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	<title>Torquemada &#187; Fumetto</title>
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	<description>Torquemada è una rivista di inquisizione telematica, uno spazio condiviso dove esprimere il proprio pensiero in modo libero, ben argomentato ma soprattutto incendiario</description>
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		<title>Incontro con GIPI in Università Cattolica</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Mar 2015 09:13:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Samarini]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 20 marzo 2015 (ore 15:30) l&#8217;Università Cattolica di Milano avrà il piacere di ospitare una delle firme più importanti del graphic novel italiano: Gian Alfonso Pacinotti. Questo nome dirà poco ai più, visto che l&#8217;autore è universalmente noto con il nom de plume Gipi. L&#8217;autore dialogherà con i docenti Matteo Stefanelli e Massimo Locatelli; il sottoscritto introdurrà l&#8217;incontro. Ormai affermato da anni sulla scena fumettistica nazionale e internazionale, grazie alla pubblicazione di opere come Appunti per una storia di guerra (2004) o LMVDM – La mia vita disegnata male (2008), il disegnatore pisano si è fatto apprezzare anche da ambienti]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span lang="it-IT"><span title="I" class="cap"><span>I</span></span>l <strong>20 marzo 2015 (ore 15:30)</strong> l&#8217;Università Cattolica di Milano avrà il piacere di ospitare una delle firme più importanti del <em>graphic novel</em> italiano: Gian Alfonso Pacinotti. <strong>Questo nome dirà poco ai più, visto che l&#8217;autore è universalmente noto con il <em>nom de plume</em> Gipi</strong>. L&#8217;autore dialogherà con i docenti Matteo Stefanelli e Massimo Locatelli; il sottoscritto introdurrà l&#8217;incontro.</span></p>
<p style="text-align: justify"><span lang="it-IT">Ormai <strong>affermato da anni sulla scena fumettistica nazionale e internazionale</strong>, grazie alla pubblicazione di opere come <em>Appunti per una storia di guerra</em> (2004) o <em>LMVDM – La mia vita disegnata male</em> (2008), il disegnatore pisano si è fatto apprezzare anche da ambienti solitamente estranei alla letteratura disegnata, guadagnandosi addirittura <strong>una candidatura per il Premio Strega</strong> con il suo ultimo lavoro <em>unastoria</em> (2013). Per la prima volta un romanzo grafico è stato in lizza per il prestigioso concorso letterario e questo ha suscitato non poche discussioni, a cui hanno preso parte, come al solito, esperti veri e improvvisati; la riflessione più acuta che mi è capitato di leggere sull&#8217;argomento è stata proprio<a href="http://www.comicus.it/index.php/component/k2/item/57312-gipistrega/57312-gipistrega" target="_blank"> quella di Gipi</a> (assolutamente da vedere, perché raramente ho letto idee così chiare e condivisibili sul fumetto</span><span lang="it-IT">). Con la consueta lucidità e con il distacco proprio dei saggi, l&#8217;autore ha dichiarato che la sua candidatura era stata probabilmente ingiusta, data la differenza sostanziale tra<em> graphic novel</em> e letteratura tradizionale. Anche un&#8217;eventuale vittoria non avrebbe fatto del bene al fumetto italiano, perché<strong> non sono i riconoscimenti a dimostrare la forza di un mezzo espressivo, ma soltanto le opere</strong>: “Sarebbe come considerare solo gli applausi verso una canzone senza soffermarsi sulla musica e sulle parole”. Ciò che conta è la sostanza, e nelle opere di Gipi non ne manca.</span></p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/unnamed.jpg"><img class="wp-image-2035 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/unnamed-300x225.jpg" alt="unnamed" width="319" height="239" /></a></p>
<p style="text-align: justify"><span lang="it-IT">Le sue tavole, solo apparentemente “disegnate male”, e i suoi testi dimostrano una <strong>straordinaria sensibilità verso il reale</strong>. Passando con una naturalezza assoluta, lieve perché sempre sfacciatamente sincera, dal comico – spesso nella sfumatura del grottesco – al drammatico, le sue storie sono pregne di verità, anche quando si occupano di argomenti difficili da affrontare senza cadere nelle trappole della cattiva retorica. Sembra rispondere a questo desiderio di aderenza alla realtà anche la scelta di trattare <strong>temi autobiografici</strong> (<em>LMVDM</em>) o comunque vicini all&#8217;esperienza personale: le vite sbandate di giovani provinciali (<em>Gli innocenti</em>, <em>Hanno ritrovato la macchina</em>), la crisi esistenziale di uno scrittore (<em>unastoria</em>) e così via. Si simpatizza subito con Gipi (anzi, <strong>gli si vuole proprio bene</strong>) perché depone ogni difesa e mostra se stesso senza filtri, anche negli aspetti meno edificanti del suo presente e del suo passato, ricco di esperienze estreme e quasi letali. Una buona testimonianza della sua personalità è <a href="https://www.youtube.com/watch?v=1xKGLlszogQ" target="_blank">la sua prima apparizione televisiva</a>, risalente al 2008: il suo atteggiamento, di una tenerezza commovente, immortala bene la sua natura di uomo e di scrittore</span><span lang="it-IT">. L&#8217;immagine di Gipi che ci si forma leggendo i suoi libri è esattamente quella che si vede in nell&#8217;intervista. <strong>Se non ci credete, venite a vederlo dal vivo e ne avrete la prova</strong>.</span></p>
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		<title>C’era una volta il West: Antologia di Springville</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Feb 2015 09:35:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Patrick Martinotta]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;Index Fumettorum è lieto di ospitare l&#8217;intervento dell&#8217;amico Patrick Martinotta, con cui ci auguriamo di avviare una fruttuosa collaborazione. Dove sono Elija, Lenny, Virgil e Quanah, Ollie e Mike, l’eterno sceriffo, il dottore, il barista, il cacciatore e l’indiano, l’ubriacone, il cowboy? Tutti, tutti, dormono a Springville. I pionieri non fondarono Springville a maggio, ma nel bel mezzo dell’inverno. Lo fecero pensando con speranza al futuro, al quale non potevano che dare il nome di Primavera. Questo è il segreto di Springville in quanto simbolo del selvaggio West: una contraddizione (temporale) che esprime quella (spaziale) di una frontiera mobile e indefinita,]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="L" class="cap"><span>L</span></span>&#8217;<em>Index Fumettorum</em> è lieto di ospitare l&#8217;intervento dell&#8217;amico Patrick Martinotta, con cui ci auguriamo di avviare una fruttuosa collaborazione.</p>
<p style="text-align: right"><i>Dove sono Elija, Lenny, Virgil e Quanah, Ollie e Mike,</i></p>
<p style="text-align: right"><i>l’eterno sceriffo, il dottore, il barista,</i></p>
<p style="text-align: right"><i>il cacciatore e l’indiano, l’ubriacone, il cowboy?</i></p>
<p style="text-align: right"><i>Tutti, tutti, dormono a Springville.</i></p>
<p style="text-align: justify">I pionieri non fondarono Springville a maggio, ma nel bel mezzo dell’inverno. Lo fecero pensando con speranza al futuro, al quale non potevano che dare il nome di <i>Primavera</i>. Questo è il segreto di Springville in quanto simbolo del selvaggio West: <strong>una contraddizione (temporale) che esprime quella (spaziale) di una frontiera mobile e indefinita, in grado di rappresentare il desiderio infinito e confuso di un popolo che stava crescendo troppo in fretta</strong>. In questo contrasto fra la realtà effettiva dei fatti e la loro narrazione sembra risiedere l’essenza del vecchio West, cioè una leggenda artificialmente costruita dal filtro della memoria e dalla tradizione &#8211; che sono in se stesse, già etimologicamente, <i>traditio</i>, tradimento.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Giancarlo Berardi è uno degli autori che, nel corso della sua opera, meglio ha saputo reinterpretare il mito del West</strong>. L’attualità dirompente della sua creatura di maggior successo, Ken Parker, si basa, come scrisse il suo stesso autore nella prefazione dell&#8217;albo di esordio, sul West come <i>&#8220;convenzione che, attraverso la metafora del passato, ci parla del presente&#8221;</i>. Il West di<i>Welcome to Springville</i>, invece, sembra assumere una forma diversa: l’attualità dell’opera &#8211; che continua a incantare generazioni di amanti del fumetto &#8211; non risiede nella modernità dei contenuti, ma è al contrario nella sua atemporalità, nell’essere fuori dai tempi. Ecco perché la narrazione essenzialmente moderna di Ken Parker deve assumere la forma del romanzo (da quanto aspettiamo la sua conclusione!), mentre quella di<i>Welcome to Springville</i> deve farsi opera di frontiera, costitutivamente sul confine fra fumetto e poesia epigrafica alla <b>Edgar Lee Masters</b>, l&#8217;autore di quell&#8217;<i>Antologia di Spoon River</i> della quale ci siamo rispettosamente divertiti a rivisitare alcune strofe.</p>
<p style="text-align: right"><i>Dov’è il vecchio giocatore Hatflield</i></p>
<p style="text-align: right"><i>Che giocò con la vita i suoi quarant’anni</i></p>
<p style="text-align: right"><i>Senza pensare al denaro né all’amore né al cielo?</i></p>
<p style="text-align: justify">La maggiore qualità di <i>Welcome to Springville</i> risiede nel progetto di una narrazione che non ruota intorno a un unico protagonista, ma attorno a una città in quanto spazio relazionale. <strong>Il risultato è un’opera corale il cui fascino non risiede tanto nelle singole avventure quanto dall’intreccio dei personaggi</strong> che, di volta in volta, esprimono senza forzature né retorica una sfaccettatura del West. Ogni cittadino diventa, a suo modo, un eroe quando viene interrogato dal lettore, che porge a ciascuno la stessa implicita domanda: che cos’è il West?</p>
<p style="text-align: justify">Animati da un’ansia etica di stampo dantesco, i cittadini di Springville raccontano la propria storia come si confessa un segreto.<br />
Ognuno dei <strong>sette episodi sceneggiati da Berardi e illustrati da Renzo Calegari</strong> ha come titolo il nome del suo protagonista ed è introdotto dall’illustrazione di una pistola all’interno di una piccola cornice, che conferisce un tono sacrale all’oggetto, quasi a voler evocare il fantasma che deve parlare. In quest’intreccio di storie, che si perdono e si recuperano, risiede il West in quanto costruzione di un mito e di un universo. Nei testi di Berardi ognuno può trovare il <i>suo</i> West, come nei testi di Edgar Lee Masters ognuno può trovare la sua epigrafe. E non importa se i nostri fantasmi stanno mentendo, se non sono stati veramente eroi. Nel saloon il simpatico ubriacone Ollie continuerà a reinventare le proprie storie, almeno finché la bottiglia non è vuota. Noi non ci stancheremo di sentirle raccontare, anche se incerte e fasulle, anche se ambientate in un’eterna Primavera &#8211; perché sul West non tramonta mai il sole.</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/Wellcome-to-Springville-cover1.jpg"><img class="size-medium wp-image-1907 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/Wellcome-to-Springville-cover1-245x300.jpg" alt="Wellcome to Springville cover" width="245" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify">L’edizione Mondadori 2014 di questa classica miniserie &#8211; originariamente pubblicata sulla rivista <i>Skorpio</i> tra il 1977 e il 1983 &#8211; <strong>presenta le tavole restaurate, con la colorazione inedita di Maurizio Mantero, dei contenuti extra, le presentazioni di Ferruccio Giromini e di Giancarlo Berardi</strong>. Nel quadro generale di un omaggio al fumetto e all’amicizia, l’albo è dedicato (per i motivi spiegati nell’introduzione) a Renzo Calegari, perciò degli undici episodi totali vengono selezionati soltanto i sette disegnati dall’autore genovese ed esclusi i quattro illustrati da Ivo Milazzo.</p>
<p style="text-align: justify">L’opera è attraversata da una forte unità. I disegni di Calegari dialogano coi testi di Berardi con un’intensità non inferiore a quelli del miglior Milazzo:<strong> la sua matita assume un ruolo attivo nella costruzione del racconto, non si limita a seguire il testo, ma lo anticipa, lo sostituisce, si fa essa stessa narrazione, curando l’espressività del personaggio e l’atmosfera del contesto <i>prima</i> di immergersi nell’azione</strong>. Nelle vignette quanto negli acquerelli posti alla fine del volume (ventiquattro pagine di studi inediti) il tocco di Calegari si mostra allo stesso tempo delicato e incisivo. La fluidità narrativa è esaltata da un abile montaggio delle sequenze, mentre le inquadrature alternano sapientemente campi e controcampi alla <b>John Ford</b>.</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/springville.jpg"><img class="size-medium wp-image-1908 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/springville-300x259.jpg" alt="springville" width="300" height="259" /></a></p>
<p style="text-align: justify">L’intero volume è attraversato da un confronto fra discorso fumettistico e cinematografico, che si esplicita nel <b>dvd allegato</b>. Qui le dodici pagine d’illustrazioni dell’episodio <i>Ancora una mano, Hatflield</i> cambiano forma e, attraverso scorrimenti e <i>zoom</i>, danno vita a un cortometraggio di quattordici minuti concepito come <i>prequel</i> di <i>Ombre Rosse</i> &#8211; l’archetipo di ogni film western. Il corto è curato dall’eclettico Berardi, che scrive e interpreta persino la colonna sonora (<i>Fun</i>, <i>The Gambler</i> e la deliziosa<i>Welcome to Springville</i> &#8211; arrangiate da <b>Andrea Cervetto</b>). Tolte dalla carta e <i>imposte</i> al formato video le immagini perdono la loro potenza e scorrevolezza senza guadagnarne in profondità, ma l’operazione &#8211; nonostante gli evidenti limiti, innanzitutto di montaggio e doppiaggio &#8211; ha un suo perché: le immagini finali si alternano alle prime sequenze del film di John Ford e si chiudono con il tradizionale &#8220;<i>ma questa è un’altra storia</i>&#8220;. <strong>Perché il West è una frontiera mobile e inafferrabile, una leggenda che non finiremo mai di raccontare</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Il dvd contiene anche una parte extra dedicata alle biografie di Calegari e Berardi. A uno sguardo più ampio sono loro gli eroi che emergono dal paesaggio di Springville: perché il fumetto, come il West, ha bisogno di costruire un’aura alle proprie leggende. E mai un mito fu più meritato.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Perché piace Zerocalcare</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Jan 2015 11:05:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Santo Uffizio]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[bao publishing]]></category>
		<category><![CDATA[Fumetto]]></category>
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		<description><![CDATA[Riceviamo e pubblichiamo l&#8217;articolo dell&#8217;amico Luca Palombo. È il fumettista italiano del momento. Un successo, il suo, dilagante e arrivato all&#8217;improvviso; lui stesso non si aspettava di riuscire a vendere centinaia di migliaia di copie dei suoi &#8220;disegnetti&#8221;. Lui è Zerocalcare (al secolo Michele Rech) che, a dirla tutta, il successo non se l&#8217;è nemmeno cercato. Ha lavorato per anni nel circuito invisibile dei centri sociali, disegnato fumetti su fanzine fotocopiate e locandine dei concerti punk hardcore, collaborato con riviste e giornali che non gli avrebbero mai dato visibilità. La sua prima vera produzione la deve al fumettista Makkox, che,]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="R" class="cap"><span>R</span></span>iceviamo e pubblichiamo l&#8217;articolo dell&#8217;amico Luca Palombo.</p>
<p style="text-align: justify">È il fumettista italiano del momento. Un successo, il suo, dilagante e arrivato all&#8217;improvviso; lui stesso non si aspettava di riuscire a vendere centinaia di migliaia di copie dei suoi &#8220;disegnetti&#8221;. Lui è <strong>Zerocalcare (al secolo Michele Rech)</strong> che, a dirla tutta, il successo non se l&#8217;è nemmeno cercato. Ha lavorato per anni nel circuito invisibile dei centri sociali, disegnato fumetti su <em>fanzine</em> fotocopiate e locandine dei concerti punk hardcore, collaborato con riviste e giornali che non gli avrebbero mai dato visibilità. La sua prima vera produzione la deve al fumettista <strong>Makkox</strong>, che, dopo aver letto qualche sua sconosciuta storiella, lo ha spinto all&#8217;autoproduzione del primo libro, La profezia dell&#8217;armadillo, e all&#8217;apertura di un blog a fumetti.</p>
<p style="text-align: justify">Dal blog all&#8217;essere il più famoso fumettista italiano per Zerocalcare è stato un passo brevissimo. Perché? In fondo di blog e di autoproduzioni internet ne è pieno. Perché Zerocalcare piace a tutti quelli che lo leggono, è geniale, sa far ridere di gusto, il suo personaggio è genuino, impacciato, proiettato com&#8217;è nella cruda quotidianità. Chiunque legga le scapestrate avventure di Zerocalcare non può fare a meno di identificarsi in lui, nelle sue passioni e nelle sue manie. <strong>In tutti noi c&#8217;è un po&#8217; dello Zerocalcare perennemente indeciso</strong>, che non sa assumersi alcuna responsabilità, odia gli &#8220;accolli&#8221;, rimanda il più possibile gli impegni, si rimpinza di plumcake davanti alla tv. È voce di generazioni cresciute a suon di <strong><em>Street Fighter</em> e</strong> <em><strong>Star Wars</strong></em>, coscienza di chi ha colmato la crisi di valori con i videogiochi e le serie televisive americane; citazionismo e rivendicazioni sociali lo rendono qualcosa di simile a un&#8217;enciclopedia tribale.</p>
<p style="text-align: justify">La forza della comicità delle sue storie a fumetti è nella spassionata quotidianità in cui sono immerse; <strong>sullo sfondo c&#8217;è una Roma caotica</strong>, che scorre veloce e non sembra accorgersi delle cose importanti, dei dettagli. Il mondo di Zero è, al contrario, tutto nei dettagli, nei particolari che l&#8217;affogano e lo immobilizzano nella paranoia. La quotidiana routine è la più grande avventura in cui possano imbattersi tutti i protagonisti dei suoi fumetti. <strong>I personaggi sono caratterizzati così bene da fissarsi immediatamente nell&#8217;immaginario del lettore</strong>; la maggior parte di loro è associata ad una figura celebre, una star del cinema, della musica o, più spesso, dei cartoni animati anni ’80-&#8217;90. Per intenderci, una volta vista la madre di Zero nelle vesti di Lady Cocca di Robin Hood, difficilmente la si dimentica. Allo stesso modo di Secco resta impressa la scelleratezza delle sue scelte di vita, di Cinghiale le sue massime a dir poco imbarazzanti. Una menzione d’onore è doverosa per la spalla artistica di Zerocalcare, <strong>l’Armadillo</strong>. Non è altro che un amico immaginario, che, a fini narrativi, rappresenta la coscienza di Zero, ma che possiede una sua propria personalità; è burbero, misantropo e suscettibile, e nondimeno i suoi consigli cacciano il protagonista puntualmente in un nuovo guaio.</p>
<p style="text-align: justify">C&#8217;è di più; i fumetti fanno ridere, ma si portano dietro profonde riflessioni, che, alla fine &#8211; se non di ogni storia, quantomeno di ogni libro -, lasciano l&#8217;amaro in bocca. La sua è di quell&#8217;ironia sboccata e grossolana, ma a tratti tagliente, che catapulta il lettore di fronte alla realtà lasciandolo disarmato. La storyline dei suoi libri segue sempre la stessa falsariga: una serie di brevi racconti comici intrecciati a una trama principale che si snocciola lentamente e che conferisce all’insieme un impalpabile velo di mistero. Il linguaggio è un altro punto forte, lo slang che mescola di continuo romanesco e italiano risulta comunicativo e diretto, comico e popolare; ciò che Makkox ha definito <em>natural</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Zerocalcare piace sempre di più, alle fiere i suoi libri vanno a ruba, gli eventi a cui partecipa sono affollatissimi. Dal 2011 ad oggi ha pubblicato cinque libri a fumetti (editi da Bao Publishing), venduto oltre duecentomila copie e creato attorno a sé un&#8217;aura di popolarità degna di un Magnus o di un Leo Ortolani.</p>
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