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	<title>Torquemada &#187; Expo</title>
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	<description>Torquemada è una rivista di inquisizione telematica, uno spazio condiviso dove esprimere il proprio pensiero in modo libero, ben argomentato ma soprattutto incendiario</description>
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		<title>Expo-entusiasti, Expo-critici, Expo-clasti</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Jun 2015 17:27:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Losi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Inquisizione Vegana]]></category>
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		<description><![CDATA[A questo link è disponibile la registrazione della conferenza che abbiamo organizzato all&#8217;Università Cattolica di Milano il mese scorso, in collaborazione con il gruppo ULD &#8211; Studenti di Sinistra. Purtroppo mancano i minuti iniziali in cui gli studenti e la prorettrice dell’Università Cattolica, Antonella Sciarrone Aldibrandi, hanno introdotto l’argomento. Si può ascoltare però tutta la parte successiva in cui hanno parlato il Professor Pier Sandro Cocconcelli (00.00.30), ordinario di Microbiologia degli alimenti e direttore del progetto Expo Lab UCSC; Alberto di Monte – detto Abo – (00.24.00), attivista della rete No Expo; Roberto Maggioni (00.54.45), giornalista di Radio Popolare e]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child "><span title="A" class="cap"><span>A</span></span> questo <a href="http://lnx.oltrelaspecie.org/wordpress/wp-content/uploads/2015/No_Expo_UniCatt_27mag2015.mp3" target="_blank">link </a>è disponibile la registrazione della conferenza che abbiamo organizzato all&#8217;<strong>Università Cattolica di Milano</strong> il mese scorso, in collaborazione con il gruppo <strong>ULD &#8211; Studenti di Sinistra</strong>.</p>
<p>Purtroppo mancano i minuti iniziali in cui gli studenti e la prorettrice dell’Università Cattolica, <strong>Antonella Sciarrone Aldibrandi</strong>, hanno introdotto l’argomento. Si può ascoltare però tutta la parte successiva in cui hanno parlato il Professor <strong>Pier Sandro Cocconcelli</strong> (00.00.30), ordinario di Microbiologia degli alimenti e direttore del progetto <em>Expo Lab UCSC</em>; <strong>Alberto di Monte</strong> – detto Abo – (00.24.00), attivista della <a href="http://www.noexpo.org/">rete No Expo</a>; <strong>Roberto Maggioni</strong> (00.54.45), giornalista di <em>Radio Popolare</em> e coautore – insieme ad Abo e altri – di <a href="www.agenziax.it/expopolis" target="_blank"><em>Expopolis</em></a>, e infine <strong>Ester Castano</strong> (01.02.00) de <em>Il Fatto Quotidiano</em>, di cui è attesa a breve la pubblicazione di un libro sui numerosi casi di malaffare legati ad Expo. Seguono alcune domande dal pubblico e il dibattito tra i relatori.</p>
<p>Coerentemente con quanto abbiamo fatto fin’ora su questa rubrica, crediamo opportuno dare spazio ad una riflessione che interpelli la realtà nella sua interezza, senza separare un discorso politico legato alla sfera dell’umano da uno invece che riguarda strettamente gli altri animali e la loro liberazione. In questo senso si chiarisce il nostro interesse per un tema come Expo 2015, che potrebbe sembrare altrimenti fuori luogo rispetto alle tematiche e alle prerogative dell’animalismo classico. Questo vale a maggior ragione se si considera che avevamo invitato all’incontro del 27 maggio anche Marco Reggio, uno dei rappresentanti di <em>Oltre la Specie</em>, come voce autorevole sulle intersezioni che sono emerse e si sono venute a creare all’interno della rete No Expo tra i movimenti di opposizione al capitalismo, al sessismo e allo specismo (si veda per esempio il suo articolo sulla rivista <a href="www.liberazioni.org/articoli/reggio_liberazioni20.pdf" target="_blank">Liberazioni</a>). <strong>A Marco, come ad altri due attivisti No Expo (Luca Trada e Massimiliano Goitum), è stato scandalosamente negato il permesso di partecipare alla conferenza dal personale amministrativo dell’Università, in quanto è stato considerato non pertinente o evidentemente disturbante un loro contributo</strong>. Abbiamo deciso di realizzare ad ogni modo la conferenza, per non precludere agli studenti e alle studentesse interessati la possibilità di assistere ad un momento di approfondimento e discussione su Expo 2015, nel loro stesso Ateneo, che per la prima volta lasciasse il campo ad una critica del grande evento e non fosse teso piuttosto alla sua promozione.</p>
<p>L’intento degli organizzatori era quello di superare l’empasse di un mero bisticcio tra Expo-entusiasti ed Expo-scettici: i primi sicuri della buona riuscita del maxi-evento, delle sue ripercussioni positive sul territorio, della buona fede dei promotori e degli sponsor rispetto al tema che si sono dati, i secondi (quei brontoloni) che additano con sdegno il ritardo nei lavori, l’impatto negativo che Expo ha sulla città di Milano, la corruzione politica e le infiltrazioni mafiose. Si sperava piuttosto di instaurare un dialogo più serio tra coloro che vedono in Expo il simbolo di un sistema politico ed economico negativo di per sé (potremmo definirli gli Expo-critici o Expo-clasti addirittura, quando non disdegnano le azioni di protesta violenta) e quei buontemponi raggianti di retorica renziana e ottimismo liberal progressista, che potremmo definire gli Expo-entusiasti. Insomma, <strong>a prescindere dal</strong><strong>le rivendicazioni sindacali, dalla cronaca giudiziaria e dalla critica agli effetti collaterali di Expo (per quanto nefasti), si voleva aprire un confronto sulla natura e il significato profondo di un evento come questo, che a partire dallo slogan “Nutrire il pianeta, energia per la vita” esalta dei rapporti di potere e un sistema di produzione che inquinano il pianeta, ne spossano le risorse, affamano i popoli e sfruttano i corpi dei lavoratori (umani e non)</strong>. Da questo punto di vista, si può affermare che l&#8217;obiettivo prefissato per la conferenza del 27 sia stato in buona parta mancato. Essa mantiene comunque un suo valore se inserita in quella catena di incontri che si stanno tenendo dopo la disfatta del primo maggio (e l’idiozia degli spazzini, il 2 maggio) al fine di sostenere, dare nuovo slancio e coesione alle varie anime della rete No Expo. A questo proposito segnaliamo gli eventi organizzati presso il teatro Verdi e il parco Baden Powell di Milano, rispettivamente stasera e domani, che si trovano descritti a questo <a href="http://cox18.noblogs.org/post/2015/05/26/il-primo-maggio-di-milano/" target="_blank">link</a>.</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/06/verdi.jpg"><img class="size-medium wp-image-2791 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/06/verdi-212x300.jpg" alt="verdi" width="212" height="300" /></a></p>
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		<title>Expo&#8217; 15: &#8220;siam pronti alla sopravvivenza&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Jun 2015 00:12:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Santo Uffizio]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[In Italia il primo maggio 2015 non lo scorderemo facilmente. È stato diverso da ogni altro primo maggio. È stato il primo maggio dell&#8217;EXPO e dei NO-EXPO, della profanazione del Canto degli Italiani e della violenza dei contestatori di professione. Un primo maggio che è stato tutto fuorché la festa del lavoro. In sintesi, a uno sguardo attento, questo primo maggio si candida a divenire la data simbolo della deriva nichilistica di un&#8217;intera nazione ormai farsescamente allo sbando. Partiamo dall&#8217;inno. Forse a livello giuridico, anche volendolo, sarebbe impossibile punire i responsabili della storpiatura di uno dei versi più significativi del]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child western" align="justify"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium"><span title="I" class="cap"><span>I</span></span>n Italia il primo maggio 2015 non lo scorderemo facilmente. È stato diverso da ogni altro primo maggio.<strong> È stato il primo maggio dell&#8217;EXPO e dei NO-EXPO, della profanazione del Canto degli Italiani e della violenza dei contestatori di professione. Un primo maggio che è stato tutto fuorché la festa del lavoro. In sintesi, a uno sguardo attento, questo primo maggio si candida a divenire la data simbolo della deriva nichilistica di un&#8217;intera nazione ormai farsescamente allo sbando</strong>.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium">Partiamo dall&#8217;inno. Forse a livello giuridico, anche volendolo, sarebbe impossibile punire i responsabili della storpiatura di <strong>uno dei versi più significativi del testo di Mameli (il </strong></span></span><strong><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium">«Siam pronti alla morte» cambiato in «Siam pronti alla vita»</span></span></strong><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium"><strong>), ma sotto un profilo politico, culturale e morale questa “renzata” merita di essere definita una vergogna che, più in profondità, rivela la somma tristezza di quest&#8217;epoca edonista ed individualista</strong>. Infatti cosa c&#8217;è di più ignobile dell&#8217;omettere, nel corso della cerimonia inaugurale di un evento che dovrebbe rilanciare la nostra nazione, <strong>una parola che, nella sua tragicità, testimonia il massimo grado dell&#8217;amore per la propria patria</strong>? È vero, in quest&#8217;epoca la parola morte fa paura (eccezion fatta, per le sensibilità liberal, quando provocata dall&#8217;eutanasia o dall&#8217;aborto). <strong>La morte evoca sofferenza e sacrificio, cose che fanno tremare i polsi specie a chi è cresciuto con l&#8217;illusione, tutta occidentale e tutta contemporanea, della “ricerca della felicità” come unico scopo della vita</strong>. Non è facile spiegare, come ebbe scandalosamente a fare Aleksandr Sol</span></span><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium">ženičyn</span></span> <span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium">dalla cattedra di Harvard nel 1978, con la sua barba da saggio russo d&#8217;altri tempi, che </span></span><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium">«</span></span><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium">s</span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium">e l&#8217;uomo fosse nato, come sostiene l&#8217;umanesimo, solo per la felicità, non sarebbe nato anche per la morte. <strong>Ma poiché è corporalmente votato alla morte, il suo compito su questa terra non può essere che ancor più spirituale: non l&#8217;ingozzarsi di quotidianità, non la ricerca dei sistemi migliori di acquisizione, e poi di spensierata dilapidazione, dei beni materiali, ma il compimento di un duro e permanente dovere, così che l&#8217;intero cammino della nostra vita diventi l&#8217;esperienza di un&#8217;ascesa soprattutto morale: che ci trovi, al termine del cammino, creature più elevate di quanto non fossimo nell&#8217;intraprenderlo</strong></span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium">».</span></span></span></p>
<p><span class='embed-youtube' style='text-align:center; display: block;'><iframe class='youtube-player' type='text/html' width='680' height='413' src='http://www.youtube.com/embed/YRYUZ1bw2d8?version=3&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;wmode=transparent' frameborder='0' allowfullscreen='true'></iframe></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium">Rimuovere dall&#8217;inno italiano la parola morte, sublimazione massima del sacrificio per un ideale più grande della vita stessa,<strong> non è solo cattivo gusto, ma espressione del rivoltante nonsenso nichilistico dell&#8217;epoca odierna, avvolta da una cappa di materialismo che tutto fagocita e tutto rovina: dalle sovranità degli Stati alle relazioni tra i sessi</strong>. Somma ignoranza poi se si pensa che <strong>l&#8217;Italia pone le sue fondamenta di lingua e cultura proprio sulla riflessione su morte e aldilà della “</strong></span></span></span><strong><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium"><i>Divina Commedia</i></span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium">”</span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium"> dantesca, nonché la propria mitologia patriottica sui foscoliani “</span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium"><i>Sepolcri</i></span></span></span></strong><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium"><strong>”</strong>.</span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium"> Somma offesa alla nostra identità se si pensa che dalla canzone</span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium"><i> “All&#8217;Italia”</i></span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium"> di Leopardi all&#8217;estetismo guerresco di D&#8217;Annunzio, la mistica della patria italiana risulta inscindibile dal richiamo al sacrificio supremo che, come un filo rosso di sangue, unisce i momenti focali della nostra storia nazionale. Ma del resto, ad essere cinici, rinunciare al grido «siam pronti alla morte» è anche l&#8217;ammissione di una grande verità: <strong>oggi, in Italia e in gran parte dell&#8217;Occidente, chi sarebbe disposto a morire per un ideale come la patria o la fede? Probabilmente in pochissimi. E questo è ciò che rende miserabile la nostra epoca più di ogni altra cosa. E quello che ci rende più deboli e vulnerabili nei confronti di chi invece possiede, seppur spesso in maniera scomposta e storpiata, un&#8217;identità forte e radicata</strong>. Spiritualmente desertificato dal capitalismo post-borghese, l&#8217;Occidente crede ormai solo nelle mai soddisfatte voglie dell&#8217;io, spinte al più grottesco parossismo. Tuttavia anche il «siam pronti ealla vita» suscita perplessità: <strong>a quale vita dovrebbero essere pronti, per esempio, i giovani italiani, immersi in un eterno provvisorio, privi di lavoro o schiacciati dalla precarietà, impossibilitati o quasi a costruire una famiglia e progetti stabili</strong>? «Siam pronti alla sopravvivenza» sarebbe stato sicuramente più corretto.</span></span></span></p>
<p class="western" style="text-align: center" align="justify"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/no-expo.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2563" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/no-expo-300x191.jpg" alt="no expo" width="300" height="191" /></a></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium">Nelle sue “</span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium"><i>Lezioni spirituali per giovani samurai</i></span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium">” Yukio Mishima scriveva: </span></span></span></p>
<blockquote>
<p class="western" align="justify"><em><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium">«<strong>noi viviamo in un&#8217;epoca di esistenze assolutamente fiacche ed ambigue. Raramente incontriamo la morte, </strong>la medicina ha compiuto enormi progressi ed i giovani non temono più né la tisi, che decimava gli organismi più deboli, né l&#8217;arruolamento, che intimoriva i ventenni delle epoche trascorse<strong>. In mancanza di pericoli mortali, l&#8217;unico modo in cui i giovani riescono ad assaporare la sensazione di essere vivi è la ricerca forsennata del sesso, oppure la partecipazione a movimenti politici, motivata semplicemente dal desiderio di esercitare la violenza</strong>».</span></span></span></em></p>
</blockquote>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium"> Non occorre generalizzare, ma mai parole furono più adatte <strong>a spiegare la furia vandalica dei </strong></span></span></span><strong><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium"><i>black bloc </i></span></span></span></strong><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium"><strong>che hanno messo a ferro e fuoco Milano. Per loro, deteriori sottoprodotti del sessantottismo militante, la politica è solo una scusante per sfogare un desiderio di violenza frutto di mancanza di senso, noia e frustrazione. Cosa aspettarsi del resto da chi contesta la globalizzazione e l&#8217;americanismo su basi anarcoidi, libertarie o post-trotzkiste tutt&#8217;altro che alternative all&#8217;ideologia dominante</strong>? Un&#8217;ideologia che, per dirla con Costanzo Preve, <strong>fa da supporto </strong></span></span></span><strong><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium">al nuovo </span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium">«</span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium">ipercapitalismo liberalizzato post-borghese e </span></span></span><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium">post-proletario, all&#8217;insegna della grottesca teologia sociologica del “vietato vietare”</span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium">», avente nella cosiddetta “controcultura” americana e nel &#8217;68 europeo i propri miti fondativi</span></span></span></strong><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium">. C&#8217;è quindi un filo rosso (non di sangue!) che lega, inconsapevolmente o meno, il renzismo obamiano e i devastatori delle strade milanesi. Entrambi impensabili senza l&#8217;americanismo, entrambi nemici dell&#8217;Italia. <strong>Quell&#8217;Italia per cui non si è più pronti alla morte</strong>.</span></span></p>
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		<title>Expo sì, Expo no, Expo un cavolo!</title>
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		<pubDate>Sat, 23 May 2015 17:52:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Santo Uffizio]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Expo sì, Expo no, Expo un caz! – per parafrasare una vecchia canzone di Ricky Gianco. Nel mio caso è andata proprio così: assunto da Coop Lombardia a tempo determinato, sono stato licenziato ancora prima di metterci piede, a Expo. Avrei dovuto lavorare nel rutilante “Supermercato del Futuro”, avevo già completato un periodo di formazione teorica e di addestramento pratico in un Ipercoop, e mi avevano anche già dato le uniformi – stilosissime come solo noi italiani sappiamo fare, casual senza rinunciare all’eleganza. Il giorno prima dell’inaugurazione del mega evento, però, vengo convocato nella sede centrale. Ci spiace signor C.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child "><em><span title="E" class="cap"><span>E</span></span>xpo sì, Expo no, Expo un caz!</em> – per parafrasare una vecchia canzone di Ricky Gianco. Nel mio caso è andata proprio così: assunto da <strong>Coop Lombardia</strong> a tempo determinato, sono stato licenziato ancora prima di metterci piede, a Expo. Avrei dovuto lavorare nel rutilante<strong> “Supermercato del Futuro”</strong>, avevo già completato un periodo di formazione teorica e di addestramento pratico in un Ipercoop, e mi avevano anche già dato le uniformi – stilosissime come solo noi italiani sappiamo fare, casual senza rinunciare all’eleganza.</p>
<p>Il giorno prima dell’inaugurazione del mega evento, però, vengo convocato nella sede centrale. Ci spiace signor C. – afferma contrito il signore dell’ufficio personale – il nostro rapporto di lavoro termina qui. Il motivo? – chiedo. La Questura di Milano non le ha rilasciato il pass per accedere all’area Expo – risponde. E aggiunge: Non ne sappiamo le ragioni. Capisce che se non può entrare in Expo e noi l’abbiamo assunta per lavorare ad Expo, <strong>da parte nostra il contratto decade. Arrivederci.</strong></p>
<p>Potete immaginare la mia faccia da triglia dopo questa metaforica pedata nel sedere. <strong>Cosa mai avrò fatto di male, essendo un giovanotto incensurato?.</strong> Penso a mia madre che mi dice di tagliarmi le basette una buona volta, al fatto di preferire il nero per il mio abbigliamento (è che sono negato con l’abbinamento dei colori), al fatto di ostinarmi ad andare ai cortei e a frequentare gli spazi sociali. Qualunque sia la ragione, forse sono troppo brutto per rappresentare l’eccellenza italica oppure qualche funzionario zelante pensa che sia potenzialmente pericoloso per Expo, peraltro su basi inesistenti. Quel che è certo è che non ricevo nulla di scritto, né dall’azienda né dalla Questura. Meno male che “La Coop sei tu”.</p>
<p>Così ora mi ritrovo senza un lavoro e con un licenziamento non ben motivato. Alla faccia degli slogan su occupazione, opportunità e rilancio, nella Milano di Expo succede anche questo. <strong>Non sapevo a che santo votarmi, poi per fortuna m’è apparso San Precario.</strong></p>
<p><em>Questo articolo, comparso per la prima volta su <a href="http://www.precaria.org/" target="_blank">Precaria</a>, è stato scritto da Ugo Fosco.</em></p>
<p style="text-align: right"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/precarietà.jpg"><img class="size-full wp-image-2701 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/precarietà.jpg" alt="precarietà" width="213" height="300" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>H2O: quando diamo per scontato un diritto da difendere</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Apr 2015 11:20:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Speroni]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Hai mai pensato all’acqua come ad un diritto inalienabile? Il 22 marzo è stato il “World Water Day”: ricordiamoci dell’acqua, bene insostituibile. “L’acqua pura per bevanda… sconviene, perché questa è troppo poco stimolante, mette troppa mollezza e rilassatezza nei corpi e troppi sudori facilita”. Questa è la balzana idea sostenuta da Domenico Cervesi, ahimè ancora a metà del 1800, quando si pensava che il vino fosse la bevanda ideale, da preferire, e si continuava imperterriti a credere che l’acqua fosse fonte di gravissime malattie. Infatti, mentre i romani trascorrevano le loro giornate alle terme, tra bagni e saune, i medioevali sono stati i]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify" align="CENTER"><span title="H" class="cap"><span>H</span></span>ai mai pensato all’acqua come ad un diritto inalienabile? Il 22 marzo è stato il “<strong>World Water Day</strong>”: ricordiamoci dell’acqua, bene insostituibile.</p>
<p style="text-align: justify">“L’acqua pura per bevanda… sconviene, perché questa è troppo poco stimolante, mette troppa mollezza e rilassatezza nei corpi e troppi sudori facilita”. Questa è la balzana idea sostenuta da Domenico Cervesi, ahimè ancora a metà del 1800, quando si pensava che il vino fosse la bevanda ideale, da preferire, e si continuava imperterriti a credere che l’acqua fosse fonte di gravissime malattie. Infatti, mentre i romani trascorrevano le loro giornate alle terme, tra bagni e saune, i medioevali sono stati i primi a temere l’acqua e a non usarla affatto, preferendo vivere tra pulci e pidocchi, certo, ma vivere. Perchè per loro <strong>acqua significava: veleno micidiale.</strong></p>
<p style="text-align: justify">Che dire di Versailles, 1700? <strong>Lì l’acqua era tabù</strong>, le donne si lavavano (forse) una volta all’anno, indossavano parrucche per intrappolare i tanti parassiti annidati tra i capelli e si cospargevano di profumi e oli con la speranza di nascondere il proprio odore nauseabondo.</p>
<p style="text-align: justify">E pensare che oggi, invece, l’acqua è definita <strong>“oro blu”</strong>, il <strong>“nuovo petrolio”</strong> e ci sono anche molte guerre, soprattutto nell’America Latina, che hanno come oggetto del loro contendere questo composto, il più semplice e il più versatile dell’Universo, due atomi di idrogeno e uno di ossigeno, la molecole alla base della vita, che gli scienziati cercano sugli altri pianeti. L’acqua è l’ “ingrediente” principale del nostro corpo, un uomo può vivere circa un mese senza mangiare nulla, ma non può sopravvivere più di due giorni senza bere.<br />
<strong>Usiamo l’acqua in qualsiasi nostra attività</strong>: la beviamo, ci laviamo, cuciniamo, puliamo le nostre case, la usiamo per irrigare i campi e nei processi industriali. Ogni anno i consumi aumentano ed è un’escalation che non conosce limiti, anche se questo vale soltanto nei paesi ricchi, non in quelli del terzo mondo.</p>
<p style="text-align: justify">Purtroppo, infatti, al giorno d’oggi ancora <strong>molte persone non hanno la possibilità di servirsi di acqua potabile</strong>; in Asia e Africa sono milioni i bambini che muoiono ogni anno perché si ammalano dopo aver bevuto acqua sporca … O per non averne bevuto abbastanza.</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/04/artacqua2.jpg"><img class="size-medium wp-image-2376 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/04/artacqua2-300x199.jpg" alt="artacqua2" width="300" height="199" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify">Tuttavia, nei paesi industrializzati, <strong>l’acqua continua ad essere un business</strong> e se sulla carta, la Risoluzione ONU del 2010, <strong>il diritto all’acqua è un diritto umano universale e inalienabile</strong>, non lo è poi nei fatti, dato che l’acqua viene trattata al pari di una qualsiasi merce che crea mercato e guadagno.<br />
Levissima, Ferrarelle, Boario, Sant’Anna, Panna, Fiuggi… l’acqua in bottiglia muove un giro d’affari di centinaia di miliardi di euro, soprattutto in Europa, specialmente in Italia, anche se l’acqua del rubinetto è altrettanto buona e fa bene anche al portafoglio.</p>
<p style="text-align: justify">L’acqua è sempre più scarsa, più inquinata, più rara e se si vuole garantire a tutti l’accesso all’acqua potabile lo si può fare lottando per <strong>arrestare i processi di privatizzazione e mercificazione e mettendosi in gioco per rendere l’acqua un vero bene comune, equamente condiviso.</strong><br />
Condivisione: questa è la parola chiave. Creare, omogeneità tra i consumi permetterebbe di evitare, in futuro, gravi problematiche legate alla reperibilità di acqua potabile.<br />
Al giorno d’oggi, invece, esistono solo grandi squilibri: si va dai 4/5 litri che un italiano fa scorrere per lavarsi i denti, al litro di acqua circa che i nomadi dei deserti del mondo si fanno bastare per una intera giornata.</p>
<p style="text-align: justify">La nostra nazione è, infatti, tra i <strong>maggiori consumatori di acqua potabile</strong> e un italiano su due compra ancora acqua in bottiglia, con la convinzione che abbia un sapore migliore… e per abitudine.<br />
Sfortunatamente non esiste un’altra alternativa: il primo passo avanti per migliorare le cose si può fare solo se si è disposti in primo luogo a cambiare se stessi, le proprie consuetudini, il proprio modo di pensare e a mobilitarsi per salvare questo bene partendo dal semplice gesto di chiudere il rubinetto mentre ci si lava i denti.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/04/artacqua3.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2377" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/04/artacqua3-300x224.jpg" alt="artacqua3" width="300" height="224" /></a></p>
<p style="text-align: justify">In Italia, poi, le produzioni agricole assorbono circa il 70% dei consumi, ma purtroppo è tanta l’acqua che fuoriesce dagli impianti e non raggiunge i campi. Per tagliare queste perdite si potrebbero usare <strong>nuovi sistemi di irrigazione</strong>, come quello “goccia a goccia”, grazie al quale si fornisce acqua in quantità precise alle singole piante.<br />
Nel settore secondario, invece, si potrebbe puntare su riciclaggio e riutilizzo dell’acqua impiegata nei processi industriali, che viene normalmente scaricata come rifiuto.</p>
<p style="text-align: justify">Andando avanti di questo passo stiamo rischiando di arrivare, nel 2020, con tre miliardi di persone senza accesso all’acqua potabile e allora dovremo <strong>sviluppare sistemi nuovi per la depurazione e desalinizzazione dell’acqua di mare</strong>, che ci costeranno miliardi e miliardi di euro e metteremo ancor più in crisi la nostra economia già seriamente ammalata.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>La nostra civiltà di consumi si sta trasformando in quella degli sprechi</strong>, a partire da quel bene prezioso e sempre più raro che è l’ “oro blu”. Se le cose non cambieranno subito e in fretta fra pochi anni il vero problema non sarà la scarsità di cibo… ma di acqua.</p>
<p style="text-align: justify">Rischierà l’estinzione?</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/04/artacqua1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2375" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/04/artacqua1-300x250.jpg" alt="artacqua1" width="300" height="250" /></a></p>
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		<title>Attentato!</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Feb 2015 16:47:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Losi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Inquisizione Vegana]]></category>
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		<description><![CDATA[&#60;&#60;Attentato!&#62;&#62;. Se la settimana scorsa abbiamo consacrato a Beppe Bigazzi un nostro post, ci piace oggi cominciarne uno nuovo omaggiando un altro idolo del trash specista nostrano, il giornalista nevrotico ed asservito al potere Emilio Fede, che nei bei tempi che furono soleva aprire il suo telegiornale gridando &#60;&#60;Attentato!&#62;&#62;. E all&#8217;attentato gridiamo anche noi, manifestanti animalisti antispecisti delle associazioni Oltre la Specie e Cani Sciolti, che martedì abbiamo protestato davanti al palazzo della regione contro la legge nr.32 ammazza-nutrie. Del presidio avevamo già parlato, anticipandolo, sempre la settimana scorsa (ecco il link). Così pure dell&#8217;orrore antropocentrico per cui migliaia di]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: large">&lt;&lt;Attentato!&gt;&gt;. Se la settimana scorsa abbiamo consacrato a <a href="http://www.torquemada.eu/2015/02/15/febbraio-gattaio-in-memoria-di-beppe-bigazzi/" target="_blank">Beppe Bigazzi</a> un nostro post, ci piace oggi cominciarne uno nuovo omaggiando un altro idolo del trash specista nostrano, il giornalista nevrotico ed asservito al potere Emilio Fede, che nei bei tempi che furono soleva aprire il suo telegiornale gridando &lt;&lt;Attentato!&gt;&gt;. E all&#8217;attentato gridiamo anche noi, manifestanti animalisti antispecisti delle associazioni Oltre la Specie e Cani Sciolti, che <b>martedì abbiamo protestato davanti al palazzo della regione contro la legge nr.32 ammazza-nutrie</b>.</span></p>
<p class="first-child "><span style="font-size: large"><span title="D" class="cap"><span>D</span></span>el presidio avevamo già parlato, anticipandolo, sempre la settimana scorsa (ecco il <a href="http://www.torquemada.eu/2015/02/14/di-uomini-e-nutrie/" target="_blank">link</a>). Così pure dell&#8217;orrore antropocentrico per cui migliaia di castorini verranno stragiati nei prossimi mesi in tutto il territorio lombardo, sotto l&#8217;egida potente della legge (del più forte), per i danni che arrecano ai canali e alle colture. <b>Quel che ci preme di raccontare ora e per cui gridiamo (esagerando scherzosamente) all&#8217;attentato è un fatto grave avvenuto durante la manifestazione: a pochi passi di distanza dagli attivisti che, rivolti verso la strada, sorreggevano dei cartelli, è stato lanciato un grosso petardo</b> che ha lasciato nella vicina aiuola un cratere largo un metro. Se fosse atterrato poco più in là, qualcuno avrebbe potuto farsi seriamente male. Il responsabile è stato tempestivamente arrestato (o forse solo allontanato&#8230;) dalle forze dell&#8217;ordine, che presenziano sempre a queste manifestazioni, ed è stato facile riconoscerlo in <b>uno dei contadini e degli allevatori che stavano protestando dall&#8217;altra parte della strada</b>. Infatti, nonostante il comune avesse garantito agli animalisti di manifestare alle porte del Pirellone (il palazzo della regione appunto), quella posizione al nostro arrivo era ancora occupata da ben altri manifestanti, che alle 15.30 invece avrebbero già dovuto essersene andati, e che ostili a chi protestava contro lo sterminio sistematico dei castorini di Lombardia ostentavano trattori, rimorchi e camion blindati, di quelli che si usano per trasportare mucche, cavalli e maiali dai luoghi di detenzione a quelli della loro morte (l&#8217;unico spostamento in tutta la loro vita agra).</span></p>
<p><span style="font-size: large">Nonostante questo episodio spiacevole, il presidio è andato per il meglio. Molte persone si sono fermate ad ascoltare quello che avevamo da dire e tra i manifestanti si sono fatti vedere persino <b>Valerio Pocar, &#8220;Garante per la Tutela degli Animali&#8221;</b><strong> del comune di Milano</strong> (antispecista, intellettuale e fine giurista che sullo sporco affare delle nutrie ha appena pubblicato un <a href="http://www.garanteanimali.it/2015/02/povere-nutrie.html" target="_blank">suo comunicato</a>) e alcuni inviati di <b>Radio Popolare</b>. Con gli animalisti hanno subito simpatizzato gli skater di Piazza Duca D&#8217;Aosta (qualche malevolo dirà che tra buzzurri ci si intende), tra cui il mitico Tako: uno skater che di lavoro fa il sushi maker (pur detestando il fatto che i clienti chiedano sempre piatti di carne e di pesce, quando il sushi invece prevede anche tante varianti vegane) e che si è prestato a questo nostro video contro l&#8217;Expo (simbolo del capitalismo finanziario e della devastazione del territorio, nonostante le sue pretese falsamente umanitarie ed ecologiste):</span></p>
<p><span class='embed-youtube' style='text-align:center; display: block;'><iframe class='youtube-player' type='text/html' width='680' height='413' src='http://www.youtube.com/embed/nMmViu0rdDI?version=3&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;wmode=transparent' frameborder='0' allowfullscreen='true'></iframe></span></p>
<p><span style="font-size: large">Tornando al lancio del petardo e alla denuncia che se ne fa in questo articolo, <b>dall&#8217;episodio qualcuno potrebbe trarre conclusioni erronee anche se diametralmente opposte</b>. Ci teniamo a discostarcene:</span></p>
<p><span style="font-size: large">La <b>prima</b> è che <b>gli animalisti siano dei vittimisti rompi-coglioni e che abbiano del buon tempo da perdere, a protestare per dei topastri che guastano gli argini e mangiano il nostro grano</b>. Questo non è vero, perchè l&#8217;idea che si possa sparare e uccidere chiunque interferisca con i nostri piani e intacchi i nostri profitti è oltre che antropocentrica anche crudele, e va assolutamente contrastata. Nel caso specifico delle nutrie, dovremo accettare di riparare e prevenire dove possibile i guai che provocano (con i soldi di tutti naturalmente, non solo quelli dei contadini). Anche se potessimo estirparle tutte in un colpo solo, da un giorno all&#8217;altro, come con uno schiocco di dita, sarebbe comunque criminoso farlo: <b>gli animali non umani sono soggetti politici, anche loro soffrono, anche loro hanno degli affetti e degli interessi che non sono meno legittimi dei nostri</b>. Molti inorridiscono quando si paragona il movimento animalista a quello per l&#8217;emancipazione delle donne o dei neri (negli Stati Uniti). In realtà anche <b>l&#8217;animalismo ha avuto i suoi martiri e quotidianamente viene combattuto e represso da chi detiene il potere</b> a suon di processi (pensiamo ai singoli attivisti condannati a pagare multe milionarie dopo azioni di sabotaggio o di liberazione), a suon di percosse (chi è stato a Green Hill per esempio ne sa qualcosa), a suon di diffide (al filosofo Steven Best è stato vietato di mettere piede nel Regno Unito per tenere le sue conferenze) e a suon di leggi anti-terroristiche (in America, l&#8217;<i>Animal Enterprise Terrorism Act </i>del 2006 per esempio).</span></p>
<p><span style="font-size: large">La <b>seconda</b> conclusione che qualcuno (questa volta gli animalisti) potrebbe trarre dal lancio del petardo, è che <b>non solo qualche violento ma tutti gli allevatori (o i cacciatori o i vivisettori o i circensi) siano delle persone intrinsecamente cattive</b>. Per illustrare la nostra posizione, faremo ricorso a una <b>bella parabola</b>. C&#8217;era una volta un uomo di nome Jim, che aveva un cuore d&#8217;oro. Aveva una parola gentile per tutti, faceva l&#8217;elemosina, non aveva occhi che per la sua donna e i loro bambini, che amava devotamente. Non che ci provasse gusto, ma Jim (quest&#8217;uomo dal carattere encomiabile) aveva trovato lavoro nel traffico degli schiavi di colore: quando incatenava nella stiva della nave torme di negri spauriti, se ne vedeva uno particolarmente afflitto o indebolito, gli rivolgeva umanamente qualche parola di conforto, gli dava da bere un sorso d&#8217;acqua o gli passava di nascosto un tozzo di pane. Lo stesso discorso vale per tutti gli uomini e le donne implicati nello sfruttamento dei non umani: tanti allevatori (e gente affine) saranno senz&#8217;altro persone squisite, magari qualcuno vorrà anche bene agli animali che tiene prigionieri o che porta al macello (ogni tanto accarezza loro la schiena o li rinfresca con la pompa dell&#8217;acqua). <b>Il problema non sono le persone e la loro presunta natura maligna (che non esiste), quelle che vanno combattute sono le pratiche di sfruttamento e di sterminio che si sono affermate e le ideologie (speciste nel nostro caso) che le supportano.</b></span></p>
<p><span style="font-size: large">Ci congediamo con la tenue speranza che quante più nutrie possano scampare alla caccia che verrà condotta in questi mesi e con la certezza che gli attivisti antispecisti non si stancheranno di lottare per e insieme a loro.</span></p>
<p><span style="font-size: large">Foto e video di <strong>Alessandra Picci</strong> e <strong>Alessandra Galbiati</strong>.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/cratere1.jpg"><img class="wp-image-1854 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/cratere1-300x225.jpg" alt="cratere1" width="392" height="294" /></a></p>
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		<title>Expo2015, appalti e CL: cosa c’è dietro il sì di Alfano a Mattarella</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Feb 2015 09:48:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe De Lorenzo]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[C’è un motivo se Alfano e il Nuovo Centrodestra hanno ceduto alle pressioni di Matteo Renzi e votato Sergio Mattarella alla Presidenza della Repubblica. È un filo rosso che lega direttamente Roma a Milano, il Quirinale all’Expo2015, passando per il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti: l’ultimo appiglio di Cl al treno dell’esposizione universale. Facciamo alcuni passi indietro. Il giorno simbolo del crollo del sistema Cl è datato 26 ottobre 2012, quando il consiglio regionale della Lombardia si dimise in massa aprendo la strada alle elezioni anticipate e, soprattutto, alla conclusione di un’era. Quella di Roberto Formigoni, dal 1995 governatore]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="C" class="cap"><span>C</span></span>’è un motivo se Alfano e il <strong>Nuovo Centrodestra hanno ceduto alle pressioni di Matteo Renzi</strong> e votato Sergio Mattarella alla Presidenza della Repubblica. È un filo rosso che lega direttamente Roma a Milano, il Quirinale all’Expo2015, passando per il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti: <strong>l’ultimo appiglio di Cl al treno dell’esposizione universale</strong>.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/2483.jpg"><img class="alignleft wp-image-1625 size-full" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/2483.jpg" alt="2483" width="213" height="146" /></a>Facciamo alcuni passi indietro. Il giorno simbolo del <strong>crollo del sistema Cl</strong> è datato 26 ottobre 2012, quando il consiglio regionale della Lombardia si dimise in massa aprendo la strada alle elezioni anticipate e, soprattutto, alla conclusione di un’era. Quella di <strong>Roberto Formigoni, dal 1995 governatore della Regione Lombardia</strong> e responsabile indiscusso delle sue eccellenze e dei suoi affari. Abbandonando il Pirellone, confermò che il rammarico più grande sarebbe stata la certezza non poter partecipare all’evento espositivo Expo2015 alla guida della “sua” regione. Ma, soprattutto, quello di <strong>non poter controllare tutto ciò che c’è sotto: appalti, opere, infrastrutture</strong>. La palla, infatti, passò a <strong>Roberto Maroni</strong> che ha esautorato la vecchia dirigenza e inserito una nuova <em>governance</em> meno legata al movimento di Don Giussani.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>L’Expo, in tutto questo, rappresentava e tuttora rappresenta una ghiotta opportunità: impossibile farsela scappare</strong>.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/expo_2015-300x112.jpg"><img class="aligncenter wp-image-1626 size-full" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/expo_2015-300x112.jpg" alt="expo_2015-300x112" width="300" height="112" /></a>Quando Milano ottenne a Parigi l’assegnazione per l’esposizione universale, superando ampiamente la città turca Smirne, la <strong>rete di relazioni e di governo di Cl poteva vantare innumerevoli sostegni</strong>. Oltre Formigoni al Pirellone, in quegli anni Milano era governata da <strong>Letizia Moratti</strong>, che alla Compagnia delle Opere non è mai stata legata, ma che contava nella giunta due assessori provenienti proprio dall’area <em>ciellina</em>. Infine, Cl andò a infoltire le nutrite schiere del <strong>governo Berlusconi</strong> in carica dal maggio del 2008.</p>
<p><strong style="font-weight: bold !important"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/ministero_delle_infrastrutture_e_dei_trasporti_preview.png"><img class="alignright wp-image-1624 size-full" style="float: right" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/ministero_delle_infrastrutture_e_dei_trasporti_preview.png" alt="ministero_delle_infrastrutture_e_dei_trasporti_preview" width="200" height="200" /></a></strong></p>
<p style="text-align: justify">Il dramma, pero, inizia proprio a Milano. <strong>La Moratti nel 2011 perde le elezioni e i molti accusano Cl </strong>di non averne sostenuto a sufficienza la candidatura. In quei giorni, intanto, comincia a venir meno il sodalizio che legava Cl a Forza Italia e Berlusconi. Due anni dopo, la crisi definitiva: <strong>la formazione del Nuovo Centrodestra, in cui Formigoni e Maurizio Lupi</strong>, due ciellini storici, ricoprono ruoli di primo piano. <strong>Inparticolare, occupano il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.</strong> Perché?</p>
<p style="text-align: justify">Andiamo con ordine. Il versante politico e delle poltrone è solo una parte della crisi di Cl in tutta la Lombardia. <strong>L’altro colpo l’ha ricevuto dalla Procura di Milano, che ha messo il naso – e le manette – negli affari di Expo2015</strong>. Quando nel maggio del 2014 le carte dell’inchiesta arrivano alla cronaca giudiziaria, i nomi più in vista sono in qualche modo collegati a Cl. «Comunione e Liberazione non c’entra» &#8211; ha più volte ripetuto Lupi &#8211; «il punto è la responsabilità personale di ognuno di noi e se qualcuno sbaglia deve pagare». Certo. Ma non basta: <strong>i collegamenti tra l’area <em>ciellina</em> e gli affari per l’opera espositiva trovano riscontri da più parti</strong>. <strong>Antonio Rognoni</strong>, di Cl e fedele formigoniano, viene arrestato nell’ambito dell’inchiesta mentre è a <strong>capo dell’Ilspa, la società Infrastrutture Lombarda</strong> che ha gestito tutti gli appalti della regione nell’era Formigoni e patteggia tre anni di reclusione. Nell’informativa della Guardia di Finanza nell’ambito della stessa inchiesta si legge: «L&#8217;indagine ha svelato una fitta rete di relazioni e di <strong>rapporti affaristici</strong> intessuta dagli avvocati <strong>Carmen Leo e Fabrizio Magri&#8217; soggetti legati alla Compagnia delle Opere</strong> ed agli ambienti della Presidenza della Regione Lombardia». Ancora. <strong>Gianstefano Frigerio</strong>, uno dei principali indagati, nelle intercettazioni parla di <strong>Manutencoop</strong>, cooperativa rossa travolta dallo scandalo, affermando che l’azienda «al di là di quello che pensa Rognoni, <strong>è ‘così’ con Cl</strong>» e che lo stesso Lupi è loro amico. Ancora. Secondo Dagospia, Frigerio si vanta al telefono con <strong>Enrico Maltauro</strong> (ad dell’omonima impresa edile e anche lui indagato per la cupola Expo) del fatto di poter contare sull’ex Senatore di Forza Italia <strong>Luigi Grillo che a Lupi «fa praticamente da sottosegretario». </strong></p>
<p style="text-align: justify">Ovviamente, il Ministro ha più volte smentito e non ci sentiamo di accusare nessuno senza il responso dei giudici.</p>
<p style="text-align: justify"><strong><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/1.jpg"><img class="alignleft wp-image-1623 size-medium" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/02/1-185x300.jpg" alt="1" width="185" height="300" /></a>Quello che però colpisce è il colpo inferto a Comunione e Liberazione nella sua roccaforte lombarda.</strong> Dopo aver perso Milano e la Regione a pochi mesi dall’evento espositivo che porterà fama e soldi all’ombra della madonnina, <strong>a Cl non è rimasto che aggrapparsi al Ministero delle Infrastrutture</strong>. Antonio Rognoni, infatti, era il collegamento tra il ministro e gli appalti sul territorio lombardo ed ora Lupi può gestire Expo solo attraverso il Tavolo Ministeriale aperto per garantire il completamento delle opere.</p>
<p style="text-align: justify">Si capisce: i <strong>numeri dell’Expo sono impressionanti</strong> per quanto riguarda gli investimenti, ed una parte molto consistente di questi vengono proprio <strong>dal Ministero di cui Lupi è a capo</strong>. In un triennio per il solo dicastero, <strong>11,5 miliardi di investimenti più 9,3 di trasferimenti alle imprese</strong>. E dal cinque maggio 2014 ulteriori <strong>141 milioni di euro</strong> per il Parcheggio di Cascina Merlata, la Metro 4, l’accessibilità ferroviaria Malpensa T1 e T2 e altre opere di collegamento per la zona dell’Expo. Insomma, bocconi succulenti.</p>
<p style="text-align: justify">Per questo, quando la notte tra venerdì 30 e sabato 31 gennaio, giorno dell’elezione di Mattarella, <strong>Alfano si è trovato a decidere se appoggiare o meno il candidato di Renzi, i pensieri sono volati anche agli appalti dell’Expo</strong>. Il Ministro dell’Interno ha smentito ricatti, ma è impensabile che, votando scheda bianca, i centristi potessero sperare di mantenere tutti i dicasteri che tutt’ora guidano. In particolare, quello dei Trasporti. Dopo l’addio al Pirellone e a Palazzo Marino, <strong>senza Maurizio Lupi alla sede di Piazzale di Porta Pia, a Cl non sarebbe rimasto alcun collegamento con Expo2015</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Ecco dunque spiegato il dietrofront: votate Mattarella.</p>
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		<title>I Guerrieri dello Stretto</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Jan 2015 14:24:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Santo Uffizio]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Riceviamo e pubblichiamo il contributo dell&#8217;amico e collaboratore Benjiamin Antonio Strani Durante gli ultimi mesi, soprattutto a partire dalla fine di questa estate, in Italia si è manifestata una vera e propria passione verso i Bronzi di Riace. Le statue in bronzo, raffiguranti probabilmente i due eroi classici Castore e Polluce, sono state ritrovate a Riace (RC) da un sommozzatore nel 1972. Si tratta di esempi originali dell&#8217;arte greca del V secolo a.C. Ritrovate integre, consistono negli esempi meglio conservati della scultura classica in bronzo. Durante il corso dell&#8217;anno 2014, l&#8217;Organizzazione dell&#8217;EXPO 2015, che avrà come palcoscenico Milano, ha chiesto]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child "><em><span title="R" class="cap"><span>R</span></span>iceviamo e pubblichiamo il contributo dell&#8217;amico e collaboratore Benjiamin Antonio Strani</em></p>
<p align="JUSTIFY">Durante gli ultimi mesi, soprattutto a partire dalla fine di questa estate, in Italia si è manifestata una vera e propria passione verso i <b>Bronzi di Riace</b>. Le statue in bronzo, raffiguranti probabilmente i due eroi classici Castore e Polluce, sono state ritrovate a Riace (RC) da un sommozzatore nel 1972.<br />
Si tratta di esempi originali dell&#8217;arte greca del V secolo a.C. Ritrovate integre, consistono negli esempi meglio conservati della scultura classica in bronzo.<br />
Durante il corso dell&#8217;anno 2014, l&#8217;Organizzazione dell&#8217;<b>EXPO 2015</b>, che avrà come palcoscenico Milano, ha chiesto di poter temporaneamente esporre i Bronzi, al fine di garantire loro una ulteriore visibilità. La secca risposta della politica calabrese e reggina non poteva che essere negativa.<br />
Vi sono molti motivi per i quali i Bronzi non possono e non devono muoversi dal Museo Nazionale della Magna Graecia di <b>Reggio Calabria</b>. Motivi politici, storici, ma anche motivi di dignità e di rispetto verso la Regione Calabria, troppo spesso al centro di polemiche e di dibattiti spesso immotivati e privi di contenuto, a mio avviso qualunquisti.<br />
L&#8217;EXPO 2015, ad oggi, assomiglia più ad un cantiere che ad una concreta realtà che dovrebbe aprire il sipario nel prossimo Maggio e si potrebbe anche sorvolare sui tanti scandali relativi alle gare d&#8217;appalto, non troppo chiare e limpide, ed ai ritardi nelle consegne dei progetti e delle infrastrutture del sito meneghino. Ad ogni modo, ci sono tanti fattori morali e materiali che favoriscono l&#8217;idea della non partecipazione dei nostri guerrieri all&#8217;EXPO; ma, tralasciando i rischi di uno spostamento di mille chilometri, vorrei soffermarmi su una delle motivazioni principali.<br />
L&#8217;Italia sarà già rappresenta da una copia del David di Michelangelo: è chiaro che ripiegare come icona nazionale sull&#8217;opera di un artista morto cinquecento anni fa è già un attestato di sfiducia verso il futuro; equivale a dire che il meglio che ci rappresenta appartiene ad un glorioso passato, quasi ammettendo che il nostro presente non ha nulla da offrire all&#8217;imminente futuro.<br />
Sradicare i Bronzi dalla loro casa, dal Museo che è stato &#8211; da poco &#8211; faticosamente riaperto, darebbe al mondo un segnale terrificante: la Calabria è definitivamente perduta, come un corpo morto dal quale espiantare gli organi ancora funzionanti.<br />
Una sfida più grande e ben più importante è quella di costruirgli attorno strutture ricettive degne di questo nome. E una più grande ancora è quella di far sì che la Salerno-Reggio Calabria assomigli finalmente a un’autostrada vera che riesca a portare di fronte ai Bronzi più visitatori dei 114.730 che li hanno comunque visti nei primi sette mesi del 2014.<br />
I Bronzi di Riace non dovrebbero andare all’Expo perché questa Italia borghese col cappello in mano e i gioielli di famiglia al collo non la vogliamo vedere più. Inoltre, i sentimenti antiunitari e razzisti espressi da alcuni “sedicenti italiani”, come Vittorio Sgarbi (il quale senza vergogna ha commentato, dopo il no al trasferimento della Regione Calabria, che quest&#8217;ultima non fosse Italia), spingono a pensare che i nostri Guerrieri &#8211; anche moralmente &#8211; devono restare lì dove sono: non come icona, ma perché <b>appartengono alla nostra Regione,</b> che troppo spesso appare sotto i riflettori delle negatività &#8211; che sicuramente la contraddistinguono &#8211; puntati molte volte, però, da chi non fa nulla per migliorare la situazione, lasciando una popolazione di due milioni di abitanti abbandonata a se stessa.</p>
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