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	<title>Torquemada &#187; GOP</title>
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	<description>Torquemada è una rivista di inquisizione telematica, uno spazio condiviso dove esprimere il proprio pensiero in modo libero, ben argomentato ma soprattutto incendiario</description>
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		<title>L&#8217;infamia di Reagan</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Mar 2015 17:42:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Virga]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[I Presidenti degli Stati Uniti – come i leader delle grandi potenze in generale – non sono in genere noti per essere degli stinchi di santo, ma in questa “galleria degli orrori” dei volti dell’imperialismo a stelle e strisce, Ronald Reagan si guadagna sicuramente un posto d’onore. Trovare di che parlarne male, non è certo difficile, né si tratta di una novità. Quello che, invece, stupisce è che presso alcuni cattolici (o presunti tali) sia considerato non solo un grande statista (affermazione perlomeno discutibile) ma addirittura uno statista cristiano (il che è proprio fuori di discussione)! D’altronde, questa è gente]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: left"><span title="I" class="cap"><span>I</span></span> Presidenti degli Stati Uniti – come i leader delle grandi potenze in generale – non sono in genere noti per essere degli stinchi di santo, ma in questa “galleria degli orrori” dei volti dell’imperialismo a stelle e strisce, <strong>Ronald Reagan</strong> si guadagna sicuramente un posto d’onore. Trovare di che parlarne male, non è certo difficile, né si tratta di una novità.</p>
<p style="text-align: justify">Quello che, invece, stupisce è che presso alcuni cattolici (o presunti tali) sia considerato non solo un grande statista (affermazione perlomeno discutibile) ma addirittura uno statista cristiano (il che è proprio fuori di discussione)! <strong>D’altronde, questa è gente che, dopo 124 anni di encicliche sociali in cui i Pontefici spiegano il contrario, ancora si ostina a credere che il liberismo (o, peggio ancora, il neoliberismo!) sia compatibile con la fede cattolica.</strong></p>
<p style="text-align: justify">Come anticipato, <strong>delle colpe di Reagan ci sarebbe molto da narrare,</strong> come pure dei presunti meriti. Primo fra tutti, quello di aver combattuto l’aborto. In realtà, tante belle parole ma, dati alla mano, ci risulta che il tasso percentuale di aborti negli Stati Uniti non è mai stato così alto come durante il suo mandato. Del resto, se si fa macelleria sociale…</p>
<p style="text-align: justify">Parliamo pur sempre, del resto, di <strong>un attore prestato alla politica che riteneva che la cura per un Paese segnato dalle gravi ingiustizie sociali, frutto del liberismo, fosse applicare maggiore liberismo.</strong> Anche se – a dirla tutta – è quanto meno discutibile togliere i soldi ai contribuenti per commissionare alle grandi industrie belliche un riarmo generale, con tanto di fantasmagorici scudi spaziali di dubbia utilità – a maggior ragione quando si è già la principale potenza mondiale, con un rilevante distacco sulla seconda, quanto a produzione economica, ricerca tecnologica, consenso diplomatico, proiezione aeronavale e posizionamento strategico. Non ho grande dimestichezza con l’opera di <strong>Hayek</strong>, ma dubito fortemente che approvasse un simile e ingiustificato aumento della spesa pubblica.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Che poi questo dispiegamento di forze sia servito davvero a vincere la Guerra Fredda, è tutto da vedere</strong>. Molti studiosi pensano piuttosto che il crollo del blocco sovietico abbia avuto cause endogene (cfr. Strobe Talbott), in particolare con l’affermazione di Gorbaciov (cfr. Robert G. Kaiser), o che addirittura l’atteggiamento di Reagan abbia ritardato questo processo (cfr. Charles W. Kegley). Altri ancora osservano che dal 1984 l’approccio fu invece molto più conciliante (cfr. Beth A. Fischer). In ogni caso, persino i suoi stessi consiglieri (es. Robert McFarlane e Jack Matlock) hanno in seguito ammesso che l’intenzione reale non era portare l’Impero del Male al collasso, ma piuttosto migliorare le relazioni tra le superpotenze, partendo da una posizione di forza. Ma ora non pretendiamo che i liberisti abbiano studiato la storia, e men che meno quella delle relazioni internazionali!</p>
<p style="text-align: justify">Ad ogni modo, <strong>fatto sta che il guitto della Casa Bianca ha lanciato negli anni ’80 una serie di offensive in tutto il mondo per rilanciare l’egemonia statunitense</strong>.<strong> I suoi alleati</strong> in questa <strong>“ultima crociata contro il bolscevismo”</strong>, da parte loro, erano ancora più imbarazzanti di lui. Passi <strong>Saddam</strong> sguinzagliato contro Khomeini, con tanto di gas, mine e oltre un milione di morti; passi pure <strong>il Sudafrica bianco</strong> deciso a mantenere il dominio razziale sui popoli dell’Africa meridionale… ma della creazione di <strong>Al-Qaeda</strong>, <strong>col compagno di merende Osama Bin Laden</strong>, e quindi del <strong>jihadismo islamico</strong> come lo conosciamo oggi, retrospettivamente, avremmo fatto volentieri a meno.</p>
<p style="text-align: justify">Tuttavia, l’apice di queste eroiche gesta, su cui voglio sollevare l’attenzione, è stato compiuto proprio nel cortile di casa. Parliamo dunque dell’<strong>intervento reaganiano in America Centrale</strong>, riassunto magistralmente da un saggio dello storico J<strong>ohn A. Coatsworth, contenuto nella “Cambridge History of Cold War”</strong> (che non è proprio “Il Manifesto”).</p>
<p style="text-align: justify">Ora, gli interventi statunitensi in America Latina non sono mai stati una novità. <strong>Solo durante la Guerra Fredda, sono stati rovesciati ventiquattro governi, perlopiù democraticamente eletti</strong> – dei quali <strong>quattro per intervento militare diretto</strong>, <strong>tre attraverso la CIA</strong>, e <strong>i restanti golpe sono stati subappaltati alle forze militari locali</strong>, i cui quadri erano spesso e volentieri addestrati dagli stessi USA, per difendere il mondo libero dalle dittature fasciste prima, e comuniste poi (quando si dice l’eterogenesi dei fini…). Come risultato,<strong> nel 1977, solo Costa Rica e Venezuela erano Paesi stabili con governi liberamente eletti</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">A questo punto, il democratico Carter, sulla scia di Kennedy, cominciava a chiedersi se non fosse il caso di contrastare il comunismo, promuovendo democrazia e giustizia sociale, ossia alleviando quelle condizioni di estrema oppressione e miseria che spingevano i popoli del Continente nelle braccia del socialismo rivoluzionario. Inutile dire che le élite locali, pur di non perdere i propri privilegi, non erano molto inclini ad usare altri metodi di pacificazione sociale, oltre alla tortura e agli squadroni della morte… ma qualche progresso era stato fatto.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Il repubblicano Reagan era intervenuto però a gamba tesa fin dalla campagna elettorale, accusando Carter di debolezza e promettendo di usare il pugno di ferro contro la minaccia comunista</strong>. In particolare, nel 1979, i <strong>rivoluzionari sandinisti del Nicaragua</strong> avevano finalmente abbattuto la pluridecennale dittatura della famiglia <strong>Somoza</strong>, e la guerriglia si era estesa nei vicini <strong>El Salvador</strong> e <strong>Guatemala</strong>. Fortunatamente, il prode “crociato della libertà” era pronto a ricacciare i comunisti all’inferno.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/ronald_reagan_ranch.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2353" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/ronald_reagan_ranch-300x200.jpg" alt="Reagan" width="300" height="200" /></a></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Peccato che la minaccia comunista in America Latina non esistesse se non nella propaganda reaganiana</strong>. I movimenti rivoluzionari della regione consistevano in <strong>fronti di liberazione nazionale, dove convivevano varie correnti ideologiche</strong>, dai comunisti ai nazionalisti ai cristiano-sociali. <strong>L’URSS</strong> era troppo lontana e impegnata per intervenire e <strong>aveva sempre guardato di cattivo occhio il sostegno cubano ad altri movimenti rivoluzionari</strong> in quella che era tacitamente considerata dal Cremlino come riserva statunitense.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Lo stesso Nicaragua sandinista</strong> non solo ricevette aiuti sovietici e cubani in misura minore rispetto a quelli provenienti da altri Paesi europei e americani, ma soprattutto <strong>non implementò mai una politica comunista d’imposizione di un Partito unico e collettivizzazione dei mezzi di produzione</strong>, e tantomeno abbandonò l’Organizzazione degli Stati Americani. A margine, è anche interessante osservare come questo piccolo Stato vanti tuttora le leggi più restrittive al mondo in materia d’aborto.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Quello che invece era fin troppo reale era la natura estremamente repressiva delle dittature centroamericane</strong>. In un contesto dove un’oligarchia di latifondisti e <em>compradores</em>, insieme alle grandi multinazionali statunitensi, sfruttava masse rurali in condizioni di sussistenza, dominavano giunte militari, in confronto alle quali persino Pinochet poteva a buon diritto passare per socialdemocratico. <strong>Qui, anche contro la stessa opinione pubblica statunitense</strong> – che fin dai tempi del Vietnam cominciava a porsi problemi riguardo alle manifestazioni più brutali del proprio imperialismo –,<strong> Ronnie Reagan diede il meglio di sé</strong>.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Al confine tra Honduras e Nicaragua, la CIA, con l’aiuto d’istruttori militari argentini</strong> (sì, quelli che facevano volare i dissidenti in mare), <strong>organizzò elementi della ex-Guardia Nazionale di Somoza, per formare i famigerati Contras</strong>, finanziati dal Congresso e armati attraverso il narcotraffico e la vendita di armi all’Iran. <strong>Non pago di ciò, il governo statunitense, in totale violazione del diritto internazionale, minò i porti nicaraguegni, infischiandosene poi bellamente del verdetto di risarcimento emesso dalla Corte dell’Aia</strong>. Insomma, il rispetto della legalità valeva solo quando si trattava di tollerare la sentenza Roe vs Wade…</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Dopo una serie di sonore sconfitte sul campo per opera delle forze regolari, i Contras ricorsero al terrorismo contro obiettivi civili, causando oltre 30.000 morti</strong>. Alla fine, incapaci di prevalere direttamente, gli USA accettarono un compromesso con il governo sandinista, che perse di misura le elezioni del 1990. Queste si svolsero in un contesto di esasperazione popolare di fronte alla prepotenza statunitense e videro la vittoria di una coalizione di centrodestra finanziata dagli Stati Uniti e guidata da <strong>Violeta Chamorro</strong>, il cui padre era stato assassinato da Somoza.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/0128-wires-reagan.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2352" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/0128-wires-reagan-300x200.jpg" alt="0128-wires-reagan" width="300" height="200" /></a></p>
<p style="text-align: justify"><strong>In Guatemala, la guerriglia contro la dittatura militare era radicata nelle popolazioni indigene maya</strong> che vivevano lì da millenni. <strong>Anche qui Reagan provvide a fornire ampio sostegno economico, in particolare al nuovo governo del Generale Efraín Ríos Montt</strong>, convertito alla fede evangelica, <strong>che nel 1982 era subentrato, via golpe, al Generale García Lucas</strong>. Siccome la semplice repressione politica è troppo poco, <strong>in appena un anno di potere, prima di essere deposto da un nuovo golpe, Ríos Montt distrusse 686 villaggi e uccise 50.000-75.000 indigeni</strong>, conquistandosi un processo per genocidio (attualmente in corso). <strong>In totale, in questo periodo, su una popolazione guatemalteca di 6.500.000 abitanti (nel 1980), si ebbero 200.000 morti </strong>(per il 93% ad opera dello Stato e per l’83% di etnia maya)<strong> e 1 milione di rifugiati</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Tuttavia, è al <strong>Salvador</strong> che spetta la palma nella lotta contro il comunismo ateo e omicida. <strong>Il 24 marzo 1980, l’Arcivescovo conservatore Óscar Arnulfo Romero, Primate di El Salvador, vertice della gerarchia cattolica nel Paese, fu assassinato dai servizi militari mentre celebrava Messa nella Cattedrale, durante la Consacrazione, per aver criticato la repressione del regime</strong>. <strong>Non soddisfatti, la mattina successiva, durante le esequie, esplosero una bomba e spararono dalle finestre del Palazzo Presidenziale, causando 38 morti tra i fedeli</strong>. Inutile dire che neanche Hitler e Stalin si erano mai sognati di fare una cosa del genere, senza neanche attendere la fine della Messa e istituire un processo farsa! Oggi, Romero è Beato in quanto Martire, a controprova che si è trattato di <strong>una vera e propria persecuzione contro la Chiesa Cattolica</strong>.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Infatti, più avanti, vista la sgradevole tendenza del clero a schierarsi con i più deboli, minacciarono lo sterminio dei gesuiti presenti nel Paese</strong>. A dicembre, per festeggiare l’elezione di Reagan, i militari rapirono, stuprarono e uccisero quattro religiose statunitensi impegnate nell’assistenza dei poveri. Carter, sdegnato, ritirò l’appoggio economico, ma questo fu subito reintegrato dal “Nostro” il mese seguente. <strong>Grazie a questo decisivo sostegno, l’esercito salvadoregno resistette, l’offensiva dei ribelli fu respinta e il massacro dei civili proseguì indisturbato</strong>.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Tuttavia, ben presto il regime si accorse che cominciavano a scarseggiare gli uomini da arruolare, ma presto fu trovata la soluzione: l’arruolamento – anche coatto, ricorrendo a raid nelle scuole – di ragazzi, anche di 14-15 anni</strong>. In piena guerra civile, l’80% delle forze governative e il 30% dei guerriglieri era composto da minorenni. Questo fenomeno è alla base della nascita di violentissime gang giovanili come la <strong>Mara Salvatrucha 13</strong>. In ogni caso, si stima un totale di <strong>75.000 morti (per l’85% causati dal regime), di cui oltre la metà sotto il mandato di Reagan, e 500.000 rifugiati su una popolazione di 4.500.000 (1980)</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">In conclusione, a fare i conti, il motto “Meglio morti che rossi” non è mai stato tanto vero, se consideriamo che su una popolazione totale – per questi tre Stati – di circa 12.500.000 abitanti (nel 1975), i morti ammontano al 2,84% e i rifugiati al 16%. Questi ultimi, tra l’altro, si diressero in maggior parte negli Stati Uniti, dove chiesero di essere accolti come rifugiati politici. <strong>Naturalmente, mentre gli esuli cubani erano accolti a braccia aperte e coccolati dal governo statunitense, i profughi centramericani erano rifiutati e costretti alla clandestinità: solo il 9-11% dei nicaraguegni, il 2,6% dei salvadoregni e l’1,8% dei guatemaltechi ottenne asilo politico – sempre grazie alle cristiane virtù d’accoglienza e ospitalità dell’amico Reagan, beninteso</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Insomma, viste le sue preclare virtù di <em>Defensor Fidei</em> sovraelencate, che aspettano i cattoliberisti a chiedere la canonizzazione del loro novello Luigi IX?</p>
<p style="text-align: justify">P.S. Raccontatemi pure di quando Chávez e Castro facevano sparare agli arcivescovi.</p>
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		<title>Le migliori sfide al Senato di queste Midterm election</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Dec 2014 16:26:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giacomo Bresolin]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nelle ultime Mid term election, tenutesi negli Stati Uniti, la battaglia più accesa, tra il partito Repubblicano (GOP, Grand Old Party) e quello Democratico (Dem), è stata quella per il controllo del Senato (la Camera era già stata conquistata dal GOP nelle elezioni del 2010). Secondo il disegno voluto dai Padri Fondatori nella Costituzione americana il potere legislativo negli Stati Uniti è prerogativa del Congresso degli Stati Uniti, che si suddivide in due rami: La Camera dei Rappresentanti (435 membri, eletti in rapporto alla popolazione dello stato di provenienza), espressione del popolo, e il Senato degli Stati Uniti (100 membri,]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="N" class="cap"><span>N</span></span>elle ultime<b> Mid term election</b>, tenutesi negli Stati Uniti, la battaglia più accesa, tra il partito Repubblicano (GOP, Grand Old Party) e quello Democratico (Dem), è stata quella per il <b>controllo del Senato</b> (la Camera era già stata conquistata dal GOP nelle elezioni del 2010).<br />
Secondo il disegno voluto dai Padri Fondatori nella Costituzione americana il <b>potere legislativo</b> negli Stati Uniti è prerogativa del <b>Congresso degli Stati Uniti</b>, che si suddivide in due rami: La <b>Camera dei Rappresentanti</b> (435 membri, eletti in rapporto alla popolazione dello stato di provenienza), espressione del popolo, e il <b>Senato degli Stati Uniti</b> (100 membri, 2 membri per ogni stato), espressione dei singoli stati. Entrambe le camere hanno gli stessi poteri (<b>bicameralismo perfetto</b>), tranne in tema tributario, riservato ai membri della Camera. Nelle elezioni legislative, che si tengono ogni <b>due anni</b>, vengono rinnovati tutti i seggi della Camera, un terzo del Senato (i senatori rimangono dunque in carica 6 anni) e le amministrazioni degli stati. Le <b>Mid-term election </b>sono così denominate perchè ricorrono proprio nel mezzo del mandato presidenziale (che dura quattro anni).</p>
<p style="text-align: justify"><b>La Guerra per il Senato</b><br />
In queste ultime Mid term election i Repubblicani contendevano ai Democratici il controllo del Senato: questo infatti, per via del suo particolare metodo di rinnovo, era rimasto a maggioranza Democratica. Dei <b>36 seggi in palio</b>, per i sondaggisti, 17 erano sicuri per il GOP, 11 per i Dem: erano dunque 8 gli stati “in bilico” (<b>toss-up</b> come si dice), di questi 6 sono andati al GOP, 1 ai Dem, mentre un’altro attende il ballottaggio (ma potrebbe facilmente andare in mano ai repubblicani): Una vittoria del GOP che conquista 23 su 36 seggi, il che gli ha consentito di ribaltare a proprio favore la maggioranza al Senato, ora di 53. Ampliando anche la loro maggioranza alla Camera, ora il <b>GOP ha il controllo del Congresso</b>, gettando la Presidenza Obama nella situazione di governare senza una maggioranza in parlamento.</p>
<p style="text-align: justify">Vediamo le sfide più accese negli stati che erano considerati <b>toss-up</b>:</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/Midterm2014-Senate-1.tif"><img class="alignnone size-medium wp-image-413" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/Midterm2014-Senate-1.tif" alt="Midterm2014-Senate (1)" width="1" height="1" /></a><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/Midterm2014-Senate-1.tif"><img class="alignnone size-medium wp-image-413" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/Midterm2014-Senate-1.tif" alt="Midterm2014-Senate (1)" width="1" height="1" /></a><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/Midterm2014-Senate-1.tif"><img class="alignnone size-medium wp-image-413" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/Midterm2014-Senate-1.tif" alt="Midterm2014-Senate (1)" width="1" height="1" /></a><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/Midterm2014-Senate.png"><img class="size-medium wp-image-503 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/Midterm2014-Senate-300x206.png" alt="Midterm2014-Senate" width="300" height="206" /></a></p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify"><b>1) North Carolina</b>: per il seggio in palio in questo stato si sono mobilitati i “pezzi grossi” dei due partiti: i democratici coniugi <b>Bill e Hillary Clinton</b>, e i due ex candidati repubblicani alla presidenza <b>John McCain e Mitt Romney</b>. I Dem sono stati sconfitti nonostrante il sostengo di Hillary, che pare non abbia portato bene nemmeno agli altri candidati da lei sostenuti: infatti, anche negli altri stati, quasi nessuno di questi è stato eletto.</p>
<p style="text-align: justify"><b>2) Colorado</b>: stato passato ai democratici sotto la presidenza Obama, qui il senatore uscente democratico ha giocato la sua campagna elettorale sui <b>“temi etici”</b>, attaccando le posizioni più conservatrici del rivale repubblicano, con l’obiettivo di mobilitare a suo favore il <b>voto femminile</b>, considerato decisivo persino dal presidente Obama, che pochi giorni prima del voto aveva cercato di ingraziarselo. Ma non è bastato, e il seggio è andato al candidato del GOP.</p>
<p style="text-align: justify"><b>3) Iowa</b>: qui la candidata repubblicana (appoggiata dal Tea Party)<b> Joni Ernst</b>, veterana di guerra dell’Iraq con un passato da <b>allevatrice di maiali</b>, è stata per questo mira dei comici americani: lei ha saputo scherzarci su, sostenendo che l’essere cresciuta castrando maiali l’avrebbe aiutata a castrare la spesa pubblica federale. Alla fine ha vinto l’unico seggio in palio.</p>
<p style="text-align: justify"><b>4) Alaska</b>: in uno stato tendenzialmente repubblicano, sei anni fa un democratico vinse di un solo punto sul suo sfidante. Nelle ultime elezioni è però stato sconfitto dal candidato del GOP <b>Dan S. Sullivan</b>, che durante le elezioni primarie del suo partito ha avuto un non trascurabile problema: infatti Dan S. Sullivan si era candidato per il posto da Senatore, mentre <b>Dan A. Sullivan</b>, sindaco di Anchorage, per il posto di Vice-Governatore: oltre agli errori dei media che spesso pubblicavano le foto del candidato sbagliato, anche gli elettori repubblicani che hanno partecipato alle primarie non sapevano distinguere l’uno dall’altro. A peggiorare la situazione, è concorsa la volontà di entrambi i candidati di non utilizzare il secondo nome nella scheda, sostenendo entrambi di essere l’unico, “vero”, Dan Sullivan.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>5)</strong> <b>Kansas</b>: per il seggio in palio in questo stato i Dem non hanno presentato alcun candidato, preferendo affidarsi ad un indipendente, che ha saputo tenere testa al senatore uscente del GOP in uno <b>stato “ultra-repubblicano”</b>, fino a far temere a quest’ultimi, a pochi giorni dal voto, di perdere il seggio, poi comunque largamente vinto.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>6)</strong><b> New Hampshire</b>: similmente al caso dell’Alaska, nel 2010 (in un elezione suppletiva a causa della morte del senatore in carica) fu la vittoria del repubblicano <b>Scott Brown</b>, in Massachusetts, a destare scalpore in uno stato storicamente democratico. Brown (avvocato con un passato da “uomo più sexy d’America”) vinse ma non venne però riconfermato nel 2013. Ci ha dunque riprovato nel vicino New Hampshire, contro la senatrice democratica uscente ed ex governatrice <b>Jeanne Shaheen</b>. I sondaggi hanno segnano per giorni un <b>testa a testa </b>per la conquista del seggio. Decisivo è stato, almeno in questa occasione, l’intervento di <b>Hillary Clinton</b> che, mobilitando il voto femminile e accusando il candidato del GOP di aver votato contro una legge sull’equo-compenso per le donne lavoratrici, ha permesso la vittoria dei Dem.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>7)</strong> <b>Georgia</b>: in uno stato tradizionalmente repubblicano il GOP ha scelto, per il seggio da rinnovare, <b>David Perdue</b>, un <b>super-manager</b> nel settore privato, presentatosi come <b>outsider</b> del partito. La rivale democratica <b>Michelle Nunn</b> aveva invece lavorato tutta la vita nel settore del <b>non-profit</b>. La democratica ha dunque giocato tutta la campagna sull’incapacità del suo avversario di capire le difficoltà della <b>gente “normale”</b>, in uno stato primo in classifica percentuale per la disoccupazione. Ha fatto presa più del previsto ma la vittoria è comunque andata al candidato del GOP.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>8)</strong> <b>Louisiana</b>: qui la questione è stata complicata per i Dem, in uno stato tra i più <b>critici </b>sull’operato del presidente Obama. Lo sfidante repubblicano ha dunque puntato sul fallimento delle politiche dell’amministrazione federale. Ma a rendere più difficoltosa la sfida tra il GOP e i Dem è intervenuto un terzo incomodo:<b> un’altro repubblicano</b>,<b> Rob Maness</b>, ex ufficiale dell’aviazione, sostenuto dal Tea Party, balzato agli onori dei comici statunitensi per uno spot elettorale in cui ammansiva dei coccodrilli. Nonostante la divisione nel campo avversario, i Dem non sono riusciti ad approfittarne, e la Lousiana è andata al<b> ballottaggio (Runoff)</b>.</p>
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		<title>Le migliori sfide negli Stati di queste Midterm election</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Dec 2014 16:23:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giacomo Bresolin]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nelle ultime Mid term election, tenutesi negli Stati Uniti, la battaglia più accesa, tra il partito Repubblicano (GOP, Grand Old Party) e quello Democratico (Dem), è stata oltre a quella per il Senato, anche quella per l’elezione dei Governatori. Nelle elezioni legislative, che si tengono ogni due anni, vengono rinnovati oltre che la Camera e un terzo del Senato, anche le amministrazioni degli stati. Nelle Mid-term election che ricorrono proprio nel mezzo del mandato presidenziale, vengono rinnovate le amministrazioni di ben ben 38 dei 50 stati che compongono gli Stati Uniti. Di queste 38 competizioni, 13 sono risultate molto difficili]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child "><span title="N" class="cap"><span>N</span></span>elle ultime<b> Mid term election</b>, tenutesi negli Stati Uniti, la battaglia più accesa, tra il partito Repubblicano (GOP, Grand Old Party) e quello Democratico (Dem), è stata oltre a quella per il Senato, anche quella per <b>l’elezione dei Governatori</b>.<br />
Nelle elezioni legislative, che si tengono ogni <b>due anni</b>, vengono rinnovati oltre che la Camera e un terzo del Senato, anche le amministrazioni degli stati. Nelle <b>Mid-term election </b>che ricorrono proprio nel mezzo del mandato presidenziale, vengono rinnovate le amministrazioni di ben ben 38 dei 50 stati che compongono gli Stati Uniti. Di queste <b>38 competizioni</b>, 13 sono risultate molto difficili da prevedere e abbastanza curiose per il loro esito, per la presenza di candidati indipendenti ma sopratutto per la presenza di candidati futuri “presidenziabili” per la corsa del GOP alla Casa Bianca nel 2016.<br />
<b>La Guerra per i Governatori</b><br />
I <b>Dem</b> sono risultati vincitori in 9 stati, nettamente nelle loro storiche roccaforti: California, New York, Vermont e Oregon. In <b>Pennsylvania</b> i Dem hanno sconfitto il governatore repubblicano uscente eletto nel 2010, rompendo una<b> “regola aurea” </b>della politica statunitense: cioè che in Pennsylvania il governatore cambi colore ciclicamente ogni 8 anni.<br />
Il <b>GOP</b> è risultato vincitore in 24 stati, nettamente in Alabama, Iowa, Nevada, New Mexico, Ohio, Oklahoma, South Dakota, Tennessee, Texas e Wyoming e a sorpresa nel <b>Maryland</b> (stato storica roccaforte Dem nel Nord-Est). Emblematico il caso dell’<b>Ohio</b> che, pur venendo da quattro anni di amministrazione repubblicana, nell’ultima elezione presidenziale (nel 2012), ha svolto, insieme alla Florida, il ruolo del “ballerino” (o <b>“swing state”</b> come si dice), determinando, con risultati favorevoli ai Dem, la sconfitta del candidato repubblicano Mitt Romney (nel 2008 con John McCaine) e consentendo a Barack Obama la riconferma (e prima ancora l’ascesa) alla Casa Bianca.<br />
Il <b>Vermont</b> attende ancora il ballottaggio tra il governatore democratico uscente Peter Shumlin e quello repubblicano dopo una difficile “corsa a tre”. Il candidato Dem è tra l’altro il leader dell’associazione dei governatori democratici.<br />
Vediamo allora le 13 sfide più accese negli stati considerati <b>toss-up</b>:<br />
<b>1) Alaska</b>: Il successore di Sarah Palin, il governatore repubblicano Sean Parnell, sembrava avviarsi verso una facile riconferma, ma i Dem, per queste elezioni, hanno deciso di appoggiare un <b>candidato indipendente, Bill Walker</b>. Questa formazione, inconsueta nel panorama politico americano, è stata fortemente voluta dal più potente sindacato americano (<b>Afl-Cio</b>) e ha provocato un vero terremoto politico, dato che il GOP è risultato sconfitto “in casa”.<br />
<b>2) Arizona</b>: Con la governatrice repubblicana Jan Brewer, impossibilitata a candidarsi a causa dei due mandati consecutivi, la corsa nel “Grand Canyon State” è stata estremamente competitiva. Il candidato democratico ha saltato le primarie, in quanto era stato il solo a presentarsi, mentre il candidato repubblicano <b>Doug Ducey</b>, uscito con sofferenza vincitore dalle primarie, ha ottenuto molto tardi il sospirato endorsement dei colleghi-avversari, che gli ha consentito di vincere.<br />
<b>3) Colorado</b>: Dopo essere stato eletto nel 2010 con la complicità di un GOP in stato confusionale, il governatore democratico <b>John Hickenlooper</b> non ha vissuto quattro anni tranquilli: decisiva la bocciatura della sua proposta di introdurre limiti più restrittivi al Secondo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti (quello che prevede il diritto di portare armi). La battaglia vinta dai sostenitori della Costituzione ha entusiasmato la base repubblicana, ma non è stata bastata per evitare la riconferma del governatore democratico<br />
<b>4) Connecticut: </b>Segnalato molto presto dai sondaggisti come stato “toss-up”, il governatore domocratico <b>Dan Malloy</b> ho dovuto ri-affrontare il ricchissimo candidato repubblicano ex ambasciatore durante l’amministrazione Bush. Nonostante la consolidata tradizione “liberal” (tendenza politica favorevole ai Dem) del Connecticut, la vittoria dei Dem è stata di misura.<br />
<b>5) Florida</b>: Diventato governatore nel 2010 dopo aver vinto di misura sia primarie che elezioni, anche nel 2014 il repubblicano Rick Scott ha dovuto penare parecchio per sedersi sulla poltrona di governatore; infatti non è né un politico carismatico né troppo popolare tra i militanti locali – i vertici del GOP lo tenevano quasi “nascosto” durante i comizi tenuti nel 2012 da Romney. La Florida, al pari dell’Ohio, resta comunque uno “swing state” decisivo per il GOP. Caso curioso, il suo sfidante democratico è stato un ex governatore repubblicano. <b>Nota per il futuro</b>: Senatore per la Florida è il repubblicano <b>Marco Rubio</b>, giovane latino americano, molto carismatico, venuto dal Tea Party (di cui ha tenuto molto poco) che per la sua dote di piacere sia all’elettorato conservatore, sia a quello latino, è considerato un “presidenziabile” per il GOP.<br />
<b>6) Georgia: </b>Il governatore uscente del GOP, <b>Nathan Deal</b>, ha dovuto affrontare per la riconferma un candidato democratico dal cognome prestigioso, Jason Carter, nipote dell’ex presidente <b>Jimmy Carter</b>. Ma sfortunatamente per quest’ultimo, la Georgia non è più lo stato che nel 1970 elesse il nonno governatore, laddove neanche Obama nel 2008, pur con la notevole mobilitazione della comunità nera, riuscì a prevalere sull’avversario John McCain.<br />
<b>7) Hawaii: </b>Le Hawaii sono uno degli stati più Dem di tutta l’Unione. Ma negli ultimi decenni il fortissimo apparato democratico ha cominciato a cedere, arrivando nel 2002 a consentire a Linda Lingle, candidata rapubblicana, di conquistare per la prima volta la poltrona di governatore per il GOP. Trascorsi i due mandati, la Lingle ha lasciato spazio alla candidatura suo vice, sconfitto però nel 2010 dall’ex hippy Neil Abercombie, che quest’anno è stato a sua volta sconfitto alle primarie democratiche da<b> David Ige</b>. Nonostrante il vice della Lingle ci abbia riprovato, la storia elettorale dello stato ha dato ragione alla vittoria dei democratici.<br />
<b>8) Illinois: </b>Obama, a meno di un mese dalle elezioni, è dovuto correre personalmente nel “suo stato” per tentare di evitare la sconfitta del governatore democratico uscente Pat Quinn. Il candidato repubblicano <b>Bruce Rauner</b> è partito molto forte nei sondaggi: Quinn è stato infatti un pessimo governatore, ma non peggiore del suo predecessore, anch’egli Dem, (condannato a 14 anni di carcere per corruzione) che nel 2006, rieletto, provò a vendere il seggio senatoriale di Obama al miglior offerente.<br />
<b>9) Kansas</b>: un governatore repubblicano uscente che è stato in (grande) difficoltà in Kansas è una notizia rara. I quattro anni di mandato del governatore <b>Sam Brownback</b> sono stati molto controversi, e hanno messo in luce una spaccatura sempre più evidente tra l’anima conservatrice e quella moderata del GOP, che ha permesso al candidato democratico di conquistare un modesto vantaggio nei sondaggi. Ha comunque pesato, nella riconferma del governatore, la tradizione repubblicana dello stato.<br />
<b>10) Maine:</b> in questo stato comunque a tradizione democratica, non sono rare le <b>“corse a tre”</b> (un democratico, un repubblicano e un indipendente). Ed è stato proprio grazie ad un’insolita (almeno per gli States) corsa a tre che, nel 2010, il repubblicano <b>Paul LePage</b> è riuscito a vincere. I Dem quest’anno hanno puntato su un candidato che, se eletto, sarebbe diventato il primo governatore dichiaratamente gay nella storia degli Stati Uniti.<br />
<b>11) Massachusetts</b>: La decisione del Dem Deval Patrick (il primo governatore afroamericano del Massachusetts) di non ricandidarsi nel 2014 ha aperto la porta alla candidatura di Martha Coakley, nota per essere stata sconfitta da un repubblicano nel 2010 nella sfida per ereditare il seggio del Senato che era stato di Ted Kennedy. Il GOP ha ricandidato <b>Charles Baker </b>(quattro anni fa perse onorevolmente contro il governatore Dem uscente) che è riuscito ad annullare il suo svantaggio nei sondaggi fino ad una strepitosa vittoria. Una doppia sconfitta per la Coakley, che, oltre a essere clamorosa, significa la fine della sua carriera politica.<br />
<b>12) Michigan</b>: Il governatore repubblicano <b>Rick Snyder</b> era considerato uno dei candidati del GOP maggiormente a rischio. Con Detroit sempre più Dem e il resto dello stato che mantiene la sua tradizione filo-repubblicana, il voto decisivo è stato quello dei sobborghi.<br />
<b>13) Wisconsin</b>: Dopo essere diventato il primo governatore degli Stati Uniti a sopravvivere a un Recall, i sondaggisti si aspettavano che <b>Scott Walker</b> avrebbe navigato verso una facile rielezione nel 2014. Ma non sono stati fatti i conti con l’estrema polarizzazione dell’elettorato. Nello stato di Joe McCarthy e del sindacalismo a stelle e strisce, ha giocato favorevolmente al governatore uscente la durissima battaglia per l’abolizione della contrattazione collettiva.<br />
<b>Nota per il futuro</b>: Scott Walker, per le presidenziali del 2016, è considerato come un “presidenziabile” dal GOP, in grado di unificare sia la base movimentista sia l’establishment del partito; uscito indenne dal voto, Walker può seriamente iniziare a guardare verso Washington.</p>
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