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	<title>Torquemada &#187; graphic novel</title>
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	<description>Torquemada è una rivista di inquisizione telematica, uno spazio condiviso dove esprimere il proprio pensiero in modo libero, ben argomentato ma soprattutto incendiario</description>
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		<title>Incontro con GIPI in Università Cattolica</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Mar 2015 09:13:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Samarini]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 20 marzo 2015 (ore 15:30) l&#8217;Università Cattolica di Milano avrà il piacere di ospitare una delle firme più importanti del graphic novel italiano: Gian Alfonso Pacinotti. Questo nome dirà poco ai più, visto che l&#8217;autore è universalmente noto con il nom de plume Gipi. L&#8217;autore dialogherà con i docenti Matteo Stefanelli e Massimo Locatelli; il sottoscritto introdurrà l&#8217;incontro. Ormai affermato da anni sulla scena fumettistica nazionale e internazionale, grazie alla pubblicazione di opere come Appunti per una storia di guerra (2004) o LMVDM – La mia vita disegnata male (2008), il disegnatore pisano si è fatto apprezzare anche da ambienti]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span lang="it-IT"><span title="I" class="cap"><span>I</span></span>l <strong>20 marzo 2015 (ore 15:30)</strong> l&#8217;Università Cattolica di Milano avrà il piacere di ospitare una delle firme più importanti del <em>graphic novel</em> italiano: Gian Alfonso Pacinotti. <strong>Questo nome dirà poco ai più, visto che l&#8217;autore è universalmente noto con il <em>nom de plume</em> Gipi</strong>. L&#8217;autore dialogherà con i docenti Matteo Stefanelli e Massimo Locatelli; il sottoscritto introdurrà l&#8217;incontro.</span></p>
<p style="text-align: justify"><span lang="it-IT">Ormai <strong>affermato da anni sulla scena fumettistica nazionale e internazionale</strong>, grazie alla pubblicazione di opere come <em>Appunti per una storia di guerra</em> (2004) o <em>LMVDM – La mia vita disegnata male</em> (2008), il disegnatore pisano si è fatto apprezzare anche da ambienti solitamente estranei alla letteratura disegnata, guadagnandosi addirittura <strong>una candidatura per il Premio Strega</strong> con il suo ultimo lavoro <em>unastoria</em> (2013). Per la prima volta un romanzo grafico è stato in lizza per il prestigioso concorso letterario e questo ha suscitato non poche discussioni, a cui hanno preso parte, come al solito, esperti veri e improvvisati; la riflessione più acuta che mi è capitato di leggere sull&#8217;argomento è stata proprio<a href="http://www.comicus.it/index.php/component/k2/item/57312-gipistrega/57312-gipistrega" target="_blank"> quella di Gipi</a> (assolutamente da vedere, perché raramente ho letto idee così chiare e condivisibili sul fumetto</span><span lang="it-IT">). Con la consueta lucidità e con il distacco proprio dei saggi, l&#8217;autore ha dichiarato che la sua candidatura era stata probabilmente ingiusta, data la differenza sostanziale tra<em> graphic novel</em> e letteratura tradizionale. Anche un&#8217;eventuale vittoria non avrebbe fatto del bene al fumetto italiano, perché<strong> non sono i riconoscimenti a dimostrare la forza di un mezzo espressivo, ma soltanto le opere</strong>: “Sarebbe come considerare solo gli applausi verso una canzone senza soffermarsi sulla musica e sulle parole”. Ciò che conta è la sostanza, e nelle opere di Gipi non ne manca.</span></p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/unnamed.jpg"><img class="wp-image-2035 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/unnamed-300x225.jpg" alt="unnamed" width="319" height="239" /></a></p>
<p style="text-align: justify"><span lang="it-IT">Le sue tavole, solo apparentemente “disegnate male”, e i suoi testi dimostrano una <strong>straordinaria sensibilità verso il reale</strong>. Passando con una naturalezza assoluta, lieve perché sempre sfacciatamente sincera, dal comico – spesso nella sfumatura del grottesco – al drammatico, le sue storie sono pregne di verità, anche quando si occupano di argomenti difficili da affrontare senza cadere nelle trappole della cattiva retorica. Sembra rispondere a questo desiderio di aderenza alla realtà anche la scelta di trattare <strong>temi autobiografici</strong> (<em>LMVDM</em>) o comunque vicini all&#8217;esperienza personale: le vite sbandate di giovani provinciali (<em>Gli innocenti</em>, <em>Hanno ritrovato la macchina</em>), la crisi esistenziale di uno scrittore (<em>unastoria</em>) e così via. Si simpatizza subito con Gipi (anzi, <strong>gli si vuole proprio bene</strong>) perché depone ogni difesa e mostra se stesso senza filtri, anche negli aspetti meno edificanti del suo presente e del suo passato, ricco di esperienze estreme e quasi letali. Una buona testimonianza della sua personalità è <a href="https://www.youtube.com/watch?v=1xKGLlszogQ" target="_blank">la sua prima apparizione televisiva</a>, risalente al 2008: il suo atteggiamento, di una tenerezza commovente, immortala bene la sua natura di uomo e di scrittore</span><span lang="it-IT">. L&#8217;immagine di Gipi che ci si forma leggendo i suoi libri è esattamente quella che si vede in nell&#8217;intervista. <strong>Se non ci credete, venite a vederlo dal vivo e ne avrete la prova</strong>.</span></p>
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		<title>Dal web alla carta: Sin Título di Cameron Stewart</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Feb 2015 22:11:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Samarini]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da qualche settimana è disponibile nelle librerie italiane una bella edizione del romanzo grafico Sin Título di Cameron Stewart: un libro davvero interessante che non ha mancato di suscitare la mia attenzione (e di mettere in pericolo il mio portafogli). L&#8217;autore canadese, già noto nel mondo del fumetto americano per la sua collaborazione a serie importanti come la Catwoman di Ed Brubaker e il Batman e Robin di Grant Morrison, ha iniziato questo progetto nel lontano 2007, pubblicando progressivamente le tavole su un apposito sito internet. Il fumetto, liberamente accessibile, è così cresciuto sotto gli occhi dei lettori fino al compimento]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span lang="it-IT"><span title="D" class="cap"><span>D</span></span>a qualche settimana è disponibile nelle librerie italiane una bella edizione del <strong>romanzo grafico <em>Sin T</em></strong></span><strong><em><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span lang="it-IT">í</span></span></em></strong><span lang="it-IT"><strong><em>tulo</em> di Cameron Stewart</strong>: un libro davvero interessante che non ha mancato di suscitare la mia attenzione (e di mettere in pericolo il mio portafogli). L&#8217;autore canadese, già noto nel mondo del fumetto americano per la sua collaborazione a serie importanti come la <strong><em>Catwoman</em> di Ed Brubaker</strong> e il <strong><em>Batman e Robin</em> di Grant Morrison</strong>, ha iniziato questo progetto nel lontano 2007, <strong>pubblicando progressivamente le tavole su un apposito sito internet</strong>. Il fumetto, liberamente accessibile, è così cresciuto sotto gli occhi dei lettori fino al compimento definitivo. Baciata da un ottimo successo di critica e di pubblico, l&#8217;opera è stata insignita di vari premi, tra cui il prestigioso <strong>Eisner Award</strong> 2010 come &#8220;Best Digital Comic&#8221;. <strong>Nonostante la pubblicazione su carta, <em>Sin T</em></strong></span><strong><em><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span lang="it-IT">í</span></span></em><span lang="it-IT"><em>tulo</em> è ancora interamente leggibile <em><a href="http://www.sintitulocomic.com/2007/06/17/page-01/" target="_blank">online</a></em></span></strong><span lang="it-IT">.</span></p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/sin-titulo-copertina.jpg"><img class="wp-image-1564 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/sin-titulo-copertina-300x167.jpg" alt="sin titulo copertina" width="340" height="189" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Almeno in origine, quindi, <em>Sin T<span style="font-family: Arial, sans-serif">í</span>tulo</em> era uno dei tanti esempi di <strong><em>web-comic</em></strong> – cioè lavori grafici pubblicati esclusivamente <em>online</em> – che si sono moltiplicati negli ultimi anni. Le nuove tecnologie hanno permesso a chiunque di mettere a disposizione del pubblico le proprie realizzazioni, ma la grande abbondanza dell&#8217;offerta, peraltro non sempre di alta qualità, ha fatto sì che solo un numero esiguo di autori si sia veramente giovato di questa forma di distribuzione, sia a livello di notorietà, sia a livello economico. Per fare un esempio eclatante di successo nato dalla pubblicazione sul <em>web</em> si può ricordare l&#8217;americano <strong><a href="http://scottmccloud.com/" target="_blank">Scott McCloud</a></strong>, sempre attivissimo (e lodatissimo) con i suoi lavori tra il teorico e lo sperimentale. In Italia, non si può fare a meno di citare <strong>Zerocalcare</strong>, che deve molta della sua fama al <a href="http://www.zerocalcare.it/" target="_blank">blog</a> avviato nel 2011.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Cameron Stewart fa parte del ristrettissimo gruppo di autori che sono riusciti ad emergere, e aggiungerei con merito, dal <em>mare magnum</em> di internet</strong>. Il <em>graphic novel</em> ha infatti il potere di coinvolgere immediatamente il lettore e di tenerne sempre alta l&#8217;attenzione grazie ai continui colpi di scena. Il protagonista è Alex Mackay, un uomo che vive una vita monotona e insignificante, almeno fino alla scoperta della morte del nonno, avvenuta tempo prima ma mai notificata al nipote. Da questo fatto e dal conseguente ritrovamento di una fotografia che ritrae il defunto con una donna sconosciuta ha inizio una spirale inarrestabile di avvenimenti inspiegabili e di rivelazioni sconcertanti. Forse proprio per allontanarsi dalla propria deludente esistenza, <strong>Alex si tuffa a capofitto negli enigmi</strong> che emergono uno dopo l&#8217;altro, trascurando del tutto le sue attività quotidiane e trovandosi, in breve, senza più un lavoro né una compagna. Le nuove ed inaspettate avventure, che prendono presto <strong>una piega violenta e drammatica</strong>, costringono il protagonista a ripensare al proprio passato e alle scelte, spesso sbagliate, che lo hanno contraddistinto. <strong>All&#8217;assoluta chiarezza del tratto si contrappone l&#8217;oscurità della trama</strong>: la continua alternanza tra realtà e allucinazione fa presto perdere ogni certezza tanto ad Alex quanto al lettore. Non mancano alcune parentesi pienamente filosofiche, in cui vengono discusse questioni sempre attuali, come la differenza tra creazione e imitazione.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/sin-titulo-1.jpg"><img class="wp-image-1565 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/sin-titulo-1-300x222.jpg" alt="sin titulo 1" width="334" height="247" /></a></p>
<p style="text-align: justify"><strong>La struttura del fumetto è fortemente cinematografica</strong>: ogni pagina è suddivisa in una griglia di otto vignette delle stesse dimensioni, come in un rigoroso <strong><em>storyboard</em></strong>. La storia ha l&#8217;impianto di un film d&#8217;azione e di mistero, in cui più si prosegue e più si è mossi dal desiderio di sapere come finirà. Ed <strong>è forse proprio il finale a costituire il punto debole di tutta l&#8217;operazione</strong>: dopo molte pagine di piacevolissima tensione, la soluzione della vicenda appare un po&#8217; debole, anche se non priva di fascino. <strong>I paragoni tra il fumetto di Stewart e i film di David Lynch si sono sprecati</strong>, tuttavia mi pare che proprio <strong>il finale troppo esplicativo</strong> costituisca la differenza principale con il modello: il regista americano, infatti, non fornisce mai un chiarimento definitivo sugli enigmi di cui le sue pellicole sono disseminate, lasciando sempre aperto uno spazio di ambiguità. Qui invece compare un personaggio (non dico chi sia, niente <em>spoiler</em>) che, quasi svolgendo la funzione di <em>deus ex machina</em>, svela il segreto che ha mosso tutta la storia, <strong>escludendo di fatto ogni spiegazione alternativa</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Al di là di questo difetto – che per altri lettori potrebbe benissimo essere invece un pregio – il giudizio su <em>Sin T<span style="font-family: Arial, sans-serif">í</span>tulo</em> è certamente positivo: l&#8217;opera merita almeno una lettura, tanto più che è gratis!</p>
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		<title>Un&#8217;eterna adolescenza torbida. Arriva Sugar skull di Charles Burns</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jan 2015 10:00:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Samarini]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;attesa sta per finire. Rispettando una tradizione fatta di tempi lunghissimi tra un lavoro e l&#8217;altro, il fumettista americano Charles Burns ha pubblicato in patria Sugar skull (l&#8217;edizione italiana è in arrivo nelle prossime settimane), ultima parte di una trilogia iniziata nel 2011 con X&#8217;ed out e proseguita nel 2012 con il secondo capitolo, The hive. L&#8217;uscita consentirà, finalmente, di dare un giudizio definitivo sul progetto che ha impegnato l&#8217;autore negli ultimi anni, ma pure di fare un bilancio più generale sulla direzione intrapresa dalla sua attività fumettistica. Charles Burns, per chi non ha familiarità con il fumetto americano underground,]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify;" align="JUSTIFY"><span lang="it-IT"><span title="L" class="cap"><span>L</span></span>&#8217;attesa sta per finire. Rispettando una tradizione fatta di tempi lunghissimi tra un lavoro e l&#8217;altro, <strong>il fumettista americano Charles Burns ha pubblicato in patria </strong></span><strong><span lang="it-IT"><i>Sugar skull </i></span></strong><span lang="it-IT">(l&#8217;edizione italiana è in arrivo nelle prossime settimane)</span><span lang="it-IT">, <strong>ultima parte di una trilogia iniziata nel 2011 con </strong></span><strong><span lang="it-IT"><i>X&#8217;ed out</i></span><span lang="it-IT"> e proseguita nel 2012 con il secondo capitolo, </span><span lang="it-IT"><i>The hive</i></span></strong><span lang="it-IT">. L&#8217;uscita consentirà, finalmente, di dare un giudizio definitivo sul progetto che ha impegnato l&#8217;autore negli ultimi anni, ma pure di fare un bilancio più generale sulla direzione intrapresa dalla sua attività fumettistica.</span></p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Charles Burns, per chi non ha familiarità con il fumetto americano </span><span lang="it-IT"><i>underground</i></span><span lang="it-IT">, è stato uno degli artisti più significativi tra anni &#8217;90 e anni Zero: <strong>il suo </strong></span><strong><span lang="it-IT"><i>Black hole</i></span><span lang="it-IT"> è universalmente riconosciuto come una pietra miliare del genere </span><span lang="it-IT"><i>graphic</i></span></strong><span lang="it-IT">. La trilogia di </span><span lang="it-IT"><i>X&#8217;ed out</i></span><span lang="it-IT">, prima pubblicazione dopo il capolavoro, è stata guardata con curiosità da critici e fan, ansiosi di scoprire se la nuova uscita avrebbe seguito la traccia della precedente oppure avrebbe battuto altre strade. Domande legittime, se si considera che Burns è stato spesso accusato di “raccontare sempre la stessa storia”. Col passare del tempo, però, mi pare che emerga con sempre maggiore chiarezza il ruolo centrale di </span><span lang="it-IT"><i>Black hole</i></span><span lang="it-IT"> nella sua carriera fumettistica: guardando indietro, è difficile non considerare le opere precedenti, in particolare le storie poi raccolte nel volume </span><strong><span lang="it-IT"><i>Big baby</i></span></strong><span lang="it-IT">, come “preparatorie” rispetto al capolavoro. In esse emergono già, anche se con minore incisività, i tratti tipici di tutte le opere burnsiane, che potremmo sintetizzare come un sapiente miscuglio di </span><span lang="it-IT"><i>horror</i></span><span lang="it-IT"> e travagli adolescenziali. Tematiche che trovano un&#8217;espressione più compiuta in </span><span lang="it-IT"><i>Black hole</i></span><span lang="it-IT">, una </span><span lang="it-IT"><i>horror story</i></span><span lang="it-IT"> non tradizionale, ricchissima di significati più o meno nascosti, celati sotto una coltre di immagini simboliche e ricorrenti. Una continua sfida visuale al lettore, chiamato ad un lavoro supplementare rispetto al semplice passaggio da una vignetta all&#8217;altra (un&#8217;analisi di alto livello su </span><span lang="it-IT"><i>Black hole</i></span><span lang="it-IT"> la trovate <a href="http://www.english.ufl.edu/imagetext/archives/v2_1/reviews/raney.shtml" target="_blank">qui</a>).</span></p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/charles-burns.jpg"><img class=" wp-image-1007 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/charles-burns-300x225.jpg" alt="charles burns" width="319" height="239" /></a></p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Nei primi due capitoli della nuova trilogia sembrano convivere due spinte opposte, una innovatrice e una conservatrice, con una prevalenza delle permanenze rispetto alle rimozioni. Burns infatti racconta ancora una volta “la stessa storia”, mostrando però fin dalle prime tavole alcuni elementi di novità. Gli ingredienti di base del nuovo lavoro sono i medesimi del precedente: <strong>storie di adolescenti che si ritrovano in situazioni allucinate e inquietanti</strong>, con le normali paure legate alla crescita e alle nuove esperienze (sesso e droga in particolare) che si legano in modo malsano a timori molto più grandi, del tutto impossibili da affrontare. Il protagonista è Doug, un ragazzo ossessionato da visioni notturne che si ripetono sempre uguali, portando alla luce aspetti nascosti e dolorosi del suo passato. Un susseguirsi di immagini spaventose ma fin troppo reali, contro cui le pillole non possono fare nulla</span>. <span lang="it-IT">Come al solito l’autore riesce a trascinarci in una dimensione estremamente sgradevole, mettendoci nei panni di un </span><span lang="it-IT"><i>teenager</i></span><span lang="it-IT"> che, come molti suoi coetanei, si sente sempre fuori posto, inadatto a stare con gli altri.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/xed-out-burns.jpg"><img class=" wp-image-1006 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/xed-out-burns-300x132.jpg" alt="x'ed out burns" width="382" height="168" /></a></p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">La differenza principale con i precedenti consiste, ovviamente, nell&#8217;uso del colore, per di più sempre sgargiante, al posto del bianco e nero; i disegni seguono invece il tradizionale stile di Burns, che deve molto alla </span><span lang="it-IT"><i>Pop art</i></span><span lang="it-IT"> americana (da <strong>Roy Lichtenstein</strong> in giù). A livello di contenuto, si nota una componente molto più decisa di citazionismo: i riferimenti più marcati sono ad alcuni classici del fumetto (nei suoi deliri psichedelici il protagonista ha le fattezze di <strong>Tin Tin</strong>) e della letteratura (in più di un&#8217;occasione viene nominato <strong>William Borroughs</strong>). È poi evidente la maggiore presenza di aspetti onirici-allucinatori, che arrivano ad occupare la maggior parte della storia, rendendola ancor più enigmatica delle precedenti: solo con l&#8217;ultimo capitolo la matassa verrà, forse, sbrogliata e la complessa rete di simboli ricorsivi troverà una spiegazione coerente. Tutto o quasi è raccontato attraverso il filtro del delirio o della visione, eliminando quasi completamente gli aspetti </span><span lang="it-IT"><i>thrilling</i></span><span lang="it-IT"> presenti in </span><span lang="it-IT"><i>Black hole</i></span><span lang="it-IT">. <strong>Era proprio il bilanciamento perfetto tra sogno e azione a rendere </strong></span><strong><span lang="it-IT"><i>Black hole</i></span></strong><span lang="it-IT"><strong> un&#8217;opera godibile a più livelli, come è proprio dei capolavori letterari</strong>. Il </span><span lang="it-IT"><i>graphic novel</i></span><span lang="it-IT"> può essere letto semplicemente come un&#8217;avvincente storia di mostri, omicidi e malattie misteriose, ma ad un lettore più attento è lasciata la possibilità di esplorare la sua ricchezza iconografica e di creare autonomamente dei collegamenti, scoprendo una fitta rete di messaggi nascosti. Per il momento, ma aspettiamo la conclusione per sbilanciarci, </span><span lang="it-IT"><i>X&#8217;ed out</i></span><span lang="it-IT"> non è arrivato a questi livelli: l&#8217;impatto visivo è eccezionale, ma nel complesso il </span><span lang="it-IT"><i>puzzle</i></span><span lang="it-IT"> fatto di conscio e di inconscio e la continua sfida al lettore per mezzo di indizi e allusioni hanno un che di manieristico. Ma da Charles Burns ci aspettiamo un guizzo finale che spazzi via tutte le discussioni e metta il sigillo su un progetto ambizioso e affascinante.</span></p>
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		<title>Giornalismo grafico, direzioni diverse. Il caso di Guy Delisle</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Jan 2015 10:01:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Quasi tutti gli articoli che si propongono di parlare del Graphic journalism (o Comics journalism) mettono da subito l&#8217;accento sulla freschezza di questa forma espressiva e sulla sua prorompente carica innovativa. Cercherò di evitare il luogo comune facendo notare che il genere è sicuramente giovane, ma di certo non appena nato, se si tiene conto che Palestina di Joe Sacco, vero caposaldo del reportage disegnato, è stato pubblicato per la prima volta tra il 1993 e il 1995. Più che della faticosa affermazione del giornalismo a fumetti, bisognerebbe ormai discutere della sua istituzionalizzazione, dato che oggi esso trova spazio anche sulle]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " lang="it-IT" style="text-align: justify;" align="LEFT"><span title="Q" class="cap"><span>Q</span></span>uasi tutti gli articoli che si propongono di parlare del <i><b>Graphic journalism</b></i> (o <i><b>Comics journalism</b></i>) mettono da subito l&#8217;accento sulla freschezza di questa forma espressiva e sulla sua prorompente carica innovativa. Cercherò di evitare il luogo comune facendo notare che <b>il genere è sicuramente giovane, ma di certo non appena nato</b>, se si tiene conto che <i><b>Palestina</b></i><b> di Joe Sacco</b>, vero caposaldo del <i>reportage</i> disegnato, è stato pubblicato per la prima volta tra il 1993 e il 1995. Più che della faticosa affermazione del giornalismo a fumetti, bisognerebbe ormai discutere della sua istituzionalizzazione, dato che oggi esso trova spazio anche sulle pagine di prestigiosi quotidiani (soprattutto nel mondo anglosassone) ed è sempre più spesso declinato nel formato <i>graphic novel</i> (in allegato al <i>Corriere della Sera</i> ne è recentemente uscita una pregevole raccolta). I motivi di tale successo sono probabilmente da cercare nella <b>grande accessibilità del </b><i><b>medium</b></i>: dei bei disegni colorati, con poche frasi qua e là, sono senza dubbio più attraenti di un muro di parole. Con un po&#8217; di cinismo, si potrebbe insinuare che i fumetti assecondano la pigrizia del lettore contemporaneo, risparmiandogli la fatica della lunga immersione in un articolo.</p>
<p lang="it-IT" align="LEFT"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/Joe-Sacco.jpg"><img class=" wp-image-629 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/Joe-Sacco-300x225.jpg" alt="Joe Sacco" width="349" height="262" /></a></p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify;" align="LEFT">Penso però che sia necessario far qualche distinguo all&#8217;interno della grande massa di lavori genericamente classificati sotto la denominazione di <i>Graphic journalism</i>, discriminando prima di tutto tra le <b>opere propriamente giornalistiche</b> e quelle che invece somigliano maggiormente ad <b>autobiografie</b> o a <b>resoconti di viaggio</b>. In quest&#8217;ultimo gruppo inserirei i romanzi di <a href="http://www.guydelisle.com/" target="_blank"><b>Guy Delisle</b></a>, fumettista canadese autore di <i>best-seller</i> come <i>Shenzhen</i>, <i>Pyongyang</i>, <i>Cronache Birmane</i> e <i>Cronache di Gerusalemme</i>. Ci sono infatti grandi differenze tra il modo di raccontare di Delisle e quello dei <i>graphic journalist</i> “classici”, ben rappresentati da <b>Joe Sacco</b> (tra parentesi, qualche osservazione sull&#8217;ultima opera di Sacco la trovate <a href="http://www.torquemada.eu/2014/12/21/dentro-e-fuori-dai-quadretti/" target="_blank">qui</a>). Queste difformità emergono con maggiore chiarezza se si mettono a paragone le opere dedicate dai due artisti allo stesso tema, <b>la questione israelo-palestinese</b>. Se l&#8217;autore di <i>Palestina</i> e di <i>Gaza 1956</i> entra in prima persona nelle zone di conflitto, intervistando le vittime della guerra e toccando con mano le situazioni più drammatiche, Delisle racconta invece la propria <i>routine</i> quotidiana nel periodo di soggiorno in Israele. Si può dire che nelle storie di Delisle il ruolo di “inviato sul campo”, che è proprio di Sacco, viene ricoperto dalla moglie del fumettista, affiliata a <i>Medici senza Frontiere</i> e direttamente impegnata sulle scene di guerra. Il marito si trova semplicemente al seguito e si limita ad osservare da lontano gli eventi più dolorosi. Le sue avventure sono molto più innocue, tanto che si ha l&#8217;impressione che i coniugi vivano in due universi paralleli, pur operando nello stesso paese.</p>
<p lang="it-IT" align="LEFT"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/Guy-Delisle.jpg"><img class=" wp-image-630 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/Guy-Delisle-300x225.jpg" alt="Guy Delisle" width="359" height="269" /></a></p>
<p lang="it-IT" style="text-align: justify;" align="LEFT">Mentre nei <i>reportage</i> di Sacco i protagonisti sono i cittadini palestinesi colpiti dalle offensive israeliane, l&#8217;attore principale di <i>Cronache di Gerusalemme</i> è lo stesso artista, con i suoi faticosi tentativi di ambientamento in un paese straniero e, soprattutto, la costante ricerca di ispirazione per il proprio lavoro. È proprio il <b>tono autobiografico, leggero e ironico (anche se mai del tutto disimpegnato)</b>, a far sì che i libri del canadese siano tanto apprezzati. Non si può fare a meno di provare una sincera simpatia, nel senso etimologico di conformità di sentimenti, per il fumettista: esattamente come la maggior parte dei lettori, Delisle non è un eroe né un martire, ma <b>un uomo comune</b> che cerca di arrabattarsi alla meglio tra lavoro, figli e problemi quotidiani. Molto divertente – e quasi simbolico della distanza tra lui e l&#8217;autore di <i>Palestina</i> – il momento in cui le autorità israeliane gli negano l&#8217;accesso alla Striscia di Gaza: riflettendoci su, il protagonista si chiede se non sia stato scambiato per Joe Sacco.</p>
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