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	<title>Torquemada &#187; Esposizione</title>
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	<description>Torquemada è una rivista di inquisizione telematica, uno spazio condiviso dove esprimere il proprio pensiero in modo libero, ben argomentato ma soprattutto incendiario</description>
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		<title>‘ENNEUTOPIE’: SE L’UTOPIA È UN DISPOSITIVO</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Dec 2014 22:21:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Marika Lerna]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Esposizione]]></category>
		<category><![CDATA[Utopia]]></category>

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		<description><![CDATA[Mercoledì 12 novembre si è tenuto allo spazio zampExtra di Milano il vernissage della mostra ‘Enneutopie’. L’esposizione fa parte di un progetto più ampio di Stefano Comensoli, Nicolò Colciago, Alberto Bettinetti, Federica Clerici e Giulia Fumagalli, chiamato ‘SPAZIENNE’: “manifesto di intenti e contenitore espositivo in continuo movimento”. Avete in mente cosa si intende generalmente per ‘utopia’? Bene. Prendete ciò che sapete a riguardo e mettetelo da parte. La mostra ‘Enneutopie’ è stata definita un “dispositivo-espositivo” che nulla ha a che fare con il concetto storicizzato di utopia; esso si propone di indagare il linguaggio stesso dell’utopia, non la sua rappresentazione.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child "><span title="M" class="cap"><span>M</span></span>ercoledì 12 novembre si è tenuto allo spazio zampExtra di Milano il vernissage della mostra <b>‘Enneutopie’</b>. L’esposizione fa parte di un progetto più ampio di <b>Stefano Comensoli, Nicolò Colciago, Alberto Bettinetti, Federica Clerici e Giulia Fumagalli</b>, chiamato <b>‘SPAZIENNE’</b>: “manifesto di intenti e contenitore espositivo in continuo movimento”.<br />
Avete in mente cosa si intende generalmente per ‘utopia’? Bene. Prendete ciò che sapete a riguardo e mettetelo da parte. La mostra <b>‘Enneutopie’ </b>è stata definita un “dispositivo-espositivo” che nulla ha a che fare con il concetto storicizzato di utopia; esso si propone di indagare il linguaggio stesso dell’utopia, non la sua rappresentazione. E l’intento è stato pienamente raggiunto.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/enne2.jpg"><img class="size-medium wp-image-326 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/enne2-191x300.jpg" alt="enne2" width="191" height="300" /></a></p>
<p>Il manifesto della mostra è esemplificativo: <strong>‘<i>Utopia/Utopia’</i></strong>, di <strong>Alberto Bettinetti</strong>, propone le istruzioni per costruire un castello di carte da gioco al contrario. Cosa c’è di più utopico dell’intento di questa azione?<br />
Il manifesto contiene in nuce gli aspetti più interessanti che sono stati indagati in maniera eterogenea dagli artisti e dai grafici all’interno del progetto.<br />
Primo fra tutti: l’irraggiungibilità e l’assenza di scopi contingenti dell’utopia. Non ci è dato sapere, ad esempio, l’utilità pratica di un <strong>‘</strong><i>Piegafoglie</i>’ o di un dispositivo per fare cerchi sospesi o lontani.</p>
<p style="text-align: left;" align="JUSTIFY"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/enne3.jpg"><img class="size-medium wp-image-327 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/enne3-300x200.jpg" alt="enne3" width="300" height="200" /></a></p>
<p>In secondo luogo è interessante la risemantizzazione che viene operata su oggetti quotidiani grazie alla perdita della loro funzione primaria. ‘<i>doppio manico + doppia lama</i>’ sono, ad esempio, due coltelli smontati e riassemblati, ma essendone stati sdoppiati i pezzi, perdono la loro utilità.<br />
Non ci sono istruzioni per comprendere lo scopo e il funzionamento di tali dispositivi. Solo <strong>‘<i>Metaistruzioni</i>’</strong> costituite da spiegazioni di altri oggetti, semplicemente prese e fuse in un grande e ingegnoso dispositivo inesistente, ma che potrebbe un giorno esistere.</p>
<p>Il fulcro dell’intero progetto è questo: oggetti, macchinari, dispositivi sono senza un fine immediatamente riconoscibile, ma potrebbero contenere spunti per un miglioramento futuro. In questo sta l’utopia ‘auspicabile’.</p>
<p>La mostra è quindi una provocazione: è uno sguardo che diventa spunto di riflessione più che soluzione trovata; ci spinge a cercare una nuova prospettiva da cui guardare la quotidianità e l’altro da sé.</p>
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