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	<title>Torquemada &#187; featured</title>
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	<description>Torquemada è una rivista di inquisizione telematica, uno spazio condiviso dove esprimere il proprio pensiero in modo libero, ben argomentato ma soprattutto incendiario</description>
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		<title>Ah, la tauromachia&#8230;</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2016 01:23:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Virga]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da quando ho cominciato il mio soggiorno di ricerca in Spagna, ho avuto la curiosità di vedere dal vivo una corrida de toros, spettacolo iconico della tradizione culturale iberica, e ovviamente sotto attacco da parte dei soliti progressisti, cosa che non può che predispormi favorevolmente. Il mio interesse si era accresciuto dopo aver visitato la famosa Plaza de Toros di Las Ventas a Madrid, con l’annesso Museo Taurino. Dal mio arrivo a metà ottobre, pochi giorni dopo la chiusura della stagione, ho dovuto attendere fino alla fine di gennaio. La stagione è aperta dalla Feria de San Blás nel paesino]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="D" class="cap"><span>D</span></span>a quando ho cominciato il mio soggiorno di ricerca in Spagna, ho avuto la curiosità di vedere dal vivo una <em>corrida de toros</em>, spettacolo iconico della tradizione culturale iberica, e ovviamente sotto attacco da parte dei soliti progressisti, cosa che non può che predispormi favorevolmente. Il mio interesse si era accresciuto dopo aver visitato la famosa Plaza de Toros di Las Ventas a Madrid, con l’annesso Museo Taurino. Dal mio arrivo a metà ottobre, pochi giorni dopo la chiusura della stagione, ho dovuto attendere fino alla fine di gennaio.</p>
<p style="text-align: justify">La stagione è aperta dalla Feria de San Blás nel paesino di Ajalvir, arroccato sulle brulle colline che sovrastano l’aeroporto di Madrid e separano la città da Guadalajara, subito dopo Paracuellos, nota per il massacro commesso dai Repubblicani nel novembre 1936 sulle rive del Río Jarama. Ho scelto lo spettacolo di sabato, i cui <em>toreadores</em> – da una veloce ricerca su internet – mi parevano più esperti, e acquistato il biglietto via internet attraverso un’agenzia specializzata (30 €). Col senno di poi, mi sarebbe convenuto acquistare sul posto, il giorno stesso, l’abbonamento a entrambi gli spettacoli (35 €). Ho raggiunto il paesello in taxi, data la scarsa frequenza dei mezzi pubblici nel fine settimana, ma con largo anticipo. Sulla piazza principale, dominata dalla chiesa e dal <em>ayuntamiento</em>, la popolazione affollava gli unici due bar.</p>
<div id="attachment_3061" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2016/02/005-5.jpg"><img class="wp-image-3061 size-medium" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2016/02/005-5-300x185.jpg" alt="005-5" width="300" height="185" /></a><p class="wp-caption-text">La Plaza de Toros di Las Ventas a Madrid durante la corrida di San Isidro.</p></div>
<p style="text-align: justify">A poche centinaia di metri, ho raggiunto la <em>plaza de toros</em>, ai limiti dell’abitato. Ho ritirato il mio biglietto e sono entrato con una mezz’ora d’anticipo, mentre gli inservienti stavano ancora compiendo i preparativi. L’arena, di quarta categoria, è una struttura molto semplice in legno e metallo. Le sei gradinate circolari del <em>tendido</em> si affacciano direttamente sul <em>ruedo</em> centrale, separato da uno stretto corridoio di servizio (<em>callejón</em>). Ho preso quindi il posto migliore: la <em>barrera</em>, ossia la gradinata più interna subito dietro al <em>callejón</em>, del lato all’ombra, di fronte alla <em>puerta de los toriles</em>, da cui entrano i tori. Buona parte dell’azione cruciale si sarebbe svolta in questa parte dell’arena.</p>
<p style="text-align: justify">Naturalmente, avevo un minimo di conoscenza preliminare dello spettacolo. Oltre alla visita a Las Ventas, avevo memorizzato i fondamenti del rituale. Non sono certo come quel vecchio che, due gradinate dietro di me, si vantava di aver visto un migliaio di corride, e sono sicuro che gli intenditori che si accapigliano sulle virtù di questo o quel torero conoscono ogni singolo tecnicismo della tauromachia, ma, nel mio piccolo, resto in grado di distinguere la <em>muleta</em> dalla <em>capote</em>, benché i singoli passi di questa danza letale mi siano ancora piuttosto oscuri.</p>
<p style="text-align: justify">S’inizia con il <em>paseíllo</em>, la sfilata aperta dai due <em>alguaciles</em> a cavallo, e poi in rigoroso ordine di importanza e anzianità, i tre <em>matadores</em>, i nove <em>banderilleros</em> (in tre <em>cuadrillas</em>) e i sei <em>picadores</em>, a cavallo, a chiudere gli inservienti, <em>mozos</em> e <em>areneros</em>, e infine le mule. Una piccola banda musicale, dalle gradinate, provvede a scandire le fasi a suon di musica.</p>
<p style="text-align: justify">Dopo questa presentazione al pubblico, tocca al primo torero, il mancego Victor Puerto. L’emozione è grande quando il primo toro, un bestione da mezza tonnellata, esce di corsa dalla porta opposta. Nella prima fase, il <em>tercio de varas</em>, il <em>matador</em> affronta con la <em>capote</em>, panno rosa semirigido, l’animale, saggiandone l’aggressività e i movimenti (<em>suerte de capote</em>). Poi entra in gioco il <em>picador</em> che lo affronta a cavallo, infilzandolo con una lancia tra la nuca e le spalle, in modo da indebolirlo. Il toro si lancia con tutta la sua forza contro il cavaliere, cercando di disarcionarlo. Dagli anni ’20, il cavallo è protetto da una gualdrappa imbottita, per evitare di essere ferito mortalmente dalle corna del toro.</p>
<div id="attachment_3058" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><img class="wp-image-3058 size-medium" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2016/02/12651311_121408191576216_3601386658225269281_n-300x225.jpg" alt="12651311_121408191576216_3601386658225269281_n" width="300" height="225" /><p class="wp-caption-text">Un &#8220;picador&#8221; alle prese col toro</p></div>
<p style="text-align: justify">L’animale comincia a perdere sangue, i suoi movimenti sono più lenti. È l’ora del <em>tercio de banderillas</em>: i tre <em>banderilleros</em> appunto si avvicinano, uno dopo l’altro, al toro, per conficcargli nelle spalle ciascuno due <em>banderillas</em> (stecche di legno adornate di frange di carta colorata e culminanti in uncino metallico). Il bovino si ravviva, cerca di inseguire i suoi tormentatori, ed è pronto per l’ultima fase: <em>il tercio de la muerte</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Resta solo con il <em>matador</em>, armato di spada e <em>muleta</em> (il panno rosso). Questi mostra la sua bravura, sfidando l’animale ferito, finché non decide che è maturo per la stoccata finale. Il suo tempo a disposizione è limitato: 5’ prolungabili a 10’ ed eccezionalmente a 12’, su segnale (<em>aviso</em>) del presidente. Il colpo mortale è inferto presso la spalla, al fine di recidere l’aorta e portare alla morte pressoché immediata dell’animale. Nei fatti, è spesso necessaria più di una stoccata, e il toro abbattuto al suolo, è finito da un inserviente con un colpo di stiletto alla nuca. Il trio di mule provvede poi a trascinare fuori l’animale, da una porta apposita.</p>
<div id="attachment_3059" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2016/02/12647497_121408101576225_8716400832995334557_n.jpg"><img class="wp-image-3059 size-medium" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2016/02/12647497_121408101576225_8716400832995334557_n-300x225.jpg" alt="12647497_121408101576225_8716400832995334557_n" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">le mule</p></div>
<p style="text-align: justify">In circa due ore e mezza, ho visto i tre <em>matadores</em> alternarsi con sei tori. L’abilità del <em>torero</em> è fondamentale, specialmente per sapersi adattare al differente comportamento del toro. Allorché questo è meno aggressivo, egli si fa più audace, arrivando a sfiorare le corna, voltando le spalle all’animale, macchiando il costume elaborato di sangue bovino. La differenza è stata spesso evidente anche a uno spettatore esordiente come me. Ad esempio, al suo secondo toro, Puerto ha dovuto infilzare la spada ben cinque volte, prima che finalmente restasse conficcata in profondità. Viceversa, Octavio Chacón (il terzo) ha piantato la lama fino all’elsa al primo colpo.</p>
<p style="text-align: justify">Anche la <em>bravura</em> (aggressività) del toro è importante. In generale, i commentatori sono stati poco soddisfatti dalla qualità dei tori (Ganadería Soto de la Fuente). Il terzo e il quarto sono stati visibilmente meno feroci, il sesto, addirittura, complice una capriola sulle proprie corna al primo <em>tercio</em>, ha destato le proteste del pubblico per la sua apparente passività, prima di riprendere vivacità. Io, onestamente, ho tifato anche per il toro, non per animalismo (morbo dal quale sono del tutto immune), ma per senso di sportività. Però è evidente che se la <em>corrida</em> fosse più paritaria, dunque più pericolosa, le polemiche sarebbero anche superiori.</p>
<p style="text-align: justify">In ogni caso, è indubbiamente impressionante vedere da vicino la sofferenza del toro di fronte alla morte. Vero è però che la loro sorte è nettamente migliore di quella delle bestie d’allevamento. Per quattro anni, i <em>toros de lidia</em> vivono all’aria aperta con tutti gli agi. Nell’arena affrontano una morte eroica, in combattimento, con la possibilità di conquistarsi, con il proprio valore, la grazia, e trascorrere il resto dei propri giorni come toro da monta. Troppo pericoloso sarebbe, del resto, un sopravvissuto, esperto ormai delle astuzie del <em>torero</em>.</p>
<div id="attachment_3057" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2016/02/12645025_121409028242799_93881354481659005_n.jpg"><img class="wp-image-3057 size-medium" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2016/02/12645025_121409028242799_93881354481659005_n-300x225.jpg" alt="12645025_121409028242799_93881354481659005_n" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Matador con spada e muleta</p></div>
<p style="text-align: justify">La folla, composta perlopiù da anziani e famiglie, con numerosi bambini, riempiva oltre tre quarti dell’arena (circa 2500 persone) e partecipava festosamente all’evento, sventolando i fazzoletti per chiedere il trionfo per i <em>toreadores</em> che avevano mostrato il proprio valore. Victor Janeiro (il secondo) ha ottenuto un trionfo (entrambe le orecchie) al secondo toro, mentre Octavio Chacón ha ottenuto due orecchie e una orecchia (terzo e sesto toro, rispettivamente). Le appendici dell’animale sono state esibite davanti alla folla festante e poi lanciate sulle gradinate agli ammiratori. I due vincitori, entrambi di Cadice, sono usciti per la <em>puerta grande</em>, portati sulle spalle (<em>a hombros</em>) dagli spettatori.</p>
<p style="text-align: justify">Insomma, posso dire che ne è valsa la pena e che il mio pre-giudizio positivo sulla tauromachia ha trovato sostanziale conferma. Non ne sono rimasto follemente entusiasta, ma resta una parte importante del patrimonio culturale del popolo spagnolo. Una festa che affonda le sua radici in tradizioni millenarie e mette l’uomo a contatto con la realtà della morte conserva una forte carica formativa e antimoderna, al di là delle inevitabili commercializzazioni. Per questo, sono ancora più convinto che vada difesa a spada tratta contro l’abolizionismo animalista di matrice chiaramente progressista e sovversiva.</p>
<p style="text-align: justify"><em>Le fotografie numero 2, 3 e 4, nonché quella in copertina sono state scattate dall&#8217;Autore del presente articolo in occasione della corrida recensita.</em></p>
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		<title>Federigo (Ghigo) Valli: l&#8217;editore volante rimosso dalla storia (editoriale e culturale) d&#8217;Italia.</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Dec 2015 01:14:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea G. G. Parasiliti]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un paio di settimane fa, sulla «Domenica del Sole 24 Ore», all’interno della rubrica Scarpe Strette, è stato proposto di redigere un dizionario degli italiani scomparsi, nel senso di dimenticati. Ma a guardar bene, e sono tanti i casi, fra cui quello di Telesio Interlandi (Il razzista di via delle Mercede), non parrebbe necessario morire, per venire avvolti dal manto dell&#8217;oblìo. Poi, certo, quando si muore l’opera è del tutto compiuta. Di sicuro, una voce da proporre al curatore di questo ipotetico dizionario, che potremmo chiamare, sulla falsa riga di quello di Paolo Albani: &#8220;Dizionario degli italiani anomali&#8221;, è quella]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="U" class="cap"><span>U</span></span>n paio di settimane fa, sulla «Domenica del Sole 24 Ore», all’interno della rubrica <em>Scarpe Strette</em>, <strong>è stato proposto di redigere un dizionario degli italiani scomparsi, nel senso di dimenticati.</strong> Ma a guardar bene, e sono tanti i casi, fra cui quello di <strong>Telesio Interlandi</strong> (<em>Il razzista di via delle Mercede</em>), non parrebbe necessario morire, per venire avvolti dal manto dell&#8217;oblìo. Poi, certo, quando si muore l’opera è del tutto compiuta.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Di sicuro, una voce da proporre al curatore di questo ipotetico dizionario</strong>, che potremmo chiamare, sulla falsa riga di quello di Paolo Albani: &#8220;Dizionario degli italiani anomali&#8221;, <strong>è quella riguardante Federigo (Ghigo) Valli (1906 &#8211; 1971)</strong>, giornalista, aviatore pluridecorato, direttore dell’Editrice Aeronautica, coautore del volume <em>Il volo in Italia</em> (1939), editore di cultura con le sue <strong>Edizioni di Documento</strong> fino al 1947 (dai mille nomi se pensiamo a l’alternanza di sigle editoriali), cineasta con il suo documentario sugli aviatori italiani nella guerra di Spagna (<em>Los novios de la muerte</em>, 1938), libraio e gallerista d’arte a Roma (con in logo una margherita, disegnata da Alberto Savinio), attore in un film di Fellini, e infine, ma stiamo solo sintetizzando, console in Australia, dove muore nel 1971 (per sfinimento, non c’è dubbio&#8230;) Ché la vita di Valli fu tutta un destino, dinamico e futurista.</p>
<p style="text-align: justify"><img class="alignright wp-image-3007" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/11/valli-2-678x1024.jpg" alt="valli 2" width="400" height="604" /></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Nato a Lugo di Romagna (come l’asso dell’aviazione italiana, Francesco Baracca), crebbe di fronte alla casa di un altro Francesco, Balilla Pratella</strong>, e più che di fronte, dentro, seduto in salotto. E Pratella, oltrecché genio della musica, fu fecondatore di futuristi&#8230; (Tanto per citarne un altro caso, fu lui a coltivare, con almeno 66 lettere inviate, dalla sua villa lughense, il baronetto Jannelli, pilastro del futurismo siciliano, eletto a spalla da Marinetti quando il giovanotto diede prova di coraggio sul treno Palermo &#8211; Messina, prendendo a cazzotti un &#8220;passatista&#8221; nel 1914).</p>
<p style="text-align: justify">Figlio e nipote di alcuni fra i più importanti viticoltori dell’epoca &#8211; e ne è conferma la visita di re Vittorio Emanuele III (episodio del maggio 1918 ricordato da Ugo Ojetti) &#8211; il nostro Ghigo <strong>Marinetti</strong> lo conobbe da giovanissimo e senza manco andarselo a cercare. E infatti se lo trovò a tavola, all&#8217;ora di pranzo, il 5 settembre 1920, a villa Giorgina, la villa dei Valli, che portava il nome della madre (Giorgina, appunto, la cui morte, nel 1925, diede vita a un elegante libretto voluto dal padre). Ma villa Giorgina venne demolita, e con essa il ricordo di Valli, come strappato dall&#8217;intonaco della storia.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Fu amico di Moravia, del quale pubblicò ben cinque prime edizioni nel biennio 1944-45 (ma dallo scrittore troppo presto dimenticato</strong>, se già prima del 1971 lo ricordava come un Carneade qualunque: «un certo Valli», proprietario di una piccola casa editrice «che si arrangiava come poteva»);<strong> di Alberto Savinio, che per le edizioni del Valli diresse la collana “Il viaggiatore e la sua ombra”</strong>, 1944, nella quale uscirono, come primo e ultimo titolo, i <em>Venti racconti di Guy de Maupassant </em>con <em>Lui e l</em><em>’Altro</em> dello stesso direttore di collana. Di Vitaliano Brancati, del quale pubblica <em>Il vecchio con gli stivali</em> (collezione “La Giarrettiera”). <strong>E di Gabriele D’Annunzio</strong> (e non a caso al Vittoriale è rintracciabile un esemplare di <em>Trullall</em><em>à</em>, libretto futurista del nostro Ghigo Valli, edito dal fratello Leo nel 1933, il quale aveva dato vita, nella stessa Lugo di Romagna, alle edizioni della Caveia). Ma a proposito di Savinio, il più grande scrittore fra le due guerre — così lo appellava Sciascia nella sua <em>Scomparsa di Majorana</em> e a lui chiedeva parere negli <em>Atti relativi alla morte di Raymond Roussel</em>: È proprio all’interno della collana “L’Orchidea. Collezione di rarità galanti del XIV-XV-XVI secolo” che è avvenuto il miracolo. Nel 1944, infatti, le Edizioni Documento pubblicano, <em>Gli Stratagemmi d</em><em>’amore</em> del novellista senese quattrocentesco Gentile Sermini, corredate da ben quattro acqueforti, firmate e numerate da Savinio, le uniche, pare, che lo stesso avesse mai realizzato.</p>
<p style="text-align: justify">Ed è tutta questa storia, di vite e di libri, che il volume <em>Federigo (Ghigo) Valli. Un protagonista rimosso dall&#8217;editoria italiana del novecento</em>, pubblicato a ottobre dall’Editrice Biblohaus tenta di ricostruire. Il libro è dedicato a Gioia Sebastiani, la quale nel suo contributo <em>Editori a Roma dopo la liberazione: le Edizioni Documento del 1998</em>, ricostruisce un catalogo, sebbene perfettibile, delle edizioni di Valli.</p>
<p style="text-align: justify"><img class="alignleft wp-image-3008" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/11/valli-3-911x1024.jpg" alt="valli 3" width="350" height="393" />Dopo i contributi dei tre autori, Antonio Castronuovo, Mauro Chiabrando e Massimo Gatta, troviamo <strong>la ristampa dell’unico testo letterario, a oggi conosciuto, prodotto del nostro protagonista rimosso, il già citato <em>Trullall</em><em>à</em></strong>, libretto rarissimo, a livello letterario collocabile fra futurismo e surrealismo, e che nella sua realizzazione libraria, risulta essere un vero e proprio gioiello librario. Illustrato con otto tavole di Diego Santambrogio sul quale, a seguire, troviamo un approfondimento di Paola Pallottino (che per intenderci oltre a essere una studiosa di illustrazioni ha scritto alcune fra le più belle canzoni di Lucio Dalla: da 4/3/1943 a Un uomo come me), <em>Trullall</em><em>à</em> è un sogno nel suo decifrarsi. E come tale è anche ispirazione e incubo.</p>
<p style="text-align: justify">Al capitolo successivo, il lettore troverà una postilla di Massimo Gatta, il quale si sofferma, questa volta, sulla raffinata produzione lughense, considerando la storia degli stampatori Ferretti di Lugo e la stoffa della rilegatura “stampata a mano” dalla ditta Visini di Forlì. Fino all’utilissimo catalogo per immagini delle edizioni Documento relativo all’anno 1944, a cui segue un apparato iconografico.</p>
<p style="text-align: justify">Tutta un destino fu la vita di Federigo (Ghigo) Valli. Un destino impresso anche a livello tipografico se pensiamo alla marca editoriale delle sue edizioni: una mano latina che tiene l’orecchio. Quell&#8217;orecchio che noi abbiamo perduto da tempo.</p>
<address> </address>
<p>&nbsp;</p>
<p>Antonio Castronuovo — Mauro Chiabrando — Massimo Gatta, <em>Federigo (Ghigo) Valli. Un protagonista rimosso dall</em><em>’</em><em>editoria italiana </em><em>del novecento</em>, Macerata, Biblohaus, 2015, pp. 263, ill., Euro 15.</p>
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		<title>Gilbert Keith Chesterton, &#8220;L&#8217;irritante internazionale&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Dec 2015 10:21:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Camilla Scarpa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Benché scomoda, e perciò misconosciuta e sostanzialmente “neutralizzata” dalla critica letteraria e dalle case editrici dell’ultimo secolo (o forse proprio per questo), quella di Gilbert K. Chesterton è una figura interessante e ricca di spunti alquanto moderni, se non addirittura “futuribili”, tanto dal punto di vista politico quanto da quello letterario. Il suo primo romanzo, “Il Napoleone di Notting Hill”, pubblicato nel 1904, è un esempio calzante per entrambe le categorie: è una sorta di “dystopian novel” ambientata nell’Inghilterra di un indeterminato 1984 (vi dice niente?), retta da una nuova forma di governo “tranquillamente dispotica”, che si afferma come super-potenza]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="B" class="cap"><span>B</span></span>enché scomoda, e perciò misconosciuta e sostanzialmente “neutralizzata” dalla critica letteraria e dalle case editrici dell’ultimo secolo (o forse proprio per questo), quella di <strong>Gilbert K. Chesterton</strong> è una figura interessante e ricca di spunti alquanto moderni, se non addirittura “futuribili”, tanto dal punto di vista politico quanto da quello letterario. Il suo primo romanzo, <strong>“Il Napoleone di Notting Hill”</strong>, pubblicato nel <strong>1904</strong>, è un esempio calzante per entrambe le categorie: è una sorta di “dystopian novel” ambientata nell’Inghilterra di un indeterminato 1984 (vi dice niente?), retta da una nuova forma di governo “tranquillamente dispotica”, che si afferma come super-potenza dominante in Europa e nel mondo.</p>
<p style="text-align: justify">Se, dal punto di vista letterario, non può non risultare evidente che il romanzo di Chesterton è un diretto antesignano di “1984” di George Orwell, nonché del “Mondo Nuovo” di Huxley, dal punto di vista politico Chesterton è addirittura profetico: infatti, la superpotenza inglese è fautrice di una politica di <strong>imperialismo culturale</strong> non dissimile da quella degli Stati Uniti, sorretta da una dottrina che pare precorrere quella americana del “destino manifesto”, sostenuta peraltro anche dall’ultimo Bobbio. Chesterton, all’inizio del libro, fa dire al fiero primo ministro del Nicaragua, in esilio a Londra:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify"><em>“E’ questo che denuncio del vostro cosmopolitismo. Quando dite di volere l’unione di tutti i popoli, in realtà volete che tutti i popoli si uniscano per apprendere ciò che il vostro popolo sa fare. Se l’arabo beduino non sa leggere, si dovrà inviare un missionario o un maestro per insegnargli a leggere, ma nessuno dice: “Questo maestro non sa cavalcare un cammello, paghiamo un beduino perché glielo insegni.”</em>.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify">A questa sintesi perfetta del concetto di imperialismo culturale, Barker, l’inglese indottrinato (ma non privo di intelletto), risponde, riaffermando la superiorità della propria nazione, che l’Inghilterra si è disfatta delle superstizioni, e che</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify"><em>“La superstizione della grande nazionalità è negativa, ma la superstizione della piccola nazionalità è peggiore. La superstizione di venerare il proprio paese è negativa, ma la superstizione di riverire il paese di qualcun altro è peggiore. [&#8230;] La superstizione della monarchia è negativa, ma la superstizione della democrazia è la peggiore di tutte.”</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify">e infatti nel romanzo il re è scelto a caso, mediante sorteggio, perché un regime dispotico privo di illusioni elettorali <em>“non è la degenerazione ma il compimento più perfetto della democrazia”</em>.</p>
<div id="attachment_2998" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/11/London_110.jpg"><img class="wp-image-2998 size-medium" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/11/London_110-300x225.jpg" alt="London_110" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Una strada di Notting Hill, quartiere londinese al centro delle vicende del primo romanzo di G. K. Chesterton</p></div>
<p style="text-align: justify">Un simile atteggiamento, che probabilmente si ispira, nel contesto storico degli anni a cavallo tra la fine dell’’800 e l’inizio del ‘900, agli avvenimenti della guerra anglo-boera, che quasi solo Chesterton ebbe il coraggio di condannare apertamente, non può non ricordarci la pretesa statunitense di “Esportare la libertà”, per usare una formula di Luciano Canfora, e le conseguenti, disastrose imprese in Medio-Oriente e in Somalia degli anni ’90 e 2000, nonché una più generale pretesa dell’Occidente, che si rifiuta di riconoscere e comprendere qualsiasi modello politico, giuridico e culturale diverso dal proprio, e ingenera così quello “scontro di civiltà” profetizzato da Huntington, che tanto teme e di cui però si considera vittima.</p>
<p style="text-align: justify">Ma se Chesterton condanna l’imperialismo culturale, condanna anche l’atteggiamento speculare a quello di Barker. <strong>In uno dei suoi articoli politici, risalente al 1928 , <em>“L’irritante internazionale”</em></strong> (che dà il titolo a questo articolo proprio in quanto definisce perfettamente l’atteggiamento provocatorio e le posizioni spesso radicali ed eclettiche dello stesso Chesterton), <strong>uno dei bersagli polemici è il “buonismo” sotteso a certe posizioni umanitaristiche pacifiste, che tendono a passare sotto silenzio “i peccati” tanto delle grandi potenze quanto di quelli che, di volta in volta, sono “gli stranieri”, piuttosto che ad essere trasparenti sugli errori di tutti gli stati.</strong> E anche questo tipo di posizioni, che paiono inneggiare al russoviano “mito del buon selvaggio”, non manca di corrispondenze nella politica contemporanea, soprattutto di sinistra, degli ultimi vent’anni.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Politicamente parlando, la conclusione di Chesterton è che l’imperialismo culturale abbia arrecato più danni alle relazioni internazionali pacifiche di quanto lo abbia fatto il nazionalismo più ottuso, perché il primo, ben più del secondo, vieta all’“altro” di pensare a noi in maniera speculativa e di includerci nelle sue generalizzazioni, e anzi al contrario stimola nell’“altro” un pensiero aggressivo-difensivo, che può poi sfociare in un comportamento attivo violento, e perfino in un’invasione</strong> &#8211; prospettiva che negli ultimi trent’anni, e anche negli ultimi mesi, si è dimostrata nient’affatto di scuola.</p>
<p style="text-align: justify">Questa conclusione, insieme al conservatorismo in materia religiosa, che lo portò a convertirsi al cattolicesimo (dell’episodio della conversione, e dell’influenza sull’autore di padre O’ Connor, restano tracce nei <strong><em>“Racconti di Padre Brown”</em>, apprezzati peraltro anche dall’Antonio Gramsci delle “Lettere dal Carcere”)</strong>, gli è valsa, tra i lettori superficiali, la nomea di un reazionario retrivo, nazionalista e conservatore, ma in realtà, a un’analisi attenta, si dimostra invece modernissima. L’episodio storico che spinge Chesterton a questa riflessione è, nello specifico, la questione dell’Alsazia-Lorena, territorio storicamente conteso tra Germania e Francia che G. K. Chesterton erige ad esempio di una politica di indiscriminate annessioni che ha preso piede a cavallo tra ‘800 e ‘900, e che avrebbe dovuto essere repressa in modo esemplare, sì da costituire un monito per tutti gli attori internazionali. E poco importa che l’auspicio concreto di Chesterton, ossia la pronta restituzione dei territori alla Francia (pretesa con forza da Clemenceau) si sia poi realizzato, dal momento che le grandi potenze in questione non hanno affatto colto l’occasione per imparare la lezione, e un’altra faccenda di minoranze etnico-linguistiche, quella dei Sudeti, ha acceso la miccia della II guerra mondiale.</p>
<div id="attachment_3001" style="width: 256px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/11/pbr1.jpg"><img class="wp-image-3001 size-full" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/11/pbr1.jpg" alt="pbr1" width="246" height="184" /></a><p class="wp-caption-text">Renato Rascel è Padre Brown in una delle riduzioni televisive di maggior successo.</p></div>
<p style="text-align: justify"><strong>Merita poi qualche considerazione anche quello che è un altro dei fili rossi del “Napoleone” chestertoniano, nonché una sorta di corollario della riflessione critica sull’internazionalismo “coatto” (cioè su quella che oggi chiamiamo globalizzazione),</strong> e che costituisce, negli ultimi vent’anni, un argomento di studio politicamente e poeticamente trasversale: mi riferisco alla cosiddetta<strong> “teoria delle piccole patrie”</strong>, tanto cara ad <strong>Hilaire Belloc</strong>, l’amico e collaboratore dei fratelli Chesterton a cui, non a caso, è dedicato il “Napoleone”. La tendenza alla riscoperta delle piccole comunità, culturalmente ed etnicamente organiche, di cui l’Europa dovrebbe essere (e purtroppo, almeno per ora, non è) casa comune, non è propria solo degli autori cosiddetti “comunitaristi”, ma, al contrario, a questo filone &#8211; che talora sconfina nel localismo più particolaristico, malgrado o per volontà degli stessi autori &#8211; si rifanno espressamente tanto autori di scuole neomarxiste (soprattutto quella barese), come Franco Cassano, quanto intellettuali a vario titolo “di destra”, quali Marcello Veneziani e Pietrangelo Buttafuoco, riscoprendo le radici culturali del meridione anche in chiave politica e geopolitica, ma in primis in chiave letteraria, culturale e filosofica.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Questo sentimento, non dissimile da quello dell’Europa medievale e soprattutto dell’Italia comunale, si è infatti rinfocolato dopo l’ondata di globalizzazione degli ultimi decenni, e trova un suo riconoscimento anche nell’ordinamento giuridico: nel suo risvolto “unitario”, con il principio di sussidiarietà</strong>, soprattutto verticale (codificato nella nostra Costituzione all’art. 118, oltre che nei trattati europei), <strong>e in quello “disgregante” con il rinnovarsi delle più disparate &#8211; e a volte anche disperate &#8211; pretese secessionistiche</strong>, che vorrebbero spesso elevarsi a diritti.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>In materia religiosa, Chesterton, dopo la conversione, fu certamente un cattolico rigoroso,</strong> cosa che gli è valsa, un paio d’anni fa, l’avvio dell’indagine per la causa di beatificazione, <strong>ma anche un fautore dello spirito critico</strong>: in uno dei suoi vivaci scritti polemici, intitolato <em>“La difesa dell’Occidente”</em>, <strong>sosterrà che il sentimento di costante vigilanza e battaglia contro il peccato proprio del misticismo cristiano, legato alla teoria della Caduta, è un motore di cambiamento positivo</strong> (si badi bene, non dell’immotivata esaltazione, “senza se e senza ma”, delle “magnifiche sorti e progressive” tipica degli illuministi, ma nemmeno dell’immobilismo, che C. attribuisce alle religioni orientali).</p>
<p style="text-align: justify">Inoltre, sin dagli articoli degli anni ’20 e ‘30 in cui, <strong>polemizzando con l’amico G. B. Shaw, rigetta il socialismo materialista e definisce il comunismo <em>“l’unico modello funzionante, completo e razionale, di capitalismo”</em></strong>, Chesterton rimarca così il carattere popolare e tradizionale, di elemento del Volksgeist, della religione: <em>“Possiamo facilmente rispondere al solenne interrogativo di Bucharin sull’origine della religione: “se è una favola, è certamente una favola popolare. Se non ci viene da Dio, viene senza dubbio interamente dal popolo.”</em>. Tale conclusione, che chiude l’articolo <em>“La vera accusa contro il bolscevismo”</em>, evidenzia un altro carattere tipico del Nostro, ossia l’anti-intellettualismo e la propensione per aderire e comprendere le esigenze dell’uomo comune, che Chesterton definì, addirittura, “perseguitato” dai suoi contemporanei. Può quindi ben dirsi che la prospettiva non solo politica, ma anche religiosa, culturale e antropologica dell’autore in questione è quella di un “nazionalismo internazionale” nient’affatto retrivo, bensì mediato dalle radici e dalle tradizioni popolari anche regionali e locali, piuttosto che quella di un internazionalismo “immediato”, di moda allora come ora, che miri a recidere i legami del singolo con la sua comunità e la sua appartenenza.</p>
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		<title>Gli antifa offendono la Resistenza</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Nov 2015 23:48:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Virga]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il richiamo selettivo alla storia è sicuramente una costante del discorso politico, specie laddove si tratta di nobilitare o rafforzare le proprie idee, associandole ad eventi del passato, e in particolare per quanto riguarda la storia della propria comunità di popolo. È selettivo proprio perché si presuppone che sia uno sguardo critico che sceglie quali esperienze e momenti celebrare e ricordare. É ampiamente noto che l’attuale sinistra radicale italiana, unificata dal criminogeno mito dell’antifascismo militante, si richiama compulsivamente alla cosiddetta Resistenza. Ora, lasciando da parte gli altrettanto discutibili giudizi dei fascisti duri e puri, è giusto ammettere che la maggior]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><strong><span title="I" class="cap"><span>I</span></span>l richiamo selettivo alla storia è sicuramente una costante del discorso politico</strong>, specie laddove si tratta di nobilitare o rafforzare le proprie idee, associandole ad eventi del passato, e in particolare per quanto riguarda la storia della propria comunità di popolo. È selettivo proprio perché si presuppone che sia uno sguardo critico che sceglie quali esperienze e momenti celebrare e ricordare.</p>
<p style="text-align: justify">É ampiamente noto che l’attuale sinistra radicale italiana, unificata dal criminogeno mito dell’antifascismo militante, si richiama compulsivamente alla cosiddetta <strong>Resistenza</strong>. Ora, lasciando da parte gli altrettanto discutibili giudizi dei fascisti duri e puri, <strong>è giusto ammettere che la maggior parte dei partigiani fosse mossa da sentimenti del tutto comprensibili, tra i quali si possono individuare, a mio umile parere, tre principali motivazioni ideali.</strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>La prima, propria dei militari</strong>, era fondata nella <strong>fedeltà al sovrano</strong>, in quanto capo delle forze armate e rappresentante della nazione. Senza nulla togliere alla gravità del tradimento commesso da Vittorio Emanuele III con la fuga di Brindisi e l’abbandono dei soldati a se stessi, i risultati elettorali del giugno 1946, mostrano come l’idea monarchica restasse ben viva nel cuore degli Italiani.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>La seconda, ampiamente diffusa a sinistra</strong>, era il sogno di una <strong>rivoluzione socialista</strong> – <strong>sogno condiviso anche da non pochi fascisti repubblicani.</strong> Come anche questi ultimi ammettevano, fino ad allora il regime fascista, nonostante le indubbie riforme sociali progressive e il processo di nazionalizzazione delle masse, non aveva comunque scalfito la proprietà capitalista dei mezzi di produzione. Di lì a pochissimo, però, nella <strong>Conferenza di Mosca (18 ottobre – 11 novembre 1943)</strong> si stabilì di restaurare una democrazia liberale in Italia, per cui l’URSS si adoperò subito affinché Palmiro Togliatti rientrasse in Italia e accettasse di entrare a far parte del governo Badoglio II (22 aprile 1944), <strong>con la cosiddetta “Svolta di Salerno”. Insomma, la Resistenza fu “tradita” dai massimi vertici del comunismo internazionale e nazionale, poco dopo il suo inizio, con buona pace di chi ci credeva.</strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Infine, la terza, e più largamente condivisa</strong>, motivazione ideale consisteva nella <strong>lotta patriottica contro l’occupante tedesco</strong>, riallacciandosi anche alla retorica germanofoba risorgimentale. Qui va riconosciuto non solo che la Germania era l’alleato originario dell’Italia, meschinamente tradito e comprensibilmente inferocito per questa infamia, ma che lo stesso movimento di resistenza dipendeva in gran parte dal sostegno militare, politico ed economico degli Alleati che avevano bombardato, invaso e occupato l’Italia con gravissime distruzioni, stragi e crimini di guerra. <strong>In coerenza con la storia patria, si pretendeva di liberare il Paese con le armi di un nuovo occupante.</strong></p>
<p style="text-align: justify">D’altra parte, il trattamento riservato all’Italia occupata dall’alleato germanico era oggettivamente deprecabile, con continue prevaricazioni della sovranità della stessa RSI: dalle deportazioni di Ebrei, alle rappresaglie contro i civili, fino all’annessione d’intere province nordorientali. Gli stessi politici fascisti, a partire da Mussolini, si rendevano conto della situazione e cercavano di limitare il più possibile i danni. <strong>Insomma, piaccia o meno, la verità è che entrambe le fazioni si trovavano a dipendere da alleati che calpestavano impunemente quel medesimo suolo patrio che cercavano di difendere.</strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Ora, a chi si richiamano gli antifa, quando parlano di “Resistenza”?</strong> Alle pagine nobili di questa storia? Ai fanti, parà, alpini, bersaglieri e artiglieri del Corpo Italiano di Liberazione, che hanno combattuto da Montelungo al Po? Ai difensori di Porta San Paolo? Alle Repubbliche partigiane sbocciate sui monti d’Italia? Al valoroso <strong>Comandante Mauri</strong> con i suoi partigiani dalla penna nera e dal fazzoletto azzurro? Ai <strong>41.000 militari internat</strong>i che non sono più tornati dai <em>lager</em> tedeschi? Ai fucilati di<strong> Cefalonia</strong>, <strong>Corfù</strong> e <strong>Coo</strong>? Ai <strong>misconosciuti eroi di Unterlüss</strong>? All’eroico medico <strong>Felice Cascione</strong>? Al <strong>Servo di Dio Salvo d’Acquisto</strong>, offertosi in olocausto?</p>
<p style="text-align: justify"><strong>No, costoro scelgono <em>apertis verbis </em>di elogiare spudoratamente le pagine più cupe e vergognose della guerra civile. Loro non lottano per amore di patria o di libertà o di giustizia, ma per odio cieco e feroce.</strong> La loro Resistenza è quella dei <strong>GAP</strong>, degli attentati terroristici per provocare le rappresaglie tedesche e seminare rancore e ostilità sulla pelle dei civili massacrati. <strong>La loro Resistenza è quella degli assassinii mirati dei conciliatori – Resega, Gentile, Borsani, Bombacci –, delle vendette non meno spietate e inumane di quelle naziste, dei mattatoi di Schio, Oderzo, Mignagola, ecc. ecc. La loro Resistenza è quella delle sevizie ai prigionieri, dell&#8217;assassinio dei sacerdoti, dello stupro delle ausiliarie, della pulizia etnica dei propri compatrioti in servitù allo straniero.</strong></p>
<p style="text-align: justify">D’altronde, se oggi il neofascismo cerca di glissare, almeno in pubblico, i propri tratti meno presentabili (razzismo, antisemitismo, ecc.), loro invece <strong>non hanno vergogna di farsi corresponsabili morali dei crimini dell’antifascismo, di volta in volta minimizzandoli, negandoli, rivendicandoli, esaltandoli o, su scala minore, imitandoli. Il fascismo, invece, di cui si riempiono la bocca, non è neanche più quello storico</strong>, <strong>ma di volta in volta, su indicazione dei loro padrini del clero intellettuale radical chic, assume volti nuovi, arrivando a includere dei perfetti antifascisti!</strong> La costante, dal 1943 ad oggi, è una: l’odio fratricida che obnubila le menti e deforma i volti di questi figli di Caino.</p>
<p style="text-align: justify">Proprio questo è il punto: la loro Resistenza è quella della Malga di Porzûs, della Missione Strassera, di Dante Castellucci e Mario Simonazzi, insomma, quella dei partigiani che ammazzano altri partigiani, “colpevoli” di anteporre la Patria all’ideologia. Paradossalmente, sono proprio loro a infangare questo fenomeno storico, mettendone in risalto gli aspetti peggiori. <strong>Sono loro, non Salvini, a offendere la Resistenza!</strong></p>
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		<title>Ricordatevi che dovete morire, o almeno, dei defunti</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Nov 2015 00:30:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Roselli]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pensavo ad oggi, alla Solennità dei Defunti, festa di precetto della Chiesa cattolica dimenticata e ignorata (vi basti pensare che in Università Cattolica oggi si sono tenute normalmente lezioni) come tante, forse come troppe. E proprio oggi mi è capitata sotto gli occhi una storia raccapricciante: quella di Joyce Carol Vincent. Questa ragazza britannica, per una serie di ragioni di diverso ordine, scelse di staccare ogni filo diretto con il mondo circostante. Contatti recisi con familiari, amici d&#8217;infanzia, colleghi, ex-fidanzati, vicini di casa. Dopo essersi licenziata, Joyce abbandonò il centro di recupero per maltrattamenti in cui pernottava e iniziò a]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="P" class="cap"><span>P</span></span>ensavo ad oggi, alla <strong>Solennità dei Defunti, festa di precetto della Chiesa cattolica dimenticata e ignorata</strong> (vi basti pensare che in Università Cattolica oggi si sono tenute normalmente lezioni) come tante, forse come troppe.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>E proprio oggi mi è capitata sotto gli occhi una storia raccapricciante: quella di Joyce Carol Vincent.</strong> Questa ragazza britannica, per una serie di ragioni di diverso ordine, scelse di staccare ogni filo diretto con il mondo circostante.<br />
Contatti recisi con familiari, amici d&#8217;infanzia, colleghi, ex-fidanzati, vicini di casa. Dopo essersi licenziata, Joyce abbandonò il centro di recupero per maltrattamenti in cui pernottava e iniziò a spostarsi di giorno in giorno in un appartamento diverso della periferia di Londra.<br />
<strong>Nel 2003, in un pomeriggio di dicembre, dopo aver acquistato qualche regalo di Natale forse per i genitori con cui avrebbe voluto di nuovo scambiare una parola, Joyce inaspettatamente spirò</strong>, si ritiene per una complicazione dell&#8217;asma di cui soffriva da tempo. La televisione di fronte a lei rimase accesa, come il riscaldamento e l&#8217;elettricità pagata dall&#8217;assistenza sociale. Tutto in quella casa rimase tragicamente fermo mentre le spoglie della ragazza marcivano per settimane.<br />
Nessuno si accorse di quel corpo senza vita in quella casa di seconda mano nei cui pressi si spacciava droga e dove il rumore dell&#8217;apparecchio televisivo si mischiava al fragore degli schiamazzi notturni di qualche balordo.</p>
<p style="text-align: justify">Soltanto a festività natalizie concluse qualcuno si accorse dei resti di Joyce; peccato che i Natali trascorsi fossero due.<br />
<strong>Il 25 gennaio 2006 gli ufficiali esecutori dello sfratto buttarono giù la porta della casa, e trovarono il macilento scheletro di Joyce rivolto verso un tappabuchi pomeridiano di un canale tv trasmesso senza sosta da oltre due anni.</strong></p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/11/12112067_10207779144258119_7493728875798365909_n.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2953" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/11/12112067_10207779144258119_7493728875798365909_n-300x187.jpg" alt="12112067_10207779144258119_7493728875798365909_n" width="300" height="187" /></a></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Vedete, la storia di Joyce non è poi così diversa da quella di tutti noi: ciascuno muore da solo</strong>, che sia il padre mentre stringe sempre più flebilmente le mani del figlio, il fante d&#8217;Italia che agonizza dopo un futile assalto alla trincea durante la Grande Guerra e persino il Re nel cordoglio della sua intera corte. Nulla può impedire il sopraggiungere di questo evento, nessuna gloria, piacere prolungato, o onore può impedire quel rantolare che precede l&#8217;ultimo respiro. <strong>E parliamoci chiaro, non vi è alcuna dignità nel morire e nemmeno un senso proprio nell&#8217;aver vissuto per tramutarsi in un banchetto di vermi.</strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Vi è solo una cosa che può giustificare la Morte: la sua dirompente sconfitta avvenuta in un sepolcro della Palestina.</strong> Ed è questo, credetemi, l&#8217;unico pensiero che mi libera dall&#8217;angoscia suscitatami dalla storia di Joyce Vincent.<br />
La consapevolezza, la Fede contro ogni certezza empirica che, parafrasando Sant&#8217;Agostino, il milite ignoto caduto nell&#8217;Isonzo, il vecchio abbandonato in un ospizio, il senzatetto che ha lasciato questa vita nella fredda stazione di New York e la stessa Joyce deceduta nella dimenticanza totale di una società che erge l&#8217;Individuo ad assoluto ma la persona a zero, guarda con i suoi occhi pieni di Gloria i nostri pieni di lacrime.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>A tutti i fratelli defunti.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right"><em><strong>Lorenzo Roselli, </strong></em><em>lo ieromonaco</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>La risposta di Varoufakis a Renzi (TRADUZIONE INTEGRALE)</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Sep 2015 01:45:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Santo Uffizio]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Varoufakis contro Renzi]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblichiamo la traduzione integrale in italiano della risposta che Yanis Varoufakis, già ministro delle finanze ellenico, ha dato sul suo blog [questo il link dell&#8217;originale http://yanisvaroufakis.eu/2015/09/22/a-message-for-mr-rentzi/] al Presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi che lo aveva bersagliato con una inelegante boutade, dopo l&#8217;insuccesso elettorale alle elezioni di domenica scorsa della lista Unità Popolare, per la quale Varoufakis aveva dichiarato di votare.  Il primo ministro italiano Matteo Renzi (clicca qui per il suo discorso) ha gioito per “essersi sbarazzato di me”, alludendo al mio “ritiro” dalla “scena” come ad una prova che gli “apostati” (leggi quelli che dividono i loro partiti) finiscono buttati a]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><em><span title="P" class="cap"><span>P</span></span>ubblichiamo la traduzione integrale in italiano della risposta che Yanis Varoufakis, già ministro delle finanze ellenico, ha dato sul suo blog [questo il link dell&#8217;originale <a href="http://yanisvaroufakis.eu/2015/09/22/a-message-for-mr-rentzi/" target="_blank">http://yanisvaroufakis.eu/2015/09/22/a-message-for-mr-rentzi/</a>] al Presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi che lo aveva bersagliato con una inelegante boutade, dopo l&#8217;insuccesso elettorale alle elezioni di domenica scorsa della lista Unità Popolare, per la quale Varoufakis aveva dichiarato di votare. </em></p>
<p style="text-align: justify">Il primo ministro italiano Matteo Renzi (clicca <a href="http://tv.ilfattoquotidiano.it/2015/09/21/direzione-pd-renzi-a-minoranza-scissioni-a-sinistra-anche-sto-varoufakis-se-lo-semo-tolti/416834/" target="_blank">qui</a> per il suo discorso) ha gioito per “essersi sbarazzato di me”, alludendo al mio “ritiro” dalla “scena” come ad una prova che gli “apostati” (leggi quelli che dividono i loro partiti) finiscono buttati a mare. La sua è una illusione motivata. <strong>Lo scorso luglio “loro” si sono “sbarazzati” di qualcosa di molto più importante rispetto a me.</strong> Qui c’è il mio messaggio al primo ministro italiano…</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Il signor Renzi mi dipinge come un apostata che ha lasciato SYRIZA e che adesso si trova nella savana della politica. La verità è più complessa.</strong> Diversamente da molti dei miei compagni, io sono rimasto leale al programma di SYRIZA che ci ha visto eletti quel 25 gennaio come il partito unito che ha ridato la speranza ai Greci e ai popoli Europei. Speranza per cosa? Speranza di farla finita una volta per tutte con le <strong>formule di salvataggio “extend-and-pretend”</strong> <em>[quelle in cui si dilazionano i termini del prestito e si riducono i tassi di interesse, pretendendo alla nuova scadenza il suo ammontare e gli interessi sugli interessi n.d.r.]</em>, che costano all’Europa un caro prezzo, e che hanno condannato la Grecia alla depressione permanente facendoci presagire altre politiche fallimentari per il resto d’Europa.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Cos’è successo?</strong> Sotto la coercizione formidabile dei governanti europei, compreso il signor Renzi (il quale si è rifiutato di discutere in modo avveduto le proposte della Grecia) il mio primo ministro, <strong>Alexis Tsipras, è stato soggetto il 12 e 13 luglio ad incredibili prepotenze</strong>, a manifeste intimidazioni e ricatti, a pressioni inumane. <strong>Il signor Renzi ha giocato un ruolo di primo piano nella gazzarra, ha contribuito ad “ammorbidire” Alexis con la “tattica del poliziotto buono”, ripetendo sempre la stessa solfa: “se non cedi ti distruggono – per favore digli di sì”.</strong></p>
<p style="text-align: justify">Alexis ed io abbiamo diviso le nostre strade perché eravamo in disaccordo sul fatto che “loro” stessero bluffando o meno, e sul fatto che noi, in ogni caso, avessimo avuto o non avessimo avuto il diritto morale e politico di firmare l’ennesimo accordo che non avremmo potuto onorare, consegnando le chiavi di quello che è rimasto allo stato Greco ad una troika spietata. <strong>È stato, e rimane, un dissidio tra me e Alexis.</strong></p>
<p style="text-align: justify">In seguito a questa divergenza, Alexis ha forzato <strong>una inversione a U nella politica di SYRIZA</strong> riguardo i prestiti extend-and-pretend (accettandoli per la prima volta nella storia di SYRIZA, seppur come mali necessari), e di conseguenza, una larga fetta di membri del partito ha deciso che non poteva seguirlo ancora, giù per questo cammino. <strong>È non è stato solo il segmento di Unità Popolare ad aver lasciato. C’è stata gente come Tasos Koronakis, il segretario del partito, io stesso e molti, molti altri che non hanno mai condiviso l’agenda di Unità Popolare.</strong> Noi non fummo apostati, solo compagni che non credevano che SYRIZA dovesse diventare il nuovo PASOK, che non hanno voluto ingrossare le fila dei partiti scheggia, frammenti di altri, come Unità Popolare; e che hanno scelto di stare fuori da queste tristi elezioni parlamentari, che non avrebbero dovuto (e non l’hanno fatto), produrre un parlamento in grado di dar vita ad un programma di riforme effettivamente realizzabile per la Grecia.</p>
<p style="text-align: justify">Torniamo a Mr. Renzi adesso.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Mr. Renzi, ho un messaggio per te. Puoi rallegrarti quanto vuoi </strong>riguardo al fatto che non sono più ministro delle finanze, e nemmeno in parlamento.<strong> Ma non ti sei affatto “sbarazzato” di me. Io sono politicamente vivo e scalciante</strong>, come mi ricorda la gente quando cammino per le strade del tuo bellissimo paese. No, <strong>quello di cui ti sei sbarazzato, partecipando a quella ignobile orgia contro Alexis Tsipras e la democrazia greca lo scorso luglio, è stata la tua integrità personale di democratico europeo. E, può darsi, anche della tua anima.</strong> Grazie al cielo questa non è una cosa irreversibile. Ma prima <strong>devi fare ammenda seriamente</strong>. Non vedo l’ora che tu possa di nuovo tornare ad essere uno dei democratici d’Europa.</p>
<div id="attachment_2344" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/04/pd_ren12.jpg"><img class="wp-image-2344 size-medium" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/04/pd_ren12-300x193.jpg" alt="pd_ren12" width="300" height="193" /></a><p class="wp-caption-text">Matteo Renzi</p></div>
<p style="text-align: justify"><em>Ci sono due tipi di persone, da una parte quelli che partecipano allo sviluppo di un determinato pensiero (o nella politica, quelli che prendono le decisioni necessarie ad attuare un certo piano), e dall&#8217;altra parte ci sono gli stupidi. </em><em>I secondi fanno tutto quello che fanno i primi, e si distinguono soltanto quando parlano: si illudono di essere dotati dicendo quello che gli altri presumibilmente pensano, ma non si sognerebbero mai di dire.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Credo che il commento alla dichiarazione odierna di Renzi possa essere ridotto a questa affermazione generale.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Traduzione e commento di Eugenio Runco.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Grassetto nostro.</em></p>
<p style="text-align: justify">
]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;Signore e signori, buonanotte!&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Sep 2015 12:50:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Camilla Scarpa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<description><![CDATA[Per una buffa coincidenza, la tanto discussa, folkloristica e giustamente vituperata apparizione televisiva dei parenti di Vittorio Casamonica nel salotto di Bruno Vespa ha coinciso per me con la visione di un film satirico degli anni ’70, da cui il mio breve articolo trae il suo titolo. Per questa ragione le righe che seguiranno non cercheranno di riassumere la peraltro ben nota vicenda dei funerali, definiti “principeschi” ma più simili a una sagra di paese, né di analizzare le responsabilità del sindaco, del questore o del parroco &#8211; che peraltro ha commentato, non senza uno sprazzo di &#8216;sense of humour':]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="P" class="cap"><span>P</span></span>er una buffa coincidenza, la tanto discussa, folkloristica e giustamente vituperata apparizione televisiva dei parenti di Vittorio Casamonica nel salotto di Bruno Vespa ha coinciso per me con la visione di un film satirico degli anni ’70, da cui il mio breve articolo trae il suo titolo.</p>
<p style="text-align: justify">Per questa ragione le righe che seguiranno non cercheranno di riassumere la peraltro ben nota vicenda dei funerali, definiti “principeschi” ma più simili a una sagra di paese, né di analizzare le responsabilità del sindaco, del questore o del parroco &#8211; che peraltro ha commentato, non senza uno sprazzo di &#8216;sense of humour': <em>“Se era un criminale tanto pericoloso potevano arrestarlo da vivo. Dovevo forse arrestarlo io, da morto?”</em>.<br />
<strong>Queste righe si propongono invece di fare alcune rapide osservazioni sulla società moderna attraverso un parallelismo con gli episodi del telegiornale satirico condotto dallo speaker Paolo T. Fiume</strong>, interpretato magistralmente da<strong> Marcello Mastroianni</strong> (un predecessore del Mentana comico di Maurizio Crozza, nomen omen?).</p>
<div id="attachment_2928" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/09/00962903.jpg"><img class="wp-image-2928 size-medium" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/09/00962903-300x210.jpg" alt="00962903" width="300" height="210" /></a><p class="wp-caption-text">Mastroianni con Monica Guerritore nel ruolo dell&#8217;assistente del conduttore.</p></div>
<p style="text-align: justify"><strong>L’episodio che ha attirato dapprima la mia attenzione è quello degli onorevoli Lo Bove.</strong> Nel film lo speaker cerca di intervistare quattro politici napoletani che, curiosamente, hanno tutti lo stesso cognome ma negano recisamente di essere parenti e perfino di conoscersi. Ogni tentativo di porre loro delle domande sarà però vano, dal momento che lo speaker sarà continuamente interrotto dalle missive degli spettatori, infarcite di insulti &#8211; quelli sì che si evolvono nel tempo! &#8211; nei confronti dei politici, che peraltro considereranno folcloristico e colorito essere definiti “fetentoni” e “teste di ***”, e finiranno per mangiarsi a quattro palmenti, in senso proprio e figurato, (il plastico del)la città di Napoli. Non serve certo un’arguzia particolare per notare il collegamento con le tante mafie che infestano il nostro paese, di cui quella dei Casamonica non sembra nemmeno la più minacciosa e moderna, come ha sottolineato, tra gli altri, Vittorio Sgarbi.</p>
<p style="text-align: justify">Il primo spezzone del film, dopo <strong>una bizzarra lezione di inglese un po’ osé</strong> (anche questo parametro possiamo confermare che si evolve!), ci rappresenta il surreale omicidio di un dignitario nero di fronte a un’ambasciata, perpetrato da un agente della CIA che finge nel frattempo di visitare la stanza di un modesto stabile della zona. La visita però è guidata dall’insegnante di inglese che si rivela anch’ella un’agente segreto della DIA, che elimina il collega che ormai sa troppe cose, ricordandoci che <strong>la violenza è “una lingua per tutti”</strong>. E come non ricordare, giusto per citare qualche esempio, l’omicidio di J.F. Kennedy, l’attentato alle Torri Gemelle, le extraordinary renditions perpetrate dalla CIA anche negli ultimi vent’anni?</p>
<div id="attachment_2929" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/09/Signoreesignoribuonanotte-Villaggio.jpg"><img class="wp-image-2929 size-medium" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/09/Signoreesignoribuonanotte-Villaggio-300x159.jpg" alt="Signoreesignoribuonanotte-Villaggio" width="300" height="159" /></a><p class="wp-caption-text">Paolo Villaggio imita Carl Schmitt, ma solo nel nome e nell&#8217;aspetto.</p></div>
<p style="text-align: justify">Ancora sulla violenza è, in un certo senso, incentrato l’episodio <em>“La bomba”</em>, che raffigura <strong>un presunto attentato a una caserma della polizia, a cui segue la scoperta che la tanto temuta bomba è in realtà la sveglia di un’anziana signora</strong>. I vertici della polizia però non vogliono assolutamente ammettere il proprio ridicolo errore, perché gli eventi della giornata stanno mutando in positivo il parere dell’opinione pubblica sull’operato delle forze dell’ordine. Di conseguenza si procurano un ordigno vero, ma saltano in aria nel tentativo di installarlo nella caserma. Certamente l’episodio si riferisce alle numerose stragi di (più o meno presunta o dimostrata) matrice terroristica, rossa e nera, degli anni di piombo, ma <strong>come non andare con la mente alla sentenza della Corte Europea dei Diritti dell&#8217;Uomo sui recenti fatti della scuola Diaz, in cui gli agenti avevano nascosto armi e materiale esplosivo per giustificare a posteriori il proprio intervento violento?</strong> E come non ripensare con orrore alla ratio che la Corte Europea sembra aver rinvenuto in questi comportamenti, proprio quella di invertire la tendenza, trasmettendo un’immagine efficiente e forte, di forze dell’ordine con il pugno di ferro?</p>
<div id="attachment_2918" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/09/caserma-diaz.jpg"><img class="wp-image-2918 size-medium" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/09/caserma-diaz-300x200.jpg" alt="caserma-diaz" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Gli eventi della scuola Diaz.</p></div>
<p style="text-align: justify"><strong>E che dire del <em>&#8216;disgraziometro&#8217; </em>?</strong> L’episodio mostra una trasmissione televisiva in stile Mike Bongiorno, in cui trionfa il concorrente che racconta con maggior dovizia di particolari le proprie sfortune e sofferenze esistenziali. Difficile, anche qui, non trovare delle somiglianze con la televisione trash di <em>“Chi l’ha visto?”</em>, Barbara D’Urso et similia. La realtà ha superato di gran lunga la fantasia e la parodia.<br />
Altri due episodi, <em>“Il personaggio del giorno”</em> e <em>“Il salone delle cariatidi”</em> tratteggiano l’uno, significativamente sottotitolato “Poco per vivere, troppo per morire”, la vita di stenti di un pensionato “normale”, interpretato da uno splendido Ugo Tognazzi, l’altro <em>“l’orgia del potere”</em> degli altrettanto anziani vertici dello stato e della Chiesa alla fantomatica “inaugurazione dell’anno pregiudiziario”.</p>
<p style="text-align: center"><span class='embed-youtube' style='text-align:center; display: block;'><iframe class='youtube-player' type='text/html' width='680' height='413' src='http://www.youtube.com/embed/ZfVB1ICIR-4?version=3&#038;rel=0&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=0&#038;iv_load_policy=1&#038;wmode=transparent' frameborder='0' allowfullscreen='true'></iframe></span>
<p style="text-align: justify">E se già è una conclusione inquietante da trarre, e non solo per i fautori delle “magnifiche sorti e progressive”, quella per cui la società di oggi sarebbe quasi perfettamente sovrapponibile a quella di quarant’anni fa, a questa conclusione inquietante si accompagna l’impressione che le recenti riforme della scuola, a cui ha fatto cenno (seppur en passant) Eugenio nel suo <a title="Prima di criticare la scuola di Gentile sciacquatevi… (i panni nell’Arno)" href="http://www.torquemada.eu/2015/09/14/scienzalive-contro-fusaro-prima-di-criticare-la-scuola-di-gentile-sciacquatevi-i-panni-nellarno/" target="_blank">articolo su Gentile</a>, debbano mirare ancora più in basso di quanto non sembri, per adeguarsi al “servizio pubblico” offerto dalla RAI e al suo target!</p>
<div id="attachment_2921" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/09/casamonica-porta-a-porta.jpg"><img class="wp-image-2921 size-medium" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/09/casamonica-porta-a-porta-300x198.jpg" alt="Vera e Vittorino Casamonica a 'Porta a Porta'" width="300" height="198" /></a><p class="wp-caption-text">Un fotogramma della discussa puntata di &#8216;Porta a Porta&#8217;</p></div>
<p style="text-align: justify">Forse, più che Leopardi, aveva ragione <strong>Spengler</strong> quando riteneva incombente il <em>“Tramonto dell’occidente”</em>, e chissà che lo stesso titolo del film che mi ha ispirato non sia, in qualche modo, la previsione (o l’auspicio, seppur in tono semiserio) di una simile conclusione?</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Prima di criticare la scuola di Gentile sciacquatevi… (i panni nell’Arno)</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Sep 2015 12:56:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Eugenio Runco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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		<description><![CDATA[Si torna tra i banchi in periodo di riforme scolastiche, con Diego Fusaro che ha lanciato da poco una provocazione al governo: “la buona scuola è quella di Giovanni Gentile”. Questo il titolo di un articolo che merita davvero di essere condiviso e sottoscritto. Fusaro ritiene la riforma scolastica del 1922/23 “discutibile finché si vuole, sì, ma pur sempre la migliore di cui questo Paese abbia beneficiato”. Sono trascorse due settimane dalla comparsa sulle colonne virtuali de “Il Fatto Quotidiano” e l’articolo ha avuto un’ampia circolazione senza che qualcuno si sentisse in dovere di prendere carta e penna ed esprimere,]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="S" class="cap"><span>S</span></span>i torna tra i banchi in periodo di riforme scolastiche, con Diego Fusaro che ha lanciato da poco una provocazione al governo: <strong>“la buona scuola è quella di Giovanni Gentile”</strong>. Questo il titolo di un <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/08/31/la-buona-scuola-e-quella-di-giovanni-gentile/1996202/">articolo</a> che merita davvero di essere condiviso e sottoscritto. Fusaro ritiene la riforma scolastica del 1922/23 <em>“discutibile finché si vuole, sì, ma pur sempre la migliore di cui questo Paese abbia beneficiato”</em>. Sono trascorse due settimane dalla comparsa sulle colonne virtuali de “Il Fatto Quotidiano” e l’articolo ha avuto un’ampia circolazione senza che qualcuno si sentisse in dovere di prendere carta e penna ed esprimere, come capita spesso in questi casi, la propria opinione discordante. Segno che <strong>Fusaro ha saputo individuare un tema importante, e soprattutto che parlare male della scuola di Giovanni Gentile oggi è oltremodo inopportuno alla luce di quel che è stata la scuola dopo e di quel che si prospetta</strong>. Anche gli italiani del 2015, d&#8217;altronde, sanno bene quanto è difficile mettersi a discutere con chi è uscito dalla scuola pubblica di qualche decennio fa. Bisogna ponderare bene ogni parola se non si vuole correre il rischio di essere rintuzzati brutalmente e incappare in imbarazzanti figuracce.</p>
<p style="text-align: justify">A dire il vero però, <strong>c’è ancora qualcuno che non gradisce che si rivolgano elogi nostalgici al ministro Gentile</strong>, ed è così che <a href="http://www.scienzalive.it"><strong>scienzalive.it</strong></a> è intervenuta nel dibattito sulla scuola pubblica urlando dal salone mentre gli oratori si salutavano all&#8217;uscita, nella speranza di riuscire a smentire con un articolo (<a href="http://www.scienzalive.it/primopiano/no-caro-fusaro-la-buona-scuola-non-e-quella-di-gentile/">questo</a>), sia il marxista tascabile di oggi che l’imponente attualista di ieri.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Lo stile utilizzato stavolta non appartiene alla divulgazione scientifica</strong>: non è affatto pacato e suadente come quello che ci ha fatto affezionare agli Angela. <strong>Si tratta invece di un tono indignato, di quelli che vorrebbero trascinare le folle piuttosto che insegnargli qualcosa</strong>, ma nonostante l’autore trasudi disappunto da ogni parola, si rivela egualmente poco portato per la psicagogia. Il promettente scienziato è sconvolto, secondo lui addirittura l’intera società italiana sarebbe <em>“ancora nel pieno della sua terapia di riabilitazione dal trauma della riforma Gentile”</em> e Fusaro tesse le lodi dell’uomo che l’ha ideata senza rendersi conto che così sta dando un bacio al proprio aguzzino, assurgendo a sintomo di un disturbo collettivo della personalità, della <strong>“sindrome di Stoccolma”</strong> generalizzata che dilaga nel Bel Paese. Non sto esagerando, è una diagnosi che ricorre fin dall&#8217;esordio dell’articolo. Potremmo pure darla per buona se non fosse che la lunga serie di guai da cui la nostra cultura sarebbe afflitta a causa di quel sistema scolastico, mi sembra oltremodo pretestuosa. Insomma, forse sono ammalato anch&#8217;io, ma proprio non riesco ad individuare in questa disamina né il carnefice né i tormenti.</p>
<div id="attachment_2888" style="width: 264px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/09/gentile.jpg"><img class="wp-image-2888 size-medium" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/09/gentile-254x300.jpg" alt="Giovanni Gentile" width="254" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Giovanni Gentile</p></div>
<p style="text-align: justify"><strong>Le colpe della riforma Gentile sarebbero molteplici, innanzi tutto non le si perdona di essere stata “la più fascista delle riforme”</strong> e dunque inevitabilmente intaccata dall&#8217;ideologia. <strong>Tuttavia queste parole sono prese molto più sul serio di quanto non faceva lo stesso Mussolini quando le ha pronunciate</strong>. Già nel marzo del 1931, appena otto anni dopo i provvedimenti sulla scuola, li ridefinirà “un errore dovuto ai tempi e alla forma mentis dell’allora ministro”, affidando il compito di una ulteriore riforma al successore di Gentile al ministero, <strong>Giuseppe Bottai</strong> (che avrebbe smembrato il ginnasio per creare la scuola media). <strong>Ma il consenso riscosso durante il ventennio può anche essere messo da parte, resta che finanche dopo la guerra, il sistema scolastico italiano, a parte qualche ritocco, è rimasto articolato sulla struttura plasmata durante il gabinetto Gentile.</strong> Se ciò è potuto accadere è stato perché perfino alcuni fra gli oppositori vittoriosi del fascismo, l’hanno considerata fin da subito non solo come <strong>qualcosa di non irrimediabilmente compromesso con il regime, ma addirittura come un’eredità di quest’ultimo di cui non c’era affatto da vergognarsi.</strong> Ed è indubbio che nessuno in seguito è stato in grado di realizzarne una alternativa.</p>
<p style="text-align: justify">Su scienzalive.it la riprensione è implacabile, come può venire in mente a qualcuno di apprezzare una riforma del genere che è stata addirittura:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: right"><em>“emanata tramite vari regi decreti legislativi (sic!)”</em><br />
<em>[La parentesi è originale n.d.r.]</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: left">Una fonte normativa senz&#8217;altro disgustosa, una tara su cui non si può passare sopra! Che dire allora dello scandalo di altri atti con diciture simili che sono ancora in vigore, come il Codice Civile (Regio Decreto 16 marzo 1942 n. 262) (Orrore!), o per esempio i Regi Decreti numero 1669 e 1736 del 1933 rispettivamente noti come legge cambiaria e legge assegni (Basta per carità!).</p>
<p style="text-align: justify">I rimproveri sono appena cominciati e sono ancora più buffi e imprecisi. Gentile per scienzalive.it non era altro che un “filosofo di regime” che con la sua riforma mirava alla <em>“subordinazione della cultura scientifica ad una posizione subalterna”</em>. Quest’ultima frase presa da sola non avrebbe significato in lingua italiana, ma non spingiamoci troppo oltre. <strong>Insomma l’insegnamento scientifico a scuola sarebbe stato trascurato, addirittura perseguitato, favorendo invece gli insegnamenti cosiddetti “letterari” od “umanistici”.</strong> La qual cosa non è vera, anzi <strong>è vero il contrario: è stata proprio la riforma Gentile a mettere le materie scientifiche sullo stesso piano di quelle umanistiche nell&#8217;insegnamento scolastico.</strong> Alle materie scientifiche è stata conferita eguale dignità rispetto alle altre con l’istituzione del liceo scientifico, che prima non esisteva. <strong>Sotto il vigore della precedente legge Casati del 1859 l’istruzione scientifica era relegata nella scuola tecnica, che non dava accesso all&#8217;università.</strong></p>
<p style="text-align: justify">Si esagera poi sul <strong>“liceo femminile”</strong> giacché si sostiene che le donne sarebbero state “escluse dagli altri licei”. Peccato che l’inciso mutuato dalla relativa pagina wikipedia sia del tutto falso, i nostri divulgatori avrebbero dovuto controllare la fonte. Si sarebbero accorti che questa scuola superiore, esistita solo fino al 1928, era stata pensata proprio per offrire una opzione ulteriore alle ragazze che volevano intraprendere degli studi superiori meno impegnativi di quelli degli altri licei – cui avevano liberamente accesso – ma comunque più approfonditi di quelli dell’istituto magistrale. E poi basta recuperare qualche vecchia fotografia di liceo per accorgersi che le classi erano già miste.</p>
<div id="attachment_2889" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/09/foto-liceo-1927.jpg"><img class="wp-image-2889 size-medium" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/09/foto-liceo-1927-300x204.jpg" alt="foto liceo 1927" width="300" height="204" /></a><p class="wp-caption-text">Una classe mista in un liceo del 1927.</p></div>
<p style="text-align: justify">Si afferma inoltre che <em>“l’introduzione dell’insegnamento obbligatorio della religione cattolica nella scuola elementare”</em> avrebbe realizzato la <em>“cattolicizzazione forzata della popolazione”</em>! Non sarebbero state la bimillenaria predicazione della Chiesa e l’esempio dei santi a strappare la penisola al paganesimo, ma un esercito di maestrine con la gonna nera delle giovani italiane, completando l’opera in soli vent’anni, un’ora alla settimana, a suon di bacchettate!</p>
<p style="text-align: justify">Il resto è un piagnisteo infarcito di barbarismi, Giovanni Gentile e l’ora di religione ci avrebbero lasciato un considerevole disavanzo <em>“scientifico tecnologico”</em> rispetto alle altre nazioni (e inspiegabilmente si dimenticano scoperte, invenzioni ed industrie italiane, ma proseguiamo); ci avrebbero condannato ad essere <em>“l’ultimo paese occidentale senza una separazione netta tra Stato e Chiesa”</em> (e la Germania? La Spagna? L’Irlanda? E così via, per non parlare della Gran Bretagna con la sua chiesa di stato con a capo la regina); e infine ci avrebbero costretto a sopportare <em>“un’opinione pubblica vulnerabile ad ogni minaccia della pseudoscienza”</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Fusaro scrive nel suo articolo che <em>“il liceo classico ha reso possibile la superiorità culturale di intere generazioni di liceali italiani rispetto ai loro coetanei di tutto il mondo”</em>. E su scienzalive.it lanciano contro Fusaro e contro Gentile un mucchietto di quelle <strong>classifiche</strong> famose, quelle in cui la moquette viene prima dei programmi e la possibilità di andare scalzi dentro la scuola e più importante di quello che si impara. Graduatorie in cui l’Italia malgrado tutto non si piazza neanche tanto male.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Il lamento poi si fa paradossale, quello che non va bene è la civiltà</strong>. Pare che sia un problema che in un paese civile come l’Italia si possa avere l’umanità di evitare le sofferenze inutili degli altri esseri viventi ponendo alcuni limiti alla <strong>sperimentazione animale</strong>; addirittura si contesta l’<strong>obiezione di coscienza</strong>, che ci hanno propugnato come grande conquista civile dell’ultimo secolo. Questo sfacelo sarebbe derivato dall&#8217;ignoranza generalizzata provocata dalla scuola pubblica, che permette che diventi ginecologo qualcuno che si rifiuta di fare a pezzi o squagliare coll&#8217;acido una creaturina nel grembo della madre, perché la considera un bambino e non un grumo di cellule. Eccoli i retaggi di un mondo primitivo e barbarico, come i “crocifissi negli ospedali e nelle scuole”, e Giovanni Gentile ha permesso che sopravvivessero.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>La riforma Gentile ha ricevuto, e spesso meritato, diverse critiche già in passato. Mi ha sorpreso molto non ritrovare quella del “nozionismo”, perché abbastanza datata e piuttosto in voga.</strong> Peccato perché non avrei avuto nulla da controbattere a questo sempreverde, <strong>la scuola dei nostri genitori e dei nostri nonni era nozionista</strong>. Non alle elementari però, dove Gramsci invece avrebbe preferito fosse stata dogmatica, ma questa è un’altra storia. <strong>Nella scuola che facciamo adesso nozionismo ce ne è troppo poco</strong>, te ne accorgi quando tutti i concorrenti di un quiz televisivo dicono che Hitler è diventato cancelliere negli anni settanta, e pochi secondi dopo aver ascoltato la risposta esatta mettono anche a Mussolini i jeans a zampa di elefante. <strong>IL nozionismo è quella cosa che serve a non spararle grosse</strong>, del tipo “la luna è una stella” o “Biella è in Toscana”. Sentirle sarà pure divertente, ma se a dirle sono i parlamentari alle Iene che li aspettano proprio per registrare le più ridicole, il fenomeno si rivela in tutta la sua dolorosa tragicità. Alla fine basterebbe imparare a memoria da piccoli un elenco di apostoli e di martiri per non dire poi da grandi che l’Italia è stata cattolicizzata forzatamente da Gentile nel ’23.</p>
<span class='embed-youtube' style='text-align:center; display: block;'><iframe class='youtube-player' type='text/html' width='680' height='413' src='http://www.youtube.com/embed/9rMGdBL1qfM?version=3&#038;rel=0&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=0&#038;iv_load_policy=1&#038;wmode=transparent' frameborder='0' allowfullscreen='true'></iframe></span>
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<p style="text-align: justify">Per poco non mi sfuggiva che nell&#8217;articolo si prende a prestito anche un po’ dell’autorevolezza di <strong>Antonio Gramsci</strong>, alludendo, troppo velocemente, alla sua principale censura alla riforma Gentile: <strong>il classismo</strong>. Andrebbe fatta però molta più attenzione anche nel citarlo a vanvera Gramsci! Perché in questo caso, <strong>egli voleva metterci in guardia proprio dal rischio terribile che comporta porre in secondo piano la cultura che chiamava “disinteressata”</strong> (quella cosiddetta umanistica). <strong>Cioè quello di sfornare individui privi della “potenza fondamentale di pensare e sapersi dirigere nella vita”</strong>. Il pericolo ieri si nascondeva nella scuola tecnica, che in questo modo avrebbe allargato le distanze tra le classi sociali, già inevitabilmente rispecchiate dalle scuole differenziate (in questo sta il classismo della riforma gentile per Gramsci); e che oggi si è esteso fino a minacciare tutto quel che resta dell’istruzione pubblica.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Chiamare in causa Gramsci su questo punto equivale a riconoscere in pieno che Fusaro ha ragione</strong>, su scienzalive.it si sono contraddetti da soli, ma non credo che se ne siano accorti. Potete controllare nei <em>Quaderni del Carcere</em> se non mi credete, dopotutto anch&#8217;io non ho nessuna qualifica scientifica.</p>
<p style="text-align: justify">Tornando al tema principale, per concludere, abbiamo potuto renderci conto di come l’affermazione secondo la quale il lavoro di Giovanni Gentile al Ministero della Pubblica Istruzione si sia concretizzato in <em>“decenni di ostracismo scientifico programmato”</em> non possa essere presa sul serio.<strong> Ma</strong> <strong>va respinto espressamente anche l’ultimo degli appunti mossi alla prelodata riforma:</strong> <em>“l&#8217;apertura della dicotomia tra scienze naturali e discipline umanistiche che ancora lacera e polarizza in fazioni il nostro dibattito culturale”</em>. Per farla breve questo “equivoco intellettuale” non esiste. O meglio mi sembra che esso si possa riscontrare solo in alcuni esponenti del mondo degli studi. Spesso proprio fra quelli che questa frattura la denunciano ogni piè sospinto (parlo in generale). Io credo che la prospettiva di uno specialismo autoreferenziale sia in agguato laddove si avverte una latente frustrazione nel non padroneggiare le conoscenze che si trovano al di fuori del proprio ambito disciplinare, e di conseguenza si teme possano sfuggire anche le intuizioni olistiche a volte necessarie all&#8217;interno di quest’ultimo. Di solito però tutto questo non c’entra perché si cerca la polemica di proposito. E d&#8217;altronde leggendo qualche dubbio ogni tanto mi è venuto… Mi spiego: ad esempio l’autore fa bene a scrivere “scienze” naturali e “discipline” umanistiche, se allude ad una differenza di metodo, ma ho avuto il sospetto che qui come in altre parti si debba invece intendere un giudizio di merito, celando un certo disprezzo per le seconde. Ma della buona fede non è mai lecito dubitare.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Del resto poi non è che in questo articolo si presti molta attenzione al significato di termini ed espressioni</strong>, come quando con tono fastidiosamente saccente lo scienziato rimbecca Fusaro sulla <strong>“razionalità calcolatrice”</strong> dimostrando di aver confuso il mezzo con il fine, la razionalità strumentale con lo spirito critico, e finendo col dare ancora una volta inavvertitamente ragione all&#8217;avversario in questa contesa.</p>
<p style="text-align: justify">Che il nostro promettente scienziato non fosse anche un maestro di retorica lo avevamo capito, e tutto quello che abbiamo notato fin qui si può e bisogna perdonarlo, ma la presunzione di dare lezioni a Giovanni Gentile concludendo con una citazione sgangherata di Brecht no. Avrebbe dovuto risparmiarsela. Prima di provarci un’altra volta sarebbe meglio fare qualche altra lettura, e “sciacquare i panni in Arno”.</p>
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		<title>Turchia, Curdi, IS: chi spara a chi?</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Aug 2015 15:47:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Michele Meroni]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Decenni di faticose trattative ed estenuanti confronti per raggiungere un accordo di pace. Una decina di giorni scarsi per mandarlo nuovamente in soffitta. Triste realtà delle relazioni fra Turchia e curdi turchi, capeggiati dal Partito dei Lavoratori (PKK), normalizzatesi in un&#8217;ottica pacifica da ormai quasi due anni e ora di nuovo al capolinea.  Non è durata la tregua riconosciuta da ambo le parti nel 2013 e di nuovo svanita nel nulla dopo le turbolenze di fine luglio, che hanno provocato nuovi bombardamenti e incursioni dell&#8217;esercito turco contro basi e milizie del PKK curdo. Perché?   Il 20 luglio un attacco]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="D" class="cap"><span>D</span></span>ecenni di faticose trattative ed estenuanti confronti per raggiungere un accordo di pace. Una decina di giorni scarsi per mandarlo nuovamente in soffitta. Triste realtà delle relazioni fra Turchia e curdi turchi, capeggiati dal <strong>Partito dei Lavoratori (PKK)</strong>, normalizzatesi in un&#8217;ottica pacifica da ormai quasi due anni e ora di nuovo al capolinea.  Non è durata la tregua riconosciuta da ambo le parti nel <strong>2013</strong> e di nuovo svanita nel nulla dopo le turbolenze di fine luglio, che hanno provocato nuovi bombardamenti e incursioni dell&#8217;esercito turco contro basi e milizie del PKK curdo. Perché?</p>
<p> <a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/08/Immagine-1.png"><img class="size-medium wp-image-2861 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/08/Immagine-1-300x200.png" alt="Immagine 1" width="300" height="200" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Il <strong>20 luglio</strong> un attacco kamikaze poi rivendicato da IS provoca 20 vittime nella città curda turca di <strong>Suruc</strong>. Al confine siriano esplode la rabbia della popolazione. Nella regione della Turchia sud-orientale è ancora viva la memoria del caro prezzo con cui i curdi pagarono la vittoria contro il califfato nella città di <strong>Kobane</strong> nell&#8217;apparente indifferenza turca. Reparti dell&#8217;esercito di Ankara erano infatti schierati a poche centinaia di metri dalla città, sul confine siriano, senza per questo assumere alcun ruolo attivo nella battaglia, anche quando la situazione per i miliziani curdi appariva particolarmente critica. L&#8217;accusa: Ankara si è mostrata incapace di proteggere la popolazione se non addirittura è stata passivamente complice della strage, <strong>chiudendo un occhio sull&#8217;attività dello Stato Islamico in chiave anti-curda.</strong> Di qui, il <strong>22 luglio</strong>, l&#8217;assassinio di due poliziotti turchi, accusati di presunta connivenza con gli attentatori. La reazione del governo di <strong>Recep Tayyip Erdogan</strong> non si fa attendere: da quella  stessa settimana  hanno preso il via i <em>raid</em> contro le installazioni militari del PKK nelle montagne del nord Iraq e nel sud-est Turchia. Due anni di flebile tregua spazzati via nel giro di meno di una settimana.</p>
<p> <a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/08/Immagine-2.jpg"><img class="size-medium wp-image-2860 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/08/Immagine-2-300x202.jpg" alt="Immagine 2" width="300" height="202" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Occorre però fare un ulteriore passo indietro. Cosa sta a monte della latente tensione curdo-turca, oltre la causa prossima dell&#8217;attentato di Suruc? Non si può nascondere come gli attriti tra il governo di Ankara e i militanti curdi del PKK siano aumentati esponenzialmente dopo le elezioni tenutesi lo scorso <strong>7 giugno</strong>, in cui l&#8217;<strong>HDP</strong>, il Partito curdo ha ottenuto l&#8217;accesso in parlamento mediante il superamento della soglia di sbarramento del 10% imposta per entrare nel parlamento turco. Non solo, il crollo di consensi dell&#8217;AKP – il partito Giustizia e Libertà del primo ministro Erdogan – ha creato una situazione politica instabile: l&#8217;AKP, pur rimasto partito di maggioranza, si è visto impossibilitato a formare un governo autonomo. È di pochi giorni fa la notizia delle dimissioni di Ahmet Davbutoglu, premier incaricato dal presidente Erdogan, della formazione di un nuovo governo. Con ogni probabilità si andrà a <strong>nuove elezioni a inizio novembre</strong>. L&#8217;impasse politica ha perciò determinato un repentino cambio di strategia in politica estera del governo turco.</p>
<p> <a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/08/Immagine-3.jpg"><img class="size-medium wp-image-2863 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/08/Immagine-3-300x199.jpg" alt="Immagine 3" width="300" height="199" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Di qui la duplice offensiva di Erdogan contro curdi e estremisti islamici, entrambi gruppi etichettati come terroristi dal governo turco. L&#8217;inizio di una politica aggressiva sia nei confronti del PKK che dell&#8217;IS sembra essere funzionale ad un duplice scopo nella politica estera turca. <em>In primis</em>, a vantaggio di Erdogan giocherebbe una <strong>minimizzazione dell&#8217;influenza curda</strong> nella politica interna turca, magari tornando a elezioni anticipate e sfruttando l&#8217;onda lunga del conflitto anti-curdo in chiave nazionalistica per strappare voti a destra, ottenere la maggioranza e formare un nuovo governo più saldo e autonomo a livello parlamentare. In secondo luogo l&#8217; <em>escalation</em> militare nei confronti di IS, con l&#8217;inizio di <em>raid</em> diretti e la concessione ai droni USA della base aerea di Incirlik &#8211; una strategia più aggressiva contro i miliziani dello Stato Islamico &#8211; mira a <strong>strappare ai partiti curdi</strong> quali il PKK turco, l&#8217;YPG siriano e il KRG iracheno <strong>la <em>leadership</em> nella lotta allo Stato Islamico.</strong> Il Daesh si è così tramutato da <em>“useful enemy”</em> &#8211; secondo le parole di Sinan Ulgen, esperto di politica turca – utile per limitare l&#8217;influenza curda, a nemico da colpire con forza per mettere all&#8217;angolo le ambizioni territoriali e politiche curde. Ma pur sempre utile ad affermare un ruolo della Turchia più forte nello scacchiere mediorientale.</p>
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		<title> Yemen, o Arabia Felix. Oggi poi non troppo</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Jul 2015 14:46:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Michele Meroni]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Bombe. Di nuovo bombe su Aden, nello Yemen. Ci si era illusi che il cessate il fuoco di cinque giorni  definito a fine maggio avrebbe partorito qualche significativa soluzione politica nell&#8217;ambito di quella che è una delle situazioni più calde dello scacchiere mediorientale. Ad oggi la guerra civile si protrae da settembre, quando il gruppo ribelle Houthi di matrice sciita costrinse il presidente riconosciuto dalla comunità internazionale, &#8216;Abd Rabbih Mansur Hadi al-Hadi, a fuggire dalla capitale Sana&#8217;a e a rifugiarsi nella strategica città di Aden. La presa de facto del potere da parte dei ribelli sciiti, a detta di molti]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="B" class="cap"><span>B</span></span>ombe. Di nuovo bombe su Aden, nello Yemen. Ci si era illusi che il cessate il fuoco di cinque giorni  definito a fine maggio avrebbe partorito qualche significativa soluzione politica nell&#8217;ambito di quella che è una delle situazioni più calde dello scacchiere mediorientale. Ad oggi la guerra civile si protrae da settembre, quando il gruppo ribelle Houthi di matrice sciita costrinse il presidente riconosciuto dalla comunità internazionale, <strong>&#8216;Abd Rabbih Mansur Hadi</strong> <strong>al-Hadi</strong>, a fuggire dalla capitale Sana&#8217;a e a rifugiarsi nella strategica città di Aden. La presa <em>de facto</em> del potere da parte dei ribelli sciiti, a detta di molti e in particolare dell&#8217;Arabia Saudita, supportati militarmente e politicamente dall&#8217;Iran, minaccerebbe il transito del traffico petrolifero nel cruciale stretto di Bal al-Mandab, tra mar Rosso e Oceano Indiano. Per contrastare questa minaccia buona parte del <strong>mondo arabo sunnita</strong>, in particolare nazioni come <strong>Marocco, Egitto, Giordania Sudan più cinque paesi arabi del Golfo</strong>, si è schierata apertamente con l&#8217;ex presidente destituito Hadi contro il nuovo ordine. Da inizio anno i bombardamenti aerei allo scopo di allontanare dalle zone calde e influenti – leggi: la capitale Sana&#8217;a e il porto di Aden – a opera della coalizione di paesi arabi a guida saudita i miliziani Houthi si sono intensificati.</p>
<p style="text-align: center"> <a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/07/Foto1-1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2829" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/07/Foto1-1-300x219.jpg" alt="Foto1 (1)" width="300" height="219" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Perché? Il motivo di un contrasto così deciso all&#8217;avanzata delle milizie sciite Houthi – dal nome del loro fondatore, <strong>Hussein Badr al-Din al-Houthi</strong>, morto nel 2004 in un tentativo di sommossa separatista – è il sospetto da parte dell&#8217;Arabia Saudita che dietro questa offensiva ci sia il grande nemico di Riiad, l&#8217;Iran sciita. Alcune fonti vicine all&#8217;<em>intelligence</em> saudita affermano di aver visto esponenti di spicco delle forze ribelli in visita alla città santa di Qom in Iran. Inoltre si teme per un blocco eventuale dei traffici marittimi petroliferi del <strong>Bal al-Mandab</strong>, con Teheran a giovarsi di un eventuale blocco commerciale. Riiad non vede affatto di buon occhio un&#8217;eventualità di questo genere e sta ammassando a titolo precauzionale 150.000 soldati al confine per tutelarsi.</p>
<p style="text-align: center"> <a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/07/Foto2-1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2830" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/07/Foto2-1-300x173.jpg" alt="Foto2 (1)" width="300" height="173" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Ma perché coinvolgere anche gli altri paesi sunniti? Perché un&#8217;egemonia iraniana forte non è vista di buon occhio questo tipo di movimenti, come l&#8217;<strong>Ansar Allah</strong> (partigiani di Dio) dei ribelli Huthi in Yemen così come si mostrano abbastanza diffidenti delle milizie sciite impiegate in Iraq e in Siria contro l&#8217;IS. Senza dimenticare che anche l&#8217;IS si è affacciato in Yemen e ha colpito il 30 marzo con autobombe moschee accusate di essere affiliate ai ribelli sciiti, considerati eretici, in quanto sciiti, dai seguaci del califfo <strong>Abu Bakr al-Baghdadi</strong>. Bisogna anche tenere a mente che vi sono numerose cellule di <strong>AQAP (<em>Al-Qaeda in the Arabian Peninsula</em>)</strong> attive <em>in loco</em>, anche se opposte alle cellule IS come <em>modus operandi</em> e principi. La situazione yemenita riflette lo stesso caso dell&#8217;Iraq e della Siria, dove le cellule IS si scontrano anche con i miliziani di al-Nusra (Al-Qaeda in Siria e Iraq) oltre che con le forze governative e curde.</p>
<p style="text-align: center"> <a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/07/Foto3.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2831" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/07/Foto3.jpg" alt="Foto3" width="277" height="182" /></a></p>
<p style="text-align: justify">È chiaro che lo Yemen è un laboratorio per la risoluzione della crisi mediorientale tra Iraq e Siria perché è di fondamentale importanza capire come si evolveranno i rapporti tra le potenze di Iran e Arabia Saudita. Un accordo che bilanci le sfere di influenza e porti le due potenze al dialogo piuttosto che allo scontro armato, potrebbe beneficiare anche la <strong>lotta contro l&#8217;IS</strong>, con un impegno congiunto sunnita-sciita che ora è solo allo stato sperimentale in alcune città dell&#8217;Iraq come <strong>Ramadi e Tikrit</strong> ma che potrebbe evolvere in maniera ben più costruttiva se supportata da accordi pacifici e non scontri armati per spartirsi la travagliata area yemenita. Un tempo <strong>Arabia Felix</strong> per i romani, come sarà questa Arabia dipenderà ora da sauditi e iraniani. Dalle cui decisioni -sia detto per inciso – dipenderà anche la sorte di circa <strong>dieci milioni di persone</strong> ridotte nel paese alla fame e sull&#8217;orlo della povertà, che da un eventuale conflitto trarrebbero solo ulteriore miseria.</p>
<p>&nbsp;</p>
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