<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Torquemada &#187; Europa</title>
	<atom:link href="http://www.torquemada.eu/tag/europa/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.torquemada.eu</link>
	<description>Torquemada è una rivista di inquisizione telematica, uno spazio condiviso dove esprimere il proprio pensiero in modo libero, ben argomentato ma soprattutto incendiario</description>
	<lastBuildDate>Sat, 11 Feb 2017 20:06:31 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
		<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
		<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=4.0.32</generator>
	<item>
		<title>La risposta di Varoufakis a Renzi (TRADUZIONE INTEGRALE)</title>
		<link>http://www.torquemada.eu/2015/09/23/la-risposta-di-varoufakis-a-renzi-traduzione-integrale/</link>
		<comments>http://www.torquemada.eu/2015/09/23/la-risposta-di-varoufakis-a-renzi-traduzione-integrale/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2015 01:45:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Santo Uffizio]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA["extend-and-pretend"]]></category>
		<category><![CDATA[Democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Euro]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[grecia]]></category>
		<category><![CDATA[Grexit]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Renzi]]></category>
		<category><![CDATA[syriza]]></category>
		<category><![CDATA[Troika]]></category>
		<category><![CDATA[Unità Popolare]]></category>
		<category><![CDATA[Varoufakis]]></category>
		<category><![CDATA[Varoufakis contro Renzi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.torquemada.eu/?p=2937</guid>
		<description><![CDATA[Pubblichiamo la traduzione integrale in italiano della risposta che Yanis Varoufakis, già ministro delle finanze ellenico, ha dato sul suo blog [questo il link dell&#8217;originale http://yanisvaroufakis.eu/2015/09/22/a-message-for-mr-rentzi/] al Presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi che lo aveva bersagliato con una inelegante boutade, dopo l&#8217;insuccesso elettorale alle elezioni di domenica scorsa della lista Unità Popolare, per la quale Varoufakis aveva dichiarato di votare.  Il primo ministro italiano Matteo Renzi (clicca qui per il suo discorso) ha gioito per “essersi sbarazzato di me”, alludendo al mio “ritiro” dalla “scena” come ad una prova che gli “apostati” (leggi quelli che dividono i loro partiti) finiscono buttati a]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><em><span title="P" class="cap"><span>P</span></span>ubblichiamo la traduzione integrale in italiano della risposta che Yanis Varoufakis, già ministro delle finanze ellenico, ha dato sul suo blog [questo il link dell&#8217;originale <a href="http://yanisvaroufakis.eu/2015/09/22/a-message-for-mr-rentzi/" target="_blank">http://yanisvaroufakis.eu/2015/09/22/a-message-for-mr-rentzi/</a>] al Presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi che lo aveva bersagliato con una inelegante boutade, dopo l&#8217;insuccesso elettorale alle elezioni di domenica scorsa della lista Unità Popolare, per la quale Varoufakis aveva dichiarato di votare. </em></p>
<p style="text-align: justify">Il primo ministro italiano Matteo Renzi (clicca <a href="http://tv.ilfattoquotidiano.it/2015/09/21/direzione-pd-renzi-a-minoranza-scissioni-a-sinistra-anche-sto-varoufakis-se-lo-semo-tolti/416834/" target="_blank">qui</a> per il suo discorso) ha gioito per “essersi sbarazzato di me”, alludendo al mio “ritiro” dalla “scena” come ad una prova che gli “apostati” (leggi quelli che dividono i loro partiti) finiscono buttati a mare. La sua è una illusione motivata. <strong>Lo scorso luglio “loro” si sono “sbarazzati” di qualcosa di molto più importante rispetto a me.</strong> Qui c’è il mio messaggio al primo ministro italiano…</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Il signor Renzi mi dipinge come un apostata che ha lasciato SYRIZA e che adesso si trova nella savana della politica. La verità è più complessa.</strong> Diversamente da molti dei miei compagni, io sono rimasto leale al programma di SYRIZA che ci ha visto eletti quel 25 gennaio come il partito unito che ha ridato la speranza ai Greci e ai popoli Europei. Speranza per cosa? Speranza di farla finita una volta per tutte con le <strong>formule di salvataggio “extend-and-pretend”</strong> <em>[quelle in cui si dilazionano i termini del prestito e si riducono i tassi di interesse, pretendendo alla nuova scadenza il suo ammontare e gli interessi sugli interessi n.d.r.]</em>, che costano all’Europa un caro prezzo, e che hanno condannato la Grecia alla depressione permanente facendoci presagire altre politiche fallimentari per il resto d’Europa.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Cos’è successo?</strong> Sotto la coercizione formidabile dei governanti europei, compreso il signor Renzi (il quale si è rifiutato di discutere in modo avveduto le proposte della Grecia) il mio primo ministro, <strong>Alexis Tsipras, è stato soggetto il 12 e 13 luglio ad incredibili prepotenze</strong>, a manifeste intimidazioni e ricatti, a pressioni inumane. <strong>Il signor Renzi ha giocato un ruolo di primo piano nella gazzarra, ha contribuito ad “ammorbidire” Alexis con la “tattica del poliziotto buono”, ripetendo sempre la stessa solfa: “se non cedi ti distruggono – per favore digli di sì”.</strong></p>
<p style="text-align: justify">Alexis ed io abbiamo diviso le nostre strade perché eravamo in disaccordo sul fatto che “loro” stessero bluffando o meno, e sul fatto che noi, in ogni caso, avessimo avuto o non avessimo avuto il diritto morale e politico di firmare l’ennesimo accordo che non avremmo potuto onorare, consegnando le chiavi di quello che è rimasto allo stato Greco ad una troika spietata. <strong>È stato, e rimane, un dissidio tra me e Alexis.</strong></p>
<p style="text-align: justify">In seguito a questa divergenza, Alexis ha forzato <strong>una inversione a U nella politica di SYRIZA</strong> riguardo i prestiti extend-and-pretend (accettandoli per la prima volta nella storia di SYRIZA, seppur come mali necessari), e di conseguenza, una larga fetta di membri del partito ha deciso che non poteva seguirlo ancora, giù per questo cammino. <strong>È non è stato solo il segmento di Unità Popolare ad aver lasciato. C’è stata gente come Tasos Koronakis, il segretario del partito, io stesso e molti, molti altri che non hanno mai condiviso l’agenda di Unità Popolare.</strong> Noi non fummo apostati, solo compagni che non credevano che SYRIZA dovesse diventare il nuovo PASOK, che non hanno voluto ingrossare le fila dei partiti scheggia, frammenti di altri, come Unità Popolare; e che hanno scelto di stare fuori da queste tristi elezioni parlamentari, che non avrebbero dovuto (e non l’hanno fatto), produrre un parlamento in grado di dar vita ad un programma di riforme effettivamente realizzabile per la Grecia.</p>
<p style="text-align: justify">Torniamo a Mr. Renzi adesso.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Mr. Renzi, ho un messaggio per te. Puoi rallegrarti quanto vuoi </strong>riguardo al fatto che non sono più ministro delle finanze, e nemmeno in parlamento.<strong> Ma non ti sei affatto “sbarazzato” di me. Io sono politicamente vivo e scalciante</strong>, come mi ricorda la gente quando cammino per le strade del tuo bellissimo paese. No, <strong>quello di cui ti sei sbarazzato, partecipando a quella ignobile orgia contro Alexis Tsipras e la democrazia greca lo scorso luglio, è stata la tua integrità personale di democratico europeo. E, può darsi, anche della tua anima.</strong> Grazie al cielo questa non è una cosa irreversibile. Ma prima <strong>devi fare ammenda seriamente</strong>. Non vedo l’ora che tu possa di nuovo tornare ad essere uno dei democratici d’Europa.</p>
<div id="attachment_2344" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/04/pd_ren12.jpg"><img class="wp-image-2344 size-medium" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/04/pd_ren12-300x193.jpg" alt="pd_ren12" width="300" height="193" /></a><p class="wp-caption-text">Matteo Renzi</p></div>
<p style="text-align: justify"><em>Ci sono due tipi di persone, da una parte quelli che partecipano allo sviluppo di un determinato pensiero (o nella politica, quelli che prendono le decisioni necessarie ad attuare un certo piano), e dall&#8217;altra parte ci sono gli stupidi. </em><em>I secondi fanno tutto quello che fanno i primi, e si distinguono soltanto quando parlano: si illudono di essere dotati dicendo quello che gli altri presumibilmente pensano, ma non si sognerebbero mai di dire.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Credo che il commento alla dichiarazione odierna di Renzi possa essere ridotto a questa affermazione generale.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Traduzione e commento di Eugenio Runco.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Grassetto nostro.</em></p>
<p style="text-align: justify">
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.torquemada.eu/2015/09/23/la-risposta-di-varoufakis-a-renzi-traduzione-integrale/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Ernst Jünger</title>
		<link>http://www.torquemada.eu/2015/08/08/ernst-junger/</link>
		<comments>http://www.torquemada.eu/2015/08/08/ernst-junger/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 08 Aug 2015 16:44:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Virga]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cavalieri del Novecento]]></category>
		<category><![CDATA[Ernst Junger]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Germania]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Nazismo]]></category>
		<category><![CDATA[Prima Guerra Mondiale]]></category>
		<category><![CDATA[Rivoluzione Conservatrice]]></category>
		<category><![CDATA[Seconda Guerra Mondiale]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Terzo Reich]]></category>
		<category><![CDATA[Torquemada]]></category>
		<category><![CDATA[Wandervogel]]></category>
		<category><![CDATA[WWI]]></category>
		<category><![CDATA[WWII]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.torquemada.eu/?p=2841</guid>
		<description><![CDATA[«Dietro quale bandiera si stia è, in fondo, lo stesso, ma una cosa è certa: l’ultimo grigioverde o l’ultimo Poilu che fece fuoco e caricò nello scontro sulla Marna ha per il mondo un significato più grande di tutti i libri che questi letterati possono accatastare uno sull’altro.» Ernst Jünger nasce il 29 marzo 1895 a Heidelberg, primo dei sette figli di un farmacista. Da giovane, milita nei Wandervogel, i giovani scout romantici e patriottici. Due anni dopo, appena diciottenne, fugge da casa per arruolarsi nella Légion étrangère in Nord Africa, da cui evade per cercare di raggiungere l’Africa nera.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><em>«Dietro quale bandiera si stia è, in fondo, lo stesso, ma una cosa è certa: l’ultimo grigioverde o l’ultimo </em>Poilu<em> che fece fuoco e caricò nello scontro sulla Marna ha per il mondo un significato più grande di tutti i libri che questi letterati possono accatastare uno sull’altro.»</em></p></blockquote>
<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="E" class="cap"><span>E</span></span>rnst Jünger <strong>nasce il 29 marzo 1895 a Heidelberg, primo dei sette figli di un farmacista</strong>. Da giovane, milita nei <strong><em>Wandervogel</em></strong>, i giovani scout romantici e patriottici. Due anni dopo, appena diciottenne, fugge da casa per arruolarsi nella <em>Légion étrangère</em> in Nord Africa, da cui evade per cercare di raggiungere l’Africa nera. Rimpatriato, nel 1914, affronta anticipatamente l’esame di stato (<em>Abitur</em>), per arruolarsi come volontario al fronte nel 73° Reggimento Fucilieri “Gibraltar”.</p>
<p style="text-align: justify">Ferito a Les Eparges (aprile 1915), segue un corso da alfiere durante la convalescenza, diventando ufficiale, e passando poi a comandare i reparti d’assalto (<strong><em>Stoßtruppen</em></strong>). Nei due anni successivi combatte nella <strong>Battaglia della Somme</strong> a Guillemont e Combles (agosto 1916), nella <strong>Battaglia di Arras</strong> (aprile 1917), nella <strong>Terza Battaglia di Ypres</strong> (luglio e ottobre 1917), nella <strong>Battaglia di Cambrai</strong> (novembre 1917) e nell’<strong>Offensiva di Primavera</strong> (marzo 1918), venendo ferito in tutto quattro volte e decorato con la Croce di Ferro di Prima Classe (gennaio 1917), con il <em>Kronenorden von Hohenzollern </em>(novembre 1917) e infine con la <em>Pour le Mérite</em>, la più alta decorazione prussiana (settembre 1918), concessa solo a una dozzina di ufficiali inferiori (tra cui Rommel e Richthofen). La riceve a soli 23 anni, nonostante il parere contrario di Hindenburg, ed è stato l’ultimo sopravvissuto tra i portatori.</p>
<div id="attachment_2843" style="width: 218px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/08/139801-004-6FD6551D.jpg"><img class="wp-image-2843 size-medium" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/08/139801-004-6FD6551D-208x300.jpg" alt="139801-004-6FD6551D" width="208" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Il ventitreenne Jünger che indossa la &#8220;Pour le Mérite&#8221;</p></div>
<p style="text-align: justify">Nel frattempo, a partire dalla pubblicazione del  romanzo autobiografico <em>Nelle tempeste d’acciaio</em> (1920), e di altre opere (<em>La lotta come esperienza interiore</em>, <em>Il tenente Sturm</em>, <em>Boschetto 125</em>, <em>Fuoco e sangue, Il cuore avventuroso</em>), basate sulle sue esperienze al fronte, diventa un protagonista dell’ala nazional-rivoluzionaria della <strong>Rivoluzione Conservatrice</strong>. Diviene così amico intimo di grandi figure intellettuali quali il filosofo <strong>Martin Heidegger</strong>, il giurista <strong>Carl Schmitt</strong>, il nazionalbolscevico <strong>Ernst Niekisch</strong> e lo scrittore <strong>Ernst von Solomon</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Coerentemente alle sue posizioni, <strong>mantiene le distanze dal <em>Reich</em> hitleriano</strong>, il cui stile volgare e demagogico gli ripugna e i cui progetti grandiosi lo lasciano scettico. Anche se la sua casa fu perquisita dalla Gestapo e l’uscita dei suoi libri taciuta dalla stampa, <strong>per ordine del Führer in persona, che ne ammira le opere letterarie, non gli è torto un capello, neanche dopo la pubblicazione del romanzo criptostorico <em>Sulle scogliere di marmo</em>, da molti considerata una critica allegorica al regime.</strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Nell’agosto 1939, è richiamato alle armi col grado di capitano</strong>, comandando dapprima una postazione della Linea Sigfrido, poi partecipando all’avanzata in Francia. <strong>Dal 1940 al 1944, è di stanza alla guarnigione di Parigi</strong>, come membro dello stato maggiore del comandante la piazza, il generale Stülpnagel. Oltre al lavoro d’ufficio e alle escursioni entomologiche, frequenta i salotti artistici e intellettuali di Parigi, conoscendo, tra gli altri, <strong>Céline</strong> e <strong>Picasso</strong>. <strong>Inoltre continua a essere una figura importante negli ambienti dell’opposizione militare al regime. Perciò, dopo l’attentato del 20 luglio, non risultando prove a suo carico, e viene dimesso dall’esercito con disonore.</strong></p>
<div id="attachment_2844" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/08/Jünger-Schmitt.jpg"><img class="wp-image-2844 size-medium" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/08/Jünger-Schmitt-300x200.jpg" alt="Jünger, Schmitt" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Ernst Jünger a Parigi con Carl Schmitt</p></div>
<p style="text-align: justify">Nello stesso anno, il suo primogenito, Ernst, cadetto della <em>Kriegsmarine</em>, cade in battaglia presso Carrara, dove era in forze ad un battaglione di disciplina, stante la sua punizione per attività sovversiva. Nel 1945, è riarruolato come comandante della locale compagnia del <em>Volksturm</em>, ruolo in cui si adopera per limitare le distruzioni e le vittime presso i civili. <strong>Dopo la guerra, rifiuta di compilare il formulario per la denazificazione, e inizialmente gli è proibito di pubblicare.</strong> Per questo motivo, si sposta a Ravensburg, sul Bodensee, nella zona d’occupazione francese.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Nel 1950, si trasferisce stabilmente nel villaggio di Wilflingen, in Alta Svevia,</strong> dove prende dimora nella foresteria del maniero dei Conti von Stauffenberg. Qui vive fino alla morte, continuando però a viaggiare in tutto il mondo e a dedicarsi alle sue passioni: dalla letteratura all’entomologia. <strong>Dialoga di filosofia con Schmitt e Heidegger, si occupa di esoterismo insieme ad Eliade, sperimenta l’acido lisergico con Albert Hoffmann, raggiunge l’Indonesia per rivedere la Cometa di Halley.</strong></p>
<p style="text-align: justify">Il suo valore come filosofo e scrittore è presto riconosciuto anche dalla nuova Repubblica Federale Tedesca, che lo riabilita e decora. Nel 1984, in occasione del 70° anniversario della Prima Guerra Mondiale, parla al memoriale di Verdun, insieme con il cancelliere tedesco Helmut Köhl e il presidente francese socialista François Mitterrand, entrambi suoi ammiratori. <strong>Alla verde età di 101 anni si converte infine al cattolicesimo. Muore il 17 febbraio 1998 ed è sepolto nel piccolo cimitero locale, insieme ai figli e alle mogli.</strong></p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/08/junger2.jpg"><img class="size-medium wp-image-2846 alignleft" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/08/junger2-300x196.jpg" alt="junger2" width="300" height="196" /></a> <a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/08/97005473.jpg"><img class="size-medium wp-image-2842 alignright" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/08/97005473-200x300.jpg" alt="97005473" width="200" height="300" /></a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.torquemada.eu/2015/08/08/ernst-junger/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Grecia e Unione Eurasiatica: un matrimonio che (per il momento) &#8220;non s&#8217;ha da fare&#8221;</title>
		<link>http://www.torquemada.eu/2015/06/15/grecia-e-unione-eurasiatica-un-matrimonio-che-per-il-momento-non-sha-da-fare/</link>
		<comments>http://www.torquemada.eu/2015/06/15/grecia-e-unione-eurasiatica-un-matrimonio-che-per-il-momento-non-sha-da-fare/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2015 01:45:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Centini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Alba Dorata]]></category>
		<category><![CDATA[Atene]]></category>
		<category><![CDATA[Centini]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Eurasia]]></category>
		<category><![CDATA[Eurasiatismo]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[grecia]]></category>
		<category><![CDATA[KKE]]></category>
		<category><![CDATA[Lorenzo Centini]]></category>
		<category><![CDATA[Mosca]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Putin]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[Sanzioni]]></category>
		<category><![CDATA[syriza]]></category>
		<category><![CDATA[tsipras]]></category>
		<category><![CDATA[Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[UE]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.torquemada.eu/?p=2762</guid>
		<description><![CDATA[Da almeno 5 anni a questa parte l&#8217;Europa politica (l&#8217;Unione Europea, cioè il costrutto finanziario e non l&#8217;Europa &#8220;reale&#8221;) è sottoposta a tre spinte disgregative convergenti, una da sud, una da est e una dal centro. Queste tre crisi sono: la disgregazione (foraggiata o meno) dell&#8217;ordine politico nel mondo arabo-africano venutosi a creare dopo la fine dell&#8217;URSS e contestuale assalto alla Siria di Assad, l&#8217;inceppamento del motore europeo indipendentemente dalla crisi economica globale, e la rinascita di un fronte orientale con Mosca, quasi chiuso nel decennio 1998-2008. Queste tre spinte diventano particolarmente potenti nella parte sud-orientale del Mediterraneo, dove un]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="D" class="cap"><span>D</span></span>a almeno 5 anni a questa parte l&#8217;<strong>Europa politica (l&#8217;Unione Europea, cioè il costrutto finanziario e non l&#8217;Europa &#8220;reale&#8221;) è sottoposta a tre spinte disgregative convergenti, una da sud, una da est e una dal centro. Queste tre crisi sono: la disgregazione (foraggiata o meno) dell&#8217;ordine politico nel mondo arabo-africano</strong> venutosi a creare dopo la fine dell&#8217;URSS e contestuale assalto alla Siria di Assad, l&#8217;inceppamento del motore europeo indipendentemente dalla crisi economica globale, e la rinascita di un fronte orientale con Mosca, quasi chiuso nel decennio 1998-2008.</p>
<p style="text-align: justify">Queste tre spinte diventano particolarmente potenti nella parte sud-orientale del Mediterraneo, dove un paese come la Grecia, statualmente debole e ridotto negli anni a frontiera discrasica della NATO sul mondo mediorientale, soffre le infiltrazioni dei tre processi sopracitati.</p>
<p style="text-align: justify">La Grecia, come capitalismo esile ed esposto agli equilibrismi monetari e politici (mancando di un comparto industriale di una certa consistenza e un economia legata al turismo) <strong>ha subito sentito i contraccolpi della crisi tricefala che ha smosso le acque dal 2010 circa in poi. Il risultato ovvio è stata la progressiva debolezza del governo greco, che fino alla vittoria di Syriza (25 Gennaio 2015) aveva colpevolmente rinunciato ad opporsi alla progressiva sostituzione delle agenzie eurocratiche allo Stato legittimo greco</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">La presidenza Tsipras, dichiaratamente riformista, non ha quindi smagnetizzato la Grecia attivamente, ma il suo governo ha labilmente intepretato un processo popolare endogeno, che porta la Grecia fuori dalla dicotomia Europa-Euro, verso però lidi ignoti. Tsipras non ha saputo far altro che prender tempo, e flirtare con la Russia, che vanta da molti anni un ottimo rapporto con la Grecia post-Euro.</p>
<p style="text-align: justify">La discrasia tra il processo endogeno del tutto comprensibile (stante il fallimento totale della cura-Troika) e l&#8217;attendismo di Tsipras e Varoufakis ha portato la Grecia in un limbo in cui i tre aspetti della statualità greca, Militarismo (A), Diplomazia (B), e Burocrazia (C), prendono strade diverse.</p>
<p style="text-align: justify">In questo contesto di caos, in cui la Troika detiene il pallino del gioco (giacchè ha molte armi con cui ricattare Atene) si sono fatte strade in alcuni gruppi di contropensiero antiatlantista lontane prospettive di un avvicinamento della Grecia ai BRICS, soprattutto dopo il viaggio di Tsipras a Mosca (8 Aprile), con contestuali contumelie tedesche. <strong>Un avvicinamento che però pare appartenere alla fantasia, soprattutto se da un piano economico-monetario (adesione alla Banca dei BRICS) ci si sposta su un piano di corposità politica, con la Grecia che entra nell&#8217;Unione Eurasiatica promossa da Mosca</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/06/Tsipras-Putin.jpg"><img class=" wp-image-2815 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/06/Tsipras-Putin-300x241.jpg" alt="Tsipras Putin" width="403" height="324" /></a></p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">La discrasia che ricordavano poc&#8217;anzi tra l&#8217;effettivo corso del paese-Grecia e l&#8217;attendismo dei suoi governanti, non giustifica uno scatto centometristico verso lo scioglimento dei legami formali con l&#8217;Euro-Occidente e un involata verso le pianure eurasiatiche. A<strong>lla realtà socio-economica popolare si contrappone un governo che, seppur spregiudicato, appare pienamente inserito nella logica eurocratica di mantenimento dello status quo,</strong> e francamente incapace di dare uno strappo al declino in cui, da solo, ha voluto porsi in compagnia (&#8220;La Grecia non uscirà dall&#8217;Euro&#8221; ripeteva Tsipras in campagna elettorale, e ha continuato a ripeterlo anche una volta presidente).</p>
<p style="text-align: justify">Vediamo alcuni motivi per cui un effettivo avvicinamento della Grecia ai BRICS e in particolare all&#8217;Unione Eurasiatica promossa da Mosca.</p>
<p style="text-align: justify">A) <strong>Da un punto di vista militare l&#8217;esercito è ridotto ai minimi termini, per svariati ragioni</strong>. Storicamente, dopo la soppressione della dittatura militare dei colonnelli (1975) l&#8217;esercito è stato rigidamente controllato dagli apparati civili, e il ridotto zoccolo demografico/economico è dissanguato per mantenere una coltre militare con la Turchia (sebbene siano frequenti passaggi di personale di grado all&#8217;interno delle logiche NATO tra i due paesi) e un presidio ad alto valore aggiunto a Cipro sulla linea che divide l&#8217;isola tra la Grecia e la Turchia<strong>. La recente crisi economica ha accellerato questi processi, e ormai l&#8217;esercito greco è ridotto ad un agenzia di controllo immigrazione</strong>. Seppur di robusta cultura ortodossa e genericamente ben disposto verso Mosca, culturalmente parlando, la marina (il comparto più strutturato) e l&#8217;aviazione sono terreno di caccia della NATO. Non da ultimo la Grecia ha partecipato ad Ottobre 2014 ad un esercitazione generale NATO nel Mediterraneo (chiarendo quindi la sua eventuale partecipazione ad una cordata anti-siriana o anti-russa). <strong>Uno spiraglio verso un futuro filorusso potrebbe essere l&#8217;accordo con Mosca, nonostante le sanzioni, per alcuni pezzi di ricambio per sistemi di difesa aerea, siglato a Dicembre 2014. Tuttavia sia la non sponsorizzazione dell&#8217;accordo sia la relativa pochezza dello stesso lasciano pensare che esso sia solo normale routine, normale scambio tecnologico nell&#8217;ambito militare.</strong></p>
<p style="text-align: justify">In generale la mancanza di peso dell&#8217;esercito nella catena di montaggio nelle decisioni politiche e l&#8217;ingerenza, anche economica, degli USA sul comparto militare (nel 2010 gli Stati Uniti hanno venduto il 42 % degli armamenti necessari ai greci, seguiti da altri due paesi NATO, Francia e Germania) impediscono che il comparto militare e in generale l&#8217;esercito possano essere un reale pungolo verso l&#8217;Unione Eurasiatica.</p>
<p style="text-align: justify">B) <strong>La Grecia è un paese diplomaticamente diviso tra un lontano legame ortodosso e un presente mediterraneo-occidentale</strong>. Legata a doppio filo alla militanza NATO della Turchia, con la quale forma un tutt&#8217;uno strategico (tanto che furono proprio gli States a premere perchè entrassero insieme nella NATO, nel 1952, durante il primo allargamento). L&#8217;unica vera faglia militare, quella con la Turchia (giacchè quella con la Macedonia è una boutade su un nome, poca cosa) è forzosamente rimarginata dal paternalismo sovranazionale di Washington. <strong>Ultimamente la Grecia ha però firmato sia le sanzioni contro la Russia</strong> (Settembre 2014) <strong>sia l&#8217;allargamento delle stesse non molto dopo</strong>. Atene si è allineata alla vulgata atlantista anche astenendosi (come quasi tutti i paesi del blocco europeo) riguardo alla proposta putiniana di mettere al bando il revisionismo nazista, quando un governo di Sinistra avrebbe quasi importo un adesione alla proposta russa.</p>
<p style="text-align: justify">A dimostrazione del bipolarismo del governo greco tuttavia stanno le parole del ministro degli esteri Kotzias, che a Febbraio 2014, dopo un colloquio con Lavrov, parlava della necessità di cercare altre vie, che non fossero le sanzioni, per dialogare con la Russia.</p>
<p style="text-align: justify">L<strong>a Grecia diplomaticamente è particolarmente costretta dai lacciuoli eurocratici, e può quindi permettersi meno di quanto non potrebbe fare Berlino, o Parigi, ma anche Roma</strong>. E&#8217; pur vero che nessuna reprimenda, nemmeno flatus vocis è giunta da Atene, in riferimento all&#8217;allargamento delle sanzioni o come abbiamo visto, almeno sulla questione storia del Nazismo. Un voto contrario non solo avrebbe polarizzato la opinione pubblica greca ma avrebbe ragionevolmente galvanizzato alcuni paesi dentro la UE che malsopportano la russofobia spinta (Ungheria,Rep.Ceca ecc).</p>
<p style="text-align: justify">Bisogna quindi chiedersi in che modo Atene pensa di utilizzare diplomaticamente un appoggio gracile alla Russia. <strong>Probabilmente la Grecia spera in una risoluzione travagliata ma positiva del conflitto in Ucraina</strong> (vedi l&#8217;interesse per gli accordi di Minsk) e di diventare in futuro mediatrice tra Mosca e Bruxelles.</p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/06/Eurasiatic-Emblem.png"><img class="size-medium wp-image-2816 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/06/Eurasiatic-Emblem-300x148.png" alt="Eurasiatic Emblem" width="300" height="148" /></a></p>
<p style="text-align: justify"><i>                                                                                 Emblema ufficiale dell</i><b><i>&#8216;Unione Economica Eurasiatica </i></b><br />
<strong>C) I segmenti pesanti del paese sono più interessati ad una apertura al credito europeo che a sfidare apertamente la Troika con provocazioni filorusse.</strong> La Banca Centrale Greca è una roccaforte della reazione eurocratica, ed essendo la voce in capitolo più grande per gli investimenti greci e l&#8217;economia ellenica in generale preme per una risoluzione filo-europea della crisi. Anche le parole concilianti rivolte da Putin a Tsipras l&#8217;8 Aprile, durante la sua visita a Mosca, si sono comunque concluse con una rassicurazione del Presidente russo circa la non volontà russa di minare la stabilità politica europea.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Un campo in cui il gran capitale greco può trovare conveniente una ripolarizzazione verso la Russia potrebbe essere quello dell&#8217;energia, con la sponda garantita da Tsipras al progetto di Turkish Steam che coinvolgerebbe anche la Fed.Russa</strong>. L&#8217;energia è il reale ventre molle dell&#8217;eurocratismo, e da qui può partire la magnetizzazione russa del Capitale greco, il quale tuttavia rimane largamente legato, controvoglia, al campo occidentale.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Anche a livello di partiti l&#8217;unico che si sia schierato con convinzione con Mosca è Alba Dorata, che ha recentemente partecipato ad alcune rassegne politiche della galassia nazional-rivoluzionaria a Mosca</strong>. Alba Dorata da qualche anno, dopo aver superato la sua vicinanza con Slovobda (in modo simile a quanto ha fatto Forza Nuova in Italia), preme per un avvicinamento della Grecia alla Russia, sia in funzione antieuropea che antiamericana. <strong>Il resto dei partiti greci tuttavia registra posizioni farraginose</strong> (PASOK e Nea Dimokratia )<strong> o improntate all&#8217;opportunismo</strong> (Syriza, come ricordavamo), <strong>o apertamente filorusse ma solo per quanto concerne la questione ucraina</strong> (KKE).<br />
A queste condizioni, a meno di stravolgimenti (che potrebbero essere un nuovo governo magari a guida Alba Dorata o una sterzata vampiresca della Troika) epocali,<strong> l&#8217;adesione di Tsipras all&#8217;Unione Eurasiatica rimane solamente una carta buona da giocare per esacerbare il dialogo con i soloni eurocratici. Più probabile rimane l&#8217;adesione alla ba</strong><strong>nca dei BRICS, che tuttavia rimane troppo legata a progetti diplomatici e non politici tout court. Nel qual caso quest&#8217;adesione non sarebbe impossibile, ma solo poco produttiva su un piano di rapporti di forza</strong>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.torquemada.eu/2015/06/15/grecia-e-unione-eurasiatica-un-matrimonio-che-per-il-momento-non-sha-da-fare/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Expo&#8217; 15: &#8220;siam pronti alla sopravvivenza&#8221;</title>
		<link>http://www.torquemada.eu/2015/06/14/expo-15-siam-pronti-alla-sopravvivenza/</link>
		<comments>http://www.torquemada.eu/2015/06/14/expo-15-siam-pronti-alla-sopravvivenza/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 14 Jun 2015 00:12:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Santo Uffizio]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Anarchia]]></category>
		<category><![CDATA[Anarchismo]]></category>
		<category><![CDATA[capitalismo]]></category>
		<category><![CDATA[centri sociali]]></category>
		<category><![CDATA[Corteo]]></category>
		<category><![CDATA[Decadenza]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Expo]]></category>
		<category><![CDATA[EXPO 15]]></category>
		<category><![CDATA[EXPO 2015]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Liberalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Liberismo]]></category>
		<category><![CDATA[Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[Mameli]]></category>
		<category><![CDATA[Manifestazione]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Morte]]></category>
		<category><![CDATA[No Expo]]></category>
		<category><![CDATA[Polizia]]></category>
		<category><![CDATA[Sopravvivenza]]></category>
		<category><![CDATA[Vita]]></category>
		<category><![CDATA[Yukio Mishima]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.torquemada.eu/?p=2562</guid>
		<description><![CDATA[In Italia il primo maggio 2015 non lo scorderemo facilmente. È stato diverso da ogni altro primo maggio. È stato il primo maggio dell&#8217;EXPO e dei NO-EXPO, della profanazione del Canto degli Italiani e della violenza dei contestatori di professione. Un primo maggio che è stato tutto fuorché la festa del lavoro. In sintesi, a uno sguardo attento, questo primo maggio si candida a divenire la data simbolo della deriva nichilistica di un&#8217;intera nazione ormai farsescamente allo sbando. Partiamo dall&#8217;inno. Forse a livello giuridico, anche volendolo, sarebbe impossibile punire i responsabili della storpiatura di uno dei versi più significativi del]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child western" align="justify"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium"><span title="I" class="cap"><span>I</span></span>n Italia il primo maggio 2015 non lo scorderemo facilmente. È stato diverso da ogni altro primo maggio.<strong> È stato il primo maggio dell&#8217;EXPO e dei NO-EXPO, della profanazione del Canto degli Italiani e della violenza dei contestatori di professione. Un primo maggio che è stato tutto fuorché la festa del lavoro. In sintesi, a uno sguardo attento, questo primo maggio si candida a divenire la data simbolo della deriva nichilistica di un&#8217;intera nazione ormai farsescamente allo sbando</strong>.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium">Partiamo dall&#8217;inno. Forse a livello giuridico, anche volendolo, sarebbe impossibile punire i responsabili della storpiatura di <strong>uno dei versi più significativi del testo di Mameli (il </strong></span></span><strong><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium">«Siam pronti alla morte» cambiato in «Siam pronti alla vita»</span></span></strong><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium"><strong>), ma sotto un profilo politico, culturale e morale questa “renzata” merita di essere definita una vergogna che, più in profondità, rivela la somma tristezza di quest&#8217;epoca edonista ed individualista</strong>. Infatti cosa c&#8217;è di più ignobile dell&#8217;omettere, nel corso della cerimonia inaugurale di un evento che dovrebbe rilanciare la nostra nazione, <strong>una parola che, nella sua tragicità, testimonia il massimo grado dell&#8217;amore per la propria patria</strong>? È vero, in quest&#8217;epoca la parola morte fa paura (eccezion fatta, per le sensibilità liberal, quando provocata dall&#8217;eutanasia o dall&#8217;aborto). <strong>La morte evoca sofferenza e sacrificio, cose che fanno tremare i polsi specie a chi è cresciuto con l&#8217;illusione, tutta occidentale e tutta contemporanea, della “ricerca della felicità” come unico scopo della vita</strong>. Non è facile spiegare, come ebbe scandalosamente a fare Aleksandr Sol</span></span><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium">ženičyn</span></span> <span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium">dalla cattedra di Harvard nel 1978, con la sua barba da saggio russo d&#8217;altri tempi, che </span></span><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium">«</span></span><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium">s</span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium">e l&#8217;uomo fosse nato, come sostiene l&#8217;umanesimo, solo per la felicità, non sarebbe nato anche per la morte. <strong>Ma poiché è corporalmente votato alla morte, il suo compito su questa terra non può essere che ancor più spirituale: non l&#8217;ingozzarsi di quotidianità, non la ricerca dei sistemi migliori di acquisizione, e poi di spensierata dilapidazione, dei beni materiali, ma il compimento di un duro e permanente dovere, così che l&#8217;intero cammino della nostra vita diventi l&#8217;esperienza di un&#8217;ascesa soprattutto morale: che ci trovi, al termine del cammino, creature più elevate di quanto non fossimo nell&#8217;intraprenderlo</strong></span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium">».</span></span></span></p>
<p><span class='embed-youtube' style='text-align:center; display: block;'><iframe class='youtube-player' type='text/html' width='680' height='413' src='http://www.youtube.com/embed/YRYUZ1bw2d8?version=3&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;wmode=transparent' frameborder='0' allowfullscreen='true'></iframe></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium">Rimuovere dall&#8217;inno italiano la parola morte, sublimazione massima del sacrificio per un ideale più grande della vita stessa,<strong> non è solo cattivo gusto, ma espressione del rivoltante nonsenso nichilistico dell&#8217;epoca odierna, avvolta da una cappa di materialismo che tutto fagocita e tutto rovina: dalle sovranità degli Stati alle relazioni tra i sessi</strong>. Somma ignoranza poi se si pensa che <strong>l&#8217;Italia pone le sue fondamenta di lingua e cultura proprio sulla riflessione su morte e aldilà della “</strong></span></span></span><strong><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium"><i>Divina Commedia</i></span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium">”</span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium"> dantesca, nonché la propria mitologia patriottica sui foscoliani “</span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium"><i>Sepolcri</i></span></span></span></strong><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium"><strong>”</strong>.</span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium"> Somma offesa alla nostra identità se si pensa che dalla canzone</span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium"><i> “All&#8217;Italia”</i></span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium"> di Leopardi all&#8217;estetismo guerresco di D&#8217;Annunzio, la mistica della patria italiana risulta inscindibile dal richiamo al sacrificio supremo che, come un filo rosso di sangue, unisce i momenti focali della nostra storia nazionale. Ma del resto, ad essere cinici, rinunciare al grido «siam pronti alla morte» è anche l&#8217;ammissione di una grande verità: <strong>oggi, in Italia e in gran parte dell&#8217;Occidente, chi sarebbe disposto a morire per un ideale come la patria o la fede? Probabilmente in pochissimi. E questo è ciò che rende miserabile la nostra epoca più di ogni altra cosa. E quello che ci rende più deboli e vulnerabili nei confronti di chi invece possiede, seppur spesso in maniera scomposta e storpiata, un&#8217;identità forte e radicata</strong>. Spiritualmente desertificato dal capitalismo post-borghese, l&#8217;Occidente crede ormai solo nelle mai soddisfatte voglie dell&#8217;io, spinte al più grottesco parossismo. Tuttavia anche il «siam pronti ealla vita» suscita perplessità: <strong>a quale vita dovrebbero essere pronti, per esempio, i giovani italiani, immersi in un eterno provvisorio, privi di lavoro o schiacciati dalla precarietà, impossibilitati o quasi a costruire una famiglia e progetti stabili</strong>? «Siam pronti alla sopravvivenza» sarebbe stato sicuramente più corretto.</span></span></span></p>
<p class="western" style="text-align: center" align="justify"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/no-expo.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2563" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/no-expo-300x191.jpg" alt="no expo" width="300" height="191" /></a></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium">Nelle sue “</span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium"><i>Lezioni spirituali per giovani samurai</i></span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium">” Yukio Mishima scriveva: </span></span></span></p>
<blockquote>
<p class="western" align="justify"><em><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium">«<strong>noi viviamo in un&#8217;epoca di esistenze assolutamente fiacche ed ambigue. Raramente incontriamo la morte, </strong>la medicina ha compiuto enormi progressi ed i giovani non temono più né la tisi, che decimava gli organismi più deboli, né l&#8217;arruolamento, che intimoriva i ventenni delle epoche trascorse<strong>. In mancanza di pericoli mortali, l&#8217;unico modo in cui i giovani riescono ad assaporare la sensazione di essere vivi è la ricerca forsennata del sesso, oppure la partecipazione a movimenti politici, motivata semplicemente dal desiderio di esercitare la violenza</strong>».</span></span></span></em></p>
</blockquote>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium"> Non occorre generalizzare, ma mai parole furono più adatte <strong>a spiegare la furia vandalica dei </strong></span></span></span><strong><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium"><i>black bloc </i></span></span></span></strong><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium"><strong>che hanno messo a ferro e fuoco Milano. Per loro, deteriori sottoprodotti del sessantottismo militante, la politica è solo una scusante per sfogare un desiderio di violenza frutto di mancanza di senso, noia e frustrazione. Cosa aspettarsi del resto da chi contesta la globalizzazione e l&#8217;americanismo su basi anarcoidi, libertarie o post-trotzkiste tutt&#8217;altro che alternative all&#8217;ideologia dominante</strong>? Un&#8217;ideologia che, per dirla con Costanzo Preve, <strong>fa da supporto </strong></span></span></span><strong><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium">al nuovo </span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium">«</span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium">ipercapitalismo liberalizzato post-borghese e </span></span></span><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium">post-proletario, all&#8217;insegna della grottesca teologia sociologica del “vietato vietare”</span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium">», avente nella cosiddetta “controcultura” americana e nel &#8217;68 europeo i propri miti fondativi</span></span></span></strong><span style="font-family: 'Palatino Linotype', serif"><span style="font-size: medium">. C&#8217;è quindi un filo rosso (non di sangue!) che lega, inconsapevolmente o meno, il renzismo obamiano e i devastatori delle strade milanesi. Entrambi impensabili senza l&#8217;americanismo, entrambi nemici dell&#8217;Italia. <strong>Quell&#8217;Italia per cui non si è più pronti alla morte</strong>.</span></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.torquemada.eu/2015/06/14/expo-15-siam-pronti-alla-sopravvivenza/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Le onde del Mediterraneo e il naufragio della politica UE</title>
		<link>http://www.torquemada.eu/2015/05/21/le-onde-del-mediterraneo-e-il-naufragio-della-politica-ue/</link>
		<comments>http://www.torquemada.eu/2015/05/21/le-onde-del-mediterraneo-e-il-naufragio-della-politica-ue/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 21 May 2015 11:58:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Michele Meroni]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[Gheddafi]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[ISIS]]></category>
		<category><![CDATA[Libia]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Naufragio]]></category>
		<category><![CDATA[Sbarchi]]></category>
		<category><![CDATA[scafisti]]></category>
		<category><![CDATA[Siria]]></category>
		<category><![CDATA[UE]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.torquemada.eu/?p=2678</guid>
		<description><![CDATA[Le onde. Il mare. Il mar Mediterraneo. Da sempre luogo di viaggi storici: migrazioni, colonizzazioni, sanguinosi conflitti. Ma anche di viaggi letterari, dove il viaggio attraverso questo mare assumeva i connotati di una vera e propria metafora di vita: vita di Odisseo, di Teseo, di Enea e tanti altri eroi. Oggi invece la metafora di una vita in viaggio si trasforma nella triste realtà di dieci, cento, mille vite di profughi perdute per sempre nei profondi fondali del mar Bianco di Mezzo, al-Baḥr al-Abyaḍ al-Mutawassiṭ, secondo la definizione araba. Sì perché vi sono oltre ad africani e asiatici, uomini dell&#8217;Africa]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="L" class="cap"><span>L</span></span>e onde. Il mare. Il mar Mediterraneo. Da sempre luogo di viaggi storici: migrazioni, colonizzazioni, sanguinosi conflitti. Ma anche di viaggi letterari, dove il viaggio attraverso questo mare assumeva i connotati di una vera e propria metafora di vita: vita di Odisseo, di Teseo, di Enea e tanti altri eroi. Oggi invece la metafora di una vita in viaggio si trasforma nella triste realtà di dieci, cento, mille vite di profughi perdute per sempre nei profondi fondali del mar Bianco di Mezzo,<em> al-Baḥr al-Abyaḍ al-Mutawassiṭ</em>, secondo la definizione araba.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/Foto1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2680" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/Foto1-300x174.jpg" alt="ansa - andrea acquarone - IMMIGRAZIONE:ALTRI SBARCHI A LAMPEDUSA MENTRE ARRIVA PREMIER" width="300" height="174" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Sì perché vi sono oltre ad africani e asiatici, uomini dell&#8217;Africa sub-sahariana, anche numerosi siriani e mediorientali tra le vittime. Viaggiano su catapecchie naviganti che a malapena possono essere definite imbarcazioni su cui scafisti senza scrupolo li imbarcano sotto la minaccia anche di pistole. A loro l&#8217;esito della traversata interessa relativamente se comparato al denaro incassato in precedenza all&#8217;imbarco: le ultime stime parlano di un giro di affari compreso <strong>tra i 300 e i 600 milioni di euro</strong>. A rimpinguare le casse degli scafisti nell&#8217;ultimo periodo, la massiccia affluenza di <strong>profughi siriani</strong>: più danarosi dei loro compagni di sventura africani, sono decisi a sborsare <strong>somme decisamente più alte</strong> per la traversata e creano una concorrenza anche all&#8217;interno dei gruppi di profughi. L&#8217;aumento della disponibilità di liquidi e quindi di anche di navigli su cui imbarcare profughi in continua crescita e ad una <strong>preparazione scientifica dei gruppi di scafisti</strong> &#8211; conoscono le leggi europee e le regole di Frontex &#8211; ha portato il fenomeno a raggiungere picchi drammatici. Picchi che se dovessero perdurare nella loro intensità porterebbero, secondo le stime, porterebbero a <strong>30.000 morti</strong> nel Mediterraneo quest&#8217;anno. E questo apre questioni che interessano tanto l&#8217;Europa al suo interno ma anche nei suoi rapporti con i paesi limitrofi.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/Foto2.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2681" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/Foto2-300x197.jpg" alt="Foto2" width="300" height="197" /></a></p>
<p style="text-align: justify">In primo luogo manca da mesi a questa parte una chiara visione europea d&#8217;insieme. Il <strong>deficit di politica estera</strong> dell&#8217;Unione Europea è messo spietatamente a nudo da situazioni come questa, dove a singoli stati – leggi: Italia &#8211; è richiesto di gestire situazioni che richiedono una visione più d&#8217;insieme e a lungo termine e meno basata sull&#8217;efficienza individuale dello stato, mentalità dominante nei paesi nordici tra cui, non ultima, quella <strong>Germania</strong> che è ad ora punto centrale e fulcro della politica europea. Il deficit di lungimiranza politica vede come conseguenza immediata un affollamento sopra ogni norma di buon senso e igiene di centri accoglienza di un solo paese, quando da tempo &#8211; correva l&#8217;anno 2013 &#8211; paesi nordeuropei come la Svezia hanno annunciato la concessione di asilo indiscriminata per i profughi siriani. Ma la contraddizione in termini è che ben poco viene fatto per favorire la mobilità dei profughi nel territorio europeo, permettendo loro di trovare rifugio e sistemazione. E questo fomenta in paesi come l&#8217;Italia i populismi di chi è stufo di vedere il proprio paese essere l&#8217;unico ad assumersi l&#8217;onere dell&#8217;emergenza, tuonando <strong>&#8216;rispediamo indietro i barconi&#8217;</strong>. Tutto questo in barba alla norma internazionale del <strong>non-refoulement</strong> che impedisce di rispedire i migranti dai paesi in cui in pericolo non erano solo le loro sostanze ma anche la loro stessa vita.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/Foto3-1.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-2684" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/Foto3-1-300x134.png" alt="Foto3 (1)" width="300" height="134" /></a></p>
<p style="text-align: justify">La mancanza di una <strong>foreign policy</strong> europea, un comune indirizzo politico nelle relazioni internazionali condiziona pesantemente la risoluzione di crisi come quella che attualmente attanaglia il Mediterraneo. Una miopia così pesante rischia di impedire di vedere l&#8217;evidente connessione tra la mala gestione della crisi siriana con conseguente appoggio dei &#8216;<strong>ribelli moderati</strong>&#8216;, avvento dello Stato Islamico, massacri a carattere etnico e religioso e <strong>crisi libica</strong> con l&#8217;eliminazione del <strong>colonnello Gheddafi</strong>. Perché l&#8217;Occidente in senso lato e l&#8217;UE nello specifico ha sempre fondato finora la propria politica mediterranea sull&#8217;appoggio di regimi più o meno autoritari &#8211; <strong>Ben Ali</strong> a Tunisi e <strong>Hosni Mubaraq</strong> al Cairo &#8211; in grado di garantire un minimo standard di sicurezza anche sulle transizione migratorie nel Mediterraneo. Tutto questo è venuto meno con l&#8217;avvento delle primavere arabe, che però non hanno portato agli sperati risultati di democratizzazione pura come ipotizzato in Occidente. Semplicemente la mancanza di uomini forti al potere ha frantumato l&#8217;unità politica &#8211; ora in Libia ci sono ben due governi- degli stati della sponda sud del Mediterraneo. Non si è capito come e dove queste transizioni potessero portare Egitto, Tunisia e Siria. Si è pensato che questi paesi potessero democratizzarsi da sé, né più né meno dei paesi occidentali. Non si è mai pensato che per via della cultura e della mentalità differente degli ambienti tunisino, egiziano e siriano le soluzioni democratiche potessero non contemplare le medesime categorie di pensiero europeo. Nessun appoggio a forme di governo diverse da quelle già in voga in Europa, insomma.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/Foto4.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2682" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/Foto4-300x199.jpg" alt="Foto4" width="300" height="199" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Questo vuoto decisionale nelle relazioni internazionali senza l&#8217;appoggio convinto a leader di paesi della primavera araba autonomi ha creato una pericolosa inversione di tendenza che, vuoi per ragioni di sicurezza dovuta all&#8217;eccessivo caos post-crollo di regimi e all&#8217;incapacità di governi &#8211; vedi Morsi in Egitto &#8211; sia di controllare la sicurezza e proporre soluzioni credibili ha portato al ritorno, in particolare in Egitto, a regimi più stabili ma al tempo stesso militarizzati e poco democratici. Per reinterpretare la situazione che ora si è creata urge una seria riflessione in merito a una politica estera comune e poi in merito alla risoluzione delle crisi siriana e libica. Forse un compromesso è possibile, ma senza cercare di imporre un modello predefinito o calato dall&#8217;alto, bensì adattandosi di volta in volta alle esigenze del paese. Perché, le democrazie in Europa non sono forse nate così?</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.torquemada.eu/2015/05/21/le-onde-del-mediterraneo-e-il-naufragio-della-politica-ue/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>LA VITTORIA SOVIETICA 70 ANNI DOPO: TRA PATRIOTTISMO, PROPAGANDA E IMPERIALISMO</title>
		<link>http://www.torquemada.eu/2015/05/08/la-vittoria-sovietica-70-anni-dopo-tra-patriottismo-propaganda-e-imperialismo/</link>
		<comments>http://www.torquemada.eu/2015/05/08/la-vittoria-sovietica-70-anni-dopo-tra-patriottismo-propaganda-e-imperialismo/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 08 May 2015 11:30:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Pasquin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Fun with Flags]]></category>
		<category><![CDATA[9 maggio]]></category>
		<category><![CDATA[Asia]]></category>
		<category><![CDATA[Bandiere]]></category>
		<category><![CDATA[Comunismo]]></category>
		<category><![CDATA[Crimea]]></category>
		<category><![CDATA[Donbass]]></category>
		<category><![CDATA[Donetsk]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Europa orientale]]></category>
		<category><![CDATA[Lugansk]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Mosca]]></category>
		<category><![CDATA[Nuova Russia]]></category>
		<category><![CDATA[Putin]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[Seconda Guerra Mondiale]]></category>
		<category><![CDATA[Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[URSS]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.torquemada.eu/?p=2588</guid>
		<description><![CDATA[Da settimane ormai in tutti gli angoli della Russia si preparano i festeggiamenti di quella che è la ricorrenza più importante dell’anno, la più sentita tra la popolazione e allo stesso tempo quella più cara al governo centrale. Si tratta della “Giornata della Vittoria” (День Победы), che cade il 9 maggio e celebra la vittoria di quella che nell’ex-blocco sovietico è conosciuta come la “Grande guerra patriottica”. L’8 maggio 1945, presso il quartier generale della quinta armata sovietica a Berlino-Karlshorst, venne firmata la resa incondizionata della Germania nazista, già sancita il giorno precedente con un documento sottoscritto a Rheims, in]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child western" align="JUSTIFY"><span title="D" class="cap"><span>D</span></span>a settimane ormai in tutti gli angoli della Russia si preparano i festeggiamenti di quella che è la ricorrenza più importante dell’anno, la più sentita tra la popolazione e allo stesso tempo quella più cara al governo centrale. Si tratta della <strong>“Giornata della Vittoria” (День Победы), che cade il 9 maggio e celebra la vittoria di quella che nell’ex-blocco sovietico è conosciuta come la “Grande guerra patriottica”</strong>. L’8 maggio 1945, presso il quartier generale della quinta armata sovietica a Berlino-Karlshorst, venne firmata la resa incondizionata della Germania nazista, già sancita il giorno precedente con un documento sottoscritto a Rheims, in Francia. L’accordo entrò in vigore alle 23.01 ora di Berlino, quando a Mosca era già il giorno successivo.</p>
<div id="attachment_2607" style="width: 230px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/1ea82c2df44249402255782b73e3568e1.png"><img class="wp-image-2607" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/1ea82c2df44249402255782b73e3568e1-170x300.png" alt="" width="220" height="388" /></a><p class="wp-caption-text">Il manifesto per i 70 anni della commemorazione</p></div>
<p class="western" align="JUSTIFY">La ricorrenza iniziò ad avere un certo significato in occasione del suo ventennale nel 1965, in epoca Brežneviana, tornando ad essere definitivamente giorno festivo. A partire dagli anni ’60 non solo a Mosca, ma anche in altre città dell’Unione Sovietica, si iniziarono ad organizzare parate militari con cerimonie presso i memoriali ai caduti in guerra e al milite ignoto. La tradizione si è conservata anche in seguito allo smembramento dell’URSS e dal 1995 è ripresa l’usanza della parata sulla Piazza Rossa a Mosca. Quest&#8217;anno sono previsti grandi festeggiamenti, visto che si celebra il settantesimo giubileo.</p>
<p class="western" align="JUSTIFY">La passerella della festa deve essere impeccabile e già da fine aprile è possibile percepire la frenesia in centro città (non solo a Mosca, ma in qualunque delle capitali degli 85 stati federati russi): le strade, solitamente disastrate a causa della losca gestione dei finanziamenti pubblici, vengono rattoppate e ripulite dal fango, le fioriere vengono rinvasate e le aiuole ripiantate, da ogni lampione sventolano il tricolore russo e i colori della festa, il nero e l’arancio, ogni giorno ci sono deviazioni forzate del trasporto pubblico per permettere le prove generali della parata. Le celebrazioni coinvolgono naturalmente anche le scuole, con disegni e cartelloni dei più piccoli e con vere e proprie marce militari in divisa dei più grandi.</p>
<p class="western" align="JUSTIFY">La domanda (lecita) che sorge spontanea è:<strong> Quale può essere il significato di una tale celebrazione settant’anni dopo la fine della guerra? È davvero una festa del popolo o è una cerimonia calata dall’alto?</strong></p>
<p class="western" align="JUSTIFY"><strong>Il 9 maggio è innanzitutto una festa patriottica, sentita da tutte le classi sociali</strong>, al contrario ad esempio della nostra Liberazione, su cui si crea sempre qualche distinguo a causa dell’uso politico che se ne è fatto in passato. Il motto tra la gente è &#8220;<em>Io ricordo, io sono orgoglioso”</em>: il riferimento va all’opposizione al nazi-fascismo, tema di tradizione sovietica ancora caro ai russi (basti pensare alla propaganda filogovernativa a proposito dei “fascisti ucraini”), ma anche e soprattutto va ai ventitré milioni di cittadini sovietici, tra militari e civili, che persero la vita durante il conflitto (13,6% della popolazione), perdite di gran lunga superiori alle altre potenze che presero parte alla guerra. Grande importanza rivestono gli ormai pochi veterani di guerra ancora in vita, che in occasione di molteplici eventi pubblici sfoggiano una pioggia di medaglie sulle proprie divise.</p>
<div id="attachment_2594" style="width: 510px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/mosca_parata.jpg"><img class="wp-image-2594" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/mosca_parata-1024x576.jpg" alt="mosca_parata" width="500" height="281" /></a><p class="wp-caption-text">Parata sulla Piazza Rossa</p></div>
<p class="western" align="JUSTIFY">C’è però qualcosa di più che il semplice ricordo del sacrificio dei padri, considerando che altre tragedie della storia del popolo sovietico, quali le purghe staliniane e la grande carestia in Ucraina, non godono di una tale risonanza (anche mediatica). La celebrazione della vittoria nella Seconda Guerra Mondiale, ultimo grande successo dell’Unione Sovietica all’alba della Guerra Fredda, pare anche (e soprattutto) l’occasione per rimarcare il carattere imperialista della Russia e la sua importanza nello scacchiere mondiale. Per quale ragione altrimenti scomodare la propria tecnologia bellica e i propri reparti militari in parate che non hanno pari nel mondo?<strong> Il 9 maggio è una vetrina per la Russia stessa, è la rappresentazione davanti all’opinione pubblica interna del potere di quello che ancor oggi è l’<em>Impero</em> russo, di quel potere che ha permesso il “ritorno a casa della Crimea” </strong>sotto gli occhi di un Occidente impotente e che permette di salvaguardare la propria zona di influenza sponsorizzando stati cuscinetto come Abkhazia, Ossezia del Sud e Nuova Russia.</p>
<div id="attachment_2603" style="width: 360px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/nastro.jpg"><img class="wp-image-2603" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/05/nastro-300x168.jpg" alt="nastro" width="350" height="197" /></a><p class="wp-caption-text">Volontari distribuiscono gratuitamente il Nastro di San Giorgio</p></div>
<p class="western" align="JUSTIFY">Lo stesso Vladimir Putin ha contribuito nei suoi anni di governo ad accrescere l’importanza della festa dal punto di vista propagandistico. Dal 2008 la parata moscovita è tornata a comprendere anche la tecnologia bellica (il 9 maggio non vi sarà quindi molta differenza tra il panorama di Mosca e quello di Donetsk), mentre <strong>dal 2005 è iniziata la tradizione della distribuzione pubblica del “Nastro di San Giorgio”, oggi chiave dei festeggiamenti</strong>. Il nastro di San Giorgio non è una bandiera e non è uno stemma, ma in questo periodo assume molta più importanza del tricolore russo: è un nastro di stoffa a strisce nere e arancio e si rifà direttamente all’onorificenza sovietica della <em>“Medaglia per la vittoria sulla Germania nella grande guerra patriottica 1941-1945”</em>, conferita ai reduci nel dopoguerra, che a sua volta prese spunto dalla massima onorificenza militare di epoca zarista, l’allora <em>“Ordine di San Giorgio”</em>. Il nastro viene distribuito gratuitamente tra i mesi di aprile e maggio, non solo in Russia ma anche all’estero (Italia compresa).</p>
<p class="western" align="JUSTIFY">Il semplice nastro è quindi il simbolo della partecipazione alle celebrazioni del 9 maggio, sfoggiato in bella vista sul cruscotto delle automobili e sul volante di ogni autobus, così come sulle borse o sulle giacche delle signore a passeggio. È il vero biglietto d’entrata (gratuito) ai festeggiamenti, il collante che cementifica l’unità dei russi e della Federazione in questi giorni di festa. Vi è però una differenza: conclusi i festeggiamenti e tornati i soldati nelle caserme la città torna alla normalità, tolte le bandiere e lasciate le strade a sgretolarsi. Il nastro, al contrario, resta appeso nelle automobili, nei bus e nei luoghi pubblici. Resta come simbolo di una vittoria che fu e… come monito di una vittoria che può ancora essere.</p>
<p class="western" align="JUSTIFY">Di recente è sorto un altro contrasto, complici il surriscaldarsi della confronto USA-Russia in Europa orientale e la rinnovata politica imperialista di Mosca: i separatisti filo-russi in Ucraina hanno iniziato ad esporre accanto alle bandiere di Lugansk e Donetsk proprio il Nastro di San Giorgio, che <strong>ha assunto quindi l’ulteriore significato di appartenenza alla sfera di influenza russa in contrapposizione a quella ucraina filo-americana</strong>, causando non poche proteste tra i reduci di guerra di Kiev, che si oppongono alla strumentalizzazione del nastro, considerato un patrimonio storico comune a tutte le ex-repubbliche sovietiche.</p>
<p>Tutto è ormai pronto per i festeggiamenti e il nastro è già da tempo appeso al mio zaino. Perché, diciamocelo: <strong>senza nastro, che festa sarebbe?</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.torquemada.eu/2015/05/08/la-vittoria-sovietica-70-anni-dopo-tra-patriottismo-propaganda-e-imperialismo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Miseria e infamia dell&#8217;antifascismo militante</title>
		<link>http://www.torquemada.eu/2015/05/05/miseria-e-infamia-dellantifascismo-militante/</link>
		<comments>http://www.torquemada.eu/2015/05/05/miseria-e-infamia-dellantifascismo-militante/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 05 May 2015 15:20:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Virga]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[ANTIFA]]></category>
		<category><![CDATA[Antifascismo]]></category>
		<category><![CDATA[antifascismo militante]]></category>
		<category><![CDATA[Comunismo]]></category>
		<category><![CDATA[delinquenti]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Fascismo]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[incendio]]></category>
		<category><![CDATA[ISIS]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[libertà d'espressione]]></category>
		<category><![CDATA[libreria ritter]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Socialismo]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Torquemada]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.torquemada.eu/?p=2579</guid>
		<description><![CDATA[L’incendio, a Milano, di una sede di Forza Nuova e della storica libreria Ritter rappresenta la degna celebrazione di settant’anni di quella branca del crimine organizzato, che si autodefinisce “antifascismo militante”. Se la mafia era stata definita da Peppino Impastato “una montagna di merda”, tale epiteto risulta però fin troppo lusinghiero per gli antifa, dal momento che lo sterco è notoriamente un ottimo fertilizzante, mentre il loro odio è del tutto sterile. Specifichiamo: sarebbe ingiusto attribuire quest’etichetta infamante a coloro che coraggiosamente si opposero per davvero al regime fascista, pagandone il prezzo in prima persona; ad esempio, quei 12 accademici]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="L" class="cap"><span>L</span></span>’incendio, a Milano, di una sede di Forza Nuova e della storica<strong> libreria Ritter</strong> rappresenta la degna celebrazione di settant’anni di quella branca del crimine organizzato, che si autodefinisce “antifascismo militante”. Se la mafia era stata definita da Peppino Impastato “una montagna di merda”, tale epiteto risulta però fin troppo lusinghiero per gli antifa, dal momento che lo sterco è notoriamente un ottimo fertilizzante, mentre il loro odio è del tutto sterile.</p>
<p style="text-align: justify">Specifichiamo:<strong> sarebbe ingiusto attribuire quest’etichetta infamante a coloro che coraggiosamente si opposero per davvero al regime fascista, pagandone il prezzo in prima persona</strong>; ad esempio, quei 12 accademici su 1200 che rifiutarono di prestare giuramento di fedeltà; o quei pochi che vi si opposero fin dall’inizio, come Matteotti, Gramsci, i fratelli Rosselli, ecc.<strong> Già è discutibile la posizione di quei tanti, invece, che lo accettarono fintanto che esso ebbe il mandato del Re, e diventarono antifascisti solo dopo l’8 settembre</strong>, in occasione dell’occupazione tedesca. Sia come sia, essi combatterono il fascismo, fintanto che esso viveva.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Criminali sono invece coloro che da settant’anni si ostinano, al di fuori di ogni legalità, ad inveire contro un nemico già vinto e destituito</strong>. Costoro si fanno scudo della Costituzione, ma mostrano di non conoscerla affatto. <strong>In nessun luogo della carta costituzionale compare, infatti, la parola “antifascismo”</strong>; solo nelle disposizioni finali e transitorie, si escludono temporaneamente gli ex-fascisti dalle cariche pubbliche e si proibisce la ricostituzione del disciolto partito fascista. Poi, è vero, dato che il fascismo pareva non aver lasciato un ricordo così cattivo in tutti gli italiani e continuava ad avere un seguito politico rilevante, s’introdussero ulteriori leggi a limitazione della libertà di espressione, come la Scelba e la Mancino.</p>
<p style="text-align: justify">Tuttavia, le leggi della Repubblica Italiana sanciscono anche che la legalità è tutelata dalla magistratura e dalle Forze dell’Ordine, non da bande d’incendiari, picchiatori e assassini, che sporcano la bandiera rossa di cui si ammantano. Se un movimento o un partito neofascista, comunque si chiami, è legalmente registrato e si presenta regolarmente alle elezioni, non c’è nulla che abbiano diritto di fare per impedirne l’attività, salvo il ricorso a vie legali. Non parliamo poi di semplici associazioni culturali o esercizi commerciali. Tuttavia, per questa feccia il crimine e l’ingiustizia paiono essere una seconda natura.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Qui nessuno vuole negare i crimini e gli errori commessi dai regimi fascisti, al pari però di ogni altra forma di governo o ideologia, ma questi non autorizzano né legalmente né tanto meno moralmente a commettere altri crimini in risposta. Eppure, la storia dell’antifascismo militante è costellata d’infamie e orrori di ogni genere, fin dai suoi inizi, e non di rado commessi anche contro l’opinione o le persone degli altri antifascisti!</strong> Ad esempio, in Venezia Giulia i partigiani comunisti uscirono dal CLN, e assassinarono quei patrioti italiani antifascisti sì, ma che non volevano barattare l’occupazione tedesca con quella jugoslava, non meno feroce. Non è certo un caso che monarchici, cattolici, azionisti, repubblicani, ecc. uscirono quasi subito dall’<strong>ANPI</strong>, per fondare le proprie associazioni di reduci, non condividendone la faziosità.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Ora, sarebbe troppo banale scadere nell’anticomunismo, il quale ha oggi senso tanto quanto l’antifascismo, ossia nessuno. Anche perché questi delinquenti con la dottrina di Marx e Lenin non hanno nulla a che fare</strong>. Esattamente come lo sono in Italia, anche in qualsiasi regime socialista reale, sarebbero elementi antisociali e anarcoidi, con la differenza importante che nei suddetti regimi, bontà loro, le loro canagliate frutterebbero qualche annetto di lavori socialmente utili, d’indubbio impatto educativo. Negli stessi Paesi, tra l’altro, gli ex-fascisti che rispettavano le leggi dello Stato erano pienamente integrati nel sistema socialista – esemplare è il caso della<strong> NDPD</strong> nella Repubblica Democratica Tedesca. <strong>D’altronde, la rivendicazione ideologica principale dei cessi sociali è un reddito gratuito per chiunque, cittadino o meno, totalmente svincolato dal lavoro. È difficile immaginare una proposta più smaccatamente individualista e antisocialista</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Infatti, mentre nelle nostre città continuano a comparire filiali bancarie, supermercati stranieri che fagocitano il piccolo commercio, compro-oro e sale giochi dove si ricicla denaro sporco, costoro non alzano neanche la voce per denunciare questo scempio. È però sufficiente che un’associazione neofascista o semplicemente di destra, annunci un evento culturale, come una conferenza, ed ecco che costoro ululano come gli sciacalli che sono, perché le autorità – quelle che disprezzano ogni giorno – proibiscano l’evento ed essi stessi si mobilitano, cercando l’aggressione e lo scontro, ma sempre rigorosamente in netta superiorità numerica. Le rare volte che i tutori dell’ordine si ricordano di accarezzare loro doverosamente la schiena, subito si lamentano a gran voce, scandalizzati che dopo aver predicato lotta e violenza contro il sistema, qualcuno li prenda un attimo sul serio.</p>
<p style="text-align: justify">Non hanno tutti i torti, del resto, dato che<strong> le loro “lotte” sono del tutto congenite al sistema liberalcapitalista che a parole osteggiano</strong>. Esattamente come i trogloditi che, dall’altro lato, scaricano le loro frustrazioni sul bracciante africano o sull’ambulante arabo, invece di colpire i veri responsabili dell’immigrazione di massa, anche questi subumani inveiscono contro il “fascista”, con gli applausi di tutti i poteri forti. Del resto, chi paga i musicanti decide la musica; e chi sovvenziona costoro pagando le bollette dei centri sociali occupati e stipendiando le attività culturali, se non le giunte di centrosinistra targate SEL o PD, partiti che con il peggior imperialismo e liberal-capitalismo ci hanno sempre marciato d’amore e d’accordo, ben più degli stessi neofascisti! Peraltro, un’analisi di classe non mancherebbe di identificare il retroterra alto e medioborghese, di questi emuli in sedicesima del bombarolo miliardario Giangiacomo Feltrinelli.</p>
<p style="text-align: justify">E così, “fascista” è il cattolico che timidamente osa difendere la famiglia naturale, “fascista” è il proletario che si oppone alla costruzione di un centro d’accoglienza in una zona già disagiata, “fascista” è l’antimperialista che manifesta solidarietà per la Siria o la Nuova Russia. <strong>Del resto, con la presenza fascista ridotta ai minimi termini, bisogna inventarne di nuovi</strong>. Questo è esattamente quello che il filosofo comunista Costanzo Preve condannava, definendolo “antifascismo in assenza di fascismo”. Del resto, il teorico marxista Amadeo Bordiga, già nel ’45, sosteneva chiaramente che l’antifascismo non era diventato che un pretesto per legare i comunisti ai partiti borghesi. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: al Job Act di Renzi, si risponde aggredendo gli sparuti fautori del corporativismo, ovvero si preferisce lottare contro chi sostiene velleitariamente un’economia sociale di mercato, ignorando chi implementa realmente il neoliberismo.</p>
<p style="text-align: justify">Tuttavia, la psicopatologia dell’antifascismo militante non si esaurisce semplicemente nella criminosità, nella stupidità e nel servilismo<strong>. Se, infatti, dovessimo trovare una cifra alle loro azioni, questa sarebbe l’odio, cieco e bestiale</strong>. Così, durante la resistenza all’occupazione tedesca, loro mito fondante, operarono scientificamente per provocare le rappresaglie dell’occupante contro la popolazione inerme, che pagò per le loro colpe, in modo da suscitare e diffondere odio, sulla pelle degli altri. Non a caso, in quel frangente, assassinarono tutti quegli esponenti fascisti, i quali si ostinavano a cercare, in quei difficili momenti, la conciliazione tra Italiani, senza risparmiare un invalido di guerra come Carlo Borsani né un grande filosofo come Giovanni Gentile.</p>
<p style="text-align: justify">Infatti, <strong>la loro azione si concentrò non tanto contro lo straniero, ma soprattutto contro gli altri italiani</strong>. Nonostante le loro pretese, la storia mostra che le forze tedesche in Italia furono sconfitte dagli Alleati e che cedettero solo alla fine, quando ormai la Germania era già invasa. Ben altra fu la consistenza di movimenti di resistenza autentici, come in Polonia, Jugoslavia, Francia. Qui invece<strong> le file partigiane lievitarono solo a guerra finita, quando non restava altro che saltare sul carro del vincitore e massacrare nei modi più orribili i fascisti (o presunti tali)</strong>. Senza stare a fare i ragionieri della morte (come di moda), queste atrocità travalicano ampiamente i misfatti compiuti in Italia dal fascismo, tra il 1922 e il 1943. <strong>Paradossalmente, in Libia ed Etiopia, dove il colonialismo fascista ebbe colpe ben più gravi, i governanti indigeni, come Haile Selassie, tutelarono le vite e le proprietà dei coloni italiani, chiedendo invece la consegna dei veri colpevoli</strong>.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Nondimeno, alla civiltà africana, corrispose la barbarie europea: ossia il peculiare senso di giustizia antifascista</strong>. Mentre migliaia di coscritti, camicie nere, ausiliarie, podestà ed altri piccoli gerarchi erano barbaramente trucidati, i veri criminali di guerra fascisti, come Roatta e Graziani, se la cavarono con pene perlopiù simboliche, senza mai vedere un tribunale straniero. Persino gli ufficiali tedeschi responsabili delle rappresaglie e delle stragi non furono inquisiti che decenni dopo i fatti. Nel dopoguerra, mentre ragazze innocenti erano stuprate e assassinate, il capo dell’OVRA diventava prefetto. Questa è la giustizia antifascista che queste iene hanno lo stomaco di esaltare, minacciando chiunque osi rinfacciare i loro crimini, a settant’anni di distanza.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Orbene, ammettiamo anche che queste gesta fossero dovute all’eccitazione violenta della guerra civile. Perché, allora, lo stesso odio bestiale si è ripresentato più volte nel corso della Prima Repubblica?</strong> Dal linciaggio di Vittorio Ferri, al rogo di Primavalle, all’assassinio di Sergio Ramelli, fino alla mattanza di Acca Larenzia, questo è stato l’antifascismo militante: massacrare dei ragazzi, quasi sempre di estrazione popolare, mentre gli Almirante e i Rauti, che in teoria avrebbero dovuto essere i veri bersagli di un presunto antifascismo, sono morti serenamente nei loro letti.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Particolarmente odioso è poi il fatto che questa feccia abbia ora distrutto una libreria, ma ciò non fa altro che confermarne la bestialità. Non vi è in essi la minima volontà o capacità non dico di comprendere l’avversario, ma neanche di combattere le sue idee con le proprie.</strong> E quando si parla di cultura fascista, si parla non già di dozzinali libelli di propaganda, ma di colossi come Heidegger, Schmitt, Gentile, Pound, etc. <strong>L’antifascismo militante sprofonda ad uno stadio di barbarie e nichilismo intellettuale, che nulla ha da invidiare a gruppi fondamentalisti come lo Stato Islamico dell&#8217;Iraq e del Levante</strong>. Quelli distruggono le antiche rovine assire, questi imbrattano i monumenti ai caduti. <strong>Ieri accanirsi sui vinti e sui deboli, oggi bruciare una libreria: è quasi ironico osservare come non si facciano alcuno scrupolo di commettere in prima persona le barbarie imputate (talvolta a ragione) al fascismo</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Quest’osservazione presume però che questi subumani abbiano una morale equanime, secondo cui ogni atto possa essere giudicato in sé. Non è così, <strong>per costoro il fine giustifica i mezzi, e la stessa azione può essere positiva o negativa a seconda di chi la commette</strong>. È un manicheismo politico che serpeggia ampiamente in tutta la storia politica moderna, a partire dalla Rivoluzione Francese, nel corso della quale i paladini della libertà e dei diritti invocavano lo sterminio dei contadini che si opponevano al nuovo sistema politico. Le sue radici tuttavia affondano già nella peculiare “tolleranza” liberale di Locke, esplicitamente negata a cattolici e atei. L’uso di due pesi e due misure e la disumanizzazione dell’avversario politico diventano quindi mezzo di lotta e prassi di vita, fino ad arrivare ad oggi e vedere gli antifa pretendere di negare le libertà, costituzionalmente garantite, a chiunque non vada loro a genio: si tratti di forzanovisti, leghisti, sentinelle in piedi, ecc. ecc.<br />
Non si tratta qui di negare il conflitto sociale, che è una realtà di fatto, bensì di chiarire che la lotta va condotta senza odio per l’avversario, senza negarne l’umanità. Vittorio Arrigoni, di cui gli antifa si vanno riempiendo la bocca, e che a differenza loro ha dato generosamente la vita per la causa palestinese, diceva “Restiamo umani”. Gli antifascisti militanti, invece, insistono per comportarsi come cani rabbiosi, ed è inevitabile che prima o poi vengano trattati come tali, e allontanati a calci dalla comunità.</p>
<p style="text-align: justify">Purtroppo, c’è poca speranza che i colpevoli di questi crimini siano puniti, vista la connivenza e le coperture di cui godono a livello istituzionale, e financo nelle più alte cariche dello Stato, come la Presidenza della Camera, si avalla questa mentalità patologica che smentisce alla radice ogni discorso sulla tolleranza. Impuniti erano in passato e impuniti rimangono ora. Almeno questo conferma senza ombra di dubbio, che costoro altro non sono che i figli bastardi del sistema liberal-capitalista che sostengono di combattere e che proprio costoro (e non certo i neofascisti vessati e perseguitati da ogni Stato “democratico”) costituiscono la guardia “bianca” del Capitale. Non lo dimenticheremo.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.torquemada.eu/2015/05/05/miseria-e-infamia-dellantifascismo-militante/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;ambientalismo ci sta rovinando</title>
		<link>http://www.torquemada.eu/2015/04/27/lambientalismo-ci-sta-rovinando/</link>
		<comments>http://www.torquemada.eu/2015/04/27/lambientalismo-ci-sta-rovinando/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2015 19:40:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe De Lorenzo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[Shale Gas]]></category>
		<category><![CDATA[Torquemada]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.torquemada.eu/?p=2535</guid>
		<description><![CDATA[Chiamatela pure sindrome della botte piena e della moglie ubriaca. In termini tecnici si chiama NIMBY (Not In My Back Yard, cioè non nel mio cortile): l&#8217;insieme &#8211; spesso numeroso &#8211; di persone che protestano contro centrali elettriche, piattaforme petrolifere e ogni sorta di infrastruttura di interesse pubblico che debba attraversare la propria città o regione. Se c&#8217;è il minimo rischio possa inquinare, fatela da un&#8217;altra parte. Questa malattia ha investito in maniera preponderante i movimenti ambientalisti. In particolar modo su un tema cardine della vita economica della società europea, cioè l&#8217;Energia. Senza elettricità non andremmo molto lontano. Chi sta]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="C" class="cap"><span>C</span></span>hiamatela pure sindrome della botte piena e della moglie ubriaca. In termini tecnici si chiama <strong>NIMBY</strong> (Not In My Back Yard, cioè <em>non nel mio cortile</em>): l&#8217;insieme &#8211; spesso numeroso &#8211; di persone che protestano contro centrali elettriche, piattaforme petrolifere e ogni sorta di infrastruttura di interesse pubblico che debba attraversare la propria città o regione. <strong>Se c&#8217;è il minimo rischio possa inquinare, fatela da un&#8217;altra parte.</strong></p>
<p style="text-align: justify">Questa malattia ha investito in maniera preponderante i movimenti ambientalisti. In particolar modo su un tema cardine della vita economica della società europea, cioè l&#8217;Energia. <strong>Senza elettricità non andremmo molto lontano</strong>. Chi sta leggendo queste righe non potrebbe farlo, se non avesse di che alimentare il suo computer o lo smartphone. Senza elettricità dovremmo tornare a conservare il cibo nelle cantine a suon di sale, pepe e metodi per affumicare la carne. Di energia viviamo: il problema risiede nel come generare la corrente di cui abbiamo bisogno. <strong>Perché produrne è inquinante. Molto. E qui casca l&#8217;asino</strong>.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/04/BUNGA_KELANA_3-scontro-a-Singapore-petrolio-in-mare1.jpg"><img class="alignleft wp-image-2537" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/04/BUNGA_KELANA_3-scontro-a-Singapore-petrolio-in-mare1-300x146.jpg" alt="BUNGA_KELANA_3-scontro-a-Singapore-petrolio-in-mare1" width="447" height="219" /></a>In un recente libro intitolato <strong>&#8220;Nuove Energie&#8221;, Giuseppe Recchi,</strong> presidente dell&#8217;Eni, si scaglia contro Europa ed ambientalisti, rei di aver <strong>ideologicamente sbarrato la strada a tutti gli idrocarburi</strong> in nome della riduzione delle emissioni e dell&#8217;<strong>inutile rincorsa alle fonti rinnovabili</strong>. Il terrorismo mediatico e l&#8217;incapacità politica dei molti governanti europei ha reso l&#8217;Europa fanalino di coda del mondo industrializzato, per il semplice fatto di essersi castrata volontariamente nel punto più dolente dei processi di crescita economica: la disponibilità di risorse energetiche a basso costo per le imprese e per le famiglie, costrette le une a non poter competere con le altre aziende straniere e le altre a pagare una sovrattassa energetica che riduce i consumi.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>In Europa paghiamo l&#8217;energia più cara del mondo</strong>. Più degli USA e in misura molto maggiore di quanto non possa fare un imprenditore in Cina e in Brasile. I motivi sono semplici: corsa sfrenata alle rinnovabili, recessione economica e ricorso crescente al carbone (più inquinante, ma enormemente più vantaggioso).</p>
<p style="text-align: justify">Tutto nasce dalla decisone assunta dalla <strong>Commissione europea</strong> di porsi come obiettivo il raggiungimento di una cometa, sperando di poterci arrivare con un aquilone. Nel 2009 è stato stabilito <strong>l&#8217;obiettivo 20/20/20:</strong> ridurre del 20% le emissioni di gas serra, aumentare fino al 20% la quantità di energia prodotta da fonti rinnovabili e aumentare del 20% l&#8217;efficienza energetica. Tutto bello, ma utopico e dannoso. Soprattutto per via delle medicine che sono state sottoposte ad un paziente impreparato a riceverle: <strong>enormi incentivi economici alle rinnovabili</strong> (10 miliardi complessivi in Italia che pesano sulla bolletta di tutti i cittadini per un 18%) e la creazione nel 2005 dell&#8217;<em><strong>Emission Trading System.</strong> </em>Un &#8220;mercato dell&#8217;inquinamento&#8221;: se vuoi inquinare devi pagare, acquistando quote di emissioni di gas serra.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>I risultati, come detto, non sono stati quelli sperati.</strong> Con la crisi economica la quantità di energia richiesta dalle imprese in deficit di produzione si è ridotta e quindi l&#8217;offerta quote presenti nel mercato ha superato la richiesta. Inquinare costava sempre meno ed investire sul carbone diventava relativamente più vantaggioso. <strong>È così che la generazione elettrica a carbone è aumentata dal 37% nel 1990 al 41% nel 2011.</strong> Nonostante, anzi, grazie alle politiche ambientaliste.</p>
<p style="text-align: justify">Chiariamo. <strong>L&#8217;attenzione verso la sostenibilità ambientale dell&#8217;attività economica è indubbiamente positiva</strong>. Ma occorre affrontare la questione con spirito razionale, non ideologico. Quell&#8217;ideologia che ha pervaso è tuttora alimenta le lotte ambientaliste e localiste in tutta Europa. L&#8217;ideologia, appunto, della moglie ubriaca e della botte ancora piena. Perché chi protesta contro petroliere, centrali a carbone, centrali a gas e chi più ne ha più ne metta (ma ho assistito anche a manifestazioni contro l&#8217;eolico), spesso <strong>si scorda di vivere in una società immersa nel petrolio.</strong> Tutto quello che ci circonda è direttamente prodotto con un derivato dell&#8217;oro nero o è creato grazie all&#8217;utilizzo di energia prodotta con idrocarburi. Farne a meno è praticamente impossibile. Si pensi alla plastica, alle auto, ai computer, alle componenti per le cellule fotovoltaiche e finanche alle medicine: aspirine, antibiotici e supposte.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>E proprio alle supposte viene da pensare quando si guarda alle scelte energetiche dell&#8217;Europa</strong>, unita solo a parole. Molti paesi europei hanno detto un secco &#8220;no&#8221; al nucleare, e nessuno sforzo viene ancora fatto per sfruttare le risorse di <strong><em>shale gas</em></strong> presenti nel Vecchio Continente. Riserve non enormi, ammette anche Recchi, ma comunque indispensabili in un periodo di crisi economica dove risparmiare sull&#8217;energia potrebbe significare la sopravvivenza di una impresa produttiva. Provare per credere. <strong>Gli Stati Uniti in pochi anni, grazie al gas ottenuto dalla frantumazione delle rocce, sono diventati da importatori di energia a esportatori</strong>. La rivoluzione dello <em>shale gas</em> ha prodotto un rimescolamento geopolitico. I prezzi dell&#8217;Energia enormemente bassi hanno reso l&#8217;economia statunitense incredibilmente competitiva che, infatti, è uscita dalla recessione ben prima di noi. Gli europei sono ancora impantanati nei regolamenti comunitari e, impauriti dalle proteste ambientaliste, hanno frenato questa nuova tecnologia.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Difendere il pianeta è un diritto.</strong> Sacro ed anche positivo. Ma non si può fermare il mondo e puntare alla &#8220;decrescita felice&#8221; quando un intero continente comincia a riscoprire la povertà e l&#8217;immobilismo economico. Investire sulle tecnologie per ridurre l&#8217;inquinamento è doveroso. <strong>Ma non si può pensare di frenare la macchina economica</strong> fino a che un genio del politecnico avrà capito come trarre energia in grandi quantità da una fonte inesauribile e del tutto &#8220;green&#8221;. L&#8217;innovazione va avanti per piccoli passi, puntare sullo Shale Gas (e perché no, anche sul nucleare) e sulle tecnologie ad esso collegato è lungimirante, non criminale nei confronti dell&#8217;ambiente. Perché va ricordato: <strong>la scoperta del petrolio</strong>, riducendo il ricorso all&#8217;olio animale, <strong>&#8220;ha salvato più balene di Greenpeace&#8221;.</strong> E ci ha reso la grande economia che eravamo. Ora invece siamo al palo. Anche per colpa degli ambientalisti.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.torquemada.eu/2015/04/27/lambientalismo-ci-sta-rovinando/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il futuro non è la prossima settimana.</title>
		<link>http://www.torquemada.eu/2015/04/15/il-futuro-non-e-la-prossima-settimana/</link>
		<comments>http://www.torquemada.eu/2015/04/15/il-futuro-non-e-la-prossima-settimana/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 15 Apr 2015 13:46:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Serena Taurino]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[crescita]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[finanza]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[mazzucato]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[short-termism]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.torquemada.eu/?p=2447</guid>
		<description><![CDATA[&#160; Se nel lungo periodo saremo tutti morti, nel breve invece siamo tutti invalidi resi ciechi da irrefrenabile impazienza. Osservando il susseguirsi di dichiarazioni sull’andamento della economia europea, sembra quasi di guardare un film di Charlie Chaplin: ognuno degli attori va in giro meccanicamente e senza la minima idea di ciò che fa. Ci sono poi i commenti dei “comuni mortali”, di chi legge il giornale e ascolta il telegiornale  e comprende, forse, un terzo di ciò che succede. Ma si sa, “gli italiani sono tutti allenatori” a tavola. Allora, lungi, dal volerci assurgere a demiurgo della economia europea o,]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="S" class="cap"><span>S</span></span>e nel lungo periodo saremo tutti morti, nel breve invece siamo tutti invalidi resi ciechi da irrefrenabile impazienza. Osservando il susseguirsi di dichiarazioni sull’andamento della economia europea, sembra quasi di guardare un film di Charlie Chaplin: ognuno degli attori va in giro meccanicamente e senza la minima idea di ciò che fa.</p>
<p style="text-align: justify">Ci sono poi i commenti dei “comuni mortali”, di chi legge il giornale e ascolta il telegiornale  e comprende, forse, un terzo di ciò che succede. Ma si sa, “gli italiani sono tutti allenatori” a tavola.</p>
<p style="text-align: justify">Allora, lungi, dal volerci assurgere a demiurgo della economia europea o, peggio, di quella italiana, ci avventuriamo nella lettura di qualche scritto di “addetti ai lavori” e cerchiamo di capire cosa succede se il futuro è adesso, quando parliamo di investimenti e innovazione.</p>
<p style="text-align: justify">Partiamo da un lavoro del 2011 a firma di Andrew Haldane, chief economist della Banca di Inghilterra, e del suo collega Richard Davies. Da una robusta analisi su dati panel dal 1980 al 2009, i due economisti dimostrano come in ambito finanziario la visione a breve termine sia statisticamente ed economicamente significativa. Nel periodo in esame, infatti, nel Regno Unito e negli USA, i cash-flow a cinque anni sono scontati a tassi più appropriati per quelli a otto anni; i cash-flow a dieci anni vengono valutati come se fossero a 16 e quelli a più di 30 anni sono scarsamente valutati.  Il lungo è breve. Le scelte finanziarie, come altre scelte di vita, vengono sintonizzate su lunghezze d’onda più corte. Gli autori utilizzano una metodologia basata sul modello tradizionale di analisi costi-benefici e “equity pricing”. La presenza di logica di breve termine significherebbe che gli agenti scontano eccessivamente i  flussi di cassa futuri. Gli investimenti non vengono intrapresi, anche se il tasso di sconto (dopo aver incluso il premio di rischio) suggerisce l’opportunità razionale di investire in una determinata azienda.</p>
<p style="text-align: justify">Tralasciando di addentrarci nelle cause di questo comportamento, ci preme sottolineare quanto i due economisti concludono: anche piccoli eccessi di attualizzazione possono avere grandi effetti cumulativi. In questo modo, sia gli investimenti che la crescita si smorzano.</p>
<p style="text-align: justify">Questa logica del venture capital è alla base dell’operazione di smantellamento del mito che lo vede foriero di imprese innovative, nonché della sua capacità di generare crescita, portata avanti dalla economista Mariana Mazzucato nel suo bel libro “Lo Stato innovatore”. In realtà, anche altri economisti sottolineano come l’orizzonte del venture capital sia quello della “uscita anticipata” dall’investimento, a causa degli onorari di gestione e delle gratifiche incassate in caso di rendimenti elevati. Quindi la maggior parte dei finanziamenti, soprattutto in settori di ricerca e sviluppo, si concentra su progetti che prevedono di arrivare alla fase di commercializzazione della “scoperta” entro i tre, cinque anni (Gosh e Nanda, 2010). Tuttavia, in alcuni settori come ad esempio quello biotecnologico o energetico, l’arco temporale richiesto dal processo di esplorazione scientifica è più ampio, oltre a richiedere la disponibilità ad accettare un insuccesso.</p>
<p style="text-align: justify">Esattamente il contrario di quanto avvenuto progressivamente nelle ultime decadi, stando a Lazonick e Mazzucato (2013), che dimostrano come la cosidetta “finanziarizzazione” della economia sia dovuta a un eccesso di speculazione e in particolar modo a due fattori. Il primo riguarda la tendenza del settore finanziario a cedere prestiti a se stesso, piuttosto che alla “economia reale”.<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a>Il secondo concerne una eccessiva concentrazione di finanziamenti ad opera delle grandi corporation in attività altamente profittevoli nel breve periodo &#8211;  acquisizioni e fusioni (M&amp;A) &#8211; contemporaneamente ad un progressivo disimpegno in attività redditizie sul lungo periodo come ricerca e sviluppo (R&amp;D).</p>
<p style="text-align: justify">In questo modo, la finanza non è né lo “schumpteriano” eforo del capitalismo, né il settore privato gioca il suo ruolo di investitore a la Keynes. In sostanza, banche e fondi di venture capital sono diventati “risk-averse”.  Un recente studio del Mit (2013) fa notare come il problema reale nel campo della innovazione sia la mancanza di un settore privato interessato a investire prepotentemente in ricerca e sviluppo. Al contrario di quanto accadeva negli anni ’60 all’interno di aziende come Xerox, Bell e altre, oggi esiste un vuoto spaventoso di laboratori di ricerca all’interno delle grandi corporations.</p>
<p style="text-align: justify">Questo accade in virtù della miopia da “breve termine” del settore e della visione del venture capital focalizzata sulla “uscita” entro tre anni, solitamente attraverso una offerta pubblica iniziale (IPO) (Lazonick and Tulum, 2011). Tuttavia, questo modo di agire, questo tipo di finanza può servire a sviluppare quelli che Mazzucato chiama “gadgets”, ovvero prodotti che si basano sull’assemblaggio di tecnologia già esistente (famoso è, nel libro, l’esempio dell’iPhone), ma certamente non serve a generare le “onde lunghe” del futuro.</p>
<p style="text-align: justify">Le ricette per cambiare questo modo di agire vanno da una maggiore trasparenza, una governance più forte, cambiamenti negli incentivi e nelle remunerazioni degli executive manager (Mazzucato fa notare come le stock option siano uno degli strumenti più adatti a questo tipo di finanza dall’occhio corto), fino a tasse e sussidi, laddove necessario.</p>
<p style="text-align: justify">Non è una questione di quantità degli investimenti, secondo Mazzucato, quanto la qualità di questi. In tempi di quantitative easing da parte della BCE e di “tesoretto” da spendere per il governo italiano, riteniamo che una strategia mirata da navigante con la bussola ben orientata sia essenziale. La Germania ha lavorato bene e predicato male. Dovremmo guardare a cosa ha fatto, più che soffermarci su cosa dice. Investire in settori strategici, che definiscono l’orizzonte del futuro piuttosto che quello dell’uscio di casa.</p>
<p style="text-align: justify">E’ difficile vincere il futuro, se pensiamo esso sia la prossima settimana.</p>
<p style="text-align: justify">Serena Fiona Taurino</p>
<p style="text-align: justify"><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> Per “economia reale”, si intende crescita produttiva sia nel settore manifatturiero che dei servizi, e creazione di nuovi posti di lavoro.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.torquemada.eu/2015/04/15/il-futuro-non-e-la-prossima-settimana/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;infamia di Reagan</title>
		<link>http://www.torquemada.eu/2015/03/29/linfamia-di-reagan/</link>
		<comments>http://www.torquemada.eu/2015/03/29/linfamia-di-reagan/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 29 Mar 2015 17:42:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Virga]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA['80]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Al Qaeda]]></category>
		<category><![CDATA[America]]></category>
		<category><![CDATA[Beth A. Fischer]]></category>
		<category><![CDATA[Bolscevismo]]></category>
		<category><![CDATA[Carter]]></category>
		<category><![CDATA[Casa Bianca]]></category>
		<category><![CDATA[Cattolici]]></category>
		<category><![CDATA[Cattolici Liberali]]></category>
		<category><![CDATA[Charles W. Kegley]]></category>
		<category><![CDATA[CIA]]></category>
		<category><![CDATA[Cold War]]></category>
		<category><![CDATA[Comunismo]]></category>
		<category><![CDATA[Contras]]></category>
		<category><![CDATA[Crociata contro il bolscevismo]]></category>
		<category><![CDATA[Democratici]]></category>
		<category><![CDATA[Democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Efraín Ríos Montt]]></category>
		<category><![CDATA[El Salvador]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[García Lucas]]></category>
		<category><![CDATA[Golpe]]></category>
		<category><![CDATA[GOP]]></category>
		<category><![CDATA[Guatemala]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra Fredda]]></category>
		<category><![CDATA[Hayek]]></category>
		<category><![CDATA[Imperialismo]]></category>
		<category><![CDATA[Impero del Male]]></category>
		<category><![CDATA[Jack Matlock]]></category>
		<category><![CDATA[Jiadismo]]></category>
		<category><![CDATA[jihad]]></category>
		<category><![CDATA[John A. Coatsworth]]></category>
		<category><![CDATA[Liberismo]]></category>
		<category><![CDATA[Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[Mara Salvatrucha 13]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Neoliberismo]]></category>
		<category><![CDATA[Nicaragua]]></category>
		<category><![CDATA[Osama Bin Laden]]></category>
		<category><![CDATA[Oscar Romero]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Reagan]]></category>
		<category><![CDATA[Robert G. Kaiser]]></category>
		<category><![CDATA[Robert McFarlane]]></category>
		<category><![CDATA[Ronald Reagan]]></category>
		<category><![CDATA[Ronnie Reagan]]></category>
		<category><![CDATA[Saddam Hussein]]></category>
		<category><![CDATA[Sandinisti]]></category>
		<category><![CDATA[Somoza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Sud Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Torquemada]]></category>
		<category><![CDATA[URSS]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
		<category><![CDATA[Violeta Chamorro]]></category>
		<category><![CDATA[Yankee]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.torquemada.eu/?p=2253</guid>
		<description><![CDATA[I Presidenti degli Stati Uniti – come i leader delle grandi potenze in generale – non sono in genere noti per essere degli stinchi di santo, ma in questa “galleria degli orrori” dei volti dell’imperialismo a stelle e strisce, Ronald Reagan si guadagna sicuramente un posto d’onore. Trovare di che parlarne male, non è certo difficile, né si tratta di una novità. Quello che, invece, stupisce è che presso alcuni cattolici (o presunti tali) sia considerato non solo un grande statista (affermazione perlomeno discutibile) ma addirittura uno statista cristiano (il che è proprio fuori di discussione)! D’altronde, questa è gente]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: left"><span title="I" class="cap"><span>I</span></span> Presidenti degli Stati Uniti – come i leader delle grandi potenze in generale – non sono in genere noti per essere degli stinchi di santo, ma in questa “galleria degli orrori” dei volti dell’imperialismo a stelle e strisce, <strong>Ronald Reagan</strong> si guadagna sicuramente un posto d’onore. Trovare di che parlarne male, non è certo difficile, né si tratta di una novità.</p>
<p style="text-align: justify">Quello che, invece, stupisce è che presso alcuni cattolici (o presunti tali) sia considerato non solo un grande statista (affermazione perlomeno discutibile) ma addirittura uno statista cristiano (il che è proprio fuori di discussione)! <strong>D’altronde, questa è gente che, dopo 124 anni di encicliche sociali in cui i Pontefici spiegano il contrario, ancora si ostina a credere che il liberismo (o, peggio ancora, il neoliberismo!) sia compatibile con la fede cattolica.</strong></p>
<p style="text-align: justify">Come anticipato, <strong>delle colpe di Reagan ci sarebbe molto da narrare,</strong> come pure dei presunti meriti. Primo fra tutti, quello di aver combattuto l’aborto. In realtà, tante belle parole ma, dati alla mano, ci risulta che il tasso percentuale di aborti negli Stati Uniti non è mai stato così alto come durante il suo mandato. Del resto, se si fa macelleria sociale…</p>
<p style="text-align: justify">Parliamo pur sempre, del resto, di <strong>un attore prestato alla politica che riteneva che la cura per un Paese segnato dalle gravi ingiustizie sociali, frutto del liberismo, fosse applicare maggiore liberismo.</strong> Anche se – a dirla tutta – è quanto meno discutibile togliere i soldi ai contribuenti per commissionare alle grandi industrie belliche un riarmo generale, con tanto di fantasmagorici scudi spaziali di dubbia utilità – a maggior ragione quando si è già la principale potenza mondiale, con un rilevante distacco sulla seconda, quanto a produzione economica, ricerca tecnologica, consenso diplomatico, proiezione aeronavale e posizionamento strategico. Non ho grande dimestichezza con l’opera di <strong>Hayek</strong>, ma dubito fortemente che approvasse un simile e ingiustificato aumento della spesa pubblica.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Che poi questo dispiegamento di forze sia servito davvero a vincere la Guerra Fredda, è tutto da vedere</strong>. Molti studiosi pensano piuttosto che il crollo del blocco sovietico abbia avuto cause endogene (cfr. Strobe Talbott), in particolare con l’affermazione di Gorbaciov (cfr. Robert G. Kaiser), o che addirittura l’atteggiamento di Reagan abbia ritardato questo processo (cfr. Charles W. Kegley). Altri ancora osservano che dal 1984 l’approccio fu invece molto più conciliante (cfr. Beth A. Fischer). In ogni caso, persino i suoi stessi consiglieri (es. Robert McFarlane e Jack Matlock) hanno in seguito ammesso che l’intenzione reale non era portare l’Impero del Male al collasso, ma piuttosto migliorare le relazioni tra le superpotenze, partendo da una posizione di forza. Ma ora non pretendiamo che i liberisti abbiano studiato la storia, e men che meno quella delle relazioni internazionali!</p>
<p style="text-align: justify">Ad ogni modo, <strong>fatto sta che il guitto della Casa Bianca ha lanciato negli anni ’80 una serie di offensive in tutto il mondo per rilanciare l’egemonia statunitense</strong>.<strong> I suoi alleati</strong> in questa <strong>“ultima crociata contro il bolscevismo”</strong>, da parte loro, erano ancora più imbarazzanti di lui. Passi <strong>Saddam</strong> sguinzagliato contro Khomeini, con tanto di gas, mine e oltre un milione di morti; passi pure <strong>il Sudafrica bianco</strong> deciso a mantenere il dominio razziale sui popoli dell’Africa meridionale… ma della creazione di <strong>Al-Qaeda</strong>, <strong>col compagno di merende Osama Bin Laden</strong>, e quindi del <strong>jihadismo islamico</strong> come lo conosciamo oggi, retrospettivamente, avremmo fatto volentieri a meno.</p>
<p style="text-align: justify">Tuttavia, l’apice di queste eroiche gesta, su cui voglio sollevare l’attenzione, è stato compiuto proprio nel cortile di casa. Parliamo dunque dell’<strong>intervento reaganiano in America Centrale</strong>, riassunto magistralmente da un saggio dello storico J<strong>ohn A. Coatsworth, contenuto nella “Cambridge History of Cold War”</strong> (che non è proprio “Il Manifesto”).</p>
<p style="text-align: justify">Ora, gli interventi statunitensi in America Latina non sono mai stati una novità. <strong>Solo durante la Guerra Fredda, sono stati rovesciati ventiquattro governi, perlopiù democraticamente eletti</strong> – dei quali <strong>quattro per intervento militare diretto</strong>, <strong>tre attraverso la CIA</strong>, e <strong>i restanti golpe sono stati subappaltati alle forze militari locali</strong>, i cui quadri erano spesso e volentieri addestrati dagli stessi USA, per difendere il mondo libero dalle dittature fasciste prima, e comuniste poi (quando si dice l’eterogenesi dei fini…). Come risultato,<strong> nel 1977, solo Costa Rica e Venezuela erano Paesi stabili con governi liberamente eletti</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">A questo punto, il democratico Carter, sulla scia di Kennedy, cominciava a chiedersi se non fosse il caso di contrastare il comunismo, promuovendo democrazia e giustizia sociale, ossia alleviando quelle condizioni di estrema oppressione e miseria che spingevano i popoli del Continente nelle braccia del socialismo rivoluzionario. Inutile dire che le élite locali, pur di non perdere i propri privilegi, non erano molto inclini ad usare altri metodi di pacificazione sociale, oltre alla tortura e agli squadroni della morte… ma qualche progresso era stato fatto.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Il repubblicano Reagan era intervenuto però a gamba tesa fin dalla campagna elettorale, accusando Carter di debolezza e promettendo di usare il pugno di ferro contro la minaccia comunista</strong>. In particolare, nel 1979, i <strong>rivoluzionari sandinisti del Nicaragua</strong> avevano finalmente abbattuto la pluridecennale dittatura della famiglia <strong>Somoza</strong>, e la guerriglia si era estesa nei vicini <strong>El Salvador</strong> e <strong>Guatemala</strong>. Fortunatamente, il prode “crociato della libertà” era pronto a ricacciare i comunisti all’inferno.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/ronald_reagan_ranch.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2353" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/ronald_reagan_ranch-300x200.jpg" alt="Reagan" width="300" height="200" /></a></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Peccato che la minaccia comunista in America Latina non esistesse se non nella propaganda reaganiana</strong>. I movimenti rivoluzionari della regione consistevano in <strong>fronti di liberazione nazionale, dove convivevano varie correnti ideologiche</strong>, dai comunisti ai nazionalisti ai cristiano-sociali. <strong>L’URSS</strong> era troppo lontana e impegnata per intervenire e <strong>aveva sempre guardato di cattivo occhio il sostegno cubano ad altri movimenti rivoluzionari</strong> in quella che era tacitamente considerata dal Cremlino come riserva statunitense.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Lo stesso Nicaragua sandinista</strong> non solo ricevette aiuti sovietici e cubani in misura minore rispetto a quelli provenienti da altri Paesi europei e americani, ma soprattutto <strong>non implementò mai una politica comunista d’imposizione di un Partito unico e collettivizzazione dei mezzi di produzione</strong>, e tantomeno abbandonò l’Organizzazione degli Stati Americani. A margine, è anche interessante osservare come questo piccolo Stato vanti tuttora le leggi più restrittive al mondo in materia d’aborto.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Quello che invece era fin troppo reale era la natura estremamente repressiva delle dittature centroamericane</strong>. In un contesto dove un’oligarchia di latifondisti e <em>compradores</em>, insieme alle grandi multinazionali statunitensi, sfruttava masse rurali in condizioni di sussistenza, dominavano giunte militari, in confronto alle quali persino Pinochet poteva a buon diritto passare per socialdemocratico. <strong>Qui, anche contro la stessa opinione pubblica statunitense</strong> – che fin dai tempi del Vietnam cominciava a porsi problemi riguardo alle manifestazioni più brutali del proprio imperialismo –,<strong> Ronnie Reagan diede il meglio di sé</strong>.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Al confine tra Honduras e Nicaragua, la CIA, con l’aiuto d’istruttori militari argentini</strong> (sì, quelli che facevano volare i dissidenti in mare), <strong>organizzò elementi della ex-Guardia Nazionale di Somoza, per formare i famigerati Contras</strong>, finanziati dal Congresso e armati attraverso il narcotraffico e la vendita di armi all’Iran. <strong>Non pago di ciò, il governo statunitense, in totale violazione del diritto internazionale, minò i porti nicaraguegni, infischiandosene poi bellamente del verdetto di risarcimento emesso dalla Corte dell’Aia</strong>. Insomma, il rispetto della legalità valeva solo quando si trattava di tollerare la sentenza Roe vs Wade…</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Dopo una serie di sonore sconfitte sul campo per opera delle forze regolari, i Contras ricorsero al terrorismo contro obiettivi civili, causando oltre 30.000 morti</strong>. Alla fine, incapaci di prevalere direttamente, gli USA accettarono un compromesso con il governo sandinista, che perse di misura le elezioni del 1990. Queste si svolsero in un contesto di esasperazione popolare di fronte alla prepotenza statunitense e videro la vittoria di una coalizione di centrodestra finanziata dagli Stati Uniti e guidata da <strong>Violeta Chamorro</strong>, il cui padre era stato assassinato da Somoza.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/0128-wires-reagan.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2352" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/0128-wires-reagan-300x200.jpg" alt="0128-wires-reagan" width="300" height="200" /></a></p>
<p style="text-align: justify"><strong>In Guatemala, la guerriglia contro la dittatura militare era radicata nelle popolazioni indigene maya</strong> che vivevano lì da millenni. <strong>Anche qui Reagan provvide a fornire ampio sostegno economico, in particolare al nuovo governo del Generale Efraín Ríos Montt</strong>, convertito alla fede evangelica, <strong>che nel 1982 era subentrato, via golpe, al Generale García Lucas</strong>. Siccome la semplice repressione politica è troppo poco, <strong>in appena un anno di potere, prima di essere deposto da un nuovo golpe, Ríos Montt distrusse 686 villaggi e uccise 50.000-75.000 indigeni</strong>, conquistandosi un processo per genocidio (attualmente in corso). <strong>In totale, in questo periodo, su una popolazione guatemalteca di 6.500.000 abitanti (nel 1980), si ebbero 200.000 morti </strong>(per il 93% ad opera dello Stato e per l’83% di etnia maya)<strong> e 1 milione di rifugiati</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Tuttavia, è al <strong>Salvador</strong> che spetta la palma nella lotta contro il comunismo ateo e omicida. <strong>Il 24 marzo 1980, l’Arcivescovo conservatore Óscar Arnulfo Romero, Primate di El Salvador, vertice della gerarchia cattolica nel Paese, fu assassinato dai servizi militari mentre celebrava Messa nella Cattedrale, durante la Consacrazione, per aver criticato la repressione del regime</strong>. <strong>Non soddisfatti, la mattina successiva, durante le esequie, esplosero una bomba e spararono dalle finestre del Palazzo Presidenziale, causando 38 morti tra i fedeli</strong>. Inutile dire che neanche Hitler e Stalin si erano mai sognati di fare una cosa del genere, senza neanche attendere la fine della Messa e istituire un processo farsa! Oggi, Romero è Beato in quanto Martire, a controprova che si è trattato di <strong>una vera e propria persecuzione contro la Chiesa Cattolica</strong>.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Infatti, più avanti, vista la sgradevole tendenza del clero a schierarsi con i più deboli, minacciarono lo sterminio dei gesuiti presenti nel Paese</strong>. A dicembre, per festeggiare l’elezione di Reagan, i militari rapirono, stuprarono e uccisero quattro religiose statunitensi impegnate nell’assistenza dei poveri. Carter, sdegnato, ritirò l’appoggio economico, ma questo fu subito reintegrato dal “Nostro” il mese seguente. <strong>Grazie a questo decisivo sostegno, l’esercito salvadoregno resistette, l’offensiva dei ribelli fu respinta e il massacro dei civili proseguì indisturbato</strong>.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Tuttavia, ben presto il regime si accorse che cominciavano a scarseggiare gli uomini da arruolare, ma presto fu trovata la soluzione: l’arruolamento – anche coatto, ricorrendo a raid nelle scuole – di ragazzi, anche di 14-15 anni</strong>. In piena guerra civile, l’80% delle forze governative e il 30% dei guerriglieri era composto da minorenni. Questo fenomeno è alla base della nascita di violentissime gang giovanili come la <strong>Mara Salvatrucha 13</strong>. In ogni caso, si stima un totale di <strong>75.000 morti (per l’85% causati dal regime), di cui oltre la metà sotto il mandato di Reagan, e 500.000 rifugiati su una popolazione di 4.500.000 (1980)</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">In conclusione, a fare i conti, il motto “Meglio morti che rossi” non è mai stato tanto vero, se consideriamo che su una popolazione totale – per questi tre Stati – di circa 12.500.000 abitanti (nel 1975), i morti ammontano al 2,84% e i rifugiati al 16%. Questi ultimi, tra l’altro, si diressero in maggior parte negli Stati Uniti, dove chiesero di essere accolti come rifugiati politici. <strong>Naturalmente, mentre gli esuli cubani erano accolti a braccia aperte e coccolati dal governo statunitense, i profughi centramericani erano rifiutati e costretti alla clandestinità: solo il 9-11% dei nicaraguegni, il 2,6% dei salvadoregni e l’1,8% dei guatemaltechi ottenne asilo politico – sempre grazie alle cristiane virtù d’accoglienza e ospitalità dell’amico Reagan, beninteso</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Insomma, viste le sue preclare virtù di <em>Defensor Fidei</em> sovraelencate, che aspettano i cattoliberisti a chiedere la canonizzazione del loro novello Luigi IX?</p>
<p style="text-align: justify">P.S. Raccontatemi pure di quando Chávez e Castro facevano sparare agli arcivescovi.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.torquemada.eu/2015/03/29/linfamia-di-reagan/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
