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	<title>Torquemada &#187; IS</title>
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	<description>Torquemada è una rivista di inquisizione telematica, uno spazio condiviso dove esprimere il proprio pensiero in modo libero, ben argomentato ma soprattutto incendiario</description>
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		<title>Turchia, Curdi, IS: chi spara a chi?</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Aug 2015 15:47:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Michele Meroni]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Decenni di faticose trattative ed estenuanti confronti per raggiungere un accordo di pace. Una decina di giorni scarsi per mandarlo nuovamente in soffitta. Triste realtà delle relazioni fra Turchia e curdi turchi, capeggiati dal Partito dei Lavoratori (PKK), normalizzatesi in un&#8217;ottica pacifica da ormai quasi due anni e ora di nuovo al capolinea.  Non è durata la tregua riconosciuta da ambo le parti nel 2013 e di nuovo svanita nel nulla dopo le turbolenze di fine luglio, che hanno provocato nuovi bombardamenti e incursioni dell&#8217;esercito turco contro basi e milizie del PKK curdo. Perché?   Il 20 luglio un attacco]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="D" class="cap"><span>D</span></span>ecenni di faticose trattative ed estenuanti confronti per raggiungere un accordo di pace. Una decina di giorni scarsi per mandarlo nuovamente in soffitta. Triste realtà delle relazioni fra Turchia e curdi turchi, capeggiati dal <strong>Partito dei Lavoratori (PKK)</strong>, normalizzatesi in un&#8217;ottica pacifica da ormai quasi due anni e ora di nuovo al capolinea.  Non è durata la tregua riconosciuta da ambo le parti nel <strong>2013</strong> e di nuovo svanita nel nulla dopo le turbolenze di fine luglio, che hanno provocato nuovi bombardamenti e incursioni dell&#8217;esercito turco contro basi e milizie del PKK curdo. Perché?</p>
<p> <a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/08/Immagine-1.png"><img class="size-medium wp-image-2861 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/08/Immagine-1-300x200.png" alt="Immagine 1" width="300" height="200" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Il <strong>20 luglio</strong> un attacco kamikaze poi rivendicato da IS provoca 20 vittime nella città curda turca di <strong>Suruc</strong>. Al confine siriano esplode la rabbia della popolazione. Nella regione della Turchia sud-orientale è ancora viva la memoria del caro prezzo con cui i curdi pagarono la vittoria contro il califfato nella città di <strong>Kobane</strong> nell&#8217;apparente indifferenza turca. Reparti dell&#8217;esercito di Ankara erano infatti schierati a poche centinaia di metri dalla città, sul confine siriano, senza per questo assumere alcun ruolo attivo nella battaglia, anche quando la situazione per i miliziani curdi appariva particolarmente critica. L&#8217;accusa: Ankara si è mostrata incapace di proteggere la popolazione se non addirittura è stata passivamente complice della strage, <strong>chiudendo un occhio sull&#8217;attività dello Stato Islamico in chiave anti-curda.</strong> Di qui, il <strong>22 luglio</strong>, l&#8217;assassinio di due poliziotti turchi, accusati di presunta connivenza con gli attentatori. La reazione del governo di <strong>Recep Tayyip Erdogan</strong> non si fa attendere: da quella  stessa settimana  hanno preso il via i <em>raid</em> contro le installazioni militari del PKK nelle montagne del nord Iraq e nel sud-est Turchia. Due anni di flebile tregua spazzati via nel giro di meno di una settimana.</p>
<p> <a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/08/Immagine-2.jpg"><img class="size-medium wp-image-2860 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/08/Immagine-2-300x202.jpg" alt="Immagine 2" width="300" height="202" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Occorre però fare un ulteriore passo indietro. Cosa sta a monte della latente tensione curdo-turca, oltre la causa prossima dell&#8217;attentato di Suruc? Non si può nascondere come gli attriti tra il governo di Ankara e i militanti curdi del PKK siano aumentati esponenzialmente dopo le elezioni tenutesi lo scorso <strong>7 giugno</strong>, in cui l&#8217;<strong>HDP</strong>, il Partito curdo ha ottenuto l&#8217;accesso in parlamento mediante il superamento della soglia di sbarramento del 10% imposta per entrare nel parlamento turco. Non solo, il crollo di consensi dell&#8217;AKP – il partito Giustizia e Libertà del primo ministro Erdogan – ha creato una situazione politica instabile: l&#8217;AKP, pur rimasto partito di maggioranza, si è visto impossibilitato a formare un governo autonomo. È di pochi giorni fa la notizia delle dimissioni di Ahmet Davbutoglu, premier incaricato dal presidente Erdogan, della formazione di un nuovo governo. Con ogni probabilità si andrà a <strong>nuove elezioni a inizio novembre</strong>. L&#8217;impasse politica ha perciò determinato un repentino cambio di strategia in politica estera del governo turco.</p>
<p> <a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/08/Immagine-3.jpg"><img class="size-medium wp-image-2863 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/08/Immagine-3-300x199.jpg" alt="Immagine 3" width="300" height="199" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Di qui la duplice offensiva di Erdogan contro curdi e estremisti islamici, entrambi gruppi etichettati come terroristi dal governo turco. L&#8217;inizio di una politica aggressiva sia nei confronti del PKK che dell&#8217;IS sembra essere funzionale ad un duplice scopo nella politica estera turca. <em>In primis</em>, a vantaggio di Erdogan giocherebbe una <strong>minimizzazione dell&#8217;influenza curda</strong> nella politica interna turca, magari tornando a elezioni anticipate e sfruttando l&#8217;onda lunga del conflitto anti-curdo in chiave nazionalistica per strappare voti a destra, ottenere la maggioranza e formare un nuovo governo più saldo e autonomo a livello parlamentare. In secondo luogo l&#8217; <em>escalation</em> militare nei confronti di IS, con l&#8217;inizio di <em>raid</em> diretti e la concessione ai droni USA della base aerea di Incirlik &#8211; una strategia più aggressiva contro i miliziani dello Stato Islamico &#8211; mira a <strong>strappare ai partiti curdi</strong> quali il PKK turco, l&#8217;YPG siriano e il KRG iracheno <strong>la <em>leadership</em> nella lotta allo Stato Islamico.</strong> Il Daesh si è così tramutato da <em>“useful enemy”</em> &#8211; secondo le parole di Sinan Ulgen, esperto di politica turca – utile per limitare l&#8217;influenza curda, a nemico da colpire con forza per mettere all&#8217;angolo le ambizioni territoriali e politiche curde. Ma pur sempre utile ad affermare un ruolo della Turchia più forte nello scacchiere mediorientale.</p>
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		<title> Yemen, o Arabia Felix. Oggi poi non troppo</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Jul 2015 14:46:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Michele Meroni]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Bombe. Di nuovo bombe su Aden, nello Yemen. Ci si era illusi che il cessate il fuoco di cinque giorni  definito a fine maggio avrebbe partorito qualche significativa soluzione politica nell&#8217;ambito di quella che è una delle situazioni più calde dello scacchiere mediorientale. Ad oggi la guerra civile si protrae da settembre, quando il gruppo ribelle Houthi di matrice sciita costrinse il presidente riconosciuto dalla comunità internazionale, &#8216;Abd Rabbih Mansur Hadi al-Hadi, a fuggire dalla capitale Sana&#8217;a e a rifugiarsi nella strategica città di Aden. La presa de facto del potere da parte dei ribelli sciiti, a detta di molti]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="B" class="cap"><span>B</span></span>ombe. Di nuovo bombe su Aden, nello Yemen. Ci si era illusi che il cessate il fuoco di cinque giorni  definito a fine maggio avrebbe partorito qualche significativa soluzione politica nell&#8217;ambito di quella che è una delle situazioni più calde dello scacchiere mediorientale. Ad oggi la guerra civile si protrae da settembre, quando il gruppo ribelle Houthi di matrice sciita costrinse il presidente riconosciuto dalla comunità internazionale, <strong>&#8216;Abd Rabbih Mansur Hadi</strong> <strong>al-Hadi</strong>, a fuggire dalla capitale Sana&#8217;a e a rifugiarsi nella strategica città di Aden. La presa <em>de facto</em> del potere da parte dei ribelli sciiti, a detta di molti e in particolare dell&#8217;Arabia Saudita, supportati militarmente e politicamente dall&#8217;Iran, minaccerebbe il transito del traffico petrolifero nel cruciale stretto di Bal al-Mandab, tra mar Rosso e Oceano Indiano. Per contrastare questa minaccia buona parte del <strong>mondo arabo sunnita</strong>, in particolare nazioni come <strong>Marocco, Egitto, Giordania Sudan più cinque paesi arabi del Golfo</strong>, si è schierata apertamente con l&#8217;ex presidente destituito Hadi contro il nuovo ordine. Da inizio anno i bombardamenti aerei allo scopo di allontanare dalle zone calde e influenti – leggi: la capitale Sana&#8217;a e il porto di Aden – a opera della coalizione di paesi arabi a guida saudita i miliziani Houthi si sono intensificati.</p>
<p style="text-align: center"> <a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/07/Foto1-1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2829" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/07/Foto1-1-300x219.jpg" alt="Foto1 (1)" width="300" height="219" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Perché? Il motivo di un contrasto così deciso all&#8217;avanzata delle milizie sciite Houthi – dal nome del loro fondatore, <strong>Hussein Badr al-Din al-Houthi</strong>, morto nel 2004 in un tentativo di sommossa separatista – è il sospetto da parte dell&#8217;Arabia Saudita che dietro questa offensiva ci sia il grande nemico di Riiad, l&#8217;Iran sciita. Alcune fonti vicine all&#8217;<em>intelligence</em> saudita affermano di aver visto esponenti di spicco delle forze ribelli in visita alla città santa di Qom in Iran. Inoltre si teme per un blocco eventuale dei traffici marittimi petroliferi del <strong>Bal al-Mandab</strong>, con Teheran a giovarsi di un eventuale blocco commerciale. Riiad non vede affatto di buon occhio un&#8217;eventualità di questo genere e sta ammassando a titolo precauzionale 150.000 soldati al confine per tutelarsi.</p>
<p style="text-align: center"> <a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/07/Foto2-1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2830" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/07/Foto2-1-300x173.jpg" alt="Foto2 (1)" width="300" height="173" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Ma perché coinvolgere anche gli altri paesi sunniti? Perché un&#8217;egemonia iraniana forte non è vista di buon occhio questo tipo di movimenti, come l&#8217;<strong>Ansar Allah</strong> (partigiani di Dio) dei ribelli Huthi in Yemen così come si mostrano abbastanza diffidenti delle milizie sciite impiegate in Iraq e in Siria contro l&#8217;IS. Senza dimenticare che anche l&#8217;IS si è affacciato in Yemen e ha colpito il 30 marzo con autobombe moschee accusate di essere affiliate ai ribelli sciiti, considerati eretici, in quanto sciiti, dai seguaci del califfo <strong>Abu Bakr al-Baghdadi</strong>. Bisogna anche tenere a mente che vi sono numerose cellule di <strong>AQAP (<em>Al-Qaeda in the Arabian Peninsula</em>)</strong> attive <em>in loco</em>, anche se opposte alle cellule IS come <em>modus operandi</em> e principi. La situazione yemenita riflette lo stesso caso dell&#8217;Iraq e della Siria, dove le cellule IS si scontrano anche con i miliziani di al-Nusra (Al-Qaeda in Siria e Iraq) oltre che con le forze governative e curde.</p>
<p style="text-align: center"> <a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/07/Foto3.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2831" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/07/Foto3.jpg" alt="Foto3" width="277" height="182" /></a></p>
<p style="text-align: justify">È chiaro che lo Yemen è un laboratorio per la risoluzione della crisi mediorientale tra Iraq e Siria perché è di fondamentale importanza capire come si evolveranno i rapporti tra le potenze di Iran e Arabia Saudita. Un accordo che bilanci le sfere di influenza e porti le due potenze al dialogo piuttosto che allo scontro armato, potrebbe beneficiare anche la <strong>lotta contro l&#8217;IS</strong>, con un impegno congiunto sunnita-sciita che ora è solo allo stato sperimentale in alcune città dell&#8217;Iraq come <strong>Ramadi e Tikrit</strong> ma che potrebbe evolvere in maniera ben più costruttiva se supportata da accordi pacifici e non scontri armati per spartirsi la travagliata area yemenita. Un tempo <strong>Arabia Felix</strong> per i romani, come sarà questa Arabia dipenderà ora da sauditi e iraniani. Dalle cui decisioni -sia detto per inciso – dipenderà anche la sorte di circa <strong>dieci milioni di persone</strong> ridotte nel paese alla fame e sull&#8217;orlo della povertà, che da un eventuale conflitto trarrebbero solo ulteriore miseria.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Solo i paesi islamici possono sconfiggere l&#8217;IS. Ecco perché</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Mar 2015 14:41:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Michele Meroni]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le rappresaglie più decise, dure e rapide contro l&#8217;uccisione di ostaggi da parte dell&#8217;IS sono arrivate dai paesi musulmani. Non dagli Stati Uniti, né da alcuna nazione europea. L&#8217;uccisione del pilota giordano Muath al-Kasasbeh e la decapitazione di ventuno lavoratori egiziani copti presenti in Libia non sono passate impunite. I governi di Amman e del Cairo si sono mostrati risoluti nell&#8217;attuare la rappresaglia a fronte della sorte toccata ai propri cittadini. Nel giro di poche ore bombardieri e caccia sono decollati dall&#8217;Egitto e dalla Giordania alla volta di Libia e Siria dove hanno bombardato installazioni militari dei jihadisti dello Stato]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="L" class="cap"><span>L</span></span>e rappresaglie più decise, dure e rapide contro l&#8217;uccisione di ostaggi da parte dell&#8217;IS sono arrivate dai paesi musulmani. Non dagli Stati Uniti, né da alcuna nazione europea. L&#8217;uccisione del pilota giordano <strong>Muath al-Kasasbeh</strong> e la decapitazione di ventuno lavoratori egiziani <strong>copti</strong> presenti in Libia non sono passate impunite. I governi di Amman e del Cairo si sono mostrati risoluti nell&#8217;attuare la rappresaglia a fronte della sorte toccata ai propri cittadini. Nel giro di poche ore bombardieri e caccia sono decollati dall&#8217;<strong>Egitto</strong> e dalla <strong>Giordania</strong> alla volta di Libia e Siria dove hanno bombardato installazioni militari dei jihadisti dello Stato Islamico. Forze speciali egiziane hanno attaccato direttamente miliziani dell&#8217;IS, facendo morti e prigionieri. Il medesimo intervento di forze speciali è stato minacciato dalla Giordania. Nei paesi arabi come mai da mesi a questa parte nella lotta all&#8217;<strong>IS</strong> si sono levate forti e nette voci a condanna dei jihadisti. Il rettore dell&#8217;<strong>Università di Al-Azhar</strong> del Cairo, una delle massime autorità del mondo musulmano sunnita, ha parlato di <strong>“crocifissione, decapitazione e mutilazione”</strong> quale esemplare punizione per i miliziani dell&#8217;IS.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/Foto_1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1983" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/Foto_1-300x200.jpg" alt="Foto_1" width="300" height="200" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Se in un primo momento erano i paesi occidentali a perseguire una politica che contemplasse anche l&#8217;opzione militare, ora sono i <strong>paesi musulmani</strong> in quanto coinvolti direttamente dalla morte di loro connazionali, a prendere l<strong>&#8216;iniziativa in campo militare</strong> e a invocare a gran voce <strong>vendetta</strong> contro gli assassini. E se un&#8217;iniziativa militare decisa e una aperta <strong>condanna</strong> nei confronti dell&#8217;IS arrivano da paesi esponenti di quella religione stessa che i miliziani si vantano di professare e porre a fondamento delle loro azioni, allora la carica ideologica che colpisce lo Stato Islamico è di <strong>peso specifico molto superiore alle bombe</strong> sganciate da qualsiasi aereo della coalizione a <strong>guida occidentale</strong>. La guerra impostata dall&#8217;IS è ideologica, proprio come ideologica è la denominazione dello stato, che si auto-definisce fondato sui precetti della religione islamica e fa della propaganda mediante audio- e video-messaggi il fulcro della sua azione. Un&#8217;azione fortemente mediatica, cui una risposta altrettanto mediatica (vedi <strong>re Abdullah di Giordania</strong>, fotografato in assetto di guerra e alla guida dei bombardamenti contro l&#8217;IS), condita da uno stroncamento da autorevoli esponenti dell&#8217;Islam può infliggere un duro colpo nel breve termine.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/Foto_2.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1984" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/Foto_2-300x290.jpg" alt="Foto_2" width="300" height="290" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Ma nel<strong> medio e lungo termine</strong>? È lecito domandarsi se i governi di Giordania ed Egitto perseguiranno in maniera sistematica la lotta allo stato islamico o si limiteranno ad una rappresaglia di <strong>forte impatto mediatico</strong> ma di <strong>scarsa efficacia a lungo termine</strong>. La forte delegittimazione subita dallo Stato Islamico agli occhi del mondo musulmano fa pensare come un <strong>coinvolgimento sistematico dei paesi musulmani</strong> possa costituire la chiave di volta per una svolta nel conflitto mediorientale. Per sradicare l&#8217;opinione che siano solo i civilizzati paesi occidentali a poter affrontare, colpire e sconfiggere la barbarie che caratterizza lo Stato Islamico. Per eliminare la convinzione che lo Stato Islamico abbia in realtà un qualche legame fondato con l&#8217;Islam o che sia peggio ancora legittimato dal mondo musulmano e dalle sue massime autorità e governi.</p>
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