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	<title>Torquemada &#187; Enrico letta</title>
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	<description>Torquemada è una rivista di inquisizione telematica, uno spazio condiviso dove esprimere il proprio pensiero in modo libero, ben argomentato ma soprattutto incendiario</description>
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		<title>Letta si dimette, ma per un anno ha preso lo stipendio senza lavorare</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Apr 2015 17:36:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe De Lorenzo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<description><![CDATA[Enrico Letta si è dimesso. Anzi, non ancora. Si dimetterà non appena firmerà il contratto del suo nuovo lavoro: direttore della Scuola di Affari Internazionali di Parigi. Ruolo importante, che si confà ad uno studioso (prima che un politico) che ha dimostrato di conoscere la materia. La notizia è dunque importante. L’ex Presidente del Consiglio, defenestrato da Renzi senza molti complimenti, molla la poltrona e rinuncia a stipendio e futura pensione da parlamentare. Almeno così ha detto, intervistato da Fabio Fazio: «Voglio fare politica vivendo del mio lavoro». Avrebbe potuto rimanere al suo posto e continuare a prendere stipendi ed]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><b><span title="E" class="cap"><span>E</span></span>nrico Letta si è dimesso. </b>Anzi, non ancora. Si dimetterà non appena firmerà il contratto del suo nuovo lavoro: direttore della Scuola di Affari Internazionali di Parigi. Ruolo importante, che si confà ad uno studioso (prima che un politico) che ha dimostrato di conoscere la materia.</p>
<p style="text-align: justify">La notizia è dunque importante. L’ex Presidente del Consiglio, defenestrato da Renzi senza molti complimenti, <b>molla la poltrona e rinuncia a stipendio e futura pensione da parlamentare</b>. Almeno così ha detto, intervistato da Fabio Fazio: «Voglio fare politica vivendo del mio lavoro». Avrebbe potuto rimanere al suo posto e continuare a prendere stipendi ed indennità varie, arrivando nell’ombra fino a fine legislatura. Di questo gli va dato atto. <b>Però…c’è un però</b>.<br />
L’annuncio televisivo è stato cercato e studiato. Un comunicato in diretta che lo porterà a lasciare l’incarico sotto un’ottima luce. «Finalmente uno che rinuncia ai soldi», penserà in coro l’elettorato unanime. <b>Eppure l’ultimo anno da deputato, sotto questo punto di vista, quello dello stipendio, non tutto è così limpido come appare.</b><br />
<a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/04/image1.jpg"><img class="alignleft wp-image-2476 size-medium" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/04/image1-225x300.jpg" alt="image" width="225" height="300" /></a>Dopo il cambio della guardia a Palazzo Chigi con Matteo Renzi, <b>Letta è scomparso dal Parlamento</b>. A Montecitorio trovare l’ex Premier in buvette o in Transatlantico era impresa ardua, figuriamoci in Aula. Dopo circa un mese di assenza ha fatto il suo nuovo ingresso alla Camera tra gli applausi dei presenti, tutti compassionevolmente vicini a colui che aveva subito un brutto scherzo poco cordiale da parte di Renzi. Ma Enrico non s’è perso d’animo. Non si è lasciato trascinare dallo scontro politico e s’è dedicato ad altro. Con tutte le sue forze. <b>Tra i 630 deputati della Repubblica, infatti, il pisano occupa la 539° posizione per indice di produttività. </b>Solo in pochi hanno fatto peggio di lui nell’attività parlamentare. I dati parlano chiaro e li ha raccolti openpolis.it, sito che monitora tutto quello che accade tra le mura dei Palazzi. <b>20% di presenza in Aula, 40 % di assenze: in numeri assoluti Letta ha partecipato a 1.976 votazioni su 8.837.</b> Non moltissime. Anzi, piuttosto poche.<a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/04/image2.jpg"><img class="alignright wp-image-2477 size-medium" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/04/image2-300x200.jpg" alt="image" width="300" height="200" /></a><br />
Bisogna ovviamente considerare che nel periodo in cui è stato Primo Ministro (circa tremila votazioni, 40% del totale) era assente giustificato, proprio a ragione della missione cui era stato chiamato da Giorgio Napolitano. Ma il dato che sorprende più di tutti è quello che riguarda l’ultimo anno di legislatura, cioè <b>da quel fatidico 21 febbraio del 2013</b>, quando Renzi gli scippò l’incarico. <b>Da quel dì Enrico ha cominciato a girare l’Italia e l’Europa. </b>Per pensare, ha detto lui. Per immaginare una nuova proposta politica «diversa dal conformismo che vedo adesso», ha ribadito. Ha preso il suo fagotto e città dopo città ha visitato il Belpaese per raccogliere spunti politici. E nel frattempo? <b>È rimasto</b> <b>deputato, con annessi e connessi: stipendi, indennità, rimborso spese, telefono e quant’altro</b>. Immaginate un impiegato cui è stata negata una promozione e che per evitare scontri con il direttore dell’azienda si assenta per più 365 giorni dal luogo di lavoro, continuando a percepire lo stipendio. Impossibile ovunque, ma non in Parlamento.<br />
Dopo l’abbandono di Palazzo Chigi la presenza di <b>Enrico Letta in Aula per votare è bassissima.</b> Nel mese corrente, ad esempio, bisogna risalire al primo di Aprile per trovare finalmente una seduta dove l’ex Premier abbia espresso il proprio consenso o dissenso ad una proposta di legge. “Assente, Assente, Assente”…è l’impietoso elenco registrato da openpolis.it.<br />
C’è dell’altro. <b>Tra i 73 “voti chiave” </b>(cioè quelli di maggior rilevanza politica e pubblica) <b>che la Camera ha espresso dall’insediamento di Renzi a oggi, Letta è stato assente al 60% di questi.</b> Dov’era? In giro. A pensare e scrivere il suo libro. L’ha ammesso lui stesso in un incontro all’Università Cattolica: «Sono stati mesi molto proficui per me – cito a memoria – perché ho potuto osservare il Paese e raccoglierne le necessità». Ottimo. Ma qualche passaggio in più alla Camera sarebbe stato gradito. In fondo votare leggi e presentarne di altre è il lavoro principale di un politico. Non tanto «girare il Paese».</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/04/image3.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2478" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/04/image3-200x300.jpg" alt="image" width="200" height="300" /></a>I pochi che visitano il sito della Camera potranno notare che la pagina dedicata al deputato Pd non è propriamente zeppa di informazioni su attività, voti, emendamenti e proposte di legge. Guardare per credere. <b>Non v’è traccia di interpellanze, mozioni, risoluzioni o interrogazioni parlamentari. </b>Il numero di proposte di legge è limitato, sia quelle in cui appare come primo firmatario sia in quelle su cui ha apposto una firma di appoggio all’iniziativa di un collega. Per la precisione, <b>dal 28 febbraio 2014 ad oggi, sono solo 6 le iniziative legislative e il numero di emendamenti presentati è nullo.</b></p>
<p style="text-align: justify">Giù il cappello di fronte a Letta che rinuncerà allo stipendio. Raccoglierà il plauso di molti (ed anche il nostro): non è roba da tutti i giorni. Allo stesso modo, però, <b>non è comune per gli italiani potersi assentare per gran parte dei giorni lavorativi, mantenendo inalterato stipendio</b>. Enrico Letta avrebbe fatto forse meglio a non sbandierare in Tv la decisione di lasciare il Parlamento, presentandolo come un atto di responsabilità verso gli italiani. Il tentativo di costruirsi la verginità del politico-che-non-vive-di-politica non può dimenticare quanto fatto da un anno a questa parte. E noi questo, tra un plauso e l&#8217;altro, siamo costretti a ricordarlo.</p>
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