<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Torquemada &#187; De Sade</title>
	<atom:link href="http://www.torquemada.eu/tag/de-sade/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.torquemada.eu</link>
	<description>Torquemada è una rivista di inquisizione telematica, uno spazio condiviso dove esprimere il proprio pensiero in modo libero, ben argomentato ma soprattutto incendiario</description>
	<lastBuildDate>Sat, 11 Feb 2017 20:06:31 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
		<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
		<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=4.0.32</generator>
	<item>
		<title>Le 120 giornate di Sodoma</title>
		<link>http://www.torquemada.eu/2015/01/13/le-120-giornate-di-sodoma/</link>
		<comments>http://www.torquemada.eu/2015/01/13/le-120-giornate-di-sodoma/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 13 Jan 2015 16:58:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Camilla Longo Giordani]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[De Sade]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Pasolini]]></category>
		<category><![CDATA[Sessualità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.torquemada.eu/?p=811</guid>
		<description><![CDATA[Pasolini e de Sade. O meglio, de Sade e Pasolini. Incuriosita, volli leggere qualcosa del celebre marchese e in biblioteca era disponibile soltanto Le 120 giornate di Sodoma. Dopo la sudata lettura, non ancora paga, decisi di vedere il film fratello diretto da Pasolini nel 1920, Salò o le 120 giornate di Sodoma. Per tutti coloro a cui è mistero, o poco conosciuto, Donatien-Alphonse-François de Sade, meglio noto come Marchese de Sade o il Divin marchese, nasce a Parigi a metà Settecento. Scrittore, poeta, filosofo poliedrico, il Conte da subito si distingue come fervente esponente dell&#8217;ala più estrema del libertinaggio,]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="first-child "><span title="P" class="cap"><span>P</span></span>asolini e de Sade. O meglio, de Sade e Pasolini.<br />
Incuriosita, volli leggere qualcosa del celebre marchese e in biblioteca era disponibile soltanto <strong><em>Le 120 giornate di Sodoma</em></strong>. Dopo la sudata lettura, non ancora paga, decisi di vedere il film fratello diretto da <strong>Pasolini nel 1920, <em>Salò o le 120 giornate di Sodoma</em></strong>.</p>
<p>Per tutti coloro a cui è mistero, o poco conosciuto, Donatien-Alphonse-François de Sade, meglio noto come Marchese de Sade o il Divin marchese, nasce a Parigi a metà Settecento. Scrittore, poeta, filosofo poliedrico, il Conte da subito si distingue come fervente esponente dell&#8217;ala più estrema del libertinaggio, nonché dell&#8217;illuminismo radicale e materialista. Il suo nome, come evidente, sta all&#8217;origine del termine sadismo, in virtù della materia trasgressiva e perversa dei suoi romanzi e dell&#8217;ostinata ricerca del piacere fulcro del suo pensiero filosofico. Macchiatosi di abusi sessuali, violenze, sodomia e con condotta  –vorrei ben dire– non molto decorosa, il Marchese viene rinchiuso in prigione e poi in manicomio, periodo in cui prenderà luce gran parte della sua produzione.<br />
Ma al bando le ciance.</p>
<p>Con un immediato richiamo al <em>Decameron </em>(per quanto riguarda la cornice narrativa e strutturale), si è stagliato sotto i miei occhi un racconto ben oltre ogni limite dell’immaginabile. Dopo un incipit conviviale e comico –anche se a tratti noioso, considerata la prodigalità di particolari dell’autore– il marchese si addentra in una narrazione che si rivela ogni pagina più cruenta e atterrente. Un linguaggio aulico, risonante dà forma, senza tralasciare il minimo particolare, a <strong>svariate pratiche sodomitiche, descrivendo, lungi da qualsiasi censura morale, ogni tipo di mania</strong>: umiliazioni, ignominie, violenze, torture e delitti. I quattro libertini, sprezzanti di ogni religione, di ogni Dio, di ogni legge morale e sociale, si abbandonano a lascivie, orgogliosi della loro condotta.<br />
Le vittime sono sia maschi che femmine, ma la donna è considerata un essere di dignità di gran lunga inferiore rispetto all’uomo: disprezzata soltanto a causa dell’attributo sessuale (guai a mostrare una vagina a un libertino! Solo il deretano verrà apprezzato) e per quelle inclinazioni alla pietà e alla sensibilità proprie del carattere femmineo. Risulta quindi evidente <strong>il carattere maschilista</strong> impresso a tutta la narrazione, carattere che forse risulta ancor più marcato nel film di Pasolini, dove i ragazzi, sin da subito, si fanno coinvolgere dalle infamie dei padroni con manifesto piacere, indossando i panni dei carnefici a meraviglia, mentre le ragazze (con l’unica eccezione delle tre mezzane), rimangono dall’inizio alla fine vittime sofferenti.  –Per un opposto punto di vista rimando alla <em>Venere in Pelliccia </em>di Masoch, dove è la donna a essere padrona e carnefice.–</p>
<p>Definito, prima di romanzo, documento scientifico (svariati psichiatri nel corso della storia hanno attinto, in relazione ai propri studi, a tal scritto), appare ai miei occhi un documento disumano, che, proprio in virtù di tale disumanità, si afferma in tutta la sua umanità: <strong>è messo a nudo e rappresentato tutto ciò che di bestiale l’uomo porta e nasconde dentro di sé</strong>.  –Un richiamo a <em>Lord of the flies</em>: cosa succede se si lasciano dei ragazzini, privi di qualsiasi educazione sociale e culturale, soli in un’isola in preda ai loro istinti primordiali? –<br />
Gli stessi libertini si autodefiniscono anarchici, e quale condizione migliore, nella quale poter sfogare tutte le proprie pulsioni ignobili celate, se non quella di una totale libertà? In realtà i libertini delle regole ce le hanno, ma risultano puramente arbitrarie, fragili e mutevoli.<br />
In <em>Sodoma </em>si va oltre la condizione anarchica che riporta in superficie quell’istintività latente e soffocata dall’involucro sociale: assistiamo <strong>a un elogio, a una sublimazione dell’atroce</strong>: matricidi, incesti e torture; <strong>perché la massima eccitazione dei sensi deriva esclusivamente dal delitto</strong>.<br />
La denuncia sociale diventa centrale nel film pasoliniano e raggiunge il culmine in quelle ultime scene agghiaccianti, che sono nient’altro che lo specchio dei maltrattamenti e torture inflitte nei campi di concentramento  –a tal proposito rimando a un altro celebre film <em>Il portiere di notte</em>, dove il binomio vittima-carnefice è accostato ancora una volta a quello nazista-ebreo –. Anche in de Sade possiamo ritrovare un riflesso della società del tempo: l’uomo posto al centro di tutto, fautore della propria realtà, libero di scegliere e agire è fondamento della visione illuminista settecentesca e, spingendoci oltre, preludio della visione nietzschiana.<br />
Due capolavori dell’arte e della psicologia umana.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.torquemada.eu/2015/01/13/le-120-giornate-di-sodoma/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
