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	<title>Torquemada &#187; escatologia</title>
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	<description>Torquemada è una rivista di inquisizione telematica, uno spazio condiviso dove esprimere il proprio pensiero in modo libero, ben argomentato ma soprattutto incendiario</description>
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		<title>Risposta di un critico del sessismo ad una critica del sessismo</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Apr 2015 13:45:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Morello]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nella critica alla protervia sessista, la quale si ritrae inorridita di fronte all’idea che i rassicuranti ruoli che strutturano la società possano essere messi in discussione, spesso vi è un residuo di non criticità. L’attacco non sembra essere condotto nel punto decisivo: l’idea stessa di genitorialità. C’è il rischio cioè che l’attacco ad un sistema discriminante che articola le identità per innestarvi delle forme di potere, si limiti a proporre una sostituzione di chi ricopre i ruoli (i transessuali) ma lasci intatti i ruoli stessi (i genitori). Ciò, sia chiarito da subito, dipende più dalla difficoltà da parte della critica]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="N" class="cap"><span>N</span></span>ella critica alla protervia sessista, la quale si ritrae inorridita di fronte all’idea che i rassicuranti ruoli che strutturano la società possano essere messi in discussione, spesso vi è un residuo di non criticità. L’attacco non sembra essere condotto nel punto decisivo: l’idea stessa di genitorialità. C’è il rischio cioè che l’attacco ad un sistema discriminante che articola le identità per innestarvi delle forme di potere, si limiti a proporre una sostituzione di chi ricopre i ruoli (i transessuali) ma lasci intatti i ruoli stessi (i genitori). Ciò, sia chiarito da subito, dipende più dalla difficoltà da parte della critica di superare un linguaggio ancora troppo debitore di categorie concettuali di natura liberale, che da un effettiva mancanza di chiarezza negli obiettivi.</p>
<p style="text-align: justify">Non mi ha mai convinto fino in fondo l’appello alla libertà assoluta, tantomeno in campo di identità sessuale. Questo non perché consideri queste manifestazioni esecrabili, immorali, innaturali etc. Ma perché la libertà di autodeterminarsi, osservata più da vicino, non mi sembra ispirata da un’autentica esigenza trasformatrice. Autodeterminarsi per cosa? Liberi per cosa? Ci si è dimenticati forse quali forze storiche hanno costruito il soggetto che aspira alla sua autodeterminazione, alla piena realizzazione di se stesso? Si tratta delle forze liberali che nella storia hanno tentato senza sosta di sganciare l’individuo dal mondo, piuttosto che di fornirgli i mezzi per trasformarlo. La logica dell’autodeterminazione rende accessibili a tutti i centri di potere esistenti senza farli realmente saltare. Il problema è complicatissimo e si intreccia con quello della sopravvalutazione del concetto di “diritto” nelle lotte per il riconoscimento</p>
<p style="text-align: justify">.<br />
So che ciò che sto per dire mi accosterà a gente cui da parte mia non vorrei mai essere accostato. Ma se l’immagine della famiglia dominante resta quella della coppia eterosessuale, ciò ha le sue profonde radici nella storia e nel rapporto (violento, appropriatore, selvaggio) dell’uomo con la natura, e non si tratta di un mero disegno repressivo elaborato a tavolino dai potenti cattivoni di questo mondo. Il concetto di famiglia non è una casella vuota che si può riempire a piacere: esso è intrinsecamente legato alla coppia eterosessuale, e a tutte le ingiustizie che essa presuppone.</p>
<p style="text-align: justify">Con questo voglio forse dire che le sopraffazioni e le disuguaglianze sono giustificate? Tutto il contrario! Piuttosto voglio dire che tutti coloro che eccedono le maglie del potere che costruisce e ripartisce le identità precostituite, devono scagliarsi contro di esse nella consapevolezza che stanno scardinando il corso del mondo! Quando vedo un animale divorarne un altro, non ce la faccio a pensare: “è giusto così, è la natura”; piuttosto penso “è la natura, quanto è ingiusta!”. Certo la natura non deve essere ipostatizzata: non esiste alcuna natura se la si considera come una sorta di ordine ontologico immutabile. Essa è piuttosto continuo rovesciamento di rapporti di forza. Dunque di fronte ad un animale che ne mangia un altro non posso pensare di opporre una giustizia universale totale, in cui tutti hanno diritto a tutto. Idea romantica tramontata da tempo! Di fronte ad un caso simile posso solo decidermi di volta in volta per uno dei due campi in lotta, per sottrarre il reale, fluido e dinamico di per sé, al dominio permanente di pochi. E, personalmente, io mi schiero al fianco di coloro che lottano per l’esistenza di identità trasversali, nuove, multiformi. Mai però per fattori morali o giuridici; mai mi salterebbe in mente, come alla molle e lasciva mentalità borghese, che anch’essi hanno diritto all’autorealizzazione. Nessuno ha diritto all’autorealizzazione! Mi schiero al loro fianco perché turbano i sonni dei perbenisti, di tutti coloro che non si sono accorti che il loro ordine è soltanto un sistema di dominio tra gli infiniti sistemi possibili. Dunque non per la conquista di diritti, al contrario per sottrarre l’apparenza di diritto ai rapporti di forza attualmente esistenti.</p>
<p style="text-align: justify">Credo che nessun modello politico, se non qualche sussulto involontario del marxismo e le riflessioni di Foucault, possa fornire una base teorica alla concezione che sto tentando di esprimere come il nuovo testamento e il rapporto che instaura tra natura e grazia. La grazia elegge, così Paolo, lo scarto, la stoltezza, il resto, la follia del mondo! Non che essi divengano meno folli, stolti meno feccia, ma essi per la prima volta assumono significato proprio in quanto feccia, in quanto promemoria critico posto alla natura, come suo irriverente sberleffo, come sua confutazione! La natura produce scarti, inetti, mutilati, froci, scherzi? Ebbene, essi da sé sono la confutazione vivente, i testimoni-martiri dell’arbitrio con cui le culture umane definiscono i limiti del “naturale”, espellendo i loro scarti per insediare il loro dominio.</p>
<p style="text-align: justify">Troppo spesso, per un pregiudizio marxista, si confonde il rinvio escatologico con un aldilà metafisico di natura greca. <strong>Ma l’eschaton è già ora, e non ha altro ruolo che accusare costantemente i tempi che viviamo, che sono sempre gli ultimi</strong>. Così il paolino “non ci sarà né uomo né donna” non è un oppiaceo per le donne, che dovrebbero accontentarsi di un&#8217;uguaglianza nell’aldilà. Il futuro del “non ci saranno” significa: “attenzione, adesso ci sono” e sta a voi gestirne le relazioni e i rapporti. Esso è un atto d’accusa contro il presente, contro cui grida: “ora, ieri, domani, vi saranno sempre rapporti di dominio sessuale e società costruite su identità che vengono separate solo perché si dominino vicendevolmente. Ma dopodomani, non l’ultimo giorno, ma l’ultimissimo non ci saranno più né uomo né donna. Questo giorno ultimissimo non si situa dopo i tempi ma oltre i tempi, dunque già da ora testimonia che l’esistente è ingiusto perché deve essere rinnovato, senza però fuggire fronte fatto che, finché ci saranno la storia e il tempo, ci saranno ingiustizie da combattere”.</p>
<p style="text-align: justify"><em>La presente argomentazione costituisce una risposta a <a title="L’invisibilizzazione che legittima il sessismo" href="http://www.torquemada.eu/2015/02/23/linvisibilizzazione-che-legittima-il-sessismo/">quest&#8217;altro articolo</a>, pubblicato non molto tempo fa su questo stesso giornale, per la rubrica &#8220;Inquisizione Vegana&#8221;.</em></p>
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		<pubDate>Mon, 16 Mar 2015 12:08:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Losi]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando l’Agnello aprì il sesto sigillo, vidi che vi fu un violento terremoto. Il sole divenne nero come sacco di crine, la luna diventò tutta simile al sangue, le stelle del cielo si abbatterono sopra la terra, come quando un fico, sbattuto dalla bufera, lascia cadere i fichi immaturi. (Ap 6, 12-13) Non sarà un incontro preparatorio al Giorno del Giudizio, né un noioso consesso di accademici che discutono di temi invecchiati male, in un&#8217;aula polverosa, in un pomeriggio uggioso di Milano. La conferenza di oggi all&#8217;Università Cattolica (aula G025), organizzata dagli studenti della Facoltà di Lettere e Filosofia per]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right"><em>Quando l’Agnello aprì il sesto sigillo, vidi che vi fu un violento terremoto. Il sole divenne nero come sacco di crine, la luna diventò tutta simile al sangue, le stelle del cielo si abbatterono sopra la terra, come quando un fico, sbattuto dalla bufera, lascia cadere i fichi immaturi. (Ap 6, 12-13)</em></p>
<p style="text-align: left">Non sarà un incontro preparatorio al Giorno del Giudizio, né un noioso consesso di accademici che discutono di temi invecchiati male, in un&#8217;aula polverosa, in un pomeriggio uggioso di Milano. La conferenza di oggi all&#8217;Università Cattolica (aula G025), organizzata dagli studenti della Facoltà di Lettere e Filosofia per le 16.30, sarà dedicata al tema dell&#8217;Apocalisse: la fine dei tempi, attesa spasmodicamente, temuta ed invocata per secoli da miriadi di fedeli di tutte le religioni. Nel giudaismo come nel cristianesimo, nell&#8217;islam come nella cultura secolarizzata dei giorni nostri, è sempre stata presente l&#8217;idea fascinosa e conturbante dell&#8217;irrompere improvviso e perentorio di un evento messianico, come un cuneo che recida dolorosamente il nastro del tempo su cui poggiano le nostre vite e divelga alle basi i suoi supporti. Nelle parole minacciose e sublimi di Giovanni il Battista, negli annunci accorati del Profeta meccano, che anticipava la venuta dell&#8217;Ora con la poesia delle sue sure, nei versi contorti e mozzafiato di T.S.Eliot (<em>This is the way the world ends, not with a bang but a whimper</em>) e infine nelle paludi orrorifiche del Vietnam in <em>Apocalypse Now</em>, fin dentro le stanze del Colonnello Kurtz, quest&#8217;ansia spasmodica non ha mai abbandonato uomini e donne che portavano con sé, come una piaga ulcerosa, la convinzione di trovarsi in un mondo che era prossimo al collasso.</p>
<p style="text-align: left"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/apocalisse1.jpg"><img class="size-medium wp-image-2093 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/apocalisse1-217x300.jpg" alt="apocalisse1" width="217" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: left">
<p style="text-align: left">L&#8217;apocalittica (sia nel senso etimologico di &#8220;rivelazione&#8221; o &#8220;disvelamento&#8221;, sia in quello attuale di accadimento catastrofico) travalica ampiamente la categoria della religione e avanza prepotente nella storia svincolata (almeno apparentemente) dalle pastoie della teologia, man mano che i suoi concetti e le sue forme assumono vita propria in campi diversi, che vanno dalla filosofia politica alla cultura popolare. La stella Assenzio che nell&#8217;Apocalisse giovannea precipita dal cielo e ammorba tutte le acque ritorna icasticamente nel XX secolo come un ordigno nucleare, che calato artificiosamente dall&#8217;alto, devasta i paesaggi e annichilisce l&#8217;esistente. La crisi ecologica verso cui la modernità va marciando a tappe forzate e la massificazione della società ha prodotto fenomeni inconsci di isteria collettiva e cattiva coscienza, che a loro volta hanno prodotto tutta quella sotto-cultura che spazia dai film di zombie a quelli più maestosi, sempre americani, di ambientazione appunto apocalittica o post-apocalittica (se ne potrebbero citare moltissimi solo negli ultimi anni). Per fare un altro esempio di questa evasione in territori nuovi del concetto di apocalisse, che senza perdere la sua matrice inequivocabilmente teologica si fa ancora più interessante, esso è stato declinato di recente in termini anti-politici e anti-sociali dallo studioso e attivista gay Lorenzo Bernini, nel suo libro <em>Apocalisse queer</em>, dove auspica un rovesciamento radicale della civiltà perbenista a partire da un sconvolgimento della morale sessuale.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/apocalisse2.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2094" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/apocalisse2-235x300.jpg" alt="apocalisse2" width="235" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: left">Sono quattro i relatori che interverranno al seminario di oggi, intitolato <em>Tempi Ultimi: apocalissi tra iconografia e politica</em>. Si tratta di quattro dottorandi, che presenteranno ciascuno (sul modello anglosassone delle PhD Conference, così poco diffuso nel bel paese) un proprio progetto di ricerca legato all&#8217;argomento. Ad ascoltarli e a discutere con loro ci saranno, oltre al pubblico consueto di studenti e di curiosi, alcuni docenti del Dipartimento di Scienze Religiose, a partire dal suo Direttore, il Professor Gian Luca Potestà (che è certamente un&#8217;autorità in materia di profezie medievali e millenarismo). Ecco chi sono, e di cosa parleranno, questi quattro relatori (quattro come i cavalieri dell&#8217;Apocalisse). Per prima Celeste Valenti si occuperà del libro biblico di Daniele, in particolare dell&#8217;episodio dei tre giovani ebrei che il babilonese Nabucodonosor fa gettare nella fornace e che grazie all&#8217;intervento divino rimangono miracolosamente indenni. Questo episodio, che in passato solitamente non è stato letto in chiave escatologica, in virtù di un&#8217;analisi comparativa delle fonti letterarie e iconografiche (soprattutto quelle paleo-cristiane), può essere interpretato come un&#8217;allegoria di quel periodo di patimento che l&#8217;umanità dovrà soffrire nel momento del Giudizio finale, in cui i giusti però saranno risparmiati. Seconda parlerà la mai abbastanza lodata Rebecca Carnevali, dottoranda al Warburg Institute di Londra, esperta di oracoli e astrologia rinascimentale, sacerdotessa e pizia di professione, che esaminerà le illustrazioni relative alla figura dell&#8217;Anticristo nel Vaso di Verità (1957) di Alessio Porro, e tratterà del rinnovato interesse per la tematica escatologica nell&#8217;editoria veneziana alla fine del &#8216;500. Terzo, Francesco Morello, uomo divino, si dedicherà alla presenza sotterranea nel pensiero marxista di schemi propriamente apocalittici e in particolare della Tesi di Filosofia della Storia in Angelus Novus, l&#8217;opera del grande pensatore e critico letterario tedesco Walter Benjamin. Infine, ultimo ma non da meno, toccherà all&#8217;arabista Antonio Cuciniello mostrare alcuni pamphlet che ha collezionato al Cairo nei primi anni 2000, che raffigurano la fine dei tempi e la venuta dell&#8217;Anticristo (con Gog, Magog, George Bush e Ariel Sharon compagni di merenda). A prescindere dalla fine imminente, dai calcoli di Nostradamus e dal calendario Maya, questa conferenza sull&#8217;apocalittica merita di essere ascoltata.</p>
<p style="text-align: left">
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