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	<title>Torquemada &#187; Giorgio Napolitano</title>
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	<description>Torquemada è una rivista di inquisizione telematica, uno spazio condiviso dove esprimere il proprio pensiero in modo libero, ben argomentato ma soprattutto incendiario</description>
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		<title>Quirinale senza bandiera</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jan 2015 11:15:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Pasquin]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da due settimane ormai il pennone del palazzo del Quirinale è vuoto, così come vuota è la poltrona presidenziale, in attesa della convocazione del Parlamento in seduta comune. Tra qualche giorno tutto tornerà alla normalità, analisi politiche riempiranno i giornali e strascichi polemici occuperanno i talk-show televisivi a seguito del discorso del nuovo Presidente. Proprio in questo momento, mentre regna ancora il silenzio prima della battaglia e mentre i nomi sono tanti e le certezze poche, possiamo prenderci due minuti ed apprezzare ciò che di sicuro metterà tutti d’accordo: la bandiera presidenziale. Lo stendardo attuale è stato adottato ufficialmente con]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child western" align="JUSTIFY"><span title="D" class="cap"><span>D</span></span>a due settimane ormai <strong>il pennone del palazzo del Quirinale è vuoto</strong>, così come vuota è la poltrona presidenziale, in attesa della convocazione del Parlamento in seduta comune. Tra qualche giorno tutto tornerà alla normalità, analisi politiche riempiranno i giornali e strascichi polemici occuperanno i talk-show televisivi a seguito del discorso del nuovo Presidente.<br />
Proprio in questo momento, mentre regna ancora il silenzio prima della battaglia e mentre i nomi sono tanti e le certezze poche, possiamo prenderci due minuti ed <strong>apprezzare ciò che di sicuro metterà tutti d’accordo: la bandiera presidenziale</strong>.</p>
<p class="western" align="JUSTIFY">Lo stendardo attuale è stato adottato ufficialmente con la pubblicazione del decreto presidenziale sulla Gazzetta Ufficiale il 9 ottobre 2000 con la firma dell’allora presidente Carlo Azeglio Ciampi e presentato il 4 novembre successivo. È lo stesso decreto ad indicare le caratteristiche della nuova bandiera: <em>&#8220;di rosso, bordato d&#8217;azzurro, al grande rombo appuntato ai lembi, di bianco, caricato dal carello di verde appuntato ai margini del rombo, esso carello sopraccaricato dall&#8217;emblema della Repubblica italiana d&#8217;oro&#8221;</em>.</p>
<div id="attachment_1430" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/Bandiera_Presidente_2000.png"><img class="size-medium wp-image-1430" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/Bandiera_Presidente_2000-300x300.png" alt="Bandiera presidenziale - versione 2000" width="300" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Bandiera presidenziale &#8211; versione 2000</p></div>
<p class="western" align="JUSTIFY"><strong>La bandiera si ispira a quella adottata dalla prima Repubblica Italiana</strong>, stato satellite sotto il potere di Napoleone, nato sulle ceneri della Repubblica Cisalpina nel 1802 e trasformatosi nel Regno d’Italia in concomitanza con l’incoronazione di Bonaparte nel 1805. La bandiera riprendeva allora i colori della Repubblica Cispadana, verde, bianco e rosso, ma li rielaborava in un disegno geometrico a quadri, pressoché identico all’attuale bandiera del presidente della Repubblica. La versione presidenziale del 2000 riprende questo stile, simbolo evidentemente del Risorgimento nazionale, e vede aggiunto lo stemma repubblicano in oro e il quadrato azzurro nella parte esterna, riferimento alle Forze Armate di cui è Capo il Presidente.</p>
<p class="western" align="JUSTIFY">Lo stendardo del Presidente non viene utilizzato solamente presso la sua residenza romana ma, come spiega il sito del Quirinale, è <em>“il segno distintivo della presenza del Capo dello Stato e segue perciò il Presidente della Repubblica in tutti i suoi spostamenti”</em>, trovando posto su automobili, aeroplani e navi, nelle prefetture e negli incontri ufficiali durante visite nazionali e internazionali. Allo stesso modo, <strong>durante il periodo di vacanza lo stesso viene ammainato e sostituito da quello del Presidente della Repubblica supplente sul pennone di Palazzo Giustiniani</strong>, dove si trova l’ufficio di rappresentanza del Presidente del Senato. La bandiera del supplente è bianca con cornice azzurra e con l’emblema repubblicano argentato e venne introdotta nel 1986 dall’allora presidente Francesco Cossiga.</p>
<div id="attachment_1432" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/Bandiera_Presidente_Supplente.png"><img class="size-medium wp-image-1432" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/Bandiera_Presidente_Supplente-300x300.png" alt="Bandiera del Presidente supplente (1986)" width="300" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Bandiera del Presidente supplente (1986)</p></div>
<p class="western" align="JUSTIFY"><strong>La versione attuale dello stendardo presidenziale è solo la quarta in ordine di tempo</strong>. In origine, nel 1948, non vi era alcuna indicazione normativa sulla bandiera presidenziale e la consuetudine era quella di utilizzare la bandiera italiana. Solo nel 1965 venne scelta la prima versione ufficiale da Giuseppe Saragat: un quadrato azzurro con lo stemma repubblicano in oro, colori simboleggianti il comando e il valore e tratti dalla tradizione militare italiana. Tra le altre proposte venne scartata l’idea di una bandiera italiana con il simbolo repubblicano sulla banda bianca, troppo simile alla bandiera messicana. La prima modifica avvenne nel 1990, quando il Presidente Francesco Cossiga introdusse una nuova versione, sempre quadrata, con il tricolore bordato d’azzurro. Questa ebbe vita breve, venendo modificata già nel 1992 con la terza versione, che ripristinava il modello del 1965, con l’eccezione dello stemma dorato di dimensioni minori. Motivo della sostituzione di quest’ultima versione nel 2000, tra gli altri, è stata la somiglianza eccessiva alla bandiera dell’Unione Europea, anch’essa accanto alla bandiera nazionale sul campanile del Quirinale.</p>
<p class="western" align="JUSTIFY"><strong>L’araldica presidenziale non si scorda</strong>, infine, <strong>nemmeno dei presidenti emeriti della Repubblica</strong> (nonché senatori a vita), con un’insegna speciale introdotta nel 2001, dove ritorna lo stile geometrico: un quadrato bianco centrale, racchiuso da triangoli verdi e rossi ai quattro angoli, sormontato dalle iniziali “RI” (Repubblica Italiana”) e da una corona dorata.</p>
<p class="western" align="JUSTIFY">Ora non ci resta altro che attendere la fumata bianca per assistere, con il naso all’insù, al prossimo alzabandiera.</p>
<a href="http://www.torquemada.eu/2015/01/29/quirinale-senza-bandiera/#gallery-1425-1-slideshow">Clicca per vedere lo slideshow.</a>
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		<title>Il 2014 letto da Torquemada</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Dec 2014 17:39:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Eugenio Runco]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Anche questo Natale è passato e l&#8217;anno del Signore bismillesimodecimoquarto volge ormai al termine. Un copione senz&#8217;altro vissuto già diverse volte, quello della tregua di dicembre, in cui si cerca di pensare il meno possibile alla fine delle feste, perdendosi nel rosso degli addobbamenti natalizi, e dopo ancora in quello di cravatte, foulards e altri indumenti da procurarsi per la notte di San Silvestro. Cos&#8217;ha questa fine d&#8217;anno di diverso da tante altre? Davvero poco, giusto però il dettaglio che, già all&#8217;antivigilia della Natività, sono incominciate le pubblicazioni di Torquemada. È inutile indugiare in ulteriori auspici o dichiarazioni di intenti.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " align="JUSTIFY"><b><span title="A" class="cap"><span>A</span></span>nche questo Natale è passato e l&#8217;anno del Signore bismillesimodecimoquarto volge ormai al termine.</b> Un copione senz&#8217;altro vissuto già diverse volte, quello della tregua di dicembre, in cui si cerca di pensare il meno possibile alla fine delle feste, perdendosi nel rosso degli addobbamenti natalizi, e dopo ancora in quello di cravatte, foulards e altri indumenti da procurarsi per la notte di San Silvestro. <b>Cos&#8217;ha questa fine d&#8217;anno di diverso da tante altre?</b> <b>Davvero poco</b>, giusto però il dettaglio che, <b>già all&#8217;antivigilia della Natività, sono incominciate le pubblicazioni di Torquemada.</b></p>
<p align="JUSTIFY">È inutile indugiare in ulteriori auspici o dichiarazioni di intenti. Bastano il manifesto e le presentazioni, più o meno estese, che i più accorti fra i nostri “venticinque lettori” avranno già visionato. <b>In questo sproloquio di fine anno è sufficiente esprimere la soddisfazione di vedere finalmente avviato questo progetto dall&#8217;indole </b><i><b>incendiaria</b></i><b>;</b> e compiacersi che questa <i>rivista di inquisizione telematica</i> abbia iniziato a disporre e condurre le sue meticolose e pedanti indagini.</p>
<p align="JUSTIFY">Qualcuno indubbiamente sarà riuscito a storcere il naso semplicemente per aver dovuto richiamare alla mente il clero spagnolo del quindicesimo secolo. <b>Sai e tonsure destano ricordi di epoche tenebrose, spettri di tempi difficili che sarebbe preferibile obliare.</b> Da dove sortiscano queste scomode, ma vitalissime, rimembranze a cinque secoli di distanza, è una domanda lecita, interessante, e si può ben dire obbligata; purtroppo però se volessimo svolgerla adesso, riusciremmo a travalicare la vaghissima linea del nostro tema. <b>Riprendendo dunque a parlare poco seriamente, torniamo a respirare l&#8217;area sublime e ammuffita dei tufi bruni del tardogotico, che di lì a pochi anni, sarebbe stata spazzata via</b> e accantonata per sempre, addirittura in un solo istante, da un solo uomo, da un solo stivale che toccava la sabbia: <b>il 12 ottobre del 1492. Il medioevo, prima di questo capodanno del nuovo mondo, dopotutto era brutto per colpa di quei fanatici dal pizzetto brizzolato</b>: “non l&#8217;avete visto <i>Il nome della rosa?”</i></p>
<p align="JUSTIFY"><b>Adesso i tempi sono cambiati</b>: le invenzioni della modernità e le rapide del progresso hanno divelto l&#8217;ignoranza per sempre. <b>Non ci sono più analfabeti, ma al minimo semicolti.</b> Cosa riuscirebbe a dire S. Pietro d&#8217;Arbués di fronte alla chiesa cubo e al politicamente corretto, ammesso che si risvegli oggigiorno dal martirio.</p>
<p align="JUSTIFY"><b>Ma il 2014 è stato tanto diverso dal 1478? Togliendo lo stato della tecnica, i due continenti in più, Piero Angela e il passaggio a Nord Ovest, si possono trovare delle corrispondenze tra l&#8217;anno che sta per finire e quello in cui fu istituita l&#8217;Inquisizione Spagnola?</b></p>
<p align="JUSTIFY">Proviamo, in un vortice discendente di serietà, a cercare qualche convergenza. Il <b>1478</b> si aprì all&#8217;insegna dell&#8217;<b>espansione moscovita</b> colla presa, senza combattere, di <b>Novgorod</b> da parte di <b>Ivan III il grande</b>. Più o meno la stessa cosa non vale per il <b>2014</b>, in cui abbiamo assistito al <b>ritorno</b>, anche qui senza colpo ferire, <b>della Crimea alla Russia</b>? Pensate che l&#8217;allargamento territoriale causò ad Ivan III non pochi problemi coi mercanti della <b>Lega Anseatica</b>, proprio gli stessi avidi argentari baltico-tedeschi che danno sanzioni e fastidi a <b>Putin</b>, anche se dietro la ditta dell&#8217;<b>Unione Europea</b>. Ah queste corporazioni di banchieri che indebitano i principi, oggi più di allora!</p>
<p align="JUSTIFY"><b>In Italia all&#8217;epoca aveva luogo la </b><i><b>congiura dei Pazzi</b></i>, e proprio pochi mesi fa c&#8217;era ancora del baccano fra i toscani con <b>Matteo Renzi</b> che scalzava <b>Enrico Letta</b> dalla presidenza del consiglio, inaugurando forse una nuova <b>signoria</b>. Cinquecentotrentasei anni or sono si vedeva <b>un gran movimento in Vaticano</b> colle ristrutturazioni di <b>Sisto IV</b>, e similmente, a quanto pare, con <b>Francesco I</b>, anche se questa volta l&#8217;edilizia c&#8217;entra poco&#8230;</p>
<p align="JUSTIFY">Nel 1478 <b>Boabdil di Granada</b> si godeva ancora la frescura dell&#8217;<b>alhambra</b>, <b>Costantinopoli</b> non era caduta da molto tempo, e <b>la minaccia saracena era avvertita come reale e incombente</b>. Anche oggi corrono voci di <b>un&#8217;ombra a oriente</b>: proprio dal 2014 sulla terra cammina di nuovo un <b>Califfo</b>, non più ovviamente Al Mustanjid, o <b>Maometto II</b> e il suo Gedik Ameht Pascià, che nel 1480 avrebbe martirizzato gli <b>813 beati idruntini</b>, ma <b>Abù Bakr al Baghdadi</b>. Non meno martirizzatore di Cristiani questo <b>sanguinario signore dell&#8217;Iraq e del Levante</b>.</p>
<p align="JUSTIFY">Sempre nel 1478, l&#8217;isola di Britannia ospitava un regno in più, quello di <b>Scozia</b>, con a capo <b>Giacomo III Stuardo</b>, principe cristianissimo, tanto che nel &#8217;72 era riuscito a far elevare la <b>arcidiocesi di St. Andrews</b> al rango metropolitano; e nel 1486 avrebbe ricevuto la <b>rosa d&#8217;oro</b> benedetta con cui il papa (questa volta Innocenzo VIII), dal concilio di Tours ad oggi, onora regnanti e reggitori dei paesi cristiani. Giacomo, re tanto devoto, era però mal visto dai sui sudditi per la politica troppo favorevole all&#8217;<b>odiata Inghilterra</b>. Quest&#8217;ultimo paese nel 1603 avrebbe tolto la Scozia dal novero delle nazioni. E <b>per la triste ironia della storia, proprio in questo 2014 che volge alla fine, il popolo delle Highlands, che per trecento anni aveva con fierezza reclamato l&#8217;indipendenza, conquistata rumorosamente e faticosamente la ghiotta occasione di un referendum, ha preferito restare nel Regno Unito.</b></p>
<p align="JUSTIFY">Considerando ora il paese d&#8217;origine dell&#8217;Inquisizione, <b>la Spagna</b>, ci sarebbero talmente tante cose di cui discutere, che tutto il tempo rimasto al 2014 non basterebbe. Mi limiterò a riportare che a giugno re <b>Juan Carlos I di Borbone e Borbone delle Due Sicilie</b> ha lasciato il trono da cui ora regna suo figlio <b>Filippo VI</b>. A proposito di <b>avvicendamenti reali</b>, <b>questa sera</b> il presidente della Repubblica Italiana, <b>Giorgio Napolitano</b>, <b>potrebbe non parlare soltanto di lavoro, di tempi duri, di ricerca, di giovani e di eccellenza apprezzata nel mondo</b>, come suole fare da otto anni quando si rivolge agli italiani a fine dicembre. Vedremo tra qualche ora.</p>
<p align="JUSTIFY">Tornando al passato, nel quattrocento era dappertutto viva la memoria delle <b>grandi pestilenze</b> del secolo precedente e senza dubbio ai primi posti di una classifica delle angosce di allora c&#8217;era la <b>peste nera</b>. Anche nel XXI secolo il <b>terrore delle epidemie</b> tiene ostinatamente la testa della graduatoria. Il caso dell&#8217;<b>ebola</b>, il cui panico è cresciuto fino a livelli non proporzionali ai rischi effettivi (come già da altri inquisitori <span style="color: #ff0000;"><a style="color: #ff0000;" title="Babbo Natale, Ebola, e altre Simpatiche Fregnacce" href="http://www.torquemada.eu/2014/12/27/babbo-natale-ebola-e-altre-simpatiche-fregnacce/" target="_blank">qui</a> </span>osservato) ne è l&#8217; esempio più appariscente.</p>
<p align="JUSTIFY"><b>I dati dei </b><i><b>“perché”</b></i><b> più cercati su Google</b> dagli utenti di lingua italiana, n<b>on solo confermano questa inquietante tendenza, ma sottolineano anche come il timore si declini in forme squisitamente congruenti ai cliché sul medioevo</b>. Al primo posto troviamo <i>“perché vengono le blatte”</i>, e al sesto <i>“perché vengono i pidocchi”.</i> Il più razionale, e oserei dire quasi “illuministico”, <i>“bugiardino”</i> è solo in terza posizione, dietro a <i>“perché Pepa muore”</i>. Ecco dove vedere<a href="http://www.google.it/trends/topcharts#vm=trendingchart&amp;cid=e108f954-0619-445e-8c37-66c7b7b7319a&amp;geo=IT&amp;date=2014&amp;cat=%20" target="_blank"> la classifica completa</a>. Lascia un po&#8217; di tristezza il <i>“perché si soffre”</i> in quinta posizione. E senza tema di smentite si può affermare che <b>il fatto che una oceanica quantità di persone cerchi di autodiagnosticarsi patologie attraverso i motori di ricerca, fa sorgere un certo rimpianto di barbieri e cerusici quattrocenteschi.</b></p>
<p align="JUSTIFY"><b>Per quanto abbiamo considerato fin qui, qualche analogia tra l&#8217;ultimo quarto del quindicesimo secolo e il primo quarto del terzo millennio dovremmo averla individuata</b>. E forse ora converrete che Tomàs de Torquemada, o chi dei suoi, potrebbe esprimersi ed essere capito anche nel tempo presente. <b>Dunque tornando ai trend di Google, possiamo finalmente osservare come la risposta ai problemi contemporanei che gli italiani invocano a gran voce sia chiaramente l&#8217;inquisizione</b>. La top ten dei <i>“come fare”</i> più ricercati del 2014, registra infatti in prima posizione proprio il termine: <i>“barbecue”</i>.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.google.it/trends/topcharts#vm=trendingchart&amp;cid=86286fe2-81d8-40a8-8b80-6391e8d8ec6e&amp;geo=IT&amp;date=2014&amp;cat=" target="_blank">Eccola</a>.</p>
<p align="JUSTIFY"><b>Non si può concludere senza augurare al Cortese Lettore un focoso 2015.</b></p>
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