strong>è significativo come la stessa Valentina Alazraki abbia voluto smentirli in alcuni tweet che riportiamo in immagine</strong>.</p>
<p style="text-align: center"> <a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/Cattura-alazraki-1.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-2121" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/Cattura-alazraki-1-300x211.png" alt="Cattura alazraki 1" width="300" height="211" /></a></p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/Cattura-alazraki-2.png"><img class="size-medium wp-image-2120 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/Cattura-alazraki-2-300x211.png" alt="Cattura alazraki 2" width="300" height="211" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Nel Bel Paese tra banalità, fraintendimenti e strumentalizzazioni l&#8217;argomento in questione non ha mancato di dar vita a una <strong>fiumana di servizi grotteschi</strong>, alcuni dei quali menzionabili. Come <strong>&#8220;Papa Francesco: non durerò a lungo&#8221;</strong> dell&#8217;<strong>Avanti</strong> (<a href="http://www.avantionline.it/2015/03/papa-francesco-non-durero-a-lungo/">qui</a>), redivivo quotidiano socialista, il quale domandandosi &#8220;cosa ci sia di non detto nelle Sue parole?&#8221; ci presenta un Papa depresso, che nell&#8217;intervista a Televisa, sembrerebbe<span class="Apple-style-span"> lanciare dall&#8217;inconscio e in modo indiretto &#8220;un allarme, un appello accorato, un segnale di difficoltà&#8221;. O anche <strong>Libero Quotidiano</strong> che in <a href="http://www.liberoquotidiano.it/news/italia/11767468/Papa-Francesco-e-il--pontificato.html">questo</a> articolo calcola, con l&#8217;invadente <em>nonchalance</em> di uno iettatore navigato, le <strong>incognite</strong> che il Sommo Pontefice dovrebbe mettere in conto. Ne individua essenzialmente due: la &#8220;morte naturale&#8221; e il rischio di essere finito <strong>&#8220;nel mirino dell&#8217;ISIS&#8221;</strong>. In ultimo ci diverte molto anche <strong>il Fatto Quotidiano</strong> (<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/03/13/francesco-ior-pedofili-mafia-divorziati-2-anni-rivoluzione-sfidando-curia-lobby/1501217/">qui</a>) che, accennando sommariamente all&#8217;intervista, coglie l&#8217;occasione per sciogliere una filippica che sorprende Papa Francesco mentre si spoglia per un attimo delle vesti eroiche, dando sfogo alla frustrazione di non essere in grado di compiere la Sua missione titanica. La Chiesa non merita di essere salvata né può esserlo. Francesco I infatti, a due anni dall&#8217;elezione, starebbe per essere travolto da una valanga di Curia, Ior, pedofili, divorziati e gay, mentre viene stritolato da una &#8220;corte curiale&#8221; ostile guidata probabilmente dal cardinal <strong>Raymond Leo Burke</strong>. </span></p>
<p style="text-align: justify">Tornando a questioni più serie, <strong>un&#8217;altra parte dell&#8217;intervista ad aver avuto molta risonanza è quella in cui il Santo Padre ha definito la Curia come <em>&#8220;l&#8217;ultima corte d&#8217;Europa&#8221;</em></strong>. Una affermazione giunta quando Gli è stata chiesta conferma di voler cambiare nella Curia, <em>molto più delle struttur</em>e, cioè la<em> mentalità</em> e il <em>cuore</em>.  <strong>Il Papa dunque dopo aver descritto l&#8217;ambiente della Corte Papale</strong> come diverso da quello delle altre corti rimaste nel continente e <em>&#8220;ormai democraticizzate&#8221;</em>, precisando di non avere intenti polemici, <strong>ha confermato di non voler agire sulla forma, ma sulle persone:</strong> <strong>quello di cui c&#8217;è bisogno è una conversione personale</strong>. Il Papa renderà esplicito il senso di queste parole più avanti nell&#8217;intervista, quando ricorderà l&#8217;allocuzione da Lui tenuta alla curia prima di Natale. Un esame di coscienza in cui aveva evidenziato <strong>quindici malattie</strong>.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify"><em>&#8220;Ho pensato per esempio a una a cui nessuno ha fatto caso e per me è la principale: dimenticare il primo amore. Quando cioè uno si trasforma in un buon impiegato e dimentica di avere una missione di identità con Gesù Cristo, che è il primo amore.&#8221;</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify">Concludendo, ricordiamo come il Papa abbia accettato l&#8217;aggiunta, propostagli da un cardinale in occasione dell&#8217;ultimo concistoro, di <strong>una sedicesima malattia</strong> alle quindici del discorso di Natale: <em>&#8220;Quella di chi non ha il coraggio di criticare apertamente. Se uno non è d’accordo con il Papa deve andare a dirglielo&#8221;. </em>Dunque forte dell&#8217;esortazione del Santo Padre, e pur essendo con Lui pienamente d&#8217;accordo, vorrei con affetto filiale rivolgergli una piccola considerazione. Papa Francesco ci ha abituato ormai da due anni al <em>&#8220;<strong>Gesuitese&#8221;</strong></em><strong>: un linguaggio apparentemente compiacente, ma dalle scarse concessioni</strong>. Forse però usandolo di meno si eviterebbero numerose distorsioni come queste che abbiamo appena esaminato.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/topic.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2126" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/topic-300x164.jpg" alt="topic" width="300" height="164" /></a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.torquemada.eu/2015/03/21/papa-francesco-pontificato-breve-o-disinformazione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Solo i paesi islamici possono sconfiggere l&#8217;IS. Ecco perché</title>
		<link>http://www.torquemada.eu/2015/03/04/solo-i-paesi-islamici-possono-sconfiggere-lis-ecco-perche/</link>
		<comments>http://www.torquemada.eu/2015/03/04/solo-i-paesi-islamici-possono-sconfiggere-lis-ecco-perche/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 04 Mar 2015 14:41:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Michele Meroni]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Egitto]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[Giordania]]></category>
		<category><![CDATA[IS]]></category>
		<category><![CDATA[ISIS]]></category>
		<category><![CDATA[Islam]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Muath al-Kasasbeh]]></category>
		<category><![CDATA[Re Abdullah]]></category>
		<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Torquemada]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.torquemada.eu/?p=1981</guid>
		<description><![CDATA[Le rappresaglie più decise, dure e rapide contro l&#8217;uccisione di ostaggi da parte dell&#8217;IS sono arrivate dai paesi musulmani. Non dagli Stati Uniti, né da alcuna nazione europea. L&#8217;uccisione del pilota giordano Muath al-Kasasbeh e la decapitazione di ventuno lavoratori egiziani copti presenti in Libia non sono passate impunite. I governi di Amman e del Cairo si sono mostrati risoluti nell&#8217;attuare la rappresaglia a fronte della sorte toccata ai propri cittadini. Nel giro di poche ore bombardieri e caccia sono decollati dall&#8217;Egitto e dalla Giordania alla volta di Libia e Siria dove hanno bombardato installazioni militari dei jihadisti dello Stato]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="L" class="cap"><span>L</span></span>e rappresaglie più decise, dure e rapide contro l&#8217;uccisione di ostaggi da parte dell&#8217;IS sono arrivate dai paesi musulmani. Non dagli Stati Uniti, né da alcuna nazione europea. L&#8217;uccisione del pilota giordano <strong>Muath al-Kasasbeh</strong> e la decapitazione di ventuno lavoratori egiziani <strong>copti</strong> presenti in Libia non sono passate impunite. I governi di Amman e del Cairo si sono mostrati risoluti nell&#8217;attuare la rappresaglia a fronte della sorte toccata ai propri cittadini. Nel giro di poche ore bombardieri e caccia sono decollati dall&#8217;<strong>Egitto</strong> e dalla <strong>Giordania</strong> alla volta di Libia e Siria dove hanno bombardato installazioni militari dei jihadisti dello Stato Islamico. Forze speciali egiziane hanno attaccato direttamente miliziani dell&#8217;IS, facendo morti e prigionieri. Il medesimo intervento di forze speciali è stato minacciato dalla Giordania. Nei paesi arabi come mai da mesi a questa parte nella lotta all&#8217;<strong>IS</strong> si sono levate forti e nette voci a condanna dei jihadisti. Il rettore dell&#8217;<strong>Università di Al-Azhar</strong> del Cairo, una delle massime autorità del mondo musulmano sunnita, ha parlato di <strong>“crocifissione, decapitazione e mutilazione”</strong> quale esemplare punizione per i miliziani dell&#8217;IS.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/Foto_1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1983" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/Foto_1-300x200.jpg" alt="Foto_1" width="300" height="200" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Se in un primo momento erano i paesi occidentali a perseguire una politica che contemplasse anche l&#8217;opzione militare, ora sono i <strong>paesi musulmani</strong> in quanto coinvolti direttamente dalla morte di loro connazionali, a prendere l<strong>&#8216;iniziativa in campo militare</strong> e a invocare a gran voce <strong>vendetta</strong> contro gli assassini. E se un&#8217;iniziativa militare decisa e una aperta <strong>condanna</strong> nei confronti dell&#8217;IS arrivano da paesi esponenti di quella religione stessa che i miliziani si vantano di professare e porre a fondamento delle loro azioni, allora la carica ideologica che colpisce lo Stato Islamico è di <strong>peso specifico molto superiore alle bombe</strong> sganciate da qualsiasi aereo della coalizione a <strong>guida occidentale</strong>. La guerra impostata dall&#8217;IS è ideologica, proprio come ideologica è la denominazione dello stato, che si auto-definisce fondato sui precetti della religione islamica e fa della propaganda mediante audio- e video-messaggi il fulcro della sua azione. Un&#8217;azione fortemente mediatica, cui una risposta altrettanto mediatica (vedi <strong>re Abdullah di Giordania</strong>, fotografato in assetto di guerra e alla guida dei bombardamenti contro l&#8217;IS), condita da uno stroncamento da autorevoli esponenti dell&#8217;Islam può infliggere un duro colpo nel breve termine.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/Foto_2.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1984" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/Foto_2-300x290.jpg" alt="Foto_2" width="300" height="290" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Ma nel<strong> medio e lungo termine</strong>? È lecito domandarsi se i governi di Giordania ed Egitto perseguiranno in maniera sistematica la lotta allo stato islamico o si limiteranno ad una rappresaglia di <strong>forte impatto mediatico</strong> ma di <strong>scarsa efficacia a lungo termine</strong>. La forte delegittimazione subita dallo Stato Islamico agli occhi del mondo musulmano fa pensare come un <strong>coinvolgimento sistematico dei paesi musulmani</strong> possa costituire la chiave di volta per una svolta nel conflitto mediorientale. Per sradicare l&#8217;opinione che siano solo i civilizzati paesi occidentali a poter affrontare, colpire e sconfiggere la barbarie che caratterizza lo Stato Islamico. Per eliminare la convinzione che lo Stato Islamico abbia in realtà un qualche legame fondato con l&#8217;Islam o che sia peggio ancora legittimato dal mondo musulmano e dalle sue massime autorità e governi.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.torquemada.eu/2015/03/04/solo-i-paesi-islamici-possono-sconfiggere-lis-ecco-perche/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Meglio insicuri che mal governati. Entra in vigore il d.l. 7/2015, cd. “pacchetto antiterrorismo”</title>
		<link>http://www.torquemada.eu/2015/02/25/meglio-insicuri-che-mal-governati-entra-in-vigore-il-d-l-72015-cd-pacchetto-antiterrorismo/</link>
		<comments>http://www.torquemada.eu/2015/02/25/meglio-insicuri-che-mal-governati-entra-in-vigore-il-d-l-72015-cd-pacchetto-antiterrorismo/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 25 Feb 2015 17:12:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Carlino]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Codice Penale]]></category>
		<category><![CDATA[Diritto Penale]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[Foreign Fighters]]></category>
		<category><![CDATA[Governo]]></category>
		<category><![CDATA[ISIS]]></category>
		<category><![CDATA[Islam]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Legge]]></category>
		<category><![CDATA[Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Renzi]]></category>
		<category><![CDATA[Repressione]]></category>
		<category><![CDATA[Sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.torquemada.eu/?p=1938</guid>
		<description><![CDATA[Nihil novi sub sole: ci risiamo con la lotta transnazionale al terrorismo che tocca – tanto la lotta quanto il terrorismo – tutti i paesi a rischio per via del loro garibaldino bellicismo nordafricano e mediorientale. Come reagisce la gioventù europea? Forse con una cameratesca levata di scudi, inorridita facendo quadrato contro il nero straniero? Non proprio: i giovani – e già che siamo pochi rispetto alla popolazione complessiva – scappano in numero sempre più consistente, diretti verso quei teatri di guerra che oramai definiscono i confini. Fonti di intelligence parlano di circa 3400 occidentali nello scenario siriano. Sono i]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif"><i><span title="N" class="cap"><span>N</span></span>ihil novi sub sole</i>: ci risiamo con la lotta transnazionale al terrorismo che tocca – tanto la lotta quanto il terrorismo – tutti i paesi a rischio per via del loro garibaldino bellicismo nordafricano e mediorientale. Come reagisce la gioventù europea? Forse con una cameratesca levata di scudi, inorridita facendo quadrato contro il nero straniero? Non proprio: i giovani – e già che siamo pochi rispetto alla popolazione complessiva – scappano in numero sempre più consistente, diretti verso quei teatri di guerra che oramai definiscono i confini. Fonti di <i>intelligence</i> parlano di circa 3400 occidentali nello scenario siriano. Sono i <i>foreign fighters</i>.</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif">Poco tempo addietro, auspicavo in altra sede la diffusione di una “conoscenza laica” delle categorie basilari, dei principi del diritto penale; strumento così onnipresente nella decisioni pubbliche di ogni giorno. Su questa falsariga, dunque, chiediamoci: come è intervenuto il Governo (<i>giammai</i> il pachidermico Parlamento)? Avete indovinato: con il diritto penale, chiaramente! Poche ciance sulle cause a monte di questa inquietante fuga di giovani che rinnegano il benessere e lo sviluppo (<i>giammai</i> il pachidermico progresso) per cui le leadership dicono di adoprarsi: il dato c’è, il processo è in corso e occorre affrontarlo con fermezza così da, citando l’Alfano della conferenza stampa, <i>“rendere l&#8217;Italia un posto sicuro nel quale vivere sereni”</i>. Intendiamoci: anche dal punto di vista del rischio per l’ordine e l’incolumità pubblici, il fenomeno rileva per il suo valore simbolico, per il <i>rischio</i> che incarna in termini di percezione soggettiva ben più e ben prima che per la sua effettiva attitudine lesiva: d’altro canto, oramai accettata e persino perseguita la demolizione dello stato sociale, il profondo senso di inquieta insicurezza che s’ingenera è accettato come un dato ineluttabile; in nessun modo la politica ardisce di problematizzarlo come <i>“null’altro che il modo in cui socialmente sono costruiti, nella realtà e nell’immaginario collettivo, i problemi conseguenti ai processi di trasformazione propri della globalizzazione e della crisi delle politiche di </i>welfare<i>”</i>: semplicemente una visione culturalista dell’insicurezza ben espressa nelle parole di M. Pavarini in <i>Sicurezza e diritto penale</i><a class="sdfootnoteanc" href="#sdfootnote1sym" name="sdfootnote1anc"><sup>1</sup></a>; una visione che resta chiaramente aliena ai responsabili della nostra… sicurezza. </span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif">La dinamica, per il resto, è semplice: l’accademia riflette e la politica criminalizza; individua il nemico e fa belle conferenze stampa in cui la guerra – giuridica, certamente, ma forse proprio per questo ben più sottile e incisiva perché divien parte del nostro stesso tessuto ordinamentale – vien dichiarata per decreto governativo, in spregio alla esclusiva competenza parlamentare riconosciuta dall’art. 78 della Costituzione! Si badi, non si sta esagerando: la teoria del <i><b>“diritto penale del nemico”</b></i><i> </i>esiste, porta la firma di Gunther Jakobs e professa una radicale <i>capitis deminutio</i> (roba arcaica, sì, di epoca romana: quando ancora non c’erano le costituzioni) della “non-persona” che si opponga all’ordinamento, per ciò estromessa dal circuito delle garanzie costituzionali. L’amministrativizzazione dei provvedimenti limitativi della libertà personale – vedi CIE – ne è una plausibile manifestazione. Ma anche l’attribuzione a prefetti e questori del potere di ritirare il passaporto o di oscurare siti internet, come sta accadendo in Germania, Francia e – con alcune garanzie in più – da noi, incarna l’introduzione legale di limitazioni a libertà fondamentali come quella di movimento o di parola.</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif">E qui entriamo nel merito del recentissimo provvedimento: approvato per decreto legge (lo so che è una notazione ormai dal sapore <i>vintage</i> ma ci tengo ancora e soprattutto nel penale, che ci volete fare?), esso principalmente:</span></p>
<ul style="text-align: justify">
<li><span style="font-family: Arial, sans-serif">Istituisce, dopo tanto parlare, la Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo (per inciso: in quattordici anni di guerra al terrore, non un attentato sul suolo patrio);</span></li>
<li><span style="font-family: Arial, sans-serif">attribuisce ai questori il potere, soggetto a convalida del giudice, di disporre il ritiro del passaporto qualora sia richiesta la misura della sorveglianza speciale;</span></li>
<li><span style="font-family: Arial, sans-serif">prevede che il Pubblico Ministero che procede per reati di terrorismo possa disporre l’oscuramento di siti internet o la rimozione di contenuti sensibili (non è chiaro se si richiede anche qui la convalida giudiziale);</span></li>
<li><span style="font-family: Arial, sans-serif">crea un inquietante canale di accesso degli 007 ai detenuti, <i>“al solo fine di acquisire informazioni per la prevenzione di delitti con finalità terroristica di matrice internazionale”</i>: va da sé che – ottenuta l’autorizzazione dal procuratore generale che ne vaglia gli stringenti requisiti – nessuna garanzia è prevista per il detenuto, durante lo svolgimento del colloquio;</span></li>
<li><span style="font-family: Arial, sans-serif">aggrava a spron battuto tutte le condotte di istigazione e propaganda condotte per via telematica (come se non fosse effettivamente l’unica, di via);</span></li>
<li><span style="font-family: Arial, sans-serif">criminalizza ulteriormente, spingendo il maglio penale non già soltanto al reclutatore di combattenti, ma anche ora al reclutato (<i>nemico</i> in sé e per sé), alla singolare figura dell’”organizzatore di viaggi” e soprattutto al cosiddetto “<i>lupo solitario”</i> (art. 270 <i>quinquies </i>c.p.), definito come la <i>«</i><i><b>persona che avendo acquisito, anche autonomamente, le istruzioni per il compimento degli atti di cui al primo periodo </b></i>(atti in senso lato destabilizzanti con finalità di terrorismo, ndr)<i><b>, pone in essere comportamenti finalizzati alla commissione delle condotte di cui all&#8217;articolo 270-sexies</b></i><i>»</i>.</span></li>
</ul>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif">Si nota subito che con quest’ultima previsione il fondamentale principio di tassatività – quello che impone una tipizzazione stringente, inequivocabile della fattispecie, così da contenere la repressione e l’arbitrio giudiziale – è completamente obliterato: è meritoria di condanna, infatti, la persona che ha allo stato semplicemente acquisito delle istruzioni, anche per i fatti propri, riguardo al compimento di atti riconducibili a una nozione alquanto lata di destabilizzazione e che semplicemente pone in essere delle non specificate condotte a loro volta meramente “finalizzate al” (e non “consistenti nel”) compimento – solo proprio? O anche altrui? – di atti di terrorismo (ai sensi del vago art. 270 <i>sexies</i>). Siamo all’<i>open-end festival</i> del terrore!</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif">La “razionalità rispetto allo scopo” di tutto questo? Poca, se si condivide l’assunto della psicoterapeuta dott.ssa Margherita Spagnuolo Lobb che <i>&#8220;non basta dichiarare reato l&#8217;arruolamento con i jihadisti: dobbiamo essere capaci di far vedere ai nostri ragazzi un valore alternativo a tutto ciò che l&#8217;Islam propone&#8221;</i>; molta, se invece si pensa a quanto ben si presti la lombrosiana fisiognomica di Alfano alla presentazione di un provvedimento sterilmente securitario.</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif">P.S.: il decreto attua la risoluzione ONU 2178/2014 che condanna l’estremismo islamico e terrorista e, per la prima volta, anche il fenomeno dei “<i>foreign fighters”</i>: questi, in soldoni, vengon definiti come individui che espatriano per dedicarsi al terrorismo. Il punto è che, come ci ricorda il politologo francese Eric Rouleau, quello di “terrorismo” (a differenza di quello di “guerra”) è un concetto che la comunità internazionale non è riuscita a definire; fondamentalmente per la semplice ragione che ognuno è terrorista di qualcun altro. Visto che riesce ad esserlo di qualcuno di noi, è proprio così difficile pensare che l’Occidente lo sia dell’Islam? Cambierebbero un sacco di cose, a riconoscere l’alterità.</span></p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">
<div id="sdfootnote1">
<p><a class="sdfootnotesym" href="#sdfootnote1anc" name="sdfootnote1sym">1</a> Bologna, 2011.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.torquemada.eu/2015/02/25/meglio-insicuri-che-mal-governati-entra-in-vigore-il-d-l-72015-cd-pacchetto-antiterrorismo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Je ne suis pas Charlie!</title>
		<link>http://www.torquemada.eu/2015/02/04/je-ne-suis-pas-charlie/</link>
		<comments>http://www.torquemada.eu/2015/02/04/je-ne-suis-pas-charlie/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 04 Feb 2015 08:30:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Virga]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Bestemmia]]></category>
		<category><![CDATA[Blasfemia]]></category>
		<category><![CDATA[Charlie Hebdo]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[Fondamentalismo]]></category>
		<category><![CDATA[ISIS]]></category>
		<category><![CDATA[Islam]]></category>
		<category><![CDATA[Islamofobia]]></category>
		<category><![CDATA[je ne suis pas Charlie]]></category>
		<category><![CDATA[jihad]]></category>
		<category><![CDATA[Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[libertà d'espressione]]></category>
		<category><![CDATA[Libertà di Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Satira]]></category>
		<category><![CDATA[Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Strage]]></category>
		<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Torquemada]]></category>
		<category><![CDATA[vilipendio]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.torquemada.eu/?p=1567</guid>
		<description><![CDATA[Spesso e volentieri, ci sono cose che vanno dette, anche se risultano sgradevoli o scomode. Nessuna solidarietà alla redazione di Charlie Hebdo, colpita da un violento attentato terroristico, che è costato la vita a 12 persone e ha lasciato ferite altre 11. Nel migliore dei casi, saremmo ipocriti, a solidarizzare con chi ha più volte offeso deliberatamente Dio e la fede cattolica. Nel peggiore dei casi, faremmo la figura della vecchia e gloriosa Cattedrale di Notre Dame de Paris, ridottasi a suonare le campane per solidarietà verso coloro che l’avrebbero volentieri ridotta a granaio. Chiariamo prima un punto: quando Nostro]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " align="JUSTIFY"><span title="S" class="cap"><span>S</span></span>pesso e volentieri, <strong>ci sono cose che vanno dette, anche se risultano sgradevoli o scomode</strong>. <strong>Nessuna solidarietà alla redazione di Charlie Hebdo, colpita da un violento attentato terroristico</strong>, che è costato la vita a 12 persone e ha lasciato ferite altre 11. Nel migliore dei casi, saremmo ipocriti, a solidarizzare con chi ha più volte offeso deliberatamente Dio e la fede cattolica. Nel peggiore dei casi, <strong>faremmo la figura della vecchia e gloriosa Cattedrale di Notre Dame de Paris, ridottasi a suonare le campane per solidarietà verso coloro che l’avrebbero volentieri ridotta a granaio.</strong></p>
<p align="JUSTIFY">Chiariamo prima un punto: quando Nostro Signore parlava di amare i propri nemici, si riferiva alle persone. E<strong> noi non possiamo che deplorare l’assassinio a sangue freddo di dodici esseri umani, che non hanno avuto il tempo di ravvedersi dei propri errori, né di risponderne davanti ad un tribunale terreno. Al tempo stesso, nessuna pietà dobbiamo verso l’istituzione, e nessuna giustificazione verso la loro condotta.</strong> Se i terroristi si fossero limitati a distruggere la redazione, rendendone impossibile il lavoro, senza cagionare danno alle persone, allora non avremmo potuto che approvare, anche moralmente, il loro gesto. Lo stesso vale nel caso di altre strutture di peccato, a partire dalle cliniche dove si pratica l’aborto. Tuttavia, <strong>non tutti sono tolleranti come i cattolici.</strong></p>
<p style="text-align: center" align="JUSTIFY"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/charlie-hebdo-021.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1576" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/charlie-hebdo-021-247x300.jpg" alt="charlie-hebdo-021" width="247" height="300" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">Intanto si è scatenata la ridda dei complottari vari, che vedono in qualsiasi azione, fosse anche l’opera di un folle isolato, chissà quali oscure trame. È pieno così, del resto, di poteri occulti che vorrebbero favorire il nazionalismo e l’avversione per la società multiculturale in Europa! <strong>È piuttosto vero che il fondamentalismo e il terrorismo islamico esistono anche nel nostro continente</strong>, come testimoniano centinaia, se non migliaia, di <strong>volontari partiti per ingrossare le fila dello Stato Islamico</strong>, o anche attentati come <strong>l’assassinio di Theo Van Gogh</strong>. Né potrebbe essere altrimenti, visto che<strong> gli Stati europei chiudono tutti e due gli occhi sui finanziamenti degli sceicchi del Golfo alle moschee e ai predicatori islamisti</strong>. Sia mai, del resto, che vengano meno gli affari con questi beduini arricchiti grazie al petrolio!</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>Esiste anche, d’altra parte, un’islamofobia becera e ignorante che si presta magistralmente alle strumentalizzazioni imperialiste, in particolar luogo sioniste; un’islamofobia la cui matrice è in ampia parte liberale e libertaria, dunque da respingere</strong>, anche quando si veste di patriottismo.<strong> L’islam dà fastidio principalmente perché insiste nel ribadire la preminenza di Dio rispetto all’uomo.</strong> È una lezione che molti cristiani, o presunti tali, paiono aver dimenticato. <strong>Tutti, invece, ora, bruciano incenso a idoli come la libertà d’espressione e la laicità, trascurando la schifosa ipocrisia con cui questi “valori” sono applicati e difesi in Francia e nel resto d’Europa.</strong></p>
<p align="JUSTIFY">Un colosso della filosofia politica novecentesca come <strong>Schmitt</strong> resta ignorato, ovvero si ignorano bellamente quali siano i propri nemici e i propri amici. <strong>Questo vale prima di tutto per i “nazionalisti” e per i “cattolici”. Eccoli che esprimono solidarietà non tanto verso le vittime, quanto verso il periodico in sé, e si riempiono la bocca di espressioni quali “libertà di stampa”. Questi utili idioti, dal Front alla Lega, dimenticano che quella stessa stampa li ha sempre attaccati, insultati, offesi e vilipesi, ben oltre la legittima critica e discussione delle idee! Essi dimenticano che nella Francia che si batte il petto per Charlie Hebdo, intere categorie di persone, bollate con nomi d’infamia: “razzisti”, “negazionisti”, “omofobi”, “antisemiti”, sono escluse dal godere di questa libertà!</strong></p>
<p align="JUSTIFY">Questa è la libertà di espressione che i cialtroni della destra populista, baciando le mani che li schiaffeggiano, difendono: <strong>se sostieni che il matrimonio è tra un uomo e una donna, sei un pericoloso intollerante da rinchiudere; se bestemmi ripetutamente a mezzo stampa, offendendo Dio e miliardi di credenti, sei un martire del libero pensiero.</strong> E naturalmente, per loro, il pericolo è l’islam, non questo <strong>totalitarismo del politicamente corretto di stampo individualista-progressista</strong>. Eppure non solo non hanno il coraggio per dire la verità, ma non di rado non ne hanno nemmeno gli strumenti, tanto sono culturalmente subordinati.</p>
<p style="text-align: center" align="JUSTIFY"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/gty_charlie_hebdo_cover_wy_150107_16x9_992.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1578" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/gty_charlie_hebdo_cover_wy_150107_16x9_992-300x168.jpg" alt="gty_charlie_hebdo_cover_wy_150107_16x9_992" width="300" height="168" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">La libertà di espressione è sacrosanta per le questioni mondane, dove invece è spesso limitata da leggi, codici espressivi, galatei e altri legacci. <strong>Chi di noi si sente libero di esprimere il proprio parere con il proprio datore di lavoro? E che dire delle varie leggi e leggine Scelba, Mancino, Gayssot, del vilipendio alle cariche dello Stato, ecc. ? Viceversa, in ambito religioso, vige la piena licenza di diffondere ogni sorta di oscenità e di blasfemie.</strong> Tale è l’inversione satanica dei valori che domina la nostra società. <strong>Eppure, la democrazia ateniese, tanto spesso esaltata a radice dell’Occidente, a fianco della parrhesía (libertà di parola) puniva l’empietà con la morte.</strong> Anche coloro che in Dio non credono, dovrebbero nondimeno evitare di offendere il Sacro e la Divinità, per rispetto a coloro che vi credono e per i quali costituisce una parte intima e fondamentale della loro vita. Invece, nel caso di Charlie Hebdo, in sé solo la punta di un iceberg, la bestemmia è impugnata come esempio di satira e libertà di pensiero.</p>
<p align="JUSTIFY">Immaginiamo il caso di uno che sia solito dare del “figlio di puttana” ai suoi interlocutori. Noi potremmo anche lasciar passare in cavalleria, ma sicuramente non ci stupiremmo, se un altro rispondesse prendendolo a ceffoni, e tantomeno lo difenderemmo. Ecco, lo stesso, mutatis mutandis, può essere detto di Charlie Hebdo. Il sangue delle vittime ricade piuttosto su chi ha scelleratamente provocato una reazione tanto violenta, e magari ora si batte il petto fingendosi perseguitato. <strong>Ebbene, gli sia data ragione, una buona volta! Si torni – come avviene in ogni Paese dabbene, non solo religioso, ma anche laico – a punire la blasfemia</strong>, e tanto più quando questa non è semplicemente uno sfogo verbale, ma piuttosto è rivendicata come forma d’espressione culturale e sociale. <strong>È semplicemente una questione di civiltà e rispetto.</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.torquemada.eu/2015/02/04/je-ne-suis-pas-charlie/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>11</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Teoria sociale dell&#8217;Islamofobia</title>
		<link>http://www.torquemada.eu/2015/02/02/teoria-sociale-dellislamofobia/</link>
		<comments>http://www.torquemada.eu/2015/02/02/teoria-sociale-dellislamofobia/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 02 Feb 2015 16:00:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Centini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Antisemitismo]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Fallaci]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[Femminismo]]></category>
		<category><![CDATA[Fobia]]></category>
		<category><![CDATA[Francia]]></category>
		<category><![CDATA[Giudeofobia]]></category>
		<category><![CDATA[Hezbollah]]></category>
		<category><![CDATA[ISIS]]></category>
		<category><![CDATA[Islam]]></category>
		<category><![CDATA[Islamofobia]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Occidente]]></category>
		<category><![CDATA[Torquemada]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.torquemada.eu/?p=1389</guid>
		<description><![CDATA[Come ogni &#8220;fobia&#8221; anche l&#8217;Islamofobia si comporta come un interprete psicotica di pulsioni culturali e sociali. Culturali, perchè contro una cultura si scaglia e perchè chiama a raccolta almeno una pallida idea di cosa si desidera opporre all&#8217;Islam. Sociale, perché le riflessioni degli uomini partono sempre da spunti propri della quotidianità, invariabilmente estesa dall&#8217;economia alla sessualità. Con tutto ciò che è nel mezzo. &#160; &#160; Proprio perché interprete l&#8217;Islamofobia è incomprensibile e inestricabile se analizzata fuori dal contesto umano in cui viene propagandata.             Le idee non valgono in sé, ma sono legate al gruppo]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="C" class="cap"><span>C</span></span>ome ogni &#8220;fobia&#8221; <strong>anche l&#8217;Islamofobia si comporta come un interprete psicotica di pulsioni culturali e sociali</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Culturali, <strong>perchè contro una cultura si scaglia e perchè chiama a raccolta almeno una pallida idea di cosa si desidera opporre all&#8217;Islam</strong>. Sociale, <strong>perché le riflessioni degli uomini partono sempre da spunti propri della quotidianità, invariabilmente estesa dall&#8217;economia alla sessualità. Con tutto ciò che è nel mezzo</strong>.</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/Isis.jpg"><img class="wp-image-1394 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/Isis-300x187.jpg" alt="Isis" width="437" height="272" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify">Proprio perché interprete l&#8217;Islamofobia è incomprensibile e inestricabile se analizzata fuori dal contesto umano in cui viene propagandata.             <strong>Le idee non valgono in sé, ma sono legate al gruppo sociale che le supporta, e al gruppo sociale che le subisce. Essendo una proiezione della struttura attraverso il prisma della sovrastruttura</strong>, l&#8217;ideologia (e la &#8220;fobia&#8221; è un&#8217;ideologia antietica e psicotica) può essere capita solo se osservata nel suo rapporto peculiare con la base. La Lieu du Peuple, come direbbe qualche radical chic, avido lettore di Babeuf.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/Islam-against-isis.jpg"><img class=" wp-image-1391 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/Islam-against-isis-300x163.jpg" alt="Islam against isis" width="379" height="206" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify"><strong>L&#8217;islamofobia è indubbiamente rampante, nel senso che è in ascesa</strong>. E non solo nelle comprensibilmente impaurite tecnocrazie quaternarie borghesi, accerchiate dalla massa di poveri che hanno contribuito a creare, ma anche nel popolino basso. È islamofobo Giordano ma lo è anche il macellaio sotto casa. È islamofobo Pigi Battista e lo è pure il professore di Lettere. Lo sono in maniera diversa. <strong>Possono essere islamofobi &#8220;di Sinistra&#8221; o &#8220;di Destra&#8221;, ma ugualmente impauriti dall&#8217;Islam. Non dagli islamici in se, proprio dall&#8217;Islam</strong>.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Al contrario della Giudeofobia</strong> (concetto lontano e diverso da quello di antisemitismo), che si può distinguere in due rami, aristocratico e popolare,<strong> l&#8217;Islamofobia è simile alla descrizione che Andy Wharol dava della Coca-Cola. Come in America tutti bevono la stessa Coca-Cola, così tutti in Italia</strong> (ma forse in Europa), <strong>bevono la stessa Islamofobia</strong>. Così non è difficile imbattersi negli stessi concetti rimasticati da bocche diverse. A ben vedere <strong>le critiche di Daniela Santanchè alla condizione della donna nell&#8217;Islam non sono diverse da quelle che azzimate femministe progressiste </strong>(mai &#8220;marxiste&#8221; ma sempre &#8220;di Sinistra&#8221;)<strong> che accusano l&#8217;Islam di &#8220;perpetuare il patriarcato&#8221;. </strong><strong>L&#8217;Islamofobia riesce ad unire tutti, a creare un grande arco costituzionale da far impallidire il pentapartito. </strong>Proprio per questo senza capire quali pulsioni interpreti l&#8217;Islamofobia è impossibile capacitarsi di questa grande virtù interclassista.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/Femen-Islam.jpg"><img class=" wp-image-1392 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/Femen-Islam-300x225.jpg" alt="Femen Islam" width="399" height="299" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify">Questa peculiarità è data dal fatto che<strong> l&#8217;Islamofobia non intepreta pulsioni socio-economiche, ma solo culturali</strong>. Mentre la Giudeofobia (che prenderemo ad esempio perchè funzionale alla dimostrazione della tesi) si espanse nell&#8217;Europa fine ottocentesca e di inizio &#8216;900 filtrando dall&#8217;alto (la giudeofobia &#8220;aristocratica&#8221; dei Goblineau) e salendo dal basso (la giudeofobia popolare dei contadini tedeschi del Brandeburgo), l&#8217;Islamofobia è una sovrapposizione culturale che, come percolato rancido, cade dall&#8217;alto e permea il popolino.<br />
<strong>La paura del giudeo nasce culturalmente nell&#8217;Europa post Restaurazione, in particolare nelle elites franco-tedesche. Qui un&#8217;intera classe aristocratica</strong> (non per forza nobile) <strong>reinterpreta a ritroso la propria Storia, e dando fondo a precetti cristiani forti</strong> (ebrei &#8220;deicidi&#8221;) <strong>affianca l&#8217;ebreo ai grandi stravolgimenti politici precedenti</strong>. Saranno i conservatori franco-tedeschi a dare per primi la paternità della Rivoluzione Francese ad una presunta influenza ebraica. Successivamente sarà nella Germania che una la casta degli Junker, conservatori non meno che cristiani (cattolici e protestanti) <strong>uniranno questi preconcetti antichi come il cristianesimo al loro disprezzo per il parlamentarismo e le dottrine sociali progressiste</strong>. La giudeofobia &#8220;d&#8217;alto bordo&#8221;<strong> diventa quindi una riflessione spontanea di alcune classi elevate per giustificare la loro opposizione metapolitica al protagonismo delle masse e la loro adesione al binomio &#8220;trono-altare</strong>&#8220;.<br />
Accanto a questa giudeofobia se ne sviluppa un&#8217;altra, sopratutto nelle masse tedesche di fine &#8216;800. <strong>Queste masse, soprattutto contadini e piccoli imprenditori sono, a fine secolo, stretti tra la pervasività dello Stato sempre più efficiente e il Capitalismo internazionale, che mediante i cartelli e la Grande distribuzione, erode gli spazi per queste fasce. Le quali, sentendosi minacciate, reagiscono individuando nell&#8217;ebreo</strong> (quindi rimasticando anche qui concetti arcaici) <strong>il fautore di questo nuovo ordine</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Per tali masse non era difficile. <strong>Ebrei erano effettivamente molti capitani di industria ed ebrei erano molti professionisti e uomini di cultura. La giudeofobia del contadino e del piccolo imprenditore</strong> (che diventerà poi anche operaia) <strong>è una giudeofobia di reazione al sistema economico vigente</strong>.<br />
La Giudeofobia, quindi,<strong> finisce per essere inteprete di due pulsioni ben distinte, solo comunicanti ma non sovrapponibili tra loro</strong>. Quindi tale proiezione trae la sua forza da due realtà ben precise (&#8220;di classe&#8221;, direbbe qualcuno) che sottendevano a paure ben più pratiche e fondate.</p>
<p style="text-align: justify">Questa strutturazione sociale può ritrovarsi nell&#8217;Islamofobia? In che modo l&#8217;Islamofobia interpreta le pulsioni di determinati gruppi sociali e/o economici?<br />
<strong>È evidente che la posizione degli ebrei degli anni &#8217;20 e &#8217;30 non sia paragonabile con quella dei musulmani in Occidente al giorno d&#8217;oggi. La stragrande maggioranza di musulmani fa degnamente parte del sottoproletariato urbano e del proletariato classico, e ricopre in società ruoli di infimo ordine, poco capaci di influenze politiche o economiche</strong>.<br />
Al contrario quindi degli ebrei degli anni &#8217;20 e &#8217;30 l&#8217;influenza islamica strutturata sulla vita politica occidentale è quasi nulla. <strong>Non è quindi possibile far risalire l&#8217;islamofobia ad un&#8217;opposizione sociale</strong>.<br />
Il vero segreto dell&#8217;Islamofobia<strong> sta nell&#8217;opposizione ai valori che in se porta</strong> (o crediamo essere portati) <strong>dall&#8217;Islam. Tale fobia deriva dal fatto che ormai anche il popolino condivide l&#8217;orizzonte valoriale liberale e progressista</strong> (diritti umani) <strong>dei gruppi al potere</strong>.<br />
L<strong>&#8216;Islam è ritenuto essere in contrasto coi valori liberali e umanitari che l&#8217;Occidente ha assunto a propri, e con i quali i gruppi al potere denaturano le spinte sovversive della base, che è confusa e mazzolata dalla psicopolizia progressista</strong>. Essendo l&#8217;idealità interclassista, ed essendo possibile rivedere il film dell&#8217;ideologia al contrario,<strong> l&#8217;Islamofobia è tanto più condiviso dalle classi più diverse tanto più che è condivisa l&#8217;idea di progresso alla base</strong>.<br />
All&#8217;immagine della morsa con cui abbiamo dipinto, velocemente, lo sviluppo sociale della Giudeofobia, che stritola i ceti medi, dobbiamo sostituire quella del ripetitore. <strong>Da un ripetitore centrale parte un messaggio che è recepito da tutte le antenne, che immaginiamo piantate sulla testa di chi condivide l&#8217;orizzonte valoriale liberale</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">                       <a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/Hezbollah.jpg"><img class="alignnone  wp-image-1393" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/Hezbollah-300x199.jpg" alt="Hezbollah" width="469" height="311" /></a></p>
<h5 style="text-align: center"><i>Militanti di Hezbollah, movimento politico sciita libanese che ha inviato dei volontari a combattere l&#8217;ISIS in Siria</i></h5>
<p style="text-align: justify">Dopo aver appurato la natura del tutto inconsistente dell&#8217;Islamofobia, <strong>è bene dire che tale &#8220;fobia&#8221; può però diventare facilmente uno strumento politico</strong>. L&#8217;Islam, adesso, <strong>delinea una ben precisa zona del mondo, attraversata dagli interessi di molte cancellerie. Non lasciarsi usare dovrebbe essere il primo obbiettivo per ogni &#8220;incendiario&#8221;</strong>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.torquemada.eu/2015/02/02/teoria-sociale-dellislamofobia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;Islam moderato batta un colpo</title>
		<link>http://www.torquemada.eu/2015/01/17/lislam-moderato-batta-un-colpo/</link>
		<comments>http://www.torquemada.eu/2015/01/17/lislam-moderato-batta-un-colpo/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 17 Jan 2015 07:54:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe De Lorenzo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Charlie Hebdo]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[ISIS]]></category>
		<category><![CDATA[Islam]]></category>
		<category><![CDATA[Maometto]]></category>
		<category><![CDATA[Torquemada]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.torquemada.eu/?p=900</guid>
		<description><![CDATA[Premessa. Non saremo qui a cercare di capire se è nato prima l’uovo o la gallina, cioè se la violenza jihadista è conseguenza o causa delle guerre in Iraq e Siria. Non lo faremo perché è un discorso utile, certo. Geopolitico, ovvio. Ma non fondamentale per quanto riguarda la natura del problema, cioè che l’Occidente è oggi attraversato da eventi delittuosi riconducibili ad una matrice unica, ideologica e religiosa, che è l’Islam. Questo è il punto che l’Occidente si trova e dovrà avere il coraggio di affrontare: la sua relazione con la religione di Maometto, la sua realtà e le]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="P" class="cap"><span>P</span></span>remessa. Non saremo qui a cercare di capire se è nato prima l’uovo o la gallina, cioè <strong>se la violenza jihadista è conseguenza o causa delle guerre in Iraq e Siria</strong>. Non lo faremo perché è un discorso utile, certo. Geopolitico, ovvio. Ma non fondamentale per quanto riguarda la natura del problema, cioè che <strong>l’Occidente è oggi attraversato da eventi delittuosi riconducibili ad una matrice unica, ideologica e religiosa, che è l’Islam</strong>. Questo è il punto che l’Occidente si trova e dovrà avere il coraggio di affrontare: la sua relazione con la religione di Maometto, la sua realtà e le sue differenze con la nostra civiltà. Europea, cristiana, ed attraversata, come ha detto Benedetto XVI, dalla ragione.</p>
<p style="text-align: justify">La questione ruota attorno alla domanda, legittima, <strong>se esista davvero o no un Islam moderato</strong>. I diretti interessati, ovviamente, dicono di sì. Altri, tra cui anche convertiti d’eccellenza, sostengono il contrario, perché nel Corano si predica l’odio, perché Maometto ha comandato di uccidere o convertire gli infedeli, perché il Musulmano deve applicare la Sharia. Se non segue tutte queste cose è un apostata. L’ha ben spiegato l’imam di Londra, <strong>Anjem Choudary</strong>, ai microfoni di <em>Piazzapulita</em>: <strong>«chi insulta il Profeta deve morire»</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Tuttavia, la maggior parte dei commentatori e dei credenti di nazionalità occidentale sono certi che <strong>l’islam moderato esista e possa convivere con le bellezze e le storture della civiltà occidentale</strong>. Ma l’Islam moderato non è monolitico, è un arcipelago. Che produce differenti livelli di risposta all’integralismo islamico. Alcuni coerenti con il rifiuto di ogni violenza e l’accettazione che l’Occidente ha una propria peculiarità culturale che deve essere rispettata. Tante altre piccole isolette, invece, non denunciano con forza gli atti violenti perpetrati contro le minoranze religiose, le donne, i reporter stranieri. Non si schierano dalla parte di chi combatte il terrorismo. Troppo spesso assumono delle posizioni di debole condanna, che contengono dubitativi che ne sbiadiscono l’efficacia.</p>
<p style="text-align: justify">Il primo di questi suona come una sorta di «ha cominciato prima lui». Ospite a <em>La Gabbia</em> su La7, il responsabile della comunità islamica milanese, <strong>Davide Piccardi</strong>, ha più volte ripetuto di non dimenticare che <strong>i nostri governi occidentali hanno invaso dei paesi musulmani</strong> e lì ucciso donne e bambini. Il che, pur non giustificando, spiegherebbe i motivi di tali reazioni. <strong>Ragionamento legittimo, ma che lascia troppo spazio a cattive interpretazioni</strong>. Perché non limitarsi alla semplice condanna del terrorismo islamico fatto in nome di Allah?</p>
<p style="text-align: justify">Non pochi fedeli, invece, contestano la scelta dei Media di chiamare «terrorismo islamico» le azioni militari svolte contro la redazione di Charlie Hebdo. L’obiezione, in breve, è questa: <strong>si tratta di terrorismo, cioè qualcosa che porta morte e terrore, ma non di terrorismo «islamico»</strong>. Perché l’Islam, a loro modo di vedere, è tutt’altro, ma non è violenza. Non si può negare, però, che entrando nella sede del giornale satirico, i due terroristi lodavano Allah e che le rivendicazioni delle bombe a Londra, Madrid e gli aerei di New York avevano uguale radice. Si vuole forse sostenere che Boko Aram, l’Isis, Al-Qaeda nulla abbiano a che fare con l’interpretazione, giusta o sbagliata, del messaggio del profeta Maometto? <strong>Sarebbe come affermare che le Brigate Rosse, essendo una frangia estremista, non erano «comuniste»</strong>. Invece, trovavano proprio nel materialismo marxista, nella rivoluzione del proletariato, la giustificazione alle loro azioni. E nel “brigatismo moderato”, cioè il Partito Comunista e non solo, l’acquiescenza sufficiente a svilupparsi tanto da poter colpire al cuore dello Stato. <strong>Il passo che manca all’Islam è il riconoscere che queste violenze non nascono per caso</strong>, non sono perpetrate da squilibrati. Hanno un loro fondamento ideologico. Islamico.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Mario Adinolfi</strong>, sempre a <em>La Gabbia</em>, ha chiesto ai suoi interlocutori di fede islamica se condannassero a pieno l’Isis, Boko Aram e la Sharia che lapida le donne in Pakistan come una erronea interpretazione dell’Islam: non ha ricevuto chiara risposta. I vari ospiti presenti in studio hanno aggirato l’ostacolo, hanno fatto melina. Questo lascia interdetti. E fa pensare che ancora <strong>sia lontano il momento in cui l’intero arcipelago dell’islam moderato comprenderà che per estirpare le frange estreme, quelle moderate devono tagliare ogni contatto, ogni falsa giustificazione</strong> del tipo «in Pakistan ci sarà la Sharia, ma in Italia c’è il femminicidio». Questa è una visuale ristretta sulla realtà umana: il male nel mondo esiste e gli omicidi pure, ma quando questi diventano sistematici, legati ad un pensiero, ammanettati ad una religione, allora diventano pericolosi. Perché possono farsi sistema, magari Stato, magari legge.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/Amedy-Coulibaly-vieo-3-mini.png"><img class="aligncenter wp-image-902 size-medium" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/Amedy-Coulibaly-vieo-3-mini-300x180.png" alt="Amedy-Coulibaly-vieo-3-mini" width="300" height="180" /></a></p>
<p style="text-align: justify">È innegabile, inoltre, che nelle moschee italiane ed europee abbiano il permesso di predicare anche imam radicali, liberi di incitare alla violenza e reclutare soldati. Lo dimostrano le inchieste, le condanne e le notizie che trapelano dai servizi segreti. <strong>Bilal Bosnic</strong>, imam arrestato in Bosnia ed accusato di essere un reclutatore, ha potuto predicare a Bergamo ed in altre città italiane. Questo è il cordone ombelicale che deve essere tagliato.</p>
<p style="text-align: justify">Inoltre, <strong>è necessario che la comunità riconosca il terrorismo</strong> un problema interno, e lo condanni. Come ha chiesto papa Francesco ai capi islamici ad Istanbul: «in quanto capi religiosi vi è l’obbligo di denunciare tutte le violazioni della dignità e dei diritti umani». E come, a suo modo, ammoniva Ratzinger nel famoso discorso di Ratisbona, in cui sosteneva <strong>l’importanza di far coesistere esperienza religiosa e ragione</strong>, così da comprendere che «la <strong>violenza</strong> è in contrasto con la natura di Dio e la natura dell’anima». Anche se a chiamare alle armi fosse Maometto.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.torquemada.eu/2015/01/17/lislam-moderato-batta-un-colpo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
