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	<title>Torquemada &#187; hardcore</title>
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	<description>Torquemada è una rivista di inquisizione telematica, uno spazio condiviso dove esprimere il proprio pensiero in modo libero, ben argomentato ma soprattutto incendiario</description>
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		<title>A tu per tu con Franco Trentalance, il Federer del porno!</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Apr 2015 10:50:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lucciola della Ribalta]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo uno scambio di mail con la gentile Tatiana dell’ufficio stampa, entro finalmente in contatto con Franco Trentalance. Invidiabile attore porno dalla lunga e brillante carriera, 18 anni per un totale di oltre 440 film! Franco, sembrerà strano ai più maliziosi, ha attirato la mia attenzione anche per altre sue doti, meno visibili. Ascoltando alcune sue interviste nel web mi ha colpita la sua perspicacia. Parla di porno, la sua «più grande passione», con una pacatezza e sincerità rare, evitando di cadere nel sensazionalismo o nel gossip. Franco ha all’attivo anche altre esperienza lavorative, oltre alla tv, alcune web serie,]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child "><span title="D" class="cap"><span>D</span></span>opo uno scambio di mail con la gentile Tatiana dell’ufficio stampa, entro finalmente in contatto con Franco Trentalance.<br />
Invidiabile attore porno dalla lunga e brillante carriera, 18 anni per un totale di oltre 440 film! Franco, sembrerà strano ai più maliziosi, ha attirato la mia attenzione anche per altre sue doti, meno visibili. Ascoltando alcune sue interviste nel web mi ha colpita la sua perspicacia. Parla di porno, la sua «più grande passione», con una pacatezza e sincerità rare, evitando di cadere nel sensazionalismo o nel gossip. Franco ha all’attivo anche altre esperienza lavorative, oltre alla tv, alcune web serie, programmi radio e libri… è già arrivato al secondo! Dopo l’autobiografico <em>Trattare con cura</em>, è uscito da poco il suo primo romanzo <em>Tre giorni di buio</em>.</p>
<p>Sono le 11 di mattina e mi trovo all’università. Cerco un angolo dove i disturbi esterni siano i minori possibili e lo chiamo. Lui è in macchina ed è lieto di proseguire parte del suo viaggio in mia compagnia.<br />
<span style="line-height: 1.5">«Ti faccio i complimenti, ho visto il tuo blog ed è fatto bene. Si parla di cultura, informazione… mi è piaciuto! Il web è una giungla ma puoi provare a farti conoscere».<br />
</span><span style="line-height: 1.5">Un elogio inaspettato, con mia grande sorpresa!</span></p>
<p><strong>Come è avvenuto l’avvicinamento con la letteratura, è stato un bisogno, un impulso?</strong><br />
«Di bisogni come sai nella mia vita ne ho avuto solo uno, che è quello che conosci molto bene (ride compiaciuto)! Tutto nasce dalla curiosità, la voglia di mettermi alla prova e di misurarmi con una nuova realtà. È stata una fatica! A me sarebbe piaciuto scrivere in un posto isolato, immerso nella natura, ma poi mi sono ritrovato a farlo sul treno, negli hotel… quindi tutto tranne Trentalance tra le colline, nella baita!</p>
<p><strong><em>Tre giorni di buio</em> è stato scritto a quattro mani, assieme a Gianluca Versace. Come vi siete suddivisi il lavoro?<br />
</strong>«Lo scheletro del romanzo lo abbiamo messo giù assieme, ci siamo visti tante volte. Abbiamo suddiviso i capitoli e infine, ed è stato il lavoro più impegnativo, omologato gli stili. Lui più descrittivo io più sintetico, abbiamo fatto un<strong> medley</strong>».</p>
<p><strong>Il libro è un thriller impregnato di ossessioni e oscurità. Qualcosa che ricerchi nel tuo lavoro e nella tua quotidianità?</strong><br />
«Sono una persona ottimista e solare, collaboro spesso con i <strong>mental coach</strong>. Qui torniamo al discorso di prima, sono curioso. Il lato cattivo, potenzialmente presente nelle persone, il labile confine tra bene e male… ecco quella cosa. Mi è piaciuto fare una full immersion, parlando con dei criminologi per esempio. Poi ci sono parti, molto introspettive, che approfondiscono le personalità dei personaggi. E ovviamente un po’ di porno!»</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2516" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/04/li.jpg" alt="li" width="495" height="396" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Sto per porre un’altra domanda quando “l’indomabile” Franco mi interrompe.<br />
</strong>«Vorrei farti una domanda sei sperimentatrice sessualmente o più classica?»<br />
<strong>Sperimentatrice, sai che noia altrimenti!</strong> (Sento di aver riscosso la sua approvazione).</p>
<p><strong>Cosa ne pensi del fatto che le donne guardino video hardcore, un prodotto fatto da uomini per uomini?</strong><br />
«La differenza fondamentale è che l’uomo davanti ai video al 99% si masturba. La donna non sempre, il più delle volte guarda i film porno come un “aggiornamento tecnico”, della serie “vediamo come fanno sesso le pornostar, posso imparare qualcosa”. Dal deepthroat, all’anal, allo squirting… una sorta di tutorial. E inoltre, voi che siete sempre competitive, pensate “vediamo cosa combinano queste zoccole qui, se sono capace anch’io”. (Risate inevitabili di entrambi).</p>
<p><strong>Il porno per donne?</strong><br />
«È un un misto tre le scene erotiche classiche e quelle porno. Se a uno piace&#8230; ma personalmente preferisco il porno! Sento dire “il porno dovrebbe essere così, dovrebbe essere meno… Perché non fate che lei si spoglia piano piano?”. Il porno non ha funzioni educative: la sola funzione è rappresentare una performance, così come guardi Federer che gioca a tennis. Sono professionisti del porno e la performance è di alto livello. Tutto nel porno deve essere in relazione al sesso esplicito, se non lo è non è porno. Il porno è tutto e subito!»</p>
<p><strong>Controindicazioni ce ne sono, per esempio dipendenza o ansia da prestazione?</strong><br />
«Secondo me ci sono due aspetti, uno positivo e uno negativo. Positivo, tocco un argomento serio qui, ci sono tanti uomini che non trombano mai. Che la patata la vedono col binocolo, se non pagando! Il porno quindi è un sollievo. Come un documentario sui posti più belli del mondo, puoi sempre dire “non ci sono stato ma l’ho visto, mi sono informato, documentato”. L’uomo così si sfoga! Quando ha eiaculato si calma. Se uno ha degli istinti e vorrebbe violentare una donna, beh forse se si fa una manovella al giorno, magari evita!»</p>
<p><strong>Qui hai proprio ragione, più che una battuta quest’ultima considerazione è una sacrosanta verità!</strong><br />
«I rischi secondo me sono per i più giovani. Se un ragazzo 15, 16 anni si guarda porno massicciamente trovando ogni sua fantasia realizzata, poi quando incontra una donna reale non è detto che sia così. “Cavolo sono uscito con Sara e non ha fatto questo e questo. Io invece vedo che le donne lo fanno sempre nei video”. Una donna non è detto che faccia esattamente tutto quello che vuoi, come non lo fa un uomo. Allora se poi si preferiscono i video, qui possono esserci complicazioni.»</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/04/Franco-Trentalance-12_m.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-2517" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/04/Franco-Trentalance-12_m-1024x681.jpg" alt="Franco Trentalance - 12_m" width="660" height="439" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Come vedi il porno del futuro? A me sembra che si voglia sempre di più, a causa di un’assuefazione dalle immagini, sempre alla ricerca di qualcosa di più estremo. Si raggiungerà un limite o si andrà verso un hardcore sempre più hard?</strong><br />
«Secondo me è come la cucina. Negli ultimi anni si fanno molte sperimentazioni e varianti, però alla fine cosa fai? Si tratta sempre di carne, pesce, verdure… Il porno è uguale, raggiungerà ancora qualche picco più estremo, ma poi si tratta sempre di corpi umani che fanno sesso. Ci sono delle deviazioni un po’ forti: una serie dove ci sono degli uomini molto grassi che si fanno fare del sesso orale dalle attrici, magari non gli tira, allora le insultano, ridono. Oppure il marito non soddisfa la moglie allora lei lo mette in un angolo e costringe il marito a guardare mentre lei si fa trombare da un vero uomo. O quella serie Mom look at me I’m a toilette woman dove si fanno pisciare in bocca&#8230; però è terribile quel “mamma”. Ecco queste derive non le trovo entusiasmanti».</p>
<p><strong>Credo sia insito nell&#8217;uomo. Ora, per esempio, sto leggendo Apollinaire Le undicimila verghe, o de Sade, dove ci sono scritte cose veramente estreme, alcune delle quali non si vedono nemmeno nei porno di adesso.</strong><br />
«Un conto è che uno le guarda con il sorriso, un altro se ci si eccita. Io a inizio carriera non avevo molta scelta e ho dovuto fare alcuni film dove si fingeva che io facessi sesso con mia sorella o mia cugina. O violentassi una per la strada. Ecco l’idea che qualcuno si eccitasse immaginando che lo facessi davvero non mi piaceva per niente. E non ho più voluto farli. Ora sono bravo! Non mi piace dare spunti per cose strane, c’è un sesso più sano che preferisco, rispetto a quello più deviato».</p>
<p><strong>Vuoi aggiungere qualcosa?</strong><br />
«Colgo occasione, e ti ringrazio, per dire che su Facebook l’unica pagina ufficiale è<a href="https://www.facebook.com/pages/Franco-Trentalance-Quello-Vero/131022053734216?fref=ts"> Franco Trentalance &#8211; Quello Vero</a>. Ho trovato in passato decine e decine di fake. Sono diventato amico della polizia postale!».</p>
<p><strong>Sarà fatto, hai già il mio like! Diffonderò quello autentico!</strong></p>
<p><a href="https://luccioladellaribalta.wordpress.com/">Lucciola della Ribalta</a></p>
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		<title>I 10 film più disturbanti nella storia del cinema (ABOUT SEX)</title>
		<link>http://www.torquemada.eu/2015/04/08/i-10-film-piu-disturbanti-nella-storia-del-cinema-about-sex/</link>
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		<pubDate>Wed, 08 Apr 2015 10:50:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lucciola della Ribalta]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Refugium Peccatorum]]></category>
		<category><![CDATA[censura]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
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		<description><![CDATA[Salò o le 120 giornate di Sodoma (Salò, or the 120 Days of Sodom) – Pier Paolo Pasolini, 1975 Pellicola che contiene alcune tra le perversioni più insane dell’animo umano mai viste in un film. Pasolini si rifà alle 120 Giornate di Sodoma di de Sade, da cui il titolo prende spunto; ma il contesto qui è un altro, il fascismo e la Repubblica di Salò. Al contrario di de Sade, dove le oscenità descritte sembrano essere fini a se stesse, Pasolini vuole dare allo spettatore una sorta di morale. Salò è prima di tutto un film contro ogni tipo]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><strong><span title="S" class="cap"><span>S</span></span>alò o le 120 giornate di Sodoma (Salò, or the 120 Days of Sodom) – Pier Paolo Pasolini, 1975</strong><br />
Pellicola che contiene alcune tra le perversioni più insane dell’animo umano mai viste in un film. Pasolini si rifà alle<em> 120 Giornate di Sodoma</em> di de Sade, da cui il titolo prende spunto; ma il contesto qui è un altro, il fascismo e la Repubblica di Salò. Al contrario di de Sade, dove le oscenità descritte sembrano essere fini a se stesse, Pasolini vuole dare allo spettatore una sorta di morale. Salò è prima di tutto un film contro ogni tipo di violenza e tortura nei confronti di ogni essere umano.</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/04/dirittiriservati.jpg"><img class="aligncenter wp-image-2317 size-large" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/04/dirittiriservati-1024x691.jpg" alt="" width="680" height="458" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify"><strong>2 La vera gola profonda/Gola profonda (Deep Throat) – Gerard Damiano, 1972<br />
</strong>Rientra in questa classifica nonostante sia a tutti gli effetti un film pornografico, in quanto ha stravolto completamente la concezione del porno. Per la prima volta un film a luci rosse, che fino ad allora erano considerati di nicchia – in quanto film da “depravati” – è stato visto da milioni di persone in tutto il mondo. 25000 dollari di spesa per un incasso pari a 100 milioni, una cosa mai vista nella storia del cinema. Il film ha una trama, cosa assai rara nel porno odierno, che tratta uno dei tabù del sesso, l’orgasmo femminile, e la sua impossibile rappresentazione a livello visivo. La pornografia può essere suddivisa in un prima e un dopo Gola profonda.</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/04/dasPic_47699-325-4.jpg"><img class="aligncenter wp-image-2318 size-large" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/04/dasPic_47699-325-4-1024x875.jpg" alt="" width="680" height="581" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify"><strong>3 Antichrist – Lars von Trier, 2009</strong><br />
La follia che segue la morte di un figlio assume tratti disumani in questa pellicola. Il capolavoro di Lars von Trier.</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/04/2.jpg"><img class="aligncenter wp-image-2319 size-large" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/04/2-1024x670.jpg" alt="" width="680" height="444" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify"><strong>4 Ecco l’impero dei sensi (In the Realm of the Senses) – Nagisa Oshima, 1976<br />
</strong>Film ispirato ad una storia realmente accaduta nel Giappone degli anni ’30.  Fece parecchio scandalo, per la presenza di scene di sesso esplicito non simulato e un finale shock. Il film fu disponibile in home video solamente a partire dagli anni ’90.</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/04/RealmOTSenses_190Pyxurz.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-2320" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/04/RealmOTSenses_190Pyxurz-1024x616.jpg" alt="" width="680" height="409" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify"><strong>5 Irréversible – Gaspar Noé, 2002<br />
</strong>La tecnica di Gaspar Noè è molto sperimentale, i suoi film possono piacere o meno ma riescono sempre a lasciare il segno. Il montaggio è disturbante, nauseabondo. Lo stupro di <em>Irréversible</em> e l’orrore con cui viene perpetrato rimarranno per sempre negli occhi dello spettatore.</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/04/irreversible-2002-11-g.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-2321" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/04/irreversible-2002-11-g-1024x592.jpg" alt="" width="680" height="393" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify"><strong>6 Nymphomaniac Director&#8217;s cut – Lars von Trier, 2014<br />
</strong>Questa versione non è quella uscita nei cinema, ma la successiva che vede la luce in un secondo momento. Con ben 90 minuti di scene tagliate questo film è decisamente più completo rispetto al precedente. Tuttavia manca qualcosa alla pellicola…</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/04/Nymphomaniac-vol.1-2013-HD1080p-Stacy-Martin-blindpainter.avi_snapshot_04.03_2014.04.05_21.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-2323" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/04/Nymphomaniac-vol.1-2013-HD1080p-Stacy-Martin-blindpainter.avi_snapshot_04.03_2014.04.05_21-1024x429.jpg" alt="" width="680" height="284" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify"><strong>7 Ultimo tango a Parigi (Last Tango in Paris) – Bernardo Bertolucci, 1972<br />
</strong>Marlon Brando e la celebre sequenza del burro valgono di per sé la visione di questo film. Era il 1972 e per la morale dell’epoca fu oltraggioso; sequestrato per &#8220;esasperato pansessualismo fine a se stesso&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/04/ultimo-tango-a-parigi-original.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-2324" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/04/ultimo-tango-a-parigi-original-1024x576.jpg" alt="" width="680" height="382" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify"><strong>8 Caligola (Caligula) – Tinto Brass, Bob Guccione (non accreditato), Giancarlo Lui (non accreditato)<br />
</strong>Produzione infinita, piena di controversie, dalla quale usciranno molteplici versioni, tra scene di porno esplicito aggiunte e altre tagliate. Un Malcolm Mcdowell superlativo: il suo sguardo delirante e le sue danze stravaganti sono memorabili.</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/04/caligola-238041l2.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-2325" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/04/caligola-238041l2-1024x679.jpg" alt="" width="680" height="450" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify"><strong>9 La pianista (The Piano Teacher) – Michael Haneke, 2001<br />
</strong>Nonostante le allusioni sadomaso e alcuni fotogrammi molto crudi, il film ricevette numerosi premi, in particolar modo al Festival di Cannes, dove trionfò. Isabelle Huppert e la trasformazione del suo personaggio offrono allo spettatore colpi di scena (e perversioni) inaspettate.</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/04/la-pianista-di-michael-haneke.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-2322" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/04/la-pianista-di-michael-haneke-1024x688.jpg" alt="" width="680" height="456" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify"><strong>10 Eyes Wide Shut – Stanley Kubrick, 1999<br />
</strong>Ultimo film di uno dei più grandi registi della storia del cinema. Uscirà postumo alla morte di Kubrick, il quale non partecipò al montaggio. Per questo motivo da alcuni è considerato incompleto, ma riesce tuttavia a risultare, a tratti, raffinato e sublime. Le orge in maschera in stile “Eyes Wide Shut” sono diventate un marchio di fabbrica e sono tutt’ora fonte di ispirazione in giro per il mondo.</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/04/Nicole-Kidman-003.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-2326" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/04/Nicole-Kidman-003-1024x576.jpg" alt="" width="680" height="382" /></a></p>
<p style="text-align: justify"><strong><br />
Fuori lista</strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>A Serbian Film – Srđan Spasojević, 2010<br />
</strong>Non merita di essere nella classifica in quanto la violenza ingiustificata di questo film supera ogni limite, dove «si confonde la trasgressione con la morbosità più gratuita e atroce». <span style="line-height: 1.5">La visione di questa pellicola ha suscitato in me un disgusto e un malessere che mai avevo provato in precedenza; pertanto non solo non ne consiglio a nessuno la visione ma – per la prima volta dico una cosa del genere riguardo un film – lo censurerei. Peccato perché l&#8217;idea era originale.<br />
</span><span style="line-height: 1.5">Lo so, tutto ciò vi farà venire una voglia spropositata di vedere </span><em style="line-height: 1.5">A Serbian Film</em><span style="line-height: 1.5">.<br />
</span>(Se lo farete) Sappiatelo, io vi avevo avvisati.<br />
<a href="https://luccioladellaribalta.wordpress.com/"><br />
Lucciola della Ribalta</a></p>
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		<title>La decostruzione in birreria. Fear &#8211; The record (1982)</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Feb 2015 17:00:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Morello]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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		<description><![CDATA[I Fear mettono subito le cose in chiaro. L’assalto frontale della corazzata Let’s have a war abbatte in un attimo tutte le sterili discussioni su cosa sia o non sia il punk-hardcore, sui suoi primati storici, sulla sua fondazione. Le opere perfette “fondano e liquidano un genere nello stesso momento”, di questo era convinto Walter Benjamin e, se non fosse fuori luogo in mezzo a tanto degrado morale e sonoro, questo disco si potrebbe definire perfetto. Omofobi, cafoni, misogini, razzisti, blasfemi; ad ascoltare i testi di questi quattro scalmanati si direbbe di essere di fronte ai peggiori piantagrane da birreria.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="I" class="cap"><span>I</span></span> Fear mettono subito le cose in chiaro. L’assalto frontale della corazzata <em>Let’s have a war</em> abbatte in un attimo tutte le sterili discussioni su cosa sia o non sia il punk-hardcore, sui suoi primati storici, sulla sua fondazione. <strong>Le opere perfette “fondano e liquidano un genere nello stesso momento”, di questo era convinto Walter Benjamin e, se non fosse fuori luogo in mezzo a tanto degrado morale e sonoro, questo disco si potrebbe definire perfetto</strong>.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Omofobi, cafoni, misogini, razzisti, blasfemi</strong>; ad ascoltare i testi di questi quattro scalmanati si direbbe di essere di fronte ai peggiori piantagrane da birreria. Ed in parte, almeno a giudicare da quello che succedeva durante le loro esibizioni, non ci si sbaglierebbe. Tuttavia, solo in parte. Sì perché se si dirige l’attenzione verso la musica, che è il vero piatto forte di questo disco, ci si accorge immediatamente di essere di fronte ad uno dei dischi, se non al disco più avanguardistico del punk-hardcore tutto. <strong>Si è fin troppo insistito sulle influenze blues sulla formazione, in realtà molto marginali e riscontrabili solo in alcune venature vocali, che solo saltuariamente prendono congedo dal consueto grugnito gutturale, comunque già di per se molto al di sopra della media del genere per varietà ed intelligenza d’uso, per assumere le torbide tinte del delta</strong>. Questa sopravvalutazione dell’influenza blues una volta di più il patetico glotto-centrismo della critica, che mai come in questa cosa mancherebbe il bersaglio sottovalutando l’aspetto strumentale.<em> The record</em> è infatti da questo punto di vista una cornucopia di invenzioni, un vero e proprio repertorio di creatività punk. A partire da un hardcore fortemente colluso con il garage più balordo, il disco si muove in ogni direzione concepibile, trovando sempre soluzioni più che felici. Ma, fughiamo ogni dubbio, la vocazione più genuina di questo disco è quella sperimentale. Dissonanze, cambi di tempo e di registro inattesi, noise dilagante, atonalità, un uso del tutto innovativo del linguaggio musicale di base, che tende a rovesciare parodisticamente il serio in comico e viceversa. La maestria con cui infilano una scala arabeggiante nel bel mezzo del riff asimmetrico del math-rock ante-litteram di Camarillo, ci fa dubitare se il brano sia stato scritto veramente dallo stesso gruppo che in <em>Fresh flesh</em> canta:  <em>I wanna fuck you to death/I don&#8217;t wanna smell your breath/Piss on your warm embrace!/I just wanna cum in your face!</em> Ma proprio quest’ultimo brano mette in campo un’artiglieria trash-metal di raro equilibrio tra punk e metal. Difficile poi descrivere l’effetto straniante della messa alla berlina dell’ambiente radical chic newyorkese, che si lancia a rotta di collo su un giro grottesco sfigurato da un inatteso sax free-jazz, tra l’altro proprio nei momenti in cui Lee Ving sbeffeggia l’intelighenzia della grande mela ironizzando: <em><strong>New York’s alright if you like saxophones</strong></em>.</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/fear-the-record.jpg"><img class=" wp-image-1529 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/fear-the-record-300x300.jpg" alt="fear the record" width="305" height="305" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Il sole della California deve fare veramente male, se si considera che da questa patria di spiagge, ragazze in bikini e pattini in linea provengono anche quegli altri impareggiabili terroristi del punk-hardcore, i <strong>Black Flag</strong>. Ma i Fear vanno oltre. Se i primi sono la rabbia, i secondi la decomposizione. Difficile scorgere un raggio di sole in questa decostruzione permanente del linguaggio del punk. <strong>Questi tipi fanno veramente paura, e spaventano per il semplice motivo che è evidente che la loro musica non voglia semplicemente divertire</strong>. Sono lontani anni-luce dall’essere un gruppo di rock-demenziale, aggettivo cui talvolta sono stati associati. Il loro effetto è piuttosto simile al filtro deposto sulla realtà dalla scrittura kafkiana, in cui tutti gli elementi sono prosaici, quotidiani, realistici persino, ma nessuna cosa si trova al suo posto. E il disco tocca i suoi vertici proprio laddove si fa più cerebrale. <em>Disconnected</em> si disconnette in modo stralunato, rallentando improvvisamente e creando un effetto di distorsione percettiva, disseminando periodici buchi neri tra le maglie di un apparentemente ordinario tessuto punk. <em>Getting the brush</em> sembra tentare ormai semplicemente la messa in musica di una perdita di sensi, anche se propriamente tenta di simulare la “pera” di eroina che un ragazzo frignone e viziato si inietta. Il giro di chitarra che, interrotto solo dalle consuete dissonanze, attraversa <em>We got to get out of this place</em> altro poi non è che un verme che si contorce nella mente di un pazzo.</p>
<p style="text-align: justify">Nella <strong>folle operazione di destrutturazione</strong> dei Fear ci si può certo imbattere in momenti (più apprezzati di quanto meritino ma più rari di quanto si creda) di chiassosa baldoria da stadio. Tuttavia non possono esserci dubbi, anch’essi sono funzionali al loro collage dadaista. I Fear hanno coniato una formula di <strong>art-hardcore</strong> (si potrebbe utilizzare il termine ruffiano: art-core) in cui diversi linguaggi musicali vengono smantellati e rimontati in modo tale da mutarne radicalmente il senso. Kracauer attribuiva questa possibilità al cinema che, laddove guidato da una coscienza emancipata, può dissolvere gli elementi organici e naturali per compenetrarli con la ragione. I Fear, nel loro piccolo, come il cinema, sono un’espressione eminente della modernità, quella che, come se non fosse già abbastanza moderna di per sé, oggi si vede così spesso apporre il suffisso <em>post-</em>. <strong>Dimostrano che, anche un genere così apparentemente brutale e schiavo degli istinti più immediati e inelaborati, può essere vulnerabile ad una coscienza trasformativa, che non accetti passivamente ciò che le proviene dal materiale dato</strong>. Ciò, a suo particolarissimo modo, può redimere anche tutta le volgarità debosciate e xenofobe che trasudano dai testi di questo album. Anche queste infatti (che siano pronunciate con intenzione ironica, seria, provocatoria o furba non è importante) divengono i pannelli di questo grande quadro schizoide che è <em>The record</em>.</p>
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