<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Torquemada &#187; Elezioni</title>
	<atom:link href="http://www.torquemada.eu/tag/elezioni/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.torquemada.eu</link>
	<description>Torquemada è una rivista di inquisizione telematica, uno spazio condiviso dove esprimere il proprio pensiero in modo libero, ben argomentato ma soprattutto incendiario</description>
	<lastBuildDate>Sat, 11 Feb 2017 20:06:31 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
		<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
		<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=4.0.32</generator>
	<item>
		<title>La risposta di Varoufakis a Renzi (TRADUZIONE INTEGRALE)</title>
		<link>http://www.torquemada.eu/2015/09/23/la-risposta-di-varoufakis-a-renzi-traduzione-integrale/</link>
		<comments>http://www.torquemada.eu/2015/09/23/la-risposta-di-varoufakis-a-renzi-traduzione-integrale/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2015 01:45:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Santo Uffizio]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA["extend-and-pretend"]]></category>
		<category><![CDATA[Democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Euro]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[grecia]]></category>
		<category><![CDATA[Grexit]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Renzi]]></category>
		<category><![CDATA[syriza]]></category>
		<category><![CDATA[Troika]]></category>
		<category><![CDATA[Unità Popolare]]></category>
		<category><![CDATA[Varoufakis]]></category>
		<category><![CDATA[Varoufakis contro Renzi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.torquemada.eu/?p=2937</guid>
		<description><![CDATA[Pubblichiamo la traduzione integrale in italiano della risposta che Yanis Varoufakis, già ministro delle finanze ellenico, ha dato sul suo blog [questo il link dell&#8217;originale http://yanisvaroufakis.eu/2015/09/22/a-message-for-mr-rentzi/] al Presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi che lo aveva bersagliato con una inelegante boutade, dopo l&#8217;insuccesso elettorale alle elezioni di domenica scorsa della lista Unità Popolare, per la quale Varoufakis aveva dichiarato di votare.  Il primo ministro italiano Matteo Renzi (clicca qui per il suo discorso) ha gioito per “essersi sbarazzato di me”, alludendo al mio “ritiro” dalla “scena” come ad una prova che gli “apostati” (leggi quelli che dividono i loro partiti) finiscono buttati a]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><em><span title="P" class="cap"><span>P</span></span>ubblichiamo la traduzione integrale in italiano della risposta che Yanis Varoufakis, già ministro delle finanze ellenico, ha dato sul suo blog [questo il link dell&#8217;originale <a href="http://yanisvaroufakis.eu/2015/09/22/a-message-for-mr-rentzi/" target="_blank">http://yanisvaroufakis.eu/2015/09/22/a-message-for-mr-rentzi/</a>] al Presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi che lo aveva bersagliato con una inelegante boutade, dopo l&#8217;insuccesso elettorale alle elezioni di domenica scorsa della lista Unità Popolare, per la quale Varoufakis aveva dichiarato di votare. </em></p>
<p style="text-align: justify">Il primo ministro italiano Matteo Renzi (clicca <a href="http://tv.ilfattoquotidiano.it/2015/09/21/direzione-pd-renzi-a-minoranza-scissioni-a-sinistra-anche-sto-varoufakis-se-lo-semo-tolti/416834/" target="_blank">qui</a> per il suo discorso) ha gioito per “essersi sbarazzato di me”, alludendo al mio “ritiro” dalla “scena” come ad una prova che gli “apostati” (leggi quelli che dividono i loro partiti) finiscono buttati a mare. La sua è una illusione motivata. <strong>Lo scorso luglio “loro” si sono “sbarazzati” di qualcosa di molto più importante rispetto a me.</strong> Qui c’è il mio messaggio al primo ministro italiano…</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Il signor Renzi mi dipinge come un apostata che ha lasciato SYRIZA e che adesso si trova nella savana della politica. La verità è più complessa.</strong> Diversamente da molti dei miei compagni, io sono rimasto leale al programma di SYRIZA che ci ha visto eletti quel 25 gennaio come il partito unito che ha ridato la speranza ai Greci e ai popoli Europei. Speranza per cosa? Speranza di farla finita una volta per tutte con le <strong>formule di salvataggio “extend-and-pretend”</strong> <em>[quelle in cui si dilazionano i termini del prestito e si riducono i tassi di interesse, pretendendo alla nuova scadenza il suo ammontare e gli interessi sugli interessi n.d.r.]</em>, che costano all’Europa un caro prezzo, e che hanno condannato la Grecia alla depressione permanente facendoci presagire altre politiche fallimentari per il resto d’Europa.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Cos’è successo?</strong> Sotto la coercizione formidabile dei governanti europei, compreso il signor Renzi (il quale si è rifiutato di discutere in modo avveduto le proposte della Grecia) il mio primo ministro, <strong>Alexis Tsipras, è stato soggetto il 12 e 13 luglio ad incredibili prepotenze</strong>, a manifeste intimidazioni e ricatti, a pressioni inumane. <strong>Il signor Renzi ha giocato un ruolo di primo piano nella gazzarra, ha contribuito ad “ammorbidire” Alexis con la “tattica del poliziotto buono”, ripetendo sempre la stessa solfa: “se non cedi ti distruggono – per favore digli di sì”.</strong></p>
<p style="text-align: justify">Alexis ed io abbiamo diviso le nostre strade perché eravamo in disaccordo sul fatto che “loro” stessero bluffando o meno, e sul fatto che noi, in ogni caso, avessimo avuto o non avessimo avuto il diritto morale e politico di firmare l’ennesimo accordo che non avremmo potuto onorare, consegnando le chiavi di quello che è rimasto allo stato Greco ad una troika spietata. <strong>È stato, e rimane, un dissidio tra me e Alexis.</strong></p>
<p style="text-align: justify">In seguito a questa divergenza, Alexis ha forzato <strong>una inversione a U nella politica di SYRIZA</strong> riguardo i prestiti extend-and-pretend (accettandoli per la prima volta nella storia di SYRIZA, seppur come mali necessari), e di conseguenza, una larga fetta di membri del partito ha deciso che non poteva seguirlo ancora, giù per questo cammino. <strong>È non è stato solo il segmento di Unità Popolare ad aver lasciato. C’è stata gente come Tasos Koronakis, il segretario del partito, io stesso e molti, molti altri che non hanno mai condiviso l’agenda di Unità Popolare.</strong> Noi non fummo apostati, solo compagni che non credevano che SYRIZA dovesse diventare il nuovo PASOK, che non hanno voluto ingrossare le fila dei partiti scheggia, frammenti di altri, come Unità Popolare; e che hanno scelto di stare fuori da queste tristi elezioni parlamentari, che non avrebbero dovuto (e non l’hanno fatto), produrre un parlamento in grado di dar vita ad un programma di riforme effettivamente realizzabile per la Grecia.</p>
<p style="text-align: justify">Torniamo a Mr. Renzi adesso.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Mr. Renzi, ho un messaggio per te. Puoi rallegrarti quanto vuoi </strong>riguardo al fatto che non sono più ministro delle finanze, e nemmeno in parlamento.<strong> Ma non ti sei affatto “sbarazzato” di me. Io sono politicamente vivo e scalciante</strong>, come mi ricorda la gente quando cammino per le strade del tuo bellissimo paese. No, <strong>quello di cui ti sei sbarazzato, partecipando a quella ignobile orgia contro Alexis Tsipras e la democrazia greca lo scorso luglio, è stata la tua integrità personale di democratico europeo. E, può darsi, anche della tua anima.</strong> Grazie al cielo questa non è una cosa irreversibile. Ma prima <strong>devi fare ammenda seriamente</strong>. Non vedo l’ora che tu possa di nuovo tornare ad essere uno dei democratici d’Europa.</p>
<div id="attachment_2344" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/04/pd_ren12.jpg"><img class="wp-image-2344 size-medium" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/04/pd_ren12-300x193.jpg" alt="pd_ren12" width="300" height="193" /></a><p class="wp-caption-text">Matteo Renzi</p></div>
<p style="text-align: justify"><em>Ci sono due tipi di persone, da una parte quelli che partecipano allo sviluppo di un determinato pensiero (o nella politica, quelli che prendono le decisioni necessarie ad attuare un certo piano), e dall&#8217;altra parte ci sono gli stupidi. </em><em>I secondi fanno tutto quello che fanno i primi, e si distinguono soltanto quando parlano: si illudono di essere dotati dicendo quello che gli altri presumibilmente pensano, ma non si sognerebbero mai di dire.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Credo che il commento alla dichiarazione odierna di Renzi possa essere ridotto a questa affermazione generale.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Traduzione e commento di Eugenio Runco.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Grassetto nostro.</em></p>
<p style="text-align: justify">
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.torquemada.eu/2015/09/23/la-risposta-di-varoufakis-a-renzi-traduzione-integrale/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Turchia, Curdi, IS: chi spara a chi?</title>
		<link>http://www.torquemada.eu/2015/08/25/turchia-curdi-is-chi-spara-a-chi/</link>
		<comments>http://www.torquemada.eu/2015/08/25/turchia-curdi-is-chi-spara-a-chi/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 25 Aug 2015 15:47:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Michele Meroni]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[AKP]]></category>
		<category><![CDATA[Curdi]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Erdogan]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[IS]]></category>
		<category><![CDATA[ISIS]]></category>
		<category><![CDATA[Kobane]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[PKK]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Turchia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.torquemada.eu/?p=2859</guid>
		<description><![CDATA[Decenni di faticose trattative ed estenuanti confronti per raggiungere un accordo di pace. Una decina di giorni scarsi per mandarlo nuovamente in soffitta. Triste realtà delle relazioni fra Turchia e curdi turchi, capeggiati dal Partito dei Lavoratori (PKK), normalizzatesi in un&#8217;ottica pacifica da ormai quasi due anni e ora di nuovo al capolinea.  Non è durata la tregua riconosciuta da ambo le parti nel 2013 e di nuovo svanita nel nulla dopo le turbolenze di fine luglio, che hanno provocato nuovi bombardamenti e incursioni dell&#8217;esercito turco contro basi e milizie del PKK curdo. Perché?   Il 20 luglio un attacco]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="D" class="cap"><span>D</span></span>ecenni di faticose trattative ed estenuanti confronti per raggiungere un accordo di pace. Una decina di giorni scarsi per mandarlo nuovamente in soffitta. Triste realtà delle relazioni fra Turchia e curdi turchi, capeggiati dal <strong>Partito dei Lavoratori (PKK)</strong>, normalizzatesi in un&#8217;ottica pacifica da ormai quasi due anni e ora di nuovo al capolinea.  Non è durata la tregua riconosciuta da ambo le parti nel <strong>2013</strong> e di nuovo svanita nel nulla dopo le turbolenze di fine luglio, che hanno provocato nuovi bombardamenti e incursioni dell&#8217;esercito turco contro basi e milizie del PKK curdo. Perché?</p>
<p> <a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/08/Immagine-1.png"><img class="size-medium wp-image-2861 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/08/Immagine-1-300x200.png" alt="Immagine 1" width="300" height="200" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Il <strong>20 luglio</strong> un attacco kamikaze poi rivendicato da IS provoca 20 vittime nella città curda turca di <strong>Suruc</strong>. Al confine siriano esplode la rabbia della popolazione. Nella regione della Turchia sud-orientale è ancora viva la memoria del caro prezzo con cui i curdi pagarono la vittoria contro il califfato nella città di <strong>Kobane</strong> nell&#8217;apparente indifferenza turca. Reparti dell&#8217;esercito di Ankara erano infatti schierati a poche centinaia di metri dalla città, sul confine siriano, senza per questo assumere alcun ruolo attivo nella battaglia, anche quando la situazione per i miliziani curdi appariva particolarmente critica. L&#8217;accusa: Ankara si è mostrata incapace di proteggere la popolazione se non addirittura è stata passivamente complice della strage, <strong>chiudendo un occhio sull&#8217;attività dello Stato Islamico in chiave anti-curda.</strong> Di qui, il <strong>22 luglio</strong>, l&#8217;assassinio di due poliziotti turchi, accusati di presunta connivenza con gli attentatori. La reazione del governo di <strong>Recep Tayyip Erdogan</strong> non si fa attendere: da quella  stessa settimana  hanno preso il via i <em>raid</em> contro le installazioni militari del PKK nelle montagne del nord Iraq e nel sud-est Turchia. Due anni di flebile tregua spazzati via nel giro di meno di una settimana.</p>
<p> <a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/08/Immagine-2.jpg"><img class="size-medium wp-image-2860 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/08/Immagine-2-300x202.jpg" alt="Immagine 2" width="300" height="202" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Occorre però fare un ulteriore passo indietro. Cosa sta a monte della latente tensione curdo-turca, oltre la causa prossima dell&#8217;attentato di Suruc? Non si può nascondere come gli attriti tra il governo di Ankara e i militanti curdi del PKK siano aumentati esponenzialmente dopo le elezioni tenutesi lo scorso <strong>7 giugno</strong>, in cui l&#8217;<strong>HDP</strong>, il Partito curdo ha ottenuto l&#8217;accesso in parlamento mediante il superamento della soglia di sbarramento del 10% imposta per entrare nel parlamento turco. Non solo, il crollo di consensi dell&#8217;AKP – il partito Giustizia e Libertà del primo ministro Erdogan – ha creato una situazione politica instabile: l&#8217;AKP, pur rimasto partito di maggioranza, si è visto impossibilitato a formare un governo autonomo. È di pochi giorni fa la notizia delle dimissioni di Ahmet Davbutoglu, premier incaricato dal presidente Erdogan, della formazione di un nuovo governo. Con ogni probabilità si andrà a <strong>nuove elezioni a inizio novembre</strong>. L&#8217;impasse politica ha perciò determinato un repentino cambio di strategia in politica estera del governo turco.</p>
<p> <a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/08/Immagine-3.jpg"><img class="size-medium wp-image-2863 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/08/Immagine-3-300x199.jpg" alt="Immagine 3" width="300" height="199" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Di qui la duplice offensiva di Erdogan contro curdi e estremisti islamici, entrambi gruppi etichettati come terroristi dal governo turco. L&#8217;inizio di una politica aggressiva sia nei confronti del PKK che dell&#8217;IS sembra essere funzionale ad un duplice scopo nella politica estera turca. <em>In primis</em>, a vantaggio di Erdogan giocherebbe una <strong>minimizzazione dell&#8217;influenza curda</strong> nella politica interna turca, magari tornando a elezioni anticipate e sfruttando l&#8217;onda lunga del conflitto anti-curdo in chiave nazionalistica per strappare voti a destra, ottenere la maggioranza e formare un nuovo governo più saldo e autonomo a livello parlamentare. In secondo luogo l&#8217; <em>escalation</em> militare nei confronti di IS, con l&#8217;inizio di <em>raid</em> diretti e la concessione ai droni USA della base aerea di Incirlik &#8211; una strategia più aggressiva contro i miliziani dello Stato Islamico &#8211; mira a <strong>strappare ai partiti curdi</strong> quali il PKK turco, l&#8217;YPG siriano e il KRG iracheno <strong>la <em>leadership</em> nella lotta allo Stato Islamico.</strong> Il Daesh si è così tramutato da <em>“useful enemy”</em> &#8211; secondo le parole di Sinan Ulgen, esperto di politica turca – utile per limitare l&#8217;influenza curda, a nemico da colpire con forza per mettere all&#8217;angolo le ambizioni territoriali e politiche curde. Ma pur sempre utile ad affermare un ruolo della Turchia più forte nello scacchiere mediorientale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.torquemada.eu/2015/08/25/turchia-curdi-is-chi-spara-a-chi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Voglio votare solo uomini: no alle &#8220;preferenze rosa&#8221;</title>
		<link>http://www.torquemada.eu/2015/03/02/voglio-votare-solo-uomini-no-alle-preferenze-rosa/</link>
		<comments>http://www.torquemada.eu/2015/03/02/voglio-votare-solo-uomini-no-alle-preferenze-rosa/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 02 Mar 2015 09:38:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe De Lorenzo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[quote rosa]]></category>
		<category><![CDATA[Torquemada]]></category>
		<category><![CDATA[umbria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.torquemada.eu/?p=1957</guid>
		<description><![CDATA[Io le donne non le voglio votare. Punto. Nella mia scheda elettorale, non voglio Chiara o Federica. Sia che il mio voto valga per le elezioni regionali, sia che porti al potere di un piccolo comune vicino a Fratta Todina, sia che elegga i rappresentanti alla Camera dei Deputati (il Senato no perché – si dice – non lo voteremo più). Potrei sforzarmi di scrivere “Andrea”, ma solo se accompagnato da un’incontrovertibile dichiarazione di mascolinità che chiarifichi il nome ambivalente. Voglio dare la mia preferenza a soli uomini. Non è misoginia, ma naturale richiesta di poter godere del sacrosanto diritto]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><strong><span title="I" class="cap"><span>I</span></span>o le donne non le voglio votare</strong>. Punto. Nella mia scheda elettorale, non voglio Chiara o Federica. Sia che il mio voto valga per le elezioni regionali, sia che porti al potere di un piccolo comune vicino a Fratta Todina, sia che elegga i rappresentanti alla Camera dei Deputati (il Senato no perché – si dice – non lo voteremo più). <strong>Potrei sforzarmi di scrivere “Andrea”, ma solo se accompagnato da un’incontrovertibile dichiarazione di mascolinità</strong> che chiarifichi il nome ambivalente. Voglio dare la mia preferenza a soli uomini. <strong>Non è misoginia, ma naturale richiesta di poter godere del sacrosanto diritto di libertà</strong>. Contro una legge, come quella elettorale umbra, che invece obbliga a votare disgiunto-per-genere. Puoi dare due preferenze, ma devono essere di sesso diverso, altrimenti la seconda la annullano.</p>
<p style="text-align: justify">La piccola e poco vistosa <strong>Assemblea regionale dell’Umbria</strong> è da poco madre di un nuovo sistema di voto, partorito il 19 febbraio scorso per poter affrontare nel prossimo maggio il responso delle urne. <strong>Le Regioni, come noto, hanno la possibilità di scriversi le regole delle tornate elettorali come gli pare e piace</strong>. Lo Stato ha messo a disposizione una normativa nel lontano 1968, firmata dall’allora Presidente Saragat, che dettava le linee guida e permetteva di eleggere i Consigli regionali senza dover pensare a nulla di nuovo. Molte Regioni si sono accontentate, altre no e con il tempo sono anche cresciute nel numero. Gestendo in maniera fantasiosa la loro autonomia legislativa sul tema.</p>
<p style="text-align: justify">Nulla di strano, quindi, se la presidente della Regione Umbria <strong>Catiuscia Marini</strong> ha deciso di emanare nuovi sistemi elettorali. Eppure, tra le tante novità inserite nella legge, solo una mi ha provocato una reazione scomposta. Non violenta, ma d’irritazione profonda. <strong>La preferenza di genere</strong>, appunto.</p>
<p style="text-align: justify">A dire il vero, non è una novità nell’alveo delle leggi elettorali italiane (cosa che non depone a suo favore, ovviamente: non mi butto dal pozzo se in molti lo fanno). Dal 2012 una normativa statale prevede questo tipo di preferenza per tutti i comuni con più di 5.000 abitanti, con lo scopo – c’è scritto – di <strong>«riequilibrare le rappresentanze di genere».</strong> Come se la parità dei sessi fosse simile alla pasta della pizza in fase di preparazione, quando hai messo troppa acqua e per far si che alla fine diventi una margherita e non una porcheria, sei costretto ad aggiungere farina in continuità. Fino a riequilibrare. Poi s’impasta e tutto si mischia: uomini e donne pareggiati per legge. Con «tante grazie» al merito e ai voti conquistati da quelli che saranno esclusi-per-sesso.</p>
<p style="text-align: justify">Tra pizze e Consigli regionali non ci sono molte somiglianze. E nemmeno tra donne e calzoni (per precisare: quelli con la mozzarella e il prosciutto – a me i funghi non piacciono –, non il capo d’abbigliamento. Sennò poi mi accusano di sessismo). Il problema è un altro ed è semplice: in nome di un certo buonismo fasullo, di una corrente femminista ipocrita, <strong>la nuova legge elettorale umbra dà la possibilità di scrivere due preferenze sulla scheda e poi dimezza quello stesso diritto</strong>. Obbligando chi s’avventura (e già son pochi) tra le tendine elettorali delle scuole italiane a scegliere non due persone che stima, o anche solo sue amiche da tempo, ma due sessi opposti. Se entrambi sono figli di Adamo o entrambe assomigliano ad Eva, niente da fare. Un maschio e una donna. Altrimenti la seconda preferenza, quale che sia, sarà annullata.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Quale democrazia è quella che t’impone il sesso del tuo candidato preferito?</strong> Quale democrazia è quella che indirizza obbligatoriamente l’elettore a scegliere un candidato del sesso-forte e un’aspirante consigliera del gentil-sesso, quando – magari – vorrebbe eleggere due donne o due uomini perché li valuta più capaci, più coerenti al proprio modo di pensare?</p>
<p style="text-align: justify">A ben vedere, <strong>c’è poca differenza con i plebisciti di mussoliniana memoria</strong>. Anche tra fasci e aquile imperiali si diceva che la gente andava volontariamente al voto a dire sì o no ad una lista di candidati. Le elezioni c’erano, la libertà di scelta non del tutto. Come con le preferenze di genere: si è liberi di scegliere, ma non del tutto. Se non piace al legislatore metà del mio diritto, questo sarà buttato nel cestino.</p>
<p style="text-align: justify">A condannare la meritocrazia in nome del solo merito di essere estremamente <em>politically correct </em>ci pensavano già <strong>le «quote rosa». Esse stesse un qualcosa di abominevole</strong>. <strong>Figuriamoci le «preferenze rosa»</strong>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.torquemada.eu/2015/03/02/voglio-votare-solo-uomini-no-alle-preferenze-rosa/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il vero nome è Casini: lo vuole anche la Merkel</title>
		<link>http://www.torquemada.eu/2015/01/29/il-vero-nome-e-casini-lo-vuole-anche-la-merkel/</link>
		<comments>http://www.torquemada.eu/2015/01/29/il-vero-nome-e-casini-lo-vuole-anche-la-merkel/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 29 Jan 2015 11:42:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe De Lorenzo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[2015]]></category>
		<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[Casini]]></category>
		<category><![CDATA[CCD]]></category>
		<category><![CDATA[Consultazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Merkel]]></category>
		<category><![CDATA[Parlamento]]></category>
		<category><![CDATA[PD]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Presidente della Repubblica]]></category>
		<category><![CDATA[Quirinale]]></category>
		<category><![CDATA[Renzi]]></category>
		<category><![CDATA[UDC]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.torquemada.eu/?p=1469</guid>
		<description><![CDATA[La cosa straordinaria, è che ha sempre ottenuto posizioni di governo portando con sé solo una piccola dote di voti. Classica mossa da democristiano nato e cresciuto nella prima Repubblica, sostengono i suoi detrattori. E forse è anche vero, perché Pierferdinando Casini è stato esponente di spicco di partiti(ni) dai più svariati nomi &#8211; Ccd, UDC, UdC &#8211; e, nonostante la poca generosità degli elettori, è stato al Governo per lungo tempo. O meglio, ha quasi sempre fatto parte delle maggioranze che sostenevano gli esecutivi di Berlusconi e tanti altri, ma al Governo &#8211; personalmente &#8211; non ci è andato]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="L" class="cap"><span>L</span></span>a cosa straordinaria, è che ha sempre ottenuto posizioni di governo portando con sé solo una piccola dote di voti. Classica mossa da democristiano nato e cresciuto nella prima Repubblica, sostengono i suoi detrattori. E forse è anche vero, perché <strong>Pierferdinando Casini</strong> è stato esponente di spicco di partiti(ni) dai più svariati nomi &#8211; Ccd, UDC, UdC &#8211; e, nonostante la poca generosità degli elettori, è stato al Governo per lungo tempo. O meglio, ha quasi sempre fatto parte delle maggioranze che sostenevano gli esecutivi di Berlusconi e tanti altri, <strong>ma al Governo &#8211; personalmente &#8211; non ci </strong><strong>è</strong><strong> andato mai</strong>. Perché, si sa, è una posizione scomoda, capace di attaccarti addosso un&#8217;etichetta che poi difficilmente ti scrolli.</p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">Per questo Casini è il nome più caldo della corsa al Quirinale a poche ore dall&#8217;inizio delle consultazioni. Pierferdinando ha una dote incontestabile, cioè quella di <strong>sapersi riciclare con classe, aiutato indubbiamente dal suo volto piacevole e dal portamento signorile</strong>. É simpatico a molti e indigesto a quasi nessuno. Ha fatto l&#8217;amore (politicamente, s&#8217;intende) con molti: da Berlusconi a Fini, dagli esponenti della sinistra a quelli più radicali. Forse non piace ai 5 Stelle, che vorrebbero un magistrato a tutti i costi e che non voteranno Pietro Grasso solo perché sono più le volte che li ha cacciati dall&#8217;aula di quelle in cui è riuscito a mandare in galera un mafioso. <strong>Casini, dicevamo, </strong><strong>è</strong><strong> stato compagno di letto del Cav., ha appoggiato il governo Monti, Letta e Renzi</strong>. Insomma, dove si comanda lui c&#8217;è: una volta in maniera più visibile, ora nell&#8217;ombra.</p>
<p style="text-align: justify">Non gli mancano gli incarichi, certo. Ora è stato premiato con la presidenza di una Commissione Affari esteri. <strong>Domani, chiss</strong><strong>à</strong><strong>, con la Presidenza della Repubblica</strong>. Sì, perché l&#8217;interesse di Renzi è quello di non far cadere il patto del Nazareno. Berlusconi e il Premier si sono incontrati e scontrati sui nomi di <strong>Mattarella e Amato</strong>. Il primo, sostenuto dal segretario Pd, essendo un nome politicamente ininfluente e di caratura grigia, incapace probabilmente di contrastare la colorita corsa alle riforme dell&#8217;ex sindaco di Firenze. L&#8217;altro, <strong>il dott. Sottile, </strong><strong>è</strong><strong> caldeggiato da Berlusconi ed il perch</strong><strong>é</strong><strong> rimane un mistero pi</strong><strong>ù</strong><strong> incomprensibile di quelli di Fatima</strong>. Braccio destro di Craxi, ma non amato dal leader del fu Psi. Inoltre, non sarebbe una garanzia per le voglie di libertà dai servizi sociali del capo di Forza Italia. Insomma, Renzi e Berlusconi si trovano così al muro contro muro, e questo spiega il perché dell&#8217;uscita del vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini, dopo giorni di silenzio stampa sul toto-nomi. <strong>Il nome di Mattarella </strong><strong>è</strong><strong> un modo per tirare un po&#8217; la corda, stando attenti che non si spezzi</strong>.<strong> Ai renziani, infatti, non conviene rompere il patto</strong>. Se decidessero di ricucire in toto il Pd, concedendo un nome ben visto dalla minoranza di Bersani e soci, dovrebbero poi contare anche sulla loro fedeltà quando ci sarà da far passare le riforme. Il che non è scontato, e nella migliore delle ipotesi significherebbe rivedere l&#8217;impianto complessivo delle norme che riscrivono la Costituzione. Un rischio che val la pena correre?</p>
<p style="text-align: justify">Forse no. <strong>Perch</strong><strong>é</strong><strong> un nome capace di far passare ogni impasse in secondo piano esiste, ed </strong><strong>è</strong><strong> quello di Casini</strong>. Lui, insomma, il democristiano mai defunto, sopravvissuto alla morte della Dc, dei governi Berlusconi, del fallimentare appoggio al governo Monti. Per non parlare del più duro dei colpi ricevuti, ovvero quella campagna elettorale condotta con Scelta Civica, formazione che avrebbe dovuto spaccare il mondo (politico) e si è ritrovata disintegrata qualche giorno dopo il voto. <strong>Casini non ha solo amoreggiato con tutti, con molti ha anche litigato, ha spesso chiesto ed ottenuto la separazione.</strong> <strong>Ma non ha mai divorziato</strong> &#8211; ad eccezione che con la ex moglie, invaghito com&#8217;era della donna Caltagirone &#8211; con nessuno dei leader politici che sono passati e rimasti sulla scena. <strong>Berlusconi</strong>, pur sentitosi tradito più di una volta, come quando si è sfilato dal pentolone Pdl che voleva raccogliere tutte le formazioni dell&#8217;allora Casa delle Libertà, non solo lo ha perdonato, ma <strong>lo ritiene un amico. Forse pi</strong><strong>ù</strong><strong>, quasi un figlio. Ribelle alcune volte, come tutti i giovanotti, ma pur sempre un figlio</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">Per questo ieri, in gran segreto, è stato ricevuto a Palazzo Chigi. Lui stesso, come ha rivelato Kayser Soze su Panorama, avrebbe confessato di essere il nome giusto, &#8220;altrimenti Renzi non ha i voti&#8221;. E questo spiega la segretezza dell&#8217;arrivo in Piazza del Parlamento con i vetri oscurati, mentre gran parte di quelli che sono andati a ricevimento da Renzi lo hanno fatto alla luce del sole. Scoperto a causa della targa dell&#8217;auto blu (un errore tattico che poteva risparmiarsi), è da ieri sulle prime pagine dei giornali.</p>
<p style="text-align: justify">Può salvare il patto del Nazareno, è questa la sua arma vincente. Ma non solo. <strong>Durante la visita a Firenze, la Cancelliera tedesca Angela Merkel si </strong><strong>è</strong><strong> informata sulle possibilit</strong><strong>à</strong><strong> di Casini di arrivare al Colle</strong>. A rivelarcelo, una fonte vicina al Ppe in quei giorni nel capoluogo toscano. Un appoggio internazionale che potrebbe non guastare. E aiutare Pierferdinando a salire al Quirinale. Salvando così il Patto del Nazareno.</p>
<p style="text-align: justify">Inoltre, dicono alcuni, non dispiace nemmeno alla mamme.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.torquemada.eu/2015/01/29/il-vero-nome-e-casini-lo-vuole-anche-la-merkel/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Quirinale senza bandiera</title>
		<link>http://www.torquemada.eu/2015/01/29/quirinale-senza-bandiera/</link>
		<comments>http://www.torquemada.eu/2015/01/29/quirinale-senza-bandiera/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 29 Jan 2015 11:15:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Pasquin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Fun with Flags]]></category>
		<category><![CDATA[Bandiere]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni presidenziali]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Napolitano]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Parlamento]]></category>
		<category><![CDATA[Presidente della Repubblica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.torquemada.eu/?p=1425</guid>
		<description><![CDATA[Da due settimane ormai il pennone del palazzo del Quirinale è vuoto, così come vuota è la poltrona presidenziale, in attesa della convocazione del Parlamento in seduta comune. Tra qualche giorno tutto tornerà alla normalità, analisi politiche riempiranno i giornali e strascichi polemici occuperanno i talk-show televisivi a seguito del discorso del nuovo Presidente. Proprio in questo momento, mentre regna ancora il silenzio prima della battaglia e mentre i nomi sono tanti e le certezze poche, possiamo prenderci due minuti ed apprezzare ciò che di sicuro metterà tutti d’accordo: la bandiera presidenziale. Lo stendardo attuale è stato adottato ufficialmente con]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child western" align="JUSTIFY"><span title="D" class="cap"><span>D</span></span>a due settimane ormai <strong>il pennone del palazzo del Quirinale è vuoto</strong>, così come vuota è la poltrona presidenziale, in attesa della convocazione del Parlamento in seduta comune. Tra qualche giorno tutto tornerà alla normalità, analisi politiche riempiranno i giornali e strascichi polemici occuperanno i talk-show televisivi a seguito del discorso del nuovo Presidente.<br />
Proprio in questo momento, mentre regna ancora il silenzio prima della battaglia e mentre i nomi sono tanti e le certezze poche, possiamo prenderci due minuti ed <strong>apprezzare ciò che di sicuro metterà tutti d’accordo: la bandiera presidenziale</strong>.</p>
<p class="western" align="JUSTIFY">Lo stendardo attuale è stato adottato ufficialmente con la pubblicazione del decreto presidenziale sulla Gazzetta Ufficiale il 9 ottobre 2000 con la firma dell’allora presidente Carlo Azeglio Ciampi e presentato il 4 novembre successivo. È lo stesso decreto ad indicare le caratteristiche della nuova bandiera: <em>&#8220;di rosso, bordato d&#8217;azzurro, al grande rombo appuntato ai lembi, di bianco, caricato dal carello di verde appuntato ai margini del rombo, esso carello sopraccaricato dall&#8217;emblema della Repubblica italiana d&#8217;oro&#8221;</em>.</p>
<div id="attachment_1430" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/Bandiera_Presidente_2000.png"><img class="size-medium wp-image-1430" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/Bandiera_Presidente_2000-300x300.png" alt="Bandiera presidenziale - versione 2000" width="300" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Bandiera presidenziale &#8211; versione 2000</p></div>
<p class="western" align="JUSTIFY"><strong>La bandiera si ispira a quella adottata dalla prima Repubblica Italiana</strong>, stato satellite sotto il potere di Napoleone, nato sulle ceneri della Repubblica Cisalpina nel 1802 e trasformatosi nel Regno d’Italia in concomitanza con l’incoronazione di Bonaparte nel 1805. La bandiera riprendeva allora i colori della Repubblica Cispadana, verde, bianco e rosso, ma li rielaborava in un disegno geometrico a quadri, pressoché identico all’attuale bandiera del presidente della Repubblica. La versione presidenziale del 2000 riprende questo stile, simbolo evidentemente del Risorgimento nazionale, e vede aggiunto lo stemma repubblicano in oro e il quadrato azzurro nella parte esterna, riferimento alle Forze Armate di cui è Capo il Presidente.</p>
<p class="western" align="JUSTIFY">Lo stendardo del Presidente non viene utilizzato solamente presso la sua residenza romana ma, come spiega il sito del Quirinale, è <em>“il segno distintivo della presenza del Capo dello Stato e segue perciò il Presidente della Repubblica in tutti i suoi spostamenti”</em>, trovando posto su automobili, aeroplani e navi, nelle prefetture e negli incontri ufficiali durante visite nazionali e internazionali. Allo stesso modo, <strong>durante il periodo di vacanza lo stesso viene ammainato e sostituito da quello del Presidente della Repubblica supplente sul pennone di Palazzo Giustiniani</strong>, dove si trova l’ufficio di rappresentanza del Presidente del Senato. La bandiera del supplente è bianca con cornice azzurra e con l’emblema repubblicano argentato e venne introdotta nel 1986 dall’allora presidente Francesco Cossiga.</p>
<div id="attachment_1432" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/Bandiera_Presidente_Supplente.png"><img class="size-medium wp-image-1432" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/Bandiera_Presidente_Supplente-300x300.png" alt="Bandiera del Presidente supplente (1986)" width="300" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Bandiera del Presidente supplente (1986)</p></div>
<p class="western" align="JUSTIFY"><strong>La versione attuale dello stendardo presidenziale è solo la quarta in ordine di tempo</strong>. In origine, nel 1948, non vi era alcuna indicazione normativa sulla bandiera presidenziale e la consuetudine era quella di utilizzare la bandiera italiana. Solo nel 1965 venne scelta la prima versione ufficiale da Giuseppe Saragat: un quadrato azzurro con lo stemma repubblicano in oro, colori simboleggianti il comando e il valore e tratti dalla tradizione militare italiana. Tra le altre proposte venne scartata l’idea di una bandiera italiana con il simbolo repubblicano sulla banda bianca, troppo simile alla bandiera messicana. La prima modifica avvenne nel 1990, quando il Presidente Francesco Cossiga introdusse una nuova versione, sempre quadrata, con il tricolore bordato d’azzurro. Questa ebbe vita breve, venendo modificata già nel 1992 con la terza versione, che ripristinava il modello del 1965, con l’eccezione dello stemma dorato di dimensioni minori. Motivo della sostituzione di quest’ultima versione nel 2000, tra gli altri, è stata la somiglianza eccessiva alla bandiera dell’Unione Europea, anch’essa accanto alla bandiera nazionale sul campanile del Quirinale.</p>
<p class="western" align="JUSTIFY"><strong>L’araldica presidenziale non si scorda</strong>, infine, <strong>nemmeno dei presidenti emeriti della Repubblica</strong> (nonché senatori a vita), con un’insegna speciale introdotta nel 2001, dove ritorna lo stile geometrico: un quadrato bianco centrale, racchiuso da triangoli verdi e rossi ai quattro angoli, sormontato dalle iniziali “RI” (Repubblica Italiana”) e da una corona dorata.</p>
<p class="western" align="JUSTIFY">Ora non ci resta altro che attendere la fumata bianca per assistere, con il naso all’insù, al prossimo alzabandiera.</p>
<a href="http://www.torquemada.eu/2015/01/29/quirinale-senza-bandiera/#gallery-1425-1-slideshow">Clicca per vedere lo slideshow.</a>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.torquemada.eu/2015/01/29/quirinale-senza-bandiera/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La Grecia al voto</title>
		<link>http://www.torquemada.eu/2015/01/24/la-grecia-al-voto/</link>
		<comments>http://www.torquemada.eu/2015/01/24/la-grecia-al-voto/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 24 Jan 2015 21:01:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Leta]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Alba Dorata]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Euro]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[grecia]]></category>
		<category><![CDATA[KKE]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Nea Demokratia]]></category>
		<category><![CDATA[Pasok]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Samaras]]></category>
		<category><![CDATA[syriza]]></category>
		<category><![CDATA[Theodorakis]]></category>
		<category><![CDATA[To Potami]]></category>
		<category><![CDATA[tsipras]]></category>
		<category><![CDATA[UE]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.torquemada.eu/?p=1354</guid>
		<description><![CDATA[Domani, 25 Gennaio si terrano le elezioni dei deputati al Parlamento greco. Si tratta, probabilmente, di un evento di importanza capitale all&#8217;interno dello scacchiere politico europeo. La Grecia, com&#8217;è noto, è uno dei Paesi nel quale le politiche della troika si sono fatte sentire con maggiore gravità; ciò ha comportato, ovviamente, la più totale crisi dell&#8217;economia greca, ma anche della democrazia stessa. Infatti, l&#8217;omicidio di un giovanissimo manifestante, Alexis Grigoropoulos, avvenuto sei anni fa, non è rimasto un caso isolato e, purtroppo, da Patrasso a Salonicco, passando, ovviamente per Atene, scene di guerriglia urbana sono state all&#8217;ordine del giorno nello]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><strong><span title="D" class="cap"><span>D</span></span>omani, 25 Gennaio si terrano le elezioni dei deputati al Parlamento greco.</strong> Si tratta, probabilmente, di <strong>un evento di importanza capitale all&#8217;interno dello scacchiere politico europeo</strong>. La Grecia, com&#8217;è noto, è uno dei Paesi nel quale le politiche della troika si sono fatte sentire con maggiore gravità; ciò ha comportato, ovviamente, la più totale <strong>crisi</strong> dell&#8217;economia greca, ma anche della democrazia stessa. Infatti, l&#8217;omicidio di un giovanissimo manifestante, <strong>Alexis Grigoropoulos</strong>, avvenuto sei anni fa, non è rimasto un caso isolato e, purtroppo, <strong>da Patrasso a Salonicco, passando, ovviamente per Atene, scene di guerriglia urbana sono state all&#8217;ordine del giorno nello Stato ellenico</strong>; addirittura, anche i cani si sono schierati contro le “forze dell&#8217;ordine greche”.<strong> Le elezioni di domani sono state un evento teoricamente imprevisto, deciso dopo il fallimento del governo dei partiti centrosinistra e centrodestra</strong> (Pasok e Nea Demokratia) nell&#8217;elezione di un Presidente della Repubblica. Tuttavia, l<strong>e larghe intese non hanno fallito solo politicamente, ma hanno macellato la popolazione greca in un ghiros a (presunto) vantaggio dei “creditori” della Grecia</strong>. Infatti, secondo il rapporto 2013 dell&#8217; ΕΣΤΑΤ &#8211; l&#8217;Istat greco -, <strong>892.763 famiglie si trovano sull’orlo della povertà assoluta</strong>. <strong>Quattro famiglie su dieci non sono in grado di pagare il mutuo della casa, una su tre non può riscaldarsi.</strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Il 23,1% della popolazione greca vive in povertà</strong>, questa percentuale equivale a <strong>più di 2,5 milioni (sugli 11 milioni di greci)</strong>, mentre la popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale ammonta a 3.903.800 persone.</p>
<p style="text-align: justify">Secondo il dati raccolti dall’ΕΣΤΑΤ <strong>il 20,3% della popolazione vive in condizione di “deprivazione materiale”</strong>,</p>
<p style="text-align: justify"><strong>L’ΕΣΤΑΤ tiene conto dell’accessibilità della popolazione a una lista di nove punti come pagamento di bollette o possibilità di acquistare alimenti proteici, che dovrebbe dimostrare il benessere reale dei greci.</strong> Nei rapporti che vanno <strong>dal 2010 al 2013 si è osservato un aumento delle percentuali di coloro che non hanno addirittura accesso ad almeno quattro di questi punti.</strong> Nel 2010 era del 11,6%, nel 2011 di 15,2%, nel 2012 di 19,5%, nel rapporto 2013 è salita al 20,3%</p>
<p style="text-align: justify">Inoltre<strong>, le famiglie hanno perso il 40% del potere d&#8217;acquisto negli ultimi cinque anni.</strong></p>
<p style="text-align: justify">Il leader di Nea Demokratia, <strong>Samaras</strong>, ha paventato il rischio che la Grecia possa diventare la Corea del Nord qualora vincesse il principale partito di sinistra, Syriza, ma a leggere le statistiche si capisce bene che il governo da lui presieduto non ha di certo arginato la crisi e che, anzi, potrebbe far invidia anche ai fondatori della Juche! <strong>Gli ultimi sondaggi davano Syriza con il 33-38% seguita a 4-7 punti da Nea Demokratia. Per ottenere la maggioranza assoluta dei seggi, il leader Tsipras dovrà oltrepassare la soglia del 37%. Altrimenti dovrà cercare di formare un governo di coalizione</strong>. I partner più probabili sono <strong>To Potami</strong> (il nuovo partito del giornalista <strong>Stavros Theodorakis</strong>) e i socialdemocratici del <strong>Pasok</strong>. Ci sarebbe anche il <strong>KKE</strong>, il partito comunista greco che, però, sin dall&#8217;inizio ha cercato di distinguersi da Syriza, organizzando manifestazioni diverse ed attacando il blocco di sigle guidato da<strong> Alexis Tsipras</strong>, come la forza di riserva del capitalismo internazionale per tenere sotto controllo la Grecia.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>In caso di vittoria, il programma di Syriza prevede:</strong></p>
<p style="text-align: justify">-L&#8217;<strong>audit debito pubblico</strong>, rinegoziando gli interessi e sospendendo i pagamenti fino a quando l’economia del paese non si sarà ripresa e siano tornate la crescita e l’occupazione;</p>
<p style="text-align: justify">-L&#8217;<strong>incremento dell’imposta sul reddito</strong> al 75% per tutti i redditi al di sopra di mezzo milione di euro l’anno;</p>
<p style="text-align: justify">-La <strong>nazionalizzazione delle banche</strong> e <strong>delle imprese ex-pubbliche in settori strategici</strong> per la crescita del paese;</p>
<p style="text-align: justify">-Il <strong>ritorno del salario minimo al livello che aveva prima dei tagli</strong> (751 euro lordi al mese) ; inoltre sempre nell&#8217;ambito del lavoro il patito di Tsipras programma l&#8217;<strong>abolizione del precariato</strong>, il recupero del <strong>contatto collettivo</strong> in modo da fornire ai sindacati gli strumenti per orientare i contratti individuali verso il cosiddetto &#8220;tempo indeterminato&#8221;;</p>
<p style="text-align: justify">-L&#8217;aumento dei sussidi per i disoccupati nonché delle misure di <strong>previdenza sociale</strong> per le famiglie monoparentali, gli anziani, i disabili e le famiglie senza reddito.</p>
<p style="text-align: justify">Se Syriza dovesse fallire (ammesso che riesca ad andare al governo) , c&#8217;è comunque qualcuno che è convinto di essere in grado di risolvere la situazione della Grecia: il partito di estrema destra <strong>Alba Dorata</strong>, recentemente ospitato da Casa Pound in Italia, <strong>che parte dal 9% conquistato alle ultime europee</strong> con il solito copione della destra europea contro l&#8217;Islam, gli stranieri, l&#8217;Europa; un altro obiettivo di questo gruppo sembrerebbero essere anche i comunisti, visto che 3 dei loro deputati sono indagati in seguito all&#8217;uccisione del rapper anti-fascista Giorgos Roupakias.</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Liberation Serif', serif"><span style="font-size: small"><span style="color: #000000"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/foto1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1356" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/foto1-300x182.jpg" alt="foto1" width="300" height="182" /></a> <a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/foto-2.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1357" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/foto-2.jpg" alt="foto 2" width="275" height="183" /></a></span></span></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.torquemada.eu/2015/01/24/la-grecia-al-voto/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Tunisia: quando una rondine non fa primavera   </title>
		<link>http://www.torquemada.eu/2015/01/15/tunisia-quando-una-rondine-non-fa-primavera/</link>
		<comments>http://www.torquemada.eu/2015/01/15/tunisia-quando-una-rondine-non-fa-primavera/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 15 Jan 2015 19:01:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Michele Meroni]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Ben Alì]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Essebsi]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[Primavera araba]]></category>
		<category><![CDATA[Questione femminile]]></category>
		<category><![CDATA[Tunisia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.torquemada.eu/?p=829</guid>
		<description><![CDATA[Ricorreva ieri il terzo anniversario della fuga in Arabia Saudita del dittatore di Tunisia Ben Ali, allontanatosi dal paese in seguito ai disordini scoppiati nel paese nel dicembre 2010. In quei giorni il suicidio dell&#8217;ambulante tunisino Mohamed Bouzizi, immolatosi con la benzina il 17 dicembre 2010 nella città di Sidi Bouzid contribuì a gettare ulteriore benzina sul fuoco della rabbia popolare nello stato nordafricano. Il malcontento popolare, già latente per le continue e violente repressioni contro il dissenso attuate dal regime del generale Ben Ali, ulteriormente rinfocolato dalla forte inflazione che andò a colpire i prezzi dei generi alimentari, esplose]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify;"><span title="R" class="cap"><span>R</span></span>icorreva ieri il terzo anniversario della fuga in Arabia Saudita del dittatore di Tunisia Ben Ali, allontanatosi dal paese in seguito ai disordini scoppiati nel paese nel dicembre 2010. In quei giorni il suicidio dell&#8217;ambulante tunisino Mohamed Bouzizi, immolatosi con la benzina il 17 dicembre 2010 nella città di Sidi Bouzid contribuì a gettare ulteriore benzina sul fuoco della rabbia popolare nello stato nordafricano. Il malcontento popolare, già latente per le continue e violente repressioni contro il dissenso attuate dal regime del generale Ben Ali, ulteriormente rinfocolato dalla forte inflazione che andò a colpire i prezzi dei generi alimentari, esplose in maniera definitiva. Le manifestazioni di piazza dilagarono in tutto il paese, e ancorché duramente represse, a poco a poco sgretolarono le fondamenta del potere del regime tunisino.  I disordini interni alla società civile tunisina sono stati ritenuti comunemente i primi segnali del cosiddetto fenomeno delle “primavere arabe”, una serie di rivolte che hanno coinvolto tra l&#8217;altro paesi come Libia, Egitto, Siria, Yemen oltre che la Tunisia stessa. Ben Ali e la sua consorte Leila Trabelsi furono costretti alla fuga all&#8217;alba del 14 gennaio 2011 in Arabia Saudita, da dove non sono mai stati più estradati. Sulla testa dell&#8217;ex-dittatore tunisino, salito al potere nel 1985 con l&#8217;avallo delle autorità occidentali (in particolare italiane), pendono due condanne definitive a 35 anni per corruzione e appropriazione indebita nonché un ergastolo per la corresponsabilità nell&#8217;uccisione di 43 manifestanti durante le manifestazioni esplose in numerose piazze tunisine. Piazze che si sono tornate a riempire in occasione delle celebrazioni per la vittoria alle ultime elezioni del partito secolare Nidaa Tounes ( di Tunisia) sul partito di ispirazione islamica Ennahda, che ha governato il paese dal 2011 ad oggi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/zine-el-ben-ali.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-840" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/zine-el-ben-ali-226x300.jpg" alt="zine-el-ben-ali" width="226" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Il quadro politico tunisino sembra ad un significativo punto di svolta dopo la doppia vittoria del partito laico alle elezioni parlamentari di ottobre e al ballottaggio delle presidenziali di dicembre che hanno visto l&#8217;insediamento del loro leader Beij Caid Essebsi (a destra nella foto) su Moncef Marzouki (a sinistra), presidente uscente nonché noto esponente per i diritti umani eletto come presidente di unità nazionale nel 2011, immediatamente dopo la caduta del regime. Essebsi, un ottantottenne con alle spalle un ruolo attivo nel regime di Ben Ali, ha avuto il merito di reinventare la propria figura politica come tecnocrate di esperienza e di porsi alla guida di un movimento laico in contrapposizione al nascente movimento islamista Ennahda. In questo senso la vittoria di Essebsi incarna la medesima tendenza al rifiuto del governo di partiti di matrice islamista sovrapponibile al ritorno al potere dei generali in Egitto con la figura di Mohammed al-Sisi, dopo la breve parentesi targata Morsi-Fratelli Musulmani. Il rifiuto dell&#8217;islamismo politico si sta rivelando una costante delle esperienze delle cosiddette “primavere arabe”, dove per timore di degenerazioni violente si sta tornando a preferire l&#8217;ottica che veda restringere le libertà del cittadino in cambio di maggior sicurezza e <em>de facto</em> il ritorno ai regimi militari precedenti le primavere arabe.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/Essebsi-Marzouki.jpg"><img class="size-medium wp-image-841 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/Essebsi-Marzouki-300x153.jpg" alt="Essebsi-Marzouki" width="300" height="153" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">La vittoria del partito di Essebsi ha di fatto posto fine all&#8217;era di governi turbolenti a guida del partito islamico Ennahda Le continue proteste per l&#8217;incapacità del partito islamico a far fronte ai fenomeni di corruzione e insicurezza generale culminati nell&#8217;esplosione della violenza terroristica in alcune regioni tunisine da una parte e nell&#8217;omicidio dei due deputati dell&#8217;opposizione dall&#8217;altro hanno contribuito alla caduta nell&#8217;ottobre 2013 alla caduta del governo di Ennahda e alla nascita del governo di unità nazionale presieduto da Mehdi Jomaa. Governo che ha contribuito a promulgare una nuova costituzione nel gennaio 2014 e una nuova legge elettorale approvata nel maggio 2014.  Con la riforma del sistema elettorale si sono presentate novità di peso nella strutturazione dei partiti, laddove è stata imposta per legge la parità di quote (50% -50%) fra donne e uomini candidati. Questo ha imposto ai partiti la necessità di confrontarsi con la condizione femminile delle donne tunisine che, benché comunemente ritenute le più istruite del mondo arabo, ancora faticano ad emergere. Faticano ad emergere a livello politico anche per i meccanismi della legge elettorale tunisina, che presenta un proporzionale puro senza premi di maggioranza che certo non favorisce le già poche donne capolista nel neonato sistema partitico del paese magrebino. Tanto che sono state lette più donne (3) nel partito islamico che nel partito di Essebsi (una sola). Un paradosso. Ma le donne tunisine faticano ad emergere a livello giuridico in quanto la costituzione ha stabilito che i diritti delle donne siano “complementari” ai diritti dell&#8217;uomo. Un sostanziale passo indietro.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/Tunisia.jpg"><img class="size-medium wp-image-842 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/Tunisia-300x168.jpg" alt="Tunisia" width="300" height="168" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;interrogativo più urgente riguarda ora la formazione del nuovo governo. Dato che Nidaa Tounes non ha ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi ma solo il 37% dei consensi totali, dovrà necessariamente accordarsi con altre forze politiche. Determinante capire quale sarà la composizione della coalizione di governo, se vi sarà o meno l&#8217;inclusione del partito islamico Ennahda in una sorta di governo di unità nazionale, oppure si perseguirà una strategia di contrapposizione fra il fronte laico-secolarista, che vanta tra le sue file anche ex esponenti del regime di Ben Ali, e il fronte islamista. Da capire anche che ruolo deciderà di giocare Slim Riahi, imprenditore con la nomea di &#8216;Berlusconi di Tunisia&#8217; che ha ottenuto il 4,8% dei voti. Il ruolo che l&#8217;Occidente deciderà di giocare o meno nel sostegno a Essebsi (come accaduto in passato con Ben Ali) e al suo governo sarà determinante al pari l&#8217;inclusione del partito Ennahda nell&#8217;esperienza di governo. L&#8217;eventuale esclusione del partito islamista potrebbe certamente portare maggiore omogeneità nel raggruppamento governativo, magari forte di forze come quelle del centro ancora legate al passato regime, e maggiore stabilità e sicurezza nel paese, cosa che Ennahda e i suoi governi hanno dimostrato a più riprese di non essere in grado di dare. Il prezzo da pagare per una apparente pacificazione nell&#8217;area sembra costituito dall&#8217;esclusione dell&#8217;Islam dal potere secolare. Esclusione che rischia però di precludere l&#8217;apertura di uno spiraglio nella ricerca di una via araba alla democrazia che tenga conto delle peculiarità dell&#8217;area nordafricana. Si rischia che la rondine delle rivolte anti-Ben Ali abbia cantato invano, senza aprire la strada ad una vera primavera di mutamento del quadro sociale prima ancora che politico dei paesi arabi.</p>
<a href="http://www.torquemada.eu/2015/01/15/tunisia-quando-una-rondine-non-fa-primavera/#gallery-829-2-slideshow">Clicca per vedere lo slideshow.</a>
<p style="text-align: right;"><i>(Foto di Marco Castaldelli)</i></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.torquemada.eu/2015/01/15/tunisia-quando-una-rondine-non-fa-primavera/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Perché l’Est è sempre più lontano</title>
		<link>http://www.torquemada.eu/2014/12/21/perche-lest-e-sempre-piu-lontano/</link>
		<comments>http://www.torquemada.eu/2014/12/21/perche-lest-e-sempre-piu-lontano/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 21 Dec 2014 20:57:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Santo Uffizio]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Est]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Moldavia]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[Transnistria]]></category>
		<category><![CDATA[URSS]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.torquemada.eu/?p=416</guid>
		<description><![CDATA[Riceviamo e pubblichiamo l&#8217;articolo di Michele Cosentino. Dopo i fatti d’Ucraina di inizio 2014, dopo la secessione della Crimea autoproclamatasi indipendente da Kiev e la guerra civile scoppiata in Donbass tra filorussi e filoucraini, da qualche giorno, seppur velatamente e con minor clamore mediatico, anche la Moldavia sembra spaccarsi in due, a proposito del proprio futuro interno ed internazionale. Le elezioni parlamentari del 29 Novembre scorso hanno, di fatto, definitivamente sancito la estrema fragilità su cui poggia l’intero sistema politico moldavo postcomunista: nessuno dei partiti al governo raggiunge la maggioranza assoluta, i partiti d’opposizione (comunisti e socialisti precipuamente) non sfondano,]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify;"><em><span title="R" class="cap"><span>R</span></span>iceviamo e pubblichiamo l&#8217;articolo di <strong>Michele Cosentino</strong>.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Dopo i fatti d’Ucraina di inizio 2014, dopo la secessione della Crimea autoproclamatasi indipendente da Kiev e la guerra civile scoppiata in Donbass tra filorussi e filoucraini, da qualche giorno, seppur velatamente e con minor clamore mediatico, anche la Moldavia sembra spaccarsi in due, a proposito del proprio futuro interno ed internazionale. Le elezioni parlamentari del 29 Novembre scorso hanno, di fatto, definitivamente sancito la estrema fragilità su cui poggia l’intero sistema politico moldavo postcomunista: nessuno dei partiti al governo raggiunge la maggioranza assoluta, i partiti d’opposizione (comunisti e socialisti precipuamente) non sfondano, ma ottengono comunque un ottimo risultato e il Paese che, nonostante tutto, rimane nelle mani delle forze liberali ed europeiste (queste ottengono complessivamente 54 seggi), rivela quanto forti siano ancora le sue simpatie verso la Russia. Certo- diciamo noi- l’esclusione del partito filorusso “Patria” dalle ultime consultazioni non è un segno pro forze moderate, chè, anzi, avrebbero sicuramente perso, se Usaty (leader di Patria) non fosse stato costretto a rifugiarsi a Mosca.</p>
<p style="text-align: justify;">Il “Partidul Socialistilor” (il Partito dei Socialisti della Repubblica Moldova), tra le altre cose, ha sorprendentemente prevalso sui comunisti ( Partidul Comunistilor din Republica Moldova), il cui segretario Voronin sconta, forse, il fio di qualche tentennamento rispetto agli ultimi accordi siglati tra Moldova ed Europa. L’elettorato comunista non ha gradito questo tentativo di avvicinamento del PCRM agli europeisti. Al di là, però, della situazione politica contingente, emerge come gran parte dell’Est europeo, a distanza di poco più di vent’anni dalla caduta dei vari regimi socialisti, si opponga ad essere incorporato tout court nell’attuale Europa, troppo occidentale e troppo “filoatlantica”e come, del resto, si guardi con una certa speranza ad un rafforzarsi della superpotenza russa, ora con accento nostalgico ora con toni di reale consapevolezza geopolitica.</p>
<p style="text-align: justify;">I moldavi, infatti, sanno bene quanto loro costerebbe uno strappo con Mosca (si veda la delicatissima situazione della Transnistria, territorio che copre quasi tutto il confine ad est dello Stato “dacoromeno” e da anni conteso con la Russia) e avvertono, sopratutto dopo gli sfaceli ucraini degli ultimi due anni, che, forse, anche per loro il “sogno europeo” si è già da tempo spezzato: l’Europa non è stata quella casa plurale e democratica tanto agognata, non ha voluto assurgere al ruolo supremo di “Vecchio Continente” che le avrebbe consentito di emergere tra i due grandi litiganti in decadenza. È stata travolta da una crisi economica senza precedenti, eppure dimostra di non saper o non voler cambiare modello di sviluppo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad Est, di questo, sono consapevoli. Si interrogano sulla fondatezza del liberalismo economico professato dai Salomoni europei e lo fanno guardando al defunto stato sociale da socialismo reale; dicono “Era meglio quanto si stava peggio, con gli americani mai”.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco, orbene,perché l’Europa ha già perso e l’Est si fa sempre più lontano!</p>
<p style="text-align: justify;">Le grandi burocrazie continentali hanno badato con gran cura alle finanze, con troppo poco zelo al benessere e alla solidarietà collettivi, hanno scelto la fragile pace di chi quotidianamente porta al potere quel Presidente e destabilizza quel Primo Ministro, hanno pensato che le guerre della Nato fossero davvero missioni di pace, un po’ come le colombe al napalm di Johnson sul Vietnam. E allora ad Est si rimpiange la sicurezza sociale sovietica, la garanzia di un lavoro, di una casa a tutti, la possibilità tutta sovietica di studiare qualsiasi cosa gratuitamente. E quel che i liberali e i democratici- cosa avranno poi di tanto democratico?- chiamano ritorno al passato, a noi, che le certezze sovraelencate abbiamo perduto, sembra solamente una futuristica utopia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.torquemada.eu/2014/12/21/perche-lest-e-sempre-piu-lontano/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Le migliori sfide al Senato di queste Midterm election</title>
		<link>http://www.torquemada.eu/2014/12/21/le-migliori-sfide-al-senato-di-queste-midterm-election/</link>
		<comments>http://www.torquemada.eu/2014/12/21/le-migliori-sfide-al-senato-di-queste-midterm-election/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 21 Dec 2014 16:26:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giacomo Bresolin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[America]]></category>
		<category><![CDATA[Dem]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[GOP]]></category>
		<category><![CDATA[Midterm]]></category>
		<category><![CDATA[Obama]]></category>
		<category><![CDATA[Senato]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.torquemada.eu/?p=412</guid>
		<description><![CDATA[Nelle ultime Mid term election, tenutesi negli Stati Uniti, la battaglia più accesa, tra il partito Repubblicano (GOP, Grand Old Party) e quello Democratico (Dem), è stata quella per il controllo del Senato (la Camera era già stata conquistata dal GOP nelle elezioni del 2010). Secondo il disegno voluto dai Padri Fondatori nella Costituzione americana il potere legislativo negli Stati Uniti è prerogativa del Congresso degli Stati Uniti, che si suddivide in due rami: La Camera dei Rappresentanti (435 membri, eletti in rapporto alla popolazione dello stato di provenienza), espressione del popolo, e il Senato degli Stati Uniti (100 membri,]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="N" class="cap"><span>N</span></span>elle ultime<b> Mid term election</b>, tenutesi negli Stati Uniti, la battaglia più accesa, tra il partito Repubblicano (GOP, Grand Old Party) e quello Democratico (Dem), è stata quella per il <b>controllo del Senato</b> (la Camera era già stata conquistata dal GOP nelle elezioni del 2010).<br />
Secondo il disegno voluto dai Padri Fondatori nella Costituzione americana il <b>potere legislativo</b> negli Stati Uniti è prerogativa del <b>Congresso degli Stati Uniti</b>, che si suddivide in due rami: La <b>Camera dei Rappresentanti</b> (435 membri, eletti in rapporto alla popolazione dello stato di provenienza), espressione del popolo, e il <b>Senato degli Stati Uniti</b> (100 membri, 2 membri per ogni stato), espressione dei singoli stati. Entrambe le camere hanno gli stessi poteri (<b>bicameralismo perfetto</b>), tranne in tema tributario, riservato ai membri della Camera. Nelle elezioni legislative, che si tengono ogni <b>due anni</b>, vengono rinnovati tutti i seggi della Camera, un terzo del Senato (i senatori rimangono dunque in carica 6 anni) e le amministrazioni degli stati. Le <b>Mid-term election </b>sono così denominate perchè ricorrono proprio nel mezzo del mandato presidenziale (che dura quattro anni).</p>
<p style="text-align: justify"><b>La Guerra per il Senato</b><br />
In queste ultime Mid term election i Repubblicani contendevano ai Democratici il controllo del Senato: questo infatti, per via del suo particolare metodo di rinnovo, era rimasto a maggioranza Democratica. Dei <b>36 seggi in palio</b>, per i sondaggisti, 17 erano sicuri per il GOP, 11 per i Dem: erano dunque 8 gli stati “in bilico” (<b>toss-up</b> come si dice), di questi 6 sono andati al GOP, 1 ai Dem, mentre un’altro attende il ballottaggio (ma potrebbe facilmente andare in mano ai repubblicani): Una vittoria del GOP che conquista 23 su 36 seggi, il che gli ha consentito di ribaltare a proprio favore la maggioranza al Senato, ora di 53. Ampliando anche la loro maggioranza alla Camera, ora il <b>GOP ha il controllo del Congresso</b>, gettando la Presidenza Obama nella situazione di governare senza una maggioranza in parlamento.</p>
<p style="text-align: justify">Vediamo le sfide più accese negli stati che erano considerati <b>toss-up</b>:</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/Midterm2014-Senate-1.tif"><img class="alignnone size-medium wp-image-413" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/Midterm2014-Senate-1.tif" alt="Midterm2014-Senate (1)" width="1" height="1" /></a><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/Midterm2014-Senate-1.tif"><img class="alignnone size-medium wp-image-413" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/Midterm2014-Senate-1.tif" alt="Midterm2014-Senate (1)" width="1" height="1" /></a><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/Midterm2014-Senate-1.tif"><img class="alignnone size-medium wp-image-413" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/Midterm2014-Senate-1.tif" alt="Midterm2014-Senate (1)" width="1" height="1" /></a><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/Midterm2014-Senate.png"><img class="size-medium wp-image-503 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2014/12/Midterm2014-Senate-300x206.png" alt="Midterm2014-Senate" width="300" height="206" /></a></p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify"><b>1) North Carolina</b>: per il seggio in palio in questo stato si sono mobilitati i “pezzi grossi” dei due partiti: i democratici coniugi <b>Bill e Hillary Clinton</b>, e i due ex candidati repubblicani alla presidenza <b>John McCain e Mitt Romney</b>. I Dem sono stati sconfitti nonostrante il sostengo di Hillary, che pare non abbia portato bene nemmeno agli altri candidati da lei sostenuti: infatti, anche negli altri stati, quasi nessuno di questi è stato eletto.</p>
<p style="text-align: justify"><b>2) Colorado</b>: stato passato ai democratici sotto la presidenza Obama, qui il senatore uscente democratico ha giocato la sua campagna elettorale sui <b>“temi etici”</b>, attaccando le posizioni più conservatrici del rivale repubblicano, con l’obiettivo di mobilitare a suo favore il <b>voto femminile</b>, considerato decisivo persino dal presidente Obama, che pochi giorni prima del voto aveva cercato di ingraziarselo. Ma non è bastato, e il seggio è andato al candidato del GOP.</p>
<p style="text-align: justify"><b>3) Iowa</b>: qui la candidata repubblicana (appoggiata dal Tea Party)<b> Joni Ernst</b>, veterana di guerra dell’Iraq con un passato da <b>allevatrice di maiali</b>, è stata per questo mira dei comici americani: lei ha saputo scherzarci su, sostenendo che l’essere cresciuta castrando maiali l’avrebbe aiutata a castrare la spesa pubblica federale. Alla fine ha vinto l’unico seggio in palio.</p>
<p style="text-align: justify"><b>4) Alaska</b>: in uno stato tendenzialmente repubblicano, sei anni fa un democratico vinse di un solo punto sul suo sfidante. Nelle ultime elezioni è però stato sconfitto dal candidato del GOP <b>Dan S. Sullivan</b>, che durante le elezioni primarie del suo partito ha avuto un non trascurabile problema: infatti Dan S. Sullivan si era candidato per il posto da Senatore, mentre <b>Dan A. Sullivan</b>, sindaco di Anchorage, per il posto di Vice-Governatore: oltre agli errori dei media che spesso pubblicavano le foto del candidato sbagliato, anche gli elettori repubblicani che hanno partecipato alle primarie non sapevano distinguere l’uno dall’altro. A peggiorare la situazione, è concorsa la volontà di entrambi i candidati di non utilizzare il secondo nome nella scheda, sostenendo entrambi di essere l’unico, “vero”, Dan Sullivan.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>5)</strong> <b>Kansas</b>: per il seggio in palio in questo stato i Dem non hanno presentato alcun candidato, preferendo affidarsi ad un indipendente, che ha saputo tenere testa al senatore uscente del GOP in uno <b>stato “ultra-repubblicano”</b>, fino a far temere a quest’ultimi, a pochi giorni dal voto, di perdere il seggio, poi comunque largamente vinto.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>6)</strong><b> New Hampshire</b>: similmente al caso dell’Alaska, nel 2010 (in un elezione suppletiva a causa della morte del senatore in carica) fu la vittoria del repubblicano <b>Scott Brown</b>, in Massachusetts, a destare scalpore in uno stato storicamente democratico. Brown (avvocato con un passato da “uomo più sexy d’America”) vinse ma non venne però riconfermato nel 2013. Ci ha dunque riprovato nel vicino New Hampshire, contro la senatrice democratica uscente ed ex governatrice <b>Jeanne Shaheen</b>. I sondaggi hanno segnano per giorni un <b>testa a testa </b>per la conquista del seggio. Decisivo è stato, almeno in questa occasione, l’intervento di <b>Hillary Clinton</b> che, mobilitando il voto femminile e accusando il candidato del GOP di aver votato contro una legge sull’equo-compenso per le donne lavoratrici, ha permesso la vittoria dei Dem.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>7)</strong> <b>Georgia</b>: in uno stato tradizionalmente repubblicano il GOP ha scelto, per il seggio da rinnovare, <b>David Perdue</b>, un <b>super-manager</b> nel settore privato, presentatosi come <b>outsider</b> del partito. La rivale democratica <b>Michelle Nunn</b> aveva invece lavorato tutta la vita nel settore del <b>non-profit</b>. La democratica ha dunque giocato tutta la campagna sull’incapacità del suo avversario di capire le difficoltà della <b>gente “normale”</b>, in uno stato primo in classifica percentuale per la disoccupazione. Ha fatto presa più del previsto ma la vittoria è comunque andata al candidato del GOP.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>8)</strong> <b>Louisiana</b>: qui la questione è stata complicata per i Dem, in uno stato tra i più <b>critici </b>sull’operato del presidente Obama. Lo sfidante repubblicano ha dunque puntato sul fallimento delle politiche dell’amministrazione federale. Ma a rendere più difficoltosa la sfida tra il GOP e i Dem è intervenuto un terzo incomodo:<b> un’altro repubblicano</b>,<b> Rob Maness</b>, ex ufficiale dell’aviazione, sostenuto dal Tea Party, balzato agli onori dei comici statunitensi per uno spot elettorale in cui ammansiva dei coccodrilli. Nonostante la divisione nel campo avversario, i Dem non sono riusciti ad approfittarne, e la Lousiana è andata al<b> ballottaggio (Runoff)</b>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.torquemada.eu/2014/12/21/le-migliori-sfide-al-senato-di-queste-midterm-election/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Le migliori sfide negli Stati di queste Midterm election</title>
		<link>http://www.torquemada.eu/2014/12/21/le-migliori-sfide-negli-stati-di-queste-midterm-election/</link>
		<comments>http://www.torquemada.eu/2014/12/21/le-migliori-sfide-negli-stati-di-queste-midterm-election/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 21 Dec 2014 16:23:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giacomo Bresolin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[America]]></category>
		<category><![CDATA[Dem]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[GOP]]></category>
		<category><![CDATA[Midterm]]></category>
		<category><![CDATA[Obama]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.torquemada.eu/?p=409</guid>
		<description><![CDATA[Nelle ultime Mid term election, tenutesi negli Stati Uniti, la battaglia più accesa, tra il partito Repubblicano (GOP, Grand Old Party) e quello Democratico (Dem), è stata oltre a quella per il Senato, anche quella per l’elezione dei Governatori. Nelle elezioni legislative, che si tengono ogni due anni, vengono rinnovati oltre che la Camera e un terzo del Senato, anche le amministrazioni degli stati. Nelle Mid-term election che ricorrono proprio nel mezzo del mandato presidenziale, vengono rinnovate le amministrazioni di ben ben 38 dei 50 stati che compongono gli Stati Uniti. Di queste 38 competizioni, 13 sono risultate molto difficili]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child "><span title="N" class="cap"><span>N</span></span>elle ultime<b> Mid term election</b>, tenutesi negli Stati Uniti, la battaglia più accesa, tra il partito Repubblicano (GOP, Grand Old Party) e quello Democratico (Dem), è stata oltre a quella per il Senato, anche quella per <b>l’elezione dei Governatori</b>.<br />
Nelle elezioni legislative, che si tengono ogni <b>due anni</b>, vengono rinnovati oltre che la Camera e un terzo del Senato, anche le amministrazioni degli stati. Nelle <b>Mid-term election </b>che ricorrono proprio nel mezzo del mandato presidenziale, vengono rinnovate le amministrazioni di ben ben 38 dei 50 stati che compongono gli Stati Uniti. Di queste <b>38 competizioni</b>, 13 sono risultate molto difficili da prevedere e abbastanza curiose per il loro esito, per la presenza di candidati indipendenti ma sopratutto per la presenza di candidati futuri “presidenziabili” per la corsa del GOP alla Casa Bianca nel 2016.<br />
<b>La Guerra per i Governatori</b><br />
I <b>Dem</b> sono risultati vincitori in 9 stati, nettamente nelle loro storiche roccaforti: California, New York, Vermont e Oregon. In <b>Pennsylvania</b> i Dem hanno sconfitto il governatore repubblicano uscente eletto nel 2010, rompendo una<b> “regola aurea” </b>della politica statunitense: cioè che in Pennsylvania il governatore cambi colore ciclicamente ogni 8 anni.<br />
Il <b>GOP</b> è risultato vincitore in 24 stati, nettamente in Alabama, Iowa, Nevada, New Mexico, Ohio, Oklahoma, South Dakota, Tennessee, Texas e Wyoming e a sorpresa nel <b>Maryland</b> (stato storica roccaforte Dem nel Nord-Est). Emblematico il caso dell’<b>Ohio</b> che, pur venendo da quattro anni di amministrazione repubblicana, nell’ultima elezione presidenziale (nel 2012), ha svolto, insieme alla Florida, il ruolo del “ballerino” (o <b>“swing state”</b> come si dice), determinando, con risultati favorevoli ai Dem, la sconfitta del candidato repubblicano Mitt Romney (nel 2008 con John McCaine) e consentendo a Barack Obama la riconferma (e prima ancora l’ascesa) alla Casa Bianca.<br />
Il <b>Vermont</b> attende ancora il ballottaggio tra il governatore democratico uscente Peter Shumlin e quello repubblicano dopo una difficile “corsa a tre”. Il candidato Dem è tra l’altro il leader dell’associazione dei governatori democratici.<br />
Vediamo allora le 13 sfide più accese negli stati considerati <b>toss-up</b>:<br />
<b>1) Alaska</b>: Il successore di Sarah Palin, il governatore repubblicano Sean Parnell, sembrava avviarsi verso una facile riconferma, ma i Dem, per queste elezioni, hanno deciso di appoggiare un <b>candidato indipendente, Bill Walker</b>. Questa formazione, inconsueta nel panorama politico americano, è stata fortemente voluta dal più potente sindacato americano (<b>Afl-Cio</b>) e ha provocato un vero terremoto politico, dato che il GOP è risultato sconfitto “in casa”.<br />
<b>2) Arizona</b>: Con la governatrice repubblicana Jan Brewer, impossibilitata a candidarsi a causa dei due mandati consecutivi, la corsa nel “Grand Canyon State” è stata estremamente competitiva. Il candidato democratico ha saltato le primarie, in quanto era stato il solo a presentarsi, mentre il candidato repubblicano <b>Doug Ducey</b>, uscito con sofferenza vincitore dalle primarie, ha ottenuto molto tardi il sospirato endorsement dei colleghi-avversari, che gli ha consentito di vincere.<br />
<b>3) Colorado</b>: Dopo essere stato eletto nel 2010 con la complicità di un GOP in stato confusionale, il governatore democratico <b>John Hickenlooper</b> non ha vissuto quattro anni tranquilli: decisiva la bocciatura della sua proposta di introdurre limiti più restrittivi al Secondo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti (quello che prevede il diritto di portare armi). La battaglia vinta dai sostenitori della Costituzione ha entusiasmato la base repubblicana, ma non è stata bastata per evitare la riconferma del governatore democratico<br />
<b>4) Connecticut: </b>Segnalato molto presto dai sondaggisti come stato “toss-up”, il governatore domocratico <b>Dan Malloy</b> ho dovuto ri-affrontare il ricchissimo candidato repubblicano ex ambasciatore durante l’amministrazione Bush. Nonostante la consolidata tradizione “liberal” (tendenza politica favorevole ai Dem) del Connecticut, la vittoria dei Dem è stata di misura.<br />
<b>5) Florida</b>: Diventato governatore nel 2010 dopo aver vinto di misura sia primarie che elezioni, anche nel 2014 il repubblicano Rick Scott ha dovuto penare parecchio per sedersi sulla poltrona di governatore; infatti non è né un politico carismatico né troppo popolare tra i militanti locali – i vertici del GOP lo tenevano quasi “nascosto” durante i comizi tenuti nel 2012 da Romney. La Florida, al pari dell’Ohio, resta comunque uno “swing state” decisivo per il GOP. Caso curioso, il suo sfidante democratico è stato un ex governatore repubblicano. <b>Nota per il futuro</b>: Senatore per la Florida è il repubblicano <b>Marco Rubio</b>, giovane latino americano, molto carismatico, venuto dal Tea Party (di cui ha tenuto molto poco) che per la sua dote di piacere sia all’elettorato conservatore, sia a quello latino, è considerato un “presidenziabile” per il GOP.<br />
<b>6) Georgia: </b>Il governatore uscente del GOP, <b>Nathan Deal</b>, ha dovuto affrontare per la riconferma un candidato democratico dal cognome prestigioso, Jason Carter, nipote dell’ex presidente <b>Jimmy Carter</b>. Ma sfortunatamente per quest’ultimo, la Georgia non è più lo stato che nel 1970 elesse il nonno governatore, laddove neanche Obama nel 2008, pur con la notevole mobilitazione della comunità nera, riuscì a prevalere sull’avversario John McCain.<br />
<b>7) Hawaii: </b>Le Hawaii sono uno degli stati più Dem di tutta l’Unione. Ma negli ultimi decenni il fortissimo apparato democratico ha cominciato a cedere, arrivando nel 2002 a consentire a Linda Lingle, candidata rapubblicana, di conquistare per la prima volta la poltrona di governatore per il GOP. Trascorsi i due mandati, la Lingle ha lasciato spazio alla candidatura suo vice, sconfitto però nel 2010 dall’ex hippy Neil Abercombie, che quest’anno è stato a sua volta sconfitto alle primarie democratiche da<b> David Ige</b>. Nonostrante il vice della Lingle ci abbia riprovato, la storia elettorale dello stato ha dato ragione alla vittoria dei democratici.<br />
<b>8) Illinois: </b>Obama, a meno di un mese dalle elezioni, è dovuto correre personalmente nel “suo stato” per tentare di evitare la sconfitta del governatore democratico uscente Pat Quinn. Il candidato repubblicano <b>Bruce Rauner</b> è partito molto forte nei sondaggi: Quinn è stato infatti un pessimo governatore, ma non peggiore del suo predecessore, anch’egli Dem, (condannato a 14 anni di carcere per corruzione) che nel 2006, rieletto, provò a vendere il seggio senatoriale di Obama al miglior offerente.<br />
<b>9) Kansas</b>: un governatore repubblicano uscente che è stato in (grande) difficoltà in Kansas è una notizia rara. I quattro anni di mandato del governatore <b>Sam Brownback</b> sono stati molto controversi, e hanno messo in luce una spaccatura sempre più evidente tra l’anima conservatrice e quella moderata del GOP, che ha permesso al candidato democratico di conquistare un modesto vantaggio nei sondaggi. Ha comunque pesato, nella riconferma del governatore, la tradizione repubblicana dello stato.<br />
<b>10) Maine:</b> in questo stato comunque a tradizione democratica, non sono rare le <b>“corse a tre”</b> (un democratico, un repubblicano e un indipendente). Ed è stato proprio grazie ad un’insolita (almeno per gli States) corsa a tre che, nel 2010, il repubblicano <b>Paul LePage</b> è riuscito a vincere. I Dem quest’anno hanno puntato su un candidato che, se eletto, sarebbe diventato il primo governatore dichiaratamente gay nella storia degli Stati Uniti.<br />
<b>11) Massachusetts</b>: La decisione del Dem Deval Patrick (il primo governatore afroamericano del Massachusetts) di non ricandidarsi nel 2014 ha aperto la porta alla candidatura di Martha Coakley, nota per essere stata sconfitta da un repubblicano nel 2010 nella sfida per ereditare il seggio del Senato che era stato di Ted Kennedy. Il GOP ha ricandidato <b>Charles Baker </b>(quattro anni fa perse onorevolmente contro il governatore Dem uscente) che è riuscito ad annullare il suo svantaggio nei sondaggi fino ad una strepitosa vittoria. Una doppia sconfitta per la Coakley, che, oltre a essere clamorosa, significa la fine della sua carriera politica.<br />
<b>12) Michigan</b>: Il governatore repubblicano <b>Rick Snyder</b> era considerato uno dei candidati del GOP maggiormente a rischio. Con Detroit sempre più Dem e il resto dello stato che mantiene la sua tradizione filo-repubblicana, il voto decisivo è stato quello dei sobborghi.<br />
<b>13) Wisconsin</b>: Dopo essere diventato il primo governatore degli Stati Uniti a sopravvivere a un Recall, i sondaggisti si aspettavano che <b>Scott Walker</b> avrebbe navigato verso una facile rielezione nel 2014. Ma non sono stati fatti i conti con l’estrema polarizzazione dell’elettorato. Nello stato di Joe McCarthy e del sindacalismo a stelle e strisce, ha giocato favorevolmente al governatore uscente la durissima battaglia per l’abolizione della contrattazione collettiva.<br />
<b>Nota per il futuro</b>: Scott Walker, per le presidenziali del 2016, è considerato come un “presidenziabile” dal GOP, in grado di unificare sia la base movimentista sia l’establishment del partito; uscito indenne dal voto, Walker può seriamente iniziare a guardare verso Washington.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.torquemada.eu/2014/12/21/le-migliori-sfide-negli-stati-di-queste-midterm-election/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
