<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Torquemada &#187; Economia</title>
	<atom:link href="http://www.torquemada.eu/tag/economia/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.torquemada.eu</link>
	<description>Torquemada è una rivista di inquisizione telematica, uno spazio condiviso dove esprimere il proprio pensiero in modo libero, ben argomentato ma soprattutto incendiario</description>
	<lastBuildDate>Sat, 11 Feb 2017 20:06:31 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
		<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
		<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=4.0.32</generator>
	<item>
		<title>Kate Middleton: vision, mission e strategia di marketing</title>
		<link>http://www.torquemada.eu/2015/07/29/kate-middleton-vision-mission-e-strategia-di-marketing/</link>
		<comments>http://www.torquemada.eu/2015/07/29/kate-middleton-vision-mission-e-strategia-di-marketing/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2015 15:33:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Katherine Melendrez]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Lifestyle]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[economia for dummies]]></category>
		<category><![CDATA[Gossip]]></category>
		<category><![CDATA[Kate Middleton]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Management]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.torquemada.eu/?p=2772</guid>
		<description><![CDATA[Io penso che gli inglesi siano geni indiscussi del marketing, brillanti, di classe e con quello humor tipicamente british. Il 17 Novembre 1558 è salita al trono Elisabetta I, figlia di Anna Bolena e Enrico VIII, sotto il suo regno l’Inghilterra ha conosciuto un periodo di pace e prosperità. Ella era per certo una grande donna, ma per renderla ancora più straordinaria, gli inglesi l’hanno resa vergine e ancora oggi, lei è ricordata come la grande Elisabetta I, la regina vergine (forse). Tre secoli dopo, ci riescono nuovamente, e nel 1813 rendono romantica una storia che di sentimentale non ha proprio]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="I" class="cap"><span>I</span></span>o penso che gli inglesi siano geni indiscussi del marketing, brillanti, di classe e con quello humor tipicamente <em>british</em>.<br />
Il 17 Novembre 1558 è salita al trono Elisabetta I, figlia di Anna Bolena e Enrico VIII, sotto il suo regno l’Inghilterra ha conosciuto un periodo di pace e prosperità. Ella era per certo una grande donna, ma per renderla ancora più straordinaria, gli inglesi l’hanno resa vergine e ancora oggi, lei è ricordata come la grande Elisabetta I, la regina vergine (forse).<br />
Tre secoli dopo, ci riescono nuovamente, e nel 1813 rendono romantica una storia che di sentimentale non ha proprio nulla. “Orgoglio e Pregiudizio” è innanzitutto un <em>novel of manners</em>, ovvero una guida per capire come destreggiarsi nell&#8217;affollato mercato matrimoniale inglese di inizio Ottocento. E nonostante un finale ambiguo e una triste proposta di matrimonio dal sapore agrodolce- “sei povera, la tua famiglia è imbarazzante e tuo padre mi sta antipatico, sposami”-, l’opera è passata alla storia come uno dei romanzi più romantici di sempre. Tutte hanno passato la fase &#8220;Jane Austen&#8221; nella loro vita, tutte si sentono un po&#8217; Lizzy e, ovviamente,  tutte sognano Mr. Darcy.</p>
<p style="text-align: justify">Questa capacità tipicamente british del riuscire a rendere di stile qualunque cosa, da un comunissimo porridge a una scalata sociale, non poteva che farmi venire in mente lei: l’unica e sola Kate Middleton. C’è chi la adora e la considera un modello di vita, e chi non la può proprio vedere, ma in ogni caso una cosa le va riconosciuta: Catherine Elizabeth Middleton ce l’ha fatta, lei è riuscita là dove molte hanno fallito.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="https://katherimel.files.wordpress.com/2015/06/km5.jpg"><img class=" size-medium wp-image-378 aligncenter" src="https://katherimel.files.wordpress.com/2015/06/km5.jpg?w=300" alt="" width="300" height="212" /></a><br />
Ma andiamo con ordine, anche perchè se c’è una cosa che la Austen insegna, è che la Signora Bennet docet, e quindi che gran parte del successo è duvuto alla madre Carole.<br />
Infatti, “<em>e’ una verità universalmente riconosciuta, che uno scapolo in possesso di un’ampia fortuna debba avere bisogno di una moglie. Per quanto si possa sapere circa i sentimenti o i punti di vista di un uomo del genere al primo apparire nel vicinato, questa verità è così saldamente fissata nelle menti delle famiglie del circondario, da considerarlo di legittima proprietà di una o l’altra delle loro figlie</em>”, e Carole questo lo sapeva. Non appena si è sparsa la voce che William avrebbe frequentato la St. Andrews, ha chiamato a rapporto Kate che, all’epoca a Firenze per approfondire i suoi studi in storia dell’arte, è rientrata immediatamente in patria, si è messa a dieta e ha varcato le soglie della pregiosa e blasonata università scozzese. Lo scopo era chiaro: arrivare in alto. Perchè se è vero che nei paesi anglosassoni vige la regola del <em>self-made-man</em>, è vero anche che nell’Inghilterra <em>posh</em>, vige la regola che il sangue non si può comprare. Insomma, serviva un piano.</p>
<p style="text-align: justify">Il management insegna che una strategia di successo deve rispettare tre criteri fondamentali: focalizzare l&#8217;attenzione su un obiettivo semplice, avere una chiara consapevolezza dell&#8217;ambiente circostante e utilizzare in modo efficace le risorse a disposizione.<br />
Tanto più chiaro è lo scopo, tanto più facile è stabilire la <em>vision</em>, termine utilizzato in ambito aziendale per indicare un insieme di obiettivi ambiziosi proiettati verso un futuro prossimo- celebre è quella di Bill Gates pronunciata per la prima volta nel 1980: “<em>a computer on every desk in every home</em>”. Come possiamo vedere, la vision non solo è ambiziosa, ma in un certo senso visionaria- perdonatemi la tautologia-, incorpora l’essenza della vittoria e richiede impegno, dedizione e perseveranza.<br />
Dalla vision scaturiscono la <em>mission</em>, ovvero la dichiarazione del perchè un’azienda esiste, gli obiettivi di breve periodo e soprattutto i valori in cui crede il management- &#8220;<em>our mission is to enable people and businesses throughout the world to realize their full potential</em>&#8221; (Microsoft).</p>
<p style="text-align: justify">Quindi, ricapitolando. Obiettivo: arrivare in alto. Conoscenza ambiente competitivo: Kate ha studiato in scuole d&#8217;élite, frequenta i luoghi giusti e, se gioca bene le sue carte, può frequentare anche le persone giuste!<br />
Per quanto riguarda la mission, Kate si avvale di un mix geniale di marketing, gossip e perchè no, empatia nei confronti del popolo. Dopo il tira e molla del 2007, Kate passa in pochi mesi, da &#8220;<em>Katy-waity</em>&#8220;, Kate passa a “ragazza comune che ha fatto innamorare un principe”. Sì, perchè la nostra Kate è una ragazza semplice. Plebea, discendente da una famiglia di minatori, ama gli animali e veste Zara. E nonostante il matrimonio, Kate continua a dimostrare di essere una donna comune. Come tutte le casalinghe, passa le giornate facendo ristrutturare la cucina di Kensington Palace, fatica a trovare una baby-sitter -tanto che ne cambia una a settimana- e porta a passeggio il cane. Non sta simpaticissima alla suocera, odia la fidanzata del cognato e, ripeto, veste Zara!</p>
<p style="text-align: justify">Sì, Kate Middleton è una di noi. O almeno così ci dicono! (*)</p>
<p style="text-align: center"><a href="https://katherimel.files.wordpress.com/2015/06/km4.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-376" src="https://katherimel.files.wordpress.com/2015/06/km4.jpg?w=233" alt="" width="233" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center">
<p style="text-align: left">(*) P.S. per chi non lo sapesse: è vero che Kate è una <em>commoner</em> e che i suoi nonni erano minatori, ma è vero anche i genitori hanno fatto fortuna negli anni &#8217;90 e sono diventati milionari! Insomma, Kate è una di noi!</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.torquemada.eu/2015/07/29/kate-middleton-vision-mission-e-strategia-di-marketing/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Grecia e Unione Eurasiatica: un matrimonio che (per il momento) &#8220;non s&#8217;ha da fare&#8221;</title>
		<link>http://www.torquemada.eu/2015/06/15/grecia-e-unione-eurasiatica-un-matrimonio-che-per-il-momento-non-sha-da-fare/</link>
		<comments>http://www.torquemada.eu/2015/06/15/grecia-e-unione-eurasiatica-un-matrimonio-che-per-il-momento-non-sha-da-fare/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2015 01:45:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Centini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Alba Dorata]]></category>
		<category><![CDATA[Atene]]></category>
		<category><![CDATA[Centini]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Eurasia]]></category>
		<category><![CDATA[Eurasiatismo]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[grecia]]></category>
		<category><![CDATA[KKE]]></category>
		<category><![CDATA[Lorenzo Centini]]></category>
		<category><![CDATA[Mosca]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Putin]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[Sanzioni]]></category>
		<category><![CDATA[syriza]]></category>
		<category><![CDATA[tsipras]]></category>
		<category><![CDATA[Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[UE]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.torquemada.eu/?p=2762</guid>
		<description><![CDATA[Da almeno 5 anni a questa parte l&#8217;Europa politica (l&#8217;Unione Europea, cioè il costrutto finanziario e non l&#8217;Europa &#8220;reale&#8221;) è sottoposta a tre spinte disgregative convergenti, una da sud, una da est e una dal centro. Queste tre crisi sono: la disgregazione (foraggiata o meno) dell&#8217;ordine politico nel mondo arabo-africano venutosi a creare dopo la fine dell&#8217;URSS e contestuale assalto alla Siria di Assad, l&#8217;inceppamento del motore europeo indipendentemente dalla crisi economica globale, e la rinascita di un fronte orientale con Mosca, quasi chiuso nel decennio 1998-2008. Queste tre spinte diventano particolarmente potenti nella parte sud-orientale del Mediterraneo, dove un]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="D" class="cap"><span>D</span></span>a almeno 5 anni a questa parte l&#8217;<strong>Europa politica (l&#8217;Unione Europea, cioè il costrutto finanziario e non l&#8217;Europa &#8220;reale&#8221;) è sottoposta a tre spinte disgregative convergenti, una da sud, una da est e una dal centro. Queste tre crisi sono: la disgregazione (foraggiata o meno) dell&#8217;ordine politico nel mondo arabo-africano</strong> venutosi a creare dopo la fine dell&#8217;URSS e contestuale assalto alla Siria di Assad, l&#8217;inceppamento del motore europeo indipendentemente dalla crisi economica globale, e la rinascita di un fronte orientale con Mosca, quasi chiuso nel decennio 1998-2008.</p>
<p style="text-align: justify">Queste tre spinte diventano particolarmente potenti nella parte sud-orientale del Mediterraneo, dove un paese come la Grecia, statualmente debole e ridotto negli anni a frontiera discrasica della NATO sul mondo mediorientale, soffre le infiltrazioni dei tre processi sopracitati.</p>
<p style="text-align: justify">La Grecia, come capitalismo esile ed esposto agli equilibrismi monetari e politici (mancando di un comparto industriale di una certa consistenza e un economia legata al turismo) <strong>ha subito sentito i contraccolpi della crisi tricefala che ha smosso le acque dal 2010 circa in poi. Il risultato ovvio è stata la progressiva debolezza del governo greco, che fino alla vittoria di Syriza (25 Gennaio 2015) aveva colpevolmente rinunciato ad opporsi alla progressiva sostituzione delle agenzie eurocratiche allo Stato legittimo greco</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">La presidenza Tsipras, dichiaratamente riformista, non ha quindi smagnetizzato la Grecia attivamente, ma il suo governo ha labilmente intepretato un processo popolare endogeno, che porta la Grecia fuori dalla dicotomia Europa-Euro, verso però lidi ignoti. Tsipras non ha saputo far altro che prender tempo, e flirtare con la Russia, che vanta da molti anni un ottimo rapporto con la Grecia post-Euro.</p>
<p style="text-align: justify">La discrasia tra il processo endogeno del tutto comprensibile (stante il fallimento totale della cura-Troika) e l&#8217;attendismo di Tsipras e Varoufakis ha portato la Grecia in un limbo in cui i tre aspetti della statualità greca, Militarismo (A), Diplomazia (B), e Burocrazia (C), prendono strade diverse.</p>
<p style="text-align: justify">In questo contesto di caos, in cui la Troika detiene il pallino del gioco (giacchè ha molte armi con cui ricattare Atene) si sono fatte strade in alcuni gruppi di contropensiero antiatlantista lontane prospettive di un avvicinamento della Grecia ai BRICS, soprattutto dopo il viaggio di Tsipras a Mosca (8 Aprile), con contestuali contumelie tedesche. <strong>Un avvicinamento che però pare appartenere alla fantasia, soprattutto se da un piano economico-monetario (adesione alla Banca dei BRICS) ci si sposta su un piano di corposità politica, con la Grecia che entra nell&#8217;Unione Eurasiatica promossa da Mosca</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/06/Tsipras-Putin.jpg"><img class=" wp-image-2815 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/06/Tsipras-Putin-300x241.jpg" alt="Tsipras Putin" width="403" height="324" /></a></p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">La discrasia che ricordavano poc&#8217;anzi tra l&#8217;effettivo corso del paese-Grecia e l&#8217;attendismo dei suoi governanti, non giustifica uno scatto centometristico verso lo scioglimento dei legami formali con l&#8217;Euro-Occidente e un involata verso le pianure eurasiatiche. A<strong>lla realtà socio-economica popolare si contrappone un governo che, seppur spregiudicato, appare pienamente inserito nella logica eurocratica di mantenimento dello status quo,</strong> e francamente incapace di dare uno strappo al declino in cui, da solo, ha voluto porsi in compagnia (&#8220;La Grecia non uscirà dall&#8217;Euro&#8221; ripeteva Tsipras in campagna elettorale, e ha continuato a ripeterlo anche una volta presidente).</p>
<p style="text-align: justify">Vediamo alcuni motivi per cui un effettivo avvicinamento della Grecia ai BRICS e in particolare all&#8217;Unione Eurasiatica promossa da Mosca.</p>
<p style="text-align: justify">A) <strong>Da un punto di vista militare l&#8217;esercito è ridotto ai minimi termini, per svariati ragioni</strong>. Storicamente, dopo la soppressione della dittatura militare dei colonnelli (1975) l&#8217;esercito è stato rigidamente controllato dagli apparati civili, e il ridotto zoccolo demografico/economico è dissanguato per mantenere una coltre militare con la Turchia (sebbene siano frequenti passaggi di personale di grado all&#8217;interno delle logiche NATO tra i due paesi) e un presidio ad alto valore aggiunto a Cipro sulla linea che divide l&#8217;isola tra la Grecia e la Turchia<strong>. La recente crisi economica ha accellerato questi processi, e ormai l&#8217;esercito greco è ridotto ad un agenzia di controllo immigrazione</strong>. Seppur di robusta cultura ortodossa e genericamente ben disposto verso Mosca, culturalmente parlando, la marina (il comparto più strutturato) e l&#8217;aviazione sono terreno di caccia della NATO. Non da ultimo la Grecia ha partecipato ad Ottobre 2014 ad un esercitazione generale NATO nel Mediterraneo (chiarendo quindi la sua eventuale partecipazione ad una cordata anti-siriana o anti-russa). <strong>Uno spiraglio verso un futuro filorusso potrebbe essere l&#8217;accordo con Mosca, nonostante le sanzioni, per alcuni pezzi di ricambio per sistemi di difesa aerea, siglato a Dicembre 2014. Tuttavia sia la non sponsorizzazione dell&#8217;accordo sia la relativa pochezza dello stesso lasciano pensare che esso sia solo normale routine, normale scambio tecnologico nell&#8217;ambito militare.</strong></p>
<p style="text-align: justify">In generale la mancanza di peso dell&#8217;esercito nella catena di montaggio nelle decisioni politiche e l&#8217;ingerenza, anche economica, degli USA sul comparto militare (nel 2010 gli Stati Uniti hanno venduto il 42 % degli armamenti necessari ai greci, seguiti da altri due paesi NATO, Francia e Germania) impediscono che il comparto militare e in generale l&#8217;esercito possano essere un reale pungolo verso l&#8217;Unione Eurasiatica.</p>
<p style="text-align: justify">B) <strong>La Grecia è un paese diplomaticamente diviso tra un lontano legame ortodosso e un presente mediterraneo-occidentale</strong>. Legata a doppio filo alla militanza NATO della Turchia, con la quale forma un tutt&#8217;uno strategico (tanto che furono proprio gli States a premere perchè entrassero insieme nella NATO, nel 1952, durante il primo allargamento). L&#8217;unica vera faglia militare, quella con la Turchia (giacchè quella con la Macedonia è una boutade su un nome, poca cosa) è forzosamente rimarginata dal paternalismo sovranazionale di Washington. <strong>Ultimamente la Grecia ha però firmato sia le sanzioni contro la Russia</strong> (Settembre 2014) <strong>sia l&#8217;allargamento delle stesse non molto dopo</strong>. Atene si è allineata alla vulgata atlantista anche astenendosi (come quasi tutti i paesi del blocco europeo) riguardo alla proposta putiniana di mettere al bando il revisionismo nazista, quando un governo di Sinistra avrebbe quasi importo un adesione alla proposta russa.</p>
<p style="text-align: justify">A dimostrazione del bipolarismo del governo greco tuttavia stanno le parole del ministro degli esteri Kotzias, che a Febbraio 2014, dopo un colloquio con Lavrov, parlava della necessità di cercare altre vie, che non fossero le sanzioni, per dialogare con la Russia.</p>
<p style="text-align: justify">L<strong>a Grecia diplomaticamente è particolarmente costretta dai lacciuoli eurocratici, e può quindi permettersi meno di quanto non potrebbe fare Berlino, o Parigi, ma anche Roma</strong>. E&#8217; pur vero che nessuna reprimenda, nemmeno flatus vocis è giunta da Atene, in riferimento all&#8217;allargamento delle sanzioni o come abbiamo visto, almeno sulla questione storia del Nazismo. Un voto contrario non solo avrebbe polarizzato la opinione pubblica greca ma avrebbe ragionevolmente galvanizzato alcuni paesi dentro la UE che malsopportano la russofobia spinta (Ungheria,Rep.Ceca ecc).</p>
<p style="text-align: justify">Bisogna quindi chiedersi in che modo Atene pensa di utilizzare diplomaticamente un appoggio gracile alla Russia. <strong>Probabilmente la Grecia spera in una risoluzione travagliata ma positiva del conflitto in Ucraina</strong> (vedi l&#8217;interesse per gli accordi di Minsk) e di diventare in futuro mediatrice tra Mosca e Bruxelles.</p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/06/Eurasiatic-Emblem.png"><img class="size-medium wp-image-2816 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/06/Eurasiatic-Emblem-300x148.png" alt="Eurasiatic Emblem" width="300" height="148" /></a></p>
<p style="text-align: justify"><i>                                                                                 Emblema ufficiale dell</i><b><i>&#8216;Unione Economica Eurasiatica </i></b><br />
<strong>C) I segmenti pesanti del paese sono più interessati ad una apertura al credito europeo che a sfidare apertamente la Troika con provocazioni filorusse.</strong> La Banca Centrale Greca è una roccaforte della reazione eurocratica, ed essendo la voce in capitolo più grande per gli investimenti greci e l&#8217;economia ellenica in generale preme per una risoluzione filo-europea della crisi. Anche le parole concilianti rivolte da Putin a Tsipras l&#8217;8 Aprile, durante la sua visita a Mosca, si sono comunque concluse con una rassicurazione del Presidente russo circa la non volontà russa di minare la stabilità politica europea.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Un campo in cui il gran capitale greco può trovare conveniente una ripolarizzazione verso la Russia potrebbe essere quello dell&#8217;energia, con la sponda garantita da Tsipras al progetto di Turkish Steam che coinvolgerebbe anche la Fed.Russa</strong>. L&#8217;energia è il reale ventre molle dell&#8217;eurocratismo, e da qui può partire la magnetizzazione russa del Capitale greco, il quale tuttavia rimane largamente legato, controvoglia, al campo occidentale.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Anche a livello di partiti l&#8217;unico che si sia schierato con convinzione con Mosca è Alba Dorata, che ha recentemente partecipato ad alcune rassegne politiche della galassia nazional-rivoluzionaria a Mosca</strong>. Alba Dorata da qualche anno, dopo aver superato la sua vicinanza con Slovobda (in modo simile a quanto ha fatto Forza Nuova in Italia), preme per un avvicinamento della Grecia alla Russia, sia in funzione antieuropea che antiamericana. <strong>Il resto dei partiti greci tuttavia registra posizioni farraginose</strong> (PASOK e Nea Dimokratia )<strong> o improntate all&#8217;opportunismo</strong> (Syriza, come ricordavamo), <strong>o apertamente filorusse ma solo per quanto concerne la questione ucraina</strong> (KKE).<br />
A queste condizioni, a meno di stravolgimenti (che potrebbero essere un nuovo governo magari a guida Alba Dorata o una sterzata vampiresca della Troika) epocali,<strong> l&#8217;adesione di Tsipras all&#8217;Unione Eurasiatica rimane solamente una carta buona da giocare per esacerbare il dialogo con i soloni eurocratici. Più probabile rimane l&#8217;adesione alla ba</strong><strong>nca dei BRICS, che tuttavia rimane troppo legata a progetti diplomatici e non politici tout court. Nel qual caso quest&#8217;adesione non sarebbe impossibile, ma solo poco produttiva su un piano di rapporti di forza</strong>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.torquemada.eu/2015/06/15/grecia-e-unione-eurasiatica-un-matrimonio-che-per-il-momento-non-sha-da-fare/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Cuba, dal comunismo al socialismo: le prove di un cambiamento</title>
		<link>http://www.torquemada.eu/2015/04/20/cuba-dal-comunismo-al-socialismo-le-prove-di-un-cambiamento/</link>
		<comments>http://www.torquemada.eu/2015/04/20/cuba-dal-comunismo-al-socialismo-le-prove-di-un-cambiamento/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 20 Apr 2015 08:13:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Virga]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[America]]></category>
		<category><![CDATA[Castro]]></category>
		<category><![CDATA[Cattolicesimo]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[Comunismo]]></category>
		<category><![CDATA[costituzione]]></category>
		<category><![CDATA[Costituzione Cubana]]></category>
		<category><![CDATA[Cuba]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Engels]]></category>
		<category><![CDATA[Famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[Fidel]]></category>
		<category><![CDATA[Fidel Castro]]></category>
		<category><![CDATA[José Martì]]></category>
		<category><![CDATA[libertà religiosa]]></category>
		<category><![CDATA[Marx]]></category>
		<category><![CDATA[materialismo]]></category>
		<category><![CDATA[matrimonio]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[partito comunista]]></category>
		<category><![CDATA[proprietà privata]]></category>
		<category><![CDATA[Raul Castro]]></category>
		<category><![CDATA[Religione]]></category>
		<category><![CDATA[Rivoluzione]]></category>
		<category><![CDATA[Socialismo]]></category>
		<category><![CDATA[URSS]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.torquemada.eu/?p=2252</guid>
		<description><![CDATA[C&#8217;è la percezione diffusa che le riforme varate a Cuba a partire dagli anni `90 abbiano riguardato essenzialmente l&#8217;economia, senza però intaccare la natura comunista dello Stato. Questa tesi è sostenuta sia da alcuni nemici di Cuba, che hanno interesse a screditarla, continuando a bollarla come un arretrato regime totalitario, sia da alcuni suoi sostenitori, cui preme &#8211; per ragioni altrettanto ideologiche &#8211; sottolineare l&#8217;immutata realtà comunista di questo Stato. Tuttavia, la realtà è ben differente. Al tempo stesso, però, non è neanche appropriato asserire che Cuba non abbia più alcunché di socialista, stante le sue aperture al mercato. Introduzione]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><strong><span title="C" class="cap"><span>C</span></span>&#8217;è la percezione diffusa che le riforme varate a Cuba a partire dagli anni `90 abbiano riguardato essenzialmente l&#8217;economia, senza però intaccare la natura comunista dello Stato</strong>. Questa tesi è sostenuta sia da alcuni nemici di Cuba, che hanno interesse a screditarla, continuando a bollarla come un arretrato regime totalitario, sia da alcuni suoi sostenitori, cui preme &#8211; per ragioni altrettanto ideologiche &#8211; sottolineare l&#8217;immutata realtà comunista di questo Stato. Tuttavia, la realtà è ben differente. <strong>Al tempo stesso, però, non è neanche appropriato asserire che Cuba non abbia più alcunché di socialista, stante le sue aperture al mercato.</strong></p>
<p style="text-align: center"><em>Introduzione</em></p>
<p style="text-align: justify">Innanzitutto, però, occorre chiarire un momento i termini in questione. <strong>Nel marxismo, s’intende per socialismo, la fase in cui lo Stato, sotto la dittatura del proletariato, socializza i mezzi di produzione, preparando quindi il passaggio al comunismo vero e proprio</strong>. Tuttavia, storicamente, con l’etichetta socialismo si designavano tutti quei movimenti che miravano, in qualche modo, alla socializzazione dei mezzi di produzione, per cui Marx ed Engels prendono le distanze dai vari socialismi utopici o reazionari. È così che <strong>il socialismo, nel XX secolo, passa ad indicare le correnti riformiste o moderate del socialismo</strong> (socialdemocrazia, socialismo riformista, socialismo nazionale), in contrasto con il comunismo bolscevico. La stessa dottrina sociale cattolica si interroga a proposito dei cambiamenti all’interno del movimento socialista (cfr. Quadragesimo Anno e Octogesima Adveniens).</p>
<p style="text-align: justify">La cartina di tornasole dei cambiamenti a Cuba, non solo come prassi contingente, ma come vera e propria missione programmatica, si ha nella vasta riforma della Costituzione operata nel 1992. <strong>La Costituzione della Cuba rivoluzionaria risale in realtà al 1976</strong>, ben diciassette anni dopo la conquista del potere. In precedenza, era teoricamente ancora in vigore la Costituzione democratica e progressista del 1940, sia pure ormai scavalcata dalla legislazione rivoluzionaria dei primi anni ’60. Con la normalizzazione delle istituzioni compiuta nel 1975 (I Congresso del Partito Comunista di Cuba), fu quindi varata una Costituzione ispirata a quella sovietica. Viceversa,<strong> nel 1992, dopo il collasso del blocco sovietico, e in piena crisi economica, prima ancora di approntare altre riforme, furono effettuati importanti cambi alla Costituzione</strong>.</p>
<p style="text-align: center"><em>Dalla classe alla nazione</em></p>
<p style="text-align: justify">Guardiamo innanzitutto al <strong>preambolo</strong>, dove – nonostante rimanga per lo più invariato – compresi i riferimenti positivi al marxismo-leninismo, all’internazionalismo proletario, al socialismo e al comunismo come unica via per liberare l’uomo da ogni sorta di sfruttamento, e all’edificazione di una società comunista – <strong>già si notano alcune differenze eloquenti</strong>. Laddove, nel 1976, i Cubani erano «guidati dal marxismo-leninismo» e «appoggiati (…) nell’amicizia fraterna e la cooperazione dell’Unione Sovietica e altri Paesi socialisti e nella solidarietà dei lavoratori e popoli dell’America Latina e del mondo», ora sono «guidati dall’ideario di José Martí e le idee politico-sociali di Marx, Engels e Lenin» e «appoggiati (…) nell’amicizia fraterna, l’aiuto, la cooperazione e la solidarietà dei popoli del mondo, specialmente quelli dell’America Latina e dei Caraibi». Il fine ultimo, in compenso, resta il medesimo, espresso con una citazione di Martí: «il culto dei Cubani alla dignità piena dell’uomo».</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/martillo-y-la-hoz-fidel-ernesto-vasquez.jpg"><img class="size-medium wp-image-2470 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/martillo-y-la-hoz-fidel-ernesto-vasquez-278x300.jpg" alt="martillo-y-la-hoz-fidel-ernesto-vasquez" width="278" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Poi, <strong>circa la natura dello Stato</strong>, la vecchia Costituzione afferma (art. 1) che la «Repubblica di Cuba è uno Stato socialista di operai e contadini e altri lavoratori manuali e intellettuali», che (art. 4) «tutto il potere appartiene al popolo lavoratore (…) che si fonda nella ferma alleanza della classe operaia con i contadini e gli altri ceti lavoratori urbani e rurali, sotto la direzione della classe operaia». Inoltre, il Partito Comunista è qualificato (art. 5) come “avanguardia organizzata marxista-leninista della classe operaia”. Al contrario nella nuova Costituzione non si parla più di “classe” in alcun luogo: Cuba è «uno Stato socialista di lavoratori» (art. 1), la cui sovranità «risiede nel popolo, dal quale emana tutto il potere dello Stato» (art. 3), mentre il Partito Comunista è ora «martiano e marxista-leninista, avanguardia organizzata della nazione cubana» (art. 5).</p>
<p style="text-align: center"><em>Dal materialismo alla libertà religiosa</em></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Un altro cambiamento fondamentale, specialmente dal nostro punto di vista, è quello relativo alla religione</strong>. Se, in epoca sovietica (art. 54), «lo Stato socialista, che basa la sua attività ed educa il popolo nella concezione scientifica materialista dell’universo, riconosce e garantisce la libertà di coscienza, il diritto di ciascuno a preferire qualsiasi credenza religiosa e a praticare, nel rispetto della legge, il suo culto di riferimento», pure è «illegale e punibile opporre la fede o la credenza religiosa alla Rivoluzione, all’educazione o al compimento dei doveri di lavorare, difendere la patria in armi, riverire i suoi simboli e gli altri doveri stabiliti dalla Costituzione». Infatti,<strong> i credenti non potevano all’epoca essere iscritti al Partito</strong>.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Invece, nella nuova Cuba, esplicitamente (art. 8) «lo Stato riconosce, rispetta e garantisce la libertà religiosa»</strong> e «Le distinte credenze e religioni godono di uguale considerazione», mentre <strong>scompare ogni riferimento sia alla “concezione scientifica materialista dell’universo”, sia all’opposizione tra fede e Rivoluzione</strong>. Anche la<strong> politica educativa e culturale</strong> (art. 38) non si fonda più nella «concezione scientifica del mondo, stabilita e sviluppata dal marxismo-leninismo», bensì nei «progressi della scienza e della tecnica, l’ideario marxista e martiano, la tradizione pedagogica progressista cubana e universale».</p>
<p style="text-align: justify">Non solo, ma ora lo Stato, oltre a proteggere (art. 35) «la famiglia, la maternità e il matrimonio», ora «riconosce nella<strong> famiglia</strong> la cellula fondamentale della società e le attribuisce responsabilità e funzioni essenziali nella educazione e la formazione delle nuove generazioni». Peraltro,<strong> il matrimonio</strong> è sempre stato definito (art. 36) come «unione volontariamente concertata di un uomo e di una donna con capacità legali, al fine di condurre vita in comune». Il cosiddetto “same sex marriage” sarebbe quindi incostituzionale a Cuba. Infine, un nuovo capitolo (III), con l’art. 34, è introdotto per regolare la condizione dei residenti stranieri, fino ad allora non prevista a livello generale.</p>
<p style="text-align: center"><em>Dal comunismo al socialismo</em></p>
<p style="text-align: justify">Al contrario,<strong> se parliamo di proprietà ed economia, i cambiamenti sono stati meno radicali, ma non meno importanti</strong>. Cuba continua ad avere un «sistema socialista di economia basata sulla proprietà socialista di tutto il popolo sui mezzi di produzione e nella soppressione dello sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo» (art. 14). Tuttavia, ora si specifica che si parla di mezzi «fondamentali». Allo stesso modo, laddove (art. 15) si stabiliva la proprietà statale di tutta una serie di risorse e beni fondamentali, ora si specifica (a scanso di equivoci!) che «questi beni non possono trasmettersi in proprietà a persone naturali o giuridiche, salvo i casi eccezionali in cui la trasmissione parziale o totale di alcun obiettivo economico sia destinata ai fini dello sviluppo del Paese e non influenzino i fondamenti politici, sociali ed economici dello Stato». Insomma, sono posti comunque dei paletti che evitino eventuali privatizzazioni.</p>
<p style="text-align: justify">Infatti, tanto quanto prima (art. 16) «lo Stato organizza, dirige e controlla l’attività economica nazionale», prima «d’accordo col Piano unico di Sviluppo Economico-Sociale», di matrice sovietica, mentre ora, più genericamente, «conformemente ad un piano che garantisca lo sviluppo programmato del Paese». Sempre però si presume che «partecipino attivamente e coscientemente i lavoratori di tutte le branche dell’economia e delle altre sfere della vita sociale». L’unico fine che viene meno è «la capacità per compire i doveri internazionalisti del nostro popolo» – che all’epoca si riferiva alle missioni militari internazionaliste. Inoltre, precedentemente il commercio estero (art. 18) era «funzione esclusiva dello Stato», mentre ora questo lo «dirige e controlla».</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/CubaRevolucion.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2467" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/CubaRevolucion-300x224.jpg" alt="CubaRevolucion" width="300" height="224" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Infine, esattamente come prima, anche adesso (art. 19-20), lo Stato «riconosce la proprietà dei piccoli agricoltori sulla loro terra e altri mezzi e strumenti di produzione», nonché il diritto ad associarsi, a organizzarsi in cooperative e a vendere le terre, con diritto di preferenza allo Stato. Inoltre, resta immutato (art. 21) il diritto alla proprietà personale sulle entrate e risparmi provenienti dal proprio lavoro, sull’abitazione e altri beni, nonché su quei «mezzi e strumenti di lavoro personale o famigliare, che non si usino per sfruttare il lavoro altrui». L’unica differenza importante è qui l’inserimento di un nuovo articolo (23), con cui «lo Stato riconosce la proprietà delle imprese miste, società e associazioni economiche che si costituiscono conformemente alla legge».</p>
<p style="text-align: center"><em>Conclusione</em></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Come si può vedere, Cuba resta costituzionalmente, ma anche nella pratica, un Paese del tutto socialista, privo di quelle ambiguità che appaiono nella Repubblica Popolare Cinese o in Vietnam, dove le multinazionali straniere trovano così conveniente delocalizzare la produzione</strong>. I cambiamenti, dal punto di vista economico, hanno riguardato soprattutto la prassi, per cui lo Stato resta sì agente centrale della pianificazione economica, ma è affiancato da aziende miste con capitali stranieri, cooperative agricole – che sono state espanse ampiamente negli anni ’90 – e lavoro privato, a conduzione famigliare, specialmente nell’ambito dei servizi. Insomma, non solo la proprietà personale, quella frutto del lavoro delle singole famiglie, è garantita, ma è anche possibile assumere personale dipendente, che aiuti il proprietario nel suo lavoro. È proibita semmai la rendita parassitaria sullo sfruttamento del lavoro altrui.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Tuttavia, è nella sfera ideologica e politica che più di tutte si vede la marcata presa di distanza con il comunismo storico novecentesco</strong>. Al di là dei richiami al marxismo-leninismo e al comunismo, si è preso atto che la comunità politica non è la sola classe operaia (a Cuba minoritaria), bensì tutta la nazione lavoratrice, inclusi i piccoli agricoltori proprietari e i lavoratori autonomi. E allo stesso modo, il materialismo scientifico è stato abbandonato in favore di una prospettiva plurale, dove il socialismo marxiano convive con il nazionalismo democratico martiano, e il ruolo della religione nella società è riconosciuto e tutelato. Quest’ultimo fattore non è indifferente, se si tiene conto dell’importante ruolo che ebbero<strong> i cattolici</strong>, da Padre Varela a José Antonio Echevarria, nello sviluppo della nazione e della Rivoluzione cubana.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Stanti i fatti, è evidente che continuare a presentare Cuba come un bunker veterocomunista, dove vige una feroce dittatura stalinista e la Chiesa è perseguitata, è errato tanto quanto elevare questo Paese ad ultimo baluardo del marxismo-leninismo di fronte al liberal-capitalismo</strong>. Sono categorie ideologiche, del tutto prive di riscontro nella realtà. Oggi, possiamo dire che il trentennio effettivamente comunista (1961-1992), non rappresenta altro che una fase, dovuta anche a contingenze storiche, nello sviluppo della Rivoluzione cubana, dal 1953 ad oggi.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/172VictoriaCUBA.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2468" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/172VictoriaCUBA-196x300.jpg" alt="172VictoriaCUBA" width="196" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify">
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.torquemada.eu/2015/04/20/cuba-dal-comunismo-al-socialismo-le-prove-di-un-cambiamento/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il futuro non è la prossima settimana.</title>
		<link>http://www.torquemada.eu/2015/04/15/il-futuro-non-e-la-prossima-settimana/</link>
		<comments>http://www.torquemada.eu/2015/04/15/il-futuro-non-e-la-prossima-settimana/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 15 Apr 2015 13:46:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Serena Taurino]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[crescita]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[finanza]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[mazzucato]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[short-termism]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.torquemada.eu/?p=2447</guid>
		<description><![CDATA[&#160; Se nel lungo periodo saremo tutti morti, nel breve invece siamo tutti invalidi resi ciechi da irrefrenabile impazienza. Osservando il susseguirsi di dichiarazioni sull’andamento della economia europea, sembra quasi di guardare un film di Charlie Chaplin: ognuno degli attori va in giro meccanicamente e senza la minima idea di ciò che fa. Ci sono poi i commenti dei “comuni mortali”, di chi legge il giornale e ascolta il telegiornale  e comprende, forse, un terzo di ciò che succede. Ma si sa, “gli italiani sono tutti allenatori” a tavola. Allora, lungi, dal volerci assurgere a demiurgo della economia europea o,]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p class="first-child " style="text-align: justify"><span title="S" class="cap"><span>S</span></span>e nel lungo periodo saremo tutti morti, nel breve invece siamo tutti invalidi resi ciechi da irrefrenabile impazienza. Osservando il susseguirsi di dichiarazioni sull’andamento della economia europea, sembra quasi di guardare un film di Charlie Chaplin: ognuno degli attori va in giro meccanicamente e senza la minima idea di ciò che fa.</p>
<p style="text-align: justify">Ci sono poi i commenti dei “comuni mortali”, di chi legge il giornale e ascolta il telegiornale  e comprende, forse, un terzo di ciò che succede. Ma si sa, “gli italiani sono tutti allenatori” a tavola.</p>
<p style="text-align: justify">Allora, lungi, dal volerci assurgere a demiurgo della economia europea o, peggio, di quella italiana, ci avventuriamo nella lettura di qualche scritto di “addetti ai lavori” e cerchiamo di capire cosa succede se il futuro è adesso, quando parliamo di investimenti e innovazione.</p>
<p style="text-align: justify">Partiamo da un lavoro del 2011 a firma di Andrew Haldane, chief economist della Banca di Inghilterra, e del suo collega Richard Davies. Da una robusta analisi su dati panel dal 1980 al 2009, i due economisti dimostrano come in ambito finanziario la visione a breve termine sia statisticamente ed economicamente significativa. Nel periodo in esame, infatti, nel Regno Unito e negli USA, i cash-flow a cinque anni sono scontati a tassi più appropriati per quelli a otto anni; i cash-flow a dieci anni vengono valutati come se fossero a 16 e quelli a più di 30 anni sono scarsamente valutati.  Il lungo è breve. Le scelte finanziarie, come altre scelte di vita, vengono sintonizzate su lunghezze d’onda più corte. Gli autori utilizzano una metodologia basata sul modello tradizionale di analisi costi-benefici e “equity pricing”. La presenza di logica di breve termine significherebbe che gli agenti scontano eccessivamente i  flussi di cassa futuri. Gli investimenti non vengono intrapresi, anche se il tasso di sconto (dopo aver incluso il premio di rischio) suggerisce l’opportunità razionale di investire in una determinata azienda.</p>
<p style="text-align: justify">Tralasciando di addentrarci nelle cause di questo comportamento, ci preme sottolineare quanto i due economisti concludono: anche piccoli eccessi di attualizzazione possono avere grandi effetti cumulativi. In questo modo, sia gli investimenti che la crescita si smorzano.</p>
<p style="text-align: justify">Questa logica del venture capital è alla base dell’operazione di smantellamento del mito che lo vede foriero di imprese innovative, nonché della sua capacità di generare crescita, portata avanti dalla economista Mariana Mazzucato nel suo bel libro “Lo Stato innovatore”. In realtà, anche altri economisti sottolineano come l’orizzonte del venture capital sia quello della “uscita anticipata” dall’investimento, a causa degli onorari di gestione e delle gratifiche incassate in caso di rendimenti elevati. Quindi la maggior parte dei finanziamenti, soprattutto in settori di ricerca e sviluppo, si concentra su progetti che prevedono di arrivare alla fase di commercializzazione della “scoperta” entro i tre, cinque anni (Gosh e Nanda, 2010). Tuttavia, in alcuni settori come ad esempio quello biotecnologico o energetico, l’arco temporale richiesto dal processo di esplorazione scientifica è più ampio, oltre a richiedere la disponibilità ad accettare un insuccesso.</p>
<p style="text-align: justify">Esattamente il contrario di quanto avvenuto progressivamente nelle ultime decadi, stando a Lazonick e Mazzucato (2013), che dimostrano come la cosidetta “finanziarizzazione” della economia sia dovuta a un eccesso di speculazione e in particolar modo a due fattori. Il primo riguarda la tendenza del settore finanziario a cedere prestiti a se stesso, piuttosto che alla “economia reale”.<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a>Il secondo concerne una eccessiva concentrazione di finanziamenti ad opera delle grandi corporation in attività altamente profittevoli nel breve periodo &#8211;  acquisizioni e fusioni (M&amp;A) &#8211; contemporaneamente ad un progressivo disimpegno in attività redditizie sul lungo periodo come ricerca e sviluppo (R&amp;D).</p>
<p style="text-align: justify">In questo modo, la finanza non è né lo “schumpteriano” eforo del capitalismo, né il settore privato gioca il suo ruolo di investitore a la Keynes. In sostanza, banche e fondi di venture capital sono diventati “risk-averse”.  Un recente studio del Mit (2013) fa notare come il problema reale nel campo della innovazione sia la mancanza di un settore privato interessato a investire prepotentemente in ricerca e sviluppo. Al contrario di quanto accadeva negli anni ’60 all’interno di aziende come Xerox, Bell e altre, oggi esiste un vuoto spaventoso di laboratori di ricerca all’interno delle grandi corporations.</p>
<p style="text-align: justify">Questo accade in virtù della miopia da “breve termine” del settore e della visione del venture capital focalizzata sulla “uscita” entro tre anni, solitamente attraverso una offerta pubblica iniziale (IPO) (Lazonick and Tulum, 2011). Tuttavia, questo modo di agire, questo tipo di finanza può servire a sviluppare quelli che Mazzucato chiama “gadgets”, ovvero prodotti che si basano sull’assemblaggio di tecnologia già esistente (famoso è, nel libro, l’esempio dell’iPhone), ma certamente non serve a generare le “onde lunghe” del futuro.</p>
<p style="text-align: justify">Le ricette per cambiare questo modo di agire vanno da una maggiore trasparenza, una governance più forte, cambiamenti negli incentivi e nelle remunerazioni degli executive manager (Mazzucato fa notare come le stock option siano uno degli strumenti più adatti a questo tipo di finanza dall’occhio corto), fino a tasse e sussidi, laddove necessario.</p>
<p style="text-align: justify">Non è una questione di quantità degli investimenti, secondo Mazzucato, quanto la qualità di questi. In tempi di quantitative easing da parte della BCE e di “tesoretto” da spendere per il governo italiano, riteniamo che una strategia mirata da navigante con la bussola ben orientata sia essenziale. La Germania ha lavorato bene e predicato male. Dovremmo guardare a cosa ha fatto, più che soffermarci su cosa dice. Investire in settori strategici, che definiscono l’orizzonte del futuro piuttosto che quello dell’uscio di casa.</p>
<p style="text-align: justify">E’ difficile vincere il futuro, se pensiamo esso sia la prossima settimana.</p>
<p style="text-align: justify">Serena Fiona Taurino</p>
<p style="text-align: justify"><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> Per “economia reale”, si intende crescita produttiva sia nel settore manifatturiero che dei servizi, e creazione di nuovi posti di lavoro.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.torquemada.eu/2015/04/15/il-futuro-non-e-la-prossima-settimana/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;infamia di Reagan</title>
		<link>http://www.torquemada.eu/2015/03/29/linfamia-di-reagan/</link>
		<comments>http://www.torquemada.eu/2015/03/29/linfamia-di-reagan/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 29 Mar 2015 17:42:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Virga]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA['80]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Al Qaeda]]></category>
		<category><![CDATA[America]]></category>
		<category><![CDATA[Beth A. Fischer]]></category>
		<category><![CDATA[Bolscevismo]]></category>
		<category><![CDATA[Carter]]></category>
		<category><![CDATA[Casa Bianca]]></category>
		<category><![CDATA[Cattolici]]></category>
		<category><![CDATA[Cattolici Liberali]]></category>
		<category><![CDATA[Charles W. Kegley]]></category>
		<category><![CDATA[CIA]]></category>
		<category><![CDATA[Cold War]]></category>
		<category><![CDATA[Comunismo]]></category>
		<category><![CDATA[Contras]]></category>
		<category><![CDATA[Crociata contro il bolscevismo]]></category>
		<category><![CDATA[Democratici]]></category>
		<category><![CDATA[Democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Efraín Ríos Montt]]></category>
		<category><![CDATA[El Salvador]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[García Lucas]]></category>
		<category><![CDATA[Golpe]]></category>
		<category><![CDATA[GOP]]></category>
		<category><![CDATA[Guatemala]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra Fredda]]></category>
		<category><![CDATA[Hayek]]></category>
		<category><![CDATA[Imperialismo]]></category>
		<category><![CDATA[Impero del Male]]></category>
		<category><![CDATA[Jack Matlock]]></category>
		<category><![CDATA[Jiadismo]]></category>
		<category><![CDATA[jihad]]></category>
		<category><![CDATA[John A. Coatsworth]]></category>
		<category><![CDATA[Liberismo]]></category>
		<category><![CDATA[Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[Mara Salvatrucha 13]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Neoliberismo]]></category>
		<category><![CDATA[Nicaragua]]></category>
		<category><![CDATA[Osama Bin Laden]]></category>
		<category><![CDATA[Oscar Romero]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Reagan]]></category>
		<category><![CDATA[Robert G. Kaiser]]></category>
		<category><![CDATA[Robert McFarlane]]></category>
		<category><![CDATA[Ronald Reagan]]></category>
		<category><![CDATA[Ronnie Reagan]]></category>
		<category><![CDATA[Saddam Hussein]]></category>
		<category><![CDATA[Sandinisti]]></category>
		<category><![CDATA[Somoza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Sud Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Torquemada]]></category>
		<category><![CDATA[URSS]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
		<category><![CDATA[Violeta Chamorro]]></category>
		<category><![CDATA[Yankee]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.torquemada.eu/?p=2253</guid>
		<description><![CDATA[I Presidenti degli Stati Uniti – come i leader delle grandi potenze in generale – non sono in genere noti per essere degli stinchi di santo, ma in questa “galleria degli orrori” dei volti dell’imperialismo a stelle e strisce, Ronald Reagan si guadagna sicuramente un posto d’onore. Trovare di che parlarne male, non è certo difficile, né si tratta di una novità. Quello che, invece, stupisce è che presso alcuni cattolici (o presunti tali) sia considerato non solo un grande statista (affermazione perlomeno discutibile) ma addirittura uno statista cristiano (il che è proprio fuori di discussione)! D’altronde, questa è gente]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: left"><span title="I" class="cap"><span>I</span></span> Presidenti degli Stati Uniti – come i leader delle grandi potenze in generale – non sono in genere noti per essere degli stinchi di santo, ma in questa “galleria degli orrori” dei volti dell’imperialismo a stelle e strisce, <strong>Ronald Reagan</strong> si guadagna sicuramente un posto d’onore. Trovare di che parlarne male, non è certo difficile, né si tratta di una novità.</p>
<p style="text-align: justify">Quello che, invece, stupisce è che presso alcuni cattolici (o presunti tali) sia considerato non solo un grande statista (affermazione perlomeno discutibile) ma addirittura uno statista cristiano (il che è proprio fuori di discussione)! <strong>D’altronde, questa è gente che, dopo 124 anni di encicliche sociali in cui i Pontefici spiegano il contrario, ancora si ostina a credere che il liberismo (o, peggio ancora, il neoliberismo!) sia compatibile con la fede cattolica.</strong></p>
<p style="text-align: justify">Come anticipato, <strong>delle colpe di Reagan ci sarebbe molto da narrare,</strong> come pure dei presunti meriti. Primo fra tutti, quello di aver combattuto l’aborto. In realtà, tante belle parole ma, dati alla mano, ci risulta che il tasso percentuale di aborti negli Stati Uniti non è mai stato così alto come durante il suo mandato. Del resto, se si fa macelleria sociale…</p>
<p style="text-align: justify">Parliamo pur sempre, del resto, di <strong>un attore prestato alla politica che riteneva che la cura per un Paese segnato dalle gravi ingiustizie sociali, frutto del liberismo, fosse applicare maggiore liberismo.</strong> Anche se – a dirla tutta – è quanto meno discutibile togliere i soldi ai contribuenti per commissionare alle grandi industrie belliche un riarmo generale, con tanto di fantasmagorici scudi spaziali di dubbia utilità – a maggior ragione quando si è già la principale potenza mondiale, con un rilevante distacco sulla seconda, quanto a produzione economica, ricerca tecnologica, consenso diplomatico, proiezione aeronavale e posizionamento strategico. Non ho grande dimestichezza con l’opera di <strong>Hayek</strong>, ma dubito fortemente che approvasse un simile e ingiustificato aumento della spesa pubblica.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Che poi questo dispiegamento di forze sia servito davvero a vincere la Guerra Fredda, è tutto da vedere</strong>. Molti studiosi pensano piuttosto che il crollo del blocco sovietico abbia avuto cause endogene (cfr. Strobe Talbott), in particolare con l’affermazione di Gorbaciov (cfr. Robert G. Kaiser), o che addirittura l’atteggiamento di Reagan abbia ritardato questo processo (cfr. Charles W. Kegley). Altri ancora osservano che dal 1984 l’approccio fu invece molto più conciliante (cfr. Beth A. Fischer). In ogni caso, persino i suoi stessi consiglieri (es. Robert McFarlane e Jack Matlock) hanno in seguito ammesso che l’intenzione reale non era portare l’Impero del Male al collasso, ma piuttosto migliorare le relazioni tra le superpotenze, partendo da una posizione di forza. Ma ora non pretendiamo che i liberisti abbiano studiato la storia, e men che meno quella delle relazioni internazionali!</p>
<p style="text-align: justify">Ad ogni modo, <strong>fatto sta che il guitto della Casa Bianca ha lanciato negli anni ’80 una serie di offensive in tutto il mondo per rilanciare l’egemonia statunitense</strong>.<strong> I suoi alleati</strong> in questa <strong>“ultima crociata contro il bolscevismo”</strong>, da parte loro, erano ancora più imbarazzanti di lui. Passi <strong>Saddam</strong> sguinzagliato contro Khomeini, con tanto di gas, mine e oltre un milione di morti; passi pure <strong>il Sudafrica bianco</strong> deciso a mantenere il dominio razziale sui popoli dell’Africa meridionale… ma della creazione di <strong>Al-Qaeda</strong>, <strong>col compagno di merende Osama Bin Laden</strong>, e quindi del <strong>jihadismo islamico</strong> come lo conosciamo oggi, retrospettivamente, avremmo fatto volentieri a meno.</p>
<p style="text-align: justify">Tuttavia, l’apice di queste eroiche gesta, su cui voglio sollevare l’attenzione, è stato compiuto proprio nel cortile di casa. Parliamo dunque dell’<strong>intervento reaganiano in America Centrale</strong>, riassunto magistralmente da un saggio dello storico J<strong>ohn A. Coatsworth, contenuto nella “Cambridge History of Cold War”</strong> (che non è proprio “Il Manifesto”).</p>
<p style="text-align: justify">Ora, gli interventi statunitensi in America Latina non sono mai stati una novità. <strong>Solo durante la Guerra Fredda, sono stati rovesciati ventiquattro governi, perlopiù democraticamente eletti</strong> – dei quali <strong>quattro per intervento militare diretto</strong>, <strong>tre attraverso la CIA</strong>, e <strong>i restanti golpe sono stati subappaltati alle forze militari locali</strong>, i cui quadri erano spesso e volentieri addestrati dagli stessi USA, per difendere il mondo libero dalle dittature fasciste prima, e comuniste poi (quando si dice l’eterogenesi dei fini…). Come risultato,<strong> nel 1977, solo Costa Rica e Venezuela erano Paesi stabili con governi liberamente eletti</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">A questo punto, il democratico Carter, sulla scia di Kennedy, cominciava a chiedersi se non fosse il caso di contrastare il comunismo, promuovendo democrazia e giustizia sociale, ossia alleviando quelle condizioni di estrema oppressione e miseria che spingevano i popoli del Continente nelle braccia del socialismo rivoluzionario. Inutile dire che le élite locali, pur di non perdere i propri privilegi, non erano molto inclini ad usare altri metodi di pacificazione sociale, oltre alla tortura e agli squadroni della morte… ma qualche progresso era stato fatto.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Il repubblicano Reagan era intervenuto però a gamba tesa fin dalla campagna elettorale, accusando Carter di debolezza e promettendo di usare il pugno di ferro contro la minaccia comunista</strong>. In particolare, nel 1979, i <strong>rivoluzionari sandinisti del Nicaragua</strong> avevano finalmente abbattuto la pluridecennale dittatura della famiglia <strong>Somoza</strong>, e la guerriglia si era estesa nei vicini <strong>El Salvador</strong> e <strong>Guatemala</strong>. Fortunatamente, il prode “crociato della libertà” era pronto a ricacciare i comunisti all’inferno.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/ronald_reagan_ranch.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2353" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/ronald_reagan_ranch-300x200.jpg" alt="Reagan" width="300" height="200" /></a></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Peccato che la minaccia comunista in America Latina non esistesse se non nella propaganda reaganiana</strong>. I movimenti rivoluzionari della regione consistevano in <strong>fronti di liberazione nazionale, dove convivevano varie correnti ideologiche</strong>, dai comunisti ai nazionalisti ai cristiano-sociali. <strong>L’URSS</strong> era troppo lontana e impegnata per intervenire e <strong>aveva sempre guardato di cattivo occhio il sostegno cubano ad altri movimenti rivoluzionari</strong> in quella che era tacitamente considerata dal Cremlino come riserva statunitense.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Lo stesso Nicaragua sandinista</strong> non solo ricevette aiuti sovietici e cubani in misura minore rispetto a quelli provenienti da altri Paesi europei e americani, ma soprattutto <strong>non implementò mai una politica comunista d’imposizione di un Partito unico e collettivizzazione dei mezzi di produzione</strong>, e tantomeno abbandonò l’Organizzazione degli Stati Americani. A margine, è anche interessante osservare come questo piccolo Stato vanti tuttora le leggi più restrittive al mondo in materia d’aborto.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Quello che invece era fin troppo reale era la natura estremamente repressiva delle dittature centroamericane</strong>. In un contesto dove un’oligarchia di latifondisti e <em>compradores</em>, insieme alle grandi multinazionali statunitensi, sfruttava masse rurali in condizioni di sussistenza, dominavano giunte militari, in confronto alle quali persino Pinochet poteva a buon diritto passare per socialdemocratico. <strong>Qui, anche contro la stessa opinione pubblica statunitense</strong> – che fin dai tempi del Vietnam cominciava a porsi problemi riguardo alle manifestazioni più brutali del proprio imperialismo –,<strong> Ronnie Reagan diede il meglio di sé</strong>.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Al confine tra Honduras e Nicaragua, la CIA, con l’aiuto d’istruttori militari argentini</strong> (sì, quelli che facevano volare i dissidenti in mare), <strong>organizzò elementi della ex-Guardia Nazionale di Somoza, per formare i famigerati Contras</strong>, finanziati dal Congresso e armati attraverso il narcotraffico e la vendita di armi all’Iran. <strong>Non pago di ciò, il governo statunitense, in totale violazione del diritto internazionale, minò i porti nicaraguegni, infischiandosene poi bellamente del verdetto di risarcimento emesso dalla Corte dell’Aia</strong>. Insomma, il rispetto della legalità valeva solo quando si trattava di tollerare la sentenza Roe vs Wade…</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Dopo una serie di sonore sconfitte sul campo per opera delle forze regolari, i Contras ricorsero al terrorismo contro obiettivi civili, causando oltre 30.000 morti</strong>. Alla fine, incapaci di prevalere direttamente, gli USA accettarono un compromesso con il governo sandinista, che perse di misura le elezioni del 1990. Queste si svolsero in un contesto di esasperazione popolare di fronte alla prepotenza statunitense e videro la vittoria di una coalizione di centrodestra finanziata dagli Stati Uniti e guidata da <strong>Violeta Chamorro</strong>, il cui padre era stato assassinato da Somoza.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/0128-wires-reagan.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2352" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/03/0128-wires-reagan-300x200.jpg" alt="0128-wires-reagan" width="300" height="200" /></a></p>
<p style="text-align: justify"><strong>In Guatemala, la guerriglia contro la dittatura militare era radicata nelle popolazioni indigene maya</strong> che vivevano lì da millenni. <strong>Anche qui Reagan provvide a fornire ampio sostegno economico, in particolare al nuovo governo del Generale Efraín Ríos Montt</strong>, convertito alla fede evangelica, <strong>che nel 1982 era subentrato, via golpe, al Generale García Lucas</strong>. Siccome la semplice repressione politica è troppo poco, <strong>in appena un anno di potere, prima di essere deposto da un nuovo golpe, Ríos Montt distrusse 686 villaggi e uccise 50.000-75.000 indigeni</strong>, conquistandosi un processo per genocidio (attualmente in corso). <strong>In totale, in questo periodo, su una popolazione guatemalteca di 6.500.000 abitanti (nel 1980), si ebbero 200.000 morti </strong>(per il 93% ad opera dello Stato e per l’83% di etnia maya)<strong> e 1 milione di rifugiati</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Tuttavia, è al <strong>Salvador</strong> che spetta la palma nella lotta contro il comunismo ateo e omicida. <strong>Il 24 marzo 1980, l’Arcivescovo conservatore Óscar Arnulfo Romero, Primate di El Salvador, vertice della gerarchia cattolica nel Paese, fu assassinato dai servizi militari mentre celebrava Messa nella Cattedrale, durante la Consacrazione, per aver criticato la repressione del regime</strong>. <strong>Non soddisfatti, la mattina successiva, durante le esequie, esplosero una bomba e spararono dalle finestre del Palazzo Presidenziale, causando 38 morti tra i fedeli</strong>. Inutile dire che neanche Hitler e Stalin si erano mai sognati di fare una cosa del genere, senza neanche attendere la fine della Messa e istituire un processo farsa! Oggi, Romero è Beato in quanto Martire, a controprova che si è trattato di <strong>una vera e propria persecuzione contro la Chiesa Cattolica</strong>.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Infatti, più avanti, vista la sgradevole tendenza del clero a schierarsi con i più deboli, minacciarono lo sterminio dei gesuiti presenti nel Paese</strong>. A dicembre, per festeggiare l’elezione di Reagan, i militari rapirono, stuprarono e uccisero quattro religiose statunitensi impegnate nell’assistenza dei poveri. Carter, sdegnato, ritirò l’appoggio economico, ma questo fu subito reintegrato dal “Nostro” il mese seguente. <strong>Grazie a questo decisivo sostegno, l’esercito salvadoregno resistette, l’offensiva dei ribelli fu respinta e il massacro dei civili proseguì indisturbato</strong>.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Tuttavia, ben presto il regime si accorse che cominciavano a scarseggiare gli uomini da arruolare, ma presto fu trovata la soluzione: l’arruolamento – anche coatto, ricorrendo a raid nelle scuole – di ragazzi, anche di 14-15 anni</strong>. In piena guerra civile, l’80% delle forze governative e il 30% dei guerriglieri era composto da minorenni. Questo fenomeno è alla base della nascita di violentissime gang giovanili come la <strong>Mara Salvatrucha 13</strong>. In ogni caso, si stima un totale di <strong>75.000 morti (per l’85% causati dal regime), di cui oltre la metà sotto il mandato di Reagan, e 500.000 rifugiati su una popolazione di 4.500.000 (1980)</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">In conclusione, a fare i conti, il motto “Meglio morti che rossi” non è mai stato tanto vero, se consideriamo che su una popolazione totale – per questi tre Stati – di circa 12.500.000 abitanti (nel 1975), i morti ammontano al 2,84% e i rifugiati al 16%. Questi ultimi, tra l’altro, si diressero in maggior parte negli Stati Uniti, dove chiesero di essere accolti come rifugiati politici. <strong>Naturalmente, mentre gli esuli cubani erano accolti a braccia aperte e coccolati dal governo statunitense, i profughi centramericani erano rifiutati e costretti alla clandestinità: solo il 9-11% dei nicaraguegni, il 2,6% dei salvadoregni e l’1,8% dei guatemaltechi ottenne asilo politico – sempre grazie alle cristiane virtù d’accoglienza e ospitalità dell’amico Reagan, beninteso</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Insomma, viste le sue preclare virtù di <em>Defensor Fidei</em> sovraelencate, che aspettano i cattoliberisti a chiedere la canonizzazione del loro novello Luigi IX?</p>
<p style="text-align: justify">P.S. Raccontatemi pure di quando Chávez e Castro facevano sparare agli arcivescovi.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.torquemada.eu/2015/03/29/linfamia-di-reagan/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Zoécomunismo? Un&#8217;intervista ad Aldo Sottofattori</title>
		<link>http://www.torquemada.eu/2015/02/18/zoecomunismo-unintervista-ad-aldo-sottofattori/</link>
		<comments>http://www.torquemada.eu/2015/02/18/zoecomunismo-unintervista-ad-aldo-sottofattori/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 18 Feb 2015 18:41:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Santo Uffizio]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Inquisizione Vegana]]></category>
		<category><![CDATA[Aldo Sottofattori]]></category>
		<category><![CDATA[Antispecismo]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[Galileo]]></category>
		<category><![CDATA[Natura]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Zoecomunismo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.torquemada.eu/?p=1831</guid>
		<description><![CDATA[Da circa un anno vive il sito web criticadelleteologieeconomiche.net. Si tratta di un sito che presenta un solo documento, un pamphlet dal titolo “Il cannocchiale di Galileo” scritto da Aldo Sottofattori, un attivista del movimento per la liberazione animale. Il contenuto di questo libretto, però, non è dedicato agli animali, ma al modo con il quale gli umani si relazionano con il mondo. Il lavoro è originale offrendo una tesi che può essere definita certamente eretica. Ne parliamo con l’autore. Quale motivazione ti ha spinto a scrivere “Il cannocchiale di Galileo”? La disperazione. Vedo un mondo che si sta spegnendo]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child "><span title="D" class="cap"><span>D</span></span>a circa un anno vive il sito web <strong><a href="http://www.criticadelleteologieeconomiche.net/" target="_blank">criticadelleteologieeconomiche.net</a></strong>. Si tratta di un sito che presenta un solo documento, <strong>un pamphlet dal titolo <a href="http://www.criticadelleteologieeconomiche.net/il%20cannocchiale%20di%20galileo.pdf" target="_blank">“Il cannocchiale di Galileo”</a> scritto da Aldo Sottofattori</strong>, un attivista del movimento per la liberazione animale. Il contenuto di questo libretto, però, <strong>non è dedicato agli animali, ma al modo con il quale gli umani si relazionano con il mondo</strong>. Il lavoro è originale offrendo una tesi che può essere definita certamente eretica. Ne parliamo con l’autore.</p>
<p><i> Quale motivazione ti ha spinto a scrivere “Il cannocchiale di Galileo”?</i></p>
<p>La disperazione. Vedo un mondo che si sta spegnendo sotto il peso delle sue contraddizioni e non mi do pace. Contemporaneamente ho la certezza (una certezza “soggettiva”, d’accordo…) che tutte le ricette che le èlite della specie umana, sotto ogni latitudine, tentano di attuare saranno destinate a un doloroso fallimento. Questo  è un motivo di vera angoscia per chi è stato allevato con l’assoluta fede nel progresso e, giunto nella parte finale della sua vita, vede<strong> il mondo avvitarsi in convulsioni politiche, economiche, culturali e ambientali</strong>. In particolare temo per le nuove generazioni. Loro non sanno cosa le aspetta.</p>
<p><i> La tua ultima frase, mette un po’ in apprensione; ma prima dimmi: perché hai scelto questo titolo?</i></p>
<p>Tutti conoscono la storia. Galileo, messo a punto il cannocchiale, invitò invano Bellarmino e gli altri membri del Sant&#8217;Uffizio a guardare il cosmo attraverso lo strumento. La Chiesa di allora non poteva accettare la sfida, poiché non era pronta a mettere in discussione i fondamenti &#8220;letteralisti&#8221; delle Sacre Scritture e si rifiutò di &#8220;vedere&#8221; ciò che era evidente al semplice sguardo. Analogamente, <strong>oggi i nuovi &#8220;bellarmini&#8221; ben situati nelle istituzioni politiche ed economiche del mondo non vogliono porre lo sguardo dove nuovi strumenti inducono a guardare</strong>. Insomma, mi è sembrato un titolo adeguato.</p>
<p><i> Dunque torniamo alla frase inquietante: cosa si devono aspettare le nuove generazioni dal futuro che immagino vada inteso come assai ‘prossimo’?</i></p>
<p>Niente di buono. Il motivo è semplice. La nostra vita, la vita della nostra specie intendo, dipende da come la società riproduce se stessa.<strong> La scienza che pretende di dare delle risposte, anzi, di organizzarci la vita, è l’economia. La politica svolge soltanto una funzione sussidiaria</strong> e se riceviamo l’impressione contraria è soltanto perché l’economia sembra possedere un carattere di naturalità che in realtà non le appartiene. Allora, per vedere qual è il nostro futuro, <strong>è necessario considerare cosa ci propongono le varie scuole economiche</strong>. Nel pamphlet ho usato una griglia a maglie larghe e ho descritto le allucinazioni dell’economia neoclassica, neokeynesiana e, sotto certi aspetti, neomarxista. Inoltre ho considerato anche i frammenti piuttosto inconsistenti che derivano dall’ambientalismo e dall’approccio alla “decrescita”. Bene, <strong>tutti questi modelli sono controadattativi per la specie umana</strong> (per la stramba teoria della decrescita va fatto un discorso a parte) e assolutamente fatali perché conducono l’umanità in un cul di sacco da cui uscirà soltanto a grave prezzo. Tutte queste teorie, o abbozzi di teorie non considerano un nodo assolutamente ineludibile che se non verrà riconosciuto e sciolto il tempo produrrà gravi effetti irreversibili sul piano sociale e ambientale</p>
<p><i> Quale sarebbe il nodo che ritieni “ineludibile”? </i></p>
<p>Nella storia c’è stato un punto di passaggio ricco di implicazioni. È stato quando l’umanità ha incominciato a tagliare il cordone ombelicale con la natura. Da quel momento<strong> la natura è diventata esterna all’umano, qualcosa da manipolare</strong> senza che la retroazione generata dalle sue pratiche lo riguardasse. Insomma la natura è diventata un insieme di quinte teatrali ridefinibili a piacimento dagli attori e scenografi che salivano sul palco. Qualche momento di <strong>questo passaggio è contrassegnato dall’invenzione di un termine sorprendentissimo: “animale”.</strong> “Animale”, più che una parola, è uno strumento: se ci pensiamo un attimo, serve per definire qualcosa di strumentale con il quale l’umano si autosepara da tutto il resto del vivente decidendo per sé uno statuto ontologico diverso per qualità anziché per grado. La nascita del termine “animale” traccia l’origine di un divorzio catastrofico. Ne abbiamo anche una prova nel senso comune degli umani: c’è più vicinanza tra un gorilla e un moscerino rispetto a quella esistente tra un umano e un gorilla e la parola “animale” lo certifica. Ebbene tutto questo possiede implicazioni nella stessa organizzazione sociale e i fallimenti della scienza economica l’attestano: se noi non siamo parte della natura ne consegue che le leggi che operano all’interno di essa non possiedono capacità di agire retroattivamente sulla società. Negando questo principio ci avviciniamo a un punto di catastrofe. Mi piace ricordare le ultimissime righe di un libro che tutti dovrebbero leggere: “Il Secolo Breve” di Eric Hobsbawm. In esse il grande storico ci ricorda che se cercheremo di costruire il futuro come prolungamento del presente o del passato falliremo miseramente entrando in un periodo così buio da non sapere come potremo uscirne. Dalla pubblicazione del libro ad oggi sono accadute molte cose che rendono ancora più chiari i passi che dovremo obbligatoriamente compiere. Ma questi passi obbligati, nessuno vuole compierli. Anzi, ogni scuola economica rifugge da essi come il diavolo l’acqua santa.</p>
<p><i> Quindi il Cannocchiale di Galileo costituisce un attacco alla scienza economica…</i></p>
<p><strong>Il Cannocchiale costituisce un attacco alla scienza economica così come si è costituita e come – nella prospettiva di gruppi antisistema – si vorrebbe che si costituisse.</strong> In realtà, come scrivo nell’introduzione, <strong>di una scienza economica seria ne abbiamo davvero bisogno</strong>. Da essa dipende il modo con cui la società deve riprodursi per ricercare quella felicità che costituisce lo sfondo inalienabile dell’aspirazione umana. Ma non siamo ancora a questo punto: fino a prova contraria <strong>continuo a pensare che nei dipartimenti economici delle università si insegni solo teologia.</strong></p>
<p><i> Ancora una precisazione: il tuo approccio è ecologista. Sbaglio?</i></p>
<p>Sì e no. <strong>Il mio è un approccio certamente ecologista, ma preferisco non usare questa parola</strong> perché colonizzata da umani che pur avendo e perseguendo riguardo per l’ambiente, continuano a perseverare nell’idea della separazione dell’umano dalla natura. In tal modo, qualora potessero mettere in atto le loro concezioni, reintrodurrebbero inevitabili malfunzionamenti in quella fondamentale fase rigenerativa che è la riproduzione sociale. <strong>In una conferenza, un mio caro amico, Massimo Filippi, ha introdotto di sfuggita il termine “zoécomunista” per indicare una società solidale fusa nella comunità del vivente.</strong> È un termine che mi piacerebbe si diffondesse per definire il nuovo approccio.</p>
<p><i> Cosa faresti se un economista appartenente alle scuole che hai criticato ti dimostrasse che la tesi su cui si basa il Cannocchiale è sbagliata o inconsistente?</i></p>
<p>Beh, avrebbe un solo modo per demolire seriamente la tesi del Cannocchiale: dimostrare che ogni popolazione che risiede in Occidente può vivere del suo, al massimo scambiando merci sulla base del contenuto materia-energia da esse possedute, e non su base monetaria. Inoltre dovrebbe dimostrare come, in tale contesto, sia possibile sviluppare le politiche economiche espansive auspicate anche da politici, sindacalisti, cittadini e anime belle. <strong>In questo caso potrei mangiarmi il dattiloscritto. Anzi, mi impegno a farlo se qualcuno riuscirà a dimostrarlo.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.torquemada.eu/2015/02/18/zoecomunismo-unintervista-ad-aldo-sottofattori/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La Grecia al voto</title>
		<link>http://www.torquemada.eu/2015/01/24/la-grecia-al-voto/</link>
		<comments>http://www.torquemada.eu/2015/01/24/la-grecia-al-voto/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 24 Jan 2015 21:01:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Leta]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Alba Dorata]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Euro]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[grecia]]></category>
		<category><![CDATA[KKE]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Nea Demokratia]]></category>
		<category><![CDATA[Pasok]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Samaras]]></category>
		<category><![CDATA[syriza]]></category>
		<category><![CDATA[Theodorakis]]></category>
		<category><![CDATA[To Potami]]></category>
		<category><![CDATA[tsipras]]></category>
		<category><![CDATA[UE]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.torquemada.eu/?p=1354</guid>
		<description><![CDATA[Domani, 25 Gennaio si terrano le elezioni dei deputati al Parlamento greco. Si tratta, probabilmente, di un evento di importanza capitale all&#8217;interno dello scacchiere politico europeo. La Grecia, com&#8217;è noto, è uno dei Paesi nel quale le politiche della troika si sono fatte sentire con maggiore gravità; ciò ha comportato, ovviamente, la più totale crisi dell&#8217;economia greca, ma anche della democrazia stessa. Infatti, l&#8217;omicidio di un giovanissimo manifestante, Alexis Grigoropoulos, avvenuto sei anni fa, non è rimasto un caso isolato e, purtroppo, da Patrasso a Salonicco, passando, ovviamente per Atene, scene di guerriglia urbana sono state all&#8217;ordine del giorno nello]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify"><strong><span title="D" class="cap"><span>D</span></span>omani, 25 Gennaio si terrano le elezioni dei deputati al Parlamento greco.</strong> Si tratta, probabilmente, di <strong>un evento di importanza capitale all&#8217;interno dello scacchiere politico europeo</strong>. La Grecia, com&#8217;è noto, è uno dei Paesi nel quale le politiche della troika si sono fatte sentire con maggiore gravità; ciò ha comportato, ovviamente, la più totale <strong>crisi</strong> dell&#8217;economia greca, ma anche della democrazia stessa. Infatti, l&#8217;omicidio di un giovanissimo manifestante, <strong>Alexis Grigoropoulos</strong>, avvenuto sei anni fa, non è rimasto un caso isolato e, purtroppo, <strong>da Patrasso a Salonicco, passando, ovviamente per Atene, scene di guerriglia urbana sono state all&#8217;ordine del giorno nello Stato ellenico</strong>; addirittura, anche i cani si sono schierati contro le “forze dell&#8217;ordine greche”.<strong> Le elezioni di domani sono state un evento teoricamente imprevisto, deciso dopo il fallimento del governo dei partiti centrosinistra e centrodestra</strong> (Pasok e Nea Demokratia) nell&#8217;elezione di un Presidente della Repubblica. Tuttavia, l<strong>e larghe intese non hanno fallito solo politicamente, ma hanno macellato la popolazione greca in un ghiros a (presunto) vantaggio dei “creditori” della Grecia</strong>. Infatti, secondo il rapporto 2013 dell&#8217; ΕΣΤΑΤ &#8211; l&#8217;Istat greco -, <strong>892.763 famiglie si trovano sull’orlo della povertà assoluta</strong>. <strong>Quattro famiglie su dieci non sono in grado di pagare il mutuo della casa, una su tre non può riscaldarsi.</strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Il 23,1% della popolazione greca vive in povertà</strong>, questa percentuale equivale a <strong>più di 2,5 milioni (sugli 11 milioni di greci)</strong>, mentre la popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale ammonta a 3.903.800 persone.</p>
<p style="text-align: justify">Secondo il dati raccolti dall’ΕΣΤΑΤ <strong>il 20,3% della popolazione vive in condizione di “deprivazione materiale”</strong>,</p>
<p style="text-align: justify"><strong>L’ΕΣΤΑΤ tiene conto dell’accessibilità della popolazione a una lista di nove punti come pagamento di bollette o possibilità di acquistare alimenti proteici, che dovrebbe dimostrare il benessere reale dei greci.</strong> Nei rapporti che vanno <strong>dal 2010 al 2013 si è osservato un aumento delle percentuali di coloro che non hanno addirittura accesso ad almeno quattro di questi punti.</strong> Nel 2010 era del 11,6%, nel 2011 di 15,2%, nel 2012 di 19,5%, nel rapporto 2013 è salita al 20,3%</p>
<p style="text-align: justify">Inoltre<strong>, le famiglie hanno perso il 40% del potere d&#8217;acquisto negli ultimi cinque anni.</strong></p>
<p style="text-align: justify">Il leader di Nea Demokratia, <strong>Samaras</strong>, ha paventato il rischio che la Grecia possa diventare la Corea del Nord qualora vincesse il principale partito di sinistra, Syriza, ma a leggere le statistiche si capisce bene che il governo da lui presieduto non ha di certo arginato la crisi e che, anzi, potrebbe far invidia anche ai fondatori della Juche! <strong>Gli ultimi sondaggi davano Syriza con il 33-38% seguita a 4-7 punti da Nea Demokratia. Per ottenere la maggioranza assoluta dei seggi, il leader Tsipras dovrà oltrepassare la soglia del 37%. Altrimenti dovrà cercare di formare un governo di coalizione</strong>. I partner più probabili sono <strong>To Potami</strong> (il nuovo partito del giornalista <strong>Stavros Theodorakis</strong>) e i socialdemocratici del <strong>Pasok</strong>. Ci sarebbe anche il <strong>KKE</strong>, il partito comunista greco che, però, sin dall&#8217;inizio ha cercato di distinguersi da Syriza, organizzando manifestazioni diverse ed attacando il blocco di sigle guidato da<strong> Alexis Tsipras</strong>, come la forza di riserva del capitalismo internazionale per tenere sotto controllo la Grecia.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>In caso di vittoria, il programma di Syriza prevede:</strong></p>
<p style="text-align: justify">-L&#8217;<strong>audit debito pubblico</strong>, rinegoziando gli interessi e sospendendo i pagamenti fino a quando l’economia del paese non si sarà ripresa e siano tornate la crescita e l’occupazione;</p>
<p style="text-align: justify">-L&#8217;<strong>incremento dell’imposta sul reddito</strong> al 75% per tutti i redditi al di sopra di mezzo milione di euro l’anno;</p>
<p style="text-align: justify">-La <strong>nazionalizzazione delle banche</strong> e <strong>delle imprese ex-pubbliche in settori strategici</strong> per la crescita del paese;</p>
<p style="text-align: justify">-Il <strong>ritorno del salario minimo al livello che aveva prima dei tagli</strong> (751 euro lordi al mese) ; inoltre sempre nell&#8217;ambito del lavoro il patito di Tsipras programma l&#8217;<strong>abolizione del precariato</strong>, il recupero del <strong>contatto collettivo</strong> in modo da fornire ai sindacati gli strumenti per orientare i contratti individuali verso il cosiddetto &#8220;tempo indeterminato&#8221;;</p>
<p style="text-align: justify">-L&#8217;aumento dei sussidi per i disoccupati nonché delle misure di <strong>previdenza sociale</strong> per le famiglie monoparentali, gli anziani, i disabili e le famiglie senza reddito.</p>
<p style="text-align: justify">Se Syriza dovesse fallire (ammesso che riesca ad andare al governo) , c&#8217;è comunque qualcuno che è convinto di essere in grado di risolvere la situazione della Grecia: il partito di estrema destra <strong>Alba Dorata</strong>, recentemente ospitato da Casa Pound in Italia, <strong>che parte dal 9% conquistato alle ultime europee</strong> con il solito copione della destra europea contro l&#8217;Islam, gli stranieri, l&#8217;Europa; un altro obiettivo di questo gruppo sembrerebbero essere anche i comunisti, visto che 3 dei loro deputati sono indagati in seguito all&#8217;uccisione del rapper anti-fascista Giorgos Roupakias.</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Liberation Serif', serif"><span style="font-size: small"><span style="color: #000000"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/foto1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1356" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/foto1-300x182.jpg" alt="foto1" width="300" height="182" /></a> <a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/foto-2.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1357" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/01/foto-2.jpg" alt="foto 2" width="275" height="183" /></a></span></span></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.torquemada.eu/2015/01/24/la-grecia-al-voto/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>I numeri dell&#8217;Uruguay di Mujica</title>
		<link>http://www.torquemada.eu/2014/12/26/i-numeri-delluruguay-di-mujica/</link>
		<comments>http://www.torquemada.eu/2014/12/26/i-numeri-delluruguay-di-mujica/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 26 Dec 2014 11:22:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Marrone]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[America]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Mujica]]></category>
		<category><![CDATA[Uruguay]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.torquemada.eu/?p=557</guid>
		<description><![CDATA[Il 30 Novembre scorso si è svolto il ballottaggio per l’elezione del nuovo presidente dell’Uruguay e, senza disattendere i pronostici elettorali, il candidato della coalizione di centro-sinistra del Frente Amplio, Tabarè Vazquez, ha ottenuto il 53,6% dei consensi, circa 1.226.105 voti, superando lo sfidante del Partido Nacional, Lacalle Pou, attestatosi al 41,1% , circa 939.074 voti. Alla luce di questi risultati, il 1° Marzo 2015 inizierà ufficialmente il terzo mandato del Frente Amplio e il secondo per l’oncologo Vazquez, il quale ha già ricoperto l’incarico dal 2005 al 2010, precedendo proprio l’attuale presidente uscente Josè “Pepe” Mujica. Quest’ultimo gode di]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " align="JUSTIFY"><span title="I" class="cap"><span>I</span></span>l 30 Novembre scorso si è svolto il <b>ballottaggio per l’elezione del nuovo presidente dell’Uruguay</b> e, senza disattendere i pronostici elettorali, <b>il candidato della coalizione di centro-sinistra del Frente Amplio, Tabarè Vazquez, ha ottenuto il 53,6% dei consensi</b>, circa 1.226.105 voti, <b>superando lo sfidante del Partido Nacional, Lacalle Pou, attestatosi al 41,1% </b>, circa 939.074 voti. Alla luce di questi risultati, <b>il 1° Marzo 2015 inizierà ufficialmente il terzo mandato del Frente Amplio e il secondo per l’oncologo Vazquez</b>, il quale ha già ricoperto l’incarico dal 2005 al 2010, precedendo proprio l’attuale presidente uscente <b>Josè “Pepe” Mujica</b>.<br />
<b>Quest’ultimo gode di grande popolarità nel suo paese</b>, come dimostra il fatto che il 65% dei connazionali approva l’operato del suo governo, <b>ma ne riscontra altrettanta all’estero</b>: in Europa e , <b>in particolar modo, in Italia</b>; infatti, il mite “Pepe” può contare su molti sostenitori nella penisola, i quali hanno tessuto le sue lodi in molti modi e in molte occasioni, suggerendo anche di imitare il presidente sudamericano e di prendere in prestito alcune delle sue idee applicandole da noi. <b>Come si spiega questo grande sostegno? In modo molto semplice: “Pepe” ha fatto molte cose buone, peccato che non siano necessariamente quelle sbandierate dai nostrani sostenitori.</b> Ricorderemo tutti il grande spazio mediatico riservato al presidente Mujica non molto tempo fa, ma ricorderemo altrettanto bene <b>tutti che i grandi meriti attribuiti al presidente erano essenzialmente due: la legalizzazione dell’intera filiera della marijuana e l’introduzione dell’aborto nell’ordinamento uruguayano.</b> Questi due provvedimenti, uniti alla quasi commovente umiltà del presidente, hanno reso “Pepe” amatissimo nel nostro paese e hanno legittimato il grande consenso formatosi attorno alla sua figura. <b>La realtà, invece, è un’altra: gli italici sostenitori di Mujica hanno sponsorizzato solo i meriti più discutibili del governo uscente,</b> soprattutto quello della liberalizzazione della cannabis, usandoli per legittimare qualcosa del genere anche nel nostro paese, dimenticando le vere “cose buone” fatte il questi anni e, naturalmente, tralasciando le promesse non mantenute durante il mandato presidenziale.<br />
Al di là dei grandi “meriti” e della grande personalità di questo presidente, <b>l’Uruguay di Mujica è cambiato moltissimo e in meglio sotto molti punti di vista</b>. Nel <b>2013</b>, l’economia ha registrato un <b>tasso di crescita pari al 4,4%, </b>confermata sempre<b> tra il 3-4% nel 2014</b>; <b>la disoccupazione è stabilmente attestata al livello frizionale del 6,8% e il PIL pro-capite si aggira attorno ai 18.300 dollari</b>: tutto questo vuol dire che <b>l’Uruguay ha raggiunto diversi traguardi economici che hanno determinato un buon miglioramento del livello di vita complessivo dei suoi abitanti, come dimostra il fatto che la povertà estrema sia stata ridotta dal 5% allo 0,5% e che la popolazione che vive sotto la soglia di povertà sia dell’11% mentre dieci anni fa era del 39%.</b><br />
Ma la lista delle cose veramente positive non si ferma al campo economico: infatti, durante il mandato del presidente Mujica, <b>il paese sudamericano ha intrapreso una importante politica energetica, basata sulle energie rinnovabili, in particolar modo sull’eolico, che permetterà entro il 2016 di coprire il 30% del fabbisogno nazionale</b> e di esportare energia al grande vicino del nord, cioè il Brasile.<br />
Infine,<b> l’Uruguay detiene con il Cile un importante primato: quello di paese meno corrotto del Sud America</b>.<br />
<b>Se quelle elencate poco sopra sono i veri meriti dell’azione del governo uscente, dobbiamo, d’altro canto, sottolineare che molte delle promesse fatte nel 2010 non sono state mantenute nel corso del mandato</b> e questo costituisce il vero punto dolente dell’era Mujica, tralasciato, forse consapevolmente, dai nostrani sostenitori di “Pepe”. A dispetto della crescita e del complessivo miglioramento della vita della popolazione uruguayana, <b>ci sono dati economici e non che possono destare qualche preoccupazione o, al limite, far storcere il naso agli sponsor di casa del presidente.</b> Partendo sempre dallo scenario economico, <b>se è vero che la crescita è stata robusta nel corso degli ultimi anni, parallelamente, è aumentata l’inflazione, passata dal 7% del 2012 all’8,52% del 2014, con la possibilità di balzare al 9,18% entro il Marzo del 2015</b>; se è vero che il PIL è aumentato, è parimenti vero che <b>la ricchezza nel paese non è distribuita in modo equilibrato e la forbice tra ricchi e poveri rimane larga</b>; infine, <b>è interessante notare come l’Uruguay, recentemente, sia stato ribattezzato “Svizzera del Sud America” a causa di una legislazione particolarmente apprezzata dagli investitori esteri, fondata sul più assoluto rispetto del segreto bancario, della protezione degli investitori e dell’assenza di controlli sui movimenti di capitali</b>, che rende questo piccolo paese una sorta di paradiso fiscale di fatto.<br />
Lasciando l’ambito economico, <b>possiamo notare come il tasso di criminalità del paese sia, negli ultimi anni, aumentato, soprattutto all’interno delle fasce di popolazione più giovani, e come la maggior parte dei detenuti stia scontando pene per reati collegati alla droga e al narcotraffico; inoltre, in un paese di circa 3.400.000 abitanti, almeno 200.000 uruguayani fanno uso di marijuana quotidianamente.</b><br />
<b>Passando ora alle promesse disattese</b>, il mite “Pepe” lascia un buon numero di questioni irrisolte al suo successore Vazquez. In primo luogo, <b>nel 2010 il governo si era impegnato a contenere la pressione fiscale piuttosto elevata nel paese</b> e, non a caso, qualche giorno prima del ballottaggio, Tabarè Vazquez ha assicurato che non aumenterà le tasse; <b>sempre cinque anni fa, gli uruguayani si erano sentiti dire che il governo avrebbe migliorato il sistema scolastico</b>, <b>quello universitario e il settore della ricerca, ma, secondo ricerche condotte a livello pan-sudamericano, gli studenti uruguayani sono i meno preparati, soprattutto nelle materie scientifiche</b>. Infine, <b>Mujica aveva promesso di porre rimedio al problema della sicurezza dei cittadini</b>, ma, come abbiamo già detto, le cose non sembra che siano andate in questo senso.<br />
<b>Sembra potersi affermare che, stante l’indubbia grandezza del personaggio, il mandato del presidente si sia caratterizzato per molte luci e numerose ombre</b>; queste ultime, però, non oscurano i grandi meriti del governo uscente e i grandi passi in avanti fatti dal paese negli ultimi anni. Così, <b>in conclusione, i nostrani sostenitori più che osannare “Pepe” per l’aborto o la marijuana farebbero meglio ad elogiarlo per aver continuato e sospinto il suo paese lungo il cammino della prosperità e aver contribuito a costruire uno Stato che si sta lasciando alle spalle la dittatura e che è, ormai, entrato a pieno titolo nelle democrazie mature e stabili</b>.</p>
<a href="http://www.torquemada.eu/2014/12/26/i-numeri-delluruguay-di-mujica/#gallery-557-1-slideshow">Clicca per vedere lo slideshow.</a>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.torquemada.eu/2014/12/26/i-numeri-delluruguay-di-mujica/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Rossella O’Hara e Rhett Butler: un caso di bank run</title>
		<link>http://www.torquemada.eu/2014/12/18/rossella-ohara-e-rhett-butler-un-caso-di-bank-run/</link>
		<comments>http://www.torquemada.eu/2014/12/18/rossella-ohara-e-rhett-butler-un-caso-di-bank-run/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 18 Dec 2014 17:07:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Katherine Melendrez]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lifestyle]]></category>
		<category><![CDATA[Bank Run]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Rossella O'Hara]]></category>
		<category><![CDATA[Via col Vento]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.torquemada.eu/?p=308</guid>
		<description><![CDATA[«Pensate, Rossella: mezzo milione di dollari, se voi aveste contenuto la vostra impazienza e non vi foste affrettata a rimaritarvi!» -Margaret Mitchel, “Via col Vento” L’esempio sopra citato è uno dei tanti casi letterari di pentimento, situazione in cui la protagonista si pente di aver fatto la cosa giusta, ovvero l’ aver sposato un borghesotto per il cash, anzichè aspettare che l’affascinante delinquente uscisse di prigione, e per giunta ricco più che mai! Da un punto di vista puramente freakeconomico (termine incontrato in un sito di economisti nerd e che non potevo non far mio), potremmo catalogare il caso sopra]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><i>«Pensate, Rossella: mezzo milione di dollari, se voi aveste contenuto la vostra impazienza e non vi foste affrettata a rimaritarvi!»</i></p>
<p class="first-child " align="RIGHT">-Margaret Mitchel, “Via col Vento”</p>
</blockquote>
<p><span title="L" class="cap"><span>L</span></span>’esempio sopra citato è uno dei tanti casi letterari di pentimento, situazione in cui la protagonista si pente di aver fatto la cosa <em>giusta</em>, ovvero l’ aver sposato un borghesotto per il cash, anzichè aspettare che l’affascinante delinquente uscisse di prigione, e per giunta ricco più che mai!<br />
Da un punto di vista puramente <em>freakeconomico</em> (termine incontrato in un sito di economisti nerd e che non potevo non far mio), potremmo catalogare il caso sopra riportato come esempio di <em>bank run</em>.</p>
<p>Il bank run, letteralmente “corsa agli sportelli”, a.k.a. uno dei nuovi mali dell’umanitá, si ha quando i clienti di una banca si mettono in coda allo sportello per ritirare il denaro depositato fino a quando essa si trova ad un punto tale per cui non è più in grado di fronteggiare la domanda di liquiditá. Di solito il fenomeno degenera e puó portare a conseguenze tragiche come il contagio, di conseguenza il crollo di un sistema bancario, ed infine il default di un paese.<br />
Uno dei casi più noti di bank run è senz’altro quello di Northern Rock nel 2007, e a tal proposito, consiglio vivamente l’articolo di Bortolotti e Shin: “<a href="http://www.princeton.edu/~hsshin/www/NR_Italian.pdf">Da Mary Poppins a Norther Rock- spunti sulle corse agli sportelli moderni</a>“.<br />
In economia esiste una vasta letteratura sul bank run, ma per spiegare per quale motivo Rossella è una potenziale istigatrice di corsa agli sportelli, farò riferimento al modello di Diamond-Dybvig, pubblicato nel 1983, che spiega in modo formale per quale motivo una banca che detiene liquiditá di lungo e breve periodo può risultare instabile.</p>
<p>Innanzitutto, è doveroso dire un paio di parole sul bilancio di una banca. Esso funziona in modo opposto rispetto a quello di un consumatore: i prestiti rappresentano le attivitá (<em>assets</em>) e i depositi le passivitá (<em>liabilities</em>). Più nel dettaglio, di solito una banca si finanzia a breve, mediante i depositi dei risparmiatori (<em>short term liabilities</em>), e investe a lungo, concedendo mutui a famiglie ed imprese (<em>long term assets</em>).</p>
<p>Il modello di Diamond-Dybvig ipotizza la presenza di due tipi di consumatori che possono ritirare il denaro depositato: un <em>early consumer</em>, che di solito ritira tutto quello che detiene sul c/c, e un <em>late consumer</em>, che preferisce risparmiare e lasciare il denaro sul c/c in modo che maturino gli interessi. Per semplicitá, ipotizziamo il caso in cui gli early consumer ritirino denaro a inizio mese, mentre i late consumer a fine mese.<br />
Consideriamo il caso in cui la nostra Rossella sia una <em>late consumer</em> con la possibilitá di accaparrarsi un Rhett Butler a fine mese (che purtroppo al momento è chiuso in prigione). Tuttavia ad un certo punto accadono una serie di eventi che la rendono bisognosa di denaro (in gergo, shock di liquiditá).<br />
Che fare dunque?</p>
<p>In una situazione normale, dal momento che la banca sa che parte dei suoi depositanti è composta dai <em>late consume</em>r, deterrá liquiditá solo per far fronte ai bisogni degli <em>early consumer</em> e preferirá investire il resto in <em>asset</em> di lungo o breve periodo.<br />
Ma che cosa accadrebbe, se ad un certo punto qualcuno dei <em>late consumer</em> chiedesse di ritirare il denaro a inizio mese dopo aver sentito voci su una possibile insolvenza della banca?<br />
Una volta esaurito il denaro in cassa, la banca dovrá cominciare a liquidare i suoi asset, a partite da quello con scadenza piú vicina (short term) e via via più lontani.<br />
Qui sorgono i problemi.<br />
Innanzitutto, liquidare un investimento prima che sia giunto a scadenza, comporta dei costi.<br />
Spesso e volentieri inoltre, una banca detiene conti presso altri istituti finanziari, quindi se una banca è colpita da uno shock di liquiditá, è facile che il fenomeno si propaghi anche alle altre.</p>
<p>La storia insegna che spesso i bank run avvengono per motivi irrazionali. Se si considera il caso di Northern Rock per esempio, è possibile notare che la corsa agli sportelli è avvenuta il giorno dopo la comunicazione della Banca di Inghilterra che avrebbe aiutato a far fronte a crisi di liquiditá. Cioè voglio dire, dopo che la Bank of England ti dice “stai tranquillo, ci penso io”, perchè correre agli sportelli e spingere ugualmente una banca al default? Oltretutto, la situazione finanziaria di Northern Rock non era neanche così disastrosa prima che i clienti cominciassero a mettersi in fila davanti alle filiali.</p>
<p>Insomma, Rossella sapeva benissimo che Rhett sarebbe uscito di prigione, tuttavia si è fatta travolgere dagli eventi, ha avuto bisogno di denaro e in fretta, pertanto ha deciso di combinare un matrimonio con il proprietario di una segheria, Frank Kennedy. E se ne sarebbe pentita amaramente.</p>
<blockquote><p><i>Mezzo milione di dollari. Il pensiero di tanto denaro, le diede quasi un malessere fisico. “…” Stentava a credere che in un mondo così povero, potesse esservi tanto denaro.</i></p>
<p align="RIGHT">-Margaret Mitchel, “Via col Vento”</p>
</blockquote>
<p>Prima del 1913 i bank run erano un fenomeno diffuso, e quando accadevano le banche potevano o fallire, o bloccare la convertibilitá dei depositi (cosa fra l’altro accaduta un secolo dopo a Cipro nel marzo 2013).<br />
Oggi, almeno nel mondo occidentale, ci sono diversi meccanismi di prevenzione fra cui: requisiti patrimoniali, schema di assicurazione dei depositi…</p>
<p>Anche se… ammetto che se la situazione dovesse essere brutta, probabilmente sarei la prima a correre allo sportello!</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.torquemada.eu/2014/12/18/rossella-ohara-e-rhett-butler-un-caso-di-bank-run/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Perché la friendzone non è un equilibrio di Nash</title>
		<link>http://www.torquemada.eu/2014/12/18/perche-la-friendzone-non-e-un-equilibrio-di-nash/</link>
		<comments>http://www.torquemada.eu/2014/12/18/perche-la-friendzone-non-e-un-equilibrio-di-nash/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 18 Dec 2014 16:57:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Katherine Melendrez]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lifestyle]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Friendzone]]></category>
		<category><![CDATA[Nash]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.torquemada.eu/?p=303</guid>
		<description><![CDATA[Il dilemma del prigioniero rappresenta la spiegazione formale del perché la Friendzone, ovvero (Non Confessare, Non Confessare), non è un equilibrio di Nash. Una delle cose che più mi affascina dello studiare economia è che con un minimo di inventiva e qualche base di matematica si può spiegare qualunque cosa. Tutti ricorderanno la scena madre del film A Beautiful Mind in cui il matematico Jhon Nash, interpretato dal premio Oscar Russell Crowe, spiega ai colleghi per quale motivo buttarsi a pesce sulla più bella del gruppo non è mai una buona idea, ma piuttosto conviene scegliere ciascuno una ragazza diversa]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " align="CENTER"><strong><span title="I" class="cap"><span>I</span></span>l <i>dilemma del prigioniero</i> rappresenta la spiegazione formale del perché la <i>Friendzone</i>, ovvero (Non Confessare, Non Confessare), non è un equilibrio di Nash.</strong></p>
<p>Una delle cose che più mi affascina dello studiare economia è che con un minimo di inventiva e qualche base di matematica si può spiegare qualunque cosa.<br />
Tutti ricorderanno la scena madre del film <i>A Beautiful Mind</i> in cui il matematico Jhon Nash, interpretato dal premio Oscar Russell Crowe, spiega ai colleghi per quale motivo buttarsi a pesce sulla più bella del gruppo non è mai una buona idea, ma piuttosto conviene scegliere ciascuno una ragazza diversa e&#8230; raggiungere quello che in gergo viene definito “equilibrio di Nash”.</p>
<p>Per quanto io odi la microeconomia, devo ammettere che la teoria dei giochi è stata una rivelazione e spesso mi capita di analizzare situazioni cercando di ricondurle a uno schema.</p>
<p>L&#8217;ultima volta che mi è venuta un&#8217;illuminazione da economista nerd, è stata quando ho guardato una puntata di <i>Friendzone</i> su Mtv. Per chi non sapesse cosa sia la <i>friendzone</i>, sappia che è catalogata come uno dei nuovi mali dell&#8217;umanità, definita come quel limbo tipico da telefilm americano anni &#8217;90 in cui un ragazzo e una ragazza sono più-che-amici-ma-non-ancora-fidanzati.<br />
Il programma narra in ogni puntata di come uno dei due decida finalmente di fare il grande passo, organizzare l&#8217;appuntamento con la A maiuscola, dichiararsi e dare un taglio alla situazione (s)comoda; ma tutto questo non prima di aver guardato il pubblico dritto negli occhi e chiedersi «Confesso o non confesso?».<br />
Tutto questo non poteva che farmi venire in mente il gioco principe della teoria dei giochi, a.k.a. <i>Il dilemma del prigioniero</i>. Il gioco è stato proposto da Alber Tucker negli anni &#8217;50 ed è diventato noto per la sua componente paradossale, ovvero il fatto che l&#8217;equilibrio del gioco non è un equilibrio di Nash, in quanto esiste una combinazione di strategie tali per cui entrambi i giocatori potrebbero stare meglio rispetto all&#8217;outcome trovato.<br />
Anziché due prigionieri, consideriamo un ragazza di nome Joey e un ragazzo di nome Dawson, (ogni riferimento a <i>Dawson&#8217;s Creek</i> <span style="text-decoration: underline;"><b>non</b></span> è puramente casuale!)<br />
Joey e Dawson sono cresciuti insieme in una paesino di campagna, sanno tutto l&#8217;una dell&#8217;altro, sono amici per la pelle e tutto fila liscio fino all&#8217;età della pubertà. A un certo punto tutto non è più come prima, qualcosa si incrina, c&#8217;è attrazione reciproca, ma ancora nessuno se ne rende conto. Quando finalmente sembrerebbe che possa nascere qualcosa, arriva in città un&#8217;avvenente bionda a smuovere le acque: Jen, affascinante ragazza ribelle cresciuta nella Grande Mela. Che fare dunque?</p>
<p>Ipotizziamo che un giorno Joey si svegli e anziché fissare il soffitto, decida di analizzare le sue strategie per affrontare quello strano rapporto che ha con Dawson: Confessare o Non Confessare? Le ragioni per non confessare sono molteplici e piuttosto ovvie. Non confessare è la situazione più semplice: si rimane amici, ci si continua a vedere, a sentire, a uscire insieme e, soprattutto, non si perde la faccia in caso di rifiuto. Insomma, Non Confessare procura un payoff pari a X. Per semplicità, potremmo ipotizzare X=7.</p>
<p>Analizziamo invece la strategia del Confessare.<br />
Confessare è difficile, si deve trovare coraggio, il momento buono, il modo perfetto… e se lui dice no? Per motivi di <i>fitting</i> (e un po&#8217; perché fa figo), aggiungiamo degli assiomi:</p>
<p>(i) Ogni giocatore ha a disposizione due strategie: Confessare o Non confessare.<br />
(ii) Il gioco è simmetrico. Noi analizziamo le strategie di Joey, ma lo stesso ragionamento vale per Dawson.<br />
(iii) Dawson è un uomo basic: se confessa vuol dire che è interessato, altrimenti vuol dire che preferisce la bionda.</p>
<p>Consideriamo il caso in cui Joey confessa e Dawson no (C, N).<br />
Joey ovviamente ci rimane male e si sente una stupida, tuttavia si rende anche conto che il mondo là fuori è pieno di pesci. Dopo un breve periodo da cuore infranto, la nostra Joey si rimette in carreggiata, frequenta altri ragazzi e indovinate un po&#8217;? Dawson si rende conto di quanto sia stato stupido e tenta di recuperare la situazione, ma… ormai lei se la spassa con il suo migliore amico!<br />
Insomma, possiamo riassumere questa situazione assegnando a Joey un payoff X&#8217;&gt;X, es 9, mentre Dawson avrà perso tutto e si ritroverà con 1.</p>
<p>Consideriamo il caso invece in cui sia Joey e Dawson confessano (C,C)</p>
<p>Nonostante l&#8217;idilliaco inizio fatto di baci e paroline dolci, tutti sappiamo che la vita di coppia non è sempre una passeggiata. Il problema fondamentale dello stare insieme è che si cominciano a vedere tante piccole cose a cui prima non si davano peso: il tappo del dentifricio lasciato sul lavandino, i vestiti appallottolati sul letto&#8230;<br />
Insomma, sicuramente il payoff è inferiore al caso in cui si preferisce tacere, X”&lt;X, pertanto possiamo assegnare X”=5.</p>
<dl>
<dd>
<table border="1" width="391" cellspacing="0" cellpadding="4">
<tbody>
<tr valign="TOP">
<td width="122"></td>
<td width="114">
<p align="CENTER">Dawson Confessa</p>
</td>
<td width="129">
<p align="CENTER">Dawson Non Confessa</p>
</td>
</tr>
<tr valign="TOP">
<td width="122">
<p align="CENTER">Joey Confessa</p>
</td>
<td width="114">
<p align="CENTER"><span style="text-decoration: underline;">5</span>,<span style="text-decoration: underline;">5</span></p>
</td>
<td width="129">
<p align="CENTER"><span style="text-decoration: underline;">9,</span>1</p>
</td>
</tr>
<tr valign="TOP">
<td width="122">
<p align="CENTER">Joey Non Confessa</p>
</td>
<td width="114">
<p align="CENTER">1,<span style="text-decoration: underline;">9</span></p>
</td>
<td width="129">
<p align="CENTER">7,7</p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</dd>
</dl>
<p>Cerchiamo di capire qual è il Nash equilibrium del gioco. Quando Dawson confessa, a Joey conviene confessare in quanto 5&gt;1.<br />
Quando Dawson non confessa, a Joey conviene di nuovo confessare perché 9&gt;7.<br />
Dal momento che il gioco è simmetrico, è possibile ripetere lo stesso ragionamento anche per Dawson.<br />
La cosa paradossale del gioco è che, come si può osservare dalla matrice, a entrambi converrebbe tacere poiché 7 &gt; 5, ma dal momento che ognuno deve pensare a cosa gli conviene, data ogni possibile strategia dell&#8217;altro giocatore, confessare è sicuramente la strategia più conveniente e come va, va!</p>
<p>Emerge dunque chiaramente che in caso di <i>friendzone</i>, confessare è la strategia vincente, tuttavia, dal momento che dalla regia mi fanno notare che manca l&#8217;opzione “induci l&#8217;altro a confessare così lui becca 10 e tu 100”, mi rendo conto che ho ancora veramente tanto da imparare in materia!</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.torquemada.eu/2014/12/18/perche-la-friendzone-non-e-un-equilibrio-di-nash/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
