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	<title>Torquemada &#187; diritto</title>
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	<description>Torquemada è una rivista di inquisizione telematica, uno spazio condiviso dove esprimere il proprio pensiero in modo libero, ben argomentato ma soprattutto incendiario</description>
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		<title>H2O: quando diamo per scontato un diritto da difendere</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Apr 2015 11:20:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Speroni]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Hai mai pensato all’acqua come ad un diritto inalienabile? Il 22 marzo è stato il “World Water Day”: ricordiamoci dell’acqua, bene insostituibile. “L’acqua pura per bevanda… sconviene, perché questa è troppo poco stimolante, mette troppa mollezza e rilassatezza nei corpi e troppi sudori facilita”. Questa è la balzana idea sostenuta da Domenico Cervesi, ahimè ancora a metà del 1800, quando si pensava che il vino fosse la bevanda ideale, da preferire, e si continuava imperterriti a credere che l’acqua fosse fonte di gravissime malattie. Infatti, mentre i romani trascorrevano le loro giornate alle terme, tra bagni e saune, i medioevali sono stati i]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child " style="text-align: justify" align="CENTER"><span title="H" class="cap"><span>H</span></span>ai mai pensato all’acqua come ad un diritto inalienabile? Il 22 marzo è stato il “<strong>World Water Day</strong>”: ricordiamoci dell’acqua, bene insostituibile.</p>
<p style="text-align: justify">“L’acqua pura per bevanda… sconviene, perché questa è troppo poco stimolante, mette troppa mollezza e rilassatezza nei corpi e troppi sudori facilita”. Questa è la balzana idea sostenuta da Domenico Cervesi, ahimè ancora a metà del 1800, quando si pensava che il vino fosse la bevanda ideale, da preferire, e si continuava imperterriti a credere che l’acqua fosse fonte di gravissime malattie. Infatti, mentre i romani trascorrevano le loro giornate alle terme, tra bagni e saune, i medioevali sono stati i primi a temere l’acqua e a non usarla affatto, preferendo vivere tra pulci e pidocchi, certo, ma vivere. Perchè per loro <strong>acqua significava: veleno micidiale.</strong></p>
<p style="text-align: justify">Che dire di Versailles, 1700? <strong>Lì l’acqua era tabù</strong>, le donne si lavavano (forse) una volta all’anno, indossavano parrucche per intrappolare i tanti parassiti annidati tra i capelli e si cospargevano di profumi e oli con la speranza di nascondere il proprio odore nauseabondo.</p>
<p style="text-align: justify">E pensare che oggi, invece, l’acqua è definita <strong>“oro blu”</strong>, il <strong>“nuovo petrolio”</strong> e ci sono anche molte guerre, soprattutto nell’America Latina, che hanno come oggetto del loro contendere questo composto, il più semplice e il più versatile dell’Universo, due atomi di idrogeno e uno di ossigeno, la molecole alla base della vita, che gli scienziati cercano sugli altri pianeti. L’acqua è l’ “ingrediente” principale del nostro corpo, un uomo può vivere circa un mese senza mangiare nulla, ma non può sopravvivere più di due giorni senza bere.<br />
<strong>Usiamo l’acqua in qualsiasi nostra attività</strong>: la beviamo, ci laviamo, cuciniamo, puliamo le nostre case, la usiamo per irrigare i campi e nei processi industriali. Ogni anno i consumi aumentano ed è un’escalation che non conosce limiti, anche se questo vale soltanto nei paesi ricchi, non in quelli del terzo mondo.</p>
<p style="text-align: justify">Purtroppo, infatti, al giorno d’oggi ancora <strong>molte persone non hanno la possibilità di servirsi di acqua potabile</strong>; in Asia e Africa sono milioni i bambini che muoiono ogni anno perché si ammalano dopo aver bevuto acqua sporca … O per non averne bevuto abbastanza.</p>
<p><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/04/artacqua2.jpg"><img class="size-medium wp-image-2376 aligncenter" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/04/artacqua2-300x199.jpg" alt="artacqua2" width="300" height="199" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify">Tuttavia, nei paesi industrializzati, <strong>l’acqua continua ad essere un business</strong> e se sulla carta, la Risoluzione ONU del 2010, <strong>il diritto all’acqua è un diritto umano universale e inalienabile</strong>, non lo è poi nei fatti, dato che l’acqua viene trattata al pari di una qualsiasi merce che crea mercato e guadagno.<br />
Levissima, Ferrarelle, Boario, Sant’Anna, Panna, Fiuggi… l’acqua in bottiglia muove un giro d’affari di centinaia di miliardi di euro, soprattutto in Europa, specialmente in Italia, anche se l’acqua del rubinetto è altrettanto buona e fa bene anche al portafoglio.</p>
<p style="text-align: justify">L’acqua è sempre più scarsa, più inquinata, più rara e se si vuole garantire a tutti l’accesso all’acqua potabile lo si può fare lottando per <strong>arrestare i processi di privatizzazione e mercificazione e mettendosi in gioco per rendere l’acqua un vero bene comune, equamente condiviso.</strong><br />
Condivisione: questa è la parola chiave. Creare, omogeneità tra i consumi permetterebbe di evitare, in futuro, gravi problematiche legate alla reperibilità di acqua potabile.<br />
Al giorno d’oggi, invece, esistono solo grandi squilibri: si va dai 4/5 litri che un italiano fa scorrere per lavarsi i denti, al litro di acqua circa che i nomadi dei deserti del mondo si fanno bastare per una intera giornata.</p>
<p style="text-align: justify">La nostra nazione è, infatti, tra i <strong>maggiori consumatori di acqua potabile</strong> e un italiano su due compra ancora acqua in bottiglia, con la convinzione che abbia un sapore migliore… e per abitudine.<br />
Sfortunatamente non esiste un’altra alternativa: il primo passo avanti per migliorare le cose si può fare solo se si è disposti in primo luogo a cambiare se stessi, le proprie consuetudini, il proprio modo di pensare e a mobilitarsi per salvare questo bene partendo dal semplice gesto di chiudere il rubinetto mentre ci si lava i denti.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/04/artacqua3.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2377" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/04/artacqua3-300x224.jpg" alt="artacqua3" width="300" height="224" /></a></p>
<p style="text-align: justify">In Italia, poi, le produzioni agricole assorbono circa il 70% dei consumi, ma purtroppo è tanta l’acqua che fuoriesce dagli impianti e non raggiunge i campi. Per tagliare queste perdite si potrebbero usare <strong>nuovi sistemi di irrigazione</strong>, come quello “goccia a goccia”, grazie al quale si fornisce acqua in quantità precise alle singole piante.<br />
Nel settore secondario, invece, si potrebbe puntare su riciclaggio e riutilizzo dell’acqua impiegata nei processi industriali, che viene normalmente scaricata come rifiuto.</p>
<p style="text-align: justify">Andando avanti di questo passo stiamo rischiando di arrivare, nel 2020, con tre miliardi di persone senza accesso all’acqua potabile e allora dovremo <strong>sviluppare sistemi nuovi per la depurazione e desalinizzazione dell’acqua di mare</strong>, che ci costeranno miliardi e miliardi di euro e metteremo ancor più in crisi la nostra economia già seriamente ammalata.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>La nostra civiltà di consumi si sta trasformando in quella degli sprechi</strong>, a partire da quel bene prezioso e sempre più raro che è l’ “oro blu”. Se le cose non cambieranno subito e in fretta fra pochi anni il vero problema non sarà la scarsità di cibo… ma di acqua.</p>
<p style="text-align: justify">Rischierà l’estinzione?</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/04/artacqua1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2375" src="http://www.torquemada.eu/wp-content/uploads/2015/04/artacqua1-300x250.jpg" alt="artacqua1" width="300" height="250" /></a></p>
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		<title>La  Proprietà PrOvata: cose che non vanno nell’articolo 42 della Costituzione</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Jan 2015 08:33:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giacomo Bresolin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Brigata Libero Mercato]]></category>
		<category><![CDATA[brigata libero mercato]]></category>
		<category><![CDATA[costituzione]]></category>
		<category><![CDATA[diritto]]></category>
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		<description><![CDATA[Durante il corso degli studi scolastici a tutti sarà certamente capitato di studiare, o almeno di leggere, la nostra Costituzione, di leggere attentamente i principi fondamentali, i diritti e doveri dei cittadini e via discorrendo, e certamente vi sarete sicuramente domandati, scorrendola, ormai giunti a più di trenta e passa articoli….ma la proprietà privata? … dove l’hanno messa? che fina ha fatto? Mentre sale la vostra preoccupazione di averla magari saltata, distrattamente, arrivate all’articolo 42 e la trovate; finalmente, era ora! Certamente vi sarete domandati, dato che il 42 non è proprio un numero piccolo, perché non le abbiano dedicato,]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child "><span title="D" class="cap"><span>D</span></span>urante il corso degli studi scolastici a tutti sarà certamente capitato di studiare, o almeno di leggere, la nostra <b>Costituzione</b>, di leggere attentamente i principi fondamentali, i diritti e doveri dei cittadini e via discorrendo, e certamente vi sarete sicuramente domandati, scorrendola, ormai giunti a più di trenta e passa articoli….ma la <b>proprietà privata</b>? … dove l’hanno messa? che fina ha fatto?</p>
<p>Mentre sale la vostra preoccupazione di averla magari saltata, distrattamente, arrivate all’<b>articolo 42</b> e la trovate; finalmente, era ora! Certamente vi sarete domandati, dato che il 42 non è proprio un numero piccolo, perché non le abbiano dedicato, data la sua grande importanza, un piccolo articoletto tra i sopracitati principi fondamentali, o almeno un cenno tra i diritti e i doveri dei cittadini (dove sarebbe stata in compagnia di altrettanti importantissimi diritti, come la libertà personale, di domicilio, di segretezza della corrispondenza)&#8230; <b>non è forse un diritto</b>? <b>Si</b>! ma l’avete trovata sbattuta lì tra i rapporti economici. <b>Perchè?</b></p>
<p><b>La parola ad un insigne costituzionalista.</b></p>
<p>Per cercare di dare una risposta esaustiva a questi interrogativi vorrei affidarmi all’autorevole voce di un Giudice emerito della Corte Costituzionale (di cui è stato Vice-Presidente), dove ha prestato i suoi alti servigi dal 2005 fino all’estate del 2014, <b>Luigi Mazzella</b>, intervistato dal giornalista torinese Sandro Gros-Pietro nel libro <b>“Debole di Costituzione”</b> (Mondadori). Il libro individua quelle che per l’insigne costituzionalista sono le “debolezze” della nostra Carta Fondamentale.</p>
<p><strong><strong> </strong></strong></p>
<p><b>Un passo indietro, la proprietà nel diritto romano. </b></p>
<p>A far meritare al nostro Paese la fama di <b>“culla del diritto”</b> è certamente stata la disciplina della proprietà nel diritto romano. I romani, un popolo stanziale, fondavano il proprio diritto su due pilastri: nel “<i>neminem laedere”</i>, cioè nell pacifica convivenza degli esseri umani nei loro rapporti reciproici, e nella <i>“proprietà privata”,</i> cioè nel rapporto dell’uomo con le cose (<i>res</i>).</p>
<p><strong><strong> </strong></strong></p>
<p><b>Il disposto Costituzionale.</b></p>
<p><b>L’articolo 42</b> stabilisce al primo comma che <i>“</i><i>La proprietà è pubblica o privata. I beni economici appartengono allo Stato, ad enti o a privati”. </i>Cosa ovvia! ma non è così. Perchè l’articolo prosegue con il secondo comma, che recita <i>“</i><i>La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la </i><b><i>funzione sociale</i></b><i> e di renderla accessibile a tutti.”  “</i><b><i>Hic sunt Leones”</i></b> direbbero i romani. La <b>proprietà</b> è sempre stato <b>IL diritto individuale per eccellenza</b>, <b>cardine di ogni ordinamento giuridico</b> che si rispetti, come quello romano; ispirazione per le Costituzioni dei paesi occidentali. La nostra Carta <b>invece</b>, con il secondo comma, mette in luce la <b>prevalenza dell’aspetto economico della proprietà</b>, e non quello individuale che le è proprio, ecco perchè la sua disciplina è posta tra i rapporti economici: e non manca di sottolinearne chiaramente la <b>funzione sociale</b>.</p>
<p><strong><strong> </strong></strong></p>
<p><b>La funzione sociale della proprietà.</b></p>
<p>Negli ordinamenti d’impronta liberale costituisce un vero e proprio “<b>nonsense”</b>, una contraddizione in termini, predisporre degli strumenti giuridici per assicurare una “funzione sociale” alla proprietà degli individui.</p>
<p>La formulazione dell’articolo 42 risulta perciò<b> criptica e ambigua</b>, poiché risulta assai <b>complicato capire quale si la funzione sociale della proprietà di un privato cittadino</b>:</p>
<p>Le funzioni sono attività umane (es: le azioni di un individuo, di un organo, di un ente), e possono essere sì svolte anche nell’interesse di una collettività; ma non è così per <b>la proprietà privata</b>, che in quanto <i>res</i>, non assolve altra funzione se non quella di soddisfare l’interesse individuale a goderne per sé o per la propria famiglia. Così se la proprietà pubblica assolve propriamente ad una funzione sociale (es: il giardino pubblico) così non può essere per la proprietà privata (es: il giardino di una casa).</p>
<p><strong><strong> </strong></strong></p>
<p><b>Trovare un senso ad una disposizione “criptica”.</b></p>
<p>Nella nostra Carta si è voluto perseguire una linea di tendenza diversa da quella delle altre Costituzioni degli Stati occidentali. <b>Pur rimanendo la collettivizzazione della proprietà un concetto estraneo alla nostra Carta e tradizione giuridica</b>, <b>lo “spirito” dell’articolo 42 rimane contrario non solo a quello di altre Costituzioni, ma anche alla nostra più antica tradizione giuridica romanistica</b>. Quale dunque è il senso di una tale disposizione?</p>
<p><b>Tutto il disposto del secondo comma non è che in funzione del del terzo comma</b>, secondo cui <i>“La proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, </i><b><i>espropriata</i></b><i> per</i> <b><i>motivi d&#8217;interesse generale</i></b><i>”. </i></p>
<p><strong><strong> </strong></strong></p>
<p><b>LA PROPRIETA’ PR</b><b>O</b><b>VATA: le problematiche per l’espropriazione e il diritto europeo.</b></p>
<p>Se apparentemente non sembrerebbero esservi sostanziali differenze con altri ordinamenti giuridici, il problema si pone in modo drammatico, con l’esporpirazione, per<b> l’entità degli indennizzi</b>. Il secondo comma serve per convalidare e rafforzare una vecchia prassi italiana; quella di corrispondere per i beni soggetti ad espropriazione, <b>un valore risibile</b>, molto lontano dal valore veniale o di mercato del bene, giustificandone l’espropriazione stessa con non ben definiti <b>motivi d&#8217;interesse generale</b><i>.</i></p>
<p>Il disposto dell’articolo 42, reboante e stentoreo, ha creato non gravi problemi  anche alla nostra stessa permanenza nell’Unione Europea. La <b>Corte Costituzionale</b> ha dovuto fare un<b> “triplo salto mortale” </b>per rendere coerenti con le più recenti (rispetto alla nostra costituzione) regole comunitarie, le nostre norme sugli indennizzi per i beni esporpriativi.</p>
<p><strong><strong> </strong></strong></p>
<p><b>Le responsabilità.</b></p>
<p>L’articolo 42 rimane una <b>prova</b> di come la nostra Costituzione, più che in altre Carte europee, abbia sofferto la presenza in parlamento di un <b>forte Partito Comunista</b>, che ha ispirato orientamenti tutt’altro che liberali, predisponendo un’<b>insufficiente tutela costituzionale</b> della proprietà privata. Oggi quel partito sembra essersi dissolto nel nulla, sepolto da quegli ideali cattolici propri della nostra cultura e tradizione, <b>anche se</b>, almeno nella sua componente politica di sinistra (Dossetti e La Pira), non erano molto dissimili da quelli marxistici. Anche se Papa Francesco ha detto che Marx non ha inventato nulla e che ha copiato le sue teorie da Cristo, si può dire che anche l’integralismo cattolico di Dossettiani, Lapiriani e Co., con il passare degli anni, si sia notevolmente diluito nei suoi eredi del Partito Democratico.</p>
<p><strong><strong> </strong></strong></p>
<p>Si può concludere che in un periodo in cui si discute di<b> riforme costituzionali</b>, varrebbe la pena prendere in seria considerazione una ri-stesura completa dell’articolo 42, considerando il fatto che l’accenno alla <b>funzione sociale</b> della proprietà<b> ci abbia </b>notevolmente <b>complicato la vita</b>, non solo nel nostro ambito nazionale, ma anche a livello europeo: <b>eliminare tale accenno non sarebbe certo un male.</b></p>
<p>&nbsp;</p>
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